Lockdown totale irripetibile

Lockdown totale irripetibile

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 de La Regione

Gobbi: ‘In caso di nuova ondata non più un lockdown generalizzato ma misure puntuali’
«Un lockdown totale non è più proponibile né dal punto di vista umano e sociale, né da quello economico». È stato chiaro il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a una precisa domanda de ‘laRegione’ durante la conferenza stampa ieri per confermare la fine dello stato di necessità per la fine di giugno. «Dall’esperienza si impara. E anche dalla crisi sanitaria – senza precedenti – che ha caratterizzato il Ticino e la Svizzera nelle settimane scorse, bisognerà trarre degli insegnamenti», ha continuato Gobbi ricordando che degli errori, comunque, durante la gestione della pandemia ci sono stati. «Errori commessi in buona fede», ha precisato il presidente del governo. Alcune informazioni sull’evoluzione dell’epidemia tra i gruppi a rischio, del resto, si sanno solo oggi. È quindi anche alla luce di questo patrimonio di conoscenza che nei prossimi mesi, in caso di seconda ondata, verranno prese delle decisioni dalle autorità più puntuali e limitate a determinate regioni o settori economici. Ricordiamo che il Consiglio federale da domani 19 giugno revocherà lo stato di situazione straordinaria e ha fatto intendere che i Cantoni avranno maggiori competenze nella gestione di un’eventuale seconda ondata. Le responsabilità dei governi cantonali saranno quindi più elevate. Il coronavirus, anche se attenuato nella sua diffusione, non è scomparso. Nelle ultime 24 ore in Ticino sono stati registrati due casi e 37 nel resto della Svizzera. La guardia non può quindi essere abbassata. Le norme di comportamento sociale (distanza e mascherine dove non è possibile rispettare le distanze), oltre a quelle d’igiene, dovranno essere mantenute ancora a lungo.
«Il 30 giugno in Ticino decade lo stato di necessità. Vivremo quindi un lento ritorno alla normalità» ha affermato Norman Gobbi ricordando che dal primo luglio verrà attivata una cellula dello Stato maggiore di condotta che terrà sotto osservazione la situazione sanitaria. «Questa revoca non significa che è tutto passato. La presenza del virus richiede ancora il rispetto delle misure d’igiene e di distanza sociale. Dovremo quindi seguire l’evoluzione della pandemia su più fronti: cantonale, nazionale e internazionale», ha continuato. La decina di giorni in più rispetto alla Confederazione è giustificata con il fatto di garantire un ordinato passaggio di consegne tra lo Stato maggiore di condotta e gli uffici cantonali competenti e anche per avere una base legale che preservi una serie di misure ancora in vigore: «In primis mantenere attivo il supporto della Protezione civile, così come conservare diverse costruzioni che abbiamo allestito velocemente senza una licenza edilizia».
Lo Stato maggiore andrà in ‘letargo’ Con la fine dello stato di necessità «lo Stato maggiore andrà in prontezza», ha affermato il comandante Matteo Cocchi. «Cessa le sue attività, ma potrà essere riattivato qualora fosse necessario». Una conclusione dell’operato dello Smcc che implica tra l’altro «la ripresa delle proprie responsabilità da parte dell’Ufficio del medico cantonale». Passa, insomma, in modalità ‘stand by’.
Merlani: ‘Bilancio ok, ma non è finita’ «Non è finita. Non voglio spaventare nessuno, ma i cittadini non devono fraintenderci: non stiamo facendo un bilancio finale della pandemia. Nell’ultima settimana qualche caso d’infezione è stato comunque registrato. Non sono motivo di preoccupazione, ma di attenta vigilanza sì», ha affermato da parte sua il dottor Giorgio Merlani, medico cantonale che invita alla prudenza, soprattutto in caso di vacanze all’estero. «In Ticino la situazione delle ultime settimane è molto positiva. L’incidenza del virus è bassa. Fuori dai confini nazionali no». Cena a Milano di nuovo possibile? «Non mi sono sentito di dire di sì a mio padre», ha risposto Merlani. Per rimanere in Ticino e all’attività di contact tracing, attualmente ci sono nove persone in isolamento e altre 14 persone in quarantena. Meno di due contatti a ‘rischio’ per ogni contagiato. Due, infine, i contagi di ritorno: uno dal Messico e un altro dal Brasile. In futuro le app di tracciamento potranno aiutare per individuare per tempo i casi a rischio. «Si stanno ancora affinando i dettagli tecnici da parte della Confederazione», ricorda Merlani.
A segnare il ritorno alla normalità ci sono anche i passaggi giornalieri ai valichi di confine: si contano 156mila passaggi al giorno, un 50% in più rispetto alla settimana scorsa. L’era pre-Covid ne contava circa 170mila.

