«Dare più autonomia ai Comuni e andare oltre il dipartimentalismo»

«Dare più autonomia ai Comuni e andare oltre il dipartimentalismo»

Cantone e Comuni, quo vadis? I problemi, le idee e le proposte concrete per passare «dal dire al fare». Ne abbiamo discusso a ruota libera con Norman Gobbi.


Il Simposio tra Cantone e Comuni arriva in un momento di stanchezza e delusione reciproca per gli atteggiamenti altrui?
«Negli ultimi mesi, i rapporti tra il Cantone e i Comuni si sono irrigiditi, e purtroppo non posso nascondere che i legami tra le due realtà siano sempre più logorati. Tuttavia, ritengo che non si tratti di una stanchezza o delusione che affligge le istituzioni, ma piuttosto del risultato di una crescente complessità del contesto nel quale viviamo. Il Simposio è stato ideato proprio con l’intento di promuovere un confronto diretto e concreto tra il Cantone e i Comuni, affrontando insieme le sfide comuni e cercando soluzioni pratiche e condivise».

Siamo un po’ al capolinea, occorre una nuova logica e nuove dinamiche per scongiurare l’implosione del sistema-Paese?
«Io non direi che siamo arrivati al capolinea, ma certamente ci troviamo di fronte a un bivio. La situazione è chiara: o si rinnova il modo di collaborare tra Cantone e Comuni, con visione, responsabilità e coraggio, o rischiamo di restare impantanati in una paralisi istituzionale che non sarebbe più tollerabile. Il sistema non è imploso, ma le eccessive interdipendenze create nel corso degli anni lo rendono sempre meno funzionale. È il momento di cambiare logica: ridurre la burocrazia, aumentare la concretezza e lavorare sulla fiducia reciproca».

Belle parole, ma…?
«Non ci limitiamo a parlare, ma stiamo intraprendendo una strada ben definita. Da Bedretto a Pedrinate, intendo incontrare personalmente i Municipi per ascoltare le loro esigenze e conoscere le problematiche che ciascun Comune sta affrontando. Questi incontri non sono solo istituzionali, ma un’occasione per instaurare un dialogo diretto e costruttivo. Un esempio importante di questa direzione è l’evento simbolico che si terrà il 10 settembre tra il Consiglio di Stato e i 100 sindaci del Ticino, per celebrare il centenario della Conferenza di Locarno. Sarà un segnale forte per riaffermare che la collaborazione tra Cantone e Comuni non è solo auspicabile, è essenziale. Parallelamente, è stato costituito un gruppo di lavoro misto che sta lavorando per rivedere i flussi informativi. Inoltre, riformeremo la piattaforma politica di dialogo, puntando a un confronto più regolare, trasparente e focalizzato sul bene comune. Insomma, se serve rompere qualche schema, lo faremo. Il federalismo è vivo solo se è dinamico. Se diventa un mantra vuoto, allora sì, rischia di morire».

In queste parole troviamo il direttore del dipartimento o il presidente del Governo?
«Entrambi. Questo perché il dialogo tra il Cantone e i Comuni non è solo una priorità del mio Dipartimento, ma una responsabilità che coinvolge l’intero Consiglio di Stato. Credo fortemente nel gioco di squadra e nella collegialità. Non possiamo permetterci di perdere tempo: il nodo cruciale delle relazioni con i Comuni è determinante per il futuro del nostro Cantone».

È vero che non siete in «guerra» ma è evidente che la situazione di «gelo istituzionale» è realtà. Si dice che «prima o poi tutto si aggiusterà?».
«Non credo che possiamo aspettare che le cose si risolvano da sole. Quando le relazioni si raffreddano, è necessario intervenire rapidamente, senza cercare colpevoli ma favorendo un confronto costruttivo. Non c’è conflitto, ma le distanze istituzionali devono essere colmate per evitare di compromettere il nostro sistema democratico».

Il Governo ha risposto piccato al piano federale di risparmi. Insomma: il Cantone si lamenta con Berna e i Comuni fanno altrettanto con il Consiglio di Stato. Sono le due facce della medesima medaglia?
«Il Consiglio di Stato è fermamente contrario alla prassi della Confederazione di ribaltare oneri derivanti da leggi federali direttamente sui Cantoni senza un’adeguata condivisione di competenze politiche e una maggiore autonomia esecutiva. A prima vista potrebbe sembrare che si tratti dello stesso discorso che fanno i Comuni, ma c’è una differenza fondamentale: negli ultimi anni, il Cantone ha evitato di scaricare nuovi oneri finanziari sugli enti locali. In questo senso, Governo e Parlamento hanno rispettato l’accordo con i Municipi, e questo è un passo importante».

Nel bel mezzo della discussione c’è da considerare un tessuto sociale sempre più in sofferenza che genera incertitudine e frustrazione. E lo Stato dov’è?
«Lo Stato è presente, ma oggi non può fare tutto. Siamo in una situazione di grande pressione, dove le risorse scarseggiano e le richieste aumentano. Le famiglie fragili, i cittadini stanchi e gli amministratori locali sovraccarichi sono una realtà che non possiamo ignorare. In questo contesto, però, la responsabilità non può ricadere solo sullo Stato. La vera sfida è ridare equilibrio, dove i diritti restano sacrosanti, ma ci sia anche un senso diffuso di corresponsabilità. Non si può chiedere continuamente, senza un impegno attivo da parte di tutti».

Occorre un Cantone chioccia oppure maggiore responsabilità da parte del cittadino e una mano dagli amministratori locali per fare passare il messaggio?
«Servirà un equilibrio tra entrambi gli aspetti. Il Cantone deve essere il garante dell’equità territoriale, ma non può assumere il ruolo di una chioccia che indebolisce il sistema. I Comuni devono avere la libertà di agire in autonomia, ma con la responsabilità che questo comporta. I cittadini, infine, devono essere coinvolti attivamente, non solo come destinatari, ma come attori primari del cambiamento. Solo attraverso una politica della prossimità e una maggiore responsabilizzazione di tutti gli attori possiamo costruire un sistema che funzioni davvero, in modo sostenibile e duraturo».

Il progetto «Ticino 2020» ha fallito. Lo ammette?
«Ammetto che ci troviamo in una fase di impasse, e negarlo sarebbe poco serio. Tuttavia, è fondamentale comprendere che il fallimento arriva solo per chi rinuncia, e io, insieme al Consiglio di Stato, non intendo arrendermi. Ticino 2020 non è finito, ma è giunto a un punto cruciale che richiede un rilancio deciso, chiaro e coraggioso. La nostra ricetta per uscire dall’impasse si basa su alcuni passaggi concreti. Anzitutto, propongo di modificare la Costituzione per rafforzare il principio dell’autonomia comunale. Non si tratta tanto o solo di un gesto simbolico, ma di una necessità: dobbiamo fare un passo avanti per consentire ai Comuni di affrontare le sfide quotidiane con maggiore libertà decisionale. L’autonomia non deve restare un concetto teorico, ma deve diventare un fondamento operativo per le amministrazioni locali. In secondo luogo, rinnovo l’invito ai Comuni di essere protagonisti in questo processo. Come già discusso durante una delle ultime riunioni della piattaforma politica, è ora di smettere di rimandare e di avanzare con richieste concrete. Devono dire chiaramente al Governo dove necessitano maggiore autonomia, senza timori o esitazioni. Non è più il tempo delle parole, ma delle azioni operative».

