Terrorismo: mai smettere di rialzarsi e lottare!

Terrorismo: mai smettere di rialzarsi e lottare!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza si esprime dopo gli attacchi terroristici che hanno scosso l’Inghilterra

Sono passati pochi giorni dall’attentato che ha colpito Manchester e toccato –un’altra volta- il resto dell’Europa. Complice forse la giornata di festa di giovedì, mi sono fermato a riflettere. Su come questa minaccia vigliacca ci tocca sempre più da vicino. Su come purtroppo si ha la sensazione che questi attacchi stiano ahimè rientrando nella normalità. “Un altro attacco” ho sentito dire negli scorsi giorni. Un commento isolato. Rimasto nel vuoto. Ma questo genere di minacce non possono e non devono essere archiviate come qualcosa di normale.

Purtroppo i terroristi non guardano in faccia a nessuno e anzi, si distinguono proprio per colpire e uccidere innocenti. A Manchester stavolta le vittime sono 22, fra cui molti giovani e giovanissimi la cui sola colpa era quella di assistere al concerto della cantante preferita, nella normalità di un lunedì sera qualsiasi. Una vigliaccheria d’animo che faccio fatica a descrivere. Un atto ignobile compiuto – a quanto sembra – da un giovane di origine libiche ma nato e cresciuto in Inghilterra all’inizio degli Anni Novanta. Un dettaglio non da poco. Che mi porta inevitabilmente a riflettere. Ancora una volta quindi bisogna evitare – anche in Ticino! – che gli stranieri di fede musulmana che giungono o nascono sul nostro territorio si radicalizzino. E per farlo bisogna evitare che si creino delle zone “ghetto” come sta avvenendo in altri Stati europei. Evidentemente il nostro territorio, senza grandi metropoli, mal si presta a questo genere di situazioni ma come sappiamo, il rischio zero non esiste. Allora cosa possiamo fare? Dobbiamo promuovere i nostri valori e le nuove tradizioni, il nostro essere occidentali, il nostro essere Ticinesi. Bisogna puntare sull’integrazione fondata sui nostri valori e non su un appiattimento cieco e dannoso.

La minaccia è costante e insidiosissima, perché la violenza si accende in singoli individui o piccoli gruppi che si radicalizzano velocemente e passano all’azione con strumenti rudimentali. In Svizzera si sta mettendo in atto una strategia per contrastare questo processo di radicalizzazione, per evitare che potenziali cellule isolate si tramutino in fabbriche di morte. Occorre muoversi con agilità ed efficacia su più binari: prevenzione, sorveglianza, dispositivi di sicurezza, affinamento degli strumenti legislativi, rafforzamento concreto delle forze dell’ordine. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni vivo da vicino gli sforzi che si stanno dispiegando e che sostengo, molti dei quali sono impercettibili per la cittadinanza, ma capillari e a corrente continua.

Ma sono anche un libero cittadino. E soprattutto, un cittadino che non smette un momento di indignarsi per queste morti assurde e di impegnarsi nella difesa dei nostri valori, ovunque. Uguale se a Parigi, Manchester oppure a Berlino. Non possiamo cedere a una progressiva indifferenza, perché la nostra normalità è fatta sì di preoccupazioni quotidiane, ma non di scenari così sanguinari e ignobili. La cultura del terrore non può insinuarsi, perché altrimenti scenderemmo a compromessi con il male. Dobbiamo continuare a rialzarci e a lottare.

Non dobbiamo essere timidi. A sinistra si relativizza sempre, si richiamano le solite colpe coloniali, si tollerano flussi migratori incontrollati “perché da sempre l’uomo si muove”. Senza bisogno di chiuderci in un bunker, dobbiamo continuare a lottare per la nostra libertà e per la nostra sicurezza, con tutte le misure necessarie, togliendoci i guanti del politicamente corretto. La fede musulmana radicalizzata è un problema serissimo, non solo simbolicamente. Una piaga che non si riarginerà mai con il ritornello dei pretesti legati alle “difficoltà socioeconomiche”, o nascondendoci dietro ad alibi. I nostri valori prima di tutto!

Ancora una volta, stringiamoci attorno a una comunità che ha perso delle vite e al dolore di chi non vedrà più un proprio amico e un proprio caro. E stringiamoci nella lotta per una società giusta, libera e sicura, senza se e senza ma. Ma soprattutto senza alibi. E senza giustificare i lupi travestiti da agnelli, continuiamo a lottare per la nostra Libertà e la nostra Sicurezza.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Hoffnung auf mehr Solidarität bei Erdbeben

Hoffnung auf mehr Solidarität bei Erdbeben

Da NZZ.ch | Schutz des Wohneigentums

Für viele Schweizerinnen und Schweizer gilt die Devise «Lieber eine Versicherung zu viel als eine zu wenig». Deshalb ist es umso erstaunlicher, dass die meisten Hausbesitzer ungenügend auf die Naturkatastrophe mit dem höchsten Schadenspotenzial vorbereitet sind. Lediglich 8 bis 9 Prozent der in Privatbesitz befindlichen Gebäude sind hierzulande nämlich gegen Erdbeben versichert. Im Unterschied zu allen anderen Naturgefahren wird dieses Risiko in fast allen Kantonen nicht durch die Gebäudeversicherung abgedeckt. Für die privaten Versicherungsgesellschaften ist dieses Geschäft wenig lukrativ und deshalb kaum interessant.

