“Miglioriamo la sicurezza puntando sulla prossimità”

“Miglioriamo la sicurezza puntando sulla prossimità”

Un primo commento di Norman Gobbi sul rapporto “Polizia Ticinese”

Il Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese ha terminato nelle scorse settimane il rapporto che rivede e definisce competenze e compiti tra la Polizia cantonale e i Corpi delle polizie comunali. “Un documento che vuole migliorare il lavoro delle e degli agenti di polizia su tutto il territorio cantonale. Lo abbiamo presentato proprio questo venerdì alla Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, il tavolo politico che mi vede impegnato assieme ai responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca)”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Quali sono gli obiettivi principali del progetto? “Sono essenzialmente due: migliorare l’assetto della sicurezza interna nel Cantone, rendendolo più efficiente ed efficace, nonché armonizzare i costi e aumentare la professionalità nella gestione dei Corpi di polizia. Il gruppo di lavoro, presieduto dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini, ha compiuto un’analisi di dettaglio delle collaborazioni tra la Polizia cantonale e le polizie comunali e ha considerato i principi della Riforma Ticino 2020, che nelle intenzioni vuole ripristinare un sistema istituzionale performante, lineare e trasparente, che rafforzi la capacità di azione soprattutto a livello locale” sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

A suo giudizio quali sono i punti forti del progetto redatto dal Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese”? “Ne elenco alcuni: da un lato la conferma e la rivalutazione del ruolo delle polizie comunali, attraverso l’assunzione di competenze di primo piano e direttamente percepibili dai cittadini. Il secondo punto è il chiaro focus sulla strategia della prossimità, da ricoprire in primis dalle polizie comunali. Una prossimità che permetterà di rispondere sempre meglio ai bisogni delle cittadine e dei cittadini, assicurando loro la vicinanza degli agenti. E poi un punto forte che riguarda la politica: questo rapporto potrà rappresentare una solida base per affrontare con maggiori conoscenze anche la discussione all’interno del Parlamento sull’eventuale costituzione di una Polizia unica in Ticino, di cui tanto si parla. In ultima analisi “Polizia Ticinese” rappresenta la volontà di migliorare il lavoro delle e degli agenti di polizia, siano essi attivi per la cantonale o per i Corpi delle comunali, a favore di tutto il Ticino e per un reale rafforzamento delle nostre istituzioni!”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 17 marzo 2024 de Il Mattino della Domenica

 

 

 

 

 

Carceri piene, spunta l’ipotesi dei container

Carceri piene, spunta l’ipotesi dei container

Alla Stampa e alla Farera i detenuti sono in aumento e il sovraffollamento è costante.
L’emergenza spinge la Divisione della giustizia a presentare alcune misure per correre ai ripari: braccialetto elettronico e rientro in servizio degli agenti in pensione, in attesa di una nuova struttura.

«Ogni giorno è un po’ come giocare a Tetris». Una partita infinita, che per il direttore delle strutture carcerarie ticinesi si protrae da oltre un anno, nel tentativo di trovare nuovi spazi per collocare i detenuti. «Un anno di passione», lo definisce in effetti Laffranchini, con una situazione da «tutto esaurito» che è ulteriormente peggiorata negli ultimi due mesi. E per arginare la quale il Dipartimento delle istituzioni si è attivato con una serie di misure.