C’è altro?
«Intendo riproporre la stessa franchezza anche alla collega e ai colleghi di Governo. È essenziale che, insieme, superiamo il dipartimentalismo e lavoriamo in modo coordinato e coeso per il bene comune. Non possiamo più permetterci di operare ciascuno nel proprio settore, come se le nostre responsabilità non si intrecciassero. La collaborazione trasversale è indispensabile per affrontare le sfide in modo efficace e tempestivo. Solo così possiamo realizzare soluzioni concrete, superando gli ostacoli e dando risposte tangibili ai cittadini. Questa è la strada che ci permetterà di superare l’impasse e di portare avanti la nostra visione di un Ticino più autonomo, responsabile e coeso. Con chiarezza, coraggio e determinazione, potremo proseguire con successo il nostro cammino.

Si parla tanto di autonomia comunale, ma alla fine questa sembra essere più ideale che reale. Si può cambiare passo o vale la pena arrendersi all’evidenza?
«Arrendersi? Mai. L’autonomia comunale è fondamentale per dare un senso al Comune democratico che, in ragione della sua prossimità al cittadino, è il pilastro del nostro sistema, ma è vero che è sempre più contenuta. Ecco perché vogliamo ridarle forza anche sul piano giuridico e costituzionale. È una sfida politico-culturale, prima ancora che tecnica. Autonomia significa anche assumersi oneri, non solo rivendicare libertà. Chiunque la invoca deve poi anche essere pronto a esercitarla. Senza Comuni forti, il Ticino si indebolisce».

Come suggerisce di rilanciare il dialogo istituzionale?
«Confronto diretto, costante e strutturato. Non possiamo affidarci a riunioni formali ogni tre mesi e aspettarci miracoli. Ecco perché voglio riformare la piattaforma politica tra Cantone e Comuni, renderla più regolare, più trasparente e più operativa. Il dialogo non si impone, si costruisce. Anche con gesti simbolici forti, come la Dichiarazione sul federalismo che proporrò nei prossimi mesi. Serve una vera alleanza istituzionale».

Questo però è un compito dell’intero Governo…
«Il collegio governa insieme, e su questi temi – almeno formalmente – c’è una condivisione di fondo. Se però vogliamo davvero rilanciare la riforma dei rapporti con i Comuni, serve un impegno politico convinto da parte della collega e degli altri colleghi. Non basta dire «sì» attorno a un tavolo. Personalmente, sono pronto a fare la mia parte, anche spingendo dove serve. Perché la politica, se vuole essere utile, deve anche saper osare».

Cosa fare affinché il «federalismo» non venga svuotato?
«Dargli muscoli, ossa e cervello. Il federalismo non è folklore, è un metodo per stare insieme in modo intelligente, responsabile ed efficiente. E per essere efficace deve evolvere. Il federalismo moderno è fatto di collaborazioni dinamiche e non di separazioni rigide. È quello che stiamo cercando di costruire: una nuova grammatica dei rapporti tra Cantone e Comuni, fondata su fiducia, responsabilità e concretezza. La Dichiarazione ticinese sul federalismo sarà un punto di partenza. Ma il contenuto lo daremo noi, giorno dopo giorno, con ciò che scegliamo di fare – e di non fare.

Il suo anno di presidenza vedrà un Consiglio di Stato «itinerante». Ieri l’extra muros si è tenuta a Chiasso. Come descrive questa realtà?
«Chiasso è una città di frontiera, non solo da un punto di vista geografico ma anche da quello sociale. Ha saputo reinventarsi nel tempo, ma rimane confrontata con diverse sfide in termini di pressione sociale e urbanistica. Durante l’incontro che abbiamo avuto ieri a margine della seduta extra muros del Consiglio di Stato, ho visto delle autorità comunali che intendono affrontare queste sfide piuttosto che subirle. Credo che questo sia un segno di forza e lo spirito che auspico a questo Ticino. Chiasso può rappresentare un laboratorio per la politica di prossimità, se sapremo ascoltare e agire insieme».

E quale sarà la prossima tappa?
«La prossima tappa ci porterà al nord del Ticino: andremo a Bedretto. Una realtà immersa nella natura e confrontata con sfide ben diverse da Chiasso, ma altrettanto importanti. Una piccola realtà ticinese, ma molto ricca di storia e di tradizioni. Il Governo intende così essere vicino al territorio e con chi questo territorio lo amministra, lo vive e lo costruisce. È lì che si fa la vera politica».

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 8 maggio 2025 del Corriere del Ticino

“Piazze sicure”: “Una risposta per dare sicurezza alla gente”

“Piazze sicure”: “Una risposta per dare sicurezza alla gente”

Gobbi lancia un appello alle Città per potenziare la presenza di agenti negli spazi pubblici

 In questi giorni il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha scritto una lettera ai sindaci e ai capi dicastero sicurezza delle città (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso) e dei Comuni di Ascona e Biasca che fanno parte della Conferenza cantonale consultiva di Polizia, lanciando un appello, denominato “Piazze sicure” sull’ordine pubblico e sulla sicurezza pubblica. Ma di che cosa si tratta? “Con questa lettera chiediamo che le Polizie comunali delle Città, in stretta collaborazione con la Polizia cantonale, predispongano misure per arginare fenomeni di ordine pubblico di competenza comunale. Fenomeni che, assieme a una recrudescenza di reati di competenza cantonale compiuti negli spazi pubblici urbani e nei pressi delle stazioni ferroviarie, hanno conosciuto un aumento nelle ultime settimane e hanno generato nella popolazione un senso di insicurezza”.