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Il Ticino può voltare pagina

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in vigore dall’11 marzo
Gobbi: «Usciamo a testa alta anche se qualche errore è stato commesso»
Merlani: «Fate attenzione ai viaggi all’estero»

Il 30 giugno decadrà lo stato di necessità in Ticino. Una fine programmata, prevista, dettata in particolare dai bassi numeri relativi ai nuovi contagi giornalieri registrati da settimane a questa parte nel nostro cantone (ieri sono stati due). Dal primo luglio, dopo oltre tre mesi, si tornerà dunque alla normalità. Una normalità per forza di cose diversa, perché tutti sono e saranno ancora chiamati a mettere in atto le misure igieniche e di distanziamento che abbiamo imparato a conoscere. «Rimaniamo attenti», ammonisce infatti Norman Gobbi durante la conferenza stampa di Bellinzona. Insomma, non è finita.

No a un nuovo lockdown
Lo stato di situazione straordinaria, in Svizzera, terminerà domani. Il Ticino, come previsto, uscirà undici giorni dopo. Il presidente del Consiglio di Stato elenca in seguito tutte le tappe del coronavirus in Ticino, una sorta di primo bilancio. «Tutto è cominciato il 25 febbraio, con il primo caso registrato. Da lì la decisione di limitare eventi sportivi e carnascialeschi. Quindi, una decina di giorni dopo, è stata disposta la chiusura delle frontiere. Il 16 marzo sono poi state chiuse le scuole. Sfruttando il ponte del 19 marzo sono infine state chiuse le attività economiche e pochi giorni dopo è stata attivata la finestra di crisi». La ripresa, come ricorda Gobbi, è arrivata il 20 aprile «quando abbiamo ricominciato a riaprire le attività economiche». Il 4 maggio, ecco l’allineamento con il Consiglio federale. «Abbiamo però deciso di prolungare lo stato di necessità al 30 giugno per monitorare la situazione», conclude Gobbi, ricordando come tutto l’apparato governativo abbia saputo lavorare in modo trasparente e collegiale durante l’emergenza sanitaria. Il presidente del Governo ammette comunque degli errori: «Il Ticino e la Confederazione hanno dimostrato di saper reagire sia in ambito sanitario, sia economico e anche in ambito sociale, facendo emergere la grande solidità del nostro Paese. Sicuramente qualche errore è stato commesso, ma nel paragone internazionale ne usciamo a testa alta». In particolare, gli errori sono stati dovuti alla situazione eccezionale portata dal virus. «Nell’ambito dell’analisi è stato chiaro che la non conoscenza del virus ha giocato un ruolo importante», le parole di Gobbi. «Quello che dobbiamo imparare è avere misure più chirurgiche: una chiusura totale delle attività quotidiane è socialmente, economicamente e umanamente non più sostenibile. Quindi in caso di una seconda ondata dovremo essere molto più puntuali attraverso un comportamento responsabile e comunitario».
La revoca dello stato di necessità, chiosa il presidente del Governo cantonale, «non significa che tutto è passato». Bisognerà di conseguenza tenere alta la guardia, soprattutto in un periodo di vacanze e bel tempo.

Molti più passaggi

«Non si ritornerà alla normalità come se nulla fosse successo, ma si riprenderà guardando alla situazione passata», spiega da parte sua Matteo Cocchi, comandante dello Stato maggiore cantonale di condotta. Lo SMCC «potrà comunque essere riattivato se la situazione lo richiederà. A creare preoccupazione è soprattutto il ritorno del movimento delle persone. Lunedì (con la riapertura completa delle frontiere con gli Stati confinanti, Italia compresa, ndr) ci sono stati 156.000 passaggi transfrontalieri, il 50% in più di quelli registrati la settimana scorsa».

Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Incontro tra Di Maio e Cassis. Il Presidente Gobbi: “Non abbiamo avuto risposte”

Da www.espansionetv.it

Al termine del colloquio al Museo Vela, tra i rappresentanti di Italia e Svizzera, ha espresso tutta la sua delusione il Presidente del Consiglio del Canton Ticino, Norman Gobbi: “Sull’accordo dei frontalieri e la regolarizzazione dei rapporti con Campione d’Italia nessuna risposta”.
A proposito dei lavoratori a cavallo dei territori di confine, Gobbi ha ribadito la necessità di rinnovare l’accordo del 1974, intervenendo anche su quella che definisce “la nostra lettera di stimolo” firmata il 30 aprile tra il suo predecessore, Christian Vitta e il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana.
Mentre, a proposito dell’enclave italiana, ha commentato: “Si tratta di regolarizzare una serie di servizi essenziali alla comunità campionese”.

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Da www.laprovinciadicomo.it

Tasse sui frontalieri: Di Maio a Chiasso ma è nulla di fatto
Ancora stallo sull’accordo Italia-Svizzera.
Il sindaco Arrigoni: «Da 4 anni è attesa la firma italiana».
Confronto anche su Campione che «non paga il Ticino»

«Quello sui frontalieri è un accordo internazionale tra Svizzera e Italia. Non vuol dire che non si debba conto dei bisogni regionali e locali». Le parole sono del ministro degli esteri svizzero, il ticinese Ignazio Cassis, ma chi si aspettava dalla visita istituzionale del ministro degli Esteri Luigi Di Maio all’omologo svizzero buone nuove sul nuovo accordo fiscale tra i due Paesi (con tassazione dei frontalieri e ristorni ai Comuni di confine quali argomenti clou) è rimasto deluso.

