‘Il Cantone ci sarà, ma vuole un Comune forte’

‘Il Cantone ci sarà, ma vuole un Comune forte’

Per Norman Gobbi l’aggregazione permetterà di far fronte ai crescenti bisogni dei cittadini

Posizioni chiare quelle ribadite durante l’ultima serata informativa in vista della votazione consultiva popolare per l’aggregazione della Bassa Leventina. Unitamente al Consigliere di Stato Norman Gobbi, lunedì sera i quattro sindaci si sono dati appuntamento per fornire alla popolazione ulteriori spunti di riflessione per il voto del 13 febbraio che indirizzerebbe la bassa valle verso un unico ente locale di 2’900 abitanti denominato Sassi Grossi.
Il no di Pollegio: ‘Dovremmo guardare oltre’. In una gremita palestra Fantin di Giornico la parola è passata subito ai sindaci per una rapida presentazione della posizione dei Municipi. «Il Municipio e il Consiglio comunale di Pollegio hanno detto no all’aggregazione perché non sono stati convinti dal rapporto della commissione di studio. Noi tutti, per l’interesse dell’intera regione, dovremmo guardare oltre e porci obiettivi ben più ampi, ragionare in termini di policentri. Con un comune di 3’000 abitanti è impossibile raggiungere gli obiettivi individuati da questo studio aggregativo», ha affermato il sindaco di Pollegio Igor Righini lasciando intendere che la volontà di Pollegio sarebbe eventualmente quella di allargare il discorso a Biasca, ma senza passare prima da un’aggregazione ‘intermedia’. «Non stiamo voltando le spalle alla Bassa Leventina, ma occorre guardare il territorio dall’alto e saperlo riconoscere. A me pare sbagliato non essere capaci di sintetizzare l’area industriale di Bodio-Giornico e unirla a quella di Biasca, fare un tutt’uno con un modello politico che sia anche in sintonia con la pianificazione del territorio cantonale», ha sottolineato Righini, contrario dunque a un’eventuale prima aggregazione della bassa valle per poi tendere la mano a Biasca. «Le infrastrutture e i centri d’interesse stanno tutti lì dove non si vuole guardare. Ritengo che in un contesto aggregativo, per quanto riguarda Pollegio non si possa fingere e volgere solo lo sguardo su quelli che sono i confini distrettuali negando le realtà e le infrastrutture territoriali». Diverso il parere degli altri sindaci. A Personico, dove l’esecutivo è favorevole al contrario del Consiglio comunale, «si tratta di capire se si vogliono cogliere delle opportunità oppure andare avanti da soli sapendo però che sarà sempre più difficile: penso alla necessità di risorse economiche e umane e al peso di un comune di 350 abitanti che, senza fusione, continuerà a essere tale – ha sottolineato il sindaco Emilio Cristina –. In futuro è evidente che l’unione farà la forza e dobbiamo quindi affrontarlo con una realtà più allargata. A Personico dobbiamo trovare opportunità fuori dal nostro perimetro, come ad esempio la zona industriale, l’area di servizio e altri progetti di entità regionale e non comunale». «Abbiamo una zona industriale che già oggi conta 500 dipendenti, un importante indotto fiscale e tanti progetti che stanno nascendo. La scelta sta nel continuare a gestirla sul territorio di tre Comuni, con tutte le debolezze e i problemi del caso, oppure creare un’entità comunale forte che possa scrivere un nuovo capitolo della zona industriale e ricavare le risorse affinché il nuovo ente unico possa marciare e funzionare», ha dal canto suo affermato Stefano Imelli, sindaco di Bodio dove Municipio e Cc sono favorevoli all’aggregazione. Anche il sindaco di Giornico Rosolino Bellotti (Municipio e Cc favorevoli) ha fatto leva sulla collaborazione già instaurata in particolare con Bodio e Personico. «Ciò che ci ha permesso di portare avanti quei dossier molto importanti che daranno sviluppo alla regione nei prossimi anni. Solo unendo le forze potremo ottenere qualcosa, altrimenti non riusciremo mai ad avere un peso politico a livello cantonale. Invito a considerare l’aggregazione come qualcosa che porterà un miglioramento, in particolare ottimizzando i servizi».

‘Cogliere le potenzialità’
È poi stato il turno del Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi: «Per la bassa valle le sfide sono quelle che conosciamo, a cominciare dall’evoluzione della popolazione che registra una forte emorragia dal 1995. Questo trend negativo significa che le potenzialità devono essere colte per valorizzare insieme e in maniera coordinata quanto è presente sul territorio. Nell’ambito scolastico e della formazione, per esempio, è importante garantire prossimità in tutti i quattro Comuni. Ma soprattutto c’è il tema del potenziamento dei servizi: la popolazione ha sempre maggiori richieste, pensiamo ad esempio agli asili nido per i quali il ruolo dei Comuni è accresciuto. Ci sono poi le risorse fiscali: se a livello cantonale sono comunque cresciute nel tempo, nella Bassa Leventina si sono un po’ stabilizzate. E quindi è importante capire che il potenziale di sviluppo va valorizzato anche attraverso un’aggregazione». In caso di ‘no’ in uno o più Comuni in occasione della votazione consultiva, «il Cantone sarà aperto al dialogo per trovare soluzioni che convengano a tutti».