Di quali misure sta parlando? “Una risposta di tipo operativo. Anche a fronte del ritorno in Europa della minaccia terroristica, riteniamo indispensabile assicurare un presidio accresciuto da parte delle Polizie comunali negli spazi pubblici urbani e nei punti di forte movimento delle persone, come ad esempio le stazioni ferroviarie. Senza fare facili allarmismi, il principio di presidiare maggiormente il territorio urbano con i nostri agenti è una risposta a favore del ripristino del senso di sicurezza nella popolazione”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Siamo stati confrontati negli anni scorsi a un lungo periodo di calma, anche a seguito del COVID. Negli ultimi mesi questa situazione è stata rotta da un aumento di casi di cronaca che hanno toccato diverse Città del nostro Cantone, con reati penali e legati all’ordine pubblico. Questo ha generato subito un senso di insicurezza nella cittadinanza, che richiede una maggior presenza e visibilità da parte delle forze dell’ordine. Riteniamo quindi indispensabile che le istituzioni preposte alla sicurezza diano immediatamente un segnale forte. Con il concetto “Piazze sicure” vogliamo dimostrare che le istituzioni locali e cantonali sono presenti, a favore della sicurezza e dell’ordine pubblico della nostra popolazione e delle nostre attività commerciali. “Piazze sicure” andrà a sommarsi nel periodo natalizio anche con l’operazione “PREVENA” che vede i rispettivi corpi di polizia operare assieme per preventivamente contrastare altre tipologie di fenomeni (in particolare furti e taccheggi) che avvengono sotto le Feste”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 5 novembre 2023 de Il Mattino della Domenica

 

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

«Due terzi delle entrate illegali ora avvengono alla frontiera sud»

Il direttore del DI Norman Gobbi spiega il motivo per cui Berna ha deciso di rafforzare il dispositivo nella regione meridionale – E sul rischio di arrivi a Chiasso da Lampedusa osserva: «Il timore maggiore è che il nuovo assetto europeo spinga i flussi sul nostro territorio»
 
Mentre il patto sulla migrazione europea (raggiunto a giugno dai 27) scricchiola sulla spinta dei nuovi sbarchi a Lampedusa, l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) rafforza la frontiera sud inviando nuovi militi in Ticino. Una mossa anticipata dalla SonntagsZeitung e confermata dalla stessa autorità bernese con l’obiettivo dichiarato di dare manforte al personale della regione meridionale. Sul dispositivo messo in atto alla frontiera sud, la Confederazione («per motivi tattici») non ha fornito dettagli, limitandosi a specificare che «ulteriori collaboratori provenienti dalla Svizzera tedesca sono stati inviati a sud». Il sottotesto però è chiaro: occorre tenersi pronti: «Nelle ultime due settimane, due terzi di tutte le entrate illegali registrate in Svizzera sono avvenute in Ticino», rivela al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Solitamente la percentuale è attorno al 50%». Di qui, il potenziamento che «in realtà è in vigore già da un po’ di tempo».

«Nessun effetto Lampedusa»
Ma che cosa accadrebbe se la Svizzera, di punto in bianco, diventasse la destinazione preferita dei migranti sbarcati in Sicilia? «Al momento non è stato ravvisato alcun effetto Lampedusa», osserva il consigliere di Stato. Nonostante i numeri delle entrate illegali e delle richieste di asilo in Svizzera siano in aumento, a raggiungere la Svizzera attraverso la rotta balcanica attualmente sono soprattutto i migranti afghani. «La nostra frontiera tuttavia dal profilo geografico è un po’ più aperta rispetto al Brennero o a Ventimiglia». Di qui, appunto, la necessità di rafforzare il confine sud, «non solo su Chiasso, ma anche Gaggiolo e Gambarogno».

Cambiamenti in atto
Tradizionalmente i flussi provenienti dall’Africa si muovono verso altri Paesi, come la Germania e la Francia. Oggi, però, il contesto politico europeo è cambiato. Dopo aver firmato a giugno il nuovo patto sulla migrazione europea, la Francia (ma non solo) in questi giorni ha rafforzato i controlli al confine con l’Italia, rifiutandosi di accogliere i migranti provenienti da Lampedusa e procedendo a respingimenti quasi sistematici. Un’azione che ha già incassato la condanna della Corte di Giustizia dell’Unione europea. I migranti irregolari, ha evidenziato la Corte UE, devono poter «beneficiare di un certo termine per lasciare volontariamente il territorio. L’allontanamento forzato avviene solo in ultima istanza». Intanto, mentre si moltiplicano gli appelli alla solidarietà e alla coesione (a cominciare dalla presidente dell’UE Ursula von der Leyen seguita poi da Josep Borrell, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’UE: «Il dossier migranti rischia di dissolvere l’Unione europea»), anche il Governo tedesco ha ribadito che la Germania si sente oberata dagli arrivi. L’Austria dal canto suo ha intensificato i controlli alle frontiere. Il quadro insomma è mutato e rischia di mutare ancora: «Questo nuovo assetto con la chiusura di Ventimiglia e i maggiori controlli in Austria ci preoccupano», commenta Gobbi che aggiunge: «La Confederazione tuttavia ha risposto prontamente. Il nostro vantaggio è che buona parte delle entrate illegali viene respinta e i migranti irregolari vengono riammessi sul territorio italiano nel giro di 24 ore». Questa procedura per ora in Ticino funziona, aggiunge il direttore del DI. «Ma chiaramente quello che avviene a mille chilometri più a sud ci preoccupa per l’impatto che potrebbe avere nelle prossime settimane sulla frontiera di Como-Chiasso». Il nuovo assetto è stato condiviso con le autorità cantonali e in particolare con la polizia, fa notare Gobbi. «La collaborazione è stretta, anche perché il Cantone partecipa con le Guardie di confine nel processo di riammissione semplificata verso l’Italia». Ad ogni modo conclude Gobbi, «la maggior parte di chi arriva da noi non chiede asilo, ma desidera proseguire verso altre destinazioni, Francia, Germania, Regno Unito e Scandinavia».

Arrivano i soldi
Intanto negli scorsi giorni la Commissione europea ha annunciato di aver stanziato 127 milioni di euro a favore dell’attuazione del memorandum d’intesa con la Tunisia siglato a luglio con il presidente Kais Saied. Un primo pacchetto di aiuti che mira alla repressione delle reti di trafficanti illegali con l’obiettivo ultimo di mettere un freno alle partenze dalla costa tunisina, luogo di provenienza della quasi totalità dei barchini giunti in queste settimane a Lampedusa. L’accelerazione impressa dall’UE sul dossier pare dunque evidente, anche nel tentativo di ricucire gli strappi che il tema ha aperto a pochi mesi dell’appuntamento elettorale europeo. I soldi promessi a Tunisi, a cui l’UE ha appaltato una parte della gestione dei confini esterni, vanno proprio in questa direzione. Ridurre la pressione migratoria esternalizzando la gestione (anziché puntare su una corretta ridistribuzione interna come voleva il patto migratorio) rimane al momento la soluzione preferita da questa Europa.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 settembre 2023 del Corriere del Ticino

Nel nuovo Centro di controllo sanzionato un camion su tre

Nel nuovo Centro di controllo sanzionato un camion su tre

Entrato in servizio lo scorso dicembre, nei primi sei mesi di attività ha eseguito oltre tremila verifiche. In 140 casi le infrazioni sono risultate di grave entità