Widerstand in den Kantonen

Seit fast zwei Jahrzehnten versuchen Politik und Versicherer deshalb eine obligatorische Erdbebenversicherung für die ganze Schweiz zu schaffen. Bisher scheiterten alle Versuche am Widerstand einzelner Kantone. Jetzt startet die Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr (RK MZF) einen neuen Anlauf für ein Interkantonales Konkordat für eine obligatorische Erdbebenversicherung. Dieses Konkordat tritt in Kraft, wenn eine Anzahl Kantone beigetreten ist, die zusammen mindestens 85 Prozent der zu versichernden Gebäude und Sachwerte der Schweiz abdecken.

Dieses vorsichtige Vorgehen wird gewählt, weil es sich als illusorisch herausgestellt hat, alle Kantone ins Boot zu holen. So sprachen sich bei einer Umfrage der Konferenz der Kantonsregierungen letztes Jahr 16 Kantone grundsätzlich für eine obligatorische Erdbebenversicherung aus, 17 Kantone befürworteten eine Lösung mithilfe eines interkantonalen Konkordats. Appenzell Ausserrhoden, Thurgau und Zug wollten überhaupt keine Lösung. Je höher das Erdbebenrisiko in einem Kanton ist, umso enthusiastischer fällt die Zustimmung aus. Bis Ende 2017 sollen die Kantone nun eine verbindliche Stellungnahme zur 85-Prozent-Lösung abgeben. Definitiv entschieden ist also noch nichts.

Auch das eidgenössische Parlament treibt das Thema obligatorische Erdbebenversicherung seit längerem um. Zuletzt bemühte sich die Umweltkommission der kleinen Kammer um eine Lösung aufgrund eines Vorstosses des Walliser Ständerats Jean-René Fournier. Sie spielte den Ball damals an die Kantone zurück. Bei Ständerat Werner Luginbühl kommt der neue Vorschlag der RK MZF gut an: «Das ist ein Lichtblick. Zum ersten Mal besteht damit eine realistische Chance, dass wir doch noch zu einer vernünftigen Lösung kommen.» Für den BDP-Politiker ist klar, dass mit dem 85-Prozent-Modell der Druck auf die nicht willigen Kantone steigt, so dass am Schluss doch eine nationale Regelung resultiert.

Als Leiter Public Affairs der Mobiliar-Versicherung kennt der Berner Standesvertreter auch die Position der Versicherungsbranche. Aus deren Sicht sei es sinnvoll, dass auch die Naturgefahr mit der zwar geringsten Eintrittswahrscheinlichkeit, aber dem höchsten Schadenspotenzial Teil des weltweit einzigartigen Elementarversicherungssystems der Schweiz werde. «Es wäre allerdings wichtig, wenn nun die stärker durch Erdbeben gefährdeten Kantone aktiv bei den noch zurückhaltenden Werbung machen würden», erklärt Luginbühl.

20 Milliarden Franken werden abgedeckt

Eine Arbeitsgruppe bestehend aus Vertretern des Bundes, der Kantone und der Versicherungswirtschaft hat bereits verschiedene Eckwerte definiert. «Unabdingbare Voraussetzung für die Schaffung eines interkantonalen Konkordates ist, dass der Bund sich an der Finanzierung der Versicherungslösung beteiligt», erklärt Alexander Krethlow, der Generalsekretär der RK MZF. Damit dies möglich ist, müssen allerdings die verfassungsmässigen und gesetzlichen Grundlagen geschaffen werden. Dieser Prozess wird einige Jahre dauern.

Wie eine obligatorische Erdbebenversicherung konkret aussehen könnte, hat das Eidgenössische Finanzdepartement vor vier Jahren in einem Bericht dargestellt. Es soll eine Leistungskapazität von rund 20 Milliarden Franken zur Verfügung gestellt werden. Mit dieser Summe könnten die Gebäudeschäden voll ausfinanziert werden, wie sie ein alle 500 Jahre vorkommendes Erdbeben verursacht. Gemäss dem Vorschlag der Arbeitsgruppe unter der Leitung von Krethlow soll eine erste Tranche von 5 Prozent der Versicherungssumme von den Versicherten als Selbstbehalt getragen werden.

Prämie von rund 100 Franken

Anschliessend folgen die Beiträge der Assekuranz und des Bundes. Die Assekuranz (kantonale Gebäudeversicherer und Privatversicherungen) übernehmen die Abwicklung der Schäden und tragen eine Milliarde Franken alleine im Rahmen eines Eigenbehaltes. Die restlichen 19 Milliarden sollen je zur Hälfte der Bund und die Assekuranz tragen. Aus der Sicht von Luginbühl ist dieser Vorschlag sinnvoll. So wären die Gebäudeschäden abgedeckt, und die öffentliche Hand könnte sich auf den Wiederaufbau der Infrastruktur konzentrieren.

In seinem Bericht von 2013 hat das Finanzdepartement ausgerechnet, wie teuer die Jahresprämie die Hausbesitzer zu stehen käme. Bei einem Gebäude mit einer Versicherungssumme von 700 000 Franken würde die Jahresprämie bei 84.70 Franken liegen, wenn nur das Gebäude und keine Aufräumungskosten versichert werden. Bei der RK MZF rechnet man gemäss Krethlow mit einer Prämie von rund hundert Franken für ein Einfamilienhaus. Die gegenwärtig bezahlten Prämien für private Erdbebenversicherungen liegen deutlich höher.

