La sicurezza è un investimento

La sicurezza è un investimento

Intervista a Matteo Cocchi, neopresidente della CCPCS

Nel corso dell’assemblea annuale della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), Matteo Cocchi (Comandante della Polizia cantonale ticinese) è stato nominato  presidente, in sostituzione di Mark Burkhard, Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna. Una posizione di prestigio, che per la seconda volta è occupata da un comandante ticinese. Il primo è stato il Comandante Giorgio Lepri dal 1966 al 1969. Nell’intervista al police, spiega i suoi piani futuri.

Matteo Cocchi all’interno della CCPCS ha già svolto diversi incarichi di prestigio. Dal 2013 ha occupato la posizione di vicepresidente, ed è stato responsabile per l’ambito «polizia di sicurezza» (vedi nota 1) in seno al comitato. Dal 2013 al 2024 ha rappresentato la Confederazione nella rete europea ATLAS (vedi nota 2) e ha diretto i corsi dedicati ad agenti dei gruppi speciali in ambito ISP (Istituto Svizzero di Polizia).
Presidente Matteo Cocchi, lei assume la carica in un periodo storico molto complesso e si può dire anche delicato. Ad esempio, è ritornata negli ultimi tempi la minaccia rappresentata da terroristi che eseguono attacchi isolati. I flussi migratori di persone che provengono da zone di conflitto e povertà, costituiscono anch’essi fonte di molte preoccupazioni, in particolare laddove non vi è integrazione, oppure dove i migranti e loro connazionali di seconda generazione (fortunatamente la Svizzera al momento sembra non conoscere il fenomeno) si uniscono formando bande criminali che delinquono con molta disinvoltura, attaccando molto spesso anche le forze di polizia che intervengono per cercare di ristabilire l’ordine o assicurare delinquenti alla giustizia. A tutto questo e molto altro, si aggiungono le attività delle organizzazioni criminali, che da molti anni ormai non conoscono confini e che colpiscono anche la Svizzera, soprattutto nel traffico di sostanze stupefacenti, nel riciclaggio di denaro, ma anche come base logistica dalla quale operare nel resto del mondo in modo «indisturbato ». Seppur vero che la lotta contro le organizzazioni criminali ricade nelle competenze delle autorità federali di perseguimento penale, i cantoni in questo ambito svolgono comunque un ruolo fondamentale e sono per questo sollecitati.
In questo contesto così complesso, nel quale molte polizie svizzere sono anche confrontate con sovraccarico di lavoro e carenza di personale, la Svizzera è chiamata a gestire tutto quanto accade all’interno dei propri confini, tenendo però conto di un contesto internazionale molto dinamico, che ogni giorno potrebbe generare problemi alla sicurezza interna.

Presidente Matteo Cocchi, iniziamo chiedendole come si sente in questo prestigioso ruolo in seno alla CCPCS, che è sicuramente motivo d’orgoglio per il corpo della polizia e tutti noi ticinesi.
È un onore assumere la presidenza della CCPCS e una responsabilità che ho accolto con determinazione. Il mio obiettivo sarà quello di rappresentare al meglio tutte le polizie cantonali svizzere, garantendo che il loro lavoro venga valorizzato e supportato in maniera adeguata. Il contesto attuale pone sfide importanti, ma sono convinto che grazie alla collaborazione tra i vari corpi di polizia e al costante impegno di tutti, riusciremo ad affrontarle con efficacia. In questo contesto collaborazione e condivisione di esperienze sono le basi per poter continuare sulla via tracciata negli ultimi anni.

Questa sua nuova funzione comporterà certamente molti oneri, sia dal punto di vista del suo impegno in tempo, ma anche nell’obiettivo di dare risposte concrete ai principali scopi che persegue la CCPCS. Come si è organizzato o si organizzerà tra la funzione di Comandante della polizia ticinese e Presidente della CCPCS?
La presidenza della CCPCS è un incarico di coordinamento e rappresentanza che si affianca alla mia funzione di Comandante della Polizia cantonale. In realtà, questo avviene seguendo il solco di quanto avvenuto sino ad ora, in rapporto agli incarichi che ricoprivo sino allo scorso anno e che mi hanno impegnato anche fuori dai confini cantonali.

Tra gli obiettivi principali della CCPCS vi sono: l’incoraggiamento di scambi, opinioni ed esperienze e la collaborazione tra corpi di polizia svizzeri, l’individuazione di un’unità di dottrina unica e strategie comuni, la formazione di base e continua adeguate alle esigenze e lo sfruttamento di sinergie in tutti gli ambiti di polizia. Partendo da questi obiettivi di base, in quale di questi settori ritiene bisogna investire maggiori risorse e quali sono le sue priorità?
Tutti questi settori sono fondamentali, ma ritengo che la formazione e la collaborazione tra i corpi di polizia siano aspetti prioritari. Le sfide della sicurezza odierna sono sempre più complesse e richiedono un coordinamento efficace tra i diversi attori coinvolti, a fronte della grande mobilità con cui opera la criminalità. Inoltre, investire nella formazione significa dotare i nostri agenti degli strumenti e delle competenze necessarie per affrontare le minacce attuali e future con professionalità ed efficacia. Obiettivo raggiunto con il progetto di armonizzazione della formazione di base della durata di due anni, ora realtà consolidata e riconosciuta. La prossima sfida sarà rappresentata dall’implementazione di un concetto armonizzato circa la formazione dei quadri a più livelli. Progetto che vede l’ISP collaborare attivamente con la CCPCS.

