Gobbi ai nuovi poliziotti: “La pistola è un mezzo coercitivo. E va utilizzata solo quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo sempre”

Gobbi ai nuovi poliziotti: “La pistola è un mezzo coercitivo. E va utilizzata solo quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo sempre”

Da Liberatv.ch | Il ministro delle Istituzioni, in occasione della cerimonia di consegna dell’arma dei nuovi agenti, ha voluto fare un forte richiamo alla responsabilità: “Leggiamo troppo spesso sui nostri mezzi d’informazioni, e non solo sulle pagine che raccontano dei fatti accaduti all’estero ma anche sulla nostra cronaca, dei danni irreparabili che l’uso sconsiderato delle armi può provocare. Spero vi ricorderete delle mie parole tutte le volte che sfiorerete la vostra arma”

“La pistola d’ordinanza è un mezzo coercitivo. Va quindi utilizzata solamente quando tutte le altre opzioni sono già state scartate. Ricordatevelo”. È un forte richiamo alla responsabilità quello che Norman Gobbi ha voluto lanciare agli aspiranti poliziotti, nel corso della cerimonia di consegna dell’arma, svoltasi in Gran Consiglio.

Dopo un percorso di formazione impegnativo, comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 25 aspiranti agenti della Polizia cantonale; 17 delle Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Chiasso, Giubiasco, Locarno, Lugano e Mendrisio; 2 della Polizia dei trasporti e 2 della Polizia cantonale grigionese, hanno ricevuto l’arma. Ora, questi aspiranti agenti, dovranno affrontare un periodo di stage nei posti di polizia , tassello importante della formazione che li poterà al conseguimento dell’Attestato professionale federale, con il superamento degli esami di professione nel febbraio 2017.

“L’arma – ha detto Gobbi .- è un simbolo strettamente e intrinsecamente legato alla vostra professione: agli occhi dei cittadini è un segno distintivo. Vi identifica come agenti di polizia, ovvero come professionisti ai quali lo Stato ha affidato il compito di tutelare la sicurezza sul nostro territorio. Con la consegna dell’arma, i cittadini e le Istituzioni ripongono in voi fiducia e grandi responsabilità”.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha dunque fatto una panoramica sulle nuove sfide, dall’immigrazione al terrorismo, che stanno modificando il ruolo delle forze dell’ordine nella società moderna. Ma il richiamo del ministro leghista, si diceva, è stato soprattutto alla responsabilità legata al possesso della pistola: “Da oggi insieme alla divisa blu rappresenterete le forze dell’ordine anche con l’arma di ordinanza. Un simbolo importante. Dovete esserne ben consapevoli. Fidatevi del vostro buon senso e fatevi guidare da chi ha più esperienza nell’utilizzarla. Uno degli insegnamenti più importanti che vi daranno è che la pistola d’ordinanza è un mezzo coercitivo. Va quindi utilizzata solamente quando tutte le altre opzioni sono già state scartate”.

“Una lezione – ha sottolineato Gobbi – che ho appreso anche io nella mia esperienza militare e sono grato di essermi fatto guidare da persone preparate e con molta più esperienza di me sulle spalle. Leggiamo troppo spesso sui nostri mezzi d’informazioni, e non solo sulle pagine che raccontano dei fatti accaduti all’estero ma anche sulla nostra cronaca, dei danni irreparabili che l’uso sconsiderato delle armi può provocare”.

“Spero – ha concluso il Consigliere di Stato – vi ricorderete delle mie parole tutte le volte che sfiorerete la vostra arma. Tutte le volte che entrerete in servizio indossando la vostra divisa. Tutte le volte che svolgerete con impegno, coraggio e forza di volontà il vostro mestiere. Perché l’essere poliziotti non è solo una professione ma una vera e propria missione a favore della collettività”.

Italiens No freut Gobbi

Italiens No freut Gobbi

Da Blick.ch | Lega-Staatsrat hofft auf weniger Flüchtlinge – Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi wünscht sich nach der Abstimmung in Italien mehr Einfluss von rechts. Zum Wohle der Schweiz.

