Gobbi: una nuova legge per Cantonale e comunali

Gobbi: una nuova legge per Cantonale e comunali

Il capo del Dipartimento istituzioni Gobbi sulla revisione della Legge sulla polizia. Il Consiglio di Stato apre la consultazione, fino al 30 settembre.
Parte la consultazione (sino al 30 settembre) sulla riforma della normativa ticinese sulla polizia. Il nuovo testo dettaglia le disposizioni adottate negli ultimi anni da governo e parlamento.

Ottantuno articoli contro la trentina della legge vigente, settantadue articoli contro i cinquantasei dell’attuale regolamento. Il Dipartimento istituzioni intende riformare i principali atti normativi che disciplinano l’attività della polizia in Ticino: propone quindi una revisione totale della Legge sulla polizia del 1989 e del relativo Regolamento firmato dal Consiglio di Stato nel 1990. Sugli ottantuno articoli della prima e sui settantadue del secondo, l’Esecutivo cantonale ha aperto ieri la consultazione. Più di trenta – fra autorità giudiziarie, uffici amministrativi, associazione e sindacati – gli enti interpellati. Avranno tempo tre mesi, sino a fine settembre, per esprimersi sul corposo progetto di messaggio governativo. L’obiettivo della riforma, spiega in conferenza stampa il capo del Dipartimento Norman Gobbi , è di conferire «alla Polizia cantonale e alle polizie comunali» una base legale «moderna e solida» affinché le forze dell’ordine possano operare al meglio «a tutela della sicurezza della popolazione» e sempre nel rispetto dei diritti dei cittadini.

Trentatré anni. E li dimostra
La legge odierna, evidenzia Gobbi, «sta per compiere trentatré anni…». Il contesto sociale, si afferma nel progetto di messaggio, è però “in continua e rapida evoluzione, come continuo e rapido è l’aggiornamento delle tecniche, delle modalità e degli strumenti di cui la polizia deve servirsi per svolgere le sue funzioni”: la normativa uscita dal Gran Consiglio “oltre trent’anni fa, in un’epoca sostanzialmente diversa da quella in cui viviamo, non è nemmeno più in grado di sostenere le sfide con le quali la polizia deve ora, quotidianamente, confrontarsi”. La legge va pertanto adeguata.

Quella sentenza del Tribunale federale
Nel nuovo testo si precisano fra l’altro disposizioni adottate in anni recenti da Consiglio di Stato e parlamento. Come ad esempio quella che, nell’azione di contrasto alla violenza domestica, attribuisce all’ufficiale di polizia la facoltà di allontanare l’autore o l’autrice dall’abitazione per dieci giorni: il progetto di messaggio estende la durata del provvedimento a trenta giorni. Con la revisione il Dipartimento istituzioni coglie l’occasione anche per dettagliare le norme riguardanti la cosiddetta custodia di polizia e le indagini – pure ‘mascherate’ – preventive, volte a impedire la commissione di reati. Si tratta delle misure prospettate a suo tempo dal governo, approvate nel dicembre 2018 dalla maggioranza del Gran Consiglio e in seguito impugnate davanti al Tribunale federale da Martino Colombo e Filippo Contarini. Nel 2021 Mon Repos ha bocciato il ricorso dei due giuristi. “I giudici federali – aveva dichiarato Colombo alla ‘Regione’, commentando il verdetto dell’alta Corte – hanno comunque fissato dei paletti entro i quali la polizia potrà agire”. E (anche) di quella sentenza del Tf si è tenuto conto nell’elaborazione del disegno di legge, indica il capitano Elia Arrigoni, alla testa dei Servizi generali della Polizia cantonale.

La gestione delle minacce
Il disegno di legge posto in consultazione regolamenta anche la “Gestione cantonale delle minacce”, gestione affidata a un’apposita unità della Polizia cantonale, formata da agenti e psicologi. “La gestione cantonale delle minacce ha lo scopo di riconoscere precocemente e di prevenire la commissione di reati da parte di persone che mostrano un comportamento o intenzioni che lasciano presupporre una predisposizione a commettere violenza contro terzi e che sono suscettibili di mettere gravemente a rischio l’integrità fisica, psichica o sessuale di terzi (persone che costituiscono una minaccia)”, recita il nuovo articolo 26. Gobbi assicura: non è un ritorno alle schedature e la libertà di opinione «non è minimamente toccata». L’articolo 26 mira a prevenire la commissione di reati e la prevenzione rientra fra i compiti delle forze dell’ordine.

Più gruppi di lavoro
Il progetto di riforma, segnala il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi, è «il risultato di riflessioni e approfondimenti cominciati dieci anni fa e portati avanti da più gruppi di lavoro». Gruppi costituitosi, dietro risoluzione del Dipartimento istituzioni, all’interno della Cantonale. E dei quali hanno fatto parte anche l’ex capo della Gendarmeria Decio Cavallini, l’attuale responsabile Marco Zambetti, Arrigoni e la responsabile del settore giuridico Bernadette Rüegsegger, già procuratrice pubblica del Canton Zurigo e presente ieri all’incontro con i media. Nel mettere a punto la proposta di nuova legge, riprende il capitano Arrigoni, «è stato considerato anche quanto già fatto in altri cantoni sul fronte normativo». Le novità salienti della prospettata riforma ticinese consistono, ricorda l’ufficiale, in una «definizione chiara e univoca dei principi generali», nella «suddivisione fra le competenze della Polizia cantonale e di tutte le polizie» e in una «organizzazione della Polizia cantonale aggiornata e più flessibile». Inoltre: «Sono state inserite le norme fondamentali a garanzia del principio di legalità» e «sono state esplicitate le misure coercitive».
Quando approderà al Gran Consiglio il messaggio governativo concernente la revisione totale della Legge sulla polizia? Impossibile fare previsioni. Molto dipenderà dall’esito della consultazione. Il tema è importante e delicato. Il dibattito non dovrebbe mancare.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 luglio 2022 de La Regione

****

In cerca di una legge al passo con i tempi

Lanciata la consultazione per una revisione totale della base legale sulla Polizia – Norman Gobbi: «Abbiamo bisogno di strumenti legislativi adeguati per garantire la sicurezza in Ticino» – Il nuovo testo, però, non riguarda il progetto sull’unificazione dei corpi

«La legge attuale sulla polizia è in vigore da oltre 30 anni, da quando c’era ancora il muro di Berlino». È con questa frase che Norman Gobbi ha lanciato la procedura di consultazione sulla revisione totale della legge e del regolamento sulla Polizia, presentata ieri in conferenza stampa a Bellinzona. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha sottolineato così il bisogno di adottare, attraverso una revisione totale di quella presente, una base legale che sia «completa, solida e aggiornata». L’obiettivo essenziale è rendere il testo legislativo più chiaro e leggibile, sia per le Polizie comunali e cantonale, sia per i cittadini, in modo che questi ultimi riconoscano il perimetro d’azione delle forze dell’ordine. Ma non solo: la legge dovrà pure rispondere alle nuove sfide apparse negli ultimi tre decenni. E a quelle future.
La revisione della legge, è stato ricordato in conferenza stampa, è iniziata con una consultazione interna alla Polizia cantonale, e proseguirà con un’altra procedura di consultazione più ampia, la quale si protrarrà fino al 30 settembre. Quest’ultima, ha evidenziato Gobbi, ha lo scopo di recepire eventuali critiche e di valutare possibili modifiche e miglioramenti prima che il testo finale sia portato all’attenzione del Parlamento.

