Le rassicurazioni hanno pagato

Le rassicurazioni hanno pagato

Da LaRegione del 29 febbraio 2016

«Un sì del Ticino alla Svizzera. Un sì della Svizzera al Ticino. Un sostegno reciproco per rinsaldare quell’amore che ci lega e che passa anche da una votazione di questo tipo». Una votazione che ha visto quasi il sessanta per cento dei ticinesi allinearsi alla posizione del Consiglio di Stato. Il quale negli scorsi mesi si è lungamente speso – salamini compresi – a favore della costruzione di un secondo tunnel autostradale al Gottardo. «Era importante – spiega il presidente dell’esecutivo Norman Gobbi alla ‘Regione’ – far comprendere al resto del Paese che il governo, il Gran Consiglio e la deputazione cantonale alle Camere federali sostenevano questo progetto». Un progetto che alla luce del risultato di ieri pare aver «offerto quelle garanzie di cui i ticinesi hanno bisogno».

Una garanzia su tutte: il traffico non aumenterà, nonostante l’apertura di un secondo tunnel.

Sì. Oltre all’articolo costituzionale, ora pure il decreto legislativo afferma a chiare lettere che non ci sarà e non ci potrà essere un aumento della capacità sotto il Gottardo. Una rassicurazione che ha portato il Consiglio di Stato a sostenere un risanamento che rispetta il volere dei ticinesi, i quali in passato si sono espressi chiaramente contro l’iniziativa Avanti e a favore dell’Iniziativa delle Alpi.

Dal passato al futuro: tali rassicurazioni, signor Gobbi, non devono rimanere sulla carta…

È un impegno che si assumeranno in particolar modo i contrari al raddoppio, così come i governi direttamente toccati dal tema. Ossia il Canton Ticino e il Canton Uri. E per quanto concerne il Ticino, lo ribadisco, resteremo vigili: non vogliamo venir meno alla nostra parola, né tantomeno farci prendere per il naso dalle autorità federali. Si farà di tutto per scongiurare un aumento del traffico. È ciò che si attende la popolazione.

Soprattutto quella del Mendrisiotto, che ieri ha detto no.

È comprensibile che il Mendrisiotto abbia votato no. La regione è fortemente toccata dal traffico transfrontaliero e in tal senso l’impegno del governo sarà quello di rispondere a queste preoccupazioni e di continuare con quei progetti che si stanno mettendo in atto per migliorare il trasporto pubblico e la mobilità transfrontaliera. Il tutto nell’ottica di migliorare la vivibilità del Mendrisiotto.

Bellinzona e Berna festeggiano…così come il Consiglio di Stato

Bellinzona e Berna festeggiano…così come il Consiglio di Stato

Dal Giornale del Popolo del 29 febbraio 2016

Bellinzona e Berna festeggiano Avendo sostenuto dall’inizio il progetto, i Governi federale e cantonale non hanno nascosto d’aver gradito il risultato che porterà alla costruzione di una seconda galleria autostradale. Consiglio federale soddisfatto… Grande soddisfazione è stata espressa dalla ministra federale dei trasporti Doris Leuthard per il «sì» al risanamento del San Gottardo. Durante l’usuale conferenza stampa post-voto del Consiglio federale che si è tenuta nel pomeriggio di ieri a Berna, Leuthard ha commentato: «È nello spirito della nostra Nazione garantire collegamenti con tutto il Paese», ha rilevato, «il collegamento deve essere efficiente anche nei periodi di risanamento». L’Ufficio federale delle strade (USTRA) potrà lanciare un progetto, che verrà sottoposto al Governo, operando in collaborazione con i Cantoni e i Comuni interessati. Una volta ottenuta luce verde, se nessuno presenterà ricorsi, i lavori dovrebbero iniziare già nel 2020. «Strada e ferrovia non sono concorrenti, ma funzionano in modo combinato», ha aggiunto Leuthard. Sulle opposizioni emerse nel Mendrisiotto, la ministra dei trasporti ha affermato che «nel sud del Ticino ci sono altri problemi, con il traffico e i frontalieri, che non hanno niente a che vedere con il risanamento del San Gottardo». … così come il Consiglio di Stato Il Consiglio di Stato cantonale ha espresso la sua soddisfazione e ringrazia i cittadini per avere riconosciuto il valore del progetto presentato dal Consiglio federale. Il CdS rassicura anche chi, soprattutto nel Mendrisiotto, si è espresso negativamente per timore di un aumento del traffico e dell’inquinamento. Per una reazione abbiamo sentito il presidente del CdS Norman Gobbi: «Soddisfatti per il voto in Ticino, ma anche per l’esito negli altri Cantoni. Questo a fronte di un grande impegno per cercare di far capire che l’opera è necessaria per mantenere collegato, in modo costante e durevole, il sud delle Alpi dal resto della Svizzera. Il Sì in Ticino rimette ordine sulle volontà dei ticinesi, infatti troppo sovente ho sentito dire dagli avversari che rappresentavano meglio le volontà dei ticinesi rispetto a quelli dei favorevoli. Rilevo anche che i cittadini del canton Uri hanno votato in modo diverso dalle indicazioni di voto del loro Governo. Il Mendrisiotto, regione confrontata con problemi di vivibilità, ha votato in modo negativo. Un segnale indirizzato anche al Governo il quale dovrà continuare a migliorare la mobilità transfrontaliera e legata al trasporto pubblico. E voglio dire un’ultima cosa: questo voto ha rafforzato l’amore confederale tra il Ticino e il resto del Paese».

«Rafforzato il legame con la Svizzera»

«Rafforzato il legame con la Svizzera»