Nuovi spazi e nuovi orari alla Sezione della circolazione

Nuovi spazi e nuovi orari alla Sezione della circolazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Dopo due mesi di lavori di ristrutturazione, da qualche giorno i locali del Servizio immatricolazioni della Sezione della circolazione, a Camorino, sono nuovamente aperti. La nuova impostazione degli spazi è accompagnata da un ripensamento degli orari di apertura all’utenza: dal 1. giugno i principali servizi (immatricolazioni, conducenti e contabilità) saranno infatti disponibili ininterrottamente, dalle 8.00 alle 16.00.

Lo scorso 31 agosto, nell’ambito del pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali, il Consiglio di Stato ha stanziato un credito da 324’000 per la riorganizzazione logistica del Sevizio immatricolazioni della Sezione della circolazione; l’obiettivo dell’investimento era di migliorare il servizio alla cittadinanza attraverso l’incremento del numero degli sportelli aperti e ammodernando il sistema di prenotazione.

Dopo due mesi di lavori di ristrutturazione – durante i quali una parte degli sportelli è sempre rimasta aperta, permettendo lo svolgimento delle pratiche – sono entrate in funzione negli scorsi giorni le nuove postazioni di lavoro, collocate direttamente allo sportello. La nuova impostazione evita spostamenti e perdite di tempo ai funzionari, rendendo ancora più rapido il servizio all’utenza. Il sistema di prenotazione (ticket) è stato invece aggiornato con l’introduzione di un apparecchio di ultima generazione, che permette agli utenti di orientarsi meglio all’interno dello stabile amministrativo e di raggiungere più velocemente il Servizio del quale hanno bisogno. A complemento di questi interventi, a partire dal 1° giugno sarà introdotta l’apertura degli sportelli continuata dalle 8 alle 16, senza pausa nella fascia di mezzogiorno; ciò permetterà a cittadini e professionisti di accedere ai servizi in modo più flessibile e libero.

Da anni il Dipartimento delle istituzioni si impegna costantemente e dedica molte energie alla semplificazione del rapporto tra cittadino e stato: anche gli interventi logistici e organizzativi attuati al Servizio immatricolazione della Sezione della circolazione rientrano in questa visione.

Migrazione, più controlli su frontalieri e permessi B

Dal Giornale del Popolo | A breve prenderà avvio la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione – Due le tappe previste dal Governo per terminare il progetto entro fine anno.

Dopo lo stop si riparte. La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione sarà introdotta dal 19 giugno. Una seconda e definitiva fase partirà, invece, dal 4 dicembre di quest’anno. Come rende noto il Consiglio di Stato è stato stabilito che l’intera riorganizzazione sarà a regime entro la fine dell’anno. E questo considerato l’esito positivo dell’audit e il via libera al progetto giunto nelle scorse settimane dalla Sottocommissione della Vigilanza in Parlamento. Ma facciamo un passo indietro. Come si ricorderà, lo scorso 7 marzo il Consiglio di Stato aveva sospeso, in via temporanea, l’entrata in vigore di questa nuova organizzazione. E questo in attesa dei risultati della perizia che il Governo aveva dato a un perito esterno. Il tutto, lo ricordiamo, era partito a causa dello scandalo dei permessi. La perizia ha dimostrato la bontà della riorganizzazione e soprattutto l’assenza di problemi particolari. Ecco perché ora, lo stesso Esecutivo cantonale, ha dato il suo ok alla riforma. La riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione avverrà in due fasi. Come ci spiega il responsabile del DI Norman Gobbi «rispetto alla proposta approvata dal Consiglio di Stato in marzo non ci sono cambiamenti. Anche l’audit del giudice Lorenzo Anastasi ha verificato che la riorganizzazione permetterà di incrementare sia l’iter sia i controlli sui dossier presentati in fase di rilascio o di rinnovo di un permesso. E quindi ha dato la sua approvazione al tutto». La prima fase, ci spiega ancora il consigliere di Stato, «interessa i lavoratori frontalieri e quindi il rilascio e il rinnovo dei permessi G. La novità più importante riguarda il luogo in cui presentare i propri documenti. Dal 19 giugno, infatti, i frontalieri non dovranno più recarsi allo sportello dell’Ufficio della migrazione, ma dovranno presentarsi a un posto di gendarmeria. Una modifica che garantisce quella prossimità chiesta anche dai Comuni. Concentrando, invece, a Lugano e Bellinzona la verifica si rischiava di perderla». Questo cambiamento, precisa il capo del Dipartimento, «risponde anche alle necessità delle aziende ed è stata salutata favorevolmente dalla Camera di commercio e dagli impresari costruttori. Qualche critica era invece arrivata dall’AITI. Ma noi siamo convinti che la procedura guidata agevola anche l’azienda». Dal mese di dicembre entrerà in vigore un secondo cambiamento che il direttore del DI spiega in questo modo: «La nuova procedura sarà estesa anche ai nuovi o ai rinnovi dei permessi B. In questi casi non ci sarà l’obbligo di presentarsi in un posto di gendarmeria, ma sarà organizzato un colloquio con il richiedente, in modo da verificare eventuali criticità del dossier. In questo modo aumentiamo i controlli per gli stranieri che risiedono sul nostro territorio. È vero che si va un po’ più a fondo nell’analisi delle richieste, ma visto che queste persone risiedono sul nostro territorio e quindi hanno anche diritti (come la disoccupazione o l’assistenza) e doveri, ci è sembrato corretto agire in questo modo». Come rileva lo stesso capo del DI «revocare un permesso B è più difficile che non concederlo e quindi è molto importante il lavoro eseguito in modo preliminare». In questo senso la riorganizzazione con i due centri, a Bellinzona (dove ci si occuperà soprattutto di rifugiati e frontalieri) e quello di Lugano (dedicato ai permessi B e C) «permetterà di avere un controllo migliore della situazione e soprattutto rendere più efficace il servizio offerto alla popolazione. Il tutto mantenendo l’attuale organico». Per quanto riguarda le cifre Norman Gobbi ricorda che «il numero di decisioni, da parte degli Uffici della migrazione, ogni anno, sono diverse migliaia e sgravando la parte sui frontalieri, il loro lavoro sarà sicuramente inferiore e potranno così concentrarsi sugli altri casi».