Il risultato di un lungo lavoro
Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha fatto alcune precisazioni importanti sul progetto di riforma. «La nuova legge sulla Polizia non ha nulla a che fare con il futuro assetto di quest’ultima. Infatti, essa non vincola in alcun modo la struttura della futura Polizia ticinese», ha affermato, sottolineando il fatto che la revisione mira a elaborare una legge che possa durare nel tempo e possa adattarsi ai futuri modelli di organizzazione.
Altrimenti detto: la revisione della legge non è legata al progetto della Polizia unica ticinese. Il comandante ha poi ribadito che il disegno di legge è il frutto di un lavoro durato dieci anni, conforme alle tendenze osservate in altri cantoni; esso ha 81 articoli e raccoglie un messaggio di 130 pagine. Il regolamento, invece, è composto da 72 articoli e comprende anche un rapporto esplicativo di 21 pagine.
«È stato un lavoro articolato e sviluppato in un lungo lasso di tempo,» ha ribadito il capitano Elia Arrigoni, responsabile dei Servizi Generali della Polizia cantonale. «Gruppi di lavoro interni, composti da operativi e giuristi, hanno collaborato con esterni e specialisti – ha aggiunto – ma anche con la popolazione, che ha fornito spunti significativi per rendere più comprensibile la nuova legge». Riassumendo, le principali novità sono cinque: la definizione chiara e univoca dei principi generali che definiscono l’azione di polizia; la suddivisione delle competenze della Polizia cantonale e di tutte le polizie; l’aggiornamento dell’organizzazione della Polizia cantonale (per renderla più flessibile); l’inserimento delle norme fondamentali a garanzia del principio di legalità; e, infine, l’illustrazione più precisa delle misure coercitive. Tuttavia, non sono ancora stati forniti ulteriori dettagli su cosa effettivamente cambierà per i cittadini e le cittadine. La ragione principale, hanno spiegato le autorità, è che la consultazione lascia ampio spazio al dialogo e, perciò, alla possibilità di cambiare il contenuto della futura legge e del suo regolamento.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 luglio 2022 del Corriere del Ticino

****

Una legge più chiara per la polizia ticinese
Per stare al passo con l’evoluzione della società, delle tecnologie e delle tecniche, oggi è stata proposta una revisione della legge che risale al 1989. Gobbi: “Si specificano diritti e doveri”

La Legge sulla polizia attualmente in vigore era stata approvata dal Gran Consiglio ben 33 anni fa, il 12 dicembre del 1989. Col passare degli anni questa si è confrontata con importanti cambiamenti sociali, tecnologici e tecnici. Per questo motivo, è stata proposta una revisione della Legge e del Regolamento sulla polizia al fine di garantire una normativa “moderna e snella a supporto dell’attività di polizia”, assicurando la tutela delle cittadine e dei cittadini, si legge nella nota diramata dal Consiglio di Stato. La nuova proposta è ora in consultazione.

“Necessario un aggiornamento”
Dopo più di tre decenni, ha spiegato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, urge la necessità di adottare una base legale aggiornata e completa tramite una revisione totale. Questa permetterà all’attività di polizia di svolgersi con efficacia e con ancor più chiarezza, restando in linea con l’evolversi della società. “Con questa legge non si ampliano diritti e doveri, ma si specificano. Si mettono inoltre in chiaro aspetti che per il cittadino sono importanti come la proporzionalità e la legalità dell’azione di polizia”, ha spiegato Gobbi ai microfoni di Ticinonews.

“Uno strumento fondamentale”
Dal canto suo, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha evidenziato come la Legge sulla polizia sia uno strumento fondamentale dello Stato di diritto atto a determinare i compiti della Polizia cantonale e le competenze sia di quest’ultima, sia delle polizie comunali senza limitare in alcun modo le discussioni in corso sull’assetto della “Polizia ticinese” del futuro.

Frutto di 10 anni di lavori
Questo nuovo disegno di Legge, ha spiegato sempre Cocchi, è il frutto di dieci anni di lavori preparatori, che hanno implicato molteplici elaborazioni valutate a livello giuridico, poi discusse sul piano operativo e un ascolto attivo delle necessità proveniente dal terreno, dai partner e dalla cittadinanza. Il risultato è un disegno di Legge che comprende 81 articoli e un disegno di Regolamento composto da 72 articoli, accompagnato da un rapporto esplicativo.

Fondamenti indispensabili
Per far fronte alla velocità con cui si verificano i cambiamenti sociali, la nuova revisione è stata impostata per contenere unicamente i fondamenti indispensabili, mentre il regolamento – più flessibile negli aggiornamenti – prevede le disposizioni che non richiedono una base legale in senso formale. Il capitano e responsabile dei Servizi Generali della Polizia cantonale, Elia Arrigoni, ha poi illustrato le principali novità della revisione; queste riguardano in particolare una definizione più chiara e univoca dei principi generali, una suddivisione più accurata delle diverse competenze di polizia, un aggiornamento e una migliore flessibilità dell’organizzazione della Polizia cantonale, così come l’aggiunta di norme fondamentali per garantire il principio di legalità e un’esplicitazione delle misure coercitive.

Tempo fino a fine settembre
L’iter prevede ora che le autorità e i partner consultati possano segnalare i loro emendamenti fino al 30 settembre 2022, in seguito il disegno di Legge, una volta elaborati i risultati della procedura di consultazione, sarà sottoposto alla Commissione competente, dopodiché spetterà al Parlamento ticinese pronunciarsi.

Da www.ticinonews.ch

****

Verso una nuova legge sulla polizia ticinese
Lanciata la consultazione – Le nuove norme varranno per sia per la cantonale sia per le comunali

