“Contro chi vuole mettere le mani nelle nostre tasche”

“Contro chi vuole mettere le mani nelle nostre tasche”

Norman Gobbi su criminalità finanziaria, controlli mirati e bisogno di sicurezza

Questa settimana il capo della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari e il sostituto Procuratore generale del Ministero pubblico Andrea Maria Balerna hanno presentato interessanti dati sull’attività di contrasto alla criminalità, con particolare riferimento alla criminalità finanziaria. Ne abbiamo parlato con il presidente del Governo Norman Gobbi. “Si tratta di un settore, quello della criminalità finanziaria, sul quale occorre mettere la massima attenzione. In questi anni il Consiglio di Stato ha sostenuto tutte le mie proposte che vanno nella direzione di aumentare la sicurezza a beneficio di tutti i ticinesi e della nostra società in generale. E il mondo economico cantonale ha bisogno di muoversi in un quadro di assoluta legalità. La sicurezza che possiamo garantire in Ticino è un attrattore importante per gli investitori. Noi vogliamo che questi investitori siano seri e affidabili, inquisendo il maggior numero di coloro che invece sfruttano la loro presenza da noi per compiere reati. A ogni livello”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Spesso questi reati si compiono in un sottobosco molto fitto. Sono difficili da individuare. “Esatto, ed è per questo che bisogna mettere in campo più strumenti di contrasto. Inoltre è indispensabile che gli inquirenti possano contare sulla collaborazione di tutta l’Amministrazione cantonale, sia per un proficuo scambio di informazioni, sia per un’autonoma capacità dell’Amministrazione stessa di segnalare anomalie. In questo senso – continua il nostro interlocutore – è stata importante, per esempio, l’introduzione della figura del perito contabile presso l’ufficio dei fallimenti e direttamente subordinato alla direzione della Divisione della giustizia”.

Tra gli strumenti di contrasto al fenomeno vi sono anche i controlli. “Spesso – spiega il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ci piovono addosso critiche perché la polizia svolge controlli nei confronti di alcune persone anche per determinare il reale ed effettivo luogo di residenza (ne è stato un esempio un servizio televisivo di Falò sul quale poi il quotidiano La Regione ha condotto una campagna politica contro l’attività del Dipartimento delle istituzioni, ndr). Vale la pena sottolineare e ribadire ancora una volta un paio di concetti. In primo luogo che la finalità ultima dei controlli è quella di individuare eventuali attività illegali sul nostro territorio. Un altro aspetto da ricordare è che se la polizia si muove è perché vi sono dei sospetti, dei motivi per approfondire determinate situazioni, con particolare riferimento alle società bucalettere. Attraverso queste società vengono ottenuti abusivamente dei permessi di soggiorno; oppure si possono sfruttare in modo illecito le assicurazioni sociali. Sempre le società bucalettere possono essere il tramite per truffe al credito o ancora per il riciclaggio di denaro, come ha ricordato il sostituto procuratore generale Balerna. Demonizzare questa attività di controllo – ripeto, sempre eseguita in modo mirato – vuol dire spesso anche dare carta bianca a chi sfrutta il nostro Cantone, apportando danni alle sue casse. Politici e giornalisti dovrebbero sempre ricordarselo”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi

Il Presidente del Consiglio di Stato in viaggio di lavoro a Roma

Il Presidente del Consiglio di Stato in viaggio di lavoro a Roma

Comunicato stampa

Dal 18 al 20 aprile, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi sarà impegnato in un viaggio di lavoro a Roma: il programma prevede la sottoscrizione di un accordo che risolverà le attuali vertenze relative ai permessi per le guardie giurate, e una serie di incontri istituzionali di alto livello ministeriale.

 Il viaggio di lavoro a Roma del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha quale obiettivo principale la sottoscrizione di un accordo con il Ministero degli interni italiano, per la ripresa dello scambio delle informazioni fra l’Italia e la Svizzera in vista del rilascio delle autorizzazioni per gli agenti privati di sicurezza. Parimenti, il Presidente del Governo avrà l’opportunità di discutere in prima persona alcune questioni prioritarie per il Canton Ticino.
Nell’ambito della visita si terrà inoltre l’incontro presso la Santa Sede con il Comandante della Guardia Svizzera Pontificia, Christoph Graf, per fare il punto sul programma di formazione delle guardie svizzere. A livello ministeriale si prevedono poi appuntamenti con il Ministro dello sviluppo economico Giancarlo Giorgetti, con il Ministro al turismo Massimo Garavaglia, con il Sottosegretario del Ministero degli Interni Nicola Molteni.Va infine segnalato che, in vista dell’esercitazione internazionale delle forze di sicurezza e primo intervento «Odescalchi 2022», la delegazione del Canton Ticino terrà una riunione di lavoro con il Capo Dipartimento della Protezione civile italiana, Fabrizio Curcio. Martedì 20 aprile nel pomeriggio, al termine della visita, è previsto un punto stampa per i corrispondenti svizzeri.

“Si potevano anticipare le aperture”

“Si potevano anticipare le aperture”

Norman Gobbi accoglie positivamente le decisioni della Confederazione, anche se le ritiene un po’ tardive – Per Marcus Caduff è “la direzione giusta”

Le prime reazioni ticinesi agli allentamenti decisi oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, giungono dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che rimarca come si sarebbe potuto anticipare queste aperture: “Questi allentamenti del Consiglio federale sono sicuramente una cosa positiva, ma potevano essere fatti anche dieci giorni fa. Nonostante un importante afflusso di turisti dal nord delle Alpi, dopo Pasqua non c’è stata un’esplosione dei casi in Ticino. Significa che c’è una certa stagionalità del virus, come abbiamo visto l’anno scorso”.
Il deputato leghista si augura ora che a fine mese si potrà aprire in maniera ancora più massiccia: “Quello odierno è un primo piccolo passo, le aspettative della popolazione sono però più elevate. Spero che per la fine del mese si possa tornare alla normalità, che comunque comporterà il rispetto dei piani di protezione”. Gobbi guarda già alla prossima estate: “C’è la voglia di tornare a vivere assieme. L’estate 2020 non è stata problematica, malgrado un importante afflusso di persone da fuori cantone e alle numerose attività promosse all’interno dello stesso. Non c’è stata un’esplosione dei casi e questo è un elemento positivo. D’altra parte, lo sappiamo, dovremo rispettare dei comportamenti basilari per tenere sotto controllo la situazione, specie in vista di grandi eventi”.
Anche il Consigliere di Stato grigionese Marcus Caduff condivide la scelta dell’Esecutivo federale: “Le decisioni vanno nella direzione giusta. Ci aspettavamo che non si sarebbe deciso di aprire del tutto i ristoranti, ma la possibilità di usare le terrazze è una cosa positiva. Rimangono però delle sfide per i ristoranti, devono avere diritto a delle indennità. Serve però ancora prudenza, la crisi sanitaria non è terminata, ma si possano prendere questi rischi decisi oggi perché le persone vulnerabili sono vaccinate.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Si-potevano-anticipare-le-aperture-13991641.html

