Conferenza consultiva sulla sicurezza: nono incontro

Conferenza consultiva sulla sicurezza: nono incontro

Si è riunita questo pomeriggio a Bellinzona, per la prima volta dall’entrata a regime della Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali il 1 settembre u.s., la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza presieduta dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Durante l’incontro si è voluto fare il punto della situazione sull’introduzione delle convenzioni di collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali negli 8 poli regionali. Allo stato attuale, 71 Comuni hanno visto ratificata dal Consiglio di Stato la propria convenzione e 29 hanno presentato istanza alla Sezione degli enti locali e attendono la ratifica. I restanti Comuni stanno portando a termine la procedura. Resta da definire la situazione dei 5 Comuni della Valle Verzasca, dopo la sentenza del Tribunale federale che ha accolto il ricorso contro l’aggregazione presentato da Lavertezzo. Dal canto suo, il Municipio di Biasca ha licenziato il messaggio municipale relativo alla Convenzione con il Cantone concernente le modalità di collaborazione e di conduzione del Posto di polizia misto ed è in trattative con il Comune di Faido per il servizio garantito del Corpo intercomunale misto.

Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha inoltre presentato lo stato della Scuola cantonale di polizia, iniziata il 1. marzo 2015 per 46 aspiranti che giureranno fedeltà alla Costituzione e alle Leggi il 27 febbraio 2016. Il 1. marzo 2016 avrà inizio un nuovo corso per 40 aspiranti: 25 in forza alla Polizia cantonale e 15 a disposizione delle Polizie comunali. Anche la funzione degli Ausiliari di polizia ha meritato una particolare attenzione all’interno della conferenza odierna; sono stati infatti chiaramente definiti i loro compiti così come l’obbligo della loro subordinazione ad un Corpo di polizia strutturato e, soprattutto, l’aver frequentato con successo l’apposito corso di formazione. ll Primotenente Marco Zambetti ha infine presentato la nuova organizzazione delle deleghe relative alla Legge federale sugli stupefacenti e i vari livelli operativi, che a seguito dell’entrata in vigore della Legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le Polizie comunali hanno subito alcuni cambiamenti.

La conferenza consultiva sulla sicurezza tornerà a riunirsi venerdì 11 dicembre 2015.

Gobbi: “Meno reati in Ticino. Bene ma vogliamo fare di più, a partire dalla sicurezza dei confini”

Gobbi: “Meno reati in Ticino. Bene ma vogliamo fare di più, a partire dalla sicurezza dei confini”

Le statistiche sulla criminalità hanno riportato una sensibile diminuzione dei reati in Ticino. Questo nonostante un momento storico particolare, dove gestire la sicurezza del Cantone può essere complicato. Il Dipartimento delle Istituzioni si è però rimboccato le maniche, adoperando una serie di riforme per rendere più efficiente il lavoro degli agenti sul territorio. Il direttore Norman Gobbi, Lega dei Ticinesi, raccoglie dunque i frutti di un lavoro cominciato quattro anni fa.

Norman Gobbi, le statistiche dicono meno criminalità in Ticino. Soddisfatto?
Nell’ambito della sicurezza non ci si può mai dire completamente soddisfatti. Come ripeto di frequente, la sicurezza è un “bene primario” che occorre garantire ogni giorno a tutti i cittadini. Per questo motivo non bisogna mai abbassare la guardia e continuare a impegnarsi per accrescere sia la sicurezza oggettiva che quella percepita dalla popolazione. Certamente sono stati compiuti dei passi in avanti, ma la strada è lunga e ci sono ancora molti obiettivi importanti da raggiungere.

Qual è stata la strategia per ottenere questo risultato?
Con il mio Dipartimento ho innanzitutto voluto rafforzare la Polizia cantonale, sia dal profilo del numero degli agenti che da quello degli strumenti a disposizione. Nel contempo, è stata implementata la regionalizzazione della Gendarmeria, che ha riportato gli agenti maggiormente sul terreno, cosa che ritengo fondamentale per accrescere la sicurezza nel nostro Cantone. Non da ultimo, è stata migliorata la collaborazione e il coordinamento con le Polizie comunali, così come con le Guardie di confine, necessari per intervenire in maniera efficace sul nostro territorio.