Dal Corriere del Ticino del 29 febbraio 2016

Il sì al risanamento con raddoppio della galleria autostradale del San Gottardo, sostenuto dal Consiglio di Stato, ha vinto in modo piuttosto netto: vi aspettavate questo risultato? Quali gli argomenti che hanno fatto pendere l’ago della bilancia?
«Auspicavo un 55% di sì, pur consapevole che il tema è sensibile: i ticinesi hanno a cuore il proprio territorio e la sua vivibilità. Sono convinto che le rassicurazioni messe in campo unitamente al testo di legge che esplicitamente non ammette un aumento di capacità di transito attraverso il San Gottardo siano state una garanzia sufficiente. E il Governo ha preso posizione a sostegno del risanamento proprio per le garanzie che venivano offerte».
Nel Mendrisiotto però queste rassicurazioni non sono bastate…
«In Ticino il Mendrisiotto è il territorio più toccato da problemi di mobilità e vivibilità, non tanto per il traffico Nord-Sud legato al San Gottardo ma quanto piuttosto per il traffico transfrontaliero. Occorre però notare che si attendevano risultati più schiaccianti per il no, così come mi attendevo risultati più tiepidi in Leventina, mentre invece i sì di Airolo, Quinto e Faido sono stati netti. È stata una sorpresa positiva e sicuramente il messaggio del Mendrisiotto è un monito al Governo cantonale perché continui a impegnarsi sui progetti che sta portando avanti con i comuni nel migliorare la mobilità transfrontaliera».
I sostenitori del no promettono ancora battaglia. Da una parte attribuiscono la vittoria del sì ai mezzi finanziari messi in campo, dall’altra ricordano il ricorso inoltrato al Tribunale federale dal WWF del Canton Uri sulla formulazione della scheda di voto. Lei cosa risponde?
«Il Governo cantonale ha messo in campo ben 180 salametti (ride, ndr.). Scherzi a parte, i contrari nei manifesti e nella campagna hanno puntato sull’invasione dei camion, mentre il sì ha portato altri temi come la sicurezza, non solo legata agli incidenti ma anche al collegamento tra Nord e Sud, e la coesione nazionale. Quello che è importante sottolineare è che il sì dei ticinesi è stato un sì alla Svizzera e viceversa. Questo legame confederale è stato rafforzato».

Norman Gobbi: “La Svizzera deve pensare a se stessa!”

Norman Gobbi: “La Svizzera deve pensare a se stessa!”

Dal Mattino della domenica del 28 febbraio 2016

Il Ministro leghista a 360 gradi sulla Brexit, l’Unione europea e i negoziati con la Svizzera

Ormai è chiaro a tutti. L’Unione europea sta dimostrando tutte le sue fragilità; un’unione che, in parole più semplici, fa acqua da tutte le parti. Un esempio su tutti è quello dell’emergenza migratoria, per la quale l’Unione europea ha palesato una passività preoccupante, che ha avuto pure delle ripercussioni sul Canton Ticino. Stati che contravvengono agli accordi da loro stessi firmati, Stati che esigono più autonomia e Stati che pensano – per delle ragioni ben comprensibili – di uscire da questa Europa. Un’Europa che, per certi versi, rappresenta una sorta di gabbia. Il prossimo 23 giugno la Gran Bretagna voterà per decidere sulla propria permanenza o meno nell’Unione. Gli euroburocrati di Bruxelles hanno subito indicato che il discorso con la Svizzera è bloccato fino alla decisione del popolo britannico. L’ennesimo schiaffo al nostro Paese e al Popolo svizzero, che, dal 9 febbraio 2014, giorno in cui è stata accettata l’iniziativa sull’immigrazione di massa, attende che venga concretizzata la sua volontà. Di questa situazione complessa ne abbiamo discusso con il Ministro della Lega dei Ticinesi Norman Gobbi, Direttore del Dipartimento delle istituzioni e Presidente del Governo.

Norman Gobbi, cosa ne pensi delle richieste fatte dalla Gran Bretagna all’Unione europea?
“Sono richieste legittime, che rappresentano “la spia” di un problema che l’Unione europea ha dimostrato di non saper gestire e più in generale delle fondamenta fragili sulle quali essa è stata concepita. Fragili perché non sanno rispondere alle necessità durante periodo difficili come quello che sta vivendo oggi la nostra società. Finché tutto va bene è infatti troppo facile!”

Tu, così come la Lega dei Ticinesi, sei sempre stato contrario all’Unione europea.
“Fu proprio questo uno dei motivi che mi spinse, più di vent’anni fa, ad entrare a far parte della Lega dei Ticinesi. L’Europa ha inseguito un’utopia pensando che un’unione attraverso degli accordi in prevalenza economici tra Stati fosse sufficiente per creare una sorta di Stato federale. Lo sappiamo bene proprio noi Svizzeri: per costruire uno Stato federale ci vuole di più, a cominciare da fondamenta e valori solidi! Oggi gli Stati dell’Unione si trovano quindi avvinghiati in un labirinto di regole e di vincoli che non permette di far fronte ai problemi attuali e che riduce pericolosamente il potere decisionale degli Stati in settori delicati come ad esempio la sicurezza, il mercato del lavoro e la socialità.”


Come valuti il recente accordo tra l’Unione europea e il primo ministro britannico Cameron?

“Nella campagna verso il voto del 23 giugno il primo ministro britannico Cameron sosterrà di avere ottenuto il meglio: i vantaggi del mercato unico, senza il pericolo di essere governati da Bruxelles e senza perdere sovranità. L’Unione europea sosterrà invece di avere negoziato con pragmatismo, facendo concessioni a Londra ma senza aver rinunciato ai principi fondamentali che sostengono la sua impalcatura istituzionale. La verità è che la Gran Bretagna non è riuscita ad ottenere tutto quello che voleva. Un aspetto che inciderà sul voto del Popolo britannico, che a giusta ragione chiede delle risposte concrete alle sue preoccupazioni.”

Questo accordo avrà delle ripercussioni sulla Svizzera? L’Unione europea ha già detto che fino al 23 giugno i negoziati con il nostro Paese sono bloccati …
“La Svizzera deve pensare a se stessa! Non possiamo speculare sugli accordi tra gli altri Stati e l’Unione europea. La cosa positiva è comunque che uno Stato importante come la Gran Bretagna ha sottolineato i problemi legati alla libera circolazione delle persone, che, è innegabile, ha avuto degli effetti perversi ad esempio a livello di sicurezza e di mercato del lavoro.”

A breve il Consiglio federale presenterà la sua proposta di applicazione dei contingenti votati dal Popolo svizzero il 9 febbraio 2014. Cosa ti aspetti?
“Credo che per la Svizzera sia giunto il momento di decidere in quale direzione vogliamo andare per concretizzare la volontà espressa dal Popolo svizzero. Quello che mi aspetto è che i negoziatori elvetici sappiano difendere i nostri interessi fermamente – e senza paura – davanti all’Unione europea. Quello che viene prima di tutto è infatti la volontà del Popolo svizzero!”

Queste dinamiche sembrano passare molto al di sopra della testa dei Ticinesi…
“Al contrario! Il Governo ticinese non è stato con le mani in mano e si è impegnato per proporre una soluzione che consenta di applicare la volontà espressa dalla maggioranza Ticinesi (n.d.r: quasi il 70% ha votato a favore dell’iniziativa contro l’immigrazione di massa). La cosiddetta clausola di salvaguardia che tiene conto delle peculiarità e delle diverse esigenze regionali e che a breve verrà presentata ufficialmente. Non si tratta di un esercizio di stile ma di una proposta concreta. Concreta e soprattutto attenta alle differenti esigenze regionali. Un aspetto che valorizza il nostro federalismo. Un principio fondante della Svizzera, che è la forza del nostro Paese e che ci differenzia profondamente dall’Unione europea. Un principio che dobbiamo dunque difendere ed alimentare in maniera costante a beneficio di tutti i cittadini!”