Ma andiamo con ordine. Attualmente, ci viene spiegato, nel carcere penale della Stampa sono rinchiuse 150 persone, in quello giudiziario della Farera ce ne sono 86 (con appena due posti liberi), mentre allo Stampino, nella sezione aperta, i detenuti sono 34. Numeri elevati, che raccontano di un sovraffollamento delle strutture carcerarie divenuto ormai una costante per il Ticino. «Non può più essere definita una situazione temporanea ed è difficile intravedere un’inversione di tendenza. Ci sono state un paio di inchieste concomitanti, che hanno portato dietro le sbarre un numero maggiore di persone, ma non è solo questo». Già, perché a rendere unico il nostro cantone è soprattutto la posizione geografica. «Siamo un territorio di frontiera e, di conseguenza, dobbiamo fare i conti con una serie di problematiche peculiari, che negli ultimi tempi si sono acuite. Parliamo di furti a cavallo del confine, di traffico di stupefacenti e di tutti i problemi che derivano dalla migrazione ». In generale, osserva Laffranchini, «non c’è stato un aumento della criminalità, ma probabilmente di un certo tipo di reati, per cui si rende necessaria la carcerazione». Ad esempio, un detenuto su due alla Stampa è incarcerato per droga. «Il 40% delle persone è detenuta per aver commesso infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti, un altro 10% per reati indirettamente collegati agli stupefacenti», sottolinea Laffranchini. In questo ambito rientrano ad esempio i furti alle stazioni di benzina, che spesso sono commessi da chi è in cerca di soldi per poter comprare le sostanze, oppure le aggressioni per il controllo del territorio. «Questo non significa certo che siamo un cantone di drogati. Ancora una volta, piuttosto, è conseguenza della nostra posizione geografica, che ci colloca in uno snodo centrale per il traffico di stupefacenti ». Per la stessa ragione, la maggior parte dei detenuti è straniera, soprattutto al carcere giudiziario. «Siamo attorno al 70% alla Stampa, mentre alla Farera tocchiamo il 90%. Ma questo è dovuto anche al fatto che nel carcere giudiziario vengono incarcerate le persone sotto indagine per cui esiste un pericolo di fuga o di recidiva. Un rischio più marcato per chi non è domiciliato qui».

Alla ricerca di spazio
Tutto ciò, fa sì che la situazione nelle strutture carcerarie oggi sia molto complicata. «Ogni giorno – dice Laffranchini – mi confronto con i miei collaboratori e, sulla base di arrivi e partenze nelle nostre strutture, capiamo come agire ». Per far fronte all’emergenza, ci teniamo pronti a recuperare 7 ulteriori posti sfruttando le celle di Polizia per la gestione dei detenuti di Lugano e Mendrisio, riservate ad adulti maggiorenni e in buone condizioni di salute. «Ma chiaramente sarebbe solo una soluzione temporanea», evidenzia il direttore. Non dovesse bastare ancora, si procederebbe al trasferimento dei detenuti in una delle altre strutture detentive del Concordato latino. «Finora è accaduto solo in quattro occasioni, ma anche in questo caso è molto complicato: anche le carceri della Romandia sono al limite, dunque normalmente si procede con uno scambio di detenuti». Insomma, «è urgente trovare una soluzione». Una posizione condivisa anche dal Dipartimento delle istituzioni. Non a caso, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha annunciato l’intenzione di portare il tema in Governo. «Prima di tutto quale capo Dipartimento – premette Gobbi – ci tengo a ringraziare tutto il personale e la direzione delle strutture carcerarie cantonali per il grande impegno e il senso di responsabilità che stanno dimostrando in questa situazione che si sta protraendo da mesi». Una situazione «che tocca tutto il settore esecuzione pene, nonché la Magistratura e la Polizia». Nelle prossime settimane, prosegue, «porterò all’attenzione del Governo la situazione e presenterò una serie di misure per farvi fronte».

La Divisione si muove
Una serie di misure che, come ci spiega la direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, si snodano su tre tempi: corto, medio e lungo termine. «In prima battuta abbiamo deciso di coinvolgere tutte le autorità giudiziarie e la Polizia, nell’ottica di alleviare la pressione sulle strutture carcerarie ». In pratica, per il Ministero pubblico si tratta, laddove possibile, di adottare misure sostitutive all’arresto. «Ad esempio, negli ultimi mesi, consci del problema del sovraffollamento, le autorità giudiziarie stanno sfruttando maggiormente l’utilizzo del braccialetto elettronico». Oltre allo spazio, però, c’è anche il problema delle risorse umane. «Tutto il personale è molto sotto pressione», rileva Laffranchini. Non a caso, al carcere giudiziario, dove in situazioni normali è previsto un agente di custodia ogni 15 detenuti, «oggi ci troviamo a gestirne il doppio: 30 detenuti per ciascun agente. E questo porta inevitabilmente a lavorare con maggiore pressione». Insomma, «il contingente attuale non è più sufficiente». Anche perché non è solo una questione di quantità, ma anche di qualità. «Molti detenuti – spiega il direttore – sono aggressivi o mostrano comportamenti autolesionisti, e questo complica ulteriormente le cose per gli agenti». Per alleviare il carico di lavoro delle guardie carcerarie e, soprattutto, per cercare di reperire più personale, la Divisione della giustizia si è mossa su due fronti. «In primis, abbiamo pensato di reintegrare, tramite contratti a ore, gli agenti di custodia ancora in età non pensionabile che erano già in pensione. In seconda battuta, cercheremo di assumere personale già formato e proveniente da altri cantoni». In aggiunta, «per i compiti svolti dagli agenti di custodia per quanto riguarda i controlli di sicurezza all’esterno del carcere, che quindi nulla hanno a che vedere con la custodia dei detenuti (come ad esempio la ronda esterna del carcere oppure i controlli all’ingresso del palazzo di Giustizia), l’ipotesi è quella di affidare il mandato a società di sicurezza esterne o, in alternativa, agli ausiliari di Polizia». Un capitolo a parte, poi, riguarda la detenzione dei minori, soprattutto dei richiedenti l’asilo, che per legge devono stare in celle singole. «Per cercare di liberare posti, abbiamo rafforzato la collaborazione con il Centro federale d’asilo di Chiasso. In questo modo, non appena ci viene comunicato l’esito dell’esame che viene effettuato per accertarne l’età, se i richiedenti asilo sono maggiorenni possiamo procedere velocemente e gestire meglio gli spazi».