Da www.rsi.ch/news

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Gobbi: “La gente conosce le regole, sa che se non si rispettano si richiude”
“Troppo ottimista pensare a riaperture a maggio? Calcoliamo che lo scorso anno quando si riaprì a maggio, qualcuno pensava a delle stragi. Lo stesso è avvenuto a Pasqua e per fortuna è stato tutto sotto controllo”
Riaprire completamente a maggio? Sono le ipotesi ventilate, in cui ovviamente si spera, di Berna. Norman Gobbi le accoglie positivamente.
“Troppo ottimista pensarci? Calcoliamo che lo scorso anno quando si riaprì a maggio, qualcuno pensava a delle stragi. Lo stesso è avvenuto a Pasqua e per fortuna è stato tutto sotto controllo”, ha spiegato, in collegamento con la RSI. “E perché è avvenuto? Le persone sanno che cosa fare, rispettano le regole”. “D’altro canto, si è consapevoli che se non vengono seguite, si richiude”, ha avvisato.
Dunque, l’augurio è di poter davvero riaprire. Il Ticino sta valutando la questione dei test di massa e una decisione è attesa la prossima settimana, anche se per Gobbi la vera utilità riguarda grossi focolai, come poteva essere quello del Liceo di Lugano.

Da www.liberatv.ch

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“Non è una riapertura senza regole”

Norman Gobbi è soddisfatto delle decisioni di Berna ma sottolinea: “Avevamo già chiesto l’apertura a Pasqua”. La campagna di vaccinazione? “Sta portando i suoi frutti”

Allentamenti in arrivo da lunedì 19 aprile. È questa la decisione del Consiglio federale, il quale oggi in conferenza stampa da Berna ha presentato la sua strategia. A margine dell’incontro, il presidente del Consiglio di Stato ha espresso le sue considerazioni in diretta a Ticinonews su Teleticino.

Cosa ne pensa?

“È un passo positivo, benché avessimo già chiesto l’apertura delle terrazze per Pasqua. Un periodo per cui alcuni hanno paventato scenari catastrofici che non si sono verificati: la settimana scorsa abbiamo avuto una diminuzione di un terzo dei contagi e questa settimana l’andamento è simile a quella precedente. Quello che chiedeva il Governo ticinese era dunque sensato. Il Consiglio federale ha deciso di fare una scelta prudente”.

Solo un parametro era rispettato, non c’è il rischio di velocizzare le aperture?
“Questa è una valutazione che ha fatto il Consiglio federale. Se tengo conto di quello che abbiamo vissuto nel 2020 con le riaperture molto accelerate in maggio, alla fine non abbiamo avuto gli scenari apocalittici. Questo significa che la popolazione segue le misure ma è stanca, ma vuol anche dire che la campagna di vaccinazione sta portando i suoi frutti. Questo permette di guardare con positività la situazione, la Svizzera nonostante le chiusure dei ristoranti e le aperture delle stazioni sciistiche non ha avuto grossi problemi come è successo all’estero. Il Canton Ticino sta beneficiando di un’evoluzione anche più positiva”.

Auspica un’estensione degli spazi all’aperto per il settore della ristorazione?
“Lo avevamo già fatto l’anno scorso quando nel mese di maggio era stata data la possibilità chiedendo ai comuni di essere più generosi. Questo credo che sarà fatto anche quest’anno, i Comuni sono vicini agli esercenti del proprio territorio. L’aspetto più importante è che si tratta di una riapertura con delle regole e queste vanno rispettate”.

Viste le riaperture, sul capitolo delle dogane ci potrebbero essere delle riaperture?
“Questo dipende dal governo italiano. L’Italia sta avendo un’evoluzione positiva, le regioni confinanti sono passate dal rosso all’arancione e significa che il virus ha un effetto stagionale che da noi è un effetto di maggior vita all’esterno rispetto che all’interno”.

Da adesso via ripercorreremo la stessa situazione della scorsa estate?
“Il Consiglio federale vuole avere un passo prudente con test di massa e un importante campagna di vaccinazione. La Svizzera è ai primi posti in questo senso e il Canton Ticino ha fatto uno sforzo per tutelare la fascia di popolazione che ha sofferto”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/non-e-una-riapertura-senza-regole-LY4076368

Da www.ticinonews.ch

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Norman Gobbi: «È lo spiraglio che tutti aspettavamo»
Il presidente del Consiglio di Stato saluta favorevolmente la decisione di Berna – «Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici.
La decisione sulle terrazze conferma che forse la stessa decisione poteva essere adotta già a Pasqua»

Sollecitata per il fine settimana pasquale da Gastrosuisse e appoggiata dal Consiglio di Stato, la riapertura delle terrazze dei ristoranti si è infine concretizzata. Il Governo ha accolto favorevolmente gli allentamenti decisi da Berna, seppur con la convinzione che si sarebbe anche potuto giocare d’anticipo: «Salutiamo favorevolmente la decisione di riaprire almeno le terrazze dei ristoranti e dei bar», afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici. La decisione odierna sulla riapertura delle terrazze conferma che forse la stessa decisione poteva essere adotta già per il periodo pasquale. Si tratta comunque di un segnale importante per tutta la società: la Svizzera è incamminata sulla strada del ritorno alla normalità».

Graduale ritorno alla normalità
Un ritorno alla normalità, seppur graduale, che passa anche dagli allentamenti per le attività culturali e per le attività sportive sia all’interno, sia all’aperto. Un passo nella direzione soprattutto dei ragazzi e dei giovani adulti. Tuttavia, se da un lato questi allentamenti sono da interpretare come un segnale positivo, dall’altro è chiaro che non si può ancora cantare vittoria. «La decisione di Berna deve infondere fiducia e speranza: il traguardo si sta avvicinando», osserva Gobbi, che precisa: «La situazione resta delicata e fragile. La campagna di vaccinazione procede in maniera costante, condizionata però dal numero di dosi a disposizione. Il nostro auspicio è che possa davvero arrivare il cambio di velocità che stiamo aspettando con trepidazione. Il Ticino è pronto per questo cambio di velocità, non appena la materia prima ci verrà consegnata». Già, le vaccinazioni. La campagna è nel suo pieno svolgimento ma a destare qualche preoccupazione sono i problemi riscontrati da AstraZeneca e Johnson & Johnson. Due prodotti che, lo ricordiamo, in Svizzera non sono utilizzati. «È importante affermare con forza che i vaccini scelti dalla Svizzera (Pfizer e Moderna, ndr) si stanno dimostrando sicuri ed efficaci. Sono lo strumento imprescindibile per superare la crisi. Come Consiglio di Stato siamo contenti che l’adesione alla campagna sia molto buona: speriamo che questa fiducia si confermi anche con le fasce più giovani della popolazione. Come abbiamo detto più volte, senza la partecipazione attiva della popolazione non potremo uscire da questa crisi».

La responsabilità individuale
Popolazione che, nonostante gli allentamenti e l’aumento delle persone vaccinate, è ancora chiamata a un comportamento responsabile. «Voglio sottolineare che le regole di comportamento devono continuare a essere rispettate. Lo ripeto ancora una volta: dobbiamo rimanere prudenti e disciplinati. Il periodo pasquale è stato esemplare in questo senso: abbiamo dimostrato di saper seguire le regole e abbiamo tenuto sotto controllo la diffusione del virus».