Votazioni del 28 febbraio 2016: il bilancio del Governo

Votazioni del 28 febbraio 2016: il bilancio del Governo

Durante il fine settimana i cittadini ticinesi sono stati chiamati alle urne per esprimersi su quattro consultazioni federali e su un oggetto di pertinenza cantonale. Il Consiglio di Stato, preso atto della volontà popolare espressa, stila il proprio bilancio.

Votazione federale – Risanamento della galleria autostradale del San Gottardo
Il Consiglio di Stato esprime la propria soddisfazione per la decisione della popolazione svizzera, e la ringrazia per avere riconosciuto il valore del progetto presentato dal Consiglio federale e approvato dal Parlamento.
L’approvazione della soluzione di risanamento della galleria autostradale tramite la costruzione di un secondo tubo assicurerà al Ticino un collegamento stradale senza interruzioni con il resto della Confederazione, nel rispetto della coesione nazionale e delle esigenze dell’economia elvetica.
Al termine dei lavori, l’apertura dei due tubi monodirezionali senza aumento di capacità permetterà inoltre di migliorare sostanzialmente la sicurezza degli automobilisti in transito, eliminando il pericolo di incidenti frontali.
Il Consiglio di Stato si rallegra in modo particolare per il risultato della votazione a livello cantonale, e intende rassicurare anche chi – soprattutto nel Mendrisiotto – si è espresso negativamente per timore di un aumento del traffico e dell’inquinamento. Il Governo ribadisce a questo proposito la propria massima determinazione nel fronteggiare gli attuali problemi viari e ambientali del Sottoceneri, legati in modo preponderante alla mobilità transfrontaliera.

Votazione cantonale – Legge sull’apertura dei negozi del 23 marzo 2015
Il Consiglio di Stato si rallegra per la decisione dei cittadini ticinesi, che hanno dato il loro avallo al progetto già approvato dal Gran Consiglio.
Rispetto agli anni ai quali risaliva la precedente Legislazione (1968–1970), esigenze e abitudini dei consumatori sono radicalmente cambiate. Il Governo è dell’avviso che il nuovo ordinamento permetta di adeguare alla situazione attuale – in modo chiaro e semplice – gli orari di apertura dei negozi nel ramo della vendita al dettaglio, allineando il sistema normativo del Ticino, almeno parzialmente, con quelli in vigore nella maggioranza degli altri Cantoni. La nuova normativa rappresenta un tassello importante per mettere chiarezza sull’attuale sistema di deroga e, inoltre, permette una regolamentazione più uniforme sul territorio, anche dal punto di vista stagionale.
Il Consiglio di Stato ribadisce la propria attenzione per le condizioni di lavoro nel settore e la volontà di mantenere elevato il proprio impegno per favorire il dialogo fra imprese e dipendenti. Esso si adopererà per raggiungere un’intesa su un contratto collettivo prima dell’entrata in vigore della nuova legge, come espressamente previsto dal testo legislativo. La nuova legge istituisce inoltre una Commissione consultiva, composta da rappresentanti delle associazioni economiche e sindacali.

Schweizer Tunnelblicke

Schweizer Tunnelblicke

L’Handelsblatt mi ha intervistato nelle scorse settimane sul tema del risanamento autostradale del San Gottardo. Ecco l’articolo, integrale dove si possono leggere anche le mie risposte.

Der Streit um eine zweite Autoröhre durch den Gotthard entzweit die Schweizer. Es geht um die Unversehrtheit ihres Berges – und um ihre Souveränität. Eine Annäherung an den Mythos Gotthard von Holger Alich.