Uno dei temi assolutamente prioritario, di cui si parla da anni, che fatica a decollare anche a causa del federalismo svizzero, ma anche a seguito dei freni sul tema della protezione dei dati, è quello di disporre di una banca dati unica svizzera, accessibile a tutti gli agenti di polizia, in grado di fornire tutte le informazioni raccolte nei confronti delle persone che per qualsiasi motivo hanno interessato le forze di polizia svizzere. Come si pone lei davanti a questo annoso tema e intende in qualche modo accelerare questa imprescindibile necessità?
Per risolvere la problematica dello scambio di informazioni di polizia è necessario lavorare su due livelli distinti: quello tecnico-informatico e quello legislativo. Se per il primo i progetti sono già inizializzati e procedono nella giusta direzione, diverso è il discorso per il secondo, che dipende dai tempi tecnici delle decisioni politiche e di quelle dei tribunali. Infatti per quanto riguarda il quadro giuridico vi sono tre «varianti parallele» che si potranno percorrere: quella federale con la creazione di una base legale adeguata, quella intercantonale attraverso la creazione di un concordato specifico, quella cantonale con l’adeguamento delle basi legali all’interno delle leggi cantonali di polizia.

Ad ogni livello delle politiche federali e cantonali si sente parlare con una certa insistenza di misure di contenimento delle spese, che di certo non risparmiano nemmeno il settore della sicurezza e in particolare della polizia. Infatti, il Consiglio federale ha deciso di sgravare le finanze federali di 180–200 milioni di franchi nel periodo 2026–2028, 100 milioni dei quali nell’ambito delle assunzioni di personale. Anche la politica ticinese si è mossa in questa direzione, da un lato con importanti misure di risparmio che toccano anche il personale e dall’altro con l’iniziativa popolare interpartitica, che chiede di limitare il personale statale all’1,3 % della popolazione. Come giudica questa politica in ottica di sicurezza e cosa vorrebbe dire agli organi politici federali e cantonali, rispetto a tagli sul personale di polizia?
La sicurezza è un investimento e non un costo. È chiaro che l’equilibrio finanziario sia una priorità per le autorità politiche, ma è altrettanto essenziale garantire alle forze di polizia le risorse necessarie per operare efficacemente e per poter far fronte ai nuovi compiti derivanti anche dalla rapida evoluzione della società e di riflesso anche della criminalità. Tagliare indiscriminatamente i fondi alla sicurezza potrebbe avere conseguenze negative nel lungo periodo. È importante trovare un giusto compromesso tra sostenibilità finanziaria e garanzia della sicurezza pubblica, assicurando il corretto ricambio generazionale e la continuità nel personale a disposizione.

Una delle strategie per ovviare in qualche modo al problema della scarsità di risorse, in particolare nel settore delle indagini di una certa complessità, potrebbe essere quella di unire le forze tra confederazione e cantoni, laddove le indagini perseguono interessi comuni. Fondamentalmente, come avviene in alcuni casi attualmente in corso, inquirenti federali e cantonali lavorano nelle medesime indagini, le quali perseguono lo scopo di smantellare organizzazioni criminali che a cascata generano problemi anche sui territori dei cantoni e dei comuni. Come vede lei questo approccio e ritiene che sia giusto unire le forze allo scopo di colpire il crimine nel punto più alto della loro gerarchia, piuttosto che continuare a concentrare tutte le forze di polizia cantonale o comunale su «reati di strada»?
La collaborazione tra Confederazione e cantoni è già una realtà consolidata da diversi anni. Lo dimostrano differenti inchieste e i costanti impieghi intercantonali a supporto della sicurezza nei quali la polizia cantonale si è sempre impegnata. Le organizzazioni criminali operano senza confini e la risposta delle autorità deve essere altrettanto coordinata. Lavorare insieme su indagini di grande portata permette quindi di sfruttare al meglio le competenze e le risorse disponibili, aumentando l’efficacia della lotta alla criminalità. È importante che questo venga fatto all’interno delle rispettive competenze e negli anni, la polizia cantonale si è fatta più volte promotrice anche al di fuori dei propri confini.

In una recente intervista, sia il Procuratore generale della Confederazione Stefano Blättler, sia la direttrice di Fedpol uscente Nicoletta della Valle, hanno lanciato l’allarme riguardo alla crescente pericolosità e numero di procedimenti penali in ambito di terrorismo e nelle attività delle organizzazioni criminali, le quali, nei paesi vicini, stanno diventando sempre più violente. In questo senso è stato chiaramente detto che il Ministero pubblico della Confederazione e la Polizia federale sono sottodotati e necessitano di conseguenza ulteriori mezzi e personale. Come si pone la CCPCS di fronte a questo allarme?
Queste sono valutazione interne a Ministero pubblico della Confederazione e Fedpol. Dal canto suo la CCPCS continuerà a collaborare strettamente con le autorità federali, nel suo campo di competenza, al fine di garantire una risposta adeguata alle nuove minacce.