Il bilancio di Pasqua
Gettando uno sguardo proprio al fine settimana pasquale, il bilancio di questa data segnata in rosso sul calendario turistico ticinese è stato più che positivo. Ancora il presidente del Consiglio di Stato: «Il grande afflusso di turisti a Pasqua è stato sicuramente benefico per la nostra economia. Tutto si è però svolto in maniera ordinata, e per questo voglio ringraziare tutti i Comuni e gli enti esterni che hanno collaborato alla sensibilizzazione dei nostri amici confederati».

Da www.cdt.ch

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NORMAN GOBBI ‘Sulla strada del ritorno verso la normalità’

“Il Consiglio di Stato saluta favorevolmente la decisione del Consiglio federale di riaprire almeno le terrazze dei ristoranti e dei bar”. È quanto afferma il presidente del governo Norman Gobbi attraverso una breve nota. “Benché parziale, questa prima riapertura fornisce una prospettiva agli operatori economici”, continua Gobbi sottolineando che “la decisione odierna sulle riaperture delle terrazze conferma che poteva essere adottata già per il periodo pasquale”. Ricordiamo che il Consiglio di Stato, proprio nell’imminenza della Pasqua che segna di fatto l’inizio della stagione turistica, aveva sollecitato più volte il Consiglio federale ad allentare proprio la misura relativa alle terrazze. “Si tratta comunque di un segnale importante per tutta la società: la Svizzera è incamminata sulla strada del ritorno alla normalità”.
Lo stesso discorso vale per le riaperture delle attività culturali e per attività sportive sia all’interno, sia all’aperto. “Permangono delle limitazioni, ma è uno spiraglio che dovrebbe contribuire a favorire il nostro benessere psicofisico”, commenta il presidente del Consiglio di Stato. La situazione resta comunque delicata e fragile. “La campagna di vaccinazione procede in maniera costante, condizionata però dal numero di dosi a disposizione”. “L’auspicio è che possa davvero arrivare il cambio di velocità che stiamo attendendo con trepidazione”, aggiunge Gobbi che ricorda come è pronto a questo cambio di velocità “avendo creato un’organizzazione efficace”. Tutto dipenderà dalla velocità di fornitura dei vaccini.
Ma al di là dell’aumento del numero di persone vaccinate, Gobbi sottolinea “che le regole di comportamento devono continuare a essere rispettate continuando a rimanere prudenti e disciplinati”. “Il periodo pasquale – si continua ancora – è stato esemplare in questo senso avendo dimostrato di sapere seguire le regole tenendo sotto controllo la diffusione del virus”.
Il grande afflusso di turisti a Pasqua è stato certamente benefico per l’economia. “Tutto si è però svolto in maniera ordinata grazie anche alla collaborazione dei Comuni e degli enti esterni che hanno sensibilizzato i nostri amici confederati”, scrive Gobbi che conclude con un invito alla fiducia: “Non durerà pre sempre e la strada intrapresa è quella giusta”.

Da www.laregione.ch

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Flyer

“Gli sforzi sono stati ripagati: oggi il Ticino è più sicuro!”

“Gli sforzi sono stati ripagati: oggi il Ticino è più sicuro!”

Norman Gobbi commenta quanto fatto dalla Polizia cantonale nel 2020 e nell’ultimo decennio

Un Ticino più sicuro! Era questo l’obiettivo che 10 anni fa si era posto il neo consigliere di Stato Norman Gobbi all’entrata in Governo. E oggi il Ticino è decisamente un luogo più sicuro. “Fino a una decina di anni fa la popolazione aveva un sentimento soggettivo di sicurezza molto inferiore rispetto a oggi – afferma il presidente del Governo Norman Gobbi. Abbiamo intrapreso una strada lunga e impegnativa, su più fronti. A cominciare dalla ristrutturazione organizzativa e logistica, per giungere a un maggior impegno nella formazione, senza dimenticare le collaborazioni con le comunali e quelle con altri corpi cantonali e con la Polizia federale. Più pattuglie sulle strade, un maggior dialogo con i cittadini e più capacità investigative. Un mix di misure che ha portato a notevoli successi e di conseguenza ad aumentare quel sentimento di sicurezza a cui tutti noi aspiriamo per vivere bene nel nostro paese. Ma non possiamo e non potremo mai nell’ambito della sicurezza abbassare la guardia”.

Le statistiche sulla criminalità lo stanno a dimostrare. “Di recente la Polizia cantonale ha presentato il bilancio d’attività 2020. Statistiche molto particolari, perché influenzate dalla straordinarietà legata alla pandemia. Ma se gettiamo uno sguardo su un arco di tempo più lungo, allora si constaterà come i furti, le rapine e altri reati contro il patrimonio, per esempio, sono calati. Così come gli incidenti della circolazione, altro settore delicato per la nostra qualità di vita”, sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

E se vogliamo guardare invece solo a quanto avvenuto nel 2020? “Le cifre ci mostrano un calo marcato dei furti (-30% quelli con scasso e -26% quelli senza scasso e quelli nelle abitazioni sono passati da 693 nel 2019 a 497 nel 2020); le rapine sono state 23 contro le 34 dell’anno precedente. Ha influito in modo positivo il maggior controllo alle frontiere con l’Italia, così come la chiusura totale o parziale per un certo lasso di tempo di alcuni valichi minori. Il lockdown non ha scoraggiato invece le attività criminali di trafficanti e spacciatori e qui l’azione investigativa e repressiva ha permesso di ottenere notevoli successi. Sono stati intercettati 246 chili di hashish, contro i 3,8 chilogrammi nel 2019 e 78,7 chili di marijuana, contro i 22,6 del 2019. I chilogrammi di eroina sequestrati sono stati ben 11,8, rispetto ai 4,6 di 12 mesi prima. L’unico calo registrato è quello dei sequestri di cocaina: nel 2019 furono 28,5 chili sequestrati, nel 2020 “solo”, si fa per dire, 16 chilogrammi”.

“Ciò che più ha segnato l’attività della nostra Polizia nel 2020 – continua il nostro interlocutore – è stata l’azione a sostegno dell’attività del Governo e dei ticinesi per affrontare la pandemia. Il ruolo del comandante Cocchi è stato centrale quale capo dello Stato Maggiore cantonale di condotta istituito dal Consiglio di Stato. Ma tutto il corpo si è distinto, soprattutto in interventi legati alla prevenzione e al monitoraggio per il contenimento dei contagi. Una cifra più di tutte può spiegare l’attività della Polizia cantonale nel 2020: le telefonate alla centrale sono state 370mila, contro le 250mila circa dell’anno precedente. Ciò significa un incremento di quasi il 50%! Insomma, nel momento del bisogno, nel momento dell’emergenza le collaboratrici e i collaboratori della Polizia erano al fronte per sostenere i ticinesi!”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

«Distanti ma vicini» – Gli auguri di buona Pasqua del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha realizzato un videomessaggio in occasione della Pasqua, per augurare alla popolazione e ai molti amici del Ticino un sereno periodo festivo e rammentare le raccomandazioni di comportamento necessarie per limitare la diffusione del coronavirus nel nostro Cantone.