E il nuovo carcere?
A far discutere, però, potrebbe essere un’altra misura, che dovrebbe essere concretizzata di qui a qualche mese. «Per ovviare al problema del sovraffollamento, abbiamo assoluta necessità di creare nuovi spazi. Di conseguenza, sulla scorta di quanto avviene in alcune strutture della Svizzera interna, stiamo valutando di utilizzare alcuni container detentivi». Per contro, sembra tramontata l’ipotesi di trasferire una parte dei detenuti nel carcere Naravazz di Torricella-Taverne, chiuso dal 2013 e oggi utilizzato per alcune esercitazioni di Polizia. «Non è una soluzione percorribile a causa degli ingenti lavori di ristrutturazione che sarebbero necessari», dice Andreotti. A lungo termine, infine, resta il grande tema del nuovo carcere. «La Stampa, lo abbiamo chiarito più volte, è ormai giunta al termine del suo ciclo di vita. Occorre quindi progettare una nuova struttura ». Per il nuovo carcere serviranno tra i 100 e i 150 milioni, «anche se un terzo dei soldi ci verrebbe poi restituito dalla Confederazione», precisa la capo divisione. «Dopo lunghe discussioni, nelle prossime settimane chiederemo al Consiglio di Stato il via libera per riattivare la pianificazione del nuovo carcere di esecuzione pena». In prima battuta, si tratterà di capire dove potrà sorgere: «Sul tavolo ci sono una decina di terreni che avrebbero la metratura necessaria, poi toccherà al Governo decidere. È chiaro, però, che per tutta una serie di ragioni organizzative, il fondo a Cadro, proprio accanto alla Stampa, sarebbe la soluzione più adeguata».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 5 febbraio 2024 del Corriere del Ticino

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri presso il Tribunale penale federale di Bellinzona si è svolta, come da tradizione, la cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento la Presidente del Gran Consiglio Nadia Ghisolfi, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Sindaco di Bellinzona Mario Branda e il Procuratore Generale Andrea Pagani.

È stata l’occasione per presentare i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi, nonché per sottolineare i traguardi raggiunti attraverso specifici percorsi formativi. Nel suo intervento il Comandante Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato come tragici eventi, quali la guerra in Ucraina e il conflitto israelo-palestinese, influenzano non solo il contesto di sicurezza internazionale ma pure quello nazionale e cantonale. A questo possiamo aggiungere la crisi economica che va a toccare la popolazione e influisce in maniera importante sulla società dove la polarizzazione e la frammentazione sociale acuiscono il rischio di derive violente. In questo scenario estremamente mutevole, anticipare gli effetti negativi è essenziale per individuare e valutare tempestivamente le minacce e i cambiamenti rilevanti nel nostro contesto locale e per adottare le misure necessarie ha sottolineato il Comandante. Senza dimenticare che contrastare la criminalità in un mondo digitale e globalizzato pone le autorità dinanzi a sfide particolari. Gli ambienti criminali si servono delle possibilità offerte dalla tecnologia, ad esempio i social media, i big data, l’intelligenza artificiale e la crittografia, sfruttandole per commettere reati sempre più sofisticati. In ambiti anche “classici” quali i reati contro il patrimonio, i reati finanziari e lo spaccio di stupefacenti. Vi sono poi fattispecie non meno importanti che permangono nell’ombra, ad esempio le infiltrazioni della criminalità organizzata, il riciclaggio di denaro e la tratta di esseri umani. Grazie alle sue competenze, la Polizia cantonale sarà comunque in grado di rispondere con soluzioni appropriate con la tenacia e l’impegno che ha sempre messo in campo ha concluso il Comandante evidenziando pure l’importanza della collaborazione con i partner della sicurezza a tutti i livelli.

