Il caso Corti investe la politica

Il caso Corti investe la politica

Dal Corriere del Ticino | L’infuocata lettera di dimissioni inoltrata dal procuratore pubblico ha scatenato un’ondata di reazioni – Per Michele Foletti il magistrato non va sostituito – Ivo Durisch: «L’atteggiamento della Lega è pericoloso»

Si è scatenata la polemica attorno alle dimissioni del procuratore pubblico Nicola Corti , inoltrate lo scorso 22 dicembre con una lettera infuocata indirizzata all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio. Il primo politico a essersi espresso sulla vicenda è stato il leghista Michele Foletti , che aveva dichiarato che il pp «non va sostituito» e che «anche il settore della giustizia va razionalizzato». Parole che hanno suscitato reazioni tra i colleghi parlamentari: «È un attacco frontale della Lega alla giustizia, in un momento in cui il carico lavorativo aumenta. Mi chiedo dove viva Foletti», ha detto Raoul Ghisletta (PS) ai microfoni di Radio3i. La posizione di Foletti è stata difesa dal capogruppo della Lega Daniele Caverzasio , che da noi raggiunto ha sottolineato: «È un’occasione da cogliere per portare avanti una riflessione su un’eventuale riduzione. La riforma Giustizia 2018 è già in atto, meglio quindi attendere». Più cauto invece il capogruppo del PPD Fiorenzo Dadò : «È prematuro decidere se il pp Corti vada sostituito oppure no. La riflessione sui risparmi nella giustizia va bene, ma non penso che il Dipartimento debba intervenire sulla Magistratura, che fa già fatica a evadere gli incarti. Piuttosto si prenda in considerazione l’apparato burocratico. Inoltre, ritengo che l’Ufficio presidenziale debba convocare Corti per vederci chiaro». Il capogruppo del PS Ivo Durisch ha espresso preoccupazione: «La riduzione da 4 a 3 giudici dei provvedimenti coercitivi è già un segnale che si sta andando in questa direzione. La Lega ha da sempre puntato il dito contro la Magistratura, ma è un atteggiamento pericoloso. Se i chiari di luna sono questi bisogna aspettarsi delle riduzioni. Corti va sostituito». Più possibilista la posizione del capogruppo del PLR Alex Farinelli : «Di principio nessun settore dello Stato è intoccabile. Un ragionamento lo si può aprire, ma dire che Corti non va sostituito è prematuro. Non dimentichiamo che c’è la riforma Giustizia 2018: occorrerebbe prima avere il quadro complessivo sulla riforma. Insomma, non stiamo giocando: va affrontata una valutazione approfondita».

I passi della riforma

Ma a che punto è la riforma Giustizia 2018? Lo abbiamo chiesto alla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti : «Stiamo lavorando sulle proposte dei Gruppi di lavoro e nel corso di quest’anno il Dipartimento presenterà alcuni messaggi: sulla riorganizzazione delle Giudicature di pace e del Tribunale d’appello, sulla revisione della Legge sugli onorari dei magistrati e affronteremo anche la riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione, come pure quella del Ministero pubblico». Sul caso concreto, ossia la sostituzione o meno del procuratore dimissionario, Andreotti non si esprime, ma rileva come «nel contesto della riorganizzazione della Procura occorrerà valutare anche il fabbisogno reale di risorse, ritenuto come uno degli obiettivi della riforma sia quello di rendere il settore della giustizia più efficiente ed efficace».

Nomine: novità in vista

Ma il cantiere sulla riorganizzazione del potere giudiziario non è l’unico aperto: è infatti al lavoro la Commissione procedura elezione magistrati, incaricata di evadere gli atti parlamentari che chiedono appunto di revisionare il sistema di selezione e di nomina dei candidati. Sul tavolo vi è anche un messaggio governativo, che suggerisce l’adozione del modello federale con l’elezione dei giudici e dei procuratori pubblici sì da parte del Parlamento (come oggi) ma con una Commissione giudiziaria parlamentare competente per l’elaborazione delle candidature. «Si sta discutendo affinché si possa trovare una soluzione di compromesso che vada bene almeno a una maggioranza», ha spiegato la presidente della commissione Sabrina Aldi . Stando a nostre informazioni si starebbe però profilando una maggioranza che non va nella direzione della proposta governativa. Sarebbe in fase di elaborazione un progetto di rapporto con relatore Maurizio Agustoni (PPD), che manterrebbe la situazione attuale con qualche piccola modifica. Si intende dare la possibilità alla commissione di esperti di avvalersi di altre figure professionali per valutare i candidati, quindi non solo strettamente sotto il profilo delle competenze giuridiche, ma valutando anche altre capacità, come ad esempio quella organizzativa e di lavoro sotto stress.