Lo scorso 5 gennaio 2025 al confine tra Italia e Ticino, a Chiasso, è stato arrestato un cittadino del Togo, presunto assassino per i fatti avvenuti a Bergamo il 3 gennaio, in cui è stato ucciso un immigrato originario del Gambia. Questo avvenimento ben dimostra i pericoli che corre il Ticino e la Svizzera, anche dal punto di vista della facilità con cui i criminali si spostano da un Paese all’altro. In questo caso i controlli hanno funzionato e il presunto assassino è stato assicurato alla giustizia. Dal suo osservatorio, l’attuale organizzazione della sicurezza interna e dei confini, permette d’intercettare queste minacce con una certa sicurezza e regolarità?
L’arresto di Chiasso dimostra l’efficacia della cooperazione internazionale e dell’operato delle forze di polizia. È però importante ricordare che il rischio zero non esiste. La lotta alla criminalità transfrontaliera richiede un monitoraggio costante e un continuo scambio di informazioni con i partner internazionali, in particolare in un cantone transfrontaliero come il Ticino. 

Nel corso degli ultimi anni la politica svizzera ha deciso d’organizzare sul suolo nazionale eventi di portata internazionale che impattano pesantemente sul settore della sicurezza interna. Mi riferisco in particolare all’Ukraine Recovery Conference tenutasi nel luglio 2022 a Lugano, ma anche alla Conferenza per la pace in Ucraina organizzata nel Canton Nidvaldo nel giugno 2024. A queste si aggiunge il WEF di Davos che richiede sempre più personale di polizia e dell’esercito. Dal suo punto di vista, la politica da sufficienti mezzi alle forze di polizia e dell’esercito per far fronte a questi eventi eccezionali o potrebbe in qualche modo fare di più? 
La gestione di eventi straordinari e di richiamo internazionali richiede un impegno accresciuto da parte delle forze di sicurezza. Il sistema rodato degli impieghi IKAPOL ha dimostrato la sua efficacia, proprio perché permette di dare delle puntuali risposte per quanto riguarda l’impiego di forze da mettere in campo quando necessario.

Alla luce della continua evoluzione del quadro della sicurezza interna, influenzato sempre di più da scelte politiche (vedi ad esempio l’organizzazione di eventi di portata internazionale) e da quanto accade nei paesi a noi vicini, ritiene che il sistema di polizia svizzero, così come è organizzato, risponda ancora alle esigenze di sicurezza interna e sia sufficientemente dinamico per adattarsi ai crescenti bisogni e alle nuove forme di criminalità nazionale e internazionale?
Il sistema di polizia svizzero ha dimostrato di essere solido e affidabile, ma deve continuare ad adattarsi alle nuove minacce. L’evoluzione della criminalità richiede una maggiore flessibilità operativa e un rafforzamento della collaborazione tra i vari attori della sicurezza.

Avendo l’occasione di raggiungere tutti i soci FSFP, come pure diversi lettori del mondo politico e della sicurezza, quale messaggio si sente di trasmettere loro, anche rispetto alle diverse questioni sollevate in questa intervista, che certamente sono per loro fonti di preoccupazioni?
Impegnarsi a favore della sicurezza da un punto di vista professionale richiede impegno e dedizione. Anche se la situazione per il prossimo futuro non è delle più rosee sono sicuro che chi decide di intraprendere questa carriera lo fa con il giusto spirito di sacrificio ed è consapevole delle difficoltà ad essa legata. Colgo quindi l’occasione per ringraziare le donne e gli uomini che in Svizzera si impegnano a favore della sicurezza che, all’estero, in molti ci invidiano.

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1 Tra i compiti della polizia di sicurezza rientrano numerose attività di polizia volte a individuare e contrastare pericoli concreti per la sicurezza e l’ordine pubblico nonché a porre rimedio ai disordini. Nello svolgimento di questi compiti, la polizia presta assistenza alle persone la cui vita o integrità fisica è minacciata, adotta misure immediate in caso di eventi straordinari, provvede alla tutela della sicurezza negli spazi pubblici, nella circolazione stradale e sui corsi d’acqua e corpi idrici pubblici. Infine, la polizia può svolgere attività di prevenzione nelle attuali aree di polizia, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza.

2 ATLAS riunisce le unità d’intervento speciali delle forze di polizia degli stati membri. È basata presso il Centro europeo antiterrorismo della centrale di Europol a Den Haag/NL. Garantisce
una risposta immediata a situazioni di crisi che riguardano la sicurezza europea, h24, ogni giorno dell’anno. Vi partecipano 31 paesi, con 38 unità d’intervento, tra cui la Svizzera.

Da Police, organo ufficiale della Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia FSFP

«Agire con empatia, mostrando vicinanza»

«Agire con empatia, mostrando vicinanza»

Senso di sicurezza, formazione degli agenti, risorse e nuovi compiti: il comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi fotografa la situazione, sottolineando l’importanza di coordinare le forze di polizia a livello nazionale.

Si parla molto di sicurezza, ma le valutazioni di voi esperti spesso divergono da quelle della cittadinanza: come si spiega questo fenomeno?
Con la percezione soggettiva della sicurezza. Se in una regione si verifica una serie di furti in due o tre comuni, si sente spesso dire che il Cantone non è più sicuro. Tuttavia questa affermazione non riflette necessariamente un reale problema di sicurezza, può essere legata a un’impressione personale non suffragata dai dati. A volte è difficile spiegare che tre furti in due sere non pongono minacce gravi per l’ordine pubblico; su questo punto, siamo riusciti a comunicare sempre meglio, chiarendo la differenza tra la percezione soggettiva e la realtà oggettiva dei fatti.