‘Sostegno all’area di servizio non scontato’
«Viviamo in una regione economicamente disastrata», ha attaccato l’ex sindaco di Personico Ambrogio Bontadelli auspicando «con una certa ansia l’intervento dello Stato per porre rimedio alle diseguaglianze sempre più palesi in Ticino». Negli ultimi decenni il Cantone ha peccato di sostegno nei confronti della Bassa Leventina? «Lo Stato è presente, visto che i Comuni qui beneficiano sempre e comunque, anche domani, dell’aiuto e della solidarietà del Cantone e dei Comuni paganti nell’ambito della perequazione finanziaria. Questo punto è purtroppo sottovalutato. Perciò, attenzione a parlare di disparità», ha replicato Gobbi. Lo stesso Bontadelli ha espresso l’auspicio che giunga una buona notizia dal Consiglio di Stato sul contributo di 9 milioni (su un investimento totale di 12 milioni) che l’Area di servizio Sassi Grossi Sa fondata dai Comuni di Bodio, Giornico e Personico ha chiesto alle casse cantonali per realizzare il progetto denominato Green Station Ticino. Un contributo, ha avvertito Gobbi, non proprio scontato. «Pregevole e stimolante il progetto della Green Station, ma il CdS deve capire su quali basi legali può muoversi e valutare i reali rischi per il Cantone, che comunque incassa milioni dalle concessioni. Cantone che deve garantire una parità di trattamento a tutte le Sa. Credo che sia veramente importante capire che il tutto dovrà essere valutato attentamente per non creare un precedente». Dal governo, ricordiamo, la Sa aspetta una risposta entro Natale.
‘Divisi non si migliora’ Rispondendo ad altri dubbi sul sostegno del Cantone alla regione negli ultimi anni, Gobbi ha poi sottolineato che l’impegno «non è limitato alla perequazione, ma è continuo». Chiara allusione ai «5 milioni stanziati dal Cantone per permettere alla Tensol Rail di spostarsi da Piotta a Giornico, permettendo così alla Bassa Leventina di avere un’azienda che esporta prodotti in tutto il mondo». Ha poi ricordato che «senza risanamento della zona inquinata industriale necessario a realizzare il Centro di controllo veicoli pesanti, non ci sarebbe stato un miglioramento territoriale, ambientale e anche di mobilità in questa regione. Il Cantone – ha concluso Gobbi – non smobilita, ma stimola ed è stimolato dai nuovi Comuni. Il Cantone c’è e ci sarà, ma soprattutto vuole enti locali più forti in risposta ai bisogni crescenti: per gestire progetti, le richieste dei cittadini e creare opportunità. Se la bassa valle resta divisa, le cose non miglioreranno». Per Sassi Grossi il Cantone prevede un contributo di 5,4 milioni, di cui 2 per investimenti strategici, con la possibilità di sostenerne altri. «Come per la pista del ghiaccio di Faido: non era evidente ma si è trovata una soluzione».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 novembre 2021 de La Regione

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«Un potenziale da sfruttare grazie all’aggregazione»

BASSA LEVENTINA / Il consigliere di Stato Norman Gobbi assicura l’impegno del Cantone nel favorire lo sviluppo del Comune di Sassi Grossi – Favorevoli e contrari all’unione tra Pollegio, Personico, Bodio e Giornico a confronto nell’ultima serata pubblica prima della votazione consultiva del 13 febbraio

Riuscire ad elaborare, e poi realizzare, progetti di sviluppo diversi che da soli i singoli Comuni non sarebbero in grado di condurre in porto. Questo è, secondo Roland David, il valore aggiunto di un’aggregazione. L’ex sindaco di Faido ha illustrato l’esempio virtuoso della media Leventina con tutto quanto si è riusciti a concretizzare grazie all’unione a tappe di dodici Comuni, dal rilancio della stazione turistica di Carì alla copertura della pista di pattinaggio, senza dimenticare lo sviluppo della Cooperativa elettrica. Lo ha fatto lunedì durante la serata conclusiva in vista della votazione consultiva del 13 febbraio prossimo quando i cittadini di Pollegio, Personico, Bodio e Giornico dovranno esprimersi sul matrimonio fra i quattro Comuni della bassa valle. Un matrimonio che s’ha da fare, hanno ribadito con forza i sindaci Emilio Cristina (Personico), Stefano Imelli (Bodio) e Rosolino Bellotti (Giornico), proprio per tendere agli obiettivi che la media Leventina è stata in grado di centrare in termini di sviluppo economico e di creazione di posti di lavoro. Di tutt’altro avviso il loro omologo di Pollegio Igor Righini, il quale ha ancora una volta sostenuto che per raggiungere gli obiettivi di sviluppo riportati nello studio aggregativo è necessario pensare ad un Comune su un territorio più ampio: l’ideale sarebbe un’entità unica che raggruppi l’intera regione delle Tre Valli. Ma in questo senso, hanno obiettato gli altri oratori ed anche alcuni cittadini intervenuti durante la serata andata in scena in una palestra di Giornico gremita malgrado la concomitanza della partita di calcio della nazionale rossocrociata, la nascita del Comune Sassi Grossi può essere vista come un primo passo. Un primo passo che secondo Righini, rischierebbe però di vanificare per almeno 15-20 anni ogni possibilità di compierne altri. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: le posizioni già espresse nelle precedenti serate pubbliche sono state confermate anche lunedì a Giornico.