Il clima di lavoro

Sul tono polemico delle dimissioni di Corti il procuratore generale John Noseda , da noi risollecitato, ha preferito non commentare l’accaduto. A uscire allo scoperto è invece il presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser , che al Corriere del Ticino ha dichiarato: «Il settore della giustizia in genere, e così anche il ministero pubblico, funzionano bene. Va però tenuto conto che non si tratta di strutture statiche, perché la società e il sistema legislativo sono in perenne evoluzione, ciò che richiede continui aggiornamenti e adattamenti a nuove situazioni. Siamo quindi nelle condizioni di un cantiere sempre aperto, e possono sorgere a volte problemi, più o meno semplici da affrontare, e non sempre di facile soluzione. Nel rispetto dei suoi compiti istituzionali il Consiglio della magistratura segue quest’evoluzione per verificare l’esistenza di eventuali criticità e individuare possibili soluzioni: rinvio in tal senso, per quanto riguarda in particolare il Ministero pubblico, al rapporto del 30 giugno 2009 e ai rilievi contenuti nei rapporti annuali del Consiglio. In questo contesto, il consiglio terrà conto anche delle questioni sollevate dal pp Corti».

Sull’effetto delle esternazioni del dimissionario sul Ministero pubblico, Walser ha affermato che questo «è difficile da valutare. Va comunque tenuto conto che le stesse riflettono il suo personale punto di vista, che non può essere generalizzato e quindi non necessariamente avrà conseguenze rilevanti sul clima del Ministero pubblico».

L’INTERVISTA – Norman Gobbi
«Riflettiamo ma la critica è troppo forte»

Lei aveva sentore di questo disagio all’interno della Procura ?

«Quando un procuratore se ne va cerca di togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Ci sono elementi su cui è giusto riflettere, ma ritengo siano state fatte critiche troppo forti sulla mancanza di indipendenza. Al proposito ricordo che i procuratori pubblici sono eletti dal Gran Consiglio e sulla loro attività si può esercitare unicamente un potere organizzativo e disciplinare. Quindi sta anche al magistrato saper fruire della piena autonomia e non subirla».

Fatto salvo il principio della separazione dei poteri, l’autorità politica cosa può o deve fare in queste situazioni?

«Situazioni di questo tipo servono proprio a rimettere in discussione l’organizzazione e le basi legali su cui sono strutturate. Nell’ambito di Giustizia 2018 abbiamo portato avanti una riflessione su come possa essere meglio strutturato il Ministero pubblico, anche alla luce del grande turn over dei magistrati, che non giova alla giustizia».

In magistratura ci sono sempre stati arrivi e partenze. Ma sembra che ci sia una sorta di accelerazione. C’è di che preoccuparsi?

«È chiaro che gli arrivi e le partenze non aiutano, soprattutto quando ogni magistrato lavora in modo autonomo. Con Giustizia 2018 stiamo valutando l’introduzione di un lavoro di squadra. È una possibilità su cui dobbiamo ancora confrontarci perché è un cambio di paradigma importante».

Il caso Corti è la punta dell’iceberg?

«Parlando con il procuratore generale, lui ha evidenziato che a volte ci sono problemi con alcuni procuratori, ma questo fa parte dell’organizzazione. Noi possiamo anche creare un sistema perfetto, ma alla fine sono gli esseri umani, con i loro pregi e i loro difetti, a gestire».

Sostituzione di Corti: è d’accordo con il leghista Michele Foletti che dice di non sostituire il partente dimissionario?

«Il Gran Consiglio è l’autorità di nomina e può decidere se sospendere la sostituzione. Ricordo però che al momento il numero di procuratori pubblici è fissato nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. L’importante è che il buon funzionamento della giustizia sia assicurato».

Esercizi pubblici – La notte avrà un’ora in più

Esercizi pubblici – La notte avrà un’ora in più

Dal Corriere del Ticino | Alla lente una revisione della Legge sugli alberghi e la ristorazione – Lo scenario: chiusura posticipata alle 2 – Norman Gobbi: «Le regole attuali sono troppo rigide, dobbiamo tenere vivo un settore in grave difficoltà»

A distanza di sei anni dalla revisione totale della Legge sugli alberghi e sulla ristorazione (Lear), per il settore è già tempo di una nuova ristrutturazione. Dopo essere stata approvata quasi all’unanimità dal Gran Consiglio nel giugno 2010, dallo scorso ottobre la legge cantonale è oggetto di analisi e approfondimenti da parte di un gruppo di lavoro istituito dal Dipartimento delle istituzioni. L’obiettivo? Rivedere una legge che, come ci conferma il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi «è troppo rigida», nonché proporre «misure legali, pratiche e procedurali per sviluppare il settore degli esercizi alberghieri e della ristorazione». Una revisione richiesta a gran voce non solo dal mondo della ristorazione che ha più volte puntato il dito contro la concorrenza di take away e street food, ma anche da 8.190 cittadini che nel 2015 hanno sottoscritto l’iniziativa «Bar 3.0». Lanciata da un’alleanza interpartitica tra i movimenti giovanili, l’iniziativa popolare mira a prolungare l’apertura degli esercizi pubblici il venerdì, il sabato e durante i prefestivi sino alle 3 del mattino. Una richiesta questa parzialmente accolta dal gruppo di lavoro, che propone al Governo un allentamento sugli orari. «L’iniziativa ‘‘Bar 3.0’’ è stata posta in consultazione ma non ha ricevuto grandi plausi da parte dei Municipi – ci spiega Gobbi – anzi, c’è stata una forte opposizione alla proposta. La nostra idea è dunque quella di trovare una via di mezzo e di spostare dalla 1 alle 2 la chiusura notturna». Ma non solo. Per lasciare una certa autonomia a chi opera nel ramo, la proposta di revisione prevede altresì di «consentire delle chiusure anticipate, proprio perché se ci sono zone come i centri urbani o le regioni turistiche più interessate a chiudere alle 2, allo stesso tempo ci sono esercizi situati in località discoste che non hanno nessun interesse a restare aperti così a lungo», specifica Gobbi. E se da un lato c’è la volontà di tendere la mano agli esercenti, dall’altro non manca un occhio di riguardo verso i cittadini che vivono a stretto contatto con i locali pubblici. In tal senso, il direttore delle Istituzioni rassicura sul fatto che «le autorizzazioni e le deroghe resteranno di competenza dei Comuni che conoscono meglio la situazione e che potranno decidere se prolungare l’orario di apertura dei locali».