Dialogare per aumentare il senso di sicurezza della cittadinanza?
Sì, l’idea è di rendere la percezione della sicurezza più oggettiva, facendo capire meglio cosa dicono le statistiche e cosa si osserva realmente ogni giorno in Svizzera, luogo in cui si vive tranquilli. A volte le percezioni soggettive prendono il sopravvento ed è importante bilanciarle con dati e spiegazioni chiare. Ci riusciamo perché la cittadinanza ha ancora molta fiducia nelle istituzioni, in particolare nella polizia, risultato del buon lavoro svolto nel passato che va mantenuto e rafforzato.

Una bussola per il presente e per il futuro, insomma?
Certo. È  necessario agire con empatia, mostrare vicinanza al cittadino e, allo stesso tempo, rispondere con competenza e professionalità. Dobbiamo essere in grado di adeguare la nostra comunicazione e i nostri comportamenti alle diverse situazioni che siamo chiamati ad affrontare e ai nuovi compiti assunti negli ultimi anni. È fondamentale adeguare la nostra organizzazione interna all’evoluzione della società per saper reagire tempestivamente.

La formazione del personale è dunque un aspetto decisivo.
Sì. Gli agenti di polizia devono essere sempre aggiornati, per rispondere alle esigenze della cittadinanza, per fornire informazioni corrette e puntuali su leggi e regolamenti, per “leggere” in modo veloce il contesto nel quale intervengono. Le competenze imprescindibili legate alla comunicazione e al dialogo fanno ormai parte della formazione di base e continua.

Guardando le statistiche sulla criminalità, quali situazioni vi preoccupano?
Abbiamo un problema con la violenza. Quella giovanile in particolare, ma non solo. Oggi si tende a essere più aggressivi rispetto al passato e i diverbi degenerano più facilmente in atti violenti. Vi sono poi attività criminose che travalicano i confini cantonali e nazionali, fra cui lo spaccio di stupefacenti, tornato a essere d’attualità dopo la pandemia. Ormai non si può più pensare a un lavoro di polizia limitato al Ticino: la criminalità non si ferma alle frontiere e dobbiamo essere pronti a collaborare maggiormente, a coordinare meglio le azioni per riuscire a contrastarla.

Cosa si può dire sulla cybercriminalità?
Questo è un settore dove la prevenzione gioca un ruolo essenziale. Negli anni, con le autorità scolastiche e con diverse associazioni sul territorio, abbiamo costruito una rete per sensibilizzare sui rischi della cybercriminalità, con particolare attenzione al cyberbullismo fra i giovani. Inoltre, organizziamo regolarmente, con riscontri positivi, serate informative rivolte alla popolazione più anziana per arginare le truffe telefoniche. E alla fine dello scorso anno abbiamo ottenuto importanti risultati nel contrasto alla cybercriminalità grazie a inchieste che hanno portato ad arresti significativi anche al di fuori dalla Svizzera.

Merito anche della specializzazione?
Certamente, e ciò rientra nelle strategie della visione 2025 della Polizia cantonale. Ad esempio, la Sezione analisi tracce informatiche (Sati) è stata potenziata con figure esperte per rispondere ai nuovi bisogni. 

Nuovi compiti, nuove risposte: avete abbastanza risorse?
Negli ultimi anni, gli effettivi della Polizia cantonale sono aumentati di oltre cento unità. In questo momento di tagli e misure di risparmio, non possiamo chiedere un potenziamento. Dobbiamo valutare cosa possiamo fare in modo più efficiente. La digitalizzazione e i moderni sistemi informatici permettono, ad esempio, di ottimizzare molti processi e liberare forze per quei lavori che non possono essere automatizzati.

Tornando alla formazione, la Scuola di polizia 26 si farà?
Siamo in attesa della risposta definitiva. La proposta di non organizzarla è stata avanzata per motivi finanziari, ma creerà un vuoto di personale fra 4-5 anni, quando alcuni agenti potranno specializzarsi o cambiare settore, mentre altri andranno in pensione. Poi occorre ricordare che la Scuola di polizia cantonale non forma solo i propri agenti, ma anche quelli delle polizie comunali, dei Grigioni, della Polizia dei trasporti e della Polizia militare di lingua madre italiana. Io rimango fiducioso e mi auguro possa partire.

Come presidente della Conferenza delle comandanti e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, il compito sarà di cercare di coordinare le forze di polizia a livello nazionale: a che punto siamo?
La Conferenza ha il compito di trovare strumenti e modalità per migliorare la collaborazione tra le polizie cantonali, e oggi c’è una crescente consapevolezza riguardo all’importanza di questo aspetto. In Svizzera non abbiamo un’elevata densità di agenti di polizia: sono poco più di 20mila, mentre l’Austria, con una popolazione comparabile alla nostra, ne ha più del doppio.
È dunque fondamentale unire le forze per garantire tutte le attività di sicurezza in casi speciali, come l’Eurovision Song Contest a Basilea.