(Articolo di Nicola Mazzi)

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Incontro dei funzionari dirigenti del Dipartimento delle istituzioni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha ripercorso ieri pomeriggio a Morbio Superiore insieme ai propri funzionari dirigenti – nel consueto appuntamento semestrale – i temi che hanno occupato il Dipartimento delle istituzioni negli ultimi mesi; sono inoltre stati discussi i principali progetti in corso, e le nuove misure previste nell’ambito della manovra di riequilibrio delle finanze cantonali.

La prima parte della Giornata dipartimentale è stata occupata da una retrospettiva sui principali eventi degli ultimi mesi, dal procedimento penale che ha coinvolto alcuni collaboratori dell’Ufficio della migrazione, al Preventivo 2017 del Cantone, fino alle misure aggiuntive per il risanamento delle finanze cantonali. Un accento particolare è stato quindi dedicato alla gestione dei rischi, tema sul quale il Consigliere di Stato ha richiesto ai propri funzionari dirigenti la massima attenzione. Lo sguardo è stato in seguito rivolto alle sfide che attendono il Dipartimento a breve e medio termine, dalla gestione dei flussi migratori alle riforme «Ticino 2020» e «Polizia ticinese», senza tralasciare le questioni logistiche che coinvolgono le autorità giudiziarie e del dipartimento.

La Giornata dipartimentale ha avuto quale sfondo lo stand di tiro Rovagina, e ha quindi offerto ai partecipanti l’opportunità di cimentarsi nella tradizionale competizione del tiro federale in campagna, con una gara alla pistola e al fucile. Vincitore della competizione in combinata è risultato il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser, ospite d’eccezione al momento dedicato al tiro, mentre nella classifica individuale con il fucile si è distinto Athos Solcà, ufficiale della Polizia cantonale. Il migliore tiratore della gara alla pistola, ancora una volta, è stato Werner Walser. Per le donne si è classificata al primo posto alla pistola la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti mentre al fucile si è distinta Jessica Canavarro, segretaria della Direzione del Dipartimento delle istituzioni.

«Nessun costo, sono investimenti»

«Nessun costo, sono investimenti»

Dal Corriere del Ticino | Il procuratore generale John Noseda ribadisce la necessità di potenziare la Magistratura, Norman Gobbi replica: «Oltre a concentrarsi sulle risorse bisogna ragionare sui processi» – Si scalda la polemica sulle note spese degli avvocati.

Chiamati a dialogare per il bene e la sicurezza del cittadino, ma sovente costretti a fare i conti con differenti esigenze in termini di risorse. Il controverso intreccio tra il potere giudiziario e quello politico ieri sera è stato il protagonista della puntata di Piazza del Corriere su TeleTicino. Una puntata, quella moderata dal caporedattore del Corriere del Ticino Gianni Righinetti, che ha potuto contare sulla presenza del procuratore generale John Noseda. E quest’ultimo è subito stato chiaro: «Capisco benissimo i problemi politici, ma bisogna rendersi conto di una cosa. Se chiediamo un potenziamento del Ministero pubblico o della polizia nell’ambito dei reati finanziari è perché questi generano un costo enorme per il Cantone sul piano dei fallimenti, degli oneri sociali non pagati o della fiscalità». Fatta questa premessa Noseda è quindi tornato a ribadire: «Un debito potenziamento dell’apparato giudiziario permetterebbe di reprimere maggiormente i fenomeni citati. Nessuna spesa dunque, parliamo di investimenti». Chiamato in causa, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha però sottolineato: «È importante concentrarsi non solo sulle risorse ma anche sui processi e sulla loro ottimizzazione. E questo al fine di liberare forze per i dossier prioritari». Il presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser ha tuttavia ricordato come «quello della sottodotazione del personale è un tema di discussione quotidiano». E sulle possibili soluzioni ha aggiunto: «Più che magistrati abbiamo bisogno di specialisti». Un appello, questo, sposato in toto da Noseda: «Il mio problema è l’inchiesta, poiché senza di essa non si trovano i colpevoli e la verità. E per condurre un’inchiesta servono analisti, ispettori e giuristi supplementari». Riconoscendo tra il serio e il faceto di essere «cascato in un periodo sfortunato» per le casse del Cantone, il procuratore generale ha quindi esortato: «Il Parlamento, ma anche il direttore del DFE devono finalmente essere disponibili».