Sempre in termini di deroghe, tra le modifiche avanzate dal gruppo di lavoro vi è poi uno snellimento «delle procedure amministrative per i permessi in occasione di eventi speciali e che oggi hanno una durata massima di due settimane – aggiunge Gobbi – l’intento è quello di diminuire l’onere amministrativo e rispondere allo stesso tempo all’evoluzione di usi e costumi della clientela e dei turisti».

Ma la revisione della norma non verte unicamente su deroghe e orari. Tra le modifiche alla lente anche l’obbligo, per i take away, di sottostare alla Lear. «Fino ad oggi questi servizi sono stati gestiti secondo la legge del commercio e quindi con limiti diversi dagli esercizi pubblici – precisa il consigliere di Stato – penso però che si sia riuscita a trovare un’intesa tra GastroTicino, HotellerieSuisse e le diverse associazioni dei take away che sedevano al tavolo di lavoro». In tal senso, l’indirizzo auspicato è quello di adottare un sistema di «regole più chiare e semplici che riconoscano sì le mutate modalità di consumo della popolazione, ma che non vadano a regolamentare eccessivamente un settore che vive una forte concorrenza non solo interna, ma anche transfrontaliera». Come ci conferma il direttore delle Istituzioni, si vuole evitare di inserire nuove regole «fin troppo vessatorie nell’ambito, ad esempio, della ristrutturazione degli esercizi pubblici».

Infine, toccate dalla revisione saranno anche le autorizzazioni per gli esercizi «con offerta di alloggio». «Pensiamo ad esempio alle proposte quali AirB&B o Tripadvisor che si promuovono tramite piattaforme online – continua Gobbi – nella nuova legge vi saranno capitoli appositi volti non solo ad assicurare un maggior controllo dei pernottamenti, ma anche per evitare erosioni fiscali». In un discorso più generale, per il direttore delle Istituzioni è importante ribadire che «non sarà una legge più restrittiva perché l’obiettivo è comunque quello di tener vivo un settore che è in grave difficoltà».

Presentate le proposte di modifica, spetterà ora al Dipartimento delle istituzioni avanzare «in tempi brevi una modifica della legge all’attenzione del Gran Consiglio». Modifica questa che, come conclude Gobbi, procederà a tappe, «partendo dagli orari delle aperture serali». Intanto, soddisfazione è stata espressa dal comitato di Generazione giovani del PPD che «auspicava questi passi per rendere il Ticino più attrattivo e competitivo sul piano nazionale, ma anche internazionale».

(Articolo di Viola Martinelli)

Bar aperti fino alle 2 di notte e meno carico di burocrazia

Bar aperti fino alle 2 di notte e meno carico di burocrazia

Dal Giornale del Popolo | Norman Gobbi: «Vogliamo adeguare la legge a esigenze mutate nel tempo da parte dei residenti e dei turisti».

Sta venendo alla luce una revisione di legge molto importante. Stiamo parlando della normativa che regolamenta gli esercizi alberghieri e la ristorazione: la Lear.

Infatti, lo scorso ottobre, il Governo aveva istituito un gruppo di lavoro con le varie associazioni di categoria, l’associazione dei Comuni, le Polizie comunali, ecc., con l’obiettivo di proporre riflessioni su più ambiti d’intervento. Inoltre si voleva e si vuole dare una risposta all’iniziativa popolare legislativa “Ticino 3.0 Bar aperti fino alle 3” con la quale si chiedeva una proroga degli orari di apertura degli esercizi pubblici.

Il gruppo di lavoro ha elaborato le sue riflessioni che hanno visto emergere l’esigenza di un sistema di regole più chiare e semplici. Uno spirito che ha poi portato a formulare alcune proposte concrete come ad esempio la proroga degli orari di apertura degli esercizi pubblici alle 2 di notte.

