I Comuni chiedono autonomia

I Comuni chiedono autonomia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 de La Regione

Nell’ambito della riforma ‘Ticino 2020’ gli enti locali più grandi desidererebbero maggiori deleghe Per Norman Gobbi è una richiesta legittima a patto che ci sia più responsabilità da parte di chi è chiamato ad amministrare

I Comuni chiedono più autonomia e non solo di ordine finanziario. È questo in estrema sintesi, il dato saliente emerso durante il secondo simposio sulle relazioni tra il Cantone e i Comuni svoltosi ieri a Lugano e promosso dalla Sezione degli enti locali del Dipartimento delle istituzioni. «Ci sono Comuni che interpretano l’autonomia prettamente dal punto di vista finanziario. Altri, invece, da quello operativo o nell’erogazione di determinati servizi», afferma Norman Gobbi, consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni, intervenuto al convegno luganese. Evento a cui hanno partecipato anche altri tre membri del governo cantonale: Manuele Bertoli (Decs); Raffaele De Rosa (Dss) e Christian Vitta (Dfe). «Ovviamente – ci spiega Gobbi – nel rispetto dei vincoli stabiliti dalle leggi superiori».

Questo – quello dell’autonomia ‘differenziata’ tra piccoli e grandi Comuni – è solo un aspetto che potrebbe rientrare della complessa riforma istituzionale denominata ‘Ticino 2020’. Infatti, a dispetto della data inserita nel nome, è una riforma che non vedrà la luce entro la fine di quest’anno. «L’obiettivo – continua ancora il consigliere di Stato – è quello di riconoscere sì una maggiore autonomia, sgravando magari alcuni compiti al Cantone, ma responsabilizzando maggiormente gli enti locali». Insomma, l’autonomia bisogna meritarsela indipendentemente dalla stazza comunale. «Pensiamo alle procedure e alla pianificazione edilizia. Negli anni si è concentrato questo compito molto a livello cantonale perché in passato ci sono stati abusi», continua il direttore del Dipartimento delle istituzioni che precisa anche che «l’amministrazione cantonale deve uscire da un ruolo paternalistico». «I Comuni sono cambiati a livello di strutture. ‘Ticino 2020’ intende rafforzare la capacità di azione soprattutto a livello locale, in nome di un principio molto importante: quello della prossimità fra cittadino e le autorità».

Alla vigilia del voto per il rinnovo dei poteri locali il messaggio di Gobbi è quindi quello di avere dei Municipi che – dove c’è una struttura che lo permette – deleghino molto di più all’amministrazione comunale.

Uno dei compiti dei Comuni è quello di garantire la sicurezza. Lugano, per esempio, chiede da tempo maggiore autonomia anche per quanto riguarda l’attività di Polizia. Anche questo aspetto rientra nella futura riforma? «È una delle riflessioni che si stanno facendo con il gruppo ‘Polizia ticinese’. Anche in questo caso la prossimità è diversa da regione a regione e uno dei compiti del Cantone è quello di garantire un elevato livello di sicurezza su tutto il territorio. A costi accessibili, però», risponde Gobbi. Per i Comuni più piccoli e senza agenti si potrebbe delegare un assistente di polizia che diventerebbe una sorta di usciere 2.0.

Le aggregazioni comunali potrebbero però risolvere molti di questi problemi. «Le aggregazioni non sono state pensate per questo scopo. Con i Comuni cerchiamo il dialogo e non imponiamo nulla. Se avessimo calato una riforma dell’alto sarebbe stata ancora più difficile da implementare. Ci sono obiettivi più facilmente raggiungibili perché condivisi, altri che necessitano di più tempo. Iniziamo dai primi in modo da convincere anche i più reticenti ad aderire», conclude Gobbi. A fine giornata sono stati premiati i Comuni di Stabio e Capriasca per due progetti innovativi a favore della cittadinanza.

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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 5 febbraio 2020 del Corriere del Ticino

I Comuni cercano più autonomia «ma da noi le riforme fanno fatica»

Durante il simposio sui rapporti tra Cantone ed Enti locali, questi ultimi chiedono meno ingerenza da parte di Bellinzona
Secondo Norman Gobbi per il progetto Ticino 2020 «bisogna partire dagli interventi più piccoli e che trovano meno resistenze»

È un tormentone che ormai va avanti da anni e, con l’avvicinarsi a grandi passi dell’appuntamento con le urne per le elezioni comunali, è una tema più che mai scottante. Anzi, per dirla con le parole del sindaco di Lugano, «il tema dei rapporti tra Cantone e Comuni deve essere discusso con urgenza». Proprio così Marco Borradori al Palazzo dei congressi ha aperto i lavori del secondo simposio Cantone-Comuni, una giornata organizzata dalla Sezione degli Enti locali (SEL) in cui numerosi amministratori comunali, e non solo, si sono confrontati tra loro in quattro gruppi di lavoro dedicati allo spinoso tema. E proprio durante i lavori del simposio, per la maggioranza degli amministratori locali presenti, la parola chiave era una sola: «Ai Comuni serve più autonomia».