Nel suo intervento il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ringraziato in primo luogo tutti gli agenti che anche nel 2023 hanno garantito la nostra sicurezza in maniera ottimale. Un Corpo che in questi anni, grazie soprattutto alla formazione, ha ulteriormente innalzato il suo livello di preparazione. Uno sforzo che proseguirà anche nel futuro. Il Consigliere di Stato ha pure rimarcato il particolare momento difficile delle finanze cantonali, che condiziona le scelte in ogni settore della vita pubblica e tocca ogni cittadino. Anni delicati che vedranno però il Comando e il Corpo della Polizia cantonale fare la loro parte a favore di tutta la cittadinanza. Ha terminato il suo saluto con gli auguri per le ormai prossime festività natalizie e soprattutto per un 2024 ricco di soddisfazioni professionali e personali.

 

Non aspettare la neve per rendere il tuo veicolo più sicuro!  

Non aspettare la neve per rendere il tuo veicolo più sicuro!  

Comunicato stampa

I mesi autunnali e invernali registrano sempre più spesso temperature miti. Queste possono però cambiare repentinamente, rendendo il fondo stradale vieppiù insidioso in particolare per i veicoli che non sono correttamente equipaggiati. Per questo motivo, anche quest’anno il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e la Polizia cantonale propongono l’abituale attività di sensibilizzazione rivolta ai e alle conducenti.  

Come ormai da tradizione, durante il mese di novembre il progetto di prevenzione “Strade sicure” e la Polizia cantonale presentano un’azione di sensibilizzazione sull’importanza di dotare i veicoli a motore del corretto equipaggiamento invernale.

In Svizzera non vige l’obbligo di montare pneumatici invernali sul proprio veicolo. Tuttavia, secondo un principio di responsabilizzazione individuale, il/la conducente deve avere la perfetta padronanza del mezzo in ogni circostanza. Pertanto può essere punito chi, a causa dell’inadeguato equipaggiamento, dovesse creare problemi alla circolazione stradale o causare incidenti. 

Inoltre, ogni conducente ha l’obbligo di viaggiare con un veicolo sicuro. Guidare in inverno con pneumatici estivi non è considerato tale: ad esempio, se lo spazio di frenata su una strada innevata ad una velocità di 40 km/h è di circa 30 metri con gli pneumatici invernali, sale addirittura a circa 60 metri con quelli estivi. Con le gomme invernali le prestazioni dei veicoli migliorano dunque in maniera significativa, l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del mezzo risulta più sicuro.

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante il periodo invernale raccomandiamo di:

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali quando la temperatura scende sotto i 7 °C;
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo è inferiore a 4 mm. Il profilo minimo legale per le gomme è fissato a 1.6 mm ma per quelle invernali è raccomandato dai 4 mm;
  • Sulle strade innevate la distanza di sicurezza da tenere deve essere di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre improvvise con i pedali o con lo sterzo.

Maggiori informazioni e tutto il materiale informativo su www.stradesicure.ch.  

“Piazze sicure”: “Una risposta per dare sicurezza alla gente”

“Piazze sicure”: “Una risposta per dare sicurezza alla gente”

Gobbi lancia un appello alle Città per potenziare la presenza di agenti negli spazi pubblici

 In questi giorni il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto una lettera ai sindaci e ai capi dicastero sicurezza delle città (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso) e dei Comuni di Ascona e Biasca che fanno parte della Conferenza cantonale consultiva di Polizia, lanciando un appello, denominato “Piazze sicure” sull’ordine pubblico e sulla sicurezza pubblica. Ma di che cosa si tratta? “Con questa lettera chiediamo che le Polizie comunali delle Città, in stretta collaborazione con la Polizia cantonale, predispongano misure per arginare fenomeni di ordine pubblico di competenza comunale. Fenomeni che, assieme a una recrudescenza di reati di competenza cantonale compiuti negli spazi pubblici urbani e nei pressi delle stazioni ferroviarie, hanno conosciuto un aumento nelle ultime settimane e hanno generato nella popolazione un senso di insicurezza”.