Il Consiglio di Stato ticinese ha sottolineato oggi, mercoledì, che è necessario predisporre una nuova legge sulla polizia, anche solo per il fatto che quella attuale è vecchia di più di 30 anni. E così dopo dieci anni di lavori il Dipartimento delle istituzioni ha presentato la nuova normativa che disciplina il lavoro degli agenti di polizia, lanciando la procedura di consultazione. Una legge che dovrà valere per tutti: sia per la polizia cantonale, sia per quelle comunali, in attesa che la politica decida di un’eventuale polizia unica per tutto il Ticino.
La legge sulla polizia in Ticino, è stato ricordato nel corso della conferenza stampa a Bellinzona, porta la data del 12 dicembre del 1989. Un mese prima cadeva il muro di Berlino. Da allora non solo il mondo è cambiato, sono emersi anche nuovi valori e anche il modo di intendere e vivere i rapporti tra cittadino e autorità è di certo mutato. Anche da qui l’esigenza di forgiare una nuova legge in materia. Ma quali sono i principali criteri che hanno guidato questa riforma? “L’attuale legge è vecchia: ci sono ancora definizioni di situazioni che non esistono più o che sono cambiate negli anni. Serve quindi un riordino, inoltre bisogna renderla più semplice e comprensibile e applicarla a quella che è l’evoluzione della società, che negli ultimi 30 anni è cambiata”, risponde il comandante della polizia cantonale, Matteo Cocchi.
La nuova legge che mette l’accento anche su tematiche attuali, come la cybersicurezza o la lotta alla pedopornografia online. Con un filo conduttore: la nuova norma serve per definire gli ambiti di lavoro della polizia, vale quindi per la polizia cantonale ma anche per chi svolge questo compito a livello comunale. Non dà quindi nessuna indicazione per sciogliere il nodo dell’eventuale creazione di un corpo unico su scala cantonale.
Previste invece novità, ad esempio, nel contrasto alla violenza, in particolare per poter allontanare più a lungo dal proprio domicilio chi minaccia o colpisce i famigliari, e qui molto spesso sono le donne a subire le conseguenze di queste violenze. Bernadette Rueggsegger, responsabile del servizio giuridico della polizia ticinese spiega alla RSI che “si è per esempio deciso di portare da 10 a 30 giorni la durata massima dell’allontanamento, una decisione che può essere presa direttamente dall’ufficiale di polizia. Questo è in linea con quanto si fa già in altri cantoni e in Ticino c’è anche stata una mozione in questo senso”.
Si è pertanto preso spunto anche da quanto capita a livello normativo in altri cantoni, aggiunge Cocchi: “Negli ultimi 10 anni vari cantoni hanno cambiato le loro leggi e sulla base di queste esperienze e anche di decisioni del Tribunale federale abbiamo cambiato la legge”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Verso-una-nuova-legge-sulla-polizia-ticinese-15460369.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15460576

Da www.rsi.ch/news

 

Saluto durante la cena ufficiale della URC 2022

Saluto durante la cena ufficiale della URC 2022

Saluti protocollari

È un grande piacere e un onore rivolgervi oggi il saluto del Governo del Cantone e Repubblica Ticino e della Città di Lugano nell’ambito di questa conferenza dedicata alla ricostruzione dell’Ucraina, paese amico, che sta vivendo una terribile ed ingiustificata aggressione militare.
Desidero inoltre trasmettere alle Autorità e al popolo dell’Ucraina la solidarietà di tutto il Cantone e quella della Città, che in questi terribili mesi di guerra si sono prodigati per accogliere al meglio ed assistere le popolazioni che fuggono il conflitto.
Lo sforzo di garantire sicurezza e accoglienza agli illustri ospiti della URC 2022 rappresenta un nostro piccolo contributo alla stabilizzazione e alla sicurezza del nostro Continente.
Il Cantone Ticino è storicamente una terra di transito situata ai piedi del Gottardo, unico Cantone interamente di lingua italiana, e per sua vocazione ponte culturale e economico tra il Nord e il Sud dell’Europa. Questa sua collocazione ne ha fatto una terra di accoglienza sensibile e attenta alla coesistenza pacifica tra i popoli e ai diritti delle minoranze. E  qui a Lugano, proprio Villa Ciani è stata il fulcro da cui i fratelli Giacomo e Filippo Ciani – rifugiati politici milanesi – diedero un contributo determinante alla riforma democratica.
Ed è proprio in questo contesto che il nostro Cantone ha avuto già l’onore di ospitare due importanti conferenze internazionali con l’obiettivo di favorire la coesistenza pacifica tra i popoli.
Mi riferisco alla Conferenza di Locarno nel 1925, che rappresentò un momento di distensione nell’Europa straziata dal primo conflitto mondiale, ma anche alla riunione della Società delle Nazioni che si svolse nel 1928 proprio qui a Lugano.
Desidero inoltre ricordare i forti legami storici e culturali che uniscono il Ticino e l’Ucraina. Mi riferisco in particolare a quegli artigiani ed architetti illustri – dei quali avrete forse visto in città dei cartelloni illustrativi – che hanno offerto le proprie competenze al servizio dell’Ucraina nei secoli passati, ed in particolare alla bellissima città di Odessa, tramite la realizzazione di importanti edifici storici.
Concludo formulando a tutte le delegazioni presenti, a nome del Governo cantonale e dell’Esecutivo cittadino, i migliori auguri per una fruttuosa conferenza coronata da successo e ringrazio le Autorità federali e la Città di Lugano per l’eccellente collaborazione nell’organizzazione di questo importante evento che, lo auspichiamo fortemente, possa contribuire in modo decisivo a definire un progetto, all’insegna della pace durature, di ricostruzione e di sviluppo per l’Ucraina e il suo popolo.  

****

It’s with great pleasure and honor that we welcome you today on behalf of the Government of the Canton and Republic of Ticino and the Municipality of the City of Lugano in the context of this conference dedicated to the reconstruction of Ukraine, a friendly country that is experiencing a terrible and unjustified military aggression.
I would also like to convey to the Authorities and the people of Ukraine the solidarity of the entire Canton, as well as of the City of Lugano, which in these terrible months of war have done their best to welcome and assist the people fleeing the conflict.
The effort to ensure safety and welcome to the distinguished guests of URC 2022 represents a small contribution from Ticino and Lugano to the stabilization and security of our Continent.
Canton Ticino is historically a land of transit located at the foot of the Gotthard, the only entirely Italian-speaking canton, and by its vocation a cultural and economic bridge between northern and southern Europe. Its location has made Ticino a land of welcome, responsive and attentive to peaceful coexistence among peoples and to minority rights. Villa Ciani, right here in Lugano, represents the fulcrum from which the Ciani brothers Giacomo and Filippo – political refugees from Milan – made crucial contributions to the reform of the democratic process.
And it is precisely in this context that our canton has already had the honor of hosting two important international conferences with the aim of fostering peaceful coexistence among peoples.
I am referring to the Locarno Conference in 1925, which represented a moment of détente in a Europe torn apart by the First World War. Not to mention the meeting of the League of Nations that took place in 1928 right here in the beautiful city of Lugano.
I would also like to point out the strong historical and cultural ties that unite our Region and Ukraine. I am referring in particular to those distinguished Ticino craftsmen and architects – whose illustrative posters you may have seen in the city – who, in the past centuries, have offered their skills in the service of Ukraine. A special dedication goes to all the important historic buildings constructed in the beautiful city of Odessa.
In name of the Government of the Canton and Republic of Ticino and the Municipality of the City of Lugano, I would like to conclude by extending to all delegations present best wishes for a fruitful and successful conference. I would like to thank the Federal Authorities and the City of Lugano for their excellent cooperation in the organization of this important event, which, we strongly hope can contribute decisively to defining a project, under the banner of longstanding peace, reconstruction and development for Ukraine and its people.