Il videomessaggio del Presidente del Consiglio di Stato coglie l’occasione dall’imminenza della Pasqua per rammentare le principali regole e raccomandazioni di comportamento legate alla pandemia.
Le giornate più lunghe e le temperature in aumento, infatti, accresceranno la voglia di passare tempo all’aperto, in compagnia di familiari e amici – e di approfittare della bellezza del nostro territorio. Poiché l’evoluzione della pandemia rimane molto incerta, anche per la presenza delle nuove varianti del virus, occorrerà tuttavia continuare a rispettare scrupolosamente le misure sanitarie, come la popolazione ticinese ha fatto finora: solo così eviteremo di vanificare i tanti sforzi profusi da tutti per ridurre i nuovi contagi.
Nonostante la minaccia rimanga presente, il Presidente del Consiglio di Stato ricorda comunque che al momento non mancano i segnali positivi. La campagna di vaccinazione è iniziata e, grazie alla conferma delle forniture, sta prendendo finalmente velocità. Le case anziani sono luoghi sicuri, in cui il virus è quasi completamente scomparso, mentre gli ospedali e il loro personale sono occupati ma non sotto pressione, come in alcuni momenti degli ultimi dodici mesi.
Il Consiglio di Stato è pertanto convinto che in questo 2021 sarà possibile tornare a vivere una Pasqua serena. La condizione affinché ciò avvenga è che tutti, ticinesi e amici del nostro Cantone che vengono da fuori, rispettino le regole.

 

 

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Il lockdown non blocca gli spacciatori di droga

Comunicato stampa

Il lockdown del 2020 non ha scoraggiato le attività criminali di trafficati e spacciatori. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2020 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner ha permesso di intercettare 245.9 chili di hashish (3.8 nel 2019), 78.7 chili di marijuana (22.6), 16 chili di cocaina (28.5 nel 2019), 11.8 chili di eroina (4.6), 761 grammi di anfetamina, 398 pezzi di Lsd, 77 grammi e 44 pezzi di ecstasy nonché 957 piante di canapa (937). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a poco meno di 92’000 franchi e a circa 235’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’482 (1’773 nel 2019), di cui 270 minorenni (311). Gli arresti hanno raggiunto quota 84 (115). Le morti per overdose sono state 7 (11). 

A livello mondiale la canapa e i suoi derivati sono le sostanze maggiormente consumate. A questo risultato contribuisce la sua facilità di coltivazione in qualsiasi periodo dell’anno grazie al sistema indoor, che eleva anche il tenore del suo principio attivo. Anche la disponibilità di cocaina, in gran parte prodotta in Colombia, non cessa di aumentare, favorendo prezzi al dettaglio sempre più bassi. Il consumo di oppioidi, compresi i suoi derivati farmacologici, ha causato, secondo alcune stime, i due terzi dei decessi mondiali collegati all’uso di droghe. Altro fenomeno in crescita è quello riferito all’assunzione di droghe sintetiche, soprattutto tra i più giovani, e nuove sostanze psicoattive, sostituti delle classiche droghe che possono comportare analoghe minacce per la salute. In Ticino la situazione è sostanzialmente speculare a quella del resto della Svizzera. Il mercato è dominato dalla marijuana, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sostanza quest’ultima il cui consumo si riteneva in diminuzione. Alle nostre latitudini non si è ancora assistito al forte incremento dell’utilizzo di farmaci, in particolare gli oppioidi, siano essi regolarmente prescritti oppure reperiti sul mercato illegale. Alcuni timidi segnali inducono a ritenere che, trattandosi di sostanze relativamente facili da reperire e dai costi inferiori rispetto alle altre droghe, potrebbe aumentare il numero di consumatori. Una pratica estremamente pericolosa è quella legata all’assunzione simultanea di bevande alcoliche e di sostanze stupefacenti. Fenomeno questo riscontrabile soprattutto tra i giovani che ricercano sempre nuovi modi per raggiungere il massimo dello sballo. Nonostante il lockdown, sia il traffico sia il consumo illecito di sostanze stupefacenti non si sono mai interrotti del tutto. Nel nostro Cantone non vi è mai stata penuria di droga. Si può ipoteticamente ritenere che si sia dato fondo alle scorte già presenti e che nel contempo i canali d’importazione siano stati momentaneamente modificati sia nella rotta, prediligendo l’asse nord – sud, sia nei vettori o nei canali di approvvigionamento, ad esempio il dark web. Le modalità di vendita e di consumo sono rimaste immutate. Salvo rare eccezioni, in Ticino persiste l’assenza della
cosiddetta scena aperta, sia per quanto riguarda lo spaccio sia per il consumo personale. È sempre costante la presenza di spacciatori di origini albanesi che soggiornano illegalmente sull’intero territorio cantonale grazie alla compiacenza di consumatori locali i quali, in cambio di piccole dosi o di una partecipazione alle spese dell’affitto, li ospitano nelle loro abitazioni. Nonostante le inchieste svolte durante l’anno abbiano inferto duri colpi a queste organizzazioni, le stesse hanno regolarmente rimpiazzato gli spacciatori arrestati. Altra presenza costante, specie nel Luganese e nel Locarnese, è quella dei trafficanti di origini dominicane, attivi soprattutto nello spaccio della cocaina. I sequestri effettuati sia dalla Polizia sia dall’Amministrazione federale delle dogane hanno subìto alcune fluttuazioni che comunque non trovano riscontro con una recrudescenza o una diminuzione dell’attività criminosa. La differenza maggiore è data dai sequestri di hashish (246 chili). Un quantitativo più che raddoppiato rispetto al 2019 grazie a un importante sequestro avvenuto alla frontiera con l’Italia. Un’inchiesta coordinata dal Ministero Pubblico della Confederazione ha portato al sequestro di 10 chili di cocaina rinvenuta all’interno di una cassa di banane presso la filiale di un supermercato nel Mendrisiotto. Analoghi riscontri
vi sono stati in diversi altri cantoni. Importante sottolineare che, essendo il Ticino ubicato lungo la principale rotta nord – sud e viceversa, spesso lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali non è destinato al mercato svizzero bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Nel corso del 2020 il Ticino si è allineato alla procedura che permette di non punire il solo possesso di canapa e derivati ai fini del consumo e per un quantitativo massimo di 10 grammi. La conseguenza è stata una diminuzione delle multe disciplinari canapa, passate dalle 903 del 2019 alle 241 del 2020. 