Es ist ein unwirtlicher Ort, tief unten im Berg. Schmutz klebt auf den einstmals weißen Kacheln.Fahles Neonlicht fällt von
der an ungezählten Stellen ausgebesserten Decke. Unablässig rollen Autos und Laster vorbei, die Wände lassen den Lärm iderhallen.
Der Tunnel rauscht wie ein wütendes Meer. Jürg Röthlisberger machen Lärm und Staub nichts aus. Im dunklen Anzug wirft er sich in Pose, blickt Richtung Italien, dreht sich um die eigene Achse. Der 51-Jährige leitet das Schweizer Bundesamt
für Straßen (Astra), er hat zum Fotoshooting geladen. Denn Röthlisberger ist im Wahlkampf. Für seinen Tunnel. Durch den Gotthard. Es ist eine historische Wahl, die die Schweizer am 28. Februar fällen. Oberflächlich geht es um Baupläne, Teer und Schutt. Man muss aber nicht tief bohren, um zu erkennen: Unterschwellig geht es um innerste Schweizer Befindlichkeiten.
Um die Unversehrtheit ihres Berges. Um ihre Souveränität. Was also, bitte, steht zur Wahl? Der Straßentunnel durch den Gotthard aus dem Jahr 1980, der Göschenen im Kanton Uri mit Airolo im Tessin verbindet, muss saniert werden. Die Regierung will den Tunnel in dieser Zeit sperren – und vorher eine zweite Röhre in das Felsmassiv bohren, um das Tessin während der Bauarbeiten nicht abzuschneiden.
Der Plan stößt auf eine bunt gemischte Gegnerschaft. Ex-Minister, Bau-Ingenieure und Umweltschützer, sogar die „Neue Zürcher Zeitung“, die sich sonst eher staatstragend gibt, protestieren: Das Vorhaben sei zu teuer, obendrein letztlich überflüssig. Tatsächlich sollen Tunnel und Sanierung 2,8 Milliarden Franken kosten. Aber vor allem glauben die Gegner der Regierung nicht, dass sie später beide Röhren mit nur je einer Spur betreiben wird. Sie fürchten Verkehr auf vier Spuren. Und mehr Spuren im Berg heißen mehr Laster im Berg.
Röthlisberger versichert zwar, man könne das durch Verfassung und Gesetz verhindern. Aber: „Was einmal gebaut wird, das wird eines Tages auch genutzt“, warnt Manuel Herrmann. Er trägt Bartstoppel im Gesicht und rote Turnschuhe. Herrmann spricht für die Alpenschutz-Initiative, einen der lautesten Gegner der zweiten Röhre. Ein vierspuriger Straßentunnel wäre ein gewichtiger
Konkurrent für den neuen Gotthard-Basistunnel der Bahn, der im Juni eröffnet (siehe Kasten).
Doch Herrmann hat noch mehr zu sagen: „Warum sollten wir der Europäischen Union gratis eine neue Transitstrecke für ihre Lkws bauen?“
Das ist der kritische Punkt, um den es in den Augen vieler Schweizer letztendlich geht: um ihr Verhältnis zur EU. Dass
sich dieser Punkt nun am Gotthard manifestiert, macht die Sache nicht einfacher, im Gegenteil. Die Zeitungen sind
voll mit Kommentaren, kaum ein Schweizer, der sich noch nicht zum Bauexperten erklärt hat.
Der Gotthard ist eben ein Mythos. Das Massiv zählt zu den Gründungslegenden des Landes, die Region gilt als Wiege der Schweiz. Als die Armee im Zweiten Weltkrieg eine Alpenfestung in das Massiv sprengte, wurde dieses sogenannte Reduit zum Symbol der Eidgenossen zur Verteidigung ihrer Unabhängigkeit.
In gewisser Weise haben es die Schweizer dem Gotthard sogar zu verdanken, dass ihr Land die Wirren der Geschichte berdauerte, wie André Holenstein, Professor für Schweizer Geschichte an der Universität Bern, erklärt:
Der Historiker verweist auf den Wiener Kongress von 1815, als Europa neu geordnet wurde. Die Schweiz bekam die Rolle des neutralen Pufferstaates zugewiesen. Sie sollte kritische Verkehrswege über die Alpen wie den Gotthard kontrollieren.
Zwei Tage dauerte es damals mit der Kutsche von Basel nach Mailand. Schon seit dem 13. Jahrhundert ist das Gotthard-
Massiv passierbar, aber bis ins 19. Jahrhundert ging es nur über den Pass nach Italien. 1882 eröffnete dann der erste Eisenbahntunnel – 15 Kilometer lang und seinerzeit der längste Tunnel der Welt. Es sollte noch mal fast 100 Jahre dauern, bis erstmals Autos durch den Berg rollten. Durch jenen StraßenStraßentunnel, der heute erneut die Gemüter der Eidgenossen erhitzt.
In einem schlichten Besprechungsraum im Betriebszentrum neben dem Tunneleingang in Göschenen ergreift nun Röthlisberger das Wort und eine Fernbedienung. „Fangen wir mit dem Fakt an, den niemand bestreitet“, sagt er und lässt per Knopfdruck die erste
Seite seiner Präsentation zur Tunnelsanierung an die Wand werfen. Eine Million Laster und fünf Millionen Autos im Jahr haben dem Tunnel arg zugesetzt:
Die Zwischendecke muss erneuert werden, ebenso der Fahrbahnbelag, ganz zu schweigen von Lüftung, Rettungstunnel, Stromanlage und, und, und.
Die Arbeiten an sich seien nicht kompliziert, sagt Röthlisberger. „Was die Dinge schwierig macht, ist die Tatsache, dass der Tunnel 17 000 Meter lang ist.“Über 200 Varianten haben seine Leute untersucht, „der zweite Tunnel ist die beste Variante“. Dann seien auch spätere Sanierungen einfacher und billiger.
Vor allem aber gehe es um Sicherheit: Ohne Gegenverkehrt sinke die Unfallgefahr gewaltig. Wer erinnert sich nicht an
die schrecklichen Bilder jener Katastrophe von 2001, als zwei Laster frontal ineinanderrasten und ausbrannten. Innerhalb
von Minuten stiegen die Temperaturen im Tunnel auf 1000 Grad Celsius, elf Menschen starben.
Röthlisberger referiert besonnen, man merkt ihm an, dass er den Vortrag schon oft gehalten hat. Und doch lässt auch den Spitzenbeamten das Thema Gotthard nicht kalt.
Bei Fragen zu der Kritik seiner Gegner wird er schnell emotional. Was ist zum Beispiel mit dem Argument, die Sanierung werde teurer als nötig, weil ja der Tunnel an neue technische Normen angepasst werden müsse? „Unfug.“ Wäre mehr Autoverkehr auf der Schiene keine Alternative zum Bau einer zweiten Röhre? Nein, niemand wolle die Grundstücke für die notwendigen Verladeterminals verkaufen. „Das haben wir alles geprüft.“ Seine Überzeugung, dass der Gotthard eine zweite Röhre braucht, ist so unverrückbar wie das Massiv.
Felsenfest ist auch die Überzeugung von Manuel Herrmann. Zum Gespräch in einem Café in Altdorf, wenige Kilometer vom Eingang zum Straßentunnel entfernt, ist er mit einer dicken Aktenmappe angerückt, gefüllt mit Daten und Zahlen.
Unweit von hier hat man auf einer Brücke eine gute Aussicht auf das Gotthard-Massiv – und die Straße, die sich in das Alpenpanorama frisst.
Herrmann blickt auf die Laster hinab, die unter ihm hindurchrollen. Sie machten aus der Schweiz eine „Transit-Hölle“, warnt seine Initiative. Die Alpenschützer hatten schon 1994 durchgesetzt, Lkw-Verkehr auf die Schiene zu verlagern. Per Gesetz ist die Zahl der Transit-Laster auf 650 000 begrenzt, aber die Zahl wird längst überschritten.
Wenn Herrmann von der Hölle spricht, hat er allerdings mehr im Sinn als den Dreck und Lärm der Laster.
Herrmann verdächtigt die Regierung, eine versteckte Agenda zu haben. „Die Tunnelnutzung mit vier Spuren kann als Faustpfand in den Verhandlungen mit der EU eingesetzt werden“, vermutet er.
Es gibt ja nicht gerade wenige Streitfragen mit der EU zu klären – man denke nur an jenen Beschluss der Schweizer, die Zuwanderung auch aus der EU wieder zu begrenzen. Die Frage der Tunnelnutzung könnte im politischen Gemenge quasi zum Tausch angeboten werden, fürchtet Herrmann.
Ganz klar: Die Europäer haben ein Interesse an einer problemlosen Passage durch die Schweiz, und ein bilaterales Abkommen verbietet es der Schweiz, die Straßenkapazitäten durch die Alpen künstlich zu beschränken. Allerdings hat die EU-Verkehrskommissarin Violeta Bulc der Schweiz in einem Brief versichert, dass es das Abkommen nicht verletzen würde, später beide Röhren mit nur je einer Spur zu nutzen. Die Kapazität des Tunnels bliebe ja im Vergleich zur heutigen
Situation die gleiche.
Doch was ist ein Brief wert von einer EU-Kommissarin, die bei Fertigstellung des Tunnels wohl nicht mehr im Amt ist?
Längst haben sich erfahrene Kämpfer zu den Alpenschützern gesellt.
Auch Thomas Minder sagt: „Solche Zusagen halte ich nicht für sehr belastbar.“ Der Unternehmer, dessen Name in der Schweiz vor allem für Zahnpasta und andere Kosmetikprodukte steht, ist auch Politiker – einer der wenigen, die jenseits der Alpen bekannt sind. Er lancierte die „Abzocker-Initiative“, die 2013 eine Mehrheit fand; öffentlichkeitswirksam unterstützte er auch die europaweit umstrittene Volksinitiative „Gegen Masseneinwanderung“.
Seit 2011 vertritt Minder im Ständerat den Kanton Schaffhausen ganz im Norden.
Er befürchtet, dass sich die Schweiz mit dem Bau einer zweiten Röhre gegenüber der EU „erpressbar“ mache. Er entwirft
dafür ganz eigene Szenarien: „Sollte eines Tages der Brenner-Pass zum Beispiel nach einen Erdbeben gesperrt werden
müssen, wird der Druck von der EU massiv werden, alle vier Spuren im Tunnel zu öffnen, um den Alpentransit zu gewährleisten.“
Auch betriebswirtschaftlich hält er nichts von der zweiten Röhre. „Es ist doch finanzpolitischer Unfug, für 1,4 Milliarden Franken einen Standstreifen zu bauen“, empört er sich. Minder ist parteilos, sitzt aber im Parlament bei den Abgeordneten der nationalkonservativen SVP – die wiederum sind für die zweite Röhre. Der Tunnel entzweit politisch Gleichgesinnte, so wie er auch die Fronten zwischen den politischen Lagern verschiebt.
Das beobachtet Norman Gobbi, der von Süden aus auf den Tunnel blickt. Er amtiert im Kanton Tessin als Regierungspräsident, vergleichbar mit einem deutschen Ministerpräsidenten, und wundert sich: „Die Linken, die sonst für eine offene Schweiz und eine Annäherung an die EU plädieren, sind gegen die neue Röhre. Die Bürgerlichen, die eher EU-skeptisch sind wie ich, sind dafür.” Die Schweizer so durcheinander zu bringen, das schafft nur der Gotthard.