Durante il suo discorso il sindaco di Lugano ha infatti rimarcato che il «mondo sta cambiando a un ritmo velocissimo e che i rapporti tra Cantone e Comuni dovrebbero evolvere in maniera altrettanto veloce. Ma purtroppo, malgrado la buona volontà, si ha l’impressione che si arrivi sempre un po’ in ritardo». A questo proposito il sindaco della città sul Ceresio ha ricordato l’importanza del progetto Ticino 2020 che, appunto, dovrà ridisegnare i compiti e i flussi finanziari tra i due livelli istituzionali e il cui obiettivo è proprio ridare più autonomia ai Comuni. Un progetto «molto atteso», ha spiegato Borradori, precisando che però «sembra ci sia un certo scetticismo al riguardo». Raggiunto a margine del simposio, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi ha in parte confermato lo scetticismo citato dal sindaco di Lugano, affermando che «no», il progetto Ticino 2020 non vedrà la luce entro la fine dell’anno. Insomma, rispetto a quanto inizialmente previsto servirà ancora qualche anno per portare a termine l’importante cantiere. Il consigliere di Stato ha precisato che oggi è necessario innanzitutto «trovare dei piccoli successi, ad esempio con la correzione di alcuni flussi finanziari che non sono necessari o poco comprensibili. Perché se invece mettiamo tutti i dossier insieme è più difficile avanzare. È importante partire con quei progetti che hanno meno resistenze, dimostrando che l’approccio è corretto, per poi portare avanti gli altri dossier». Altri cantieri che, sottolinea Gobbi, «richiederanno molto più tempo anche per via di un certo irrigidimento da una parte e dall’altra». Ma non solo, aggiunge il direttore delle Istituzioni: «Bisogna anche tenere conto delle imminenti elezioni comunali; magari i nuovi amministratori non avranno le stesse opinioni». Ad ogni modo secondo Gobbi «tutte le riforme in questo cantone hanno bisogno di più tempo rispetto a quanto preventivato. Da una parte perché siamo molto prudenti e conservatori, ma anche perché vogliamo creare il dialogo, e questo richiede tempo».

Più tranquillità
Tornando al simposio, il capo della Sezione Enti locali Marzio Della Santa nel suo discorso iniziale ha evidenziato che l’obiettivo dell’incontro è «di favorire il dialogo per capire quale sarà il Comune del futuro». E a questo proposito ha anticipato alcune delle risposte date a un sondaggio che verrà pubblicato nelle prossime settimane. Sondaggio dal quale è emerso che i cittadini, nel valutare quali criteri sono più importanti per spostarsi da un Comune all’altro, mettono nelle prime tre posizioni «il costo dell’abitazione, la tranquillità e la qualità del paesaggio e dell’aria». «Non è certo il moltiplicatore a stare nei primi posti», ha fatto notare Della Santa, spiegando poi che la funzione dei comuni in futuro sarà sempre più quella «residenziale» al fine di «migliorare la qualità di vita per i cittadini nel territorio».

Dialogo e milizia
Prima della tavola rotonda che ha chiuso il simposio, il presidente del Governo Christian Vitta ha dal canto suo evidenziato che, riguardo al progetto Ticino2020, «specialmente in un momento di grandi cambiamenti come questo, il Comune in quanto istituzione più vicina al cittadino è fondamentale». E in questo senso, ha rimarcato Vitta, «è il dialogo tra le parti che rende possibile trovare compromessi». Dal canto suo, il presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, pensando alle prossime elezioni comunali, ha fatto notare che «la politica di milizia fa sempre più fatica». Da più persone durante il simposio è infatti stata fatta notare la difficoltà in queste settimane di «riempire» le liste per le imminenti elezioni comunali. In questo senso Franscella ha ringraziato chi si è messo a disposizione della cosa pubblica, concludendo con una domanda provocatoria «per il prossimo simposio»: «Sarà necessaria una professionalizzazione della politica?».

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 4 febbraio 2020 de Il Quotidiano
Cantone e comuni, chi fa cosa?

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/12702198

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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 4 febbraio 2020 del TG di Teleticino
Ripensare il ruolo di municipale

http://teleticino.ch/il-tg/ripensare-il-ruolo-di-municipale-EB2311732

I° Simposio sulle relazioni tra Cantoni e Comuni

I° Simposio sulle relazioni tra Cantoni e Comuni

“Quali compiti per quali Comuni”

Per rafforzare il dialogo tra i due livelli di governo, il Dipartimento delle istituzioni ha organizzato il primo Simposio sulle relazioni Cantone-Comune: lo stesso si terrà giovedì 14 febbraio 2019 dalle 15.30, presso la Sala eventica di Castione. Si tratterà di un momento di dialogo privilegiato verso la costruzione di una visione condivisa dell’Ente locale di domani, cui parteciperanno personalità rappresentative di entrambe le istituzioni.

Negli ultimi decenni l’evoluzione della società ha comportato una modifica lenta e progressiva dei rapporti tra Cantone e Comune. Anche il quadro normativo è divenuto sempre più ricco e complesso. A fronte di questa evoluzione sorgono spontanee alcune domande: siamo confrontati con un processo reversibile o irreversibile? Qual è il ruolo che il Comune di domani dovrà assumere per rispondere alle aspettative dei cittadini? Si può immaginare un “federalismo asimmetrico”, in cui a comuni con caratteristiche e capacità diverse siano anche attribuiti compiti e regole di funzionamento diverse? Quali competenze sono richieste ai funzionari delle amministrazioni locali e come dovrà evolvere il loro ruolo e statuto nei prossimi anni?