(Immagine: Swiss Federal Department of Foreign Affairs)

 
“Non sono necessari provvedimenti speciali”

“Non sono necessari provvedimenti speciali”

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi è stato ospite questa sera a Ticinonews per chiarire come comportarsi in un momento di incertezza e preoccupazione come questo, rassicurando che al momento “non c’è una reale minaccia per la popolazione svizzera”
Nonostante l’attacco avvenuto questa notte alla centrale nucleare di Zaporizhzhya, nel sud dell’Ucraina, non abbia causato danni o fuoriuscite di scorie nucleari, c’è sempre più preoccupazione e la gente inizia a porsi delle domande, sia su questo intervento militare sia sulle possibili conseguenze che ci possono essere sulla nostra vita quotidiana. Per capire cosa accadrebbe al nostro Cantone se la minaccia nucleare dovesse diventare una realtà, questa sera a Ticinonews c’era come ospite il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi.

“Possiamo parlare di diversi livelli di minaccia”
“La Svizzera già dal 2014 ha rivisto l’ordinanza che chiede di avere scorte sufficienti per rifornire la popolazione di queste famose ‘tablette’ di iodio” commenta Gobbi, aggiungendo che in particolare, queste “tablette” “erano già pensate per coloro che abitano a ridosso di centrali nucleari in Svizzera”, ma restano ovviamente a disposizione di tutta la popolazione. “Il Canton Ticino ha rivisto regolarmente questo dispositivo, d’intesa con il farmacista cantonale e la sezione del militare protezione popolazione, l’ultima volta del 2019”. Un piano di approvvigionamento di questi medicamenti c’è per tutta la popolazione, rassicura Gobbi, aggiungendo che ovviamente servono a evitare danni per la salute in caso di minaccia nucleare.

“La Confederazione ha bloccato la fornitura alle farmacie private”
In queste ultime ore, al fine di garantire le scorte a tutta la popolazione elvetica “la Confederazione ha bloccato la fornitura di questi farmaci alle farmacie private” per garantire le scorte a favore del Paese in caso di necessità. “Come con qualsiasi medicamento, anche con questi non bisogna scherzare, soprattutto in caso di un attacco o di un rischio per la salute”. La situazione viene costantemente monitorata per controllare le particelle presenti sia nell’aria che nel suolo, anche in coordinamento con i Paesi confinanti, commenta Gobbi.

“Non sono necessari provvedimenti speciali”
“In Svizzera siamo ben messi perché c’è una capacità di accoglienza per circa 9 milioni di persone e anche in Ticino la copertura è garantita per tutti, sia in quelli pubblici sia quelli costruiti all’interno di abitazioni private”. È importante sottolineare che è necessario avere un ordine delle autorità “non è che la gente può andare nel rifugio perché ha paura” aggiungendo che “al momento, nonostante se ne parli molto, non c’è una reale minaccia per la popolazione elvetica e quindi non bisogna prendere misure o provvedimenti speciali”.

Scorte di emergenza: “è un richiamo”
Ieri la Confederazione ha suggerito di fare delle scorte d’emergenza, ma è solo un richiamo in quanto “teoricamente e in maniera preventiva da buoni svizzeri dovremmo sempre avere delle scorte in casa perché possono succedere degli imprevisti, è quindi giusto avere sempre in casa circa 9l di acqua a testa per una settimana, rispettivamente pasta e riso e scatolame, ma solo come misura preventiva. Una volta era normale averlo”. Oggi però sono sempre più le persone che vivono sole e che fanno la spesa per la giornata, senza quindi avere delle scorte; “questi momenti dovrebbero farci riflettere su come le emergenze e le crisi possano arrivare in qualsiasi momento e non solo in caso di conflitto armato” conclude Gobbi.

Da www.ticinonews.ch

Incendio, arrivano i rinforzi

Incendio, arrivano i rinforzi

Due Canadair della Protezione Civile italiana affiancano gli elicotteri nelle operazioni di spegnimento delle fiamme che divampano da domenica mattina tra l’Alpe di Neggia ed il villaggio di Indemini – L’obiettivo è contenere i due fronti più minacciosi del rogo

Sopra le nostre teste, all’Alpe di Neggia, è un via vai ininterrotto di elicotteri. Da tre giorni stanno gettando migliaia e migliaia di litri d’acqua sulle fiamme che, partite dal Monte Gambarogno, si sono rapidamente spostate lungo il versante Sud-Ovest della montagna, avvicinandosi pericolosamente al villaggio di Indemini. Ai sei impiegati domenica e lunedì – due SuperPuma dell’esercito e quattro privati – ieri se ne è aggiunto un settimo. Ma soprattutto è arrivata la cavalleria: due Canadair della Protezione Civile italiana. «Questi due aerei ci stanno fornendo un aiuto importante grazie alla maggiore capacità di trasporto di acqua (circa 6.000 litri, ndr) rispetto a quello degli elicotteri (circa 2.300 i SuperPuma e 1.000 gli elicotteri civili ( ndr) » evidenzia Paolo Brusatori, ufficiale capo servizio dei pompieri di Bellinzona, che incontriamo nei pressi della centrale operativa dove vengono coordinati gli interventi di spegnimento. L’autorizzazione all’impiego dei due Canadair è giunta da Roma nel primo pomeriggio. Poco dopo ecco il plauso con un tweet del capo del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi: «Canadair in impiego sopra Indemini, grazie alla cooperazione transfrontaliera in caso di catastrofe e agli ottimi contatti con la Protezione civile e la Prefettura di Varese!», scrive il consigliere di Stato.

«Il villaggio non è in pericolo»
A complicare le operazioni di spegnimento è sempre il forte vento da Nord. «Gli elicotteri hanno comunque potuto volare regolarmente e grazie a ciò siamo riusciti a contenere il propagarsi delle fiamme» rileva ancora Brusatori, spiegando che ieri gli interventi si sono concentrati su due fronti: il primo poco lontano dall’Alpe di Neggia dove ha preso vigore un focolaio; il secondo più a Sud-Ovest, verso il confine con l’Italia, sopra il villaggio di Indemini. «Villaggio che, fino a ora, non è in pericolo» aggiunge l’ufficiale dei pompieri di Bellinzona. L’obiettivo rimane comunque proteggere l’abitato dalle fiamme. Ma anche evitare che un fronte dell’incendio scavalchi il Monte Paglione e scenda verso la sponda sinistra del Verbano. A seconda della situazione che si presenterà dell’alba, oggi si deciderà se far ancora ricorso ai due Canadair.

Patriziato in apprensione
«La speranza è evidentemente che si riesca ad aver presto ragione delle fiamme». Silvano Pedroni, presidente del Patriziato di Indemini, segue con apprensione quanto sta avvenendo sulle pendici del Monte Gambarogno. Anche lui ha dovuto lasciare precauzionalmente la sua abitazione a causa dell’incendio che si estende su circa un ettaro di bosco, per la maggior parte di proprietà del Patriziato. «Una volta spento completamente il rogo si potrà iniziare a fare una valutazione dei danni» prosegue Pedroni. E poi si tratterà di decidere, insieme con la Sezione forestale, quali interventi eseguire per ripristinare il bosco andato in fumo. «Se le fiamme, alla fine, lo avranno divorato in maniera importante, ci vorranno anni affinché tutto ritorni come prima», rileva laconicamente il presidente del Patriziato, secondo il quale sarà essenziale ricostituire il bosco di protezione al di sopra della strada che conduce al villaggio di Indemini.

