L’esigenza di essere forti

L’esigenza di essere forti

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 de La Regione

Le relazioni con l’Unione europea, le aggregazioni, lo sviluppo delle zone periferiche, la multiculturalità.
I discorsi ufficiali del Primo d’agosto sono stati lo specchio dell’attualità.

È stata una serata del Primo d’agosto meteorologicamente sfortunata quella di ieri in Ticino, con metà cantone sferzato da venti e temporali che hanno in parte rovinato la Festa nazionale. A Lugano sono stati annullati i fuochi d’artificio, che verranno riproposti stasera, mentre in altre località, allocuzioni e festeggiamenti sono stati tagliati, ritardati o annullati per evitare al pubblico gli scrosci dell’acqua battente. In riva al Ceresio il maltempo si è tradotto in vera e propria suspense. In dubbio fino all’ultimo, l’intervento del consigliere federale Ignazio Cassis si è tuttavia regolarmente tenuto dinanzi a una piazza Riforma affollata ma non gremita. Con un excursus storico e soffermandosi sul concetto di unità nazionale basata sulla volontà, il ministro ticinese ha toccato il delicato tema dei rapporti con Bruxelles. «Stiamo consultando Cantoni e partner sociali per capire come procedere nei negoziati circa il futuro delle nostre relazioni con l’Unione europea». Gli accenni al dossier non sono mancati nemmeno di fronte ai propri compagni di partito al Ceneri, qualche ora prima: «Non abbiamo diritto di scordarci che l’Europa ha garantito pace e stabilità al continente. E se il continente non è stabile, non lo siamo nemmeno noi». E poi «i due franchi che avete in tasca oggi varrebbero solo 1,40 se non fosse per i Bilaterali». Negoziando l’accordo quadro istituzionale «dobbiamo cercare di conservare quei 60 centesimi di guadagno, ma anche rimanere liberi e svizzeri. Non è semplice: la politica estera è fatta di interessi, ma come noi difendiamo i nostri, loro difendono i loro. È normale». L’impegno del Consiglio federale è però totale: «Ci stiamo facendo in otto, non in sette, per la Svizzera». Eppure, ha poi ribadito Cassis a ‘laRegione’, «i negoziati con la Svizzera, per l’Ue, sono nulla in confronto a problemi come, ad esempio, la Brexit. Paradossalmente, tuttavia, ciò potrebbe rappresentare un vantaggio per noi. Il fatto che Jean-Claude Juncker (presidente della Commissione europea, ndr) abbia demandato il dossier a un commissario esterno significa che vi è la garanzia che il tutto non rimanga bloccato. Inoltre, trattandosi di un commissario austriaco, per noi è più facile spiegargli dove abbiamo bisogno di un compromesso. Se sono rose, fioriranno». Si è recato invece nel Basso Ceresio il consigliere di Stato Norman Gobbi, che – dopo il raduno leghista in Valle Lavizzara – ha trascorso la serata a Melano. Un luogo non casuale, visto il tema scelto per la sua allocuzione: le aggregazioni. «Auspico vivamente – ha detto –, che il progetto possa sfociare nel nuovo Comune ‘Val Mara’ (in cui, oltre a Melano, dovrebbero confluire Arogno, Maroggia e Rovio, ndr)». Il titolare del Dipartimento delle istituzioni ha inserito il tema in un più ampio discorso sull’assetto politico-amministrativo del Paese. «Il successo del federalismo elvetico si basa su Comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità alla popolazione». In quest’ottica, e in un contesto di mutamenti sociali, l’opinione del consigliere leghista è che i processi aggregativi vogliano creare «forti anticorpi territoriali e identitari, ossia Comuni moderni in grado di rispondere alle sfide dell’oggi e del domani».
Intervenuto nella frazione bedrettese di Ossasco, il consigliere di Stato Christian Vitta ha offerto ai presenti un’escursione virtuale nel futuro: dopo aver citato il campo base chiamato “coesione nazionale”, ha… attraversato alcuni ponti. In primis «quello che ci collega alle valli, alle regioni periferiche e al loro grande potenziale che occorre continuare a coltivare». Per il ministro delle Finanze e dell’Economia «occorre dunque stimolare iniziative di sviluppo economico, progetti e idee che danno prospettive e qualità di vita a chi risiede nelle regioni più discoste». Come, ad esempio, «il progetto infrastrutturale in corso per collegare la quasi totalità del territorio ticinese con una rete capillare a banda ultra-larga». Quanto ai “ponti instabili”, Vitta ha citato «quello che ci collega all’Unione europea con la quale la definizione delle negoziazioni risulta essere molto complessa, soprattutto riguardo al tema centrale dell’accordo quadro istituzionale, da raggiungere ma non a qualsiasi costo». Ai ponti ha fatto riferimento a Morcote anche la presidente del Gran Consiglio ticinese Pelin Kandemir Bordoli. «Abbiamo scavato gallerie e costruito ponti per stare meglio assieme in un mondo che sembra voler costruire muri e scavare fossati», ha rimarcato la prima cittadina ticinese. Invece di cadere nella tentazione di rifugiarsi nel localismo, ora bisogna «gettare nuovi ponti per consentire alle diverse idee di comunicare e di contaminarsi». Perché «la Patria è anche questo: un luogo di continua contaminazione in cui è possibile farsi raggiungere dalle idee degli altri apertamente e senza paura di censura alcuna». E ancora: la storia svizzera «è costellata da esempi positivi che ancora oggi ci possono guidare e aiutarci nella comprensione del mondo». Oggi è possibile «credere nel nostro futuro, lavorando per creare una forte comunità in cui tutti e tutte si sentono inclusi e sostenuti». Per farlo bisogna investire «sulla formazione e sul lavoro, conservando e tutelando al contempo territorio e ambiente».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 2 agosto 2018 del Corriere del Ticino