Cosa manca per un’integrazione tra polizie più efficace?
Serve un maggiore automatismo negli scambi di informazioni di polizia per reagire più velocemente. Oggi la procedura con le rogatorie intercantonali include diversi enti e questo allunga i tempi. Come detto, le inchieste non si fermano ai confini cantonali e serve sapere subito se un team di inquirenti di un altro cantone sta indagando sullo stesso fenomeno criminoso.

Quali sono i nodi da sciogliere?
Attualmente, ci si sta concentrando sulle leggi cantonali di polizia e sui concordati intercantonali. L’obiettivo finale non è di avere una banca dati unica, ma di avere la possibilità di accedere in modo diretto alle banche dati di ogni cantone. Questo sarà uno dei miei focus come presidente, assieme al tema della formazione, che mi sta molto a cuore, anche per rendere la nostra
professione attraente per le nuove generazioni e arginare così i problemi di reclutamento, non ancora riscontrati in Ticino, ma già acuti in Svizzera tedesca.

In conclusione, come avanza l’integrazione tra polizia cantonale e comunali?
In Ticino è in vigore da diversi anni una legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le polizie comunali. Pur essendo consolidata, vi sono margini di miglioramento ed è per questo che stiamo elaborando il progetto di Polizia ticinese, iniziativa che ha dato spazio a discussioni e idee innovative. Considerato che ogni agente in Ticino ha la stessa formazione, si sta vagliando l’ipotesi di dare maggiori competenze alle polizie comunali. Ciò permetterebbe di evitare doppioni, ottimizzando le risorse disponibili.

Matteo Cocchi
Classe 1974, giurista, Matteo Cocchi è il comandante della Polizia cantonale ticinese dal 1° ottobre 2011. Nell’autunno dello scorso anno è stato nominato presidente della Conferenza delle  comandanti e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (Ccpcs), secondo ticinese a ricoprire questo ruolo, di cui era già vicepresidente dal 2014. Nel comitato era responsabile per la polizia di sicurezza. Dal 2013 al 2024 ha rappresentato la Confederazione nella rete europea Atlas, che riunisce i reparti speciali di polizia degli stati dell’Ue e di quelli associati.

Intervista al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi pubblicata sul numero 12 del 20 marzo 2025 di Cooperazione

Natale con i tuoi, in sicurezza con noi

Natale con i tuoi, in sicurezza con noi

Le settimane dell’avvento, l’avvicinarsi delle festività natalizie e le giornate corte. Un connubio che purtroppo non è solo segnale di clima festivo e di regali, ma pure di un accresciuto rischio di furti, sia nei veicoli che con destrezza durante gli acquisti. Per questo motivo la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e  della sicurezza dei confini (UDSC), promuove anche quest’anno, dal 1 al 24 dicembre, l’operazione PREVENA. Da oltre 17 anni l’iniziativa di prevenzione ha quale obiettivo di aumentare la  sicurezza della popolazione in questo particolare momento dell’anno, grazie alla presenza accresciuta e capillare di forze dell’ordine su tutto il territorio, nei luoghi di grande affluenza e in ambito di controlli della circolazione stradale. Le festività sono alle porte e la tradizionale corsa ai regali è già iniziata. Un periodo sinonimo di mercatini natalizi e di aperture prolungate dei negozi, dove i malviventi approfittano di questo momento dell’anno e dell’afflusso in massa di persone per commettere borseggi e furti in genere.
Per non incorrere in brutte sorprese, la polizia vi invita nuovamente a mantenere alta l’attenzione, poiché i malviventi possono approfittare dell’affollamento e di momenti a loro propizi per eseguire dei furti in genere.
Al fine di prevenire spiacevoli sorprese durante gli acquisti, i festeggiamenti o il ritorno a casa, si ricordano alcuni consigli principali:

Automobili:
– Parcheggiate in luoghi sicuri e illuminati, preferendo parcheggi sorvegliati soprattutto di notte.
– Non lasciate mai le chiavi all’interno del veicolo, nemmeno quanto è nel vostro garage.
– Assicuratevi che tutte le portiere e il baule siano chiusi a chiave
– Chiudete sempre finestrini e tettucci apribili.

Rimuovete oggetti di valore e documenti dall’auto prima di allontanarvi.
– Prima di lasciare l’automobile, controllate che sia effettivamente chiusa.

Borse, portamonete e portafogli:
– Non lasciate borse, borsette, portamonete e portafogli incustoditi.
– Portate le borse a tracolla sul davanti e tenetele sempre ben chiuse soprattutto in luoghi affollati.
– Evitate di aprire borse e portafogli davanti a sconosciuti, mostrando oggetti di valore. Evitate di portare somme consistenti di denaro contante e prediligendo l’utilizzo di carte di credito.
– Riponete portamonete e portafogli nelle tasche intere della giacca o all’interno della borsa.

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

“Gh’è scià la guèra? No, ma dobbiamo informare”

Norman Gobbi annuncia la prossima pubblicazione di uno speciale opuscolo

Nei passati giorni la stampa ha sottolineato l’iniziativa della Svezia, che sta distribuendo 5 milioni di brochure a tutti i fuochi dal titolo: Om krisen eller kriget kommer (In caso di crisi o di guerra). Un opuscolo che riporta consigli pratici su quali scorte tenere in casa, liste e istruzioni per affrontare diverse situazioni di crisi. Sono presenti anche varie raccomandazioni in caso di guerra.