Attenzione all’acqua potabile
Il sindaco di Gambarogno Gianluigi Della Santa gestisce dal Municipio di Magadino la situazione d’emergenza, in stretto contatto con pompieri e volontari. «Dal punto di vista logistico – spiega – gli otto sfollati dal villaggio di Indemini e frazioni che non hanno trovato una sistemazione da parenti o amici continuano a soggiornare all’ostello di Orgnana. Eccezionalmente, e solo scortato dalla polizia, qualcuno è salito in paese per recuperare alcuni effetti personali». Ieri in mattinata l’avviso di non potabilità dell’acqua sempre nella zona colpita dall’incendio. «È un atto dovuto. Passata l’emergenza incendio, quello dell’approvvigionamento idrico sarà un altro problema», ci dice. Problema che al momento si presenta a Gerra Gambarogno, dove la popolazione è invitata a fare un uso parsimonioso del cosiddetto oro blu. Anche Della Santa ha poi accolto con sollievo l’arrivo dei Canadair dall’Italia. «Speriamo diano un contributo decisivo. Il vento continua a soffiare in quota, ma il lavoro di militi e volontari a terra è essenziale per salvaguardare abitazioni e strada cantonale».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 2 febbraio 2022 del Corriere del Ticino

Gobbi: “C’è stanchezza e la gente è confusa”

Gobbi: “C’è stanchezza e la gente è confusa”

Coronavirus – “Colpa di regole che cambiano molto in fretta”

“C’è una sorta di scoramento generale. La maggioranza delle persone non ce la fa più a capire, a distinguere, a seguire le regole. Perché queste regole cambiano in fretta. Ormai sono passati due anni interi da quando nella nostra vita si è intromesso il virus. Diventa difficile comprendere dove ci troviamo. Giusto, sbagliato: tutto è opinabile. In questa delicata fase, una cosa si evidenzia: ognuno è chiamato a esercitare la propria responsabilità individuale all’interno di una collettività stanca, ma pronta agli slanci e alle ripartenze!” Norman Gobbi inizia il 2022 con una riflessione che si aggancia al 2021 e pure al 2020, da quando cioè siamo stati tutti confrontati con il coronavirus e con la malattia ad esso legato: la Covid-19. “Mi sembra di essere in un momento storico da fine dell’impero e all’inizio quindi di una nuova stagione. Mi auguro fermamente che la variante Omicron – tanto contagiosa quanto all’apparenza molto meno cattiva –  possa diventare la mutazione che ci accompagnerà verso un’uscita dalla crisi, grazie al passaggio della fase pandemica a quella endemica”, osserva il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Nella sua comunicazione di mercoledì il Consiglio federale sembra quasi essersi assestato su questa posizione, tanto che gli ambienti sanitari non sono stati molto contenti dalle conclusioni a cui è giunto il Governo. “In effetti anche a me pare che questa volta il Consiglio federale si sia dimostrato un po’ più ottimista. Pur con tutte le preoccupazioni per gli effetti sulla nostra sanità. La riduzione dei giorni di isolamento e di quarantena va in tale direzione. E tiene conto del pericolo di una chiusura “tecnica” delle attività produttive, o dei servizi essenziali, incluso il settore sanitario e socio sanitario, che bisogna garantire alla popolazione. Trovo però esagerato – e lo dico a titolo personale – aver proposto un termine sino al 31 marzo prima di rivedere le regole restrittive, tuttora in vigore, imposte nei giorni che hanno preceduto il Natale. Su questo termine potranno esprimersi i Cantoni e dunque vedremo quale sarà la decisione definitiva”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Due anni fa, nel gennaio 2020, sappiamo che ai piani alti del suo Dipartimento e in quelli del DSS si inizia a parlare della possibilità di “un’invasione viralelegata al coronavirus. Si immaginava tutto questo? “Proprio tutto questo assolutamente no. Però l’esperienza acquisita in ambito militare, e quindi di protezione e sicurezza della popolazione, mi ha permesso di intravvedere possibili scenari anche molto critici. Un’esperienza che mi è tornata molto utile nel corso di questa lunga e sofferta crisi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

 

Auto in coda per il test Covid

Auto in coda per il test Covid

Con la diffusione della variante Omicron, anche in Ticino i nuovi contagi giornalieri restano molto alti. E in tale contesto i test rappresentano un pilastro fondamentale per il contenimento del virus. Ecco dunque che, com’era già accaduto il weekend di Capodanno, anche negli ultimi due giorni le autorità cantonali hanno provveduto a mantenere un’adeguata offerta di test sul territorio. Stavolta anche con un drive-in.
Un drive-in – organizzato al Centro della protezione civile di Rivera – che ha fatto il pienone. Sabato sono stati effettuati quasi 400 test, mentre domenica sono stati superati i 600, ci dice Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, tracciando un bilancio positivo.
La capacità era di circa 520 test giornalieri. Una cifra, questa, che ieri è tuttavia stata superata. «Siamo passati da due a tre linee di test» ci spiega. Questo per far fronte, domenica, al ridotto dispositivo delle farmacie e al suggerimento delle autorità sanitarie di effettuare un test prima del rientro a scuola.
Il drive-in sarà quasi sicuramente riproposto anche il prossimo weekend, ci anticipa Pedevilla. Anche in vista dell’inizio della scuola reclute, previsto per il 17 gennaio, che richiede un test di conferma prima dell’entrata in servizio.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 gennaio 2022 di 20Minuti

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Coronavirus – Nuove misure cantonali per grandi eventi e scuola

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino e ha introdotto nuove misure cantonali per limitare la diffusione della «variante Omicron». Gli spettatori dei grandi eventi sportivi e culturali (con più di mille spettatori) dovranno esibire un certificato «2G», indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti e potranno consumare cibi o bevande solo nelle strutture della ristorazione. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero massimo di spettatori presenti sarà inoltre limitato ai due terzi della capacità delle strutture. Nelle scuole, che riapriranno regolarmente il 10 gennaio, verrà introdotto da subito l’obbligo dell’uso della mascherina a partire dalla I elementare. La misura sarà valida sino al 25 febbraio 2022.