Discorsi La «luce» del diverso e i muri che vanno abbattuti. Il vescovo Lazzeri e gli altri oratori invitano il Ticino ad aprirsi.

«Siamo stanchi di sentire chi ci fa la morale, in un senso o nell’altro. Ciò che ci salva è soltanto un sussulto del cuore». Di fronte ai numerosi fedeli radunatisi ieri sul Passo del San Gottardo, il vescovo Valerio Lazzeri li ha invitati a non chiudersi a riccio, a non essere egoisti. A cercare la luce come scritto nel Vangelo. Questo accade «solo quando non ci isoliamo, non ci separiamo, non ci disinteressiamo di quello che succede fuori dai nostri confini, pensando così di scampare al disastro generale». Il nostro benessere, ha aggiunto monsignor Lazzeri, dev’essere anche quello degli altri. Soprattutto in un’epoca in cui «si esasperano, un po’ dappertutto, i nazionalismi, i protezionismi e i ‘sovranismi’». Secondo il vescovo della diocesi oggi «s’investono le migliori energie per innalzare muri, mentali o reali, che dovrebbero difendere quello che si ritiene essere il proprio mondo, la propria visione delle cose, la propria cultura e il proprio modo di vivere e di stare sulla Terra. Molto spesso però si scambia la difesa della Patria con un irrigidimento, una contrazione su di sé».

L’auspicio di Valerio Lazzeri è che si eviti di erigere queste barriere politiche ed economiche e che ci si confronti, invece, con l’altro, «con tutto ciò che si tende a dipingere solo come una minaccia per il proprio benessere e la propria stabilità».

Nella nostra società sono importanti le scelte di «chi sa creare buoni esempi. Imprenditori, inventori, persone in grado di cogliere e vincere sfide che vanno oltre i confini. Sono loro a far la differenza». Per il Segretario di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Mauro Dell’Ambrogio, intervenuto a Bellinzona, occorre osare. Come un tempo. «Le società sono migliori nella fase pioniera. Quando ciascuno dà secondo il proprio talento, e pur nella competizione, si perseguono obiettivi comuni», ha sottolineato l’alto funzionario prossimo alla pensione dopo quasi sei anni di impegno a Berna. Secondo il quale l’innovazione tecnologica e nei servizi può essere un fattore di successo economico anche in Ticino, non solo nel resto della Svizzera: «Ma per attirare, o per trattenere le forze qualificate, non basta destinare un’area, attivare una formazione, definire un polo. Le persone di talento, indigene o meno, sono come i capitali: mobili, sono sensibili ai segnali politici e culturali».

Di coesione nazionale «ulteriormente rafforzata» ha parlato il consigliere di Stato Christian Vitta ad Ossasco, in Valle Bedretto. Il ministro è tornato sull’elezione di Ignazio Cassis in Consiglio federale: «Il Ticino e l’italianità dopo tanti anni sono tornati a essere rappresentati nel Governo federale (…). La possibilità di costruire e mantenere buone relazioni e contatti diretti con la Confederazione è fondamentale e favorisce la comprensione reciproca, nell’interesse del Cantone Ticino, dell’intera Svizzera e, appunto, della coesione nazionale». Il nostro Paese è coeso e fa «del rispetto delle diversità e del federalismo la sua forza».