Zona industriale importante
Quali sono, dunque, i progetti di sviluppo della bassa Leventina che potrebbero trovare concretizzazione grazie all’aggregazione? Li ha rammentati il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Ad iniziare dal nuovo svincolo autostradale legato al Centro di controllo dei veicoli pesanti che consentirà l’accesso diretto all’area industriale. Quest’ultima, ha dal canto suo rammentato Imelli, è viva: offre 500 posti di lavoro e in vista vi sono investimenti milionari per svilupparla ulteriormente. Un processo, questo, che sarà più facile favorire grazie all’aggregazione, ha rimarcato il sindaco di Bodio. Per riuscire davvero ad invertire la tendenza, ha obiettato dalla sala l’ex sindaco di Personico Ambrogio Bontadelli, occorre un maggiore impegno del Cantone che in bassa Leventina è stato latitante, ad esempio quanto si era rivendicata la sede delle nuove Officine FFS all’ex Monteforno.

Chiesto l’esame di riparazione
Cantone, ha aggiunto Bontadelli, che è ora chiamato ad un esame di riparazione concedendo l’aiuto di 9 milioni di franchi (5 a fondo perso e 4 di prestito) chiesto dalla società anonima che Bodio, Giornico e Personico hanno costituito per realizzare l’area di servizio autostradale Green Station Ticino (vedi CdT dell’11 novembre). Il Cantone è presente e lo sarà anche in futuro, gli ha risposto Gobbi rammentando i contributi perequativi versati ai Comuni della bassa Leventina ed agli altri progetti (il Centro di controllo dei veicoli pesanti o la riconversione dell’ex Infocentro AlpTransit, per non citarne che due). E in caso di aggregazione, per il nuovo Comune di Sassi Grossi è previsto un contributo finanziario di 5,4 milioni, 2 dei quali da destinare ad investimenti strategici. Altri fondi potranno comunque essere versati a sostegno di progetti puntuali.

Green Station, aiuto da valutare
Pur definendolo un progetto pregevole e strategico, Gobbi ha poi evidenziato che l’eventuale sostegno finanziario del Cantone per la realizzazione della Green Station Ticino andrà valutato attentamente. Non va infatti dimenticato che per la gestione delle altre aree di servizio autostradale vengono attribuite delle concessioni milionarie in favore dello Stato.
Conclusa anche l’ultima serata informativa, ora la palla passa ai cittadini di Pollegio, Personico, Bodio e Giornico che il prossimo 13 febbraio diranno se il matrimonio a quattro s’ha da fare.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 novembre 2021 del Corriere del Ticino

 

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Lo afferma la magistrata dell’antimafia milanese Alessandra Cerreti – Norman Gobbi: “Oltre San Gottardo non c’è questa consapevolezza”

“La Svizzera, essendo un paese notoriamente benestante, è per gli ‘ndranghetisti un paradiso dove investire denaro”. Lo afferma Alessandra Cerreti, pubblico ministero direzione distrettuale antimafia Milano, intervenuta lunedì sera durante la trasmissione “60 Minuti”. La magistrata ha sottolineato ancora una volta l’importanza di superare l’immagine stereotipata dei mafiosi e la necessità di comprendere la capacità di adattamento alla realtà sociale della criminalità organizzata.

“La mafia è un reticolo di relazioni sociali, non solo di relazioni criminali. L’’Ndrangheta, in particolare, ha avuto la capacità di strutturarsi in maniera organizzata, che prevede anche articolazioni all’estero. Gli affiliati sono attaccati alle loro tradizioni, ma contemporaneamente sono versatili e proiettati verso la modernità. Si hanno quindi infiltrazioni e collusioni con il mondo della finanza, della politica e dell’imprenditoria. Investono in qualsiasi settore dell’economia, anche con i bitcoin”, continua Cerreti mettendo in guardia sulla sottovalutazione del pericolo di fronte al fenomeno mafioso.

Gobbi: “Ticino più consapevole rispetto al resto della Svizzera”

Una consapevolezza presente in Ticino – come ribatte in studio Norman Gobbi – ma non altrettanto radicata oltre San Gottardo, “sia dal punto di vista politico che anche della collettività”. “Il Ticino è l’unico cantone veramente coinvolto nella lotta alle organizzazioni criminali. Gli altri cantoni sembrano non avere questo problema, benché poi ci si renda conto che non è così”, ha continuato il capo del Dipartimento delle istituzioni ticinese, riferendosi alle “locali” di ‘Ndrangheta accertate soprattutto in Svizzera interna.