In proposito abbiamo sentito il direttore del DI Norman Gobbi che ora ha in mano il dossier. «Vogliamo adeguare la legge a esigenze mutate anche per il consumo. Gli usi e i costumi dei residenti e dei turisti sono cambiati negli ultimi anni. In particolare vogliamo regolamentare meglio i take away, ma anche mettere ordine nei permessi speciali, allungandoli dagli attuali 15 giorni a 3 mesi per rispondere a necessità nuove, soprattutto nel periodo estivo. Nel contempo vogliamo semplificare, dal punto di vista amministrativo, le regole di un settore che è fortemente sotto pressione come quello dell’albergheria e della ristorazione».

Per quanto riguarda la classificazione degli esercizi pubblici si intende ridurre le denominazioni. «Da un lato intendiamo tutelare quelle che hanno un carattere locale
e tipico come i grotti, ma d’altro lato intendiamo lasciare più libertà ai singoli esercizi pubblici di chiamarsi come vogliono».

Una semplificazione burocratica anche per quanto riguarda i requisiti strutturali e igienici degli esercizi pubblici e le autorizzazioni per gli esercizi con offerta di alloggi.

Tornando sull’orario di chiusura Gobbi spiega: «Vogliamo elaborare un messaggio in tempi brevi soprattutto per rispondere all’iniziativa dei movimenti giovanili che in questa fase coinvolgeremo. Personalmente mi sembra che questo compromesso vada incontro alle loro esigenze, ma anche alle critiche arrivate dalle Polizie comunali e dai Comuni. Ci sarà comunque anche la possibilità di concedere chiusure anticipate. Non sempre e non ovunque è necessario tenere aperto fino alle 2 di notte».

Interesse dai giovani PPD
Da parte sua il Comitato di generazione Giovani prende atto con piacere che l’iniziativa lanciata dai gruppi giovanili abbia attivato il CdS nel rivedere tutti gli aspetti della Legge. Il prolungamento degli orari fino alle 2 nel fine settimana e nei giorni prefestivi è visto con interesse dal Comitato che auspicava questi passi per rendere il Cantone più attrattivo e competitivo.

(Articolo di Nicola Mazzi)

L’ira del Pirellone sul Ticino

L’ira del Pirellone sul Ticino

Dal Giornale del Popolo | Dopo la tentata rapina a Monteggio e il traffico in tilt, la Regione Lombardia approva una mozione con cui si chiede di vietare la chiusura delle frontiere

Tutti contro la Svizzera. È stato unanime, ieri pomeriggio, il voto del Consiglio
regionale della Lombardia a favore di una mozione vertente su quanto capitato il 5 dicembre, dopo la fallita rapina alla Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio, ovvero la chiusura dal versante ticinese dei valichi di frontiera, che ha causato code chilometriche, giacché l’orario del tentato assalto è coinciso con il rientro a casa dei frontalieri.

Marsico (FI): «Violato Schengen»
Il primo firmatario dell’atto parlamentare presentato al Pirellone è stato il varesino Luca Marsico (Forza Italia), il quale ha sostenuto che «attraverso l’approvazione di questo atto, il Consiglio regionale lombardo ha declinato un impegno preciso che va nella direzione dell’assoluta tutela degli oltre 60.000 lavorativi italiani frontalieri. È necessario infatti che non si ripetano azioni unilaterali da parte della Confederazione Elvetica in violazione del trattato di Schengen, oltre che lesive dei diritti dei lavoratori italiani». Delle parole per nulla tenere nei confronti delle autorità ticinesi, anche se, ha concluso Marsico, «auspico che per il futuro si possa giungere a una piena condivisione, evitando azioni, come quella di specie, non motivate né giustificate dalle norme come nel caso occorso lo scorso dicembre, che non presentava affatto minaccia grave per l’ordine pubblico o per la sicurezza dello Stato».
Come detto, anche gli altri gruppi (PD, Lega Nord, Movimento 5 stelle) hanno appoggiato compattamente la mozione, che, rispetto al testo originale, è stata resa più stringente da un emendamento avanzato dai leghisti d’oltreconfine. Come ha proposto il consigliere del Carroccio Dario Bianchi, il testo approvato dalla Lombardia impone alla sua giunta di pretendere, tramite il Governo romano, spiegazioni formali dalla Svizzera, e, qualora queste spiegazioni non fossero ritenute pertinenti, di chiedere il deferimento della Confederazione di fronte al Comitato esecutivo di Schengen, per violazione dei trattati. Oltretutto il leghista ha chiesto che «vengano riconosciuti formalmente da parte elvetica i danni causati ai nostri cittadini». Inoltre va detto che anche la giunta regionale, per bocca dell’assessora Francesca Attilia Brianza (Lega Nord), ha appoggiato la mozione. La rappresentante dell’Esecutivo in particolare ha sostenuto che «c’è stato sicuramente un disagio, causato anche dalla coincidenza col rientro dei frontalieri proprio a quell’ora, ma è un disagio che noi non giustifichiamo». L’esponente della giunta ha affermato anche che, a suo avviso, il Centro di cooperazione di polizia e doganale di Chiasso «non sarebbe stato sufficientemente sollecitato» in tale circostanza e che, per evitare in futuro situazioni simili, della questione verrà investito anche il “tavolo sulla sicurezza” della Regio Insubrica.