Ha parlato invece a Melano un altro consigliere di Stato: Norman Gobbi. Un discorso, il suo, che partendo dal valore del federalismo ha toccato soprattutto la questione delle aggregazioni. Ricordando tre livelli istituzionali di gestione democratica del potere – lo Stato federale, il Cantone e il Comune – Gobbi ha infatti parlato del ruolo determinante dei Comuni, «enti locali di prossimità, quindi quelli più vicini ai cittadini e ai loro bisogni primari. Per questo motivo si è avviato nel nostro Cantone un importante processo aggregativo». E quindi ha vivamente auspicato «che il progetto che vede oggi coinvolti i comuni di Melano, Maroggia, Rovio e Arogno possa sfociare nel nuovo comune di “Val Mara”».

Il consigliere agli Stati Fabio Abate – che tramite il suo partito, il PLR, ha annunciato ufficialmente che non solleciterà un altro mandato a Berna (vedi servizio a pag. 7)- ha parlato di «patriottismo ragionato» soffermandosi poi sui non facili rapporti con l’Unione Europea. «Dobbiamo innanzitutto essere consapevoli che non siamo gli unici a decidere il nostro destino. Abbiamo un interlocutore dall’altra parte del tavolo, ossia i rappresentanti istituzionali dell’Unione Europea: sono persone che pian piano stanno cancellando i colori del disegno comunitario, così come storicamente concepito, poiché fanno i loro interessi e non sembra si sforzino di ricordare o addirittura studiare il significato e l’importanza del nostro Paese al centro del Continente, in passato, così come nel presente». La ricetta del consigliere agli Stati? Le misure di accompagnamento alla libera circolazione delle persone, «che nulla hanno a che vedere con il protezionismo locale (…) non possono essere messe in discussione e diventare oggetto di trattativa ora».

Il consigliere nazionale Marco Romano al Centro Spazio Aperto di Bellinzona si è chiesto se « la Svizzera, la sua popolazione e le sue istituzioni, sono unite oggi». La sua risposta è sì e fa riferimento al modello partecipativco svizzero e al pensiero di Nocolao della Flue: « Oggi immagino consiglierebbe, tanto nella vita quotidiana quanto nel dibattito politico, di preferire il dialogo e il compromesso, garanti di rispetto per le diversità e le minoranze, piuttosto che volere imporre in toto la propria idea o volontà, anche solo con la forza delle parole». Il suo è un invito a superare gli eccessi, da una parte di chi «tende a cancellare simboli, valori e meccanismi tipici della storia recente svizzera» e dall’altra di chi «tende a esasperare il modello svizzero in termini assoluti ed esclusivi, dividendo la società in “noi” (nel giusto) e “loro” (di principio nell’errore)».

Il Grotto Valletta di Massagno – Comune che vedrà nascere a breve un nuovo Campus universitario – ha invece accolto il discorso di Monica Duca Widmer, presidente del Consiglio dell’USI. Il suo pensiero si è rivolto al futuro: parlando della rivoluzione in corso della digitalizzazione, ha osservato che «le modalità di apprendimento non possono più essere quelle di un tempo e devono evolversi e

rispondere alle nuove esigenze in tempo reale; è necessaria un’educazione ad un uso consapevole delle tecnologie ed un rafforzamento dello spirito critico».

Storia, tradizioni, identità e comunità che cambiano nel tempo, spesso senza accorgersene. Di questo ha parlato il regista e coreografo Daniele Finzi Pasca, ospite a Morbio Inferiore. «Abbiamo la fortuna di vivere in una terra dove tutti hanno il diritto di poter pensare quello che pensano e di poterlo garbatamente esprimere – ha sottolineato -. C’è chi ha lottato per garantirci questa possibilità. Credo che quando festeggiamo il nostro Paese dobbiamo ringraziare chi ci ha preceduto e che con sudore, lacrime e allegria ha costruito questa bella avventura. A noi di farla andare avanti».

In piazza Col. Bernasconi a Chiasso, dove si sono tenuti i festeggiamenti congiunti dei Comuni di Chiasso, Vacallo e Balerna, il granconsigliere PPD Maurizio Agustoni ha incentrato il suo discorso sul rapporto tra la Svizzera e la felicità. Citando un sondaggio di 45 anni fa che decretava che la maggior parte degli svizzeri si ritenesse felice, Agustoni si è chiesto se è ancora così. «Non sono convinto che gli svizzeri oggi risponderebbero con lo stesso entusiasmo, ma sono propenso a credere che a quel tempo eravamo felici perché sapevamo che quello che avevamo (ed eravamo) era il frutto del nostro impegno». Ricordando che «la felicità dipende anche dalla capacità di essere noi stessi e di vivere fino in fondo i nostri valori», il granconsigliere ha augurato a tutti di «scoprire e riscoprire il gusto di essere svizzeri».