Cantone e Regione
Il dato di fatto è da quel 22 dicembre 2015, quando una nota del nostro ministero delle Finanze annunciava «un nuovo accordo, sostitutivo di quello sottoscritto nel 1974» nulla o quasi è più accaduto. Ignazio Cassis – con la lapidaria dichiarazione riportata poc’anzi – ha voluto stoppare, seppur in maniera elegante, le velleità di Regione Lombardia (che, in particolare, ha chiesto di avere voce in capitolo per i ristorni) e Canton Ticino, che il 30 aprile scorso hanno inviato una nota ai rispettivi ministeri delle Finanze chiedendo di essere parte attiva della delicata partita. Un po’ poco per una questione così dibattuta, per la quale – al museo “Vincenzo Vela” di Ligornetto – il ministro Luigi Di Maio ha fatto sapere che «l’Italia faciliterà il dialogo tra i due ministeri competenti, quello dell’Economia e delle Finanze». «Lasciateci lavorare per arrivare a una soluzione che possa soddisfare le parti. Tornerò sull’argomento con il ministro delle Finanze», ha aggiunto il titolare della Farnesina.
Forse già intuendo un nulla di fatto o poco sul tema della (nuova) tassazione dei frontalieri e dei ristorni, il presidente del Governo di Bellinzona, Norman Gobbi – che ha accolto i due ministri a Brogeda insieme al sindaco di Chiasso Bruno Arrigoni – è passato all’attacco o meglio al contrattacco. Parole forti le sue, ricordando comunque che «il Ticino è sempre stata terra di accoglienza per gli italiani». «L’accordo sulla fiscalità dei frontalieri giace dimenticato da quattro anni in attesa della firma del Governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori – ha affermato, in modo perentorio, il presidente del Governo di Bellinzona -. Il mio appello è che attraverso la firma di un nuovo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini davanti al fisco».

Il caso dell’exclave
Anche il sindaco di Chiasso, Bruno Arrigoni – rimarcando l’importanza dell’incontro, grazie al quale «si sono potuti rafforzare i rapporti e le buone relazioni tra i due Stati» e dell’attività di guardie e forze di polizia di confine – ha auspicato «che si possa trovare al più presto un’intesa sulla vertenza in atto riguardante la questione fiscale dei frontalieri». «Vertenza che ormai dura da più di quattro anni e che ora dovrebbe trovare al più presto degna conclusione», ha aggiunto Bruno Arrigoni.
Altra vicenda d’attualità, quella relativa alla delicatissima questione di Campione d’Italia. «Con il ministro Di Maio abbiamo parlato anche di Campione d’Italia. Le fatture non sono state ancora saldate, pur avendo versato i soldi. Si tratta solo di una questione di tempo. I problemi di Campione d’Italia restano, anche se alcune cose sono cambiate, a cominciare dalle frontiere», le parole di Ignazio Cassis. Una sottolineatura sul tema relativo all’exclave è arrivata anche da Norman Gobbi. «Il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà verso Campione d’Italia – le sue parole -, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari, anche durante l’emergenza Covid-19) e questo nonostante l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti con il Cantone, ma anche con enti locali e aziende ticinesi. Le forti criticità ancora oggi presenti a Campione d’Italia richiedono un intervento delle autorità preposte».

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Da www.corrieredicomo.it

Vertice Di Maio-Cassis, solo uno scambio di cortesie. Deluso Norman Gobbi, chiedeva risposte sui frontalieri

«Sui frontalieri lasciateci lavorare», ma la partita viene giocata da due altri ministri, che si occupano di Economia e di Finanze, ovvero Roberto Gualtieri per l’Italia e Ueli Maurer per la Svizzera. Ha chiuso così, Luigi Di Maio, titolare del dicastero italiano degli Esteri e fino allo scorso gennaio capo politico del Movimento Cinque Stelle, la sua visita sul confine, tra Chiasso e il Museo Vela di Ligornetto, a Mendrisio. Ad accoglierlo c’era il suo omologo rossocrociato, Ignazio Cassis, ma anche il presidente del Consiglio di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi, che al termine dell’incontro non ha mancato di esprimere tutta la sua delusione per le mancate risposte proprio in tema di frontalieri e di Campione d’Italia.
Tanti sorrisi, ad ogni modo, e tanti grazie, nel vertice istituzionale che ha celebrato anche la completa apertura delle frontiere tra i due Stati avvenuta il giorno precedente. Il grazie più bello e sentito è stato proprio quello di Cassis verso i frontalieri della Sanità.