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Arrivano i turisti per Pasqua: “Benvenuti, ma responsabili”

Sta per iniziare il periodo delle vacanze di Pasqua. Nelle strutture alberghiere ticinesi le prenotazioni da parte di ospiti della Svizzera interna sono già numerose. E c’è chi esprime preoccupazione per la presenza dei turisti a sud delle Alpi, che potrebbero causare un aumento del numero dei contagi. Qual è il pensiero del presidente del Governo Norman Gobbi? Sentiamolo: “In primo luogo non possiamo impedire alle svizzere e agli svizzeri di raggiungere il Ticino. Rispetto a un anno fa, quando avevo invitato gli amici confederati a non raggiungere il Ticino, le cose sono notevolmente cambiate. Allora stavamo seguendo un regime ferreo di chiusure; il Ticino era il Cantone più colpito dal virus; i morti erano numerosi e i ricoveri negli ospedali altrettanto. Oggi, a distanza di 12 mesi, stiamo vivendo un’altra situazione. Situazione che chiede comunque prudenza e attenzione”.

Quindi lei non si sente tranquillo a pochi giorni dalla Pasqua? “Sono cosciente che dobbiamo coinvolgere gli ospiti che raggiungeranno il Ticino. In questo senso, assieme a HotellerieSuisse Ticino e all’Associazione ticinese dei campeggi, abbiamo lanciato un’azione di sensibilizzazione con il titolo «Benvenuti in Ticino. Distanti e responsabili sempre». Ogni turista che soggiorna nei nostri alberghi o nei camping riceverà un flyer informativo, con il quale si chiede di rispettare le regole basilari: l’obbligo della mascherina nei luoghi chiusi e all’aperto dove viene prescritto; il rispetto della distanza fisica; l’igiene accresciuto per le mani e l’obbligo di non creare assembramenti all’esterno superiori a 15 persone. La stessa campagna viene proposta anche dai Comuni, ai quali abbiamo chiesto di fare avere ai residenti di case secondarie tale documentazione”, sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi.

“D’altronde per il turismo la Pasqua rappresenta un momento molto importante e poter contare su un buon afflusso di ospiti permette agli alberghi e ai campeggi di iniziare bene la stagione. Detto questo, spero che gli amici confederati che soggiorneranno in Ticino siano responsabili e rispettosi delle regole di comportamento che si devono tenere in tutte le parti della Svizzera, non solo qui da noi!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni.

 

Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria

Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria

Nel 2020 sono calati furti e rapine, ma sono aumentate liti e risse. La Centrale d’allarme è stata subissata di chiamate: ne sono giunte 372 000, il 44% in più rispetto al 2019. Dal punto di vista dei reati, il
2020 è stato un anno anomalo. Col lockdown della scorsa primavera, in Ticino si è fermato tutto. Anche la criminalità. Lo mostrano le statistiche 2020 della polizia cantonale, che parlando di una diminuzione di furti (-27%) e rapine (-32%). Un calo che interessa anche gli incidenti della circolazione (-14%), con un aumento però di quelli mortali (sono stati 16, con 17 vittime). Dati, questi, da ricondurre alla chiusura delle attività e anche delle frontiere, come ha spiegato il capo gendarmeria Marco Zambetti in un incontro con la stampa. Ma la pandemia non ha fermato gli episodi di violenza. Nel periodo post-lockdown si è infatti assistito «a un sensibile rialzo di liti e risse, un fenomeno che per tutta l’estate è rimasto di poco superiore alla media » ha spiegato ancora Zambetti, parlando anche della violenza giovanile: sono infatti stati molti gli interventi per risse tra bande di giovani e giovanissimi. «Il fenomeno va monitorato». Mentre al contrario di quanto ci si aspettava, è Polizia «punto di riferimento» durante l’emergenza sanitaria aumentato solo di poco il numero degli episodi di violenza domestica: con 1 105 casi, +9 rispetto al 2019.
L’anno della pandemia ha comunque dimostrato – lo ha detto Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore delle Istituzioni – che «la polizia cantonale è un punto di riferimento per la popolazione ». I cittadini si sono infatti rivolti alle autorità con «un impressionante numero di chiamate». Alla Centrale comune di allarme (Cecale) ne sono giunte 372 000 (+44%). «Anche per domande che non erano prettamente legate all’attività di polizia» ha spiegato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. Eppure la polizia, punto di riferimento e al servizio della popolazione, finisce nel mirino dei cittadini, ha osservato con rammarico Gobbi: «Quando gli agenti intervengono per proteggere la popolazione, subiscono insulti e prendono bottiglie in testa. Poi anche loro diventano oggetto di lunghe e logoranti procedure penali». Procedure che «pesano sul morale della truppa». L’emergenza sanitaria ha inoltre permesso di sfruttare appieno i vantaggi della Cecal. Una struttura che è stata «una manna» per l’attività dello Stato maggiore cantonale di condotta: «Permette di coordinare in maniera centralizzata situazioni come questa» ha sottolineato Cocchi. Ora la Cecal si prepara a crescere: dal prossimo 1. aprile sarà ancora più completa con l’integrazione nella centrale del 144.

https://epaper.20minuti.ch

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“Bilancio della polizia ticinese

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13926157

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 22 marzo 2021 de Il Quotidiano

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Un anno fatto di liti e risse
Ma in generale nel 2020 in Ticino i reati sono diminuiti: i furti sono calati del 27%, le rapine del 32%
Gobbi: «La pandemia ha dimostrato che la polizia è un punto di riferimento, ma allo stesso tempo è bersaglio di violenza»

Dal punto di vista dei reati, il 2020 è stato un anno eccezionale. Anzi, anomalo. Con il lockdown della scorsa primavera, in Ticino si è fermato praticamente tutto. Anche la criminalità.
Lo mostrano le statistiche 2020 della polizia cantonale, che parlano di una sensibile diminuzione dei furti (-27%) e delle rapine (-32%). Un calo che interessa anche gli incidenti della circolazione (-14%), con un aumento però di quelli mortali (sono stati sedici, con diciassette vittime). Dati, questi, da ricondurre alla chiusura delle attività e anche delle frontiere, come ha spiegato il capo gendarmeria Marco Zambetti, in un odierno incontro con la stampa.
Dopo il lockdown, liti e risse – Ma la pandemia non ha fermato gli episodi di violenza. Nel periodo post-lockdown si è infatti assistito «a un sensibile rialzo di liti e risse, un fenomeno che per tutta l’estate è rimasto di poco superiore alla media» ha spiegato ancora Zambetti, parlando anche della violenza giovanile: sono infatti stati molti, su tutto il territorio cantonale, gli interventi per risse tra bande di giovani e giovanissimi. «Il fenomeno va monitorato». Mentre al contrario di quanto ci si aspettava, è aumentato soltanto di poco il numero degli episodi di violenza domestica: con 1’105 casi, +9 rispetto al 2019.
La polizia come bersaglio – L’anno della pandemia ha comunque dimostrato – lo ha detto Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato e direttore delle Istituzioni – che «la polizia cantonale è un punto di riferimento per le necessità e i timori della popolazione». I cittadini si sono infatti rivolti alle autorità con «un impressionante numero di chiamate». Durante tutto il 2020, alla Centrale comune di allarme (CECAL) sono infatti giunte 372’000 chiamate (+44%). «Soprattutto durante la fase acuta dell’emergenza, la CECAL è stata subissata di richieste, anche per domande che non erano prettamente legate all’attività di polizia» ha spiegato il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi.
Eppure, la polizia punto di riferimento e al servizio della popolazione, finisce nel mirino dei cittadini, ha osservato con rammarico Gobbi: «Quando gli agenti intervengono per proteggere la popolazione, subiscono insulti e prendono bottiglie in testa. Poi anche loro diventano oggetto di lunghe e logoranti procedure penali». Procedure che, lo ha sottolineato sempre il presidente del Consiglio di Stato, «pesano sul morale della truppa, bloccano gli avanzamenti di carriera e le ambizioni personali».
La CECAL, il «cervello» dell’attività – L’emergenza sanitaria he inoltre permesso di sfruttare appieno i vantaggi della CECAL, come spiegato durante l’odierna conferenza stampa. Lo scorso 23 febbraio in Ticino è infatti scattata la creazione dello Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC), che durante la fase acuta della pandemia ha coordinato l’attività dei vari enti sul territorio. «La CECAL è stata una manna, poiché permette di coordinare in maniera centralizzata situazioni come queste» ha sottolineato il comandante Cocchi. «In questo luogo – ha aggiunto Gobbi – si è creato il cervello per la capacità di organizzazione e intervento sul territorio».
In arrivo il 144 – Un cervello che a partire dal prossimo 1. aprile sarà ancora più completo. Negli spazi di recente liberati dall’Amministrazione federale delle dogane, entrerà infatti la centrale del 144. In questo modo tutti i numeri di emergenza (117, 118 e 144) si troveranno sotto lo stesso tetto. Nel 2020 è inoltre stata attivata la nuova sede operativa a Mendrisio. Mentre nel 2022 sarà terminata l’edificazione del centro di controllo per veicoli pesanti a Giornico, che comporterà cinquanta nuove unità nell’organigramma della polizia cantonale.
Boccata d’ossigeno per lo sport – A seguito della ridotta attività nell’ambito delle manifestazioni sportive che a causa della pandemia avvengono senza pubblico, è inoltre prevista una boccata d’ossigeno per i club. Senza pubblico, diminuiscono anche gli interventi per il mantenimento dell’ordine, pertanto viene condonata la relativa tassa per le stagioni 2019-2020 e 2020-2021. «Si tratta di un sostegno ai club sportivi» ha concluso Gobbi.