«Wir sind nicht bereit, Tausende Flüchtlinge aufzunehmen»

Da SRF.CH l Österreich will seine Südgrenze besser kontrollieren. Die Massnahme könnte die Flüchtlingsroute in neue Bahnen lenken – etwa über Italien in die Schweiz. Der Tessiner Sicherheitsdirektor Norman Gobbi fordert eine politische Reaktion. Norman Gobbi warnt: Die Flüchtlinge könnten neue Wege gehen – und die Schweiz müsse sich wappnen. KEYSTONE

SRF News: Wäre das Tessin auf eine mögliche Verlagerung der Flüchtlingsroute vorbereitet?

 

Norman Gobbi: Wir sind vorbereitet. Die Pläne stehen, damit wir eine ausserordentliche Lage bewältigen könnten. Wir könnten damit umgehen, wenn mehrere Hundert Flüchtlinge an der Grenze in Chiasso ankommen. Wir haben aber auch Probleme aufgezeigt, die der Bund lösen muss. Denn nachdem wir die Flüchtlinge kontrolliert haben, müssen sie an die anderen Kantone verteilt werden. Und wir hätten etwa auch ein Transportproblem; denn die SBB kann nicht alle Menschen aufnehmen. Darum haben wir dem Bund eine Liste mit Forderungen unterbreitet.

Was fordern Sie konkret?

Sicher auch, dass politisch ohne Tabus über diese Themen diskutiert wird. Wenn alle Staaten um uns herum Massnahmen treffen, fliesst der Flüchtlingsstrom durch die Schweiz und den Kanton Tessin. Das ist meine Befürchtung. Bislang hat nur Italien keine Massnahmen getroffen, es bleibt das einzige offene Tor zwischen dem Mittelmeer und Europa. Wir sind nicht bereit, pro Tag oder monatlich Tausende aufzunehmen. Dann haben wir zunächst ein Problem im Tessin, und dann im Rest der Schweiz.

Sie fordern also systematische Kontrollen an der schweizerisch-italienischen Grenze?

Sicher müssen wir Massnahmen treffen, die es heute nur zum Teil gibt. Wir üben bereits Druck aus, haben mit den italienischen Behörden Massnahmen getroffen, um die Rückübernahme sicherzustellen. Es muss aber auch auf Bundesebene etwas getan werden. Heute mag die Ost- und Nordwestschweiz betroffen sein. In ein paar Monaten wird es sicher die Südschweiz sein. Normalerweise ist die Mittelmeer-Route zwischen April und Oktober offen – und schon im letzten Jahr haben wir die Erfahrung einer sehr schnellen Steigerung der Flüchtlingszahlen an der Südgrenze gemacht.

« Es darf keine politischen Tabus geben. »

Schon oft wurde gewarnt, die Zahl der Flüchtlinge könnte stark ansteigen. Passiert ist dann jeweils nicht ganz so viel. Sollte man nicht erst einmal abwarten, was effektiv passiert, bevor man Massnahmen ergreift?

Wir müssen die Massnahmen bereits planen, aber auch schon Ideen haben, wie man mit solch eine ausserordentliche Lage umgeht. Sonst nehmen wir unsere Aufgabe als Grenzkanton und ich als Sicherheitsdirektor nicht wahr.

Sie sagen, es brauche Massnahmen auf Bundesebene. Wo stehen Sie bei den Verhandlungen?

Wir haben allfällige Massnahmen diskutiert – ein bisschen. Denn es gibt auf Bundesebene politische Tabus, Höchstzahlen zu fixieren oder das Wort auch nur zu nennen. Wir müssen davon ausgehen, dass die Kantone nicht Tausende von Migranten aufnehmen können. Wir haben weder die Plätze noch die Ressourcen für die Betreuung. Zum Schluss müssen wir auch an die finanziellen Konsequenzen für Bund und Kantone denken.

« Wir müssen den Schwarzen Peter nicht von der EU übernehmen. »

Hat Ihnen Justizministerin Simonetta Sommaruga bereits konkrete Lösungen und Massnahmen in Aussicht gestellt?