Il futuro sembra però impegnativo e pieno di sfide. Quali i prossimi passi?
La difesa della Porta Sud della Svizzera è indispensabile se vogliamo continuare a garantire la sicurezza dei Ticinesi. Oggi l’Europa è confrontata con l’emergenza migranti per la quale, come abbiamo potuto constatare in particolare nel mese di giugno, anche noi dobbiamo essere sempre pronti a intervenire, data anche la passività di alcuni Stati europei nella gestione di questa emergenza, per evitare che alcune persone approfittino della situazione per entrare a delinquere nel nostro Paese. Per questo motivo ho ribadito che la variante relativa a un controllo sistematico alle frontiere per i migranti rimane per me prioritaria.

Da Berna, dopo che si sono accorti del problema frontiere, ci sarà più collaborazione?
Lo spero proprio! Fintanto che il problema riguardava il solo Ticino a Berna non erano particolarmente preoccupati, ma ora che la cosa tocca anche altri Cantoni, viste le chiusure a est della Svizzera, anche la Confederazione ha dovuto aprire gli occhi su un fenomeno che è reale e che può avere delle ripercussioni negative sulla Svizzera. Spero che a Berna si siano finalmente resi conto della portata del problema, specialmente per i Cantoni di frontiera come il Ticino.

MS

http://www.mattinonline.ch/gobbi-meno-reati-in-ticino-bene-ma-vogliamo-fare-di-piu-a-partire-dalla-sicurezza-dei-confini/

Polizie, convenzioni in gestazione

Polizie, convenzioni in gestazione

Prima dell’entrata in vigore della legge sulla collaborazione tra i Corpi locali e la Cantonale – Gobbi: tutti devono contribuire a pagare il costo dal 1. settembre

Sono in via di definizione gli accordi dei Comuni ticinesi in vista della riforma che stabilisce la collaborazione dei singoli Corpi di polizia con la Polizia cantonale. Nella riunione della Conferenza consultiva della sicurezza, indetta quest’oggi dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (che presiede anche l’organismo in questione), il consigliere di Stato ha ricordato due aspetti essenziali in vista della nuova legge. Primo: “tutti i Comuni che non dispongono di un corpo di polizia comunale strutturato dovranno stipulare un accordo di collaborazione con un Comune che ne è dotato”. Entro il 31 agosto tutte le convenzioni dovranno essere approvate dai singoli Consigli comunali.

Inoltre, ha proseguito Gobbi passando in rassegna le situazioni dei diversi Enti locali, “tutti i Comuni, anche quelli che non riusciranno a formalizzare la propria convenzione entro i termini, dovranno contribuire a finanziare il costo del corpo di polizia comunale strutturato dal primo settembre”. Secondo quando emerso durante la riunione, come si legge in una nota riassuntiva del Dipartimento, entro quella data è ipotizzabile che circa il 70 per cento dei Comuni dovrebbe disporre di una convenzione ratificata dal Governo per le proprie prestazioni di polizia. Solo i Comuni di Balerna, Morbio Inferiore, Novazzano e Vacallo hanno ottenuto per ora una proroga dal Consiglio di Stato. Si procede a passa spedito per completare la riforma in cantiere.

Polizia cantonale:nominati due nuovi Ufficiali

Polizia cantonale:nominati due nuovi Ufficiali

Nell’ambito del progetto «Visione 2019» della Polizia cantonale – che mira ad accrescere la sicurezza dei cittadini attraverso l’adeguamento degli effettivi, la pianificazione logistica e l’ammodernamento dei sistemi informatici – il Consiglio di Stato ha nominato due nuovi Ufficiali di polizia. La loro entrata in funzione è prevista per il 1. agosto 2015.

Antonio Ciocco dirigerà il III° Reparto di Gendarmeria del Bellinzonese con il grado di tenente. Classe 1965, Ciocco è entrato a far parte del Corpo di Polizia nel 1989. Durante la sua carriera ha lavorato nei ranghi della Gendarmeria e dei Gruppi speciali. Dal 1998 è entrato a far parte della Polizia giudiziaria. Attualmente opera come responsabile del Commissariato di Bellinzona con il grado di commissario capo. Parallelamente è responsabile del gruppo Negoziati. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i posti di principali di Camorino, di Bellinzona e di Biasca, al quale è pure subordinata la responsabilità del Polo di polizia comunale per le Tre Valli.

Alberto Marietta sarà invece a capo del Reparto Giudiziario 3 della Polizia cantonale con il grado di tenente. Marietta, classe 1971, è entrato a far parte del Corpo di Polizia nel 1996. Sino al 2003 attivo nei ranghi della Gendarmeria, anno in cui è entrato a far parte della Polizia Giudiziaria. Attualmente opera come responsabile della Sezione Ricerche e Controlli con il grado di commissario capo. Nella sua nuova funzione sarà chiamato a dirigere il Reparto che comprende i Commissariati di Bellinzona e Locarno, la Sezione Ricerche e Controlli e la Sezione Gestione Informazioni.