In Svizzera che cosa si sta facendo? Lo abbiamo chiesto al Consigliere di Stato, Norman Gobbi, che è pure membro del Comitato della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP). “Il tema di realizzare una brochure di questo genere è stato tematizzato proprio la scorsa settimana durante i lavori della CG MPP. Nel 2025 la nostra Conferenza prevede di realizzare una pubblicazione di questa natura in collaborazione con la Confederazione. Lo scopo è quello di aiutare la popolazione a meglio prepararsi in caso di crisi e in caso di una guerra. Siamo convinti che occorra aumentare la resilienza della nostra società e promuovere una presa di coscienza della popolazione su eventuali crisi e un’eventuale guerra. Certo, mai vorremmo che scoppiasse un conflitto armato che coinvolga la Svizzera, ma la situazione geo-politica internazionale sempre più instabile consiglia di prendere provvedimenti. In questo caso si tratta di misure legate alla comunicazione, che rimane un asse di prevenzione molto importante. Il Comitato della Conferenza intercantonale ha inoltre deciso di raccomandare all’Ufficio federale della protezione della popolazione di realizzare una nuova rubrica chiamata “Guerra” da inserire nell’app “Alertswiss” entro il test delle sirene previsto nel febbraio del 2025”, fa sapere il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quanto fatto dalla Svezia non è una novità. Anche la Norvegia ha distribuito un opuscolo simile alle famiglie, mentre un volantino digitale è scaricabile in pdf in Finlandia e in Danimarca. Ritengo che l’informazione a tutti i livelli sia essenziale e quindi su questo fronte anche in Svizzera dobbiamo essere attivi e propositivi. Le situazioni di crisi sono diverse. Pensiamo solo alle catastrofi naturali legate anche alla meteorologia, oppure ai possibili attacchi informatici che possono mettere in crisi il nostro sistema. Inoltre le condizioni di sicurezza in Europa ci obbligano a informare e ad aggiornare le nostre concittadine e i nostri concittadini. Gh’è scià la guèra? Non necessariamente e non si vuole nemmeno fare dell’allarmismo inutile, ma scartare questa ipotesi sarebbe una mancanza grave sul fronte della sicurezza interna”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Comunicato stampa

In autunno e in inverno, anche durante le giornate più miti e soleggiate le temperature possono scendere rapidamente. Freddo, ghiaccio e neve possono quindi rendere il fondo stradale più pericoloso per i veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo senso, il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale propongono come di consueto una campagna di prevenzione volta a sensibilizzare i/le conducenti sull’importanza di dotare i veicoli del corretto equipaggiamento invernale.

In Svizzera non vi è l’obbligo di utilizzare pneumatici invernali, tuttavia il principio di responsabilità individuale richiede che i/le conducenti mantengano sempre il pieno controllo del proprio veicolo. Chiunque causi disagi alla circolazione o incidenti per mancanza di un adeguato equipaggiamento può dunque essere sanzionato. Se si decide di partire per un viaggio all’estero si consiglia d’informarsi sulle regole delle regioni o sulle strade che si desidera percorrere. In alcune nazioni o regioni è infatti obbligatorio montare gomme invernali e/o avere a bordo le catene da neve della corretta misura.  

Ogni conducente è quindi tenuto a garantire la sicurezza del proprio veicolo. Poiché le condizioni del fondo stradale con il freddo possono velocemente deteriorarsi, utilizzare pneumatici estivi in inverno è fortemente sconsigliato: su un tratto innevato ad una velocità di 40 km/h la frenata con pneumatici invernali richiede circa 30 metri, mentre con pneumatici estivi può richiedere il doppio!  Con le gomme invernali le prestazioni dei mezzi migliorano invece in maniera importante, l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del veicolo è più sicuro.  

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante la stagione fredda si raccomanda di:   

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C;     
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo del battistrada è inferiore ai 4 mm;
  • Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm;
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.

Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.  

Il DI e “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo della stagione balneare 2024

Il DI e “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo della stagione balneare 2024

Comunicato stampa 

Per il terzo anno consecutivo il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Acque sicure” tracciano un bilancio positivo al termine della stagione balneare. Nel 2024 si sono registrati 2 annegamenti, a fronte delle 4 persone morte l’anno scorso, delle 6 decedute nel 2022 e dei 9 annegamenti del 2021. Un’altra nota positiva del 2024 è stata l’assenza dei cianobatteri nel lago Ceresio, nonostante vi fossero tutte le condizioni per la loro proliferazione nel mese di agosto.  

Durante la stagione estiva 2024 si è assistito in Ticino a 2 annegamenti nelle acque libere. Un bagnante è morto nel lago Ceresio; si è trattato di un 83enne confederato che a causa della spossatezza non è riuscito a raggiungere la sua imbarcazione con cui era andato in mezzo al lago. L’altra vittima è un kayakista straniero di 28 anni: malgrado la sua ottima esperienza ha trovato la morte nel fiume Melezza. A questi due annegamenti si aggiunge un incidente della navigazione tra due natanti sul Verbano, incidente che ha provocato la morte di una persona nei giorni successivi in ospedale. Sul fronte degli avvenimenti gravi, ma che si sono fortunatamente risolti in modo positivo, si segnala quello che ha visto coinvolto un bimbo di tre anni a Rivera.