A proposito di Gran Consiglio e di una sorta di «carenza di vocazione» per il ruolo di procuratore pubblico, il presidente dell’Ordine degli avvocati Renato Cabrini ha poi evidenziato: «So che la legge assegna al Parlamento l’autorità di nomina. Ma si dovrebbe dare più importanza alla professionalità e alle competenze del magistrato». Dello stesso avviso Gobbi, che ha riconosciuto «un freno» nell’avvicinarsi alla carica giudiziaria. Noseda ha perciò invitato le parti in causa a studiare una struttura «che garantisca davvero l’accesso dei migliori», dando maggiore peso alle analisi approfondite della Commissione di esperti.

Tornando all’attualità e ai cantieri aperti l’attenzione si è quindi spostata sulla nomina di un procuratore pubblico straordinario e sulla riforma Giustizia 2018. In merito al primo dossier Gobbi ha anticipato: «Il messaggio arriverà prima dell’estate. Sarà un incarico a scadenza con obiettivi ben precisi in termini di incarti da evadere». Nel quadro della riforma giudiziaria la lente del direttore delle Istituzioni si è invece posata sul Ministero pubblico: «Bisogna capire se l’organizzazione così orizzontale è ancora confacente a una struttura che nel tempo è evoluta. In tal senso eliminare la figura del procuratore pubblico sostituto fu un errore». Un’affermazione condivisa da Walser, secondo cui «servono meno ufficiali e più soldati, creando un percorso di carriera interna». «Questo va fatto, non fosse altro perché è una gerarchia che esiste ovunque» ha confermato Noseda, che in merito ai compiti futuri del capo della Procura ha per contro affermato: «Il procuratore generale ha un’unica facoltà disciplinare che è quella di togliere l’incarto a un magistrato. Sarebbe forse il caso di disporre di un margine d’intervento maggiore». È per questo motivo che Noseda ha troppi incarti? lo ha sollecitato Righinetti. «No semplicemente ho assunto molti degli impegnativi incarti finanziari esplosi negli ultimi anni» ha risposto Noseda, che sulla scelta del suo sostituto ha infine affermato: «Il Gran Consiglio si dia una mossa per giungere a una soluzione in settembre». Riferendosi al periodo di nomina di soli 2 anni Cabrini ha però avvisato: «Un libero professionista avrebbe molte difficoltà ad assumere questo ruolo. Servirebbero garanzie più durature».

Va scaldandosi la polemica sulle note spese

Non accenna a placarsi la polemica innescata dal giudice Marco Villa che, al termine di un processo, aveva ridotto da 120.000 a 80.000 franchi le note spese presentate dai legali d’ufficio degli imputati, ritenendo ingiustificate diverse prestazioni (cfr. l’edizione del 6 maggio). A prendere la parola in difesa dei propri affiliati è ora l’Ordine degli avvocati (OATI) che, nel suo ultimo bollettino, non esita a parlare di «grave lesione d’immagine». Le recenti pubbliche esternazioni di un magistrato in ambito di patrocinio d’ufficio – leggiamo – «hanno gravemente leso l’immagine di alcuni affiliati OATI e dell’avvocatura in generale». Nel suo scritto, il Consiglio dell’Ordine tiene a ribadire come i regolamenti prevedano che all’avvocato sia «riconosciuto l’onorario per le prestazioni necessarie per lo svolgimento del patrocinio a un tariffario orario inferiore a quello usuale». Ma non è tutto: «L’avvocato adempie i mandati d’ufficio con la stessa diligenza profusa negli altri mandati. Uno degli aspetti più nobili dell’avvocatura è proprio quella di contribuire all’accesso alla giustizia anche alle classi sociali meno fortunate». «Non si può non sottacere che l’aumento in questo settore della spesa pubblica è indipendente dal nostro volere ed è determinato da fattori esogeni, in particolare la continua espansione del diritto penale materiale e l’introduzione delle recenti riforme di diritto penale procedurale federale».

Infine, l’affondo conclusivo: «L’avvocato si rivolge alle autorità con il rispetto loro dovuto e si attende da loro la medesima considerazione. Il Consiglio dell’Ordine esprime nell’immediato un sentimento di vicinanza ai suoi affiliati messi iniquamente in cattiva luce». Dopo il processo all’origine di tutto, la polemica era tornata a scaldare gli animi in un secondo dibattimento in cui l’avvocato Didier Lelais aveva voluto fare chiarezza per «evitare di passare da avvocato ad accusato». Lo aveva fatto spiegando nei dettagli la nota d’onorario visto che è «sacrosanto il diritto a una difesa dell’imputato».

LA SCHEDA

L’attività della procura Nel 2016 il Ministero pubblico ha aperto 11.124 incarti, ossia 366 in più rispetto al 2015. I dossier riportati sul 2017 sono per contro stati 6.181, a fronte dei 6.320 registrati all’inizio del 2016. Sempre l’anno scorso sono stati emessi 6.527 decreti d’accusa, con un incremento di 577 unità su base annua. Gli atti d’accusa hanno per invece toccato quota 202 (+28 rispetto al 2015), per quello che rappresenta un record dal 2001.

I Tribunali Nel 2016 il Tribunale penale cantonale ha aperto 237 nuovi incarti; l’anno precedente erano stati 219. Il Tribunale cantonale amministrativo lo scorso anno ha da parte sua registrato una leggera diminuzione: gli incarti sono infatti passati da 743 a 722.