Con un tuffo nella storia il consigliere nazionale UDC Marco Chiesa, oratore a Mendrisio, ha rammentato quanto accaduto nel 1798 proprio a nel capoluogo momò dove la popolazione, issando l’albero della libertà con al culmine il cappello dei Tell e malgrado la vicinanza culturale, linguistica e geografica con Milano, decretò la sua intenzione di aderire alla confederazione svizzera. «Sono convinto che non occorra essere nati svizzeri o avere genitori o nonni nati in Svizzera per sentire pulsare dentro di sé le virtù del nostro paese. È una questione di cuore, di coscienza e di forza di spirito. È la stessa forza che auguro al nostro Paese davanti a un’evoluzione internazionale che non esito a definire preoccupante e che in futuro ci darà ancora molto filo da torcere».

«Tanto è facile cavalcare le paure generate dalla precarietà e dalla pressione sui salari dovuta alla concorrenza estera e soprattutto frontaliera, quanto è difficile invece proporre soluzioni praticabili e affrontabili». Da Riva San Vitale il consigliere nazionale Giovanni Merlini (PLR) ha parlato di economia e mondo del lavoro. Un discorso interrotto per l’improvviso maltempo. Nel testo scritto, Merlini affermava che «oggi può essere faticoso essere ticinesi e in particolare essere cittadini del Mendrisiotto. Rinunciare alla libera circolazione delle persone creerebbe al nostro Paese difficoltà insormontabili, vista la penuria di certi profili professionali. La discriminazione dei non residenti crea illusioni autarchiche e alimenta incomprensioni che non giovano a nessuno».

 

 

Pronti al peggio sul fronte incendi

Pronti al peggio sul fronte incendi

L’esercito ha dislocato un elicottero in Ticino ed è pronto ad intervenire nel caso in cui le autorità civili e gli enti di pronto intervento avessero bisogno di un aiuto supplementare per lottare contro gli incendi di boschi. L’obiettivo è di ridurre i tempi di reazione in caso di allarme. Dato il lungo periodo di siccità e l’elevato pericolo di roghi, specifici piani di pronto intervento sono stati varati per il sud delle Alpi. Nelle zone di montagna del Ticino circa 300 militi sono di picchetto. Nei Grigioni alcune cisterne piene d’acqua sono state collocate in zone particolarmente aride.

 

Politici e fuochi d’artificio

Politici e fuochi d’artificio

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 31 luglio 2018 de La Regione

Domani non si festeggerà solo a Lugano, ma anche in molti altri comuni di tutto il Cantone. Per quanto riguarda il Luganese, al lido di Melano dalle 19.15 sarà in funzione la griglia, con accompagnamento musicale e fuochi d’artificio. Alle 21 ci sarà la parte ufficiale con il consigliere di Stato Norman Gobbi. A Massagno l’allocuzione è invece stata affidata a Monica Duca Widmer, presidente dell’Università della Svizzera italiana, che si terrà nell’ambito dell’aperitivo e pranzo al Grotto Valletta dalle 12 in poi. A Morcote la festa inizia alle 20 con un concerto di corni delle Alpi. Alle 21.30 Pelin Kandemir Bordoli, presidente del Gran Consiglio, terrà un discorso, seguito dai fuochi d’artificio. A Savosa si festeggia dalle 18 nel capannone del Parco Vira con un ricco programma, a Caslano la manifestazione inizia alle 20.30 e parlerà l’economista Amalia Mirante. Infine a Piandera si parte la mattina alle 9.30 e si va avanti tutto il giorno. I dettagli delle feste sui siti Internet dei vari Comuni.

Allocuzione di Norman Gobbi al Natale della Patria di Melano

Allocuzione di Norman Gobbi al Natale della Patria di Melano

Da www.ticinonews.ch

Il Consigliere di Stato interverrà alla parte ufficiale nel corso della festa al lago organizzata dal Football Club Melano.
Il Municipio di Melano annuncia in una nota che in occasione del Natale della patria di mercoledì 1. agosto 2018, riproporrà alla popolazione un momento ufficiale presso il piazzale Santa Lucia (Lido comunale).
La serata inizierà alle 19.15 con un rinfresco offerto a tutti i presenti e proseguirà con la festa al lago organizzata dal FC Melano (griglia in funzione, musica e fuochi d’artificio). Alle 21.00, per la parte ufficiale, è prevista l’allocuzione del Consigliere di Stato, On. Norman Gobbi.