La prima parte del Simposio si concentrerà sull’amministrazione comunale. Partendo dall’esperienza di funzionari, segretari, tecnici e docenti comunali e confrontandola con il punto di vista di sindaci e funzionari cantonali, vuole provare a tracciare le possibili linee evolutive delle amministrazioni comunali di domani. Quali compiti saranno chiamate a svolgere? Quali soluzioni organizzative saranno attivate? Quali competenze professionali saranno necessarie?

Nella seconda parte si discuterà invece il ruolo stesso del Comune nel sistema istituzionale cantonale. Facendo un bilancio della politica delle aggregazioni, ma anche immaginando nuovi possibili ambiti di competenza che incontrino le aspettative dei cittadini, si proveranno a mettere a fuoco le caratteristiche imprescindibili del Comune di domani.

Il Simposio è indirizzato in primo luogo ai membri del Gran Consiglio, ai municipali, ai consiglieri comunali e ai funzionari delle amministrazioni locali e cantonale.

La partecipazione è gratuita. Per motivi organizzativi, si invita chiunque fosse interessato ad annunciarsi utilizzando il formulario on-line disponibile al link www.ti.ch/eventisel entro lunedì 11 febbraio 2019.

 

Discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 70° del Consiglio comunale di Canobbio

Discorso pronunciato in occasione della commemorazione del 70° del Consiglio comunale di Canobbio

13 gennaio 2019

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

vi saluto a nome del Consiglio di Stato, che oggi, in questa occasione di festa, mi pregio di rappresentare.

Prima di tutto… Buon compleanno! Spegnere 70 candeline vuol dire tagliare un traguardo importante e anche ricordare nel modo opportuno le centinaia di persone che in questo periodo si sono messe a disposizione della collettività di Canobbio. Ringrazio quindi i consiglieri comunali di oggi e rivolgo un pensiero di grande gratitudine anche a chi ha svolto con dedizione questo compito in un passato più o meno recente.

Cosa significa essere “consigliere comunale”? Tante cose. Prima di tutto, personalmente lo considero un atto di vera e propria generosità nei confronti dei propri concittadini, ai quali si consacrano tempo ed energia nell’ottica di garantire una crescita armonica e coerente del Comune di appartenenza. Lo è ancora di più in un’epoca come la nostra, caratterizzata da una certa disaffezione alla cosa pubblica e dalla tendenza a non partecipare attivamente alla vita politica locale. Il consigliere comunale ha quindi tutta la mia stima: la vitalità, l’intraprendenza e il dinamismo di un Comune dipendono anche moltissimo da lui. In ogni angolo del nostro Cantone ci sono ovviamente delle belle eccezioni, ma la realtà ci mostra quotidianamente quanto non sia affatto semplice trovare persone disposte a mettersi in gioco e ad esprimere pubblicamente opinioni, progettualità, critiche e idee. Essere “consigliere comunale” sottintende pertanto una profonda passione (spesso ereditata da un famigliare), un elevato entusiasmo e la volontà di attivarsi per gli altri e, di riflesso, per il proprio Comune. Con la carica di consigliere ci si prende a carico una grande responsabilità: si diventa infatti il rappresentante dei cittadini nell’organo legislativo comunale, si assume un delicato ruolo a nome di chi ha avuto fiducia in te, votandoti, ma anche di chi ha scelto altri candidati. Si rappresenta un partito o un movimento, certo, ma soprattutto si entra a far parte del “meccanismo comunale”.

Per chi è attivamente interessato alla vita del proprio Comune, si tratta del primo passo nella politica attiva: un passo che potrebbe anticiparne altri e che potrebbe condurre a livelli politici superiori. Essere “consigliere comunale” significa quindi anche intraprendere un corso formativo, una sorta di apprendistato, una “carriera”: da qui la necessità di essere persone aperte, propositive, collaborative, ma anche informate, proattive e interessate a ciò che le circonda. Buoni consiglieri comunali costruiscono, assieme a buoni municipali, un Comune altrettanto buono, dinamico e moderno. I buoni consiglieri comunali sono sempre anche dei buoni cittadini, il che garantisce un valore aggiunto significativo e di qualità all’intera comunità.

Il Consiglio comunale è la palestra ideale del dibattito politico: qui – in uno dei tre livelli costituzionali della nostra Confederazione – si apprende il confronto con gli altri, la difesa delle proprie idee e il sostegno delle proprie tesi. Si impara l’arte e la bellezza del dialogo. Si apprende il valore della collaborazione, tanto con il Municipio, quanto con i colleghi, le autorità cantonali, i cittadini, i Patriziati, le Associazioni e via dicendo. Il tutto secondo regole stabilite che, nel caso specifico, si basano – come ben sapete – sulla Legge organica comunale.