Italiens Ministerpräsident Matteo Renzi hat am Sonntag eine grosse Klatsche eingefangen. Die Stimmberechtigten schickten eine von ihm initiierte Verfassungsreform bachab. Grund genug für Renzi, seinen Rücktritt zu verkünden.

Im Tessin ist man über das Abstimmungsresultat nicht unglücklich. Lega-Staatsrat Norman Gobbi hofft nämlich, dass sich nun das Migrationsproblem löst. Gobbi zu BLICK: «Das Nein ist auch ein Signal gegen die Flüchtlingspolitik. Es ging nicht nur um die Verfassungsreform, sondern auch um den Premierminister und seine Politik. Die Linken haben nicht die Interessen des eigenen Landes verfolgt. Zum Beispiel wurde das Problem der Flüchtlinge nicht angepackt.»

Hoffnung auf mehr politischen Einfluss

Gobbi würde eine Politik in Italien begrüssen, die nicht nur die Flüchtlinge aus dem Mittelmeer rettet, sondern den Zustrom aus Afrika eindämmt und die eigenen Grenzen besser kontrolliert.

Nach dem Nein hofft Gobbi, dass Vertreter aus der rechten Lega Nord und der Fünf-Sterne-Bewegung mehr politischen Einfluss bekommen. «Denn so würde die Flüchtlingspolitik endlich angepackt und die Flüchtlingsströme eingedämmt.»

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Molinazzo Ritrovata l’auto dei rapinatori

Dal Corriere del Ticino | La vettura utilizzata per il tentato assalto alla Raiffeisen era abbandonata in un posteggio di Cremenaga – Critiche dall’Italia per i disagi dovuti al blocco dei valichi – Gobbi: «Essenziale per garantire la sicurezza»

È stata ritrovata ieri mattina dalle forze di polizia italiane, abbandonata in un posteggio a Cremenaga, a poche centinaia di metri dal valico con il Ticino, la Fiat Uno metallizzata utilizzata dai due malviventi che lunedì pomeriggio hanno tentato di assaltare la banca Raiffeisen di Molinazzo di Monteggio. La vettura è risultata rubata la mattina dello stesso giorno in territorio di Busto Arsizio, in provincia di Varese. Con la stessa i due banditi sono entrati in Svizzera e sono precipitosamente rientrati in Italia dove si sono poi trasferiti su un’auto «pulita» per dileguarsi. Sono in corso gli accertamenti tecnico scientifici sulla Fiat alla ricerca di tracce biologiche e impronte digitali che portino all’identificazione dei criminali, ma è soprattutto dalle registrazioni delle telecamere di videosorveglianza ai valichi, da cui gli inquirenti si attendono risposte importanti.

Come noto l’incursione non andata in porto è durata soltanto 32 secondi. Dopo essere entrati nella banca, i malviventi hanno lanciato un sostanza liquida nel locale intimando «questa è una rapina». La reazione degli impiegati è stata quella di chiudere immediatamente la porta. Colti di sorpresa i rapinatori hanno deciso di abbandonare precipitosamente il campo. Immediatamente la Polizia cantonale e le Guardie di Confine hanno iniziato una serrata caccia installando posti di blocco nella regione: essendovi il forte sospetto che i banditi si trovassero ancora in territorio svizzero, è stato messo in atto il dispositivo che prevede la chiusura totale dei valichi.

Si tratta di provvedimenti inevitabili in situazioni del genere ma che, visto l’orario che coincideva con il rientro di migliaia di lavoratori ticinesi e frontalieri, hanno finito con il creare gravi disagi alla circolazione in tutto il Sottoceneri e soprattutto lungo la fascia di confine, scatenando non poche polemiche soprattutto da parte italiana.