Con i suoi 15 agenti di polizia uniformati, 33 assistenti di polizia e tre funzionari amministrativi, per un totale di 51 unità impiegate, ha rapidamente raggiunto la velocità di crociera il nuovo Centro di controllo veicoli pesanti (Ccvp) di Giornico entrato ufficialmente in servizio nel dicembre 2022 sostituendo la vecchia piazzola che veniva raggiunta percorrendo da Biasca la corsia autostradale dedicata. Cifre alla mano, il tenente Franco D’Andrea , ufficiale responsabile della struttura da 250 milioni di franchi finanziata dalla Confederazione, spiega che nei primi sei mesi di esercizio sono stati effettuati 3’416 controlli su 154’812 veicoli pesanti transitati in direzione nord. I transiti giornalieri variano da 1’500 a 1’700, con picchi di 2’000. Quasi un terzo dei veicoli verificati, per la precisione 1’078, è stato sanzionato presentando delle anomalie. Di questi, in 140 casi sono emerse infrazioni gravi che possono comportare un rischio concreto per la sicurezza stradale. A seconda della fattispecie e delle responsabilità, possono venire sanzionati sia il conducente sia la ditta. Al momento, tuttavia, dati riguardanti l’incasso di multe non sono ancora a disposizione: per avere le cifre occorrerà attendere i bilanci di fine anno.

Quale bilancio può fare dei primi mesi di attività?
Il bilancio non può che dirsi confortante, soprattutto in termini di prevenzione e sensibilizzazione. Questo tenuto conto di quelle che sono le sfide principali in tema di irregolarità nel traffico pesante. Pensiamo in particolar modo alla sfida determinata dai cambiamenti tecnologici e dalle manomissioni informatiche. Cito ad esempio le modifiche al sistema antinquinamento, alle apparecchiature del veicolo stesso per renderlo più potente o al tachigrafo: premesso che ogni caso va valutato e trattato come caso a sé stante, le statistiche a livello europeo indicano che tre veicoli su dieci risultano modificati.

Oltre all’accresciuta qualità dei controlli, quali altri vantaggi comporta il Ccvp?
La sua entrata in esercizio ha comportato un indubbio miglioramento nel controllo e nel dosaggio dei veicoli pesanti sia in qualità sia in sicurezza. Il personale è motivato. Vi è poi il discorso legato agli autisti che possono oggi disporre di ampi spazi e di servizi igienici, docce e approvvigionamento acqua gratuiti durante il riposo, le pause o le verifiche del caso. Senza dimenticare la sicurezza: meno pericoli legati ai mezzi fermi ai lati della carreggiata e poche colonne di veicoli pesanti al portale sud del San Gottardo. Colonne di camion diminuite specialmente in occasione di eventi che richiedono la chiusura della galleria. In definitiva posso senz’altro affermare che lo stoccaggio dei veicoli pesanti al di fuori del sedime autostradale è ottimale e rappresenta un grandissimo punto a favore della sicurezza.

Come fate a decidere quale camion verificare e quale no?
Tutti i mezzi pesanti in transito verso nord devono uscire dall’A2 e immettersi nell’area di controllo. Dove di norma i controlli avvengono a campione. Tuttavia la formazione ricevuta permette al nostro personale di sviluppare l’occhio critico necessario a rilevare possibili anomalie. Inoltre al casello di triage si lavora in coppia (un assistente meccanico con un assistente circolazione) e perciò il primo controllo visivo permette già di fare una ‘radiografia’ al veicolo e all’autista. Spesso si procede inoltre con gli esami dell’alcolemia. Questa modalità consente di eseguire una valutazione/selezione il più possibile efficace dei veicoli che meritano maggiore attenzione. Dopo un primo screening, possono proseguire verso il San Gottardo (scaglionati tramite dosaggio), fermarsi nell’area di sosta oppure, se selezionati per un controllo più approfondito, passare alla fase successiva. Nei casi degni di attenzione, si procede quindi con ulteriori verifiche. Le possibili irregolarità possono essere rilevate anche dalle telecamere posizionate in autostrada o all’entrata della struttura di Giornico. Queste ultime apparecchiature sono in grado di rilevare il peso e la lunghezza del carico. Qualora ritenute necessarie, le riparazioni vengono eseguite a Giornico o in officine esterne a dipendenza della gravità del caso e da dove l’utente decide di rivolgersi.

Quali le irregolarità riscontrate con maggior frequenza?
Con una media di circa tre casi al giorno, sono legate ai sovraccarichi o ai carichi non ben ripartiti sul camion. Seguono poi problemi legati a perdite di varia natura (soprattutto olio) o agli pneumatici e ai freni (semirimorchio, rimorchio o veicolo). Per quanto riguarda invece le manomissioni, quelle più frequenti riguardano il tachimetro elettronico che permette di monitorare i dati sulla guida, le relative tempistiche ed eventuali anomalie. Se per esempio la velocità del veicolo risulta differente a quella segnalata, anche di pochi chilometri orari, sulle lunghe tratte risultano più ore di lavoro di quelle effettivamente svolte. Da ultimo, particolare attenzione viene data alla questione del riposo degli autisti.

Può elencare alcune irregolarità degne di nota?
Posso segnalarne alcune recenti. Il 17 luglio, poco prima delle 5.30 del mattino, durante un normale controllo da parte del personale del Centro è stato riscontrato un grave caso di guida in stato di ebrietà. La prova con l’etilometro probatorio cui è stato sottoposto l’autista di professione, un 44enne italiano che si trovava alla guida di un camion proveniente dal Bellinzonese e diretto Oltralpe, ha infatti dato esito positivo con un’importante alcolemia, pari a 0,76 mg/l. Perciò è stato denunciato al Ministero pubblico per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale e guida in stato di ebbrezza. Gli è inoltre stata ritirata la licenza di condurre.
Da notare che in oltre sette mesi di attività del Ccvp si è trattato del primo ritiro, mentre nell’ambito delle irregolarità per alcolemia e stupefacenti sono emersi 16 casi lievi e due gravi. Tornando a quel caso, l’autoarticolato appartenente a una ditta svizzera è stato successivamente preso in consegna da un altro autista abilitato. Risale poi al 31 luglio un secondo episodio utile a comprendere le fattispecie con cui siamo confrontati: poco prima delle 19.30 a Sant’Antonino, nell’area di sosta ‘Al Motto’ lungo l’A2, è stato controllato un Tir con targhe polacche immessosi nel parcheggio nonostante il divieto di circolazione per autocarri. Le verifiche poi eseguite al Ccvp hanno permesso di scoprire che il semirimorchio presentava freni difettosi sulla ruota destra del terzo asse, pedane della bisarca non fissate e manipolazioni scorrette del cronotachigrafo. In pratica è stata constatata 19 vole l’omissione di iscrivere il cambiamento della nazione sul cronotachigrafo. Inoltre è stato accertato che aveva circolato sull’A2 in direzione nord a una velocità di 95 chilometri orari in un tratto con limite di 80. L’autista, un 48enne turco, è stato denunciato per grave infrazione alla Legge federale sulla circolazione stradale. Il Tir ha potuto ripartire dopo le riparazioni del caso in un’officina.