Negli anni il Comune ticinese ha mutato radicalmente volto. Focalizziamo la nostra attenzione su quanto è accaduto soltanto negli ultimi 20-25 anni: in questo lasso di tempo relativamente breve, la mappa dei Comuni è stata ridisegnata in ossequio alla visione cantonale della politica aggregativa e dei suoi obiettivi a medio-lungo termine che ha quale perno centrale la rivitalizzazione e l’attribuzione al Comune di maggiore autonomia. Stiamo assistendo a varie trasformazioni, che hanno mutato le realtà locali e che possono essere riassunte attraverso alcune cifre significative: all’inizio del millennio i Comuni erano 245, ora sono 115 e in un futuro non lontano il loro numero potrebbe scendere a 107; nel 2000 la popolazione media era di poco superiore ai 1’200 abitanti, mentre oggi se ne contano quasi 3’100; le risorse fiscali medie pro capite sono passate da 3’397 a 4’129 franchi. Cambiamenti macroscopici che stanno interessando tutto il nostro Cantone e ai quali assisteremo anche in futuro, così come indicato nel Piano comunale delle aggregazioni (PCA). Confermo anche in questa sede che niente verrà imposto dall’alto e che ogni e qualunque progetto dovrà giocoforza partire “dal basso”, quindi dalla volontà politica locale. Il che garantirà la creazione di Comuni forti e di un Ticino ancora più performante, a tutto vantaggio – se vogliamo ulteriormente ampliare il discorso – del nostro amato Federalismo, la cui struttura è retta proprio da una solida tradizione ancorata alla popolazione.

Insomma, molto è cambiato. Ma le caratteristiche elettive del consigliere comunale o, più in generale, dell’uomo politico, non hanno per nulla perso il loro significato originario: senza passione, generosità ed entusiasmo non si andava molto lontano 70 anni fa come non si va da nessuna parte ai nostri giorni. Aggiungo un’ultima parola: orgoglio. Siate sempre orgogliosi di quanto fate! Difendete con convinzione e coraggio le vostre idee, ma siate anche pronti a modificare la vostra opinione, aprendovi – se del caso – a soluzioni alternative.

Trenta voci per dire che così non va

Trenta voci per dire che così non va

Da www.rsi.ch/news
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11256927

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 29 dicembre del Corriere del Ticino

Sfonda l’iniziativa dei Comuni che chiede di rivedere la ripartizione della spesa per i beneficiari dell’aiuto sociale
Natascia Caccia: «Costi insostenibili per alcune realtà» – Norman Gobbi: «Ticino 2020 resta la soluzione più idonea»

Alleviare il peso delle spese dell’assistenza sui Comuni dove risiede una percentuale significativa dei beneficiari di aiuto sociale. È quanto chiede l’iniziativa legislativa lanciata a fine ottobre da otto Municipi (Cadenazzo, Bellinzona, Bodio, Chiasso, Locarno, Maroggia, Novazzano, Ponte Tresa) che, salvo sorprese, può dirsi riuscita. Il testo legislativo ha infatti raccolto l’adesione di 30 enti locali, a fronte dei 23 richiesti (un quinto dei 115 in Ticino). Le sottoscrizioni sono state consegnate a Palazzo delle Orsoline, a tre giorni dal termine fissato al 31 dicembre. E il sostegno è giunto dal Sopra e dal Sottoceneri, sia nei centri sia nelle valli. In attesa che la riforma Ticino 2020 si concretizzi – rivedendo anche i flussi finanziari legati alla spesa assistenziale – la proposta mira a introdurre dei correttivi in via transitoria e fondandosi sul principio della solidarietà fra i Comuni. Oggi il criterio per il quale gli enti locali sono chiamati a versare al Cantone la quota parte richiesta (il 25% delle prestazioni erogate) si basa infatti esclusivamente sulla spesa generata dai casi di residenti nel Comune interessato. Da qui la volontà, da parte di una fetta degli enti locali ticinesi, di correggere il tiro per rivedere l’attuale paradigma per il quale – indicano i promotori – «più il numero di casi è alto, più è elevato l’importo che il Comune deve pagare». Nel dettaglio si vuole dunque intervenire sulla legge sull’assistenza sociale: «Applicando un sistema transitorio che limiti la modifica di ripartizione della spesa tra i Comuni a 2 milioni di franchi, lasciando la situazione pressoché invariata a circa il 25% dei Comuni, sgravando parzialmente quelli con una percentuale significativa di persone in assistenza e tenendo conto della forza finanziaria (tutti i Comuni con una percentuale di assistiti superiore alla media cantonale che non sono di forza finanziaria superiore e i Comuni con una percentuale leggermente inferiore a quella media con forza finanziaria debole o media inferiore per un totale indicativo del 40% dei Comuni)». E ciò al fine di chiamare a partecipare parzialmente i Comuni con un’incidenza particolarmente bassa, tenuto conto della rispettiva forza finanziaria e della popolazione.

«Tema urgente per la politica»
«Da un lato il nostro obiettivo è quello di far passare un messaggio di solidarietà tra i Comuni, dall’altro quello di lanciare un segnale al Cantone per dire che così non va» afferma Natascia Caccia, a capo del Dicastero sanità e socialità di Cadenazzo e coordinatrice dell’iniziativa. Per la municipale «la modifica dell’attuale sistema è da ritenersi urgente, in quanto a fronte del trend in crescita dei beneficiari d’assistenza diversi Comuni finanziariamente non ce la fanno più». Ma perché non attendere i cambiamenti previsti da Ticino 2020? Stando a quanto emerso sin qui potrebbero portare il Cantone ad assumersi in futuro il 100% della spesa in quest’ambito. «Purtroppo da quanto ci risulta la concretizzazione del progetto è ancora lontana» rileva Caccia. La promotrice tiene comunque a evidenziare che «l’iniziativa non propone una soluzione definitiva, ma quale scopo principale si prefigge di riportare il tema al centro del dibattito del Gran Consiglio. La problematica, come dimostrano le adesioni raccolte in tutte le aree del cantone, è trasversale. La legge attuale risale ormai al 1971 ed è dunque cruciale introdurre procedure più al passo con i tempi».