Una Polizia ticinese da costruire assieme

Una Polizia ticinese da costruire assieme

Non è stato un “coup de théâtre” premeditato, come qualcuno ha voluto far credere. No, la decisione di ritirare il messaggio sulla mozione di Giorgio Galusero per una Polizia unica in Ticino è maturata durante il dibattito avvenuto mercoledì in Gran Consiglio. Un dibattito costruttivo, dove sia i favorevoli che i contrari hanno portato un contributo arricchente alla discussione, evidenziando diversi aspetti, così come diverse problematiche, che oggi contraddistinguono la gestione e l’organizzazione delle forze dell’ordine attive nel nostro Cantone. Ed è proprio mentre ascoltavo gli interventi dei deputati che mi sono reso conto che, in fondo, tutte le persone presenti in aula concordavano sull’obiettivo a cui tendere; quello cioè di costruire – assieme – una Polizia ticinese, una Polizia per il Ticino e per tutti i suoi cittadini.
Questo obiettivo, o per meglio dire questo principio, presuppone naturalmente un progetto approfondito e dettagliato, ma non può prescindere da tutto quanto è stato fatto fino ad oggi, che deve rappresentare, come ho più volte ribadito, la base su cui forgiare la Polizia del futuro. Penso in particolare alla Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol), volta a rafforzare il coordinamento tra i Corpi. I Comuni hanno ancora due mesi di tempo a disposizione per implementare la legge, attraverso la quale sono state create otto regioni di Polizie comunali, che permetteranno di assicurare, unitamente alla Polizia cantonale, quella “polizia di prossimità” spesso citata nella discussione in Parlamento. La decisione del Gran Consiglio di rinviare il dossier alla Commissione della legislazione non costituisce assolutamente un freno in questo senso; anzi, deve fungere da ulteriore stimolo per sottoscrivere in tempi rapidi le ultime convenzioni, in modo che tutti possano essere conformi alla legge entro il 1. settembre, senza se e senza ma. In quest’ottica i politici comunali, e segnatamente i responsabili dei Dicasteri di polizia, svolgono un ruolo essenziale, dovendo agire in prima persona – senza farsi oscurare dai Comandanti delle Polizie comunali, che in talune occasioni sono andati oltre la loro funzione – in modo da favorire una collaborazione reale e veramente efficace, così come prevede la legge.

Una volta che la LCPol sarà entrata a regime, inizieremo a costruire tutti insieme – Cantone e Comuni, favorevoli e contrari – la Polizia del futuro, che sarà il naturale prosieguo della legge. Una Polizia non “unica” ma “ticinese”. Non si tratta di un semplice escamotage politico-linguistico, bensì di un cambiamento sostanziale nell’approccio a questa tematica, frutto del dibattito propositivo e per certi versi sorprendente avvenuto in Parlamento. Un progetto importante che, tenendo conto dei risultati ottenuti sul terreno e delle peculiarità del nostro Cantone, permetterà di sviluppare una Polizia atta a garantire a tutti i cittadini un bene fondamentale qual è la sicurezza. Un progetto che poggia su un principio condiviso da tutto il Parlamento e che per questo motivo non meritava di essere compromesso da un voto ormai riferito a un oggetto che, nel suo “profondo”, era stato ormai superato dalla discussione avvenuta in aula.  

Questa è la democrazia, che ogni tanto porta a rivedere alcune posizioni alfine di trovare delle soluzioni condivise. La deputata Natalia Ferrara Micocci, con la quale ci siamo trovati di frequente su posizioni contrapposte, ha affermato che “l’intervento di Gobbi farà la storia”. Io la ringrazio ma vorrei precisare che non ho voluto fare la storia; ho semplicemente voluto cogliere i segnali positivi e costruttivi lanciati dal Parlamento, ritirando un messaggio con l’obiettivo di presentare un progetto completo e condiviso. Una Polizia ticinese che costruiremo assieme sulle importanti fondamenta gettate in questi anni, tesa a favorire il benessere e la tranquillità della cittadinanza; un obiettivo che deve sempre caratterizzare l’operato di noi rappresentanti del Popolo ticinese.

Norman Gobbi, Corriere del Ticino, 26.06.2015

Casellario giudiziale: Norman Gobbi non molla di un centimetro!

Casellario giudiziale: Norman Gobbi non molla di un centimetro!