“Nel 2024 ha preso avvio un nuovo quadriennio di competenza della Commissione “Acque sicure” (2024-2027) – sottolinea la presidente Anna Nizzola – e siamo soddisfatti delle attività messe in campo per sensibilizzare residenti e ospiti sull’importanza di adottare comportamenti prudenti e responsabili in ogni circostanza. La chiarezza dei messaggi e l’ottima collaborazione con numerosi partner, in primis le sezioni ticinesi della Società svizzera di salvataggio (SSS), l’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) e diversi Comuni, hanno contribuito a contenere al massimo gli incidenti. Anche se purtroppo non sono mancati avvenimenti gravi nei vari campi delle attività sportive sull’acqua. Questi fatti devono stimolarci e continuare la nostra azione di prevenzione a 360 gradi”.

La stagione 2024 è stata più breve rispetto alle annate precedenti a causa delle cattive condizioni meteorologiche che si sono protratte sino a metà luglio. “Un anno contraddistinto anche dall’alluvione in Alta Vallemaggia che, oltre ai drammi e ai danni provocati, ha bloccato per alcune settimane le attività lungo il fiume e nel Verbano”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi. “La Commissione “Acque sicure” è chiamata per il quadriennio attuale a trovare nuovi strumenti e misure nell’ottica di migliorare la sensibilizzazione ai residenti e ai turisti, principali vittime degli annegamenti e degli infortuni gravi. Sottolineo come il Ticino si pone in controtendenza rispetto al resto della Svizzera: sul nostro territorio negli ultimi tre anni assistiamo a una costante diminuzione degli annegamenti, contrariamente a quanto avviene oltre San Gottardo”.  L’impegno sarà rivolto anche alla ricerca di strategie nuove destinate ai maggiori gruppi a rischio, come i giovani tra i 15 e il 29 anni, i migranti, i canyonisti e i turisti che frequentano i torrenti Verzasca e Maggia. Tra le tante misure messe in campo, la Commissione ne sottolinea due: la prima riguarda la promozione nei lidi, con l’UPI, dei sistemi d’aiuto al galleggiamento (boe) per i bagnanti nei laghi. La seconda conferma il lavoro svolta con i pattugliatori, che assicurano maggior sicurezza sui fiumi Maggia e Verzasca e alla Foce del Cassarate a Lugano, grazie alla collaborazione con la Città e durante alcune giornate con la collaborazione… dei cani da salvataggio. Prosegue poi il sostegno al progetto “acqua amica mia” della SSS nelle scuole dell’infanzia: nel 2024 sono state 73 le classi visitate per un totale di 1’375 bambini sensibilizzati.  

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri a Bellinzona presso la Sala del Consiglio Comunale ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale. Attestati che certificano la conclusione del ciclo formativo per assumere la funzione di ispettore. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 16 nuovi inquirenti e da 6 ispettori in formazione, sostenendo in questo modo la continuità operativa della Polizia giudiziaria. All’evento hanno presenziato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Procuratore generale Andrea Pagani, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, e il Capo area Polizia giudiziaria Thomas Ferrari.

Sicurezza: “Ticino terzo Cantone più efficiente”

Sicurezza: “Ticino terzo Cantone più efficiente”

Norman Gobbi presenta il monitoraggio indipendente di PwC e IDHEAP di Losanna

“Si è fatto un gran parlare in queste ultime settimane (a dire il vero il ritornello va avanti da anni ormai) sul numero ritenuto eccessivo di agenti di Polizia in Ticino. Ho sempre risposto che questo numero è commisurato alla realtà ticinese di Cantone di frontiera, con 80mila frontalieri che entrano tutti i giorni sul nostro territorio, e Cantone turistico, con più di 100-120mila ospiti nei mesi da marzo a ottobre. La sicurezza va quindi dimensionata su circa 500’000mila persone, oltre che assicurata alle nostre aziende. In più il Ticino è la Porta Sud della Confederazione con i problemi che ciò comporta per l’immigrazione (richiedenti l’asilo e stranieri illegali, con quest’ultima categoria di persone che raggiunge illegalmente la Svizzera utilizzando ormai quasi esclusivamente questa Porta Sud). Dico che il numero di agenti è proporzionato anche sulla base di studi indipendenti”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Ma a che cosa si riferisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni? Abbiamo approfondito con lui questo discorso. Sentiamolo: “La Società Pricewaterhouse Coopers (PwC) assieme all’Istituto di alti studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) di Losanna ha appena pubblicato il quarto monitoraggio sull’efficienza dell’intervento pubblico dei Cantoni. Uno dei cinque settori analizzato è quello dell’ordine e della sicurezza pubblica. Ebbene: in cima alla classifica dei Cantoni più efficienti c’è il Ticino, che raggiunge la terza posizione, dopo Basilea Città e Zurigo. Per noi si tratta di un’attestazione importante, perché ci fa capire che siamo sulla giusta strada. Essere efficienti vuol dire utilizzare correttamente i soldi pubblici. L’efficienza media di tutti i Cantoni si fissa al 72%, mentre il Ticino raggiunge l’82%”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quali sono gli aspetti che tiene in considerazione il monitoraggio? “Il campo d’analisi riguarda la Polizia, la sicurezza stradale, l’amministrazione dei tribunali, l’esecuzione delle pene e la giustizia in generale. Il monitoraggio sull’efficienza considera il numero dei crimini registrati dalla polizia, il numero delle condanne e il numero delle persone in detenzione provvisoria. Per i responsabili dello studio questi indicatori coprono gran parte del settore dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica. Una condanna, per esempio, è il risultato di numerose attività compiute dalla polizia, dal ministero pubblico e dai Tribunali. Oppure per ordinare una carcerazione provvisoria bisogna mettere in campo molti sforzi, così come per prevenire un crimine. Molto buona per il nostro Cantone è pure la valutazione degli esperti circa la tenuta media dell’efficienza negli ultimi 10 anni. E qui sono i Cantoni latini di frontiera a raggiungere le migliori “note”: il Ticino è primo e raggiunge un grado di efficienza nell’ordine pubblico e nella sicurezza negli ultimi 10 anni dell’82%, seguito dal Canton Vaud (78%), da Neuchâtel (78%) e dal Canton Ginevra (76%). Sono dati per noi incoraggianti e che approfondiremo, anche per mantenerci costantemente ai vertici di questa classifica. Il lavoro non mancherà di certo, perché nulla è dato per scontato”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 ottobre 2024 de Il Mattino della domenica