«Finanze locali non così deleterie»
Una finalità che il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ribadisce di voler perseguire attraverso Ticino 2020. «Resta la piattaforma più idonea per valutare la spinta data da questa iniziativa relativa alle spese assistenziali, ma pure quella in arrivo dal testo che chiede di rivedere partecipazione dei Comuni al finanziamento dei compiti cantonali. L’onere del progetto, in cui continuo a credere poiché nell’interesse dei cittadini, ricade sul mio Dipartimento. Ma essendo competenti in questi ambiti da un lato il DSS e dall’altro il DFE si rende necessaria una visione complessiva». Ora, sottolinea Gobbi, «le due iniziative potrebbero fungere da catalizzatore per accelerare i processi di norma più lenti della politica». A fronte dell’urgenza di un cambio di rotta rimarcata dai promotori, il direttore delle Istituzioni invita però alla prudenza: «Negli ultimi anni a livello comunale si è osservato un abbassamento generalizzato del moltiplicatore. E anche a fronte dei benefici dati dal sistema perequativo mi permetto di dire che la situazione finanziaria, nel complesso, è tutto fuorché deleteria».

Perdita milionaria: Lugano dice no
Scorrendo la lista dei Comuni che hanno aderito all’iniziativa, spicca l’assenza di Mendrisio e Lugano. Una realtà, quella in riva al Ceresio, comunque toccata in modo importante dal fenomeno dell’assistenza. «Ma quest’iniziativa si concentra molto sulla forza finanziaria dei Comuni e a seconda delle ipotesi abbiamo stimato un ammanco per le nostre finanze che va da un minimo di 120.000 franchi a un massimo di 1,1 milioni» indica il sindaco di Lugano Marco Borradori. Per poi aggiungere: «Riteniamo che sia preferibile che il tema venga risolto in modo chiaro nel quadro dei lavori sulla riforma Ticino 2020». A chi potrebbe accusare Lugano di essere poco solidale, Borradori replica invece così: «In questo senso siamo tranquilli perché la Città ha sempre dato il suo contributo e anche in momenti di difficoltà. Detto questo è senz’altro vero che un certo malessere tra i Comuni è presente, poiché il margine di manovra tende a ridursi. Per farvi fronte abbiamo tuttavia optato per sostenere l’altra iniziativa dei Comuni che mira a rivedere il contributo di finanziamento al Cantone».

Messaggio concernente la revisione parziale della Legge organica patriziale

Messaggio concernente la revisione parziale della Legge organica patriziale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, in data odierna, ha licenziato il messaggio concernente la revisione parziale della Legge organica patriziale (LOP). Si tratta del principale strumento di supporto che regola l’importante e variegata attività territoriale, culturale e oggi pure sociale e turistica svolta dai Patriziati. In tale ambito essi sono costantemente confrontati con nuove sfide di ordine finanziario e gestionale.

La modifica legislativa è il risultato di un importante lavoro di analisi e riflessione che ha coinvolto attivamente tutti gli attori sulla scena patriziale: gli Enti stessi, l’Alleanza Patriziale Ticinese e i Servizi cantonali con i quali i Patriziati ticinesi collaborano e sono confrontati.

A titolo generale, il messaggio propone una serie di modifiche che consentono di adattare la Legge organica patriziale alle nuove esigenze delle amministrazioni patriziali, nonché far compiere ulteriori passi ai Patriziati ticinesi verso un’ancor migliore efficienza amministrativa. Particolarmente significative a questo proposito sono la modifica che pone la base legale per una banca dati cantonale dei Patrizi, alcune precisazioni circa la convocazione e tenuta delle assemblee, l’introduzione di una delega agli Uffici patriziali per le spese correnti non preventivate e alcune indicazioni sulla tenuta dei conti secondo il nuovo piano contabile MCA2.

Il Consiglio di Stato infine ricorda che una più ampia analisi verrà eseguita a medio termine con l’aggiornamento dello studio strategico sui Patriziati.

Tresa, tra un mese il voto

Tresa, tra un mese il voto

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 26 ottobre 2018 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11029503

Un territorio di 11 chilometri quadrati, 3’300 abitanti, gettito fiscale di 11 milioni di franchi e un moltiplicatore all’85%: questi i numeri del futuro Comune di Tresa, il cui progetto è stato presentato venerdì mattina e che deve ancora ricevere l’appoggio dei cittadini di Ponte Tresa, Croglio, Sessa e Monteggio, chiamati alle urne il 25 novembre.

L’obiettivo principale dell’aggregazione, sottolinea Piero Marchesi, sindaco di Monteggio e presidente della commissione di studio, è di rispondere alle esigenze dei cittadini di più servizi, come un asilo nido e un centro diurno per gli anziani, che oggi è difficile poter offrire. La nuova realtà avrà anche un importante sostegno del Cantone, a cui è stato chiesto un aiuto finanziario di quasi 4,5 milioni di franchi.

Il progetto non fa comunque l’unanimità: in maggio il Legislativo di Ponte Tresa aveva bocciato il rapporto della commissione di studio, mentre giovedì si è palesato un comitato di contrari, i cui argomenti non sono ancora conosciuti.