Dal Mattino della domenica l La misura promossa da SuperNorman a tutela della sicurezza dei Ticinesi non si ferma. Nell’incontro con il Presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni, Norman Gobbi ha potuto evidenziare ancora una volta le ragioni per le quali, ad inizio aprile, ha introdotto la misura concernente la richiesta dell’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti per il rinnovo oppure il rilascio dei permessi B (dimora) e G (frontalieri). Ragioni che sono legate alla sicurezza e all’ordine pubblico del nostro Cantone, messi a repentaglio dai diversi casi emersi negli ultimi mesi e culminati con la rapina di Novazzano di fine marzo, dove, tra gli autori, vi erano alcuni stranieri beneficiari di un permesso B. Una misura più che necessaria e volta a salvaguardare la sicurezza – e anche il rispetto! – di tutti i Ticinesi.

Una misura straordinaria
Norman Gobbi ha ribadito che questo provvedimento è di natura straordinaria e si giustifica per i fatti concreti avvenuti negli ultimi mesi. Un provvedimento volto a scalfire il mantra del “a sa pò mia”, che troppo spesso abbiamo sentito nel nostro Cantone. In questo contesto, occorre chiarire una volta per tutte come il provvedimento promosso dal nostro Ministro non violi l’Accordo di Schengen, come vorrebbero far credere alcuni parlamentari della vicina Fallitalia, che si riferisce al passaggio fisico delle persone alle frontiere. Un Accordo, peraltro, come dimostra l’agghiacciante gestione dei migranti da parte dell’Europa, ultimamente non molto di moda tra i Paesi fondatori dell’Unione (u€lla!). Il provvedimento relativo all’estratto del casellario giudiziale e del certificato dei carichi pendenti non c’entra nemmeno un fico secco con il blocco dei ristorni, come invece vorrebbe far credere La Regione, animata dai soliti moralismi radikal-chic-europeisti da sbadigli. Il blocco dei ristorni è una decisione politica basata su argomenti economici, mentre la misura introdotta da Norman Gobbi persegue l’obiettivo di salvaguardare la sicurezza del nostro Cantone e di tutti i Ticinesi.

Chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere!
Come detto e ripetuto più volte, chi presenterà i certificati richiesti e sarà in regola non avrà nulla da temere. Un atto di rispetto quindi non solo verso i Ticinesi, ma anche verso tutti i cittadini onesti provenienti da altri Paesi che vogliono dimorare o lavorare in Svizzera. Un atto che, a Paesi invertiti, non desterebbe così tanto scalpore, come dimostra il fatto che alle ditte ticinesi coinvolte nei lavori per EXPO è stato chiesto il certificato anti-mafia ai titolari delle aziende e ai rispettivi coniugi/conviventi. In quel caso infatti, la richiesta fatta non ci sembra sia divenuta un “affare di Stato”! Norman Gobbi non mollare e vai avanti per la tua strada, con l’obiettivo di rispondere concretamente ai bisogni del Ticino e dei Ticinesi!

MDD

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Italia e immigrazione: prima che sia troppo tardi!

Le immagini dalla stazione centrale di Milano sono lo specchio del fallimento europeo in materia di controllo dell’immigrazione. La stessa UE critica però la Svizzera, e l’Italia critica il Ticino per voler evitare di cadere nel baratro verso cui il Continente si è avviato velocemente e ciecamente!
Centinaia di immigrati clandestini, profughi e non, si ammassano nottetempo per dormire nella stazione di Milano Centrale (vedi foto). Questa triste immagine è la tragica conferma del fallito tentativo europeo di controllare l’immigrazione, e quindi degli accordi di Dublino in materia di asilo. Parallelamente la Francia ha posto controlli più stretti alla frontiera italo-francese, cosa già fatta dagli austriaci. Tutto ciò palesa come gli Stati europei, e non l’UE, facciano i propri interessi in barba alla solidarietà e alla libera circolazione; e allora perché la Svizzera viene criticata quando il suo Popolo decide di fare altrettanto? Evidentemente scopo dell’UE è indebolire la Svizzera, che patisce già un Governo federale accecato dal baillame globalista e europeista, e non sa riconoscere la tragicità e la serietà della situazione in cui ci troviamo, Ticino in maniera particolare.

L’Italia, come solito, vive sopra le righe e lo fa con disarmante sconsideratezza in questo momento di grave crisi migratoria. Il suo Ministro dell’Interno Angelino Alfano è ormai travolto dallo scandalo di “Mafia capitale” legata ad appalti e lucro mafioso sui flussi migratori e i richiedenti l’asilo. Come si può pretendere che il Ministero preposto alla sicurezza e al controllo dell’immigrazione sia concentrato sulla sua missione, quando il ministro stesso è attorniato da inquisiti e collusi? Evidentemente, tutto questo sfugge a Berna che continua a considerare l’Italia un paese normale.