Indagini ostacolate da legislazioni differenti

La vicinanza geografica e culturale con l’Italia favorisce la creazione di cosche sul territorio nazionale, nonostante la Confederazione, rispetto ad altri Paesi europei, abbia iscritto il reato di organizzazione criminale nel codice penale.“ A volte le nostre indagini si bloccano alla frontiera. I criminali circolano tranquillamente in tutta Europa e anche nel mondo. Invece, i poliziotti e la magistratura continuando ad avere tutti i limiti invalicabili delle proprie legislazioni”, aggiunge Cerreti che deplora il ritardo nell’adeguare gli strumenti giudiziari per contrastare la criminalità organizzata.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Svizzera-un-paradiso-per-la-mafia-14806137.html

Da www.rsi.ch/news

«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi dice la sua sulla possibile uscita dalla pandemia.
«Ci sono state diverse partite negli stadi, con tante persone al chiuso, e non abbiamo visto crearsi focolai», sottolinea.
Sono numeri sempre più incoraggianti, quelli che riassumono l’andamento della situazione epidemiologica nel nostro Paese. Sia a livello nazionale, che cantonale. E in molti si chiedono quanto dovremo ancora aspettare perché le attuali restrizioni vengano abbandonate definitivamente. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, ai microfoni di Radio Ticino, si dice favorevole a un imminente cambio di rotta rispetto alle attuali misure.
Traguardi da premiare – «Secondo me la luce in fondo al tunnel c’è», esordisce Gobbi, «proprio perché, l’abbiamo visto, c’è stato un aumento della protezione della popolazione». Per il consigliere di Stato «sarebbe stupido continuare a essere molto fermi sulle misure, perché ora due terzi dei ticinesi hanno già ricevuto almeno una prima dose». Questo significa, spiega, che tra un mese le persone completamente vaccinate saranno ancora più numerose. Vanno poi aggiunti i guariti, «e con loro potremmo arrivare a un 80% circa di popolazione protetta dal virus». Questo risultato dovrebbe essere premiato, sottolinea Gobbi: «Credo che sarebbe un segnale negativo chiedere degli sforzi alla popolazione e poi non riconcedere le libertà che abbiamo perso durante la pandemia».
Risultati promettenti – Unici punti interrogativi, le ferie autunnali degli svizzeri tedeschi, che li porteranno nuovamente in Ticino, e l’intensificarsi del freddo che ci costringerà sempre più all’interno. Ma Gobbi si dice ottimista: «Ci sono state diverse partite negli stadi al chiuso, alla Corner come alla Gottardo Arena, con un alto numero di persone presenti, e non abbiamo visto crearsi focolai».

Da www.tio.ch

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Nella riunione di venerdì 8 ottobre 2021, diretta dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e i capi dicastero dei Comuni polo. Tra i temi trattati il progetto di “Polizia Ticinese”, il test operativo congiunto con le bodycam e i nuovi programmi di gestione per l’attività di polizia.

L’incontro – il ventunesimo di questa Conferenza – ha permesso di aggiornare diversi dossier in alcuni campi specifici.
Sul progetto “Polizia Ticinese”, ovvero la realizzazione di una visione comune che possa agevolare il lavoro delle varie forze di Polizia presenti sul territorio, il Gruppo di lavoro ha proceduto – in particolare – ad allineare i differenti compiti di polizia, tenendo in considerazione soprattutto le specificità legate all’attività di prossimità.
È poi stata l’occasione per informare sul progetto pilota sull’utilizzo delle bodycam che vede coinvolte la Polizia cantonale e la Polizia comunale della Città di Lugano. Questa fase di test, svolta durante l’operatività quotidiana, consentirà di valutare i benefici di un simile impiego e di affinare  le procedure operative nonché la eventuale necessità di adeguamento delle relative basi legali, che ad oggi ne consentono l’utilizzo solo ed esclusivamente alla Polizia cantonale.
L’informatica rivestirà un ruolo sempre più importante nel supporto delle attività gestionali e operative dei corpi di polizia. Al momento, l’aggiornamento di alcuni sistemi informatici è in atto in seno alla Polizia cantonale, ma è previsto nel breve-medio periodo anche per le polizie comunali.
Dopo la gestione comune e centralizzata delle urgenze svolta dalla Centrale comune di allarme CECAL, una base informatica condivisa permetterà di migliorare ulteriormente la collaborazione e di gestire in modo ottimale le risorse nell’interesse della sicurezza della popolazione.
Infine, all’incontro hanno presenziato per la prima volta i tre nuovi capi dicastero in rappresentanza delle Città di Bellinzona, Locarno e Lugano: si tratta, nell’ordine, di Mauro Minotti, Pierluigi Zanchi e Karin Valenzano Rossi, che si aggiungono a Sonia Regazzoni Colombo (Chiasso), Samuel Maffi (Mendrisio), Tiziano Broggini (Ascona) e Norma Ferrari Conconi (Biasca).
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 24 marzo 2022.   