Da www.tio.ch

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Rapine e furti giù, effetto pandemia
L’attività della Polizia cantonale nel 2020. ‘Il lockdown ha ridotto la circolazione delle persone’. Ma preoccupano risse, scontri e violenza domestica

Meno furti e rapine, e di riflesso meno interventi delle forze dell’ordine, lo scorso anno in Ticino: è uno degli effetti collaterali, questo senz’altro positivo, della pandemia. Il calo è da ricondurre al lockdown della scorsa primavera, con la chiusura di esercizi pubblici, altri commerci e frontiere, provvedimenti decisi dalle autorità che si sono tradotti (anche) in una minor mobilità sul territorio delle persone, comprese quelle malintenzionate. «Le cifre risentono fortemente di una situazione del tutto eccezionale e andranno quindi considerate un’anomalia in ogni futura analisi storica di lungo periodo», ha premesso il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, intervenendo stamattina – insieme con il comandante Matteo Cocchi e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – alla presentazione dell’attività svolta nel 2020 dalla Polizia cantonale. Ecco le cifre. Rispetto all’anno precedente, i furti constatati hanno registrato una «forte diminuzione»: il 27 per cento in meno. Più marcata la flessione del numero di rapine: meno 32 per cento. Peraltro, ha rilevato Zambetti, nessuna di quelle messe a segno ha coinvolto banche o uffici postali.
Sono scesi anche gli interventi della polizia per incidenti della circolazione stradale: un «nuovo» calo. Interventi che l’anno scorso hanno subìto una riduzione del 14 per cento.  Non sono purtroppo mancati gli incidenti gravi. E non sono stati pochi. Sedici infatti I mortali. Hanno cagionato diciassette vittime: undici automobilisti, tre motociclisti, due ciclisti in sella a e-bike e un pedone, ha dettagliato il responsabile della Gendarmeria.
La statistica 2020 della Cantonale parla inoltre di 568 controlli legati al mercato del lavoro, in particolare per verificare l’impiego regolare di manodopera estera. Oltre duemila le persone finite sotto la lente, per la precisione 2’367. Di queste, ha indicato Zambetti, quarantadue sono risultate non in regola (permessi ecc.). Le verifiche sono sfociate nella denuncia anche di «quindici datori di lavoro».

Ordine pubblico: niente tassa per le società sportive
Si diceva di tensioni sociali. Tensioni dovute anche alle restrizioni alla libertà di movimento per contenere la diffusione del virus e delle sue varianti, da ricondurre alla crisi economica innescata dalla pandemia e alle fosche prospettive per lavoro e occupazione. È una situazione che non può essere gestita unicamente in termini repressivi, ha sottolineato Norman Gobbi, ribadendo quanto dichiarato in questi giorni a proposito degli scontri a Lugano tra giovani e forze dell’ordine. Serve allora uno sforzo comune, a più livelli e con la partecipazione di più attori, ha aggiunto il direttore del Dipartimento istituzioni, evidenziando pure «il grande impegno degli agenti, uomini e donne, cui va il mio ringraziamento, per mantenere l’ordine pubblico». Un’attività nella quale chi indossa una divisa si espone al rischio anche di denunce per presunto abuso di autorità. «I procedimenti penali, nella fattispecie innescati da una querela, sono non di rado – ha detto Gobbi – lunghi e logoranti, bloccano temporaneamente promozioni e carriere e in alcuni casi hanno portato alle dimissioni di poliziotti, nonostante siano poi stati scagionati o risultati estranei ai fatti contestati».
Restando al mantenimento dell’ordine pubblico, non sono state praticamente necessarie operazioni di polizia nei dopo incontri sportivi. Il motivo è semplice: l’assenza di pubblico per via delle misure anti-virus. Per questo «abbiamo deciso di non prelevare presso le società sportive la relativa tassa sia per la stagione 2019-2020 sia per quella 2020-2021: un gesto per non penalizzare ulteriormente i sodalizi», ha fatto sapere il consigliere di Stato e presidente del governo.

‘372mila chiamate’
Ma la pandemia è stata un banco di prova anche per l’organizzazione cantonale che viene attivata per gestire emergenze ed eventi straordinari. E che vede la Polizia cantonale, ha ricordato Gobbi, giocare un ruolo centrale e di coordinamento nello Stato maggiore cantonale di condotta («Quarantasei riunioni, con la partecipazione di più enti»). È stata così fra l’altro «intensificata», ha sostenuto a sua volta il comandante Matteo Cocchi, la collaborazione con i vari partner, quali le polizie comunali. Ma anche, sempre lo scorso anno, con la polizia federale (fedpol) per monitorare e contrastare determinate forme di criminalità nel nostro cantone.