Der Bund konzipiert eine Vorsorgeplanung zur Bewältigung der Krise. Das gilt aber nur für die Erstaufnahme. Die Verteilung und Unterbringung der Migranten in den Kantonen ist deren Sache. Aber wir haben in den Kantonen schon heute Mühe, diese Leute unterzubringen und anschliessend zu betreuen. Das Personal fehlt. Zum Schluss gibt es auch finanzielle Probleme: Zur Bewältigung der Migration müssen wir Millionen, wenn nicht sogar Milliarden zur Verfügung stellen. Wir müssen diese Gelder aus anderen Bereichen abziehen.

Heisst das nun, dass Sie vom Bund systematische Grenzkontrollen fordern und nur eine gewisse Anzahl Flüchtlinge über die Grenze gelassen wird?
Es ist klar: Wir haben Abkommen unterschrieben, zum Beispiel Dublin und Schengen. Wir wissen aber seit jeher, dass Italien diese zwei Abkommen nicht korrekt umsetzt – es registriert nicht alle Migranten, und diese deponieren auch nicht alle ihr Asylgesuch im ersten Dublin-Staat. Wir müssen den Schwarzen Peter nicht übernehmen.

Norman Gobbi: «Es braucht eine politische Diskussion ohne Tabus»

Trotzdem: Höchstzahlen sind aktuell ein Tabu. Sogar ihr Parteikollege von der SVP, Heinz Brand, sagt, dass Obergrenzen mit der Flüchtlingskonvention nicht vereinbar sind.

Eigentlich schon. Aber wenn es die anderen EU-Mitgliedstaaten machen, können wir es uns erlauben. Die Schweiz ist ein kleines Land. Und wenn die «Grande Nation» Frankreich nur 30’000 Migranten aufnehmen will – weniger als die Schweiz im letzten Jahr – zeigt das, dass die EU ein Problem hat. Eines, das sie nicht lösen will. Ich stehe nicht dafür ein, dass die Schweiz die Probleme der EU löst.

Das Gespräch führte Roger Aebli. srf/imhm; eglc

http://www.srf.ch/news/schweiz/wir-sind-nicht-bereit-tausende-fluechtlinge-aufzunehmen

http://www.srf.ch/play/radio/popupaudioplayer?id=2a1b5379-3934-4df9-9e2e-820495660938

«La polenta fatta da lucernesi non sarà la stessa cosa»

«La polenta fatta da lucernesi non sarà la stessa cosa»

Da GdP.CH l Oltre alla delusione per la scelta del catering per l’inaugurazione di AlpTransit, si è discusso di lavoratori distaccati e chiusura dei valichi commerciali. Il capo del Governo Gobbi e la consigliera nazionale Pantani. (foto Crinari)

Al consueto incontro tra la deputazione ticinese alle Camere e il Governo, in preparazione della sessione federale primaverile, a tenere banco sono stati diversi temi, dai lavoratori distaccati alle dogane commerciali.

A fare le veci di Merlini – assente per malattia – era presente la vice presidente della deputazione, Roberta Pantani (Lega), che ha sottolineato come uno dei punti focali per il Ticino, durante la prossima sessione delle Camere, sarà quello relativo alla Legge sui lavoratori distaccati, con un inasprimento del tetto massimo delle sanzioni da 5mila a 30mila franchi per chi infrange le regole.

Abusi dei distaccati

«Il tema – ha ricordato Pantani – sarà in discussione il 1. marzo al Nazionale. Si tratta di misure importanti, che potranno aiutare l’economia ticinese». Opinione ribadita anche dal capo del Governo Norman Gobbi, che ha sottolineato come questo tema confermi «il buon lavoro di squadra svolto». «Se oggi possiamo dire che raggiungeremo qualcosa in più nell’ambito della lotta agli abusi che danneggiano la nostra economia locale – ha detto Gobbi – è perché è stata portata avanti una manovra su più fronti da parte dei nostri deputati alle Camere, cercando anche di presentare diversi atti parlamentari, coordinati con il Consiglio di Stato».

I valichi commerciali

Un altro tema caldo per il Ticino è quello della paventata chiusura del valico commerciale di Ponte Tresa, un tema affrontato in mattinata dalla deputazione, come ha confermato Roberta Pantani: «Abbiamo ricevuto già diverse prese di posizione, queste misure saranno in consultazione fino al 18 marzo, quindi abbiamo un po’ di tempo per inoltrare le nostre osservazioni. Abbiamo deciso che ne parleremo con il consigliere federale Maurer, in un incontro previsto il 9 marzo».

«Delusi per il catering»

Disappunto è invece stato espresso da Norman Gobbi, in merito alla scelta del catering per l’inaugurazione di AlpTransit. «Il CdS si è mosso per tempo – ha spiegato Gobbi – e ha segnalato la nostra disponibilità nell’offrire prodotti ticinesi. Siamo delusi e già il 3 febbraio scorso abbiamo espresso questo sentimento in una lettera in cui ricordavamo l’importanza politica di riconoscere il ruolo del catering al Ticino».

«Farci preparare il risotto e la polenta da svizzero tedeschi non sarà la stessa cosa» – ha aggiunto Gobbi – che ha anche ribadito l’importanza di «vigilare affinché l’Ufficio federale dei trasporti promuova il nostro territorio e i prodotti ticinesi» per un’opera che in ogni caso avrà «ricadute economiche rilevanti per il Ticino».

Clausola di salvaguardia

Un cenno infine, anche alla clausola di salvaguardia. «Stiamo lavorando attivamente dietro le quinte, presentando il modello ai deputati e agli alti funzionari dell’amministrazione federale per preparare il terreno in vista della presentazione ufficiale del modello. Per coinvolgere le Camere federali, sarà indispensabile il lavoro della deputazione».

(MS)

http://www.gdp.ch/cronache/ticino/la-polenta-fatta-lucernesi-non-sara-la-stessa-cosa-id110843.html

Nein würde viel Bitterkeit hinterlassen

Nein würde viel Bitterkeit hinterlassen

Oggi la Luzernerzeitung ha pubblicato una mia intervista a cura di Kari Kaelin

VERKEHR Der Gotthard-Strassentunnel sei für die Tessiner mehr als nur ein Ferientunnel, sagt Regierungspräsident Norman Gobbi. Für ihn steht am 28. Februar der nationale Zusammenhalt auf dem Spiel.

Norman Gobbi, der Kanton Tessin hiess die Alpeninitiative mit 63,8 Prozent gut und verwarf mit 55,7 Prozent Nein-Stimmen die Avanti-Vorlage, die den Bau einer zweiten Röhre vorsah. Ist die Stimmung nun tunnelfreundlicher?
Norman Gobbi: Der Kanton Tessin ist ein überzeugter Befürworter der Verlagerungspolitik. Nur: Das ist nicht Gegenstand der
Abstimmung vom 28. Februar. Wir stimmen über zwei Sanierungsvarianten ab: Können wir einen Sanierungstunnel bauen und so
auch die Sicherheit massiv verbessern, wie dies beispielsweise am Belchentunnel auf der A 2 in diesen Tagen ganz ohne Aufheben und Wehklagen geschieht, übrigens zu Kosten von 156 Millionen pro Kilometer, also rund 30 Prozent mehr, als der Sanierungstunnel am Gotthard kosten würde?