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

Discorso pronunciato in occasione della presentazione dell’evento “PatriziAmo”

1 ottobre 2018 – Lugano

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,

quello dei Patriziati è un tema a me caro in quanto considero questi storici enti una parte integrante e rappresentativa della nostra società. Noto, purtroppo, che a volte la loro importanza passa un po’ in secondo piano e che c’è chi ne dimentica il fondamentale ruolo che essi ricoprono. Un ruolo che attraverso le aggregazioni comunali – e la Città di Lugano ne è una testimonianza significativa – ha trovato una nuova energia, oserei dire una nuova vita. E qui faccio riferimento tanto alle aggregazioni di valle quanto a quelle urbane. Pensiamo ad esempio a quanto accaduto di recente nella Nuova Bellinzona, dove i Patriziati sono stati integrati quali elementi di collante territoriale e di salvaguardia delle numerose comunità confluite nell’agglomerato urbano. Un meccanismo che ha unito e non certo diviso. La Città di Lugano, come accennato, ha vissuto un’esperienza simile, seppur maggiormente dilatata nel tempo, e ora la nuova realtà comunale conta 15 Patriziati solidi, armonici e con un’interessante storia da raccontare.

Lasciatemi fare qualche numero: a confermare la tesi che si tratti di un ente radicato e ancora attuale, oggi in Ticino si contano 201 Patriziati e ben 90mila patrizi. Essi sono proprietari del 75% dei circa 140mila ettari del territorio boschivo che ci circonda. Si occupano con passione, spirito corporativo e con assoluta dedizione della gestione delle proprietà comunitarie quali i boschi, che citavo poc’anzi, ma anche le cave, gli alpi, i caseifici, oltre alle infrastrutture sportive e turistiche. Insomma: i Patriziati sono un patrimonio su cui ogni ticinese – patrizio o no – sa di poter contare. L’attaccamento alle nostre radici, alla nostra identità, non è un limite, bensì una preziosa risorsa. Infatti, un albero per crescere ha bisogno di radici profonde per poter svettare e resistere alle tempeste.

Fortunatamente, il Ticino può affidarsi a Patriziati che guardano al futuro con entusiasmo, sostenuti in questo atteggiamento costruttivo dai Comuni e dal Cantone, con i quali collaborano attivamente. So per certo, perché ne ho esperienza diretta, che il dinamismo non manca, che ci sono Patriziati propositivi e innovativi nella promozione di progetti di gestione e valorizzazione del territorio, in ambiti classici come quello agricolo o quello forestale, ma sempre più anche nel turismo, nel sociale e nel settore culturale. Il Patriziato vive all’interno di una società e si sviluppa con essa, offrendo un servizio essenziale per la comunità locale e quindi, di riflesso, per tutto il Cantone, innescando un circolo virtuoso dal quale non può che trarne beneficio la collettività.

Il mio Dipartimento, proprio perché consapevole della centralità dei Patriziati e perché intimamente convinto della necessità di sostenere nei fatti la triade Patriziato-Comune-Cantone, mette a disposizione la sua consulenza (attraverso i propri Servizi), così come un aiuto finanziario tramite il Fondo di aiuto patriziale e il Fondo per la gestione del territorio. Se i progetti sono validi, e nella quasi totalità lo sono, noi – il Cantone e il Dipartimento – ci siamo!

In questo contesto di costruttiva sinergia, occorre evidenziare il prezioso lavoro di mediazione svolto dall’Alleanza patriziale ticinese (ALPA), con la quale portiamo avanti numerose iniziative e attività. Nata nel 1938, l’ALPA sostiene i Patriziati e promuove la collaborazione con i Comuni in modo da creare le condizioni-quadro favorevoli alla gestione sostenibile del territorio che, assieme alle persone, è il nostro bene più prezioso. Posso solo confermare quanto ho già avuto modo di sottolineare in altre occasioni: il nostro rapporto è sempre stato eccellente e sono sicuro che potrà consolidarsi ulteriormente nei prossimi anni, generando ricadute benefiche all’istituto patriziale.

Termino con una promessa: con il Dipartimento e i miei collaboratori, partendo dal Capo della Sezione enti locali Marzio Della Santa, continueremo a impegnarci per dare il nostro contributo a favore dei Patriziati ticinesi. Belle iniziative come la vostra, caro Sindaco e caro Presidente, non fanno altro che portare abbondante acqua al mulino dei Patriziati, rinnovandone la nomea e avvicinandoli ancor di più a coloro che non ne conoscono azioni e finalità. Apprezzo davvero molto l’idea di dedicare un evento – inserendolo oltretutto in un contesto nobile come il patio del Municipio di Lugano – alle attività dei Patriziati e ai prodotti che ne derivano. Essi hanno molto da offrire, rappresentano un servizio essenziale alle comunità locali, valorizzano il prodotto indigeno, promuovono il territorio e la cultura tenendo ben salda la barra della tradizione, coniugata però con l’innovazione.

I Patriziati hanno origine nel nostro passato, giocano un ruolo da protagonisti nel presente e guardano con entusiasmo a un futuro che concorrono a costruire. L’albero della Città di Lugano può contare su vive e profonde radici, rappresentate dai suoi 15 Patriziati, e su esso continua a crescere nell’interesse di tutto il Cantone.
Insomma, i Patriziati non sono i custodi di fredde ceneri, bensì vivaci ravvivatori del fuoco dello spirito del XXI secolo.