Scontri verbali

«La chiusura totale della dogana di Lavena Ponte Tresa, dopo la tentata rapina, ha di fatto intrappolato moltissimi lavoratori frontalieri italiani per ore e rappresenta un fatto assai grave», ha commentato Luca Marsico , consigliere di Forza Italia alla Regione Lombardia, annunciando nel contempo l’intenzione di presentare una mozione in Consiglio regionale per fare piena chiarezza sull’accaduto. Accuse sono giunte anche dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino , che ha parlato addirittura di sequestro di persona e di violazione del trattato di Schengen dicendosi intenzionato a denunciare il fatto al Ministero degli esteri. Dal canto suo il prefetto di Varese, Giorgio Zanzi , ha reso noto che la frontiera non è stata mai formalmente chiusa, ma si sono alzati i livelli di controllo. Ad ogni modo – ha aggiunto – la questione è stata esaminata e riportata ai livelli più alti del dipartimento statale competente e, lunedì sera si è intervenuti per trovare una soluzione. «Ci siamo mossi con le forze di Polizia per capire il problema e spiegare alle autorità elvetiche le difficoltà che la loro legittima iniziativa stava creando ai frontalieri. Questo fatto ci ha permesso di comprendere che dovrà esserci un maggiore coordinamento con la Svizzera – ha detto il rappresentante del Ministero degli interni a Varese –. Il flusso di informazioni di polizia non è mai mancato, ma bisognerà mettere in campo anche misure idonee per la viabilità».

Sul caso sempre ieri è intervenuto anche il capo del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi che, in nel corso di un’intervista rilasciata a TicinoNews, ha ribadito che non si è trattato di un provvedimento spropositato ricordando altresì che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza.

Il consigliere di Stato ha invece definito sproporzionata la reazione delle autorità locali d’oltre confine, confermando il proprio sostegno alle misure d’urgenza attuate. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento». Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. «Si tratta di una misura che consente di reagire celermente – ha concluso il ministro – nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico».

«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

«Gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa dei frontalieri»

Da Ticinonline | Gobbi e la Polizia Cantonale rispondono al sindaco di Lavena Ponte Tresa: «La chiusura delle dogane era necessaria per garantire la sicurezza». Le critiche? «Marketing politico»

Polizia Cantonale e lo stesso direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, respingono al mittente le accuse mosse ieri sera dal sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino. Il primo cittadino si era infervorato in seguito alla chiusura delle dogane decisa dopo una tentata rapina a una banca Raiffeisen.

Gobbi, infatti, non ritiene che il provvedimento preso sia stata un’azione spropositata. «Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese – spiega -. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento. Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali. Un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle comunali. La misura consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente, nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico. Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio».

La reazione del Sindaco, per il Consigliere di Stato, è solo una mossa politica: «A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio. Spesso ho sentito le Autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratti piuttosto di un’operazione di marketing politico. D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza. E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio».

«Provvedimento necessari per assicurare alla giustizia i malviventi» – Dello stesso avviso è la Polizia Cantonale, come sottolinea il portavoce Stefano Gianettoni: «È stato deciso un dispositivo di ricerca nella zona interessata, in collaborazione con le Guardie di confine e le Polizie comunali. Sono state attuate delle misure, come in altri casi in passato, che hanno sicuramente causato dei disagi al traffico ma che erano necessarie per aumentare le possibilità di assicurare alla giustizia i malviventi e per garantire la necessaria sicurezza alla popolazione».

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

“Le lamentele del sindaco? Marketing politico”

Da Ticinonews.ch | Norman Gobbi replica alle critiche italiane: “Dobbiamo garantire la sicurezza dei cittadini e del territorio”

La chiusura del valico doganale di Ponte Tresa ad opera delle Guardie di Confine svizzere ha letteralmente fatto andare su tutte le furie il sindaco di Lavena Ponte Tresa Massimo Mastromarino, mentre da parte delle forze dell’ordine italiane sono arrivate critiche inerenti presunte mancanze a livello comunicativo (vedi articoli suggeriti).

Nella giornata di ieri lo stesso Mastromarino aveva tuonato contro il modus operandi della autorità elvetiche e oggi ha rincarato la dose. “Misura abnorme e spropositata”, aveva ribadito dopo aver sentito il prefetto di Varese per gettare le basi di una “protesta formale tramite l’Ambasciata italiana in Svizzera o il Ministero”.