Di quali misure sta parlando? “Una risposta di tipo operativo. Anche a fronte del ritorno in Europa della minaccia terroristica, riteniamo indispensabile assicurare un presidio accresciuto da parte delle Polizie comunali negli spazi pubblici urbani e nei punti di forte movimento delle persone, come ad esempio le stazioni ferroviarie. Senza fare facili allarmismi, il principio di presidiare maggiormente il territorio urbano con i nostri agenti è una risposta a favore del ripristino del senso di sicurezza nella popolazione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Siamo stati confrontati negli anni scorsi a un lungo periodo di calma, anche a seguito del COVID. Negli ultimi mesi questa situazione è stata rotta da un aumento di casi di cronaca che hanno toccato diverse Città del nostro Cantone, con reati penali e legati all’ordine pubblico. Questo ha generato subito un senso di insicurezza nella cittadinanza, che richiede una maggior presenza e visibilità da parte delle forze dell’ordine. Riteniamo quindi indispensabile che le istituzioni preposte alla sicurezza diano immediatamente un segnale forte. Con il concetto “Piazze sicure” vogliamo dimostrare che le istituzioni locali e cantonali sono presenti, a favore della sicurezza e dell’ordine pubblico della nostra popolazione e delle nostre attività commerciali. “Piazze sicure” andrà a sommarsi nel periodo natalizio anche con l’operazione “PREVENA” che vede i rispettivi corpi di polizia operare assieme per preventivamente contrastare altre tipologie di fenomeni (in particolare furti e taccheggi) che avvengono sotto le Feste”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

 

Bodycam sugli agenti, finita la fase test

Bodycam sugli agenti, finita la fase test

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:1900134

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 6 ottobre 2023 de Il Quotidiano

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Le bodycam piacciono, ma occorrerà tempo
Il test condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria «ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione» dello strumento – Norman Gobbi: «Avremo un centro di competenze per l’approvvigionamento del materiale e il recupero dati»

In un futuro non troppo lontano, anche in Ticino i corpi di Polizia potrebbero indossare le cosiddette «bodycam», microcamere portabili utilizzate per registrare e documentare le attività di una pattuglia o di un singolo agente. Un tema di cui nel nostro cantone si parla da molto tempo e che ha visto una prima concreta spinta in avanti nel 2021, quando assieme alla Polizia comunale di Lugano e alla Gendarmeria, è stato avviato un progetto pilota per testare l’utilità di questa tecnologia. E nel frattempo, diversi professionisti del settore hanno chiesto di poter implementare in tempi celeri questa tecnologia. Un auspicio in tal senso, ad esempio, era stato espresso anche dal presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli. Ora, va però detto che allo stato attuale la legge non permette l’utilizzo di queste microcamere per le Polizie comunali. Tuttavia, è oggi pendente in Parlamento il messaggio governativo (licenziato a marzo di quest’anno) riguardante la nuova Legge cantonale di Polizia. Essa, tra le varie novità, darebbe pure le basi legali per implementare proprio le «bodycam».

L’approvazione è pendente
A ribadire nuovamente la bontà del progetto, proprio ieri, è stato anche il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Durante la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza – che riunisce in un tavolo politico il Dipartimento delle istituzioni (DI) e i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi – Cocchi ha presentato i risultati del progetto pilota, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. «Un test – si legge in un comunicato del DI – sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle bodycam». Un’implementazione che però, come dicevamo, potrebbe richiedere un po’ di tempo.
Nello stesso comunicato anche il DI ricorda infatti che «per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia», attualmente pendente nella Commissione parlamentare competente. Oltre a ciò, andranno poi anche definiti «gli aspetti finanziari che una simile novità comporta». Detto diversamente: l’intenzione di andare in questa direzione c’è, ma la strada verso l’implementazione potrebbe essere ancora lunga.