Il Consiglio di Stato si è riunito ieri – in parte in presenza e in parte in videoconferenza – per analizzare la situazione epidemiologica in Ticino. L’evoluzione rimane preoccupante, con un numero di nuovi casi giornalieri molto elevato. L’impatto sul settore ospedaliero rimane al momento limitato, nonostante un aumento di persone ospedalizzate, mentre il numero molto elevato di isolamenti e quarantene inizia a influenzare alcuni servizi alla popolazione e attività economiche essenziali.
Il Governo ha convenuto che per il momento non sono necessarie misure drastiche, come la chiusura di attività economiche: ha tuttavia introdotto alcuni provvedimenti nei settori che prevedono contatti sociali numerosi e prolungati, come la scuola e i grandi eventi.
Per quanto riguarda i grandi eventi sportivi e culturali – quelli che prevedono più di mille spettatori – lo svolgimento resterà autorizzato, ma gli spettatori dovranno essere in possesso di un certificato di vaccinazione o guarigione (cosiddetto «2G»), indossare obbligatoriamente la mascherina, rimanere seduti al proprio posto e potranno consumare bibite o cibo solo nelle strutture della ristorazione, dove restano in vigore le disposizioni federali. Per ridurre gli assembramenti prima e dopo gli eventi, potranno essere occupati solo i posti delle tribune. Il numero di spettatori verrà inoltre limitato ai due terzi della capacità massima delle strutture. Queste disposizioni cantonali resteranno in vigore fino al 16 gennaio 2022.
In vista della ripresa scolastica del prossimo 10 gennaio 2022, il Consiglio di Stato ha deciso di introdurre l’obbligo dell’uso della mascherina chirurgica a partire dalla I elementare, adottando le medesime modalità già in uso prima di Natale a partire dalla IV classe. Il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport raccomanda inoltre ai genitori e agli allievi di ogni ordine scolastico di eseguire un autotest il giorno prima del rientro in classe, ovvero domenica 9 gennaio 2022. In caso di positività si dovrà evitare la frequenza scolastica per la prima settimana.  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per ricordare che restano in vigore tutte le disposizioni federali già note, come l’obbligo del telelavoro e le disposizioni particolari per le attività al chiuso e gli incontri privati. La popolazione è invitata ad assumere comportamenti prudenti, limitando al minimo la frequenza e il numero di contatti sociali, rispettando scrupolosamente le norme di protezione personali (mascherina, distanza, igiene delle mani e arieggiamento dei locali) e facendosi testare al minimo sintomo.

“Per stare bene insieme restiamo uniti”

“Per stare bene insieme restiamo uniti”

L’appello del Consigliere di Stato Norman Gobbi

“Se ti sei vaccinata/o, oppure hai deciso di non farlo, ricorda: per stare bene insieme è importante continuare a rispettarsi. Restiamo uniti. Firmato: Norman Gobbi”. È questo il testo di un video messaggio che il Consigliere di Stato ha trasmesso attraverso i suoi canali social subito dopo l’esito della votazione federale di domenica scorsa sulla Legge COVID. “Abbiamo avuto la fortuna come svizzeri di esprimerci sulla legge COVID. In nessun altro Stato i cittadini hanno potuto dire la loro sulla politica adottata da Governi e parlamenti per affrontare la pandemia” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “La nostra democrazia diretta è un grande valore, anche perché il dibattito pubblico che precede ogni votazione fa emergere gli elementi di criticità che vive la nostra società, non lasciandoli quindi nascosti e latenti, pronti magari a scoppiare. Sappiamo che sempre di più vi è il pericolo di una forte spaccatura sociale a causa di una differente visione e interpretazione della parola “libertà”. A mio giudizio è indispensabile fare di tutto affinché queste diverse posizioni non si scontrino. È il messaggio che ho voluto veicolare con il video. Dobbiamo continuare a rispettarci. A rimanere uniti al di là delle idee diverse che ognuno può legittimamente manifestare”.
“Prima della votazione – prosegue il Consigliere di Stato Norman Gobbi – abbiamo assistito a un’escalation delle contrapposizioni. Il post voto è ancora difficile da interpretare a livello sociale, soprattutto perché condizionato da una nuova avanzata dei contagi. Ecco, in considerazione di tutto ciò l’appello che ho lanciato a voler “rimanere uniti” vale ancora di più. È un messaggio rivolto a tutti, indipendentemente dalle convinzioni personali”.
Il Consiglio federale venerdì ha deciso di introdurre nuovamente delle limitazioni. “Il Consiglio di Stato ticinese nella consultazione (24 ore per rispondere! ndr) è stato molto critico. Sono state avanzate misure, come quella dell’obbligo del certificato Covid per le cene di famiglia con più di 11 persone, che lasciano il tempo che trovano… Lo scopo principale – al di là di evitare il sovraccarico delle strutture ospedaliere, che fortunatamente il Ticino non sta ancora conoscendo – deve essere quello di scongiurare un secondo lockdown. Non saremmo in grado di sopportarlo, se non con sacrifici che incideranno in modo irreversibile sulla società. E non sto pensando ai danni economici, che di sicuro ci saranno. Sto pensando in particolare alle conseguenze psicologiche per tutti noi, ma soprattutto per le giovani generazioni. I nostri ragazzi ripiomberebbero in una condizione di isolamento. E ciò è estremamente dannoso per il loro sviluppo. Una gioventù che ha già “bruciato” possibilità di aggregazione e di incontri, di praticare sport, di lezioni in presenza e quant’altro negli ultimi due anni. Un nuovo isolamento sarebbe, come detto, davvero molto dannoso”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Hooliganismo: “Arriva il biglietto nominativo”

Hooliganismo: “Arriva il biglietto nominativo”

La proposta di Norman Gobbi contro la violenza negli stadi approvata dai suoi colleghi della KKJPD

Sono convinto che una delle misure più efficaci contro la violenza negli stadi sia l’introduzione del biglietto d’entrata nominativo”. Un’affermazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi contenuta in una recente intervista, che potrebbe diventare presto realtà. “In effetti venerdì a Mendrisio la Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD) ha deciso all’unanimità dei presenti di chiedere alle autorità autorizzative dei Cantoni e delle Città di introdurre a partire dalla stagione 2022-2023 l’obbligo del biglietto d’entrata con il nominativo di chi lo acquista e si reca allo stadio. Avevo portato mesi fa all’attenzione della KKJPD questa soluzione e sono soddisfatto che i miei colleghi l’abbiano accolta positivamente. Inoltre avevo tematizzato questa problematica anche nel recente incontro del Governo ticinese con la Deputazione a Berna, svoltosi proprio mercoledì scorso”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Il tema della violenza negli stadi si ripropone ciclicamente. Con il ritorno del pubblico, purtroppo sono ritornati anche episodi di violenza e di vandalismo. “Gli ultimi casi a cui abbiamo dovuto assistere si sono verificati in particolare nella città di Zurigo a seguito di una partita di calcio di Super League. Il vaso è colmo e assieme alle altre misure già introdotte adesso potrebbe essere la volta, finalmente, del biglietto nominativo. Un ticket che è conosciuto nei maggiori campionati europei e che ha dimostrato di portare benefici sotto l’aspetto dell’ordine pubblico. Spero che le autorità competenti dei Cantoni e delle Città si allineino a questa richiesta e che siano pronte, a partire dai campionati 2022-2023 di massima divisione di calcio e hockey, a introdurla”, ribadisce Norman Gobbi.