Visite nei Comuni del Consigliere di Stato Norman Gobbi

Visite nei Comuni del Consigliere di Stato Norman Gobbi

Si concluderà martedì 10 luglio 2019 a Mendrisio la prima serie di incontri fra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i Municipi di alcuni dei Comuni del Cantone; un ciclo di visite organizzato dal Dipartimento delle istituzioni per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella degli enti locali, grandi e piccoli, del Ticino.

In generale, i Municipi dei Comuni coinvolti in questi primo ciclo di visite hanno espresso soddisfazione nei confronti della strategia del Governo in materia di aggregazioni, che intende privilegiare i progetti proposti dagli stessi enti locali. È stata d’altra parte attirata l’attenzione del Consigliere di Stato su una certa distanza tra i servizi cantonali e quelli dei Comuni; la Sezione degli enti locali ha preso nota delle osservazioni integrerà questa consapevolezza nel progetto Ticino2020.
Per presentare un primo bilancio di quanto è emerso da questo ciclo di appuntamenti, il Consigliere di Stato Norman Gobbi sarà a disposizione dei rappresentanti dei mezzi di informazione, per rilasciare alcune brevi dichiarazioni sul tema delle aggregazioni e dei rapporti tra Cantone ed enti locali.

L’appuntamento è per:
Martedì, 10 luglio 2018
alle ore 15.00
a Mendrisio
nell’atrio del Palazzo comunale

Saranno disponibili per interviste:
• Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni
• Marzio Della Santa, Capo della Sezione degli enti locali
• Samuele Cavadini, Sindaco della città di Mendrisio

Alleanza Patriziale Ticinese in assemblea

Alleanza Patriziale Ticinese in assemblea

Presenti anche anche il consigliere di Stato Norman Gobbi e la presidente del Gran Consiglio Pelin Kandemir Bordoli

L’Annuale assemblea dell’Alleanza Patriziale Ticinese (ALPA) si è svolta a Cademario il 16 giugno 2018. Erano presenti oltre 230 persone, a rappresentare 98 patriziati, con circa 200 delegati. Presenti tra le autorità cantonali e locali anche il consigliere di stato Norman Gobbi e la presidente del Gran Consiglio Ticinese Pelin Kandemir Bordoli. I lavori assembleari sono stati diretti dal presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti. A nome del comitato di organizzazione ha rivolto parole di saluto e di ringraziamento il presidente Giancarlo Ruggia. Per l’Associazione dei patriziati del Malcantone, organizzatrice della giornata, ha preso la parola il suo presidente Marco Marcozzi, che ha sottolineato come i 17 patriziati malcantonesi sono proprietari di ben 2900 ettari di territorio, soprattutto boschi e alpeggi. Saluti e ringraziamenti sono stati portati pure del Vicesindaco di Cademario e presidente del locale Patriziato, Antonio Rezzonico.

La presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli ha messo in risalto l’amore per la terra da parte dei patriziati e la buona collaborazione con i servizi e gli uffici cantonali. Importante, ha detto Kandemir, anche “la conservazione della memoria” da parte dei patriziati, alla luce del recente progetto dei patriziati malcantonesi di recuperare e valorizzazione i propri archivi. Per il Comitato centrale della Federazione Svizzera dei Patriziati era presente il membro Sandro Forster, che ha messo in evidenza come la data dell’Assemblea, il 16 giugno, sia un giorno speciale, non solo per l’assemblea ALPA, ma anche perché è il giorno dell’anniversario del proprio matrimonio e il compleanno del presidente dell’ALPA.

Tiziano Zanetti, nella sua relazione presidenziale ha ricordato il buon lavoro e lo spirito positivo che vige in seno al nuovo Consiglio direttivo dell’ALPA entrato in carica lo scorso anno; ha accennato al nuovo settore del Sito Internet dell’ALPA con le “Informazioni pratiche”. Funzionano bene, ha ricordato Zanetti, i Fondi cantonali destinati ai finanziamenti di progetti patriziali. E a questo proposito egli ha sottolineato il grande lavoro svolto dai Patriziati. Riguardo alla revisione parziale della Legge Organica Patriziale (LOP), Zanetti ha spiegato che le osservazioni dei singoli Patriziati, inoltrate nei mesi scorsi, sono state integrate, nel limite del possibile, nel testo di revisione della LOP. Il testo completo revisionato sarà in consultazione presso i Patriziati nel corso dell’estate. La modifica principale introdotta da questa revisione parziale riguarda l’introduzione del Registro elettronico cantonale per la gestione dei dati di tutti i Patriziati. Zanetti non ha dimenticato la stretta collaborazione tra Patriziati e Comuni e i contatti costanti con gli Uffici del cantone, gli Enti e le Associazioni. Un accenno è infine stato riservato alla promozione tra i giovani, che in numero sempre crescente, siamo a quota 3000 quest’anno, partecipano d’estate ai Corsi di Lingue e Sport con attività organizzate in collaborazione con i Patriziati per far conoscere il nostro Territorio e le nostre tradizioni. La relazione presidenziale, che trovate in forma completa in un articolo separato, è stata accettata all’unanimità.