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

“Più performanti contro il crimine organizzato, ma non solo”

Il Consiglio di Stato mercoledì ha nominato il capo di un nuovo Reparto delle Polizia giudiziaria (RG4). “È una nomina importante – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – ma soprattutto è importante la creazione di questo nuovo reparto della Polizia giudiziaria. È voluto in primo luogo per rendere ancora più performante la lotta contro la criminalità organizzata. Nel GR4 confluiranno tutti i servizi attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni oggi distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. Si tratta di creare un unico centro di competenza informatico e di intelligence a beneficio dell’operatività del Corpo”.

“Grazie alla strategia che mira a perfezionare il processo di specializzazione di determinati settori, la Polizia cantonale avrà ancora maggiori possibilità per lottare contro il malaffare, per bloccare magari già sul nascere eventuali infiltrazioni della criminalità e per sviluppare strategie preventive contro il crimine”, sottolinea il Consigliere di Stato. Norman Gobbi mette in chiaro come il controllo sul nostro territorio, grazie a uno scambio continuo delle informazioni e a un lavoro cosante di intelligence, sia essenziale per giungere a risultati concreti. “Non si tratta di invadere gli spazi dei cittadini, ma di inserirsi in processi anche informatici che nascondono attività criminali. Poter individuare tali attività ci consente di intervenire a protezione della sicurezza dei ticinesi, dei loro beni e delle loro attività economiche”.

A proposito di controlli, proprio questa settimana sono giunte dal Tribunale federale due sentenze che modificano la giurisprudenza in ambito di concessione di permessi di soggiorno, allargano le maglie per chi chiede un permesso. “Ciò provocherà sicuramente dei contraccolpi – annota il Consigliere di Stato Norman Gobbi. I nuovi paletti definiti dal TF permetteranno a un cittadino dell’UE di ottenere la residenza anche senza abitare in modo continuativo in Ticino. Basta che vi rimanga almeno per sei mesi e un giorno. Vedo già dietro l’angolo il rischio di abusi, soprattutto nel campo degli aiuti sociali. Dovremo essere pronti a mantenere i controlli, sui quali peraltro sia il Tribunale amministrativo cantonale, sia il Tribunale federale hanno sempre dato il loro sostegno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

Comunicato stampa

Oggi è stato inaugurato il tassello conclusivo che riguarda la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° aprile è infatti attiva nello stabile anche la sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 144 su rete fissa e mobile. Si completa in questo modo il progetto che raggruppa ora sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.
Nel 2020 due importanti novità avevano coinvolto in primo piano la CECAL: lo spostamento di parte della struttura dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) e l’arrivo del numero 118 dei Pompieri ticinesi, gestito dal personale della Polizia cantonale presente in centrale. La prima aveva poi permesso di recuperare degli spazi, un’opportunità immediatamente colta dalle Autorità politiche ticinesi e dal Comando della Polizia cantonale, che hanno infatti mantenuto l’intento di proseguire sulla via della condivisione della struttura con gli enti di primo intervento presenti sul nostro territorio. In meno di un anno quindi, è nata e si è sviluppata l’idea di integrare anche la Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino Soccorso 144 nel nuovo polo delle urgenze. Una proposta accettata con entusiasmo e con grande slancio da parte della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), che ha così sposato la visione e la missione di questo centro di competenza, il più moderno a livello svizzero. Dalla primavera 2021 nella CECAL prendono dunque posto anche gli operatori e le operatrici della centrale Ticino Soccorso, nonché gli uffici amministrativi della FCTSA.
Nel corso dell’odierna conferenza stampa di inaugurazione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha ribadito l’unicità della Centrale a livello svizzero, che pone il Ticino quale Cantone faro nell’ambito del soccorso alla popolazione. Inoltre ha sottolineato l’importanza della funzione ricoperta dalla CECAL l’anno scorso nel contesto della gestione della pandemia, in particolare ospitando lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC).
Dal canto suo Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), ha ricordato gli elementi essenziali del simbolo della ‘Stella della vita’, che si traducono anche nel lavoro del 144. Un numero semplice da memorizzare e da comporre, capace di garantire dall’altro capo del filo una risposta qualificata e competente, in grado di tranquillizzare chi si trova nel bisogno dei soccorsi, di suggerire come comportarsi e di agire affinché i soccorritori possano celermente raggiungere il luogo dell’emergenza. Questo è possibile grazie alla rete capillare dei servizi ambulanze, che coprono tutto il territorio cantonale. Un sistema di pronto intervento e di cura che rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha espresso la sua soddisfazione per il completamento del progetto di integrazione di tutti gli enti di primo intervento, sottolineando in particolare l’eccezionalità nelle tempistiche di realizzazione. Il Comandante Cocchi ha inoltre evidenziato come oggi la CECAL rappresenti un vero e proprio centro di competenze per quanto riguarda lo sgancio delle misure d’urgenza sul territorio cantonale e il coordinamento tra i diversi partner della sicurezza.
Il Presidente della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), Dr. Luciano Anselmi ritiene che l’utenza non potrà che beneficiare di questa nuova situazione logistica; il coordinamento delle risorse sarà infatti sempre più mirato ed efficiente, permettendo di prestare soccorso ai pazienti in tempi rapidi e in un contesto altamente professionale. Una volta ancora il Ticino si distingue per l’adozione di soluzioni pratiche, pragmatiche e anche economiche.