Operazione intercantonale di polizia

Operazione intercantonale di polizia

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che negli scorsi giorni è stata messa in atto una serie di controlli nell’ambito dell’operazione denominata Contralpi, svolta in collaborazione con la Polizia del Canton Uri, la Polizia cantonale dei Grigioni e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). 

Per quanto riguarda il territorio cantonale, le verifiche hanno in particolare impegnato una trentina di agenti e si sono concentrate ad Airolo (autostrada A2, direzione sud, zona portale della galleria autostradale del San Gottardo). Gli approfondimenti sul suolo ticinese hanno riguardato in totale 137 persone, una quarantina di veicoli (tra auto e furgoni) e un autobus. Sono state riscontrate tre infrazioni alla Legge sulla circolazione stradale e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti. 

Nell’ambito del medesimo dispositivo, in territorio urano, sono state controllate 31 persone e una ventina di veicoli. Sono stati riscontrati un’infrazione alla Legge sulla circolazione stradale e un caso di guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti. I controlli congiunti presso l’area di sosta di Amsteg hanno inoltre permesso di rinvenire e sequestrare circa due chilogrammi di cannabis su di un’auto con targhe ticinesi (cfr. https://www.ur.ch/polizeimeldungen/119569).

Le verifiche in territorio grigionese si sono invece concentrate lungo l’asse stradale del San Bernardino. Le persone controllate sono state 110 e i veicoli 76. Si è proceduto con 13 contravvenzioni (multe disciplinari) e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti. 

Il dispositivo – che ha l’obiettivo di incrementare la collaborazione interforze e di marcare la presenza sul territorio – verrà riproposto nei prossimi mesi. 

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta questo pomeriggio a Bellinzona la 27ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Diverse le tematiche affrontate, in particolare spicca la presentazione della capo Sezione della Popolazione, Silvia Gada, sul ruolo dei Comuni nell’ambito della lotta alle residenze fittizie di cittadini stranieri e alle società “bucalettere”.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, introducendo i lavori ha sottolineato l’importanza di combattere il fenomeno delle residenze fittizie e delle società “bucalettere”, anche nell’ambito della lotta alla criminalità economica. A questo proposito ha ricordato il recente messaggio approvato dal Governo cantonale, che mira proprio a incentivare un’azione coordinata, coinvolgendo anche gli ambiti amministrativi cantonali, ma pure quelli degli enti locali, che hanno una funzione importante di sentinelle sul territorio.
La capo Sezione Silvia Gada ha così fornito una serie di informazioni che precisano il lavoro svolto dai suoi uffici nell’accordare i permessi sia a persone sia a ditte estere e che richiedono la collaborazione delle autorità comunali. Una collaborazione giudicata positiva da parte dell’autorità cantonale e che ha bisogno di un costante aggiornamento, anche sulla base delle decisioni pronunciate dai Tribunali.

Il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi ha poi affrontato diverse e puntuali attività che interessano Cantone e Comuni, tra cui un aggiornamento sulla nuova uniforme e la presentazione del progetto MyAbi con l’intenzione di estenderlo alle Polizie comunali. Su quest’ultimo punto Cocchi ha sottolineato le opportunità anche per le Polizie comunali di potersi dotare di questo sistema per la gestione elettronica degli eventi e delle pratiche. I processi standard di polizia vengono ottimizzati e il sistema integrato permette di interfacciarsi con oltre 10 banche dati, rendendo più efficace il lavoro. Per finire il segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini ha fornito alcune informazioni generali e introduttive sul progetto MSK, ossia il nuovo sistema di comunicazione mobile di sicurezza a banda larga.

I lavori si sono poi conclusi con un aggiornamento sul progetto “Polizia Ticinese”. I municipali presenti hanno così avuto modo di riportare le discussioni che il progetto ha suscito all’interno dei rispettivi Esecutivi. Alle varie criticità sorte in alcune città sono state date puntuali risposte e assicurazioni in uno spirito di collaborazione e massima condivisione. “Uno spirito che abbiamo sempre favorito sin dall’inizio del progetto e che confermiamo soprattutto in questa fase, prima dell’avvio della consultazione con tutti gli enti interessati, Comuni in primis”, ha osservato il capo Dipartimento, Norman Gobbi.