Svizzera-Italia: l’accordo scordato

Svizzera-Italia: l’accordo scordato

Da www.rsi.ch/news
Perché l’accordo sulla fiscalità dei frontalieri non è mai stato siglato?
Alfieri: “Errore italiano, ma mette in discussione i ristorni”

Gobbi: “Disposti a confrontarci, ma bisogna arrivarne ad una”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Svizzera-Italia-laccordo-scordato-13143627.html

Perché l’accordo tra Svizzera ed Italia sull’imposizione dei lavoratori frontalieri parafato nel 2015 e che dovrebbe sostituire quello del 1974 non è mai stato approvato? Ora cosa succederà? Modem ha cercato stamane di capire a che punto siamo in questo spinoso dossier, dopo l’incontro tra Ignazio Cassis e Luigi Di Maio.

“L’errore italiano è stato quello di negoziare l’accordo del 2015 dalla parte tecnica con poco contatto con quella politica. Oggi non c’è la volontà di non affrontare il tema e spero che Norman Gobbi possa venire a Roma a discuterne. Perché sono convinto che con il confronto una soluzione si possa trovare. Ma non può essere quella trovata precedentemente perché ci sono troppe criticità: è discriminante e rischia di mettere in discussione i ristorni per i comuni di confine”, ha spiegato il senatore del PD Alessandro Alfieri, membro della commissione affari esteri.

“Non sono mai per rappresaglie o minacce. Penso che la libera circolazione sia un valore e che le economie di frontiera si reggono perché le frontiere rimangono aperte. La ricchezza si crea con la libera circolazione, poi ci vogliono i correttivi. Da parte nostra c’è la volontà di sederci attorno ad un tavolo. Evidentemente però ad una pre-condizione: le discriminazioni nei confronti dei lavoratori frontalieri non sono accettabili. Anche nel periodo del covid ho visto cartelli e scritte nei confronti dei lavoratori frontalieri che in qualche modo fanno intravvedere un razzismo di fondo. E questo non va bene”, ha concluso il deputato di Varese.

“Secondo me l’errore nel 2015 è stato quello di firmare un protocollo e non degli accordi. Noi abbiamo rispettato la road map, la controparte non l’ha rispettata”, ha replicato la presidente della Federazione ticinese dei fiduciari Cristina Maderni.

“Siamo sempre disposti a dialogare e confrontarci, ma ad un certo punto bisogna arrivarne a una. Perché le aspettative sono ampie: ricordiamo che a cittadini ed operatori economici svizzeri il mercato italiano è ancora precluso. E penso in particolare alle attività rappresentate da Maderni. Per il Ticino sono importanti. Ma lo sono anche per la crescita di un territorio ed in questo senso la collaborazione lungo il confine deve passare anche dalla reciprocità, che oggi non è garantita”, ha sostenuto da parte sua il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi.

“Il Consiglio di Stato – ha poi ricordato Gobbi – ha dato mandato all’Università di Lucerna di verificare le conseguenze di un’eventuale disdetta dell’accordo del 1974. Appena avremo tutte le informazioni richieste ne discuteremo con l’autorità federale. Questo perché l’accordo del 1974 non è più conforme: non trova più applicazione con il nuovo quadro normativo svizzero ed italiano. Cosa che porterebbe ad un’imposizione su territorio svizzero e anche su territorio italiano nel rispetto della parità di trattamento di fronte al fisco”.

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Montagne sicure: al via la campagna estiva 2020

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con il Dipartimento del territorio e la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna estiva del programma Montagne sicure. Quest’anno, oltre al flyer in quattro lingue con i consigli fondamentali rivolti a coloro che decidono di incamminarsi alla scoperta dei sentieri ticinesi, è stato realizzato anche un ulteriore volantino, specifico al contesto COVID-19. Quest’ultimo intende fornire alcune indicazioni agli ospiti delle capanne e dei rifugi alpini al fine di garantire a tutti la sicurezza necessaria per godersi questi momenti di svago.
La pratica dell’escursionismo, così come la ricerca di funghi, richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da un lato la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altro i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano una media annuale svizzera che si attesta oggi a 26’000 infortuni (agli inizi degli anni 2000 la media era invece di 17’700), e tra questi conta un’ottantina di decessi.
Nel nostro Cantone la Polizia cantonale – per il tramite del Gruppo Ricerche e Costatazioni – e i suoi partner intervengono nei boschi e nelle vallate del territorio in caso di incidenti e scomparse di escursionisti e di cercatori di funghi. Nel 2019 in Ticino sono stati registrati 7 infortuni in montagna con esito letale. Questo dato indica una diminuzione rispetto all’anno precedente, quando i decessi in montagna a seguito di infortuni ammontavano a 10. Con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni e affinché frequentare la montagna sia sempre un piacere, il programma di prevenzione “Montagne sicure” intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri paesaggi e delle nostre vette. Per questo motivo, in collaborazione con la Cancelleria dello Stato, un flyer in quattro lingue rivolto in particolare a escursionisti e a cercatori di funghi contenente fondamentali consigli di sicurezza sarà distribuito nelle prossime settimane. Fra i diversi consigli, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche e dell’adattare il ritmo di percorrenza in base alle condizioni, concedendosi delle pause regolari per recuperare le forze. Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, è stato creato un ulteriore flyer specifico con consigli di sicurezza per gli ospiti delle capanne e dei rifugi:

– Prenota il tuo posto letto. Niente pernottamenti senza prenotazione.
– Fai visita alle nostre capanne solo in buona salute
– Porta con te disinfettante, asciugamano e mascherina protettiva.
– Non si assegnano posti letto senza un proprio sacco a pelo o lenzuolo federa cuscino.
– Riporta con te a valle i tuoi rifiuti.

In caso di infortunio si ricorda di contattare i numeri d’emergenza 112 o 117, specificando generalità, il numero del cellulare con cui si sta chiamando, la zona in cui ci si trova o meglio le coordinate con tutti i riferimenti possibili, la dinamica ed infine lasciare libero il telefono.
Si sottolinea inoltre che gli interventi di ricerca in caso di persone disperse, ferite o in difficoltà sono di competenza cantonale. L’incarico di svolgere voli di ricerca è dato dalla Polizia cantonale e dal Soccorso Alpino Svizzero (SAS), di principio alla Rega o ad altri partner. I costi d’intervento in caso d’infortunio, se la persona gode di copertura assicurativa, vengono fatturati alle assicurazioni infortunio o malattia.
Nel caso in cui la persona che viene soccorsa è illesa, se i costi non possono essere addebitati a un ente finanziatore e la persona non è socio REGA (che altrimenti garantirebbe la copertura del pagamento), l’intervento viene fatturato alla persona ricercata.
Si raccomanda pertanto di verificare, prima di ogni escursione, le proprie coperture assicurative o l’affiliazione ad un ente di soccorso svizzero. A titolo d’esempio, un giorno di ricerche che coinvolge diversi partner comporta costi quantificabili in alcune decine di migliaia di franchi. I cittadini stranieri residenti all’estero, hanno la possibilità di divenire sostenitori della REGA. In questo caso, durante i soggiorni in Svizzera avranno diritto ai vantaggi dei sostenitori per salvataggi aerei in Svizzera (fanno testo i confini statali). Per contro, i vantaggi dei sostenitori per rimpatri dall’estero in Svizzera valgono unicamente per i sostenitori con domicilio in Svizzera (indipendentemente dalla loro nazionalità) come pure per gli svizzeri all’estero. I rimpatri all’estero sono possibili ma a spese di chi li richiede.

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Alcune considerazione alla vigilia dell’apertura delle frontiere

Svizzera aperta “Speriamo non troppo”

Da domani 15 giugno anche la Svizzera apre le sue frontiere a tutti i cittadini degli stati Schengen/AELS. Insomma: si riapre anche da noi, dopo che l’Italia aveva unilateralmente deciso già il 3 giugno scorso di permettere l’ingresso sul suo territorio. “Non è certamente stata una situazione ideale – afferma il Presidente del Governo cantonale Norman Gobbi. La Svizzera si è trovata di fronte al fatto compiuto con l’apertura da parte dell’Italia, quando ancora la situazione dei contagi a sud del Ticino non è sotto controllo”. Ora però siamo a meno di 24 ore dalla riapertura e non si può tornare indietro. “Certo. Vorrei però ribadire un aspetto che ho già sottolineato su queste colonne e nel corso di parecchie interviste su altri media: se vogliamo trattenere qualche cosa di positivo da tutta questa crisi che abbiamo e stiamo affrontando (sì, che stiamo ancora affrontando perché le conseguenze negative per l’economia e per le finanze pubbliche peseranno sulle nostre decisioni ancora per anni…) è quello legato, oltre che alla forte diminuzione della criminalità, al forte calo di padroncini e lavoratori in nero che circolano sulle strade ticinesi. È l’effetto del controllo accresciuto alle nostre frontiere, quello che le guardie di confine hanno potuto mettere in campo grazie anche alla chiusura dei valichi minori. Un controllo che da domani non potrà più avvenire negli stessi termini, ma che personalmente spero possa portare in futuro a un ripensamento a livello federale (dove hanno la competenza per farlo) della sistematica dei controlli ai valichi”.