«Non in maniera sistematica»
Il direttore del DI Norman Gobbi, da noi raggiunto, preferisce non sbilanciarsi sulle tempistiche dell’operazione. Ad ogni modo, sottolinea due aspetti dell’esperienza fatta con il progetto pilota. «Da una parte si tratta di un elemento di prova quando la Polizia interviene. E questo è sicuramente positivo, perché non è una terza persona a filmare e, inoltre, tutto rimane a “scatola chiusa”, senza poter essere modificato, a comprova delle varie inchieste». Dall’altra parte, «un altro aspetto che inizialmente si auspicava potesse essere un plusvalore anche per l’operatività degli agenti, non ha dato i risultati sperati: si pensava potesse fungere da deterrente per certi comportamenti violenti da parte delle persone sottoposte a fermo di Polizia. Ma in alcuni casi, magari perché erano scatenati o sotto l’effetto di sostanze stupefacenti, l’aver annunciato di essere registrati non ha avuto un effetto deterrente». In ogni caso, in generale, Gobbi definisce il test pilota «una buona esperienza, la quale è stata anche apprezzata dagli agenti».
Un altro tema da discutere sarà poi quello degli investimenti. A questo proposito Gobbi spiega di aver già discusso con i Comuni della creazione di un centro di competenze cantonale, «che andremo già ad avviare nella sua costituzione per anticipare i tempi e che gestirà tutto il sistema bodycam, sia per l’approvvigionamento delle telecamere sia per il recupero dati in caso di necessità». L’obiettivo del centro di competenze è «quello di avere un organo neutro e specializzato: gli altri corpi di polizia non dovranno avere un informatico di turno per estrapolare i dati in caso di necessità». Ma perché non iniziare già ora – chiediamo infine a Gobbi – a implementarle per la Polizia cantonale (la quale ha già la base legale per farlo)? «Sì, potremmo già incominciare, ma non lo faremo in maniera sistematica. Durante qualche impiego lo si farà, ma per ora non in maniera sistematica. Anche perché – chiosa Gobbi – per farlo dovremo prima chiedere gli eventuali crediti per gli investimenti».

Da www.cdt.ch
Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Si è riunita la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è riunita ieri a Bellinzona per la 25ma volta la Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Il focus è stato posto sul progetto Bodycam e sulla formazione degli agenti di polizia.

La Conferenza cantonale consultiva si è ritrovata per la prima volta dall’inizio della legislatura cantonale 2023-2027. Introducendo i lavori il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ribadito l’importanza di questa piattaforma, che permette di sviluppare progetti e affrontare problematiche nell’ottica di migliorare la collaborazione delle forze dell’ordine a favore della sicurezza dei cittadini.

In particolare durante l’incontro odierno il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, ha presentato i risultati del progetto pilota “Bodycam”, condotto congiuntamente dalla Polizia comunale di Lugano e dalla Gendarmeria. Si tratta, in sintesi, dell’introduzione dell’uso delle telecamere per registrare e documentare le attività di una pattuglia. Un test sviluppatosi sull’arco di più mesi, che ha evidenziato diversi aspetti positivi, tanto da consigliare l’implementazione delle Bodycam. Per passare alla fase esecutiva occorre ancora attendere l’approvazione della nuova Legge cantonale di Polizia, oltre alla definizione degli aspetti finanziari che una simile novità comporta.

Tra gli altri temi affrontati si segnala l’aggiornamento legato alla formazione in corso alla Scuola cantonale di Polizia 2023 e le selezioni per quella del 2024, nonché informazioni sulle procedure di notifica dei precetti esecutivi. Inoltre il Segretario generale del DI e presidente del Gruppo di lavoro “Polizia Ticinese” Luca Filippini ha portato gli aggiornamenti sulle attività del gruppo.

La Conferenza tornerà a riunirsi venerdì 15 marzo 2024.    

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

“È stata la chiusura peggiore per un derby”

A That’s Hockey Norman Gobbi ha parlato della rissa di Lugano, di conseguenze e soluzioni

Nella puntata di questa settimana di That’s Hockey non si è potuto fare a meno di parlare del caso della settimana, ovvero dei tafferugli avvenuti tra alcuni tifosi dopo il derby della Cornèr Arena. In collegamento per parlare di quanto successo vi era anche il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni del Cantone Norman Gobbi, che ha commentato su quale saranno le conseguenze per gli autori di quei brutti gesti: “È stata la chiusura peggiore per un derby. Ora la prima cosa sarà identificare i responsabili e non è facile vista l’omertà tra tifosi. Le misure che verranno prese poi saranno delle diffide, sia da parte del club che del Cantone per evitare che questi episodi si ripetano”.