Filmato di presentazione attività CECAL 2021 (canale youtube Repubblica e Cantone Ticino): https://youtu.be/yjFnCnIf_mI

Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta le nuove misure del CF: “Vedo difficile potere effettuare i controlli alle dogane stabiliti da Berna”

Le opzioni sul tavolo del Consiglio federale erano due: o chiedere un tampone all’ingresso in Svizzera, con un secondo test fra i 4 e i 7 giorni dopo, oppure una quarantena obbligatoria di dieci giorni dopo un primo test negativo, sempre all’ingresso. Le misure si sarebbero applicate a tutti coloro che non dispongono di un certificato Covid.

Il Consiglio di Stato ticinese aveva espresso la sua preferenza nei confronti della prima opzione. Variante che ieri è stata ufficialmente adottata dal Consiglio federale. Su un aspetto però c’è stata divergenza tra Berna e Bellinzona: il Governo cantonale preferiva l’obbligo di presentazione del certificato Covid (o dei test) all’entrata in Svizzera da parte di chiunque, anche di chi aveva espatriato solo per poche ore. La Confederazione ha invece annunciato che nelle zone di frontiera, all’interno delle quali “esiste uno stretto scambio economico, sociale e culturale”, non si richiederà la presentazione della certificazione.

“Nessuna eccezione per più facilità”
“Avevamo chiesto di non avere eccezioni di questo tipo per avere più facilità nei controlli”, ha spiegato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, intervenuto a Ticinonews ieri sera. “Lo sappiamo: i movimenti lungo il confine sono tanti, non solo per andare a fare la spesa (che è una banalizzazione dei movimenti transfrontalieri), ma anche per andare a fare visita ai propri cari”.

Si attendono precisazioni
Nella sua seduta di venerdì, il Consiglio federale non ha però stabilito cosa intenda con “regione di frontiera”. Il Governo ticinese ora attende chiarimenti in merito: “Se consideriamo la definizione di ‘regione di frontiera’ citata dal Consiglio federale quale ‘zona dai forti scambi economici, sociali e culturali’, beh, la nostra regione di frontiera potrebbe benissimo corrispondere all’intero Nord Italia. Questa formulazione dovrà essere precisata”.

Perplessità dei Cantoni sul secondo tampone condivise
Ieri alcuni Cantoni avevano fatto sapere di essere perplessi sul secondo tampone per chi entra in Svizzera senza certificato. Ciò pone interrogativi sul profilo sanitario e della capacità di controllo da parte delle autorità dell’effettivo rispetto della misura. Gobbi condivide questo punto di vista: “Il virus potrebbe svilupparsi nei giorni successivi al primo tampone. Inoltre, vedo difficile potere effettuare i controlli, di cui i Cantoni, come stabilito da Berna, sono responsabili. Si tratta di un impegno estremamente oneroso. A volte occorre soppesare efficacia ed efficienza”, conclude il consigliere di Stato.

Da www.ticinonews.ch

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14728491

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 settembre 2021 de Il Quotidiano

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Secondo tubo San Gottardo: inaugurati gli Infocentri

Secondo tubo San Gottardo: inaugurati gli Infocentri

 
Situati ad Airolo e Göschenen, hanno l’obiettivo di informare in modo completo ed esaustivo la popolazione sui lavori previsti
 
Sono stati inaugurati ufficialmente oggi ad Airolo e Göschenen i due Infocentri del progetto “Secondo tubo San Gottardo”, situati presso le rispettive stazioni FFS. All’apertura ufficiale hanno preso parte, oltre ai responsabili dell’USTRA, le autorità cantonali e comunali. «Gli Infocentri hanno l’obiettivo di informare in modo continuo, completo e il più esaustivo possibile la popolazione sui lavori previsti per la realizzazione del secondo tubo della galleria», si legge in un comunicato.

Parola chiave “multimedialità”
I due Infocentri non sono dei musei fini a sé stessi. L’obiettivo è piuttosto quello di «invogliare la popolazione a toccare con mano quello che è esposto». La parola chiave è “multimedialità”: in effetti le postazioni sono interattive, ciò significa che si possono trovare parecchie informazioni in formato elettronico, visionare immagini e video, e anche partecipare a dei quiz.Oltre alle postazioni multimediali, al centro dell’esposizione si potranno osservare le diverse attività della fresa meccanica che dal 2024 scaverà la galleria, mentre su altri pannelli sono illustrate le informazioni principali del progetto.

Un contributo turistico ed economico della regione del San Gottardo
Gli Infocentri e le altre nuove strutture che verranno create a Göschenen e ad Airolo potenzieranno l’offerta turistica della regione alpina e hanno l’ambizione di contribuire all’indotto economico locale. A partire da oggi offriranno infatti un’ulteriore opportunità di intrattenimento e di cultura per gli ospiti della regione che sostano nei ristoranti o pernottano in valle, negli alberghi e nelle case di vacanza. Inoltre, «verranno creati alcuni posti di lavoro che sicuramente contribuiranno allo slancio della regione».
Negli ultimi anni è stata spesso sottolineata dalle organizzazioni di categoria la carenza di ingegneri in Svizzera. I due Infocentri vorrebbero anche fungere da incentivo, per i giovani ticinesi e del Canton Uri, ad avvicinarsi a questa professione impegnativa, ma allo stesso tempo affascinante.

Posizione e orari di apertura
I due Infocentri verranno gestiti per i prossimi 10 anni da personale locale. L’Infocentro di Göschenen si trova direttamente presso la stazione ferroviaria, nei locali dell’ex buffet delle FFS. Quello di Airolo è situato nell’edificio adiacente alla stazione ferroviaria. L’esposizione è al primo piano.
Ambedue gli Infocentri avranno i seguenti orari di apertura: in estate (da aprile a ottobre) il venerdì dalle 13.00 alle 17.00, e il sabato dalle 9.00 alle 17.00. In inverno, invece, saranno aperti unicamente il sabato dalle 13 alle 17. Le iscrizioni per visite di gruppo dovranno essere effettuate direttamente sul sito internet www.galleriasangottardo.ch.

Da www.ticinonews.ch
 
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Una finestra sul secondo tunnel del San Gottardo
Apre i battenti lo spazio museale dedicato alla costruzione del secondo tunnel del San Gottardo

Inaugurato l’infocentro presso la stazione Ffs. Parola d’ordine multimedialità, con residenti e turisti che potranno scoprire i dettagli del progetto per la realizzazione del secondo tubo.
Informare in modo continuo, completo e il più esaustivo possibile sugli importanti lavori in programma. Con questo obiettivo è stato inaugurato ieri, alla stazione Ffs di Airolo, l’infocentro del progetto per la realizzazione della seconda galleria autostradale del San Gottardo, opera da circa 2 miliardi di franchi che secondo la tabella di marcia si concluderà nel 2029, per poi lasciare spazio al risanamento dell’attuale tunnel. I lavori preliminari sono iniziati lo scorso maggio. Nel febbraio del 2016, ricordiamo, il 57% del popolo svizzero si era espresso a favore del progetto.

Parola chiave ‘multimedialità’ Finanziato dall’Ufficio federale delle strade (Ustra) all’interno di uno stabile dismesso messo a disposizione dalle Ffs, si tratta di uno spazio museale con l’obiettivo di invogliare la popolazione a interagire e toccare con mano quello che è esposto. «Non sarà un museo fine a se stesso», ha sottolineato durante il suo intervento Marco Fioroni, capo della filiale Ustra di Bellinzona. La parola chiave, ha spiegato Fioroni, è ‘multimedialità’: le postazioni sono infatti interattive, ciò significa che si possono trovare parecchie informazioni in formato elettronico, visionare immagini e video e persino partecipare a dei quiz. Oltre alle postazioni multimediali, si potranno osservare le diverse attività della fresa meccanica che dal 2024 inizierà a scavare la seconda galleria, mentre su altri pannelli sono illustrate le informazioni principali del progetto. «Il Primo agosto si festeggia la coesione del Paese. E abbiamo voluto inaugurare oggi l’infocentro perché il suo obiettivo sarà proprio quello di coinvolgere la popolazione e renderla partecipe di quello che stiamo costruendo», ha aggiunto Fioroni.

Valore economico e turistico
Il punto informativo di Airolo, che sarà gestito dal Comune, sarà anche luogo di partenza per le visite guidate sul cantiere. «Arricchirà la zona anche a livello turistico, ponendosi come ulteriore opportunità di intrattenimento e cultura per gli ospiti della regione, che sostano nei ristoranti o pernottano in valle, negli alberghi e nelle case di vacanza», ha aggiunto il capo della filiale Ustra di Bellinzona, esprimendo l’auspicio che questa moderna esposizione possa incentivare i giovani ticinesi ad avvicinarsi all’ingegneria. «Negli ultimi anni è stata spesso sottolineata dalle organizzazioni di categoria la carenza di ingegneri in Svizzera. L’infocentro vorrebbe anche fungere da incentivo per i giovani ad avvicinarsi a questa professione impegnativa, ma allo stesso tempo affascinante».
Oltre ad Airolo, anche il Comune di Göschenen ha inaugurato ieri il suo infocentro. In totale l’investimento complessivo sostenuto dall’Ustra per i due centri ammonta a circa 1,5 milioni di franchi. ‘Ci aspettiamo fino a 10mila
visitatori all’anno’
«Un lavoro eccellente», ha affermato il sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg, ringraziando l’Ustra per avere elaborato l’idea. «Uno stabile dismesso che ora rivivrà anche come importante attrazione turistica», ha rimarcato il sindaco, ponendosi l’obiettivo come Comune di effettuare, grazie a intraprendenza e qualità, una promozione attiva per attrarre varie tipologie di visitatori (scuole, gruppi, associazioni). «Non sarà come l’infocentro di Pollegio per il cantiere AlpTransit, ma ci aspettiamo comunque fino a 10mila visitatori all’anno», ha dichiarato Wolfisberg, evidenziando quindi l’indotto economico che il centro potrebbe generare per la regione.

Clima di festa
Insieme ai discorsi delle autorità (presente anche il consigliere di Stato Norman Gobbi in rappresentanza del governo cantonale), sul piazzale della stazione Ffs hanno echeggiato le note della Filarmonica alta Leventina. Il Salmo svizzero, la benedizione del parroco Don Elizalde Demdam, il taglio del nastro e poi spazio alla prima visita dell’infocentro da parte dei numerosi presenti.

Si punta a un’apertura per 4-5 giorni a settimana
Sarà possibile visitare i due infocentri nei seguenti orari di apertura: fino a ottobre il venerdì dalle 13 alle 17 e il sabato dalle 9 alle 17. In inverno invece saranno aperti unicamente il sabato dalle 13 alle 17. A lungo andare, ha informato il sindaco Wolfisberg parlando della struttura di Airolo, l’obiettivo è quello di aprire 4-5 giorni a settimana. Le iscrizioni per visite di gruppo dovranno essere effettuate direttamente sul sito www.galleriasangottardo.ch.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 2 agosto 2021 de La Regione
 
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Servizio all’interno dell’edizione di domenica 1 agosto 2021 de Il Quotidiano
 
(Immagine: www.galleriasangottardo.ch)
Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Finisce un anno di presidenza. Continua il lavoro per il Ticino

Norman Gobbi guarda i 12 mesi passati e lancia una proposta per il futuro

Sembrava ieri e invece è già passato un anno da quando il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha assunto la presidenza del Governo. Tanto che nel corso della settimana c’è stato il passaggio di testimone con il collega Manuele Bertoli. “Questa volta però – e mi permetto la correzione – non si può dire “sembrava ieri”. È vero che il tempo passa sempre troppo in fretta, ma questi ultimi 12 mesi caratterizzati dalla pandemia a me sono sembrati più lunghi del solito. Una percezione credo condivisa dai più. Le limitazioni alle nostre libertà, imposte per motivi d’ordine sanitario, sono state certamente pesanti e ci hanno fatto vivere in una bolla per parecchio tempo. Sono venuti meno molti contatti familiari e di amicizia. Il lavoro ha subito per tutti dei cambiamenti”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni.

Ecco, proprio il lavoro. Come è stato questo suo anno da Presidente del Governo? “Del tutto differente da un qualsiasi altro anno presidenziale. Per uno come me che ama il contatto con la gente, che ama stare assieme alla gente e sentire il polso del paese reale, l’anno presidenziale – come è stato il caso nel 2015-2016 nella prima esperienza da Presidente del Governo oppure nel 2008-2009 in qualità di Presidente del Gran Consiglio – solitamente è l’occasione per realizzare incontri. Quest’anno invece nulla di tutto ciò. Dirigere il collegio governativo durante la crisi del coronavirus è però stato molto importante. Di fronte a tante emergenze abbiamo dovuto trovare unità d’intenti. Ci siamo riusciti, confermando che l’attuale squadra lavora bene. E con Berna siamo riusciti a farci sentire, in un contesto non facile, perché al di là delle Alpi la percezione della gravità della situazione è giunta con ritardo rispetto al Ticino”.

A proposito di Berna: si è letto in alcune sue interviste che ha discusso con i colleghi, proprio al termine del suo mandato, un rapporto da lei redatto in cui avanza alcuni punti di discussione da fare con l’autorità federale. Di che cosa si tratta? “Questi mesi di “sofferenza” (in tutti i sensi: negli affetti, di carattere sociale ed economico) lasceranno molti strascichi. Dovremo essere capaci a superarli al meglio. Inoltre quest’anno ci ha fatto capire certe cose e vedere meglio taluni altri aspetti, come il ruolo del Ticino all’interno della Svizzera, la sua importanza per l’intera nazione. Anche chi non lo ha mai voluto vedere, capire e ammettere, si è reso conto che la frontiera è fonte di problemi e che le opportunità sono spesso sempre e solo per chi vive dall’altra parte del confine. La pressione del vasto mercato del lavoro lombardo sul Ticino, la vicinanza con una metropoli come Milano e i problemi connessi arrecano dei danni diretti e indiretti per la popolazione residente. E generano costi anche per le casse del Cantone. Vogliamo che queste considerazioni siano ben presenti anche all’autorità federale, che pure si è accorta – lo spero – come il Ticino può essere facilmente fragilizzato dalla sua situazione geografica. Un fattore che Berna deve riconoscere. Se penso che nell’ambito della perequazione delle risorse un Cantone come Lucerna (dove la gente mi sembra non se la passi peggio del ticinese medio, anzi…) riceve tre volte tanto rispetto al Ticino (136 milioni di franchi nel 2021 contro i nostri 44 milioni), allora sono sicuro che in questo ambito vi siano ampi spazi di manovra per far riconosce al nostro Cantone un sostegno confederale ben più cospicuo! Da queste premesse prende spunto il rapporto presentato ai colleghi ”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.