In queste ultime settimane, da quando cioè sostanzialmente la nostra economia ha ripreso a girare al pieno regime, si è constatata comunque una forte diminuzione del traffico negli orari di punta (6-8, 17-19). “Esatto, con un forte beneficio anche per gli spostamenti dei lavoratori ticinesi. Mi ha fatto piacere nel corso di questa settimana leggere sul CdT una lettera di due imprenditori del Mendrisiotto (Nicola Medici e Mirko Puricelli) che sottolineavano proprio lo stesso tema: la diminuzione della presenza dei cosiddetti padroncini e di lavoratori stranieri senza permesso dà fiato alla nostra economia, a tutto il settore dell’artigianato in particolare, ma non solo. I due momò chiedevano ai consiglieri di Stato di “vigilare su questo aspetto (più controlli alla frontiera, ndr) e il risultato sarà automaticamente raggiunto”. Con me sfondano una porta aperta. Sono le orecchie di Berna che devono riuscire a sentire questa importante segnalazione che giunge dal Ticino. Avremo però un’altra opportunità per farci sentire: la votazione federale del 27 settembre sull’iniziativa UDC per la limitazione dell’immigrazione. Ma ne riparleremo”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Pene più severe per i violenti che aggrediscono la polizia

Pene più severe per i violenti che aggrediscono la polizia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 10 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Il Consiglio degli Stati inasprisce le misure nel caso di gravi atti contro i funzionari e disordini – La privazione della libertà diventerebbe la regola – La Federazione: «Le multe non hanno effetto» – Gobbi: «È anche un deterrente»

Mentre negli Stati Uniti non si placano le proteste per i metodi usati dalla polizia, in Svizzera si pone il problema di come sanzionare chi ricorre alla violenza contro le forze dell’ordine e funzionari pubblici in generale. Il Consiglio degli Stati ha deciso un giro di vite nell’ambito della revisione del diritto sanzionatorio. In futuro, chiunque partecipi a disordini commettendo danneggiamenti oppure aggredirà o minaccerà funzionari – poliziotti ma anche soccorritori o pompieri – rischierà sanzioni più severe. Su proposta del grigionese Stefan Engler (PPD), la Camera alta ha deciso di punire simili comportamenti con una pena detentiva di tre anni al massimo. Solo nei casi poco gravi l’autore verrebbe punito con una pena pecuniaria. «Lo Stato di diritto non deve essere disposto a tollerare la mancanza di rispetto e la crescente violenza contro gli agenti di polizia e i soccorritori», ha detto il «senatore». Il Consiglio federale e la maggioranza della commissione proponevano una pena di tre anni al massimo o una pena pecuniaria. Con la versione della minoranza però, la pena privativa della libertà diventerebbe la regola. Per quanto riguarda le infrazioni commesse in gruppo, tutti i partecipanti dovrebbero essere sanzionati con una pena di reclusione di tre anni al massimo (sanzione pecuniaria nei casi meno gravi). In sostanza, i giudici avrebbero meno margine di apprezzamento.

Anche nel caso di disordini l’ha spuntata ancora Engler, che propone una pena di tre anni al massimo per le persone colpevoli di violenze contro le persone o le proprietà. La commissione preparatoria prevedeva una pena detentiva minima di 120 giorni fino a tre anni o in alternativa una pena pecuniaria di almeno 120 aliquote giornaliere (oggi 30).

Per Engler è giunto il momento di lanciare un segnale: «Chi si prende la colpa per la nostra sicurezza può aspettarsi in cambio che noi gli guardiamo le spalle», ha detto, facendo anche riferimento al numero crescente di attacchi e di denunce da parte di funzionari: 750 nel 2000, 2.350 nel 2009, 3.521 nel 2019.

PIn fatto di violenze o insulti contro funzionari, Karin Keller-Sutter ha sostenuto che spesso le pene sono miti proprio perché il giudice, perlopiù, non è chiamato a decidere su casi gravi. Nel caso del teppismo da stadio, la direttrice del Dipartimento di giustizia e polizia ha difeso la versione del Governo. Lo strumentario per contrastare questo fenomeno esiste già, ha detto: «Si devono semplicemente applicare».

La decisione degli Stati ha preso le mosse da diverse proposte presentate negli ultimi anni per rendere più severo il regime sanzionatorio. Tra queste anche una petizione lanciata in Ticino dagli Amici delle forze polizia, che aveva raccolto più di 15.000 adesioni. «Nella pratica e nelle condanne decretate in passato è stato dimostrato che le multe hanno poco o nessun effetto. Nella sua decisione, il Consiglio degli Stati chiede che le gravi aggressioni fisiche contro gli agenti di polizia non siano più punite con pene pecuniarie, bensì con delle pene detentive. Oltre ad essere un atto dovuto, questa modifica avrebbe pure un effetto deterrente», dice da parte sua la Federazione svizzera dei funzionari di polizia. «Abbiamo cominciato questa campagna dieci anni fa», spiega il segretario Max Hofmann. «Il quadro giuridico sarebbe sufficiente, se solo i giudici applicassero le norme in maniera più severa. Ma finché questi continueranno ad agire solo nella primissima fase dell’ampio margine di apprezzamento di cui dispongono, non ne usciremo mai». Negli ultimi anni, commenta il capo del DI Norman Gobbi, coloro che a vario titolo sono chiamati a tutelare la sicurezza pubblica sono stati viepiù oggetto di attacchi. «Da un lato non si chiede una tutela speciale, ma il riconoscimento del lavoro svolto. Questa misura può anche essere un deterrente contro atti di violenza, diventati sempre più frequenti».