“Preoccupa che un singolo deficiente possa provocare cose del genere, soprattutto nel settore famiglie”

Gli ospiti in trasmissione sono stati concordi nel dire che ha sorpreso la mancata presa di posizione da parte di entrambi i club e che un episodio del genere, anche se ormai molto più raro di un tempo, non deve essere minimizzato. Il Consigliere di Stato ha spiegato il mancato intervento della polizia: “La situazione all’inizio era sotto la responsabilità della sicurezza del club, nulla faceva presagire potenziali scontri, ma la mamma degli stupidi è sempre incinta”. Quali soluzioni per evitare episodi del genere in futuro? “Il biglietto nominale potrebbe essere una soluzione”.

https://www.rsi.ch/sport/hockey/%E2%80%9C%C3%88-stata-la-chiusura-peggiore-per-un-derby%E2%80%9D–1895812.html

Intervento durante la trasmissione That’s hockey RSI di lunedì 2 ottobre 2023

 

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Truffa del falso nipote: “Niente panico! Riappendete subito!”

Norman Gobbi presenta la campagna nazionale contro questo odioso crimine

“Truffare i nostri anziani è una delle cose più brutte che si possano fare. “Giocare” poi sui sentimenti, sulla paura e sulle emozioni è un modo di fare ancora più odioso. Le truffe telefoniche, conosciute con la definizione “del falso nipote”, stanno purtroppo diventando un atto criminale sempre più usato da cittadini stranieri senza scrupoli!”. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato l’allarme, assieme ai suoi colleghi d’oltre San Gottardo, e sta per partire una campagna nazionale proprio per mettere sempre di più sull’attenti le persone che possono cadere in queste situazioni e perdere così anche tanti soldi.
“Queste truffe sono in aumento in tutta la Svizzera” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “In Ticino solo nel 2023 vi sono stati diverse centinaia di tentativi e almeno in una trentina di casi sono andate a segno. Il danno economico subito dalle vittime si aggira addirittura sul milione e mezzo di franchi! In tutta la Svizzera nel 2023 le truffe telefoniche tentate sono state 2’800 e il danno finanziaria supera gli 8 milioni di franchi. Da gennaio a oggi la Polizia cantonale ha effettuato una decina di arresti. Un successo, perché si riesce ad assicurare alla Giustizia almeno una parte di questi criminali. Si tratta solitamente di persone legata a gruppi famigliari, che hanno la loro base in Polonia e in Italia”.
Davanti a questo crescendo di truffe e tentativi di truffa è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione e di prevenzione in tutta la Svizzera da parte dell’ente Prevenzione Svizzera della Criminalità e dai Corpi di polizia cantonali e comunali. “Con questa campagna si vuole sensibilizzare la popolazione su come agire quando si riceve una chiamata scioccante – perché di regola chi chiama comunica sempre una notizia molto brutta (ma falsa) riferita a un parente stretto che provoca nella vittima uno stato di stress. La campagna ha per slogan: “Niente panico! Riappendete subito! “. Con spot televisivi, manifesti, volantini, informazioni sui social e altre iniziative si danno consigli utili. Come quello di chiamare subito la polizia. Le raccomandazioni sono quelle di non farsi mettere sotto pressione da sconosciuti che chiamano; di interrompere subito la chiamata; di contattare la persona indicata come vittima e chiedere se va tutto bene; di non consegnare mai contanti o altri oggetti di valore a una persona sconosciuta e, appunto, segnalare la truffa alla polizia”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
La campagna è promossa in collaborazione con Pro Senectute e si svilupperà nelle sue varie forme a partire dai prossimi giorni.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 ottobre 2023 de Il Mattino della Domenica

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

Il direttore del DI Norman Gobbi spiega il motivo per cui Berna ha deciso di rafforzare il dispositivo nella regione meridionale – E sul rischio di arrivi a Chiasso da Lampedusa osserva: «Il timore maggiore è che il nuovo assetto europeo spinga i flussi sul nostro territorio»
 
Mentre il patto sulla migrazione europea (raggiunto a giugno dai 27) scricchiola sulla spinta dei nuovi sbarchi a Lampedusa, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) rafforza la frontiera sud inviando nuovi militi in Ticino. Una mossa anticipata dalla SonntagsZeitung e confermata dalla stessa autorità bernese con l’obiettivo dichiarato di dare manforte al personale della regione meridionale. Sul dispositivo messo in atto alla frontiera sud, la Confederazione («per motivi tattici») non ha fornito dettagli, limitandosi a specificare che «ulteriori collaboratori provenienti dalla Svizzera tedesca sono stati inviati a sud». Il sottotesto però è chiaro: occorre tenersi pronti: «Nelle ultime due settimane, due terzi di tutte le entrate illegali registrate in Svizzera sono avvenute in Ticino», rivela al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Solitamente la percentuale è attorno al 50%». Di qui, il potenziamento che «in realtà è in vigore già da un po’ di tempo».