L’avvento del Ccvp ha aumentato il numero di controlli e sanzioni?
Il contesto in cui venivano effettuati i controlli prima dell’apertura del Ccvp è completamente differente e un paragone a livello di dati non fornirebbe pertanto una lettura attendibile. In passato venivano per esempio sfruttate le aree di sosta in Riviera e in Leventina senza alcuna struttura fissa. Si trattava di principio di due controlli fissi alla settimana, più quelli che svolgevano le pattuglie di polizia quando notavano qualcosa di anomalo nei Tir in transito sull’A2. Per inquadrare meglio il cambio di passo e l’impossibilità di fare paragoni, basti dire che le ispezioni a campione sul traffico pesante, effettuate su mandato e finanziamento della Confederazione, prevedevano in passato un obiettivo fissato dall’Ufficio federale delle strade di circa 12’700 ore sui 12 mesi. L’apertura del Ccvp di Giornico dovrebbe garantire il raggiungimento di 90’000 ore di controlli annui.

In generale come giudica l’odierna qualità dei veicoli e dei conducenti controllati rispetto all’ultimo ventennio? Si va verso un miglioramento?
Non avendo un’unità di paragone tra la situazione attuale e quella passata, risulta difficile fare una valutazione effettiva. Generalmente lo stato tecnico dei veicoli pesanti può dirsi buono. Le sfide principali a livello di infrazioni, come osservato in precedenza, riguardano le manomissioni informatiche. Particolare importanza è data al discorso della prevenzione: il Ccvp rappresenta un filtro importante che permette di effettuare i controlli in maniera molto più sistematica e agevole rispetto a un tempo.

Quali sono le situazioni in cui viene sanzionato il conducente e quali invece il datore di lavoro?
Se la negligenza è da attribuire al conducente (per esempio per infrazioni concernenti l’Ordinanza sulla durata del lavoro e del riposo dei conducenti professionali di veicoli a motore) si procede nei suoi confronti. Se invece l’infrazione è da attribuire anche al detentore del veicolo (si pensi ai difetti causati da una negligenza nelle manutenzioni), possono venir sanzionati sia il conducente per aver guidato, sia il detentore per la messa in circolazione.

Se è vero, come dicono i vostri dati, che quasi un terzo dei camion controllati è stato sanzionato, questo significa che in teoria quasi un terzo di camion transitanti sull’A2 presenta anomalie e/o malfunzionamenti?
Per avere una lettura obiettiva dei dati occorrerà attendere la conclusione del primo anno d’attività. Le irregolarità riguardano un ampio ventaglio di problematiche. Ad esempio, per quanto riguarda sovraccarichi e carichi non ben ripartiti, questi oggi vengono segnalati da un’apparecchiatura tecnica che controlla tutti i camion in transito nel Ccvp, consentendo così di correggere ciascuna anomalia. Un bel passo avanti rispetto al passato, quando si procedeva solo in presenza di dubbi. Tornando alla domanda, e premesso che le statistiche devono essere interpretate, i dati dei primi sei mesi fanno riflettere. Siamo consapevoli che vi sono diversi veicoli pesanti che presentano difetti o autisti che non rispettano le varie ordinanze. Prima del 2023 non venivano eseguiti controlli così approfonditi e ne deriva che i conducenti magari azzardavano il transito. In quest’ambito il fatto di poter disporre di un’infrastruttura moderna che consente dei controlli sistematici e capillari è sicuramente un passo avanti importante anche in termini di prevenzione.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 settembre 2023 de La Regione

“La sicurezza al confine deve rimanere una priorità”

“La sicurezza al confine deve rimanere una priorità”

Le riflessioni di Norman Gobbi sulla nuova legge (e riorganizzazione) delle dogane

Settimana scorsa con il Consigliere di Stato Norman Gobbi avevamo affrontato il tema del mancato rispetto da parte dell’Italia dell’Accordo di Dublino, decretato unilateralmente nei confronti di tutti gli Stati firmatari, Svizzera inclusa. Ciò comporta la mancata riammissione verso l’Italia dei richiedenti l’asilo giunti in Svizzera e che avevano presentato la loro domanda in prima istanza alle autorità di Roma. “La già forte pressione ai nostri confini – pur essendo ancora sotto controllo – con questa decisione a lungo andare non può certo migliorare”, afferma Norman Gobbi, che introduce un nuovo elemento. “Tra gli aspetti che occorre tenere presente per garantire la nostra sicurezza interna vi è la collaborazione tra le diverse “agenzie” che sono attive in prossimità del confine. L’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini – la nuova denominazione sotto cui vi sono anche le ex guardie di confine – assume un ruolo decisivo, essendo di sua competenza la sicurezza lungo la linea che divide la Svizzera da un altro Stato. Il cambiamento avvenuto negli ultimi due anni nell’organizzazione dell’ex amministrazione doganale e delle ex guardie di confine confluite nel citato Ufficio è stato un passo non da tutti accolto con grande favore e che ha palesato diverse criticità. I Cantoni, Ticino in testa, hanno criticato la recente proposta di revisione della legge. La nostra preoccupazione principale è quella di poter chiarire al meglio ruolo e funzione dei collaboratori chiamati a gestire la sicurezza, sia rispetto al resto del personale dell’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini, ossia i doganieri che si occupano principalmente di applicare i dazi, sia – e soprattutto dal nostro punto di vista – nei confronti delle Polizie cantonali. Il pericolo di avere al confine poca chiarezza su ruoli e compiti in un momento in cui la pressione migratoria è elevata può creare situazioni difficili da gestire. Infatti, una delle proposte criticate prevedeva un’assunzione non giustificata di compiti di sicurezza interna da parte dell’Ufficio federale. È quello che non si vuole. In aggiunta siamo rimasti perplessi dal fatto che la revisione della legge sulle dogane sia giunta quando la riforma organizzativa era stata in pratica già implementata”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Ora sembra che sul piano politico qualcosa si sia sbloccato. “In effetti è di 2 settimane fa la decisione (con risicata maggioranza) della commissione della gestione del Consiglio Nazionale di portare avanti la revisione della legge sulle dogane, dopo un anno in cui erano emerse tutte le criticità poc’anzi ricordate. Ripeto: operativamente abbiamo bisogno di chiarezza e di certezze. Il passo compiuto con la riforma organizzativa è stato anche a giudizio dei Cantoni quantomeno affrettato e con una mancanza di chiarezza sugli obiettivi. Si è voluto rivoluzionare tutta la precedente struttura, cancellandola con un colpo di spugna e chiudendo drasticamente con il passato. Il contraccolpo è stato avvertito soprattutto dalle ex guardie di confine, che – unitamente ai doganieri – hanno perso i punti di riferimento tradizionali. Spero che i passi compiuti riescano a migliorare non solo le entrate finanziarie della Confederazione, ma pure la sicurezza ai nostri confini, anche se qualche dubbio mi sorge ascoltando ex dirigenti del Corpo delle Guardie di confine”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