Il dossier passerà ora al Nazionale, dove potrebbe avere chance di passare. In dicembre la Camera bassa aveva accolto un’iniziativa di Marco Romano (PPD) per una pena detentiva minima per chi attacca, incita alla violenza o vi ricorre nei confronti di funzionari dello Stato.

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

“Un aiuto concreto ai nostri esercenti”

Sconto del 30% sulla tassa sugli esercizi pubblici

“È un segnale per un settore, quello degli esercizi pubblici ticinesi, che contribuisce a far girare tutto il turismo cantonale e che nel corso del “lockdown” ha vissuto una grave crisi”. Così si esprime il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dopo la decisione di questa settimana del Governo, su proposta del Dipartimento delle istituzioni diretto dallo stesso Gobbi assieme al DFE, di applicare uno sconto del 30 per cento a bar e ristoranti tenuti a pagare la tassa sugli esercizi pubblici. “Sono ben cosciente che quanto deciso non sarà la panacea di tutti i mali del settore – afferma il Consigliere di Stato – ma è un aiuto concreto. Durante questa crisi e guardando al futuro ho chiesto all’interno del Dipartimento che dirigo di individuare margini di manovra per sostenere le cittadine e i cittadini Ticinesi. Questa misura rientra proprio in tale ottica”. Ma in concreto di che cosa si tratta? “Gli esercenti sono tenuti a versare al Cantone una tassa, che comprende la tassa sull’alcool e la tassa di promozione turistica. Globalmente per il 2020 avevamo preventivato di incassare circa 1,4 milioni di franchi. Con lo sconto del 30% gli esercenti potranno risparmiare 400mila franchi. Sono soldi che rimangono nelle loro tasche (o comunque che non devono uscire dalle loro tasche)”, sottolinea Norman Gobbi, che aggiunge: “Ci siamo premurati di garantire alle Organizzazioni turistiche regionali (OTR) e all’Agenzia turistica ticinese (ATT) la loro quota parte dovuta dalla tassa sulla promozione turistica. Non si voleva certo dare con la mano destra un aiuto al settore turistico, per poi toglierlo con la mano sinistra… Anche in questo caso non stiamo parlando di grosse cifre, ma come ben si può comprendere tutto aiuto”.

Dal 22 giugno partirà l’azione *Vivi il tuo Ticino* messa in campo dal Cantone a favore di ristoranti e alberghi ticinesi, che si dovrebbe protrarre sino al 30 settembre. “Abbiamo visto in queste ultime settimane, da quando si sono potute riaprire le attività commerciali, un positivo “risveglio”. L’azione che partirà tra 2 settimane dovrebbe permettere un ulteriore scatto in avanti e rappresentare un incentivo interessante per il turismo, grazie ai buoni sconto di 25 franchi per pasto consumato nei ristoranti ticinesi e allo sconto del 20% per chi pernotta in un albergo della nostra regione. Spero che i ticinesi sappiano approfittare di questa offerta”, conclude il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.

La Svizzera apre anche all’Italia

La Svizzera apre anche all’Italia

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 6 giugno 2020 del Corriere del Ticino

Dal 15 giugno cadranno le restrizioni in entrata nei confronti degli Stati UE/AELS – Si potrà tornare a fare la spesa oltre confine Norman Gobbi: «Non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti della crisi che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo»

Dopo settimane di incertezza e considerata l’attuale situazione epidemiologica, dal 15 giugno la Svizzera revocherà le attuali restrizioni d’entrata nei confronti degli Stati UE/AELS, Italia inclusa, e del Regno Unito. La decisione non è certo un fulmine a ciel sereno: già a metà maggio il Dipartimento federale di giustizia e polizia aveva annunciato che i confini con l’Austria, la Germania e la Francia sarebbero stati completamenti aperti il 15 giugno d’intesa con le autorità di detti Paesi. Sono dunque state sciolte le riserve sull’apertura dei confini con l’Italia. La vicina Penisola, lo ricordiamo, aveva deciso per una riapertura unilaterale dal 3 giugno e in questo senso il Governo aveva disposto delle restrizioni in uscita e soprattutto in entrata, indicando il 6 luglio come data ultima per la riapertura definitiva. L’evoluzione della situazione epidemiologica è stata giudicata positiva, tant’è che tra nove giorni queste restrizioni verranno a cadere. Tra queste anche il tanto discusso divieto di effettuare viaggi allo scopo di fare acquisti.