Il bilancio dell’attività 2020 della Polizia cantonale non si ferma qui. Con «l’integrazione» progressiva di enti di primo intervento nella Cecal, la Centrale comune di allarme, «possiamo essere ancor più coordinati e celeri nel rispondere concretamente alle richieste di aiuto che giungono dalla popolazione», ha assicurato Cocchi. E a proposito di richieste dei cittadini, richieste di vario genere, quelle pervenute lo scorso anno sono state ben «372mila», il 44 per cento in più rispetto al 2019.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 23 marzo 2021 de La Regione

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L’anno anomalo della polizia: meno reati, ma più violenza

Presentato il bilancio d’attività 2020 – Gobbi: «Le forze dell’ordine hanno avuto un ruolo centrale nella lotta pandemica» – Cocchi: «La centrale CECAL è stata subissata di chiamate» – Zambetti: «Giovani sotto la lente»
Raccontare il 2020 della Polizia cantonale senza un riferimento alla pandemia non è possibile, anche perché – citiamo il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – «l’attività del 2020 è stata fortemente contraddistinta dalla lotta contro il coronavirus attraverso lo Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) diretto dal comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi». Il 2020 ha dimostrato come la polizia cantonale e più in generale le forze dell’ordine siano un punto di riferimento imprescindibile per la popolazione, ha detto Gobbi. Basterà citare come esempio il numero delle chiamate registrate dalla centrale d’allarme CECAL con sede a Bellinzona. Nel 2020 sono aumentate del 44% a 372.000 unità. «Una chiamata ogni 85 secondi», ha chiosato Gobbi.

Meno furti e rapine
«Dal profilo degli interventi, il 2020 andrà archiviato come un’anomalia». Le parole sono quelle del capo della Gendarmeria della Polizia cantonale Marco Zambetti. I furti sono diminuiti del 27%, le rapine del 32%, le richieste di intervento per incidenti stradali del 14%. «Le cifre del 2020 risentono della situazione sanitaria eccezionale, ha chiosato Zambetti. Per diversi mesi i valichi doganali sono rimasti chiusi e le attività sul territorio sono state sospese». La conclusione per Zambetti è semplice: «L’andamento dei reati è legato alla mobilità delle persone, rimaste a lungo confinate nelle proprie abitazioni e nel proprio territorio». Per questo motivo, ha aggiunto il capo della gendarmeria Zambetti, «il 2020 entrerà nelle statistiche ma chiaramente non potrà fare testo nelle analisi storiche per gli anni a venire».

Risse e liti in aumento
Eppure, nelle statistiche, ci sono alcuni dati che vanno analizzati con attenzione, partendo da quelli legati a risse, aggressioni e liti: «Finita la fase di confinamento abbiamo registrato un incremento sensibile». Pressoché stabili invece gli interventi per violenza domestica (1.105, +9). Zambetti ha poi concluso il suo intervento aprendo una parentesi sulla violenza giovanile: «Gli interventi per rissa sono stati numerosi, sebbene in linea con gli altri anni. In più di un’occasione erano coinvolte bande (piuttosto strutturate) di giovani e giovanissimi. Episodi simili si sono verificati in tutto il cantone e fortunatamente si sono risolti senza conseguenze irrimediabili». La recrudescenza, la brutalità e l’impiego occasionale di armi, tuttavia, obbligano il comando a considerare il fenomeno con la dovuta attenzione, ha concluso Zambetti. Anche perché, gli ha fatto eco il direttore del DI Norman Gobbi, «inevitabilmente la questione finisce per ripercuotersi anche sul corpo di polizia. Non solo perché gli agenti intervenendo si trovano a dover far fronte a questa violenza, ma anche perché capita sempre più spesso che gli agenti, a loro volta, diventino oggetto di una procedura penale».

Un lavoro di coordinamento
«È stato un anno anomalo», gli ha fatto eco il comandante Matteo Cocchi. Il numero degli interventi è sì diminuito, ma non per questo è stato un anno meno intenso. «Si è lavorato molto, attingendo anche a soluzioni innovative. La pandemia, tuttavia, non ha cancellato l’attività di polizia. La nostra missione è proseguita». Il Comandante Cocchi è poi tornato con la mente all’inizio di questo lungo anno pandemico. Il 23 febbraio il Cantone si stava preparando a gestire i possibili casi di coronavirus sul territorio. In quel momento in Svizzera non si erano ancora verificati contagi e in Ticino non risultavano né casi sospetti né persone poste in quarantena. Quel giorno alla CECAL di Bellinzona si era tenuta una primissima riunione strategica per riflettere sui possibili scenari. «Lo Stato maggiore di condotta è stato pensato per dare delle risposte limitate nel tempo. In questo caso, invece, l’attività è dovuta proseguire per mesi». Di conseguenza, anche la Polizia cantonale si è dovuta riorganizzare. È stato quindi creato lo Stato maggiore di Polizia sotto la condotta del sostituto comandante, il tenente colonnello Lorenzo Hutter. «L’attività di polizia ha assunto un ruolo diretto nella lotta alla pandemia, ha spiegato Cocchi, prima attraverso un’azione di sensibilizzazione sulle misure COVID decise a livello federale e cantonale, poi anche a livello di repressione».

«L’efficienza dello Stato maggiore cantonale di condotta non s’improvvisa», ha commentato dal canto suo Gobbi. È frutto di un allenamento preparato negli anni e di una visione politica di lungo termine, implementata grazie ad alcune decisioni strategiche». In questo gioco di coordinamento di livelli operativi, la CECAL ha rivestito un ruolo centrale: «È stata una manna», ha chiosato Cocchi. Il fatto di avere una struttura centralizzata dal profilo dei comandi ha permesso di coordinare in maniera efficace le operazioni di polizia». Cocchi ha poi commentato il dato impressionante delle chiamate registrate dalla CECAL. «Gli operatori, attivi 24 ore su 24, sono stati subissati di domande che non erano sempre legate all’attività di polizia». E questo, a riprova della centralità assunta dalla polizia nella gestione della crisi. «Un traguardo reso possibile anche da una rete di collaborazioni cantonali e intercantonali», ha aggiunto Cocchi. Il comandante ha poi chiuso il suo intervento ricordando le novità introdotte nel 2020: dall’attivazione del 118 sotto il tetto della CECAL (accanto al 117 e al 144) alla nuova sede operativa di Mendrisio per la Gendarmeria e la Polizia giudiziaria.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 23 marzo 2021 del Corriere del Ticino

 

 

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Parmelin incontra il Governo ticinese a Lugano

Il Presidente della Confederazione Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’appello agli altri Cantoni: “Seguite l’esempio del Ticino“
Il Presidente della Confederazione si è recato in Ticino per far visita al nuovo Campus Est a Lugano di Usi e Supsi. Dopo la visita al nuovo stabile a Viganello, Guy Parmelin ha incontrato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. A margine dell’incontro è stata organizzata una conferenza stampa nella Sala del Consiglio comunale di Lugano. Quasi un anno fa, il 2 maggio 2020, Simonetta Sommaruga veniva in Ticino elogiando il Cantone per come aveva gestito la pandemia di coronavirus. La situazione del Consiglio federale e del Consiglio di Stato rimane comunque tesa, soprattutto per quanto riguarda le misure anti-Covid e i controlli alle dogane che il Ticino chiede a gran voce ormai da qualche mese. Presente anche il sindaco di Lugano Marco Borradori.
 