Il Magistrato dei minorenni Il segno «+» ha invece accompagnato anche l’attività della Magistratura dei minorenni, con i nuovi incarti cresciuti di 54 unità, per un totale di 874 nel 2016.

Nel complesso In termini complessivi durante il 2016 sono stati 46.702 gli incarti evasi dai 117 magistrati che compongono il nostro apparato giudiziario.

(Articolo di Massimo Solari)

Giornata obbligatoria anche per le ragazze

Giornata obbligatoria anche per le ragazze

Da Ticinonews.ch | Lo hanno deciso all’unanimità la settimana scorsa i direttori cantonali militari. Si parte il 1. gennaio 2020

Dal primo gennaio 2020 la giornata informativa dell’esercito diventerà obbligatoria anche per le donne: lo hanno deciso all’unanimità i direttori cantonali militari la settimana scorsa, rivela oggi la Neue Zürcher Zeitung (Nzz).

“Vogliamo ottenere l’adesione di più donne per il servizio militare, civile e la Croce Rossa. L’idea che alla giornata informativa debbano partecipare solo gli uomini è antiquata”, ha spiegato al quotidiano zurighese Alexander Krethlow, segretario generale della Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) di cui il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi (Lega) è presidente.

La proposta di rendere obbligatorio questo incontro anche per le giovani svizzere è stata avanzata dal responsabile del Dipartimento federale della difesa della protezione, della popolazione e dello sport Guy Parmelin e, dopo averne messo al corrente i Cantoni in qualità di organizzatori della giornata informativa, in febbraio l’idea era stata resa pubblica dal comandante delle Forze terrestri Daniel Baumgartner.

“I rappresentanti cantonali hanno sostenuto che le giovani donne debbano essere meglio informate sugli strumenti di sicurezza politica”, ha detto Krethlow alla NZZ.

Ora su incarico di Parmelin e di Gobbi e con il motto “Una giornata per la sicurezza della Svizzera” verrà elaborata una proposta concreta. Il progetto, portato avanti da Confederazione e Cantoni dovrebbe essere presentato nel maggio 2018.

Le disposizioni scritte nella Costituzione, secondo cui ogni svizzero è tenuto a prestare il servizio militare e secondo cui per le svizzere il servizio militare è volontario, non devono essere cambiate, dichiarano i responsabili della Confederazione e dei Cantoni: la giornata di informazione non è una giornata di servizio.

Contro questo modo di procedere si è espressa la consigliera nazionale Edith Graf-Litscher (PS/TG) secondo la quale “si vuole chiaramente introdurre un obbligo annacquato affinché non si debba procedere a una votazione popolare”. La cosa migliore per interessare le ragazze alla difesa nazionale sarebbe operare all’interno della scuola.

Accoglie invece positivamente la decisione della CG MPP la consigliera nazionale Kathrin Bertschy (PVL/BE), copresidente di Alliance F, la quale ritiene persino che se già c’è un esercito, il servizio militare obbligatorio dovrebbe fondamentalmente valere per tutti.

L’articolo su Ticininonews.ch: http://www.ticinonews.ch/svizzera/380619/giornata-obbligatoria-anche-per-le-ragazze

“Nessuna svolta autocratica”

“Nessuna svolta autocratica”

Da RSI.ch | Norman Gobbi commenta l’annunciata partenza del coordinatore leghista Attilio Bignasca e la sua successione

Il servizio del Quotidiano: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CNessuna-svolta-autocratica%E2%80%9D-9153040.html

“Per la scelta del prossimo coordinatore apriremo un processo di scelta aperto e democratico”. Sono le parole di Norman Gobbi, chiamato a commentare la dichiarazione di Attilio Bignasca, intenzionato a lasciare il cantone (e quindi la guida della Lega) entro novembre. Seppur non sia la prima volta che si annuncia partente e invece rimane, sul tavolo rimane infatti il tema della successione alla testa del movimento di Via Monte Boglia.

Anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni prende con le pinze il messaggio di Bignasca (“non è la prima volta”), ma conferma che la scelta di chi gli succederà è un argomento importante. “La Lega del 2017 non è quella del 1991, lo ha detto più volte anche Attilio, per questo escludo svolte autocratiche con una sola persona a decidere per ogni cosa, come invece accadeva in passato”.

Sul processo di selezione Gobbi sottolinea come questo dovrà essere “aperto e democratico, andando a coinvolgere tutti gli eletti nei vari consessi federali, cantonali e comunali e garantendo così l’unità. L’obbiettivo di fondo: le elezioni cantonali del 2019”.

Ma quando partirà questo iter? “Quando Attilio formalizzerà la sua partenza ai colonnelli, che finora non hanno ricevuto comunicazioni ufficiali”.

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Norman Gobbi: “A Berna per portare la voce dei Ticinesi!”

Dal Mattino della domenica | Collaborazione tra Cantoni e con la Confederazione a favore della sicurezza

Il nostro bel Cantone ha delle peculiarità che lo rendono unico nel territorio nazionale. L’essere a Sud delle Alpi, con il suo clima mediterraneo. L’italiano, che si parla in soli due cantoni elvetici su 26. I nostri modi di fare e la nostra cultura, differenti da quanto possiamo trovare oltre Gottardo.