Gobbi ribatte: «Tutto regolare»
Quanto accaduto ieri al Pirellone ovviamente non cambia la posizione già espressa dal Consiglio di Stato, in particolare dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il quale, raggiunto a Berna dal GdP subito dopo il voto lombardo, ha ribadito che le autorità ticinesi hanno agito correttamente. Inoltre ha sostenuto che «le nostre forze dell’ordine hanno una missione primaria: garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio in cui viviamo. È quello che ho evidenziato a inizio dicembre dello scorso anno quando ho commentato una prima reazione da parte italiana. Ed è quello che voglio ribadire anche di nuovo alla luce della mozione approvata dal Consiglio regionale della Lombardia». Dunque il consigliere di Stato ha confermato che «non si è trattato di un’azione spropositata: il dispositivo cantonale in caso di questi reati gravi prevede dei controlli intensivi alle frontiere nel momento in cui scatta l’allarme. Tra le misure è anche possibile bloccare le frontiere in modo temporaneo per evitare la fuga oltreconfine. Il Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale è stato inoltre da subito coinvolto nell’operazione e ha informato i comandi provinciali di polizia della chiusura dei valichi».

Il precedente degli arresti nel 2015
Infine il consigliere di Stato ha ricordato che il sigillo dei nostri confini è stato attuato diverse volte anche in passato, con successo. «Il blocco della frontiera scattò anche alla fine di marzo 2015 – ha concluso Gobbi – quando fu commessa una rapina a mano armata ai danni di un distributore di benzina. Grazie alla chiusura temporanea dei valichi regionali fu possibile procedere all’arresto sul nostro territorio degli autori del reato. Misure di questo tipo servono per tutelare un bene fondamentale: la sicurezza del Ticino e della regione intera. Non sono atti discriminatori nei confronti dei lavoratori frontalieri. La collaborazione con le autorità italiane in materia di sicurezza è ottima, l’ho già ribadito a più riprese. Prossimamente incontrerò ancora il prefetto di Como, con il quale abbiamo degli ottimi rapporti. Inoltre il Governo di Roma sta collaborando attivamente con le autorità federali e cantonali per l’esperimento di chiusura notturna di alcuni valichi annunciato dal Consiglio federale».

“Berna riconosce la situazione eccezionale ticinese”

“Berna riconosce la situazione eccezionale ticinese”

Da Ticinonews.ch | Il ministro Norman Gobbi saluta positivamente la proposta di Ueli Maurer di schierare almeno 50 militari al confine

Dal prossimo anno almeno 50 militari dovranno essere schierati alle frontiere per l’emergenza migranti. Lo ha dichiarato il Consigliere federale Ueli Maurer.

Una notizia salutata positivamente dal ministro ticinese Norman Gobbi: “La Confederazione riconosce la situazione eccezionale, e la posizione delicata del Ticino”.

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni auspica che il provvedimento entri in vigore al più presto, e che una buona parte dei 50 militari venga schierata in Ticino, a supporto delle Guardie di confine.

Guarda il servizio TG di TeleTicino: http://www.ticinonews.ch/video/ticino/340330/berna-riconosce-la-situazione-eccezionale-ticinese

Gobbi: “Un grazie enorme ai pompieri ticinesi, impegnati a garantire la nostra sicurezza in questi giorni di festa”

Gobbi: “Un grazie enorme ai pompieri ticinesi, impegnati a garantire la nostra sicurezza in questi giorni di festa”

Da Mattinonline.ch |

In questo Natale dalle temperature primaverili e contraddistinto dal vento da nord, il sistema di protezione della popolazione non può abbassare la guardia. E i nostri pompieri non l’hanno fatto, rispondendo subito presente ai vari incendi nelle zone montane e boschive divampati prima e dopo la Santa festività. Dai corpi urbani sino a quelli di montagna, lo spirito pompieristico ticinese si fonda sul volontariato, indispensabile al fine di garantire gli effettivi e la capacità di risposta immediata in caso di eventi.

L’attaccamento del milite alla sua missione di pompiere è alto ed è stato dimostrato ancora in questi giorni con militi impegnati anche di notte a lottare contro gli incendi in zone impervie. Rivolgo quindi un grazie a tutti i pompieri impegnati nella nostra protezione, anche e soprattutto in questi dì di festa.

Norman Gobbi

«Adesso voglio una Polizia ticinese, non unica, ma dei nostri cittadini»

«Adesso voglio una Polizia ticinese, non unica, ma dei nostri cittadini»

Dal Corriere del Ticino | L’intervista

«Polizia ticinese» è il nome del gruppo di lavoro creato dal Governo e che dovrà presentare entro un anno nuove proposte organizzative e di collaborazione tra cantonale e comunali. A chi si chiederà «ancora un tavolo di riflessione» come replica?