 
Da www.ticinonews.ch
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Ticino, un “cantone ottimista”
Il disagio della popolazione – giovane ma non solo – fra i temi dell’incontro ticinese di Guy Parmelin

“Le giovani generazioni sono penalizzate a più livelli”, ha ammesso Guy Parmelin, sollecitato sul tema del disagio giovanile a Lugano, teatro nel fine settimana degli scontri alla Foce del Cassarate. Il presidente della Confederazione ha sottolineato però come in Svizzera, perlomeno, “siamo riusciti a tenere le scuole aperte”.

Il Consiglio federale ha allentato le condizioni per gli assembramenti – da oggi, lunedì, si sono possono riunire fino a 10 persone all’interno – “diminuendo una forte restrizione delle libertà individuali”, ma è convinto che le misure in vigore costituiscano la strada migliore per uscire rapidamente dalla pandemia. Certo, ha detto, bisognerà evitare discriminazioni e fintanto che tutti coloro che lo desiderano non avranno avuto la possibilità di vaccinarsi, “sarebbe ingiusto” raccontare a un giovane che non può assistere a uno spettacolo perché non immunizzato.

“È difficile dire alla popolazione che deve reggere ancora alcune settimane”, ha ammesso Parmelin, che, in Ticino per inaugurare il campus USI/SUPSI di Viganello, ha detto comunque di aver trovato un cantone “ottimista” e di cui anche il resto della Svizzera dovrebbe seguire l’esempio per quanto riguarda la campagna vaccinale, la via da percorrere per arrivare all’uscita dal tunnel.

Quello del disagio della popolazione è stato un tema più volte evocato nella conferenza stampa a Palazzo Civico. “Speriamo che la primavera lasci dietro di sé non solo l’inverno, ma anche un po’ alla volta la situazione che tristemente conosciamo”, aveva detto il sindaco Marco Borradori, invocando “una nuova stagione” anche per il futuro dei nostri giovani “confrontati con una situazione particolarmente destabilizzante”. 

Nell’incontro con Parmelin “abbiamo avuto modo di esprimere il disagio della popolazione – non solo quella giovane – di fronte a un periodo lungo di chiusure”, gli ha fatto eco il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Un disagio emerso anche nel resto del paese. “C’è bisogno di risposte e prospettive”, ha detto Gobbi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-un-cantone-ottimista-13924492.html

Da www.rsi.ch/news

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Guy Parmelin ai ticinesi: “È dura, ma chiediamo pazienza. I motivi per ben sperare ci sono”
Il presidente della Confederazione in visita al Ticino: “Tutti i Cantoni devono seguire il vostro esempio in materia di vaccinazioni”

LUGANO – Il presidente della Confederazione Guy Parmelin ha reso visita al Ticino. In mattinata ha visitato il nuovo campus USI/SUPSI a Lugano. Lì ha pure incontrato il presidente del Governo Ticinese Norman Gobbi per poi parlare alla popolazione da Palazzo Civico.

A introdurre l’ospite speciale è stato il padrone di casa Marco Borradori. “Grazie di essere qui. È un bel segnale di unità da parte di Confederazione e Cantone. C’è la volontà, nonostante le divergenze, di uscire insieme da questa crisi. Siamo vicini a vedere la luce in fondo al tunnel. Bisogna avere fiducia e pazienza. Vale la pena aspettare”.

“Il dialogo – commenta Gobbi – è continuo. Abbiamo segnalato a Berna anche i disagi della popolazione. Ci sono attività chiuse da oltre cento giorni. Ci chiedono di tenere duro. E la vaccinazione sarà uno strumento importante per uscire dalla crisi. Vogliamo tornare in possesso delle nostre libertà. Dobbiamo agire insieme a favore del Paese”.

Parmelin ha ringraziato il Ticino per la calorosa accoglienza. “È importante – sottolinea – avere fiducia. Tutti gli altri Cantoni devono seguire l’esempio del Ticino in materia di vaccinazioni. Sappiamo che è dura. La popolazione è stanca e tutti vogliamo uscirne, ma siamo a un crocevia. I motivi per ben sperare ci sono…”.

Da www.liberatv.ch
 
Il pugno, il sasso e la bicicletta

Il pugno, il sasso e la bicicletta

 

C’è una relazione tra le manifestazioni di intollerabile violenza – anche contro le forze di primo intervento chiamate a garantire la sicurezza di persone e beni – a cui assistiamo da parte di giovani individui e il perdurare delle chiusure? Domanda retorica: la relazione è evidente. I giovani, dopo mesi di scarsissime opportunità aggregative, non ci stanno più dentro per dirla nel loro gergo. La stragrande maggioranza di loro, come moltissimi adulti, riesce ancora a stringere il pugno in tasca e a ritrovarsi rispettando comunque le regole. A loro va tutta la mia considerazione e ammirazione. Alcuni gruppuscoli, approfittando della situazione, il pugno invece lo sferrano realmente o usano quella stessa mano per raccogliere sassi e bottiglie, scagliandoli contro soccorritori e agenti della polizia (a cui esprimo solidarietà e incoraggiamento!), che devono muoversi in un contesto quasi surreale.

Viviamo settimane davvero difficili. Dando il dovuto rispetto a quanto l’autorità federale ci impone, mi chiedo – e con me molte e molti ticinesi – se davvero il Consiglio federale ha capito quanto stia avvenendo a livello sociale (senza parlare qui delle conseguenze economiche). Ci sono misure tra loro contraddittorie: come giustificare la possibilità di trovarsi per una festa o una cena in 10 a casa e invece proibire di andare al ristorante in 4 attorno a un tavolo? Il tutto inserito in un contesto sanitario che, almeno guardando al Ticino, chiede prudenza senza ancora allarmare. Siamo riusciti tutti assieme a far diminuire drasticamente l’occupazione negli ospedali (ieri 70 ammalati COVID di cui 6 in cure intense). La terza ondata più volte annunciata non è partita. E le vaccinazioni – per le quali mi auguro che la Confederazione garantisca l’opportuna consegna di dosi per soddisfare la forte richiesta che abbiamo in Ticino – ci condurranno verso un drastico abbassamento del numero di ammalati gravi fino all’immunità di gregge. La paura credo abbia fatto novanta all’interno del Consiglio federale. Una scelta che, come detto, dobbiamo rispettare, ma che fa sorgere dubbi e insoddisfazione tra la nostra gente come nel resto del Paese.

Oggi, come ieri, dobbiamo dare una risposta di comunità, che si deve costruire in famiglia, tra genitori e figli, ma anche a scuola con il dialogo tra docenti e allievi per invitare chi sta subendo più di tutti senza più capire i perché – i nostri giovani – a trovare risposte d’aggregazione che non portino alla violenza e, anzi, a condannarla.

Abbiamo imparato negli ultimi 12 mesi a combattere il virus. Questo virus non deve annebbiare oggi le nostre teste. Per non giungere, quasi al termine di questa battaglia giocata su equilibri delicati, ad affermare, come qualcuno ha già scritto proprio ieri: «Abbiamo incendiato la casa per salvare la bicicletta».

Opinione pubblicata nell’edizione di lunedì 22 marzo 2021 del Corriere del Ticino