Un clima decisamente infuocato sul quale si esprime ora il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“A livello politico il sindaco del Comune di confine ha sicuramente la libertà di intraprendere le misure che ritiene necessarie per tutelare il suo territorio” afferma Gobbi, da noi contattato. “Spesso ho sentito le autorità italiane gridare ai quattro venti che faranno ritorsioni verso la Svizzera. Ho l’impressione che in questo caso si tratta piuttosto di un’operazione di marketing politico”.

“D’altra parte bisogna ricordare che la Polizia cantonale e le Guardie di confine hanno agito nell’interesse della collettività, attuando le misure di loro competenza” prosegue Gobbi. “E poi non dobbiamo dimenticare che gli automobilisti ticinesi sono in coda quotidianamente a causa del traffico generato dai lavoratori frontalieri. Forse in questo caso la reazione del sindaco di Lavena Ponte Tresa a mio modo di vedere non è proprio così proporzionale anche perché i disagi al traffico erano motivati da un motivo più che valido: tutelare la sicurezza dei ticinesi e del nostro territorio!”

Gobbi ribadisce inoltre il sostegno alle misure d’urgenza attuata dalla Polizia cantonale e dalle Guardie di confine: “Le nostre forze dell’ordine sono chiamate ad assolvere un compito fondamentale: tutelare la sicurezza sul territorio ticinese. Nel caso in cui si verifichi un fatto grave, come in questo caso una rapina, la Polizia cantonale valuta una serie di misure d’urgenza da attuare in quel momento”.

Tra queste vi è anche, come avvenuto in passato, la chiusura dei valichi doganali, un dispositivo che la Polizia cantonale mette in atto insieme alle Guardie di confine e alle Polizie comunali. “Si tratta di una misura che consente di reagire celermente, nell’interesse di tutta la collettività. Questo evidentemente nelle ore di punta, quando le strade cantonale a ridosso delle zone di confine sono trafficate dai lavoratori frontalieri, può causare disagi al traffico”.

Gobbi tiene a ribadire che non si è trattato di un provvedimento spropositato: “Una situazione che può verificarsi saltuariamente ma per garantire un bene superiore: la sicurezza dei cittadini e del nostro territorio”.

Sicurezza sulle strade, anche durante il Natale!

Sicurezza sulle strade, anche durante il Natale!

Dal Mattino della domenica | Dicembre: l’atmosfera tipica del pe­riodo natalizio si fa strada nelle vie del Cantone. È il periodo nel quale le cene e gli aperitivi, con amici e colleghi d’ufficio, sono all’ordine del giorno. Tra un brindisi e l’altro però, si rischia spesso di alzare troppo il gomito. Pro­prio a una di queste cene alcune sere fa, ho sentito la preoccupazione di al­cuni dei miei commensali “speriamo che questa sera non ci siano blocchi della polizia. Forse ho esagerato con il vino”. Probabilmente una situa­zione nella quale ci siamo trovati in tanti almeno una volta. Una situazione però che rischia di mettere in pericolo sia chi decide di mettersi in marcia dopo aver bevuto qualche bicchierino di troppo ma anche gli altri utenti della strada. E allora come Consi­gliere di Stato responsabile della sicu­rezza e della polizia, ma anche come amico, ho voluto sensibilizzare i pre­senti. Purtroppo a volte è la cronaca, quella che leggiamo sui nostri giornali che ci ricorda i rischi che corriamo come utenti della strada disattenti. E mettersi alla guida in stato di ebbrezza non è mai una buona idea.

Ho voluto quindi ricordare che lo scorso anno, un quarto degli incidenti mortali in Ticino è stato causato da conducenti con un tasso alcolemico nel sangue troppo alto. È un dato che ci deve far riflettere, poiché questi in­cidenti possono, anzi devono, essere evitati! E qualcuno mi ha chiesto “Ma come?”. Il mio non è un invito a met­tere al bando cene e brindisi in com­pagnia. Sono il primo ad amare e a non voler rinunciare a un buon bic­chiere di merlot nostrano per brindare con gli amici. È quasi una tradizione nel nostro Cantone, alla quale nessuno vuole rinunciare soprattutto in occa­sione delle festività di Natale e Capo­danno.

Dopo un momento di festa basta orga­nizzarsi. Magari facendo a turni tra amici per chi rimane “astemio per una sera”, per essere sicuri di tornare a casa senza creare pericoli per se stessi ma soprattutto per gli altri. E come ul­tima ratio, se non ci sono alternative e non è possibile mettersi al volante, c’è la possibilità di rivolgersi a Nez Rouge. Attenzione però, non si tratta di un taxi dal costo ridotto! Si tratta invece di un ottimo servizio per il quale alcuni volontari si mettono a di­sposizione gratuitamente nei periodi festivi per portare a casa senza peri­colo chi ha alzato un po’ il gomito e non può guidare. Quest’anno il servi­zio, che da oltre vent’anni collabora con il mio Dipartimento e la Polizia cantonale, sarà attivo nei week-end di dicembre e per Capodanno.

La sicurezza dei ticinesi passa quindi anche dal comportamento dei condu­centi che circolano sulle nostre strade. Un aspetto che tengo sempre a sotto­lineare. In questo senso il mio Dipar­timento propone “Strade sicure”, un programma di promozione con cam­pagne di sensibilizzazione rivolte agli utenti della strada. I controlli della Po­lizia cantonale prima delle festività non hanno quindi l’obiettivo di “inca­strare” i conducenti. E proprio in que­st’ottica diventa fondamentale il lavoro che sto portando avanti con il mio Dipartimento nell’ambito della collaborazione tra la Polizia cantonale e le comunali. In generale per quel che concerne i controlli stradali l’obiettivo che vogliamo ottenere è quello di ren­dere i controlli sulle strade più effi­caci, distribuiti in maniera ottimale e coordinata sul territorio garantendo soprattutto un servizio che ci per­metta di viaggiare sulle nostre strade sempre più sicure.

Quella sera di alcuni giorni fa, rien­trando a casa con mia moglie alla guida dopo la cena con i miei amici, mi è capitato di incontrare una pattu­glia della polizia mentre effettuava alcuni controlli. Sul ciglio della strada, davanti alla propria vettura, un uomo sulla cinquantina era acca­sciato sull’asfalto: nulla di grave, stava dormendo. Gli agenti sul posto mi hanno raccontato che la sua auto procedeva sbandando lungo la car­reggiata e quindi l’hanno pronta­mente fermato. L’uomo non si reggeva in piedi e dopo aver impre­cato contro di loro si è addormentato. Era un serio pericolo per se stesso e per gli altri. Ho ringraziato i poli­ziotti per il lavoro che hanno svolto. Hanno contribuito a tenere al sicuro le nostre strade.

Ogni giorno nel mio lavoro con il mio Dipartimento m’impegno a fa­vore della sicurezza dei ticinesi. I no­stri agenti di polizia si adoperano per un Cantone più sicuro e accogliente, ma ognuno di noi deve prima di tutto fare la sua parte. Per me la sicurezza del nostro territorio passa anche dalla sicurezza sulle nostre strade. Diver­tiamoci quindi, ma non dimenti­chiamo i nostri limiti. Nel dubbio, lasciamo la macchina ferma. Festeg­giamo quindi la fine del 2016, rega­landoci un dicembre 2016 al sicuro anche sulla strada.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRETTORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Valle Verzasca: riattivata la procedura di aggregazione

Valle Verzasca: riattivata la procedura di aggregazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Nella seduta odierna il Consiglio di Stato, dopo attenta valutazione, ha deciso di riattivare il processo aggregativo della Valle Verzasca. È stata ricostituita la speciale Commissione di studio che avrà il compito di aggiornare lo studio che definisce i contenuti del progetto di aggregazione per riportare al voto su questo importante tema i cittadini dei Comuni interessati.

Come preannunciato ai Municipi lo scorso 9 novembre, il Governo ha deciso di riattivare il processo di aggregazione dei Comuni di Brione Verzasca, Corippo, Cugnasco-Gerra (frazione di Valle), Frasco, Lavertezzo (frazione di Valle), Sonogno e Vogorno nel comune unico di Verzasca. Il progetto, in base a quanto stabilito dalla legge, includerà la separazione dei comparti di Valle dai rispettivi Comuni di Cugnasco-Gerra e di Lavertezzo.

Va ricordato che il precedente progetto aggregativo non aveva potuto essere concluso in seguito alla sentenza del Tribunale federale del 25 settembre 2015 che, in base alla legge in vigore a quel momento, aveva stabilito l’impossibilità di attuare la decisione del Gran Consiglio di scorporare in modo coatto la frazione di Lavertezzo Valle per attribuirla al nuovo Comune. Nel frattempo, come suggerito dal Tribunale federale, il Governo ha provveduto a completare la lacuna nelle norme cantonali modificando la Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni introducendo la possibilità di procedere alla separazione coatta di una frazione.

Dopo aver approfondito il tema, il Consiglio di Stato considera prematura ogni soluzione che veda uniti la Valle Verzasca e i vicini Comuni del Piano di Magadino. Il progetto del 2012 è quindi il più realistico e l’unico a dotare il potenziale nuovo Comune di un territorio compatto e unito e il solo in grado di raccogliere il consenso della maggioranza della popolazione interessata. Il consolidamento dell’intera Valle appare infatti l’unica variante capace di convincere la maggioranza della popolazione, come peraltro confermato in sede di votazione lo scorso 14 aprile 2013.

Alla base della decisione del Governo vi è la precaria situazione dei Comuni della Valle e l’esigenza di consolidare, senza ulteriori perdite di tempo, l’assetto istituzionale della Verzasca. Il Consiglio di Stato è pure fiducioso che i recenti contatti intrapresi fra i Comuni di Gordola, Cugnasco-Gerra e Lavertezzo sul futuro del comparto presente sul Piano di Magadino nell’ambito del Piano cantonale delle aggregazioni, possano favorire un’adesione al progetto di Verzasca anche da parte dei cittadini della frazione di Lavertezzo-Piano, che si erano in precedenza opposti alla separazione dalla loro frazione di Valle.

La Commissione costituita dal Governo, i cui rappresentanti sono stati designati dai
rispettivi Municipi, è composta da:

per il Comune di Brione Verzasca: Giovanni Scettrini, Vice Sindaco
per il Comune di Corippo: Claudio Scettrini, Sindaco
per il Comune di Cugnasco-Gerra: Michele Dedini, Vice Sindaco
per il Comune di Frasco: Fabio Badasci, Sindaco
per il Comune di Lavertezzo: Roberto Bacciarini, Sindaco
per il Comune di Sonogno: Renato Patà, Sindaco
per il Comune di Vogorno: Ivo Bordoli, Sindaco

La Commissione di studio, i cui lavori saranno accompagnati dal Capo della Sezione
degli enti locali Elio Genazzi e dai suoi collaboratori, dovrà indicativamente presentare il
proprio rapporto al Consiglio di Stato entro la fine del mese di marzo 2017.

Il Consiglio di Stato nomina Ryan Pedevilla capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Il Consiglio di Stato nomina Ryan Pedevilla capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha nominato Ryan Pedevilla quale nuovo capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni; in questa posizione sostituirà Fabio Conti, il quale beneficerà della pensione.

In qualità di Capo sezione del militare e della protezione della popolazione, Ryan Pedevilla avrà il compito di dirigere la Sezione pianificandone, progettandone e coordinandone l’attività nei vari ambiti di competenza (affari militari, protezione civile, protezione della popolazione e servizi amministrativi).

Nato nel 1977 e padre di due figli, il nuovo capo sezione ha svolto studi in economia aziendale alla SUPSI di Manno, specializzandosi in seguito come ufficiale professionista dell’Esercito dapprima all’Accademia militare del Politecnico di Zurigo e frequentando in un secondo tempo negli Stati Uniti l’Engineer Captain’s Career Course a Fort Leonard Wood (Missouri). Dopo avere collaborato per dieci anni al Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport – maturando una solida esperienza nella condotta militare e nella formazione dei quadri – dal 2013 Ryan Pedevilla ricopre la funzione di sostituto e aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Nell’Esercito svizzero ricopre inoltre il grado di tenente colonnello di Stato maggiore generale ed è attualmente Comandante del Battaglione di aiuto in caso di catastrofe 3.

Il Consiglio di Stato esprime un sentito ringraziamento a Fabio Conti per l’impegno e la dedizione profusi durante la sua pluriennale esperienza all’interno dell’Amministrazione cantonale e formula a Ryan Pedevilla i migliori auguri per la nuova sfida professionale.

Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Riforma Ticino 2020: il sito web è online

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | La riforma Ticino 2020 – avviata ufficialmente lo scorso mese di giugno – è da oggi presente online all’indirizzo www.ti.ch/ticino2020. Si tratta di un sito web indirizzato a tutti coloro che, in pochi clic, vogliono scoprire questo progetto essenziale per il futuro dei rapporti fra Cantone e comuni.

A partire da subito, chiunque sia interessato a informarsi sulla riforma denominata Ticino 2020: per un Cantone al passo coi tempi può consultare la specifica pagina internet. Nella stessa sono riassunti l’impostazione della riforma, l’organigramma che assicura l’avanzamento dei lavori e le relative tempistiche. È inoltre inserita la rubrica delle domande frequenti (FAQ), utili a comprendere gli aspetti cruciali del progetto. Sono stati infine raccolti i documenti essenziali su cui si basa il progetto.

La disponibilità online delle informazioni rientra nella strategia del Dipartimento delle istituzioni, affinché l’attività dello Stato sia accessibile a tutti coloro che desiderano saperne di più. Il sito web sarà quindi aggiornato costantemente per conoscere, in ogni momento, lo stato dei lavori così come le soluzioni avanzate per risolvere i problemi che concernono la ripartizione dei compiti e dei flussi fra Cantone e comuni. Allo stadio attuale e fino al 2019 la riforma si concentrerà essenzialmente sull’analisi della situazione attuale e sulla definizione delle relative proposte di revisione. Dal 2020, invece, la riforma passerà alla sua attuazione concreta.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola di polizia del V. circondario

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola di polizia del V. circondario

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato giovedì scorso a Bellinzona, nella sala del Gran Consiglio, gli allievi della Scuola cantonale di polizia; i 47 aspiranti agenti che hanno iniziato la loro formazione lo scorso 2 marzo e affronteranno gli esami federali nel mese di febbraio del prossimo anno.

Per i futuri agenti di polizia, il tradizionale incontro a Palazzo delle Orsoline ha costituito un’occasione privilegiata di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, responsabile della sicurezza in Ticino. Gli aspiranti hanno quindi colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale nel corso del 2016, a cominciare dalla gestione dei flussi migratori alla frontiera sud e dalla strategia di contrasto alle nuove forme di terrorismo.

Durante i 12 mesi di frequenza alla Scuola di polizia del V. circondario, gli aspiranti agenti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Il percorso formativo intende infatti fornire agli aspiranti agenti gli strumenti necessari a svolgere i compiti di crescente complessità ai quali saranno confrontati nella loro futura attività professionale. Nell’incontro odierno gli allievi si sono pertanto dimostrati molto informati e attenti all’attualità, chiedendo ad esempio al Consigliere di Stato come intenda dare seguito alla richiesta del Parlamento di segnalare le postazioni mobili per il controllo della velocità sulle nostre strade. Non sono mancate, infine, alcune domande di tipo personale, alle quali Norman Gobbi ha risposto con piacere.

In conclusione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha rivolto agli allievi della Scuola di polizia i suoi migliori auguri, ricordando loro l’importanza del lavoro che svolgono quotidianamente gli agenti a favore della sicurezza di tutti i cittadini.

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