 

Verzasca: questo è un ‘sì’ senza appello

Verzasca: questo è un ‘sì’ senza appello

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 10 giugno 2018 de Il Quotidiano
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/10568060

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 giugno 2018 de La Regione

Con l’84,77% di voti favorevoli la popolazione della Valle Verzasca (oltre a quella di tutti i suoi singoli Comuni) ha espresso il suo definitivo assenso all’aggregazione di valle. Lo ha fatto nel modo più netto dopo il repentino “stop” al progetto del 2013, decretato dal Tribunale federale malgrado il “sì” di tutti i Comuni e della frazione di Gerra Piano, e l’unico “no” di Lavertezzo Piano (Lavertezzo che aveva poi ricorso a Losanna contro la disgregazione coatta del suo territorio, costringendo il Cantone a cambiare la legge). In questa tornata invece di sorprese non ce ne saranno: l’aggregazione – unica soluzione alla deriva di una valle periferica, debole e debilitata dallo spopolamento e dalla scarisità di risorse – è stata plebiscitata alle urne dappertutto: a Brione Verzasca dall’89% dei votanti, a Frasco ea Sonogno dal 92%, a Vogorno dal 78%, a Cugnasco-Gerra dall’85%, a Lavertezzo dall’81% e a Corippo, Comune più piccolo non solo della Verzasca e del Ticino, ma dell’intera Svizzera, da un clamoroso 100% dei votanti (7 su 7). Per quanto riguarda gli uffici elettorali delle frazioni al Piano dei due Comuni “sdoppiati”, è curioso segnalare che a Cugnasco-Gerra la percentuale di voto favorevole alla disgregazione è stata dell’85%, superando quella della frazione di valle (79%). Quanto a Lavertezzo Piano, la popolazione ha accettato di separarsi dai concittadini di valle in misura dell’80% (e ancora più netto – con l’89% – è stato il “sì” degli abitanti della frazione vallerana). Stando a quanto comunicato dal Dipartimento delle Istituzioni, l’entrata in funzione del nuovo Comune avverrà con le “comunali” del 2020, dopo che l’aggregazione sarà stata votata e approvata anche dal Gran Consiglio. Il Comune di Verzasca conterà meno di 900 abitanti, avrà un Municipio di 5 elementi e un Consiglio comunale di 20. La sede amministrativa e l’Ufficio tecnico saranno a Vogorno (che è il centro più popoloso della valle) ma sportelli per la cittadinanza saranno aperti in tutte le future singole frazioni.

‘Valorizzata la politica aggregativa’
Nel frattempo il Dipartimento ha espresso la sua soddisfazione per l’esito del voto, salutandolo “molto positivamente”: sancisce la nascita del nuovo Comune dopo che una sentenza del Tribunale federale del 2015 aveva annullato il decreto legislativo che istituiva la nuova entità comunale approvata nel 2013. Il risultato – “raggiunto anche grazie agli sforzi profusi dal Dipartimento delle istituzioni attraverso il dialogo con le comunità e i Municipi più reticenti in passato” – “valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone”. Prossimamente, dunque, “il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato e lo presenterà al Gran Consiglio, che dovrà esprimere la decisione in materia, per poter garantire l’entrata in funzione del nuovo Comune in occasione delle elezioni comunali previste nel 2020”.

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 11 giugno 2018 del Corriere del Ticino

 

Aggregazioni Verzasca, riuscito il matrimonio a sette
Plebiscito per l’unione tra Brione, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo

È stato un fidanzamento lungo e travagliato, ma alla fine l’unione tra Brione Verzasca, Corippo, Frasco, Sonogno, Vogorno e i territori in valle di Cugnasco-Gerra e Lavertezzo ha ottenuto il benestare necessario alla sua concretizzazione. Gli abitanti delle sette località hanno espresso ieri in votazione consultiva (con una partecipazione pari al 42,03%) la loro piena approvazione alla fusione – con 1202 (84,77%) sì, contro 216 (15,23%) no – e, quindi, all’istituzione del Comune unico di Verzasca. Ecco, dunque, che dopo avere ricevuto a fine gennaio la benedizione del Governo, il progetto di aggregazione (affinato dal profilo finanziario rispetto a quello proposto e approvato nel 2013 da tutti i Comuni interessati, tranne che da Lavertezzo) ha ottenuto il benestare della popolazione della valle. Preso atto con soddisfazione del risultato della votazione consultiva, il Dipartimento delle istituzioni (DI) fa sapere tramite una nota che «prossimamente il Consiglio di Stato licenzierà il messaggio che consolida il risultato della votazione e lo presenterà al Gran Consiglio». Presumibilmente la concretizzazione del matrimonio tra le sette località della valle Verzasca dovrebbe avvenire con le prossime elezioni comunali, ovvero nella primavera del 2020.