«Nessun effetto Lampedusa»
Ma che cosa accadrebbe se la Svizzera, di punto in bianco, diventasse la destinazione preferita dei migranti sbarcati in Sicilia? «Al momento non è stato ravvisato alcun effetto Lampedusa», osserva il consigliere di Stato. Nonostante i numeri delle entrate illegali e delle richieste di asilo in Svizzera siano in aumento, a raggiungere la Svizzera attraverso la rotta balcanica attualmente sono soprattutto i migranti afghani. «La nostra frontiera tuttavia dal profilo geografico è un po’ più aperta rispetto al Brennero o a Ventimiglia». Di qui, appunto, la necessità di rafforzare il confine sud, «non solo su Chiasso, ma anche Gaggiolo e Gambarogno».

Cambiamenti in atto
Tradizionalmente i flussi provenienti dall’Africa si muovono verso altri Paesi, come la Germania e la Francia. Oggi, però, il contesto politico europeo è cambiato. Dopo aver firmato a giugno il nuovo patto sulla migrazione europea, la Francia (ma non solo) in questi giorni ha rafforzato i controlli al confine con l’Italia, rifiutandosi di accogliere i migranti provenienti da Lampedusa e procedendo a respingimenti quasi sistematici. Un’azione che ha già incassato la condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. I migranti irregolari, ha evidenziato la Corte UE, devono poter «beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo in ultima istanza». Intanto, mentre si moltiplicano gli appelli alla solidarietà e alla coesione (a cominciare dalla presidente dell’UE Ursula von der Leyen seguita poi da Josep Borrell, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE: «Il dossier migranti rischia di dissolvere l’Unione europea»), anche il Governo tedesco ha ribadito che la Germania si sente oberata dagli arrivi. L’Austria dal canto suo ha intensificato i controlli alle frontiere. Il quadro insomma è mutato e rischia di mutare ancora: «Questo nuovo assetto con la chiusura di Ventimiglia e i maggiori controlli in Austria ci preoccupano», commenta Gobbi che aggiunge: «La Confederazione tuttavia ha risposto prontamente. Il nostro vantaggio è che buona parte delle entrate illegali viene respinta e i migranti irregolari vengono riammessi sul territorio italiano nel giro di 24 ore». Questa procedura per ora in Ticino funziona, aggiunge il direttore del DI. «Ma chiaramente quello che avviene a mille chilometri più a sud ci preoccupa per l’impatto che potrebbe avere nelle prossime settimane sulla frontiera di Como-Chiasso». Il nuovo assetto è stato condiviso con le autorità cantonali e in particolare con la polizia, fa notare Gobbi. «La collaborazione è stretta, anche perché il Cantone partecipa con le Guardie di confine nel processo di riammissione semplificata verso l’Italia». Ad ogni modo conclude Gobbi, «la maggior parte di chi arriva da noi non chiede asilo, ma desidera proseguire verso altre destinazioni, Francia, Germania, Regno Unito e Scandinavia».

Arrivano i soldi
Intanto negli scorsi giorni la Commissione europea ha annunciato di aver stanziato 127 milioni di euro a favore dell’attuazione del memorandum d’intesa con la Tunisia siglato a luglio con il presidente Kais Saied. Un primo pacchetto di aiuti che mira alla repressione delle reti di trafficanti illegali con l’obiettivo ultimo di mettere un freno alle partenze dalla costa tunisina, luogo di provenienza della quasi totalità dei barchini giunti in queste settimane a Lampedusa. L’accelerazione impressa dall’UE sul dossier pare dunque evidente, anche nel tentativo di ricucire gli strappi che il tema ha aperto a pochi mesi dell’appuntamento elettorale europeo. I soldi promessi a Tunisi, a cui l’UE ha appaltato una parte della gestione dei confini esterni, vanno proprio in questa direzione. Ridurre la pressione migratoria esternalizzando la gestione (anziché puntare su una corretta ridistribuzione interna come voleva il patto migratorio) rimane al momento la soluzione preferita da questa Europa.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 settembre 2023 del Corriere del Ticino