“Più lavoro per nostre aziende grazie alle commesse dell’esercito”

Norman Gobbi presenta la neonata associazione GMDSI

C’è una stortura, oggi, nel settore economico che penalizza non poco il Ticino e la Svizzera italiana in generale. Stiamo parlando dell’industria che produce componenti per i sistemi di difesa e sicurezza del nostro esercito. “La Legge federale stabilisce che per ogni grande acquisto di sistemi d’arma esteri – in questi tempi soprattutto aviazione e difesa contraerea, ma non solo – i contratti devono prevedere degli acquisti di compensazione che devono essere ripartiti equamente tra le regioni linguistiche del paese”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Alla Svizzera italiana spetta di regola il 5% di queste commesse. Non stiamo parlando di noccioline, perché questi acquisti generalmente sono molto costosi. Decine e decine di milioni di franchi che oggi non giungono quasi mai al sud delle Alpi. Le cause sono da ricercare in una certa titubanza e timidezza delle nostre aziende, che o non partecipano alle gare d’appalto perché poco informate, o vengono regolarmente dimenticate da Berna. Eppure in Ticino e nei Grigioni italiano vi sono piccole e medie aziende con alto contenuto tecnologico che potrebbero avere molto più lavoro”.

Questa stortura deve finire. Per questo è nata l’associazione “Gruppo materiale difesa e sicurezza della Svizzera italiana (GMDSI). “Il comitato è presieduto da Filippo Lombardi e annovera professionisti del settore e gente che conosce bene la materia. Da parte mia assicurerò i contatti istituzionali tra il Ticino e gli ambienti interessati a Berna per cercare di fare le giuste pressioni, affinché anche le nostre aziende vengano tenute in considerazione. Si tratta in buona sostanza di raggiungere un obiettivo definito per legge. I romandi in questo senso fanno un lavoro di lobbying molto profilato e ottengono ottimi risultati. Noi dobbiamo fare altrettanto. In primis è necessario che le aziende del settore e tutte quelle interessate si uniscano. Il GMDSI vuole proprio favorire questa unità di intenti, come hanno ricordato in conferenza stampa anche lo stesso presidente Lombardi e il direttore della Camera di Commercio Cantone Ticino, Luca Albertoni. È indispensabile quindi far circolare l’informazione sulla creazione di questo gruppo. Speriamo che nei prossimi mesi altre aziende – oltre alla decina che già fanno parte dell’associazione – si uniscano a questo progetto. L’obiettivo, come detto, è di portare nella Svizzera italiana contratti di fornitura, difendendo quindi le capacità tecnologiche e soprattutto i posti di lavoro a sud delle Alpi. Anche da questo impegno che assumo in prima persona passerà la possibilità di avere un Ticino forte!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 19 febbraio 2023 de Il Mattino

Le ticinesi e i ticinesi  meritano un Cantone forte

Le ticinesi e i ticinesi meritano un Cantone forte

Norman Gobbi lancia il suo slogan per i prossimi 4 anni

Con alcuni recenti post sui suoi canali social il Consigliere di Stato Norman Gobbi ci ricorda quanti giorni mancano al 2 aprile, data delle elezioni cantonali. Ma non lo fa come fosse un conto alla rovescia in attesa del giorno fatidico, bensì per sottolineare che non si può sprecare il tempo. “Ogni giorno è importante. La legislatura non è ancora finita e il lavoro da portare avanti è tanto. Quindi il 2 aprile è una data a partire dalla quale si aprirà un nuovo quadriennio, ma oggi rimaniamo focalizzati sul lavoro quotidiano. Abbiamo ancora due mesi abbonanti davanti a noi”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Questo però ci dà lo spunto per parlare di campagna elettorale e – per rimanere in tema di comunicazione – per specificare il significato dello slogan scelto quest’anno da Norman Gobbi: CANTONE FORTE. “Quattro anni fa, dopo otto anni in Governo, lo slogan era “Pronti!”. Ossia una squadra – quindi non solo io – matura e pronta ad affrontare le sfide davanti a noi. E credo che questa squadra abbia dimostrato ampiamente di essere pronta! Come Dipartimento siamo riusciti ad affrontare, per esempio, l’emergenza Covid con grande spirito di collaborazione, mettendo in campo le forze del DI per sostenere la popolazione nei mesi più impegnativi (lo Stato Maggiore Cantone di Condotta era diretto dal comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi, che aveva quale vice il Capo delle Sezione del militare e della protezione della popolazione, Ryan Pedevilla) e per organizzare una campagna di vaccinazione dai connotati storici. Ora, personalmente e assieme a tutti i miei collaboratori vogliamo che il Cantone sia FORTE. Perché le ticinesi e i ticinesi meritano di avere un Cantone FORTE. Lo posso affermare dopo 12 anni in Governo. In prima persona e assieme alla mia “squadra” ci impegneremo affinché ciò avvenga. Il solo mezzo che abbiamo è quello del lavoro, dando CONTINUITÀ – proprio come dice lo slogan della campagna elettorale della Lega dei Ticinesi – alla nostra presenza in Governo. Il Cantone per essere FORTE deve poter contare su Comuni forti. E il rafforzamento dei Comuni sarà un impegno costante nel prossimo quadriennio. Un Cantone per essere FORTE deve poter avere delle istituzioni solide e ci impegneremo nei prossimi quattro anni affinché Giustizia e Polizia possano svolgere sempre al meglio il loro lavoro. Un Cantone per essere FORTE deve avere politici forti, anche nei confronti delle istituzioni nazionali e transfrontaliere. Il mio impegno nei prossimi quattro anni in ambito nazionale nei consessi in cui lavoro avrà un influsso positivo per rendere il Ticino FORTE. Una qualità di vita migliore per le cittadine e i cittadini ticinesi, grazie a più lavoro per i nostri, a più sicurezza, a più opportunità, combattendo sprechi e abusi: è l’obiettivo che vogliamo raggiungere. E per questo dobbiamo avere un CANTONE FORTE”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.     

4. Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

4. Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni propone una nuova edizione del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni: si discuterà della capacità delle nostre istituzioni pubbliche di affrontare il cambiamento, sia esso dettato da emergenze o da modifiche strutturali della società. L’invito è rivolto a municipali, consiglieri comunali, autorità politiche cantonali, rappresentanti dei partiti politici, funzionari dell’Amministrazione cantonale e di quelle locali. L’evento si terrà giovedì 2 febbraio 2023, dalle 14.00, nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona, e potrà essere seguito anche in diretta streaming sul sito web dell’Amministrazione cantonale all’indirizzo www.ti.ch/eventisel.  

Dopo il successo delle prime tre edizioni del Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni, il Dipartimento delle istituzioni propone un nuovo pomeriggio di riflessione. Verrà affrontato un tema d’attualità, ovvero quello della capacità delle istituzioni pubbliche di cogliere le opportunità portate dai cambiamenti, siano essi imprevisti e rapidi o annunciati. Pandemia, guerra in Ucraina e crisi energetica da un lato ed evoluzione demografica e cambiamenti climatici dall’altro, sono solo esempi di mutamenti con cui la classe politica comunale e cantonale è confrontata e a cui deve fornire delle risposte alla cittadinanza e al mondo economico. La resilienza non è però soltanto questo: un’istituzione pubblica può essere definita resiliente nella misura in cui riesce anche a cogliere le opportunità che si nascondono dietro i cambiamenti.
La domanda al centro dell’evento riguarderà le condizioni necessarie affinché un’istituzione pubblica possa veramente dirsi resiliente, in termini di approccio, di attitudine individuale, procedure e rimedi di diritto.
Il 4. Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni costituisce il primo atto del progetto «Democrazia viva», promosso sempre dal Dipartimento delle istituzioni. Un progetto che si prefigge l’obiettivo di rilanciare il nostro sistema di democrazia diretta, adeguandolo a una società diversa rispetto al passato e con nuove priorità.
Il Simposio si svolgerà nell’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona, a partire dalle 14.00 di giovedì 2 febbraio 2023, e potrà essere seguito anche in diretta streaming. Il programma si divide in due parti, e prevede che i partecipanti – persone attive sia negli organi politici sia nelle Amministrazioni di Cantone e Comuni – siano dapprima orientati sui fattori che possono rendere un Comune più solido in tempo di crisi, anche grazie alla presenza di esperti che forniranno il loro punto di vista. Nella seconda parte del pomeriggio un momento di dialogo tra rappresentanti del Consiglio di Stato e dei Comuni consentirà di ipotizzare soluzioni condivise. L’esito finale delle riflessioni confluirà poi all’interno del progetto «Democrazia viva», per fornire a tutte le parti interessate – autorità comunali, cantonali, partiti politici e cittadinanza – strumenti che possano favorire e stimolare la partecipazione alla vita politica ai vari livelli.
La partecipazione al Simposio è gratuita, con iscrizione obbligatoria entro il 30 gennaio 2023 tramite il formulario pubblicato sul sito web www.ti.ch/eventisel, dove è pure consultabile il programma dettagliato del pomeriggio. 

Radar: “Le polcom fanno troppi controlli”

Radar: “Le polcom fanno troppi controlli”

Il ministro ai municipi: ‘Utilizzo che fa dubitare dello scopo preventivo’. Galli, Apcti, replica: ‘La modalità di conteggio lascia perplessi’.
Il capo del Dipartimento istituzioni: ‘Utilizzo che fa dubitare dello scopo preventivo’. La replica del presidente dell’Apcti: ‘La modalità di conteggio lascia perplessi’.

Il numero di controlli radar effettuati in Ticino dalle polizie comunali sarebbe eccessivo. E la tendenza potrebbe far pensare che l’utilizzo elevato di questo strumento non si limiti alla sola prevenzione. A sostenerlo è il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi, che in una recente lettera, la data è del 15 novembre, inviata a sindaci e municipali parla di “una situazione che mi preoccupa e che suggerisce una riflessione sulla politica comunale in materia di controlli della velocità”.

‘Riconosciamo le diverse sensibilità, ma segnalati casi vessatori’
La missiva è stata recapitata ai Comuni che dispongono di un proprio corpo di agenti. Dal monitoraggio dei controlli di velocità eseguiti sul territorio tra il 2019 e il 2021, scrive Gobbi, emerge chiaramente che la Polizia cantonale esegue circa un controllo all’anno per agente di gendarmeria. Le polizie comunali, invece, eseguono mediamente almeno tre controlli annui per agente uniformato. “Pur riconoscendo le diverse sensibilità locali in merito ai potenziali pericoli derivanti da velocità eccessive sulle strade comunali e su quelle cantonali di attraversamento dei nuclei abitati – annota il direttore del Di –, i dati suggeriscono un utilizzo talvolta improprio di questo strumento, tanto da far dubitare dello scopo puramente preventivo dei controlli effettuati”. A questo si aggiungono “le numerose segnalazioni fatteci pervenire da cittadini e rappresentanti politici comunali in merito a controlli ritenuti ‘vessatori’, poiché organizzati in località dove non vi era una situazione di apparente pericolo”.

‘Situazione non soddisfacente, servono misure coerenti’
Ai municipi viene quindi indicata la necessità di un miglior coordinamento tra Cantone e Comuni su questa tematica. Occorre in particolare rivedere, afferma ancora Gobbi, le “modalità d’ingaggio rispettive (chi controlla dove), al fine di preservare il valore preventivo e di rafforzare l’adozione di misure di precauzione”. Per migliorare la situazione attuale, definita “non soddisfacente”, Gobbi scrive di ritenere opportuno coinvolgere il gruppo di lavoro attualmente impegnato col progetto ‘Polizia ticinese’, progetto volto fra l’altro a ridefinire la ripartizione di competenze e compiti tra le forze di polizia presenti sul territorio. “Il gruppo dovrà elaborare un insieme di misure coerenti con lo scopo preventivo attribuito ai controlli di velocità, che non si basino unicamente sui radar”.

Nel 2021 oltre 12 milioni per il Cantone
Multe per eccesso di velocità che rappresentano un’entrata sostanziosa per le casse del Cantone. La voce “multe circolazione – controlli radar fissi e semistazionari e controlli radar mobili” del Preventivo 2022 indica una cifra di 14,5 milioni di franchi, di 500mila franchi superiore rispetto al Preventivo dell’anno precedente. Questo nonostante nel 2021 il Cantone abbia incassato ‘solo’ 12,6 milioni di franchi.