«Nessuna sorpresa»
Come detto, l’obiettivo era quello di riaprire le frontiere, in particolare quelle con l’Italia, al più tardi il 6 luglio. Ieri il Consiglio federale ha deciso di allinearsi a molti Paesi europei a partire dal 15 giugno. Abbiamo parlato con il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi per capire se questa è una svolta che preoccupa il Governo e se il Ticino è stato coinvolto in questo processo decisionale. «Le frontiere non aprono oggi, ma tra 10 giorni. Un “cuscinetto” temporale durante il quale si spera che la situazione sanitaria in Italia e in particolare in Lombardia possa migliorare, come avvenuto negli ultimi giorni. La data del 6 luglio era circolata in ambito europeo e poi ripresa da Berna più di due settimane fa. Comunque, dai contatti con l’autorità federale avuti in questa ultima settimana e vedendo un po’ quanto si sta muovendo a livello europeo ci si poteva aspettare questa decisione di riapertura per il 15 giugno anche con l’Italia preannunciata oggi dal Consiglio federale». Il Ticino si dovrà adeguare alla decisione di Berna, che continua a sconsigliare i viaggi verso la vicina Penisola. Sarebbe stato preferibile un periodo d’attesa più lungo?, chiediamo. «Vale la pena ribadire che la competenza sul controllo alle frontiere è federale. L’auspicio era ed è quello di garantire sicurezza sotto il profilo sanitario ai nostri concittadini. Spero che i contagi in Italia abbiano la medesima curva che conosciamo in Ticino, dove negli ultimi 10 giorni vi sono stati complessivamente solo 8 nuovi casi», spiega Gobbi. Resta infine da capire cosa accadrà dopo la data del 15 giugno. «“Vi sarà un prima e un dopo COVID e niente sarà più come prima”. Questa frase in questi mesi è stata pronunciata da praticamente tutta la classe politica in tutti i Paesi. Oggi, prendendo atto della decisione del Consiglio federale di aderire a un’apertura delle frontiere coordinata a livello europeo per il 15 giugno, non dobbiamo dimenticare gli insegnamenti di questa crisi planetaria», conclude il presidente del Governo. «Insegnamenti che toccano anche la gestione delle frontiere e il loro legittimo controllo da parte degli Stati sovrani a tutela della sicurezza della cittadinanza. Abbiamo visto per esempio quasi sparire la criminalità, così come la presenza di “padroncini” e lavoratori in nero che portano un gran danno alla nostra economia. Fattori positivi che dobbiamo poter prolungare anche in questa fase. Proprio su questi aspetti avremo un incontro nel corso della prossima settimana».

Pochi turisti degli acquisti
L’apertura delle frontiere, ci spiega la portavoce dell’Amministrazione federale delle dogane Donatella Del Vecchio, è strettamente legata alla situazione epidemiologica. Detto in parole povere, se in un Paese i contagi dovessero riprendere a salire, la Svizzera potrebbe decidere di tenere chiusi i propri confini, mantenendo le restrizioni in entrata attualmente in vigore. Compreso, come detto, il divieto riguardante il turismo degli acquisti. Da parte ticinese, è bene precisare, la sfrenata corsa alla spesa non c’è stata. Insomma, i centri commerciali in Italia non sono stati presi d’assalto. «Prima dell’apertura unilaterale delle frontiere da parte italiana le infrazioni legate al turismo degli acquisti in Ticino sono state poco numerose a causa delle condizioni di entrata e di spostamento molto rigide», conferma Del Vecchio. Dopo la riapertura, invece, le multe inflitte lungo la frontiera sud erano solo «una manciata». Dall’entrata in vigore dell’ordinanza 2 COVID, a metà marzo, le multe inflitte a livello nazionale sono state in media 150 al giorno, comprese quelle inflitte a coloro che hanno forzato un valico oppure contrabbandato merce al di qua del confine. In ogni caso, conclude Del Vecchio, nelle ultime settimane si è assistito a una netta tendenza al ribasso.

Tutto come prima alla frontiera

Tutto come prima alla frontiera

Da www.rsi.ch/news

Il Governo federale ha deciso per il 15 giugno la riapertura totale anche con l’Italia. Secondo Norman Gobbi la situazione andrà monitorata.

Il Consiglio federale ha deciso che dal 15 giugno anche la frontiera con l’Italia sarà riaperta senza alcun controllo in dogana. Si tornerà dunque alla situazione precedente alla pandemia e anche il turismo degli acquisti sarà di conseguenza permesso. Una situazione che andrà monitorata, secondo Norman Gobbi: “In queste settimane abbiamo visto dei miglioramenti sui controlli, che permettono di tutelare il territorio e la popolazione. Se tutto tornerà come prima, ci saranno ancora gli stessi problemi, dalla viabilità alla vivibilità del Mendrisiotto e del Malcantone, ma anche del Locarnese”.
L’Ufficio federale della sanità deciderà se imporre eventuali controlli sanitari e il presidente del Governo ticinese garantisce che gli occhi rimarranno aperti: “Dipenderà dall’evoluzione del virus e soprattutto da quanto succederà in estate e in autunno. Se valuteremo che sarà necessario fare dei controlli alla frontiera, saremo i primi a scattare se la Confederazione non dovesse reagire per tempo”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Tutto-come-prima-alla-frontiera-13108953.html