Il progetto, lo ricordiamo, era già stato sottoposto a votazione nell’aprile del 2013, ottenendo circa il 70% dei favori, ma trovando anche l’opposizione di Lavertezzo (contrario alla separazione del proprio territorio), che la spuntò poi di fronte al Tribunale federale in virtù del fatto che nella Legge cantonale sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni mancasse una base legale che permettesse lo smembramento coatto di parti di territorio da un paese. Legge in seguito modificata, permettendo così di riattivare il processo congelato in Verzasca. Il risultato scaturito dalla votazione di ieri «valorizza la politica aggregativa definita dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale delle aggregazioni che predilige i progetti promossi in prima battuta dagli enti locali con il sostegno del Cantone», sottolinea il DI. «Siamo molto contenti per il risultato raggiunto, inizialmente eravamo un poco preoccupati dato che il dibattito che ha preceduto la votazione non è mai entrato veramente nel vivo», commenta il presidente della Commissione di studio per l’aggregazione Fabio Badasci, spiegando che «una volta ottenuta l’approvazione del Gran Consiglio si procederà con l’allestimento di quanto necessario all’istituzione del Comune». Il paese di Verzasca conterà 855 abitanti e avrà una superficie di 291 chilometri quadrati. Sarà amministrato da 5 membri di Municipio e 20 consiglieri comunali. La sede amministrativa sarà ubicata a Vogorno, mantenendo comunque attivi gli attuali sportelli. Sul fronte dei finanziamenti, lo ricordiamo, il Governo si impegna a presentare al Parlamento una cospicua richiesta di credito: 11 milioni di franchi quale risanamento finanziario, comprensivo degli indennizzi a Lavertezzo e Cugnasco-Gerra per i territori in valle; 2,4 milioni quale contributo (massimo) per il centro scolastico di Brione; 2 milioni (massimo) a sostegno di investimenti di sviluppo socioeconomico e territoriale di valenza regionale. Tutto questo permetterà al nuovo Comune di partire con una situazione finanziaria «risanata e stabilizzata, che consentirà una gestione equilibrata e sostenibile». In particolare un moltiplicatore del 95%, una gestione corrente in attivo di circa 140.000 franchi; un autofinanziamento di circa 600.000 franchi; la costituzione di un capitale proprio iniziale di circa 1 milione; e un debito pubblico pro capite di circa 2.000 franchi. Cugnasco-Gerra, come accennato, riceverà mezzo milione per la perdita dei suoi territori di valle. Mentre Lavertezzo (che ieri ha approvato l’unione con 269 voti favorevoli contro 61 contrari) incasserà complessivamente 3,9 milioni, i quali consentiranno di ritoccare al ribasso il moltiplicatore: 1,3 come indennizzo per le aree vallerane e 2,6 milioni come contributo di risanamento.

Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Una Verzasca unita nel cuore del Ticino

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Le nostre valli sono state fra le prime a prendere in mano il proprio destino istituzionale, avviando un processo aggregativo capace di consolidare la propria funzionalità politica e amministrativa. Il prossimo 10 giugno sarà (nuovamente) il turno delle cittadine e dei cittadini di Brione Verzasca, Corippo, Cugnasco-Gerra, Frasco, Lavertezzo, Sonogno e Vogorno, chiamati a esprimersi sull’aggregazione della Valle Verzasca in un Comune unico, con la separazione dei territori in valle da quelli sul piano.

Nell’aprile del 2013 il progetto era già stato accolto dalla popolazione, con l’eccezione del Comune di Lavertezzo – e meglio, della frazione sul piano – il cui Municipio decise di ricorrere contro il decreto di aggregazione del Gran Consiglio. Il Tribunale federale, nell’agosto del 2015, annullò la decisione perché non sussisteva una sufficiente base legale per decidere la separazione coatta di parti di territorio da un Comune. Nel frattempo la Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni è stata opportunamente modificata e il progetto aggregativo è stato riattivato per ridare slancio al consolidamento istituzionale della Valle Verzasca, che oggi raccoglie la convinta adesione di tutti gli enti locali.

La Verzasca che potrà nascere con le elezioni comunali del 2020 è frutto di una visione chiara e condivisa sulla vocazione di un territorio il cui paesaggio è un patrimonio conosciuto ben oltre i confini cantonali e nazionali. L’identità e il senso di appartenenza alla comunità rappresentano un ulteriore collante per superare una frammentazione istituzionale che ostacola uno sviluppo ottimale della valle, oltre a un sano e corretto ricambio delle cariche. Da sempre il mio Dipartimento è atten-to a mantenere un equilibrio territoriale: le zone periferiche – come le nostre valli – devono avere la forza di evolvere rispondendo alle esigenze della società e di diventare un partner affidabile per il Cantone. E le aggregazioni sono una spinta vitale in questa direzione.