Diana! Il Ticino sta facendo un lavoro immane nel tenere sicura la porta sud della Confederazione, a fronte di flussi migratori in esplosione e una criminalità dilagante in Lombardia. Veniamo criticati perché chiediamo i pendenti e i precedenti penali, perché stringiamo sull’afflusso di persone straniere; ci si dimentica però che l’Italia è ormai allo sbando, con popolazione in subbuglio (anche nei Comuni di sinistra) per l’arrivo sconsiderato di profughi, oppure che oggi il Ticino e la Svizzera fanno il lavoro che si sarebbe dovuto fare in Sud Italia, ossia registrare tutti i clandestini che chiedono asilo; già, ma nei CARA italiani (centri di accoglienza per richiedenti l’asilo) gestiti dalle cooperative interessa incassare le indennità, non fare il lavoro!

Il muro ipotizzato dal Nano deve diventare sempre più una realtà, non tanto fisica quanto operativa nei controlli stretti al confine, nei respingimenti dei clandestini e nella collaborazione interforze. Dobbiamo evitare che la stazione di Chiasso diventi Milano Centrale, che il Ticino diventi un territorio insicuro e che la Svizzera resti l’unica porta aperta attorno all’Italia. Dobbiamo reagire con forza e fermezza, prima che sia troppo tardi.

Norman Gobbi

Tutti sul “Maximus”

Tutti sul “Maximus”

Norman Gobbi, Matteo Cocchi, Marie Polli, Mattia Carrucciu e persino il Vescovo Valerio hanno partecipato al varo della nuova imbarcazione della polizia lacuale
Oggi a Locarno si è tenuto il varo della nuova imbarcazione della Polizia lacuale, battezzata “Maximus”, alla presenza del Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, del Vescovo della diocesi di Lugano Monsignor Valerio Lazzeri, della madrina della cerimonia, la sportiva Marie Polli, e dell’ingegnere nautico Mattia Carrucciu.

La cerimonia si è svolta in un clima cordiale allietato dalle note della Musica Militare Ticinese. Il varo della seconda imbarcazione, che solcherà le acque del Ceresio, si terrà nel corso dell’estate.

Rapina di Novazzano, eseguiti sei arresti. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”

Rapina di Novazzano, eseguiti sei arresti. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”

Rapina di Novazzano, la maxi operazione continua: arrestati una donna e un minorenne. Gobbi: “Grazie a tutte le forze dell’ordine”. Salgono a sei le persone in carcere per il colpo messo a segno ieri nel Mendrisiotto. Il bottino è stato interamente recuperato

Salgono a sei gli arresti per la rapina di ieri pomeriggio a Novazzano. Il Ministero pubblico, la Magistratura dei minorenni e la Polizia cantonale fanno sapere che “in relazione alla rapina in un distributore di benzina avvenuta ieri poco prima delle 16 a Novazzano in via Casate, sono stati arrestate ulteriori due persone. Si tratta di un minorenne e di una donna. L’inchiesta è coordinata dal Procuratore pubblico Zaccaria Akbas e dalla Magistratura dei minorenni”.
Il bottino è stato recuperato e le persone arrestate dovrebbero essere prevalentemente italiane, ma alcune forse residenti in Ticino.

Intanto, prima che scattassero i due arresti, il ministro Norman Gobbi ha scritto un post sul suo profilo Facebook: “Ringrazio le donne e gli uomini impegnati in prima persona al di qua e al di là della frontiera nella grande operazione interforze che, a poche ore dalla rapina di Novazzano, ha permesso agli agenti della Polizia cantonale di fermare quattro presunti rapinatori. Ciò dimostra che le strategie e le tattiche di intervento che abbiamo elaborato e messo in atto in questi quattro anni sono vincenti e danno i loro frutti. È una conferma ulteriore dei risultati contenuti nel rapporto d’attività 2014 della Polizia cantonale. Un grazie alla popolazione del Mendrisiotto per la pazienza dimostrata nel sopportare i disagi generati dai posti di blocco e dalla chiusura delle frontiere. Si tratta di piccoli sacrifici, ma il risultato è evidente: il Mendrisiotto e il Ticino sono più sicuri”.

http://www.liberatv.ch/articolo/29247/rapina-di-novazzano-la-maxi-operazione-continua-arrestati-una-donna-e-un-minorenne