Am Gotthard gibt es aber Sparpotenzial. Der Bau einer Rollenden Landstrasse (RoLa) von Erstfeld nach Biasca und der Betrieb eines Autoverlads von Göschenen nach Airolo kämen deutlich günstiger als die 2,8 Milliarden Franken teure zweite Röhre.
Gobbi: Das ist trotzdem eine schlechte Option. Wollen wir wirklich strassenseitig einen ganzen Kanton während mehrerer Jahre vom Rest des Landes abhängen? Und dafür – je nach Variante – 1,2 bis 2 Milliarden Franken für provisorische Verladestationen
ausgeben, die nach der Sanierung wieder abgerissen werden müssen? Die Regierung des Kantons Tessin unterstützt den Sanierungstunnel unter anderem auch darum, weil die Sanierungsvariante mit einer RoLa einen Teil der Güterzüge aus dem
Basistunnel auf die bestehende Bergstrecke verdrängt. Oder anders formuliert: Die Variante ohne zweiten Tunnel sabotiert
die Verlagerungspolitik und behindert den Neat-Basistunnel, nicht umgekehrt.

Viele Tessiner Politiker vermitteln den Eindruck, der Kanton stehe geschlossen hinter dem zweiten Tunnel. Dabei kämpfen prominente Tessiner wie Clown Dimitri, der vom Ja- ins Nein- La ger wechselte, gegen das Projekt.

Gobbi: Es ist normal, dass die Debatte im Kanton Tessin besonders heftig geführt wird. Für uns ist der Gotthard-trassentunnel
nicht nur ein Ferientunnel. Er gehört zu unserem Alltag. Wir sind unmittelbar von diesem Entscheid betroffen. Die Zahlen
sprechen jedoch eine deutliche Sprache: Vier von fünf Staatsräten unterstützen den Sanierungsvorschlag des Bundesrates,
ebenso zwei Drittel des Kantonsparlaments, neun von zehn Bundesparlamentariern und gemäss erster SRG-Umfrage 76 Prozent der Tessiner Bevölkerung.

Auch bürgerliche Politiker wie Moreno Colombo (FDP), Stadtpräsident von Chiasso, lehnen einen weiteren Tunnel ab. Sehen Sie nicht auch die Gefahr, dass der Kanton Tessin in einer Verkehrslawine erstickt, es mehr Staus an der Grenze zu Italien gibt und sich die Luftqualität verschlechtert?
Gobbi: Die Sanierungsvariante des Bundesrates am Gotthard abzulehnen, weil man Mehrverkehr in Mendrisio fürchtet, ist reine Symbolpolitik. Nur ein Teil des Verkehrs in Mendrisio kommt oder geht Richtung Gotthard. Und die Sanierungsvariante des Bundesrates sieht keine Kapazitätserweiterung vor. Eine solche ist für die Sanierung des bestehenden Tunnels gar nicht notwendig. Die Debatte verläuft nicht zwischen rechts und links: Auch Sozialdemokraten wie die ehemalige Staatsrätin Patrizia Pesenti oder Gewerkschafter wie der langjährige Unia-Co-Präsident Renzo Ambrosetti unterstützten die Variante des Bundesrates.

Welche Gefahr droht denn dem Kanton Tessin Ihrer Ansicht nach, wenn das Volk eine zweite Röhre ablehnt?

Gobbi: Wir stünden vor einem Scherbenhaufen. Während mindestens zehn Jahren bestünde Unsicherheit über die Stabilität
und effektive Kapazität des Verkehrsmanagements während der mehrjährigen Sanierung. Noch nie haben wir in der Schweiz eine so riesige und komplexe RoLa realisiert. Diese langjährige Unsicherheit wäre Gift für die Wirtschaft meines Kantons: Wer soll in einem solchen Umfeld noch investieren? Für viele Betriebe in der Leventina wäre eine langjährige Schliessung des Tunnels der Todesstoss. Der Tourismus würde auch massiv leiden: Weit über die Hälfte unserer Feriengäste kommen mit dem Auto
ins Tessin. Busse und Camper können wahrscheinlich nicht verladen werden.

Sie malen schwarz.

Gobbi: Mitnichten. Die grösste Gefahr sehe ich für den nationalen Zusammenhalt. Kein Landesteil der Schweiz wäre bereit, während Jahren auf eine Strassenverbindung mit dem Rest des Landes zu verzichten. Kann man den Gubrist schliessen unter
Verweis auf die hervorragende S-Bahn und den neuen Tiefbahnhof in Zürich? Oder den Sonnenbergtunnel in Luzern, den man ja
auch viel billiger hätte sanieren können, wenn man den Verkehr einfach auf die Kantonsstrasse umgeleitet hätte, anstatt
teure Nachtarbeit anzuordnen? Und am Belchen auf der A 2 bauen wir nun für rund 30 Prozent höhere Kilometerkosten als am Gotthard einen dritten Tunnel, sodass der Verkehr nicht behindert wird durch eine einspurige Verkehrsführung während der Sanierung. Kurz: Eine Ablehnung des Sanierungsvorschlages des Bundesrates würde im Kanton Tessin als schwer verständliche Ungleichbehandlung empfunden und viel Bitterkeit hinterlassen.

Aber mit der RoLa von Erstfeld nach Biasca und dem Autoverlad von Göschenen nach Airolo bleibt der Kanton Tessin permanent
erreichbar. Genügt das nicht?

Gobbi: Natürlich wird man irgendwie im Notfall eine Verbindung herstellen können. Aber wir sind nicht mehr in den 70er-Jah ren. Der Kanton Tessin ist wie alle anderen Kantone auch angewiesen auf eine funktionierende Anbindung an den Rest des Landes auf Strasse und Schiene: Die beiden Verkehrsträger ergänzen sich. Wir dürfen sie nicht gegeneinander ausspielen.
Es ist nicht einzusehen, warum nur der Kanton Tessin plötzlich während Jahren auf eine Strassenverbindung verzichten
sollte, die zu unserem Alltag gehört. Betrieb und Unterhalt der Nationalstrassen seien so durchzuführen, dass «ein sicherer und flüssiger Verkehr gewährleistet» und «die Verfügbarkeit der Strasse möglichst uneingeschränkt » bleibe, schreibt Artikel 49 des Nationalstrassengesetzes vor. Das sollte im ganzen Land gelten, zumal ja eine Sanierungslösung vorliegt, die ein Kosten-Nutzen-Profil vorweist, das absolut vergleichbar ist mit vielen anderen Sanierungsprojekten auf dem Nationalstrassennetz.