Per la Rivista Patriziale Ticinese, il redattore responsabile Gustavo Filliger ha ricordato che i 4 numeri annuali sono stampati in 3000 copie e ogni numero conta oltre 60 pagine di contenuti diversi legati alle attività patriziali, a temi sul territorio in generale e di carattere culturale. Rachele Allidi, presidente della Commissione di coordinamento, ha messo in evidenza il ruolo determinante della Commissione quale “trait d’union” tra i Patriziati e il Cantone, in particolare con il lavoro svolto per la revisione parziale della LOP. Patrizia Gobbi, rappresentante ALPA nella Commissione del Fondo di aiuto e del Fondo per la gestione del territorio ha informato che i due Fondi cantonali hanno erogato nel 2017 sussidi per circa mezzo milione di franchi. Carlo Scheggia, rappresentante ALPA in seno alla Nuova Federlegno ha passato brevemente in rassegna le attività che ruotano attorno alla produzione e alla gestione del legname indigeno. In particolare egli ha fatto un accenno al nuovo progetto cantonale di travatura lamellare eseguita con legno di castagno.

Per l’associazione svizzera per un territorio senza grandi predatori, Germano Mattei ha messo in guardia in merito al grosso problema della presenza di lupi e linci sul territorio cantonale. I conti consuntivi 2017 e i preventivi 2018 dell’Alleanza Patriziale Ticinese sono stati presentati dal segretario e contabile dell’ALPA Gianfranco Poli.

I conti sono stati approvati all’unanimità, come pure tutte le relazioni presentate nel corso dell’Assemblea. Ricordiamo che l’ALPA ha un consuntivo di spese di oltre 110’000 franchi. L’ultimo intervento della giornata è stato quello del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Egli ha messo in risalto un aspetto importante del ruolo dei Patriziati in una società in evoluzione: quello di offrire un servizio essenziale garante della vicinanza con i cittadini, una sorta di “quarto livello” del nostro federalismo, svolto con buona volontà e dinamismo da parte dei patrizi stessi. Oggi, ha ricordato Gobbi, i Patriziati non si limitano a gestire il proprio patrimonio fondiario e immobiliare, ma sono chiamati a valorizzare i beni, in risposta ai bisogni della società contemporanea, sempre più attenta ai temi ambientali e alla qualità di vita. Ed è importante anche l’offerta culturale, sportiva, di approvvigionamento idrico, di promozione tra i giovani, eccetera che oggi i Patriziati mettono a disposizione in mille forme diverse.

A proposito della revisione parziale della LOP, il Consigliere di Stato ha spiegato la necessità di adattarla ad alcuni cambiamenti normativi già entrati in vigore in altri ambiti legislativi, per esempio nella Legge Organica Comunale. Si intende pure dare risposte tempestive ad alcuni problemi pratici che condizionano il buon funzionamento dei patriziati ticinesi. L’elemento principale dell’intera revisione sarà l’introduzione del registro elettronico dei patrizi, fortemente voluto dall’ALPA. Esso potrà facilitare in modo notevole il compito degli Uffici patriziali. Gobbi ha concluso il suo intervento ricordando che «I Patriziati non sono solo un retaggio del passato ma rappresentano una forte radice per il nostro futuro».

Al termine dei lavori assembleari è stata designata la regione che ospiterà l’Assemblea ALPA 2019. L’Assemblea si svolgerà in Valle di Muggio, organizzata dai Patriziati di Castel San Pietro, Morbio Superiore, Bruzella, Cabbio e Muggio. La giornata assembleare è proseguita dopo mezzogiorno con l’aperitivo, il pranzo in comune e le visite guidate a scelta: Colle San Bernardo, Selva castanile e Punto panoramico, Frutteto di conservazione di antiche varietà di castagno, Selva castanile Squillin recuperata.

Alleanza patriziale: l’archivio cartaceo farà presto posto alla digitalizzazione

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 16 giugno 2018 del Corriere del Ticino

L’Alleanza patriziale ticinese (ALPA) ha festeggiato il suo ottantesimo compleanno sabato, in occasione dell’assemblea annuale tenutasi a Cademario. All’incontro erano presenti 98 patriziati e circa 200 delegati, per un totale di oltre 230 persone. «Una partecipazione più viva che mai» ha sottolineato con particolare soddisfazione il presidente dell’ALPA Tiziano Zanetti, che dando il via ai lavori assembleari ha evidenziato il proficuo lavoro svolto dal Consiglio direttivo entrato in carica lo scorso anno.

L’ALPA si occupa di promuovere la collaborazione tra Patriziati e Comuni: un compito questo divenuto ancora più importante anche a seguito delle recenti aggregazioni.

Piatto forte dell’assemblea è stata la revisione parziale della Legge organica patriziale (LOP), la cui modifica principale riguarda l’introduzione del Registro elettronico cantonale per la gestione dei dati di tutti i Patriziati. Come ha spiegato Zanetti, «le osservazioni dei singoli Patriziati, inoltrate nei mesi scorsi, sono state integrate nel limite del possibile nel testo di revisione della LOP. Un segnale importante da parte del Governo che ha voluto ascoltare anche la nostra voce».

Aspetto questo ricordato anche nell’intervento della presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli che ha sottolineato «la buona collaborazione con i servizi e gli uffici cantonali», nonché la validità del progetto per la conservazione della memoria tramite il recupero e la valorizzazione degli archivi del Patriziati. Il testo completo revisionato sarà in consultazione presso i Patriziati nel corso dell’estate.

L’ultimo intervento della giornata è stato del consigliere di Stato Norman Gobbi, che ha messo in risalto come l’ALPA «non si limiti a gestire il proprio patrimonio fondiario e immobiliare, ma sia chiamata a valorizzare i beni in risposta ai bisogni di una società contemporanea sempre più attenta ai temi ambientali e alla qualità di vita».