Non si tratta tanto di riflettere, ma piuttosto di concretizzare. Vogliamo realizzare un progetto grazie a un gruppo di lavoro formato da funzionari pubblici, politici e rappresentanti delle forze dell’ordine. Tutte persone che conoscono a fondo la situazione del Cantone e che potranno così descrivere l’evoluzione futura della nostra polizia sulla base del passato e del presente. In questo modo sono sicuro che troveremo la miglior soluzione per il nostro territorio, che tenga soprattutto conto di quanto fin qui maturato con la collaborazione tra comunali e la cantonale. Il risultato finale del gruppo di lavoro sarà sottoposto alla conferenza consultiva sulla sicurezza e poi sarà messo in consultazione ai Comuni».

Cantonali e comunali: la quadratura del cerchio sembra un eterno dilemma. Come lo spiega?

«In questi anni, come responsabile della sicurezza ho avuto modo di confrontarmi con gli attori del settore: enti locali, cittadini, politici, rappresentanti delle forze dell’ordine per citarne alcuni. L’obiettivo che tutti hanno è sempre uno solo: garantire la sicurezza. A volte però ci si arrocca dentro i propri confini comunali, sfoderando campanilismi più o meno marcati che ci fanno perdere di vista la nostra missione, e ci fanno dimenticare che i fenomeni che creano insicurezza ahinoi non conoscono confini. Un primo passo è stato compiuto con la regionalizzazione delle polizie comunali, anche se ciò non basta. Bisogna sviluppare un progetto che consenta di garantire efficacemente la sicurezza ma con l’impiego efficiente delle risorse disponibili».

Cosa si attende entro la fine del 2017? Una pozione miracolosa?

«Mi attendo e mi impegnerò in prima persona per un progetto realistico e ben ponderato, che ci permetta di creare una Polizia ticinese pronta per le sfide di questo secolo».

Concretamente lei auspica possa tornare in auge la polizia unica?

«L’ho detto in occasione della discussione in Parlamento sulla mozione presentata dal deputato Giorgio Galusero che ha avuto luogo nell’estate del 2015. Voglio parlare espressamente di polizia ticinese e non di polizia unica. Una polizia di tutti i cittadini che
costruiremo insieme e che possa rispondere alle nuove sfide. Un progetto che dovrà soprattutto considerare il lavoro impostato in questi anni di attuazione della collaborazione tra la cantonale e le comunali, recependo quei cambiamenti indispensabili per garantire al massimo la sicurezza interna a dei costi sopportabili per
i cittadini».

Il cittadino chiede sicurezza. In che senso maggiore collaborazione significherebbe raggiungere l’obiettivo?

«I nostri agenti sul territorio sono il primo riferimento dei cittadini: la loro divisa è blu, indipendentemente dallo stemma portato sul braccio. Al cittadino non interessa se appartengano alla comunale o alla cantonale: l’importante è che rispondano ai bisogni concreti della popolazione e tutelino l’ordine pubblico e la sicurezza. Occorrerà rafforzare l’attuale impostazione orientandosi verso un maggior coordinamento delle forze dell’ordine sul territorio, con anche una chiara ripartizione delle competenze. In questo senso le polizie comunali inizieranno a utilizzare lo stesso programma per la gestione informatica. Un primo passo importante: cantonale, comunali e guardie di confine parleranno la stessa lingua informatica e questo permetterà di migliorare la comunicazione e, di riflesso, la collaborazione. Segno che, in fondo, l’idea di avere la polizia ticinese non è un’utopia. La vogliamo costruire con il dialogo, forti delle esperienze di tutti gli attori coinvolti e a una condizione sulla quale non arretrerò mai di un centimetro: una sicurezza sempre più efficace ed efficiente per tutti i ticinesi».

“Sicurezza, non ci si può fermare”

“Sicurezza, non ci si può fermare”

Da laRegione | Norman Gobbi: da otto a cinque regioni di polcomunale anche per poter garantire sempre e comunque la copertura delle 24 ore

Polizia, cantiere sempre aperto? «Per affrontare in maniera efficace ed efficiente i cambiamenti della società e le conseguenti sfide, lo Stato deve necessariamente rivedere di volta in volta anche il proprio apparato di sicurezza. Ed è quanto come governo, in collaborazione con i Comuni, ci proponiamo di fare per migliorare ulteriormente il servizio alla popolazione, mettendo quindi in piedi una struttura di polizia ticinese ancor più performante. Al cittadino che ha bisogno non importa se arriva prima la pattuglia della Cantonale o quella della comunale. Ciò che conta è che riceva una risposta competente e tempestiva. Da questo punto di vista si può e si deve ottimizzare l’attuale organizzazione, anche per rafforzare la presenza delle forze dell’ordine sul terreno». Il capo del Dipartimento istituzioni (DI) Norman Gobbi spiega così, alla ‘Regione’, l’obiettivo della missione affidata dal Consiglio di Stato al gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ che ha appena costituito (cfr. l’edizione di ieri). Coordinato dal segretario generale del Di Luca Filippini e formato da ufficiali della Polcantonale (comandante Matteo Cocchi incluso), da rappresentanti dei Comuni e dei corpi di polizia locale e dal presidente dell’Associazione delle polcom Dimitri Bossalini, il gruppo allestirà e consegnerà entro fine dicembre 2017 alla direzione del Dipartimento un rapporto “sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione” fra la Cantonale e le comunali, riferisce il governo in una nota.