Il Ticino ha delle caratteristiche uniche, che portano anche a delle necessità altrettanto singolari. Necessità che conosco molto bene e che cerco di portare avanti, non solo nel mio ruolo di Consigliere di Stato ma anche nei diversi impegni nei gruppi di lavoro per i quali mi reco fuori Cantone. Attualmente infatti partecipo alla Conferenza dei Governi cantonali (KDK), della quale faccio parte del Comitato direttivo, e alla Comunità di lavoro Regio Insubrica. Sono inoltre Presidente della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri (RK MZF), mentre nell’anno 2014-2015 ho presieduto la Piattaforma politica della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (SVS). Infine, sono membro del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia (KKJPD).

La partecipazione come Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni a questi gruppi di lavoro permette al Ticino di far sentire la propria voce, e quindi di dare spazio alle nostre necessità – tenendo conto delle nostre peculiarità – nel panorama nazionale e internazionale. È questa la mia volontà, attraverso l’impegno nei comitati: farci sentire, soprattutto laddove è particolarmente necessario. Portare avanti gli interessi del nostro Cantone, far capire le specificità del nostro territorio, i nostri timori, le nostre difficoltà. Dedico tempo ai viaggi, in particolare verso Berna, con la certezza che sia importante investire sui rapporti con le altre parti coinvolte, Confederazione e Cantoni, per il bene dei ticinesi.

Il nostro Cantone ha bisogno di soluzioni per delle questioni che concernono soprattutto – se non solo – il nostro territorio, e che sono di importanza nazionale. Un esempio è la gestione dei flussi migratori, che negli ultimi anni avevo portato a più riprese all’attenzione del Comitato direttivo della Conferenza dei Direttori cantonali di giustizia e polizia. Grazie al Comitato sono state discusse le misure da adottare per gestire il previsto aumento dei flussi migratori. Un tema che ha destato forti preoccupazioni nei mesi estivi dello scorso anno, soprattutto nel territorio di frontiera e quindi nel nostro Cantone, la Porta Sud della Svizzera. Preoccupazione che ho voluto portare all’attenzione della Consigliera federale Simonetta Sommaruga, e alle colleghe e ai colleghi degli altri Cantoni presenti alla conferenza. Nella proposta portata a Berna sono stati infine valutati i vari scenari possibili, per far fronte al probabile aumento dell’afflusso di migranti, che sono stati presi in considerazione e applicati. Il risultato, infine, è stato soddisfacente: ci siamo fatti trovare pronti, con l’organizzazione e le strutture adeguate ad affrontare una situazione che non era affatto evidente.

Soluzioni per la sicurezza del nostro Cantone, che hanno avuto un riscontro molto positivo, non solo in Ticino. Ricordo che alcuni colleghi Consiglieri di Stato, responsabili della sicurezza oltre Gottardo, si sono a più riprese congratulati per il lavoro svolto. Hanno in effetti ammesso come l’operato del nostro Cantone, abbia fatto sì che il problema non si riproponesse nella Svizzera interna, in realtà come quella di Zurigo. Un risultato soddisfacente che ci fa capire come il lavoro di squadra – tra Cantoni e con la Confederazione – sia essenziale e possa portare delle ricadute positive.

Negli scorsi giorni un appuntamento importante si è svolto proprio in Ticino. Lugano ha ospitato l’assemblea annuale della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione popolazione e dei pompieri, da me presieduta. È stata un’occasione, che ho colto al volo, per invitare gli “addetti al lavoro” proprio nel nostro territorio. A partecipare alla Conferenza anche il Direttore del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), Guy Parmelin, e il capo dell’esercito, comandante Philippe Rebord. Con i responsabili della sicurezza dei Cantoni e della Confederazione abbiamo parlato di sfide importanti che ci accompagneranno nei prossimi anni. Sfide che come Ticino affronteremo, coscienti di quanto il nostro lavoro sia essenziale a favore della sicurezza del nostro Paese.

Il mio impegno in Ticino e a Berna è quindi a favore della sicurezza del nostro Cantone, nella ricerca di risposte concrete a questioni che concernono il Ticino e i ticinesi, nelle nostre peculiarità e nelle nostre necessità, collaborando con gli altri Cantoni per portare una voce univoca e forte a Berna. Ma è anche un impegno a favore del nostro Paese, per poter affermare con certezza che il Ticino c’è, ed è pronto ad operare a favore non solo dei proprio cittadini, ma di tutta la popolazione svizzera!

NORMAN GOBBI
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

I Cantoni e le sfide nell’esercito e nella protezione della popolazione

Comunicato stampa della Conferenza governativa dei Direttori cantonali del militare, della protezione della popolazione e dei pompieri (RK MZF) |

Lugano, 19 maggio 2017. In occasione della riunione annuale a Lugano, la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri (CG MPP) ha preso posizione in merito a numerose sfide strategiche. Temi centrali sono stati l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne, la creazione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti nonché decisioni strategiche nell’ambito della protezione NBC della Svizzera. All’incontro hanno partecipato il Capo del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport, Consigliere federale Guy Parmelin, il capo dell’esercito, Comandante di corpo Philippe Rebord, e Benno Bühlmann, Direttore dell’Ufficio federale della protezione della popolazione. Infine oggi il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato riconfermato Presidente della Conferenza per un altro mandato della durata di quattro anni.