Come detto, la decisione è stata presa nel corso dell’Assemblea della KKJPD a Mendrisio. “Essere riusciti a portare in Ticino dopo 16 anni l’Assemblea plenaria della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia è stata un’ottima occasione, anche perché per la prima volta dopo diversi mesi abbiamo potuto farla in presenza. Inoltre ci ha dato l’opportunità di far giungere a Mendrisio due consiglieri federali, la signora Karin Keller-Sutter e il suo collega Ueli Maurer. I miei colleghi degli altri 25 Cantoni hanno apprezzato molto l’organizzazione e hanno potuto visitare, seppur in modo limitato, alcuni angoli del Mendrisiotto, toccando però anche con mano i problemi legati al traffico, soprattutto di carattere transfrontaliero”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

‘Il Cantone ci sarà, ma vuole un Comune forte’

‘Il Cantone ci sarà, ma vuole un Comune forte’

Per Norman Gobbi l’aggregazione permetterà di far fronte ai crescenti bisogni dei cittadini

Posizioni chiare quelle ribadite durante l’ultima serata informativa in vista della votazione consultiva popolare per l’aggregazione della Bassa Leventina. Unitamente al Consigliere di Stato Norman Gobbi, lunedì sera i quattro sindaci si sono dati appuntamento per fornire alla popolazione ulteriori spunti di riflessione per il voto del 13 febbraio che indirizzerebbe la bassa valle verso un unico ente locale di 2’900 abitanti denominato Sassi Grossi.
Il no di Pollegio: ‘Dovremmo guardare oltre’. In una gremita palestra Fantin di Giornico la parola è passata subito ai sindaci per una rapida presentazione della posizione dei Municipi. «Il Municipio e il Consiglio comunale di Pollegio hanno detto no all’aggregazione perché non sono stati convinti dal rapporto della commissione di studio. Noi tutti, per l’interesse dell’intera regione, dovremmo guardare oltre e porci obiettivi ben più ampi, ragionare in termini di policentri. Con un comune di 3’000 abitanti è impossibile raggiungere gli obiettivi individuati da questo studio aggregativo», ha affermato il sindaco di Pollegio Igor Righini lasciando intendere che la volontà di Pollegio sarebbe eventualmente quella di allargare il discorso a Biasca, ma senza passare prima da un’aggregazione ‘intermedia’. «Non stiamo voltando le spalle alla Bassa Leventina, ma occorre guardare il territorio dall’alto e saperlo riconoscere. A me pare sbagliato non essere capaci di sintetizzare l’area industriale di Bodio-Giornico e unirla a quella di Biasca, fare un tutt’uno con un modello politico che sia anche in sintonia con la pianificazione del territorio cantonale», ha sottolineato Righini, contrario dunque a un’eventuale prima aggregazione della bassa valle per poi tendere la mano a Biasca. «Le infrastrutture e i centri d’interesse stanno tutti lì dove non si vuole guardare. Ritengo che in un contesto aggregativo, per quanto riguarda Pollegio non si possa fingere e volgere solo lo sguardo su quelli che sono i confini distrettuali negando le realtà e le infrastrutture territoriali». Diverso il parere degli altri sindaci. A Personico, dove l’esecutivo è favorevole al contrario del Consiglio comunale, «si tratta di capire se si vogliono cogliere delle opportunità oppure andare avanti da soli sapendo però che sarà sempre più difficile: penso alla necessità di risorse economiche e umane e al peso di un comune di 350 abitanti che, senza fusione, continuerà a essere tale – ha sottolineato il sindaco Emilio Cristina –. In futuro è evidente che l’unione farà la forza e dobbiamo quindi affrontarlo con una realtà più allargata. A Personico dobbiamo trovare opportunità fuori dal nostro perimetro, come ad esempio la zona industriale, l’area di servizio e altri progetti di entità regionale e non comunale». «Abbiamo una zona industriale che già oggi conta 500 dipendenti, un importante indotto fiscale e tanti progetti che stanno nascendo. La scelta sta nel continuare a gestirla sul territorio di tre Comuni, con tutte le debolezze e i problemi del caso, oppure creare un’entità comunale forte che possa scrivere un nuovo capitolo della zona industriale e ricavare le risorse affinché il nuovo ente unico possa marciare e funzionare», ha dal canto suo affermato Stefano Imelli, sindaco di Bodio dove Municipio e Cc sono favorevoli all’aggregazione. Anche il sindaco di Giornico Rosolino Bellotti (Municipio e Cc favorevoli) ha fatto leva sulla collaborazione già instaurata in particolare con Bodio e Personico. «Ciò che ci ha permesso di portare avanti quei dossier molto importanti che daranno sviluppo alla regione nei prossimi anni. Solo unendo le forze potremo ottenere qualcosa, altrimenti non riusciremo mai ad avere un peso politico a livello cantonale. Invito a considerare l’aggregazione come qualcosa che porterà un miglioramento, in particolare ottimizzando i servizi».

‘Cogliere le potenzialità’
È poi stato il turno del Consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni (Di) Norman Gobbi: «Per la bassa valle le sfide sono quelle che conosciamo, a cominciare dall’evoluzione della popolazione che registra una forte emorragia dal 1995. Questo trend negativo significa che le potenzialità devono essere colte per valorizzare insieme e in maniera coordinata quanto è presente sul territorio. Nell’ambito scolastico e della formazione, per esempio, è importante garantire prossimità in tutti i quattro Comuni. Ma soprattutto c’è il tema del potenziamento dei servizi: la popolazione ha sempre maggiori richieste, pensiamo ad esempio agli asili nido per i quali il ruolo dei Comuni è accresciuto. Ci sono poi le risorse fiscali: se a livello cantonale sono comunque cresciute nel tempo, nella Bassa Leventina si sono un po’ stabilizzate. E quindi è importante capire che il potenziale di sviluppo va valorizzato anche attraverso un’aggregazione». In caso di ‘no’ in uno o più Comuni in occasione della votazione consultiva, «il Cantone sarà aperto al dialogo per trovare soluzioni che convengano a tutti».