Le recenti riforme che hanno interessato le forze dell’ordine non sono sufficienti?

Ripeto, si deve fare di più. Sia chiaro, le riforme erano necessarie. Alludo in particolare alla ‘regionalizzazione’ della Gendarmeria della Polizia cantonale e – con l’entrata in vigore della Legge sulla collaborazione tra Cantonale e corpi locali, la LcPol – alla regionalizzazione delle polizie comunali. Ricordo inoltre che con l’attivazione del supporto informatico di aiuto alla condotta e della Cecal, la Centrale cantonale di allarme, si intende ridurre i tempi di intervento nell’ambito delle misure d’urgenza: sul luogo dell’evento si porterà la pattuglia più vicina e potrà essere una della Cantonale o una della comunale oppure una delle Guardie di confine. Nel frattempo è però indispensabile agire su altri fronti della cooperazione soprattutto fra Polizia cantonale e polizie comunali, ragionando pure sulla gestione delle risorse umane nei corpi locali.

Quali sono i problemi?

Pensiamo per esempio ai costi a carico dei Comuni. La Legge sulla collaborazione tra Polizia cantonale e polizie comunali ha introdotto il sacrosanto principio per cui tutti gli enti locali sono tenuti a partecipare alle spese legate alla sicurezza. In che modo? Dotandosi di un corpo di polizia ‘strutturato’, composto di un minimo di sei agenti (comandante compreso) oppure stipulando una convenzione per le prestazioni di polizia con un Comune della stessa regione (per esempio il Comune polo) che ha un corpo strutturato. Tuttavia ci sono ora piccole polizie comunali confrontate con grandi costi. C’è poi un altro problema.

Cioè?

Riguarda sempre i piccoli corpi locali. In alcuni sono emerse delle difficoltà nella gestione delle risorse umane: il comportamento di un singolo agente può così arrivare a compromettere l’operatività del corpo di polizia comunale. E dunque la collaborazione con la Polcantonale.

È per questo che in ottobre, in occasione della seduta della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, cui partecipano anche i Comuni polo, lei ha auspicato ‘ulteriori accorpamenti fra regioni’ di polizia comunale, attualmente otto?

Sì, e l’obiettivo, condiviso dalla Conferenza, è di avere cinque regioni con altrettanti Comuni polo. Ciò per creare delle sinergie, non solo per cercare di risolvere i problemi ai quali ho accennato, ma anche per poter mettere le polizie comunali nelle condizioni di garantire il servizio 24 ore su 24, come stabilito dal Regolamento della LcPol. Cosa che adesso in alcune regioni si fatica molto a garantire. Eventuali accorpamenti regionali e altri dossier, come quello delle competenze e delle deleghe da assegnare alle comunali nell’ambito della sicurezza di prossimità, saranno valutati dal neoistituito gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’.

Un gruppo di lavoro che potrebbe rilanciare il tema della polizia unica, che ha diviso fra gli altri il Gran Consiglio?

A me piace la Realpolitik e ho capito che il discorso polizia unica non passerà mai, alla luce di certi arroccamenti. Che però si giustificano dove si assicura un efficace ed efficiente servizio ai cittadini. Oggi non è sempre e ovunque così. Bisogna allora rendersi conto che l’odierna suddivisione del Ticino in otto regioni di polizia comunale è un passo intermedio verso un miglior dispositivo di sicurezza, fondato anche sulla collaborazione fra Polizia cantonale e corpi comunali. Proprio per questo preferisco parlare di Polizia ticinese.

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Formato il gruppo di lavoro per la futura nuova Polizia

Dal Giornale del Popolo | Le proposte al Governo saranno elaborate entro fine 2017

Ieri il Governo ha istituito il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese», che ha ricevuto l’incarico di presentare al Dipartimento delle istituzioni – entro il 31 dicembre 2017 – un rapporto sulle possibili nuove forme di organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali. La creazione del Gruppo di lavoro segue la discussione avvenuta durante la recente Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza che, nell’ottobre scorso, ha visto i capi dicastero dei Comuni Polo e gli operatori del settore condividere la volontà di migliorare ulteriormente l’attuale organizzazione e collaborazione tra Polizia cantonale e Polizie comunali.