‘La competenza sia unicamente della Polcantonale’
Il tema della competenza dei controlli radar – come viene ricordato da Gobbi nella missiva indirizzata ai Comuni – è oggetto di una mozione dell’ottobre 2019 ‘Basta vessare i cittadini con i radar: i controlli di velocità vengano eseguiti solo dalla Polizia cantonale’. L’atto parlamentare, primo firmatario l’allora granconsigliere e oggi deputato al Nazionale Piero Marchesi (Udc), è tuttora pendente. Nel testo si afferma che “nell’ambito dei controlli di velocità vi è parecchia confusione, soprattutto sul coordinamento tra il corpo cantonale e le comunali. Non è un’eccezione che più corpi organizzino controlli di velocità nel giro di pochi chilometri”. In alcune situazioni, inoltre, “si ha l’impressione che i controlli vengano posizionati anche in luoghi non particolarmente sensibili per quanto attiene la sicurezza, invece molto fruttuosi per quanto riguarda l’aspetto economico”. Chiara la richiesta di Marchesi e cofirmatari: “La competenza dei controlli di velocità deve essere concessa unicamente alla Polizia cantonale”. Il cambiamento sarebbe vantaggioso anche per le polizie comunali che “potrebbero così meglio concentrare gli sforzi nella loro missione principale, cioè quella preventiva e di prossimità alla popolazione”.

Il presidente delle comunali: conta il tempo non il numero
La lettera di Gobbi «non è ancora stata formalmente discussa in seno al nostro comitato», premette il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli, vicecomandante della Polizia Torre di Redde. «Mi esprimo quindi a titolo personale e ribadisco la mia perplessità quando per conteggiare i controlli radar della velocità si prende come dato il numero di controlli e non il tempo effettivo di posa dell’apparecchio, ovvero il tempo di ‘cattura’ delle infrazioni alla legge sulla circolazione stradale: con il numero di controlli si ottengono dati che non corrispondono alle reali attività della Polizia cantonale e delle polizie comunali in quest’ambito», afferma Galli, contattato dalla ‘Regione’. Secondo il presidente dell’Apcti, «non è infatti corretto conteggiare con la stessa valenza i controlli radar delle polizie comunali, che sono in media – dati 2021 – circa di 1,3 ore rispetto ai controlli della Polizia cantonale effettuati con gli apparecchi semistazionari posizionati in un determinato punto per una se non due settimane. Evidentemente una piccola Polizia comunale che pianifica un giorno di controlli– prevedendo il viaggio, il posizionamento dell’apparecchio, il controllo e in seguito il rientro in sede e il trattamento dei dati raccolti – può fare sul turno di otto ore anche quattro o cinque controlli da un’ora, a differenza del controllo radar della Polizia cantonale, che non sarà quantificabile in ore bensì in giorni di attività, ma che in questa statistica sulla quale si basa il Dipartimento istituzioni vale come un controllo singolo (durata una settimana)». E il far cassetta? «Semmai – annota Galli – la cassetta la si fa con i radar semistazionari da una settimana oppure con i radar fissi presenti in autostrada, attivi o attivabili ventiquattro ore su ventiquattro». Il presidente dell’Associazione delle polcom tiene poi a puntualizzare un altro aspetto: «Le polizie comunali intervengono sul territorio per i controlli radar principalmente su segnalazione di abitanti di una particolare zona oppure per la presenza di scuole o di altri luoghi sensibili per quanto riguarda la velocità». I municipali responsabili dei dicasteri Polizia, sottolinea Galli, «sono in costante contatto con i rispettivi comandanti, che hanno il dovere di raccogliere le varie segnalazioni, tenendone conto, nel limite del possibile, nella pianificazione del servizio». Aggiunge Galli: «Sono personalmente favorevole a un’ulteriore revisione della pianificazione radar, anche perché allo stato attuale la pianificazione è fatta su di un portale elettronico e alla Polizia cantonale spetta la conferma dei vari controlli. Non mi spiego neppure io come mai, parlo per esperienza diretta nel mio corpo di polizia, una settimana si pianifica un controllo della Polizia comunale in un determinato punto sensibile e la settimana seguente nel medesimo punto viene posato il radar semistazionario della Polizia cantonale, queste cose secondo me non hanno effettivamente una logica».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 25 novembre 2022 de La Regione

“Una buona notizia per il nuovo anno”

“Una buona notizia per il nuovo anno”

Imposta di circolazione e storica riforma delle ARP: la soddisfazione del direttore del DI Norman Gobbi 

È stata un’ottima giornata quella di domenica scorsa per il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Infatti la modifica costituzionale che dà il la all’introduzione delle nuove Preture di Protezione e dunque permetterà l’avvio dell’iter per riformare le Autorità regionali di protezione (ARP) è stata quasi plebiscitata in votazione popolare. “Una riforma storica – afferma Norman Gobbi – se appena si pensa che l’attuale modello è in vigore dal 1803, ossia dalla nascita della Repubblica e Cantone Ticino!”. Ma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è soddisfatto anche per l’approvazione dell’iniziativa popolare sull’imposta di circolazione. “Il 60% delle ticinesi e dei ticinesi che hanno votato hanno detto sì all’iniziativa del Centro, sostenuta dalla Lega e dall’UDC. Le imposte di circolazione saranno dunque calcolate in base alle emissioni di CO2, secondo il principio “più inquini, più paghi”, oltre a una tassa base di 120 franchi. Una scelta chiara, che ora vedrà impegnato il Governo, gli stessi iniziativisti e in ultima battuta il Gran Consiglio in un lavoro celere per permettere l’abbassamento dell’imposta di circolazione già a partire dal 2023, come era stato promesso alla vigilia del voto. Personalmente si tratta di un impegno prioritario e per il quale stiamo lavorando già da diverse settimane. D’altronde non possiamo permetterci di perdere tempo e confido nella collaborazione di tutti, affinché si giunga alla soluzione sperata, ossia la riduzione dell’imposta come voluto dall’iniziativa già a partire dal 2023, che è ormai alle porte! Ho constatato una volontà comune da parte delle forze politiche e anche la sinistra ha dimostrato di voler affrontare il tema con coerenza, nonostante il suo controprogetto non abbia fatto breccia tra i cittadini votanti. D’altra parte la volontà popolare è sacrosanta!”, sottolinea Norman Gobbi.

Di fronte all’aumento della cassa malati, alla crescita delle bollette per l’elettricità, all’aumento della benzina e di molti altri beni di consumo, generi alimentari in primis, la riduzione generalizzata dell’imposta di circolazione è una delle poche belle notizie. I ticinesi non si sono fatti scappare questa possibilità”, afferma il Consigliere di Stato, che, come detto, domenica scorsa “ha portato a casa” un altro importante risultato: la riforma delle ARP. “È stato un voto molto importante, oltre che storico, perché tocca persone – minorenni e adulti – bisognosi di protezione. Si tratta quindi di un passo per andare verso una società migliore, capace di proteggere chi si trova in un momento di bisogno. Il lavoro più difficile inizia però ora, con l’implementazione vera e propria della riforma delle ARP che passerà nuovamente davanti al Gran Consiglio. Un lavoro che coinvolgerà ancora in modo attivo i Comuni e tutti gli attori interessati a questo delicato tema”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.