Weshalb soll ein Westschweizer einen zweiten Tunnel am Gotthard befürworten?
Gobbi: Ich freue mich sehr über die Westschweizer: Es wäre einfach gewesen, in dieser Kampagne negative Stimmung zu machen gegen einen Tunnel, den man selten nutzt. Stattdessen wird die Sanierungsvariante des Bundesrates in der Westschweiz von vielen namhaften Politikern mit Engagement und Verve verteidigt. Sie tun dies, weil sie überzeugt sind, dass wir der Infrastruktur im ganzen Land Sorge tragen müssen, nach gleichen Werten und Kriterien, und dass dies eine Investition in die Wirtschaftskraft und den Zusammenhalt unseres Landes ist. «Unus pro omnibus, omnes pro uno» (Einer für alle, alle für einen) steht auf der Bundeshauskuppel. Merci, Romandie!

Il risanamento del Gottardo tra miti e leggende

Il risanamento del Gottardo tra miti e leggende

Un mio articolo d’opinione pubblicato su LaRegione del 10 febbraio 2016

Nelle ultime settimane si è infiammato il dibattito sul tema del risanamento del tunnel autostradale del San Gottardo. Non poteva essere altrimenti per un massiccio mitico che risveglia da sempre forti emozioni nell’animo dei cittadini svizzeri e in particolare di noi ticinesi, poiché “la via delle genti” rappresenta un pilastro imprescindibile della coesione nazionale. Benché sia naturale e salutare che il dibattito politico si sviluppi attorno a due schieramenti opposti e parecchio agguerriti, è fondamentale che l’analisi politica – e di conseguenza il voto – si concentri su fatti certi e accertabili, senza lasciarsi trascinare da racconti di fantasia.

La prima leggenda, vero e proprio cavallo di battaglia dei contrari al risanamento, profetizza che lo stesso aumenti la capacità della galleria autostradale e con essa il traffico sulle strade. Ma questo non accadrà! La Costituzione svizzera e le nostre leggi, infatti, lo proibiscono. Come previsto dalle attuali norme di sicurezza sia stradali che ferroviarie, i veicoli viaggeranno finalmente su una sola corsia all’interno dei due tunnel separati fisicamente (chi di noi non ha mai gettato uno sguardo preoccupato sulla corsia in senso contrario?). Io stesso, abitando alle radici del San Gottardo, sarei il primo a oppormi a strade e autostrade maggiormente trafficate, e come me molti altri concittadini, leventinesi e non. Se poi le future generazioni vorranno modificare la capacità della galleria, dovranno lanciare un’iniziativa popolare, raccogliere le firme necessarie e ottenere poi la maggioranza di consensi della popolazione e dei Cantoni. Verrebbe da dire: è il sistema elvetico, bellezza! Il nostro segreto, la nostra grande forza. Per questo mettere in dubbio la certezza di questa procedura significa svilire l’essenza stessa della nostra – invidiata – democrazia diretta.

La seconda leggenda narra che votare “no” al risanamento migliorerà la situazione viaria nel Sottoceneri. Anche questo però non accadrà! Le code e gli intasamenti giornalieri sulle strade del Mendrisiotto e del Luganese sono direttamente legati al traffico interno e transfrontaliero, che negli ultimi dieci anni è raddoppiato fino a raggiungere oltre 50mila veicoli al giorno. A questo proposito il Consiglio di Stato si sta impegnando per cercare soluzioni volte a diminuire il traffico a sud del Ticino, ben consci che il problema non giunge dal San Gottardo.

La leggenda numero tre sostiene che, in fondo, “la situazione non è grave come ci dicono, il risanamento del San Gottardo non è necessario”. Chi lo afferma probabilmente sottovaluta che un’infrastruttura realizzata negli anni 70 del secolo scorso non può più garantire gli attuali standard di sicurezza. I fatti dicono infatti che servono interventi sostanziali, da eseguire comunque al più tardi entro il 2035. In politica occorre tuttavia essere pragmatici e previdenti, anticipando gli eventi proprio perché è lo stesso Ufficio federale delle strade che sottolinea come sia sufficiente un incidente grave per generare un incendio che da solo potrebbe accelerare il sensibile peggioramento infrastrutturale, imponendo un brusco anticipo della chiusura totale. Bocciare il progetto del Consiglio federale significa spingere il nostro Cantone nelle mani dell’incertezza.

Leggenda numero quattro, “ça va sans dire”, i soldi. In termini finanziari, i contrari hanno escogitato alternative miracolose, in grado di farci risparmiare parecchi soldi. In realtà, invece, costruire un secondo tunnel significa investire 2,8 miliardi di franchi per una soluzione definitiva – quindi lungimirante – ai futuri risanamenti, necessari ogni 30-40 anni. L’“autostrada viaggiante”, per contro, ci farebbe spendere 1,7 miliardi per ogni risanamento, poiché dovrà essere ricostruita a nuovo e poi smantellata. Una soluzione inefficiente e precaria con notevoli ripercussioni, soprattutto sul nostro territorio.

Infine, quinta e ultima leggenda, che si potrebbe definire la “leggenda tecnologica” delle soluzioni perlomeno futuristiche come i “guardrail retrattili” e i veicoli autonomi, in grado fra pochi anni di risolvere i problemi di sicurezza dell’attuale tunnel. In questo contesto non possiamo però permetterci di giocare con ipotesi tecnologiche che attualmente non danno sufficienti garanzie. Relativizzare l’esigenza di separare i due sensi di marcia continua a costare vite umane. Dal 1980 a oggi nella galleria autostradale del Seelisberg i morti registrati con l’utilizzo monodirezionale dei due tunnel sono 3, contro i 36 morti del San Gottardo.

Da sempre mi batto per la sicurezza del cittadino, quando egli è nella sua abitazione così come quando è alla guida di un veicolo. Il tunnel di risanamento è quindi la soluzione migliore per il Ticino e per la Svizzera. Sfatiamo dunque queste leggende, che minano la vera e solida storia del nostro Paese e del nostro Cantone incarnata dal nostro San Gottardo. Per questo motivo, il sottoscritto e il governo vi invitano il prossimo 28 febbraio a votare un convinto “sì” al risanamento del San Gottardo (e allo smantellamento dei miti).