Grazie a questo progetto non mancheranno le opportunità di sviluppo, i settori strategici d’intervento e ovviamente gli aiuti cantonali a sostegno. Oltre agli 11 milioni di franchi quale risanamento finanziario complessivo, sono previsti 2,4 milioni di franchi quale contributo per una nuova palestra presso il centro scolastico di Brione Verzasca e ulteriori 2 milioni di franchi a sostegno di investimenti di sviluppo a valenza regionale. Al nuovo Comune di Cugnasco-Gerra verrà corrisposta un’indennità per il ritiro dei beni amministrativi del territorio in valle (di circa 500’000 franchi, compresi nel risanamento finanziario complessivo). Per il nuovo Comune di Lavertezzo è previsto un aiuto eccezionale di 2,6 milioni di franchi quale contributo di risanamento e circa 1,3 milioni di franchi quale indennità, sempre per il ritiro dei beni amministrativi del territorio valligiano (anch’esso compreso nel credito di 11 milioni). A differenza di cinque anni fa, oggi in valle si vogliono creare opportunità, e sono proprio i Comuni a volerlo. Come previsto anche dal Piano cantonale delle aggregazioni, si vuole prediligere un approccio che vede le proposte di aggregazione giungere dal basso, promosse dagli enti locali. In questo senso il Cantone non vuole forzare la mano: è questa la ricetta vincente delle aggregazioni di successo.

Ancora una volta tutte le cittadine e i cittadini della Verzasca hanno la possibilità di prendere in mano le sorti del loro destino, esprimendo un sì convinto a favore dell’aggregazione. L’occasione è propizia per dare vita a un Comune unico, che sappia amministrare e promuovere uno dei territori più vasti del Ticino. La nuova realtà locale potrà così dare il suo contributo nel gettare le basi solide per costruire insieme il futuro, non solo di una valle, ma di un intero cantone.

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Istituzioni a tu per tu a Stabio

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 5 giugno 2018 de La Regione

«È stata l’occasione, per entrambi, di mettere sul tavolo i temi che ci stanno a cuore». Era un sindaco di Stabio «soddisfatto» quello che, ieri pomeriggio, lasciava l’incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, al suo fianco il neo capo degli Enti locali Marzio Della Santa. Per Simone Castelletti il solo fatto che l’autorità cantonale visiti un Comune, tanto più di frontiera, è «positivo». Anche perché, ci fa notare, «i problemi ci sono e si toccano con mano». In realtà Stabio è la prima tappa di un ‘tour’ che porterà il consigliere di Stato in giro per il Ticino e che nel Mendrisiotto dall’autunno lo vedrà ‘sbarcare’ anche a Chiasso e a Mendrisio. Per cominciare il sindaco di Stabio e i suoi colleghi di Municipio hanno approfittato per allargare il discorso dal Piano cantonale delle aggregazioni – su cui l’ente locale si è sempre dichiarato scettico – e la riforma Ticino 2020 a una tematica ‘calda’ come la prospettata revisione delle Polizie strutturate. «La discussione – ci conferma Castelletti – è stata aperta e costruttiva. I punti sollevati sono stati recepiti dal direttore. Per noi del resto è importante mantenere la prossimità sul territorio». Affaire à suivre.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi in visita nei Comuni

Il dialogo, la conoscenza reciproca e l’approfondimento dei principali cantieri in corso saranno al centro di una serie di incontri organizzati dal Dipartimento delle istituzioni con alcuni dei Comuni del Cantone per rafforzare la vicinanza tra la realtà cantonale e quella comunale. Il primo di dieci appuntamenti è previsto lunedì 4 giugno con le Autorità comunali di Stabio.

Da alcuni anni le Autorità cantonali hanno avviato progetti e riforme volte a ridefinire i compiti e i flussi tra Cantone e Comuni. Grazie a cantieri come il Piano cantonale delle aggregazioni e la riforma Ticino 2020 si intende ridare vitalità al Comune, in modo che possa diventare un partner affidabile e solido per l’Amministrazione cantonale. Infatti il rapporto tra Cantone e Comuni è determinante non solo per l’erogazione di servizi pubblici ma anche per rafforzare il sistema federale.

In quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto promosso una prima serie di dieci incontri tra Cantone e Comuni alfine di entrare in contatto con gli enti locali, conoscere le loro caratteristiche e aggiornarsi reciprocamente sui principali temi di interesse comune.

Alle visite, che inizieranno lunedì 4 giugno 2018, prenderanno parte il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e le Autorità comunali. Il primo dei dieci incontri, che riprenderanno nel corso dell’autunno, è previsto a Stabio, e seguiranno gli appuntamenti con Ascona, Lavizzara, Chiasso, Paradiso, Morcote, Lugano, Blenio, Locarno e Mendrisio.