I membri dei governi dei Cantoni responsabili per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri a livello cantonale hanno approvato nel corso della loro odierna conferenza annuale a Lugano la proposta di elaborazione di un progetto per l’introduzione di una giornata informativa obbligatoria sul servizio militare per le donne svizzere. Attualmente, le donne interessate possono partecipare alla giornata informativa a titolo volontario. Senza mettere in discussione il carattere volontario del servizio militare, con il conferimento dell’obbligatorietà si intende utilizzare meglio il loro potenziale a favore della sicurezza. Inoltre, tramite la ristrutturazione della giornata di informazione si intende ampliare le conoscenze delle giovani cittadine e dei giovani cittadini sugli strumenti della politica di sicurezza svizzera. L’Esercito, la protezione civile e la Croce Rossa offrono numerosi, interessanti modelli di servizio, carriere dei quadri e opportunità professionali. Gli interessati possono informarsi al riguardo per esempio tramite il sito internet. In tal modo si raggiunge però solo un numero esiguo di giovani svizzere. Con l’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne possibile eliminare le esistenti lacune informative. Il progetto intende verificare la fattibilità dell’introduzione della giornata informativa obbligatoria per le donne a li-vello personale, finanziario e giuridico. Dopo gli usuali processi politici di approvazione, si prevede un’eventuale attuazione del progetto a partire da inizio 2020.

La CG MPP ha pure approvato un documento di riferimento in merito all’istituzione di un concordato intercantonale per un’assicurazione obbligatoria contro i terremoti (CIAT). La CG MPP è dell’avviso che tale concordato sia da introdurre. Esso entrerà in vigore solo quando avranno aderito un numero sufficiente di Cantoni tale da riuscire a coprire almeno l’85% degli edifici e dei valori reali della Svizzera. La creazione di una CIAT è tuttavia subordinata alla partecipazione della Confederazione al finanziamento della soluzione assicurativa. Dato che non esistono ancora le necessarie basi costituzionali e normative per una tale partecipazione, la Confederazione è invitata a creare le basi per una corrispondente competenza federale. La prossima tappa prevede entro fine 2017 l’attuazione, tramite la Conferenza dei governi cantonali CdC, di un sondaggio vincolante presso i Cantoni sulla creazione di una CIAT sulla base del documento di riferimento elaborato. In seguito la CG MPP deciderà in merito all’elaborazione concreta del concordato.

Siccome un’efficace protezione NBC in Svizzera è possibile solo a condizione di una buona cooperazione tra la Confederazione, i Cantoni e terzi, il Capo del DDPS e il presidente del-la CG MPP hanno incaricato nel dicembre del 2016 un gruppo di lavoro diretto dalla ComNBC di elaborare proposte per la definizione di una piattaforma nazionale per la protezione NBC. Il gruppo di lavoro ha quindi presentato il progetto per l’istituzione di un organo di coordinamento per la protezione NBC (OrCNBC) a livello operativo. Tale concetto è stato oggi approvato dall’assemblea plenaria della CG MPP. Lo scopo dell’organo è il miglioramento della collaborazione tra Confederazione, Cantoni e gli altri attori coinvolti. Si concentrerà su pochi compiti il cui coordinamento permette di incrementare l’efficacia e l’efficienza e di ridurre i costi. I compiti dell’OrCNBC comprendono in particolare il coordinamento e la determinazione delle priorità delle misure preventive nella protezione NBC nonché l’accertamento delle competenze per il loro adempimento, il monitoraggio dell’esecuzione delle misure nella protezione NBC, la promozione della regionalizzazione nella protezione NBC, il rafforzamento del trasferimento delle conoscenze e del flusso d’informazioni tra gli attori nella protezione NBC come pure il coordinamento dei contatti internazionali in vista della protezione NBC in Svizzera. Ora la piattaforma dovrà elaborare entro novembre 2017 una convenzione da sottoporre in seguito al DDPS e alla CG MPP per la firma. La Confederazione e i Cantoni si dividono il sostegno tecnico e amministrativo del progetto, segnatamente mettendo a disposizione le risorse umane occorrenti a tal fine. Dopo al massimo tre anni dall’istituzione dell’organo di coordinamento si procederà a una valutazione d’insieme del progetto.

Inoltre, i membri della CG MPP sono stati informati dal Capo del DDPS, il Consigliere federale Guy Parmelin, su temi attuali della politica di sicurezza e della protezione della popolazione.

Il capo dell’esercito, comandante di corpo Philippe Rebord, ha riferito in merito alla situazione dell’esercito, segnatamente in previsione del suo ulteriore sviluppo nel quadro del progetto Ulteriore sviluppo dell’esercito USEs.

Il Direttore dell’UFPP, Benno Bühlmann, ha informato sullo stato della Revisione della Legge sulla protezione della popolazione e delle protezione civile (LPPC) attualmente in corso. Sulla questione i membri della CG MPP si sono espressi in favore di una divisione della LPPC in due leggi separate. Alla Confederazione dovrebbero inoltre essere messi a disposizione – secondo necessità – dei membri della Protezione civile attraverso un accordo di prestazione.

Infine, l’assemblea plenaria ha confermato, per altri quattro anni, Norman Gobbi come
Presidente della Conferenza. La Consigliera di Stato argoviese Franziska Roth, la Consigliera di Stato del Canton Vaud Béatrice Métraux e il landamano del Canton Appenzello interno Martin Bürki sono invece stati eletti nuovi membri del consiglio direttivo.