‘Sostegno all’area di servizio non scontato’
«Viviamo in una regione economicamente disastrata», ha attaccato l’ex sindaco di Personico Ambrogio Bontadelli auspicando «con una certa ansia l’intervento dello Stato per porre rimedio alle diseguaglianze sempre più palesi in Ticino». Negli ultimi decenni il Cantone ha peccato di sostegno nei confronti della Bassa Leventina? «Lo Stato è presente, visto che i Comuni qui beneficiano sempre e comunque, anche domani, dell’aiuto e della solidarietà del Cantone e dei Comuni paganti nell’ambito della perequazione finanziaria. Questo punto è purtroppo sottovalutato. Perciò, attenzione a parlare di disparità», ha replicato Gobbi. Lo stesso Bontadelli ha espresso l’auspicio che giunga una buona notizia dal Consiglio di Stato sul contributo di 9 milioni (su un investimento totale di 12 milioni) che l’Area di servizio Sassi Grossi Sa fondata dai Comuni di Bodio, Giornico e Personico ha chiesto alle casse cantonali per realizzare il progetto denominato Green Station Ticino. Un contributo, ha avvertito Gobbi, non proprio scontato. «Pregevole e stimolante il progetto della Green Station, ma il CdS deve capire su quali basi legali può muoversi e valutare i reali rischi per il Cantone, che comunque incassa milioni dalle concessioni. Cantone che deve garantire una parità di trattamento a tutte le Sa. Credo che sia veramente importante capire che il tutto dovrà essere valutato attentamente per non creare un precedente». Dal governo, ricordiamo, la Sa aspetta una risposta entro Natale.
‘Divisi non si migliora’ Rispondendo ad altri dubbi sul sostegno del Cantone alla regione negli ultimi anni, Gobbi ha poi sottolineato che l’impegno «non è limitato alla perequazione, ma è continuo». Chiara allusione ai «5 milioni stanziati dal Cantone per permettere alla Tensol Rail di spostarsi da Piotta a Giornico, permettendo così alla Bassa Leventina di avere un’azienda che esporta prodotti in tutto il mondo». Ha poi ricordato che «senza risanamento della zona inquinata industriale necessario a realizzare il Centro di controllo veicoli pesanti, non ci sarebbe stato un miglioramento territoriale, ambientale e anche di mobilità in questa regione. Il Cantone – ha concluso Gobbi – non smobilita, ma stimola ed è stimolato dai nuovi Comuni. Il Cantone c’è e ci sarà, ma soprattutto vuole enti locali più forti in risposta ai bisogni crescenti: per gestire progetti, le richieste dei cittadini e creare opportunità. Se la bassa valle resta divisa, le cose non miglioreranno». Per Sassi Grossi il Cantone prevede un contributo di 5,4 milioni, di cui 2 per investimenti strategici, con la possibilità di sostenerne altri. «Come per la pista del ghiaccio di Faido: non era evidente ma si è trovata una soluzione».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 novembre 2021 de La Regione

****

«Un potenziale da sfruttare grazie all’aggregazione»

BASSA LEVENTINA / Il consigliere di Stato Norman Gobbi assicura l’impegno del Cantone nel favorire lo sviluppo del Comune di Sassi Grossi – Favorevoli e contrari all’unione tra Pollegio, Personico, Bodio e Giornico a confronto nell’ultima serata pubblica prima della votazione consultiva del 13 febbraio

Riuscire ad elaborare, e poi realizzare, progetti di sviluppo diversi che da soli i singoli Comuni non sarebbero in grado di condurre in porto. Questo è, secondo Roland David, il valore aggiunto di un’aggregazione. L’ex sindaco di Faido ha illustrato l’esempio virtuoso della media Leventina con tutto quanto si è riusciti a concretizzare grazie all’unione a tappe di dodici Comuni, dal rilancio della stazione turistica di Carì alla copertura della pista di pattinaggio, senza dimenticare lo sviluppo della Cooperativa elettrica. Lo ha fatto lunedì durante la serata conclusiva in vista della votazione consultiva del 13 febbraio prossimo quando i cittadini di Pollegio, Personico, Bodio e Giornico dovranno esprimersi sul matrimonio fra i quattro Comuni della bassa valle. Un matrimonio che s’ha da fare, hanno ribadito con forza i sindaci Emilio Cristina (Personico), Stefano Imelli (Bodio) e Rosolino Bellotti (Giornico), proprio per tendere agli obiettivi che la media Leventina è stata in grado di centrare in termini di sviluppo economico e di creazione di posti di lavoro. Di tutt’altro avviso il loro omologo di Pollegio Igor Righini, il quale ha ancora una volta sostenuto che per raggiungere gli obiettivi di sviluppo riportati nello studio aggregativo è necessario pensare ad un Comune su un territorio più ampio: l’ideale sarebbe un’entità unica che raggruppi l’intera regione delle Tre Valli. Ma in questo senso, hanno obiettato gli altri oratori ed anche alcuni cittadini intervenuti durante la serata andata in scena in una palestra di Giornico gremita malgrado la concomitanza della partita di calcio della nazionale rossocrociata, la nascita del Comune Sassi Grossi può essere vista come un primo passo. Un primo passo che secondo Righini, rischierebbe però di vanificare per almeno 15-20 anni ogni possibilità di compierne altri. Insomma, niente di nuovo sotto il sole: le posizioni già espresse nelle precedenti serate pubbliche sono state confermate anche lunedì a Giornico.

Zona industriale importante
Quali sono, dunque, i progetti di sviluppo della bassa Leventina che potrebbero trovare concretizzazione grazie all’aggregazione? Li ha rammentati il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Ad iniziare dal nuovo svincolo autostradale legato al Centro di controllo dei veicoli pesanti che consentirà l’accesso diretto all’area industriale. Quest’ultima, ha dal canto suo rammentato Imelli, è viva: offre 500 posti di lavoro e in vista vi sono investimenti milionari per svilupparla ulteriormente. Un processo, questo, che sarà più facile favorire grazie all’aggregazione, ha rimarcato il sindaco di Bodio. Per riuscire davvero ad invertire la tendenza, ha obiettato dalla sala l’ex sindaco di Personico Ambrogio Bontadelli, occorre un maggiore impegno del Cantone che in bassa Leventina è stato latitante, ad esempio quanto si era rivendicata la sede delle nuove Officine FFS all’ex Monteforno.

Chiesto l’esame di riparazione
Cantone, ha aggiunto Bontadelli, che è ora chiamato ad un esame di riparazione concedendo l’aiuto di 9 milioni di franchi (5 a fondo perso e 4 di prestito) chiesto dalla società anonima che Bodio, Giornico e Personico hanno costituito per realizzare l’area di servizio autostradale Green Station Ticino (vedi CdT dell’11 novembre). Il Cantone è presente e lo sarà anche in futuro, gli ha risposto Gobbi rammentando i contributi perequativi versati ai Comuni della bassa Leventina ed agli altri progetti (il Centro di controllo dei veicoli pesanti o la riconversione dell’ex Infocentro AlpTransit, per non citarne che due). E in caso di aggregazione, per il nuovo Comune di Sassi Grossi è previsto un contributo finanziario di 5,4 milioni, 2 dei quali da destinare ad investimenti strategici. Altri fondi potranno comunque essere versati a sostegno di progetti puntuali.

Green Station, aiuto da valutare
Pur definendolo un progetto pregevole e strategico, Gobbi ha poi evidenziato che l’eventuale sostegno finanziario del Cantone per la realizzazione della Green Station Ticino andrà valutato attentamente. Non va infatti dimenticato che per la gestione delle altre aree di servizio autostradale vengono attribuite delle concessioni milionarie in favore dello Stato.
Conclusa anche l’ultima serata informativa, ora la palla passa ai cittadini di Pollegio, Personico, Bodio e Giornico che il prossimo 13 febbraio diranno se il matrimonio a quattro s’ha da fare.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 17 novembre 2021 del Corriere del Ticino