Strage sventata, serata pubblica promossa dal CdT

Strage sventata, serata pubblica promossa dal CdT

La strage sventata alla Scuola cantonale di Commercio sarà al centro del dibattito organizzato dal Corriere del Ticino in programma domani, giovedì 17 maggio, alle 20 nella sala del Consiglio comunale di Bellinzona.

Moderati dal direttore del nostro quotidiano Fabio Pontiggia e dalla direttrice delle relazioni esterne del Gruppo CdT Prisca Dindo interverranno il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il collega di Governo Manuele Bertoli (a capo del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport), il sindaco della Turrita Mario Branda, lo psichiatra Orlando Del Don e il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. L’entrata alla serata è libera.

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Aggregazioni: più flessibilità e supporto per i comuni

Il successo del federalismo elvetico fonda su comuni forti, autonomi e responsabili, capaci di offrire servizi di qualità, all’altezza delle aspettative della popolazione. L’evoluzione della società rende necessarie nuove risposte dai comuni poiché ci sono dimensioni umane e sociali che si modificano nel tempo.

Per questo Governo e Parlamento vogliono ridare vigore al Comune ticinese con una serie di riforme, tra le quali il Piano cantonale delle aggregazioni. In settimana sono stati presentati i risultati della seconda fase di consultazione con comuni, partiti politici e associazioni interessate, chiamati a prendere posizione sulle modalità di attuazione del PCA e sugli incentivi proposti.  L’esito della consultazione è stato significativo con la partecipazione dell’84% degli enti locali in rappresentanza del 96% della popolazione.

La visione di un Ticino a 27 comuni
Il PCA propone 27 scenari di aggregazione che rappresentano la direzione verso la quale indirizzarsi rispetto alla realtà odierna. Un quadro di riferimento per il Cantone che potrà essere adattato nel tempo. Sono stati individuati quattro centri urbani forti e dei comprensori con un’adeguata dimensione demografica e capaci di rispondere ai bisogni dei cittadini.

Il Cantone non impone, la volontà deve partire dal basso
Nei prossimi anni agli enti locali sarà riconosciuta maggiore libertà. Il PCA non è una riforma che si impone ma punta molto sulla condivisione, dando spazio alle iniziative aggregative che vengono dal basso e che spesso si rivelano dei progetti solidi e basati su forte consenso. Ritengo che debbano essere i comuni stessi a dire se e come vogliono attuare il programma d’aggregazione. Ho sempre visto nel PCA una fonte di ispirazione per i comuni, ai quali però compete la realizzazione degli scenari. Tenuto conto dei risultati della consultazione, ho così deciso con i servizi del mio Dipartimento di togliere alcuni vincoli in modo da rendere più flessibili gli strumenti a disposizione. Non esiste più una data limite, ma le proposte possono essere valutate anche in tappe successive. Resta pure aperta la possibilità di aggregazioni tra comuni non contigui  e potranno essere esaminati i progetti promossi dalle collettività locale, a condizione che non incidano negativamente sulla sostenibilità di altri progetti.

L’aspetto finanziario: previsti aiuti importanti
L’impegno finanziario complessivo per il Cantone era inizialmente di 120 milioni di franchi: dedotti i contributi già stanziati restano ora 74 milioni.  La limitazione degli incentivi finanziari a sei anni è stata abbandonata così da eliminare la pressione temporale a quei progetti che necessitano di maggiore tempo per maturare il consenso e continuare a lavorare. La rinuncia alla chiave di riparto comporta che chi arriverà per primo con un progetto sarà favorito nel beneficiare dei contributi. Penso in particolare ai progetti aggregativi nelle zone più periferiche come nella mia valle, dove sono convinto che le aggregazioni siano fondamentali. Sempre in questa logica, non si intravvede l’opportunità di sospendere l’erogazione di contribuiti perequativi alle realtà deboli, malgrado non dimostrino l’interesse ad aggregarsi. Anche perché  chi è finanziariamente autonomo può essere restio ad aggregarsi e spinge a ridurre i suoi contributi ai comuni deboli che non si aggregano.

Nella redazione del PCA sono state tenute in considerazione le indicazioni emerse dalla consultazione e il progetto è stato adattato alle aspettative della maggioranza degli attori interpellati. Sono convinto che con questo approccio molto aperto e flessibile e il prezioso sostegno dei Servizi del mio Dipartimento, in particolare la Sezione degli Enti locali, il processo aggregativo proseguirà nella giusta direzione per dare al nostro Cantone comuni sempre più forti e pronti a raccogliere le sfide che ci attendono come Cantone Ticino. Il Consiglio di Stato presenterà il progetto definitivo dopo l’estate, che poi dovrà ricevere l’avvallo da parte del Gran Consiglio.