Il Gruppo di lavoro «Polizia ticinese» sarà composto da: Luca Filippini, segretario generale, Dipartimento delle istituzioni (presidente); Luca Bieri, ufficiale, Polizia cantonale (segretario); Monica Rivola, capostaff, Segreteria generale del Dipartimento delle istituzioni; Alain Scherrer, sindaco, Città di Locarno; Sergio Bernasconi, sindaco, Comune di Novazzano; Matteo Cocchi, comandante, Polizia cantonale; Decio Cavallini, capo gendarmeria, Polizia cantonale; Roberto Torrente, comandante, Polizia Città di Lugano; Dimitri Bossalini, presidente dell’Associazione Polizie comunali ticinesi. I membri potranno inoltre avvalersi della consulenza specialistica di Antonio Perugini (sostituto procuratore generale), Hans Baltensperger (già comandante della Polizia cantonale del Canton Turgovia), Jvan Weber (già comandante della Polizia Città di Lugano) e Paulo Gonçalves (direttore del programma master in Humanitarian Logistics and Management all’USI).

L’orgoglio per la sicurezza dei ticinesi

L’orgoglio per la sicurezza dei ticinesi

Editoriale dicembre 2016, rivista della Polizia del Cantone Ticino |

Sul fronte della sicurezza l’estate ticinese è stata rovente. Il 2016 si è caratterizzato alle nostre latitudini per l’emergenza migranti, dopo la chiusura delle rotte alternative lungo l’Europa per raggiungere i paesi a nord della Svizzera. Siamo stati lungimiranti. Per far fronte a una situazione nuova dovuta alla congiuntura internazionale, abbiamo sviluppato un dispositivo ad hoc composto da Guardie di confine, Polizia cantonale e Polizie comunali. Questa task force per la gestione dei flussi ha funzionato egregiamente, soprattutto grazie alle competenze di ognuno di voi che si è adoperato a favore di quest’attività straordinaria. Il filtro realizzato sul Mendrisiotto non ha giovato unicamente alla popolazione ticinese, ma ha avuto un impatto rilevante anche sulla sicurezza delle altre regioni del nostro Paese.

Nel 2016 abbiamo raggiunto anche un altro importante obiettivo nell’ambito della sicurezza, che non ha avuto la stessa risonanza mediatica, ma che ritengo importante sottolineare: nei primi otto mesi di quest’anno infatti si è registrato un calo del 30% dei furti con scasso commessi sul nostro territorio. Un risultato già di suo soddisfacente, ma ancor più se pensiamo che in zone come il Locarnese e il mendrisiotto, l’incidenza di questo tipo di furti si sia addirittura dimezzata! Inoltre, a marzo di quest’anno, abbiamo raggiunto un record positivo a livello di reati commessi nel Canton Ticino, toccando il minimo degli ultimi dieci anni.

Questi risultati sono sicuramente frutto della nostra maggiore e migliore presenza sul territorio. In quest’ottica, come ben sapete, è stata pensata la riorganizzazione della Gendarmeria, con la volontà di riportare fisicamente i nostri agenti sul terreno, al contatto con la popolazione, rafforzando così il senso di sicurezza dei ticinesi.

La Polizia oggi è confrontata però con nuove minacce che mettono in discussione questo senso di sicurezza. Minacce gravi, globali, che agli occhi di molti crescono impercettibilmente salvo poi manifestarsi con tutta la loro violenza. Scenari che per anni sono sembrati lontani, e che ora si sono presentati con ferocia – e vigliaccheria – vicino a noi. Lo jihadismo non è tabù nemmeno nel nostro Paese: secondo il rapporto 2016 del Servizio delle attività informative della Confederazione, sono all’incirca 400 le persone che in Svizzera simpatizzano per l’ISIS, con il serio rischio di radicalizzazione che ne consegue. Anche se attualmente non risultiamo essere obiettivo primario dei terroristi, sarebbe irresponsabile chiudere gli occhi «perché tanto qui non succederà mai». Proprio per questo motivo la professione di agente di polizia si è evoluta negli anni, integrando nuove competenze e adottando nuovi strumenti, adatti a far fronte alle situazioni con le quali potremmo essere potenzialmente confrontati.

Guardando verso il futuro prossimo, nel 2017 è molto probabile che, con l’arrivo della bella stagione, ci troveremo ad affrontare la stessa emergenza sul fronte migrazione. Sono certo però che l’affronteremo nel migliore dei modi, come abbiamo fatto quest’anno, grazie soprattutto alla vostra professionalità. In un mondo che si evolve, con una complessità e una velocità crescenti, è indispensabile prepararsi e anticipare ogni potenziale scenario. Una missione al limite del possibile, che richiede professionalità, perseveranza e spirito di servizio.

Sono convinto che la strada che stiamo percorrendo sia quella giusta, come lo dimostrano i risultati raggiunti e il sentimento di accresciuta sicurezza percepito dai ticinesi. L’aspetto della sicurezza è strettamente legato a quello del benessere della popolazione, ed è per questo che mi sta veramente a cuore, come sono certo stia a cuore anche a voi. Sapere che le nostre famiglie, i nostri amici e i nostri conoscenti possano sentirsi protetti dal vostro lavoro, è motivo d’orgoglio. E non smetterò mai di ricordarlo. Perché tutto questo non sarebbe possibile senza di voi. Grazie quindi, ancora una volta, a tutti voi per il vostro impegno e il vostro contributo a favore della collettività.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni