L’Isis rivendica la strage a Berlino

L’Isis rivendica la strage a Berlino

Da laRegione | Gobbi: vitale per noi la collaborazione con le autorità italiane

«L’analisi del rischio ci dice che il Ticino e il resto della Svizzera non sono al momento fra gli obiettivi primari del terrorismo, in particolare di matrice jihadista. Il che però non ci autorizza ad abbassare la guardia. Da questo punto di vista la stretta collaborazione fra Polizia cantonale, polcomunali e Polizia federale è fondamentale. Ma soprattutto è per noi vitale la cooperazione con le autorità italiane che nell’ambito dell’intelligence sono, secondo me, molto più preparate, più performanti di quelle dei Paesi a nord del nostro». Una cooperazione con l’Italia che – aggiunge il consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni da cui dipende anche la politica di sicurezza nel nostro cantone – «funziona per fortuna molto bene».

Del resto la posizione geografica del Ticino implica necessariamente buoni e intensi rapporti con l’Italia per un’efficace attività preventiva e, se del caso, repressiva. Sul fronte interno ci sono invece ancora margini di miglioramento? «Avessimo più risorse da impiegare nell’azione di contrasto al terrorismo – risorse finanziate comunque da Berna perché ciò che in questo specifico settore fanno le nostre forze dell’ordine è nell’interesse della sicurezza non solo cantonale, ma anche nazionale –, staremmo un po’ meglio», dice Gobbi alla ‘Regione’. Controlli e accertamenti «richiedono infatti tempo e personale, mentre le risorse per esempio in Polizia giudiziaria sono limitate. Nonostante l’aumento degli effettivi in generale, il lavoro per la Cantonale è nel complesso aumentato. Oltretutto, quello che fino a pochi anni fa per noi non era un tema, cioè il terrorismo di matrice jihadista, oggi lo è».

La Polizia cantonale, spiega il comandante Matteo Cocchi, «attua nella lotta al terrorismo una serie di misure sulla base delle indicazioni della Conferenza svizzera dei comandanti e in collaborazione con la Polizia federale, che a dipendenza di come evolve la situazione sul piano nazionale e internazionale vengono aggiornate». In seguito per esempio all’attentato di Nizza «abbiamo adottato nuove misure in occasione del Festival del film di Locarno». Misure dissuasive, benché «allo stato attuale non esista una minaccia concreta di attacchi in Svizzera». Ciò detto, aggiunge il comandante della Cantonale, «siamo presenti sul territorio con dispositivi interforze, da noi coordinati, e i controlli – compreso quello, svolto in collaborazione con le Guardie di confine, dei flussi migratori – sono stati ulteriormente rafforzati già dopo gli attacchi a Parigi». I terroristi che hanno insanguinato l’Europa «sono stati in grado di compiere stragi anche senza bombe, ma, ripeto, siamo sul territorio per ridurre al massimo il tempo di reazione in un’eventuale grave situazione».

“Ticino a rischio? Sono sorpreso”

“Ticino a rischio? Sono sorpreso”

Da RSI.ch | L’esperto di Ginevra e la reazione di Norman Gobbi – La gente preferisce non pensarci

Il Ticino, con Basilea, Ginevra, Berna e Zurigo, fa parte dei cantoni maggiormente a rischio di attentati terroristici. A dirlo è Frédéric Esposito, direttore dell’osservatorio sulla sicurezza dell’Università di Ginevra. La spiegazione? Nel caso ticinese è la presenza della frontiera con un forte flusso di migranti, fra i quali gruppi criminali e terroristici possono infiltrare i loro membri.

L’affermazione sorprende il capo del Dipartimento delle istituzioni cantonale, Norman Gobbi, perché “non trova riscontro nelle analisi del Servizio delle attività informative della Confederazione e delle polizie cantonali”. È vero che si pone il problema di chi arriva con i migranti, ma proprio per questo “alla frontiera sud abbiamo fatto dell’identificazione di chi entra sul nostro territorio un cavallo di battaglia”. Ticino dunque non più a rischio di altri cantoni, anche perché di solito i bersagli dei terroristi non sono zone periferiche ma le grandi città. Fra dieci giorni arriva il Capodanno, con piazze affollate. Aumenteranno le misure? Controlli sì, però “senza militarizzare questi eventi”, risponde Gobbi.

In proposito si è espresso anche il vicesindaco di Lugano Michele Bertini, secondo il quale gli eventi di Berlino “imporranno delle riflessioni nei prossimi giorni su un eventuale adeguamento del sistema di sicurezza”.

Ma i ticinesi hanno paura? Proprio stamani un camion delle consegne in manovra “si è tirato dietro una bancarella” del mercatino di Lugano. Un caso, ma che “per una frazione di secondo” ha suscitato qualche timore, racconta una testimone. La maggioranza comunque preferisce non pensarci, “perché altrimenti non si esce più di casa”.

Allarmi e attentati di quest’anno non hanno nemmeno impedito alla gente di continuare a visitare i mercatini all’estero, anche se talvolta “è un po’ titubante” come racconta la responsabile della Principe Viaggi. I clienti finora “hanno reagito nel mondo giusto” per Matteo Bottinelli della Marchetti di Airolo, ma dopo Berlino non mancano le preoccupazioni per il futuro, sottolinea il proprietario della Rossi Viaggi. Il periodo è di quelli con un forte impatto sul fatturato annuale. La stagione comunque è agli sgoccioli e “la gente dimentica presto e ricomincia a vivere”, relativizza la cotitolare della Mantegazzi.

L’edizione del Quotidiano di martedì 20 dicembre 2016:
http://www.rsi.ch/la1/programmi/informazione/il-quotidiano/Il-Quotidiano-8417455.html

“La guardia era e resta alta”

“La guardia era e resta alta”

Da Ticinonews.ch | Il ministro Norman Gobbi parla della minaccia terroristica in Svizzera dopo la strage di Berlino

La minaccia del terrorismo è alta. Un grido d’allerta che abbiamo imparato a conoscere e ricompare a scadenze regolari. Una minaccia che dal 13 novembre 2015 non ci ha mai dato tregua e che oggi ci ricordano i capi di stato dei paesi europei.

La Germania sapeva che l’occhio del nemico un giorno si sarebbe rivolto verso di lei. Non è ancora chiaro se per mano di un lupo solitario o di un gruppo organizzato, ma quel giorno è arrivato. Il grido d’allerta non risparmia nessuno, nemmeno la Svizzera seppur non sia considerata dalle autorità federali un obiettivo prioritario di possibili attacchi. E anche sul nostro territorio la minaccia del terrorismo resta alta.

“Dobbiamo da un lato conviverci, dall’altro non dobbiamo limitare le nostre libertà” commenta il ministro Norman Gobbi ai microfoni di TeleTicino, il quale ha espresso a nome del Governo ticinese parole di cordoglio per le vittime di Berlino. “Lo scopo di questi attacchi è quello di renderci insicuri nella nostra quotidianità. Ma dobbiamo resistere nonostante questa pressione”.

Il capo del Dipartimento delle istituzioni ha poi parlato della situazione specifica in Ticino. “Le misure di sicurezza sono state rafforzate dopo la strage di Nizza” ha ricordato Gobbi, precisando che gli agenti sono stati dotati dei giubbotti anti-proiettili e di armi a canna lunga. È stato inoltre data maggiore attenzione alle analisi e all’intelligence, quindi rafforzata anche al collaborazione tra le autorità federali e quelle cantonali per prevenire questo tipo di attacchi.

Dal canto suo il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi, ospite in studio durante il TG di TeleTicino, ha dichiarato che le misure di sicurezza verranno rafforzate in vista dei festeggiamenti di Capodanno.

Riguarda l’intervista integrale nel servizio andato in onda su TeleTicino: http://www.ticinonews.ch/video/ticino/337588/la-guardia-era-e-resta-alta

L’unione fa la forza: Comuni forti per un Ticino forte

L’unione fa la forza: Comuni forti per un Ticino forte

Dal Mattino della domenica | Costruiamo insieme il Ticino di domani per essere più competitivi anche fuori dai confini cantonali

Tra una settimana esatta saremo tutti riuniti insieme ai nostri cari per fe­steggiare il Natale. Un appuntamento che ci rammenta che manca poco al termine del 2016. Per un politico è tempo di bilanci e di uno sguardo at­tento a quello che sarà il futuro. Tante le sfide e i progetti che hanno toccato il nostro Ticino nell’anno che sta per finire. Ripercorrendo i momenti sa­lienti non posso che soffermarmi sul mese di giugno, quando è stato inau­gurato il tunnel di base del San Got­tardo entrato in funzione qualche settimana fa. Un appuntamento con la storia e aggiungo io con il nostro fu­turo. Un collegamento che ha ridefi­nito la mobilità interna e ha portato il nostro Cantone a trovarsi molto più vicino al resto della Svizzera; un aspetto che rappresenta un’opportu­nità per rilanciare la competitività dell’economia ticinese a livello na­zionale e internazionale.

Oggi più che mai, con l’apertura del tunnel di base che ci avvicina al cuore della Svizzera, dobbiamo essere forti e compatti nel rivendicare oltre Got­tardo le nostre esigenze: non sono piagnistei come alcuni un po’ facil­mente li dipingono, dimenticandosi che siamo incastonati in una regione di una Penisola in grandi difficoltà economiche e occupazionali, e con oltre 60’000 frontalieri che varcano il confine ogni giorno.

Uno dei pilastri per rafforzarci, è quello di consolidare lo scheletro del nostro Cantone, costituito dai Co­muni. La geografia comunale è tor­nata d’attualità, dopo un periodo di relativa calma e assestamento. Il prossimo mese di aprile ci saranno le elezioni sia del nuovo Comune di Ri­viera e, qualche chilometro più a Sud, del nuovo Comune di Bellinzona: una sfida nuova e impegnativa, perché si tratta di avviare un’inedita realtà co­stituita da 13 ingranaggi, ovvero gli ex-Comuni. La Lega dei ticinesi potrà giocare la sua partita e rivestire un ruolo importante, proprio perché stiamo mostrando che anche a li­vello locale stiamo crescendo e svol­gendo egregiamente i nostri compiti. Anche nella valle del nostro Presi­dente del Gran Consiglio – Fabio Ba­dasci – il progetto per un Comune unico della Valle Verzasca è stato riat­tivato con convinzione. In Vallemag­gia, Valle di Blenio, Leventina, Valle di Muggio, Valle Onsernone e nelle Centovalli le esperienze sono state positive, a conferma di come sia l’oc­casione per i cittadini verzaschesi di dotarsi di un Comune solido e pro­mettente grazie alle proprie peculia­rità.

Le aggregazioni costruiscono un Ti­cino progettuale e forte, meno frazio­nato e legato alle solite beghe di quartiere. Si tratta di requisiti fonda­mentali per inserirci con forza e toni­cità nella concorrenza intercantonale che non fa sconti a nessuno.

Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni sono convinto che Municipali e Consiglieri comunali – soprattutto i nostri! – sanno e sa­pranno promuovere i progetti di svi­luppo senza sottovalutare l’attenzione alle esigenze più pun­tuali e quotidiane dei Ticinesi, da Chiasso ad Airolo. L’esperienza mi – e ci – insegna che le opportunità superano abbondantemente i rischi che si celano dietro le aggregazioni. Certo, ci vuole rodaggio, fatica e ca­pacità di adattamento sia nelle Valli sia nei centri urbani.

Per ridare forza e futuro al nostro Cantone dobbiamo continuare con il cantiere del Ticino di domani, così come tracciato nel Piano cantonale delle aggregazioni. Un Ticino con più ossa e meno ossicini, equilibrato e agile, saprà rafforzare le sue realtà ur­bane e periferiche, guadagnando il peso che gli spetta e che spesso oltre Gottardo viene sottovalutato. Il no­stro peso sullo scacchiere svizzero ce lo riprenderemo, e partiremo dalle ra­dici del federalismo: Comuni capaci e vicini ai cittadini e ai loro bisogni.

NORMAN GOBBI, CONSIGLIERE DI STATO E DIRET­TORE DEL DIPARTIMENTO DELLE ISTITUZIONI

Discorso per il battesimo del treno “Göschenen/Airolo”

Discorso per il battesimo del treno “Göschenen/Airolo”

Franco Pedrini, Sindaco di Airolo,
Roberto Tulipani, Responsabile Regione Sud FFS e CEO TILO,
Care autorità e cari abitanti delle Tre Valli,
Egregi signori,
Gentili signore,

L’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo lo scorso giugno si è rivelata un evento d’interesse internazionale, che ha attirato nel nostro Cantone oltre 100mila persone durante il fine settimana dedicato alla festa popolare. Un successo prevedibile, poiché la nuova galleria ha un’importanza che supera i confini elvetici: accorcia infatti in maniera rilevante le distanze tra nord e sud, nella linea che da Genova arriva fino a Rotterdam. Il Ticino e i suoi attori economici stanno vivendo un’occasione unica: un treno che sta partendo e che non dobbiamo assolutamente perdere.

Una settimana fa abbiamo potuto assistere, in occasione dell’annuale modifica dell’orario FFS, alla messa in funzione della nuova tratta. Una festa che ha portato molti ticinesi nelle stazioni centrali del nostro Cantone, dimostrazione di una grande soddisfazione e ottimismo per questo cambiamento.

Negli anni che hanno preceduto l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo si è a lungo dibattuto sugli aspetti positivi e negativi che questa rivoluzione dei trasporti avrebbe portato con sé. Soprattutto, si è discusso a fondo sulle opportunità e sulle incertezze che avrebbero segnato il futuro della popolazione ticinese. L’incertezza più rilevante, per chi – come il sottoscritto – vive la situazione in prima persona, è il destino delle nostre valli, come la Leventina, che da via obbligata per il transito della tratta nord-sud, corre il rischio di venir isolata. È un rischio, ma è anche l’occasione per sviluppare una politica regionale mirata.

Non stiamo più parlando di una data lontana: questo futuro è il nostro presente. È quindi giunto il momento di innovare, proporre, pianificare, prendere delle decisioni che incideranno sugli anni a venire della nostra valle. È compito di noi leventinesi, ticinesi, politici e imprenditori locali, attuare tutte le misure possibili per prendere in mano il destino nella nostra regione, mettendoci la testa ma soprattutto il cuore, nel prendere decisioni riguardanti il nostro avvenire.

Come Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, in questi anni mi sono adoperato per evitare l’isolamento delle valli. Mi sono dato da fare per continuare a mantenere i servizi di base dell’Amministrazione nelle regioni più periferiche del Cantone, e per delocalizzare alcuni servizi nelle valli. Sono convinto infatti che non siano solo i centri urbani a portare beneficio all’economia del Cantone: anche le zone più discoste devono essere percepite come risorse che possono contribuire attivamente al benessere di tutti i ticinesi.

Con il treno “Göschenen/Airolo”, l’azienda TILO estende e potenzia i suoi servizi verso
nord, ridefinendo la funzione di questa tratta, qualificandola e incorniciandola nel suo valore turistico. Una via panoramica che i visitatori percorreranno con la volontà di scoprire le bellezze della nostra regione, fatta di montagne e di paesi incantevoli, di sentieri nella natura e di artefatti storici, di spettacoli dell’ingegneria come le gallerie del Piottino e della Biaschina, di prelibatezze prodotte all’alpe, nei nostri vigneti, nelle nostre aziende gastronomiche. Sarà compito nostro farci trovare pronti, per non disattendere le aspettative di chi verrà a farci visita.

Con grande piacere ho preso atto però che TILO non ha pensato solo a chi nella nostra
regione arriva come turista, ma ha riservato una particolare attenzione anche per chi,
come noi, ha scelto di rimanere in valle a vivere, nonostante gli spostamenti richiesti dal lavoro e dallo studio. I collegamenti con il resto del Cantone sono stati infatti riorganizzati e potenziati, garantendo un miglior scambio con le altre regioni del Cantone e la Svizzera interna. Alcune stazioni che avevano visto la loro attività ridotta negli anni, come quella di Lavorgo e di Ambrì-Piotta, saranno finalmente ristabilite per tutti i treni di questa nuova tratta. La nuova offerta TILO garantisce quindi un importante aspetto regionale, che aggiunge del valore alla qualità di vita in Leventina.

Oggi festeggiamo un segnale positivo verso le valli, soprattutto poiché proviene da un
attore vitale per le regioni periferiche, come lo è un servizio di trasporti pubblici. È un messaggio che ci fa ben sperare, che ci dà la possibilità di essere partecipi del nostro futuro, mettendo a disposizione della nostra regione uno strumento essenziale per il proprio sviluppo. Dopo la notizia di qualche giorno fa, mi sento però di “dosare” questo entusiasmo e di pensare agli anni a venire: a fine 2017 scadrà infatti la concessione della linea. Le FFS proprio pochi giorni fa hanno messo in dubbio il sostegno del costo della manutenzione della linea, che potrebbe quindi riversarsi sulle finanze del Cantone e dei Comuni. Un impegno finanziario oneroso e attualmente non sostenibile, che metterebbe in serio pericolo questo prezioso servizio. Una preoccupazione che intendo condividere con i miei colleghi di Governo, e per la quale abbiamo la volontà di lottare. Per far sì che la situazione attuale, quella che oggi festeggiamo, rimanga tale: una linea di montagna valorizzata nell’ottica turistica e adeguata alle necessità della popolazione locale.

Con l’apertura nel 2020 del tunnel di base del Monte Ceneri, anche i centri urbani del
nostro Cantone saranno più vicini, e potremo quindi abbracciare il concetto della “Città-Ticino”, ovvero di un’entità policentrica che abbia un peso ancor più rilevante nelle relazioni con Berna e con i paesi confinanti. Questa è un’evoluzione che chiederà ai Comuni ticinesi e ai suoi abitanti uno sforzo comune per vincere una sfida non indifferente. Ticino2020, il progetto che vuole ridefinire i rapporti e i flussi tra Cantone e Comuni così come il Piano cantonale delle aggregazioni che il Consiglio di Stato sta attuando vanno in questa direzione: per la realizzazione del Ticino di domani, più forte a livello istituzionale ed economico, e certamente più coeso. Dobbiamo quindi tenere a mente che quello che stiamo costruendo per la Leventina in questi anni ci permetterà di arrivare al 2020 con delle basi solide, con le quali potremmo essere davvero parte attiva di questo cambiamento.

È con grande piacere quindi che il Canton Ticino accoglie questa novità da parte dell’azienda TILO. Oggi l’occasione è propizia per ricordarci che ognuno di noi può – e deve – fare la propria parte, pubblico e privato, ticinesi e leventinesi, contribuendo con proposte concrete alla realizzazione della Leventina di domani. Per il bene della collettività e per il futuro della nostra regione.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Frattura? No, confronto”

“Frattura? No, confronto”

Da RSI.ch | Modem sulla spaccatura in casa Lega – Gobbi: “La minoranza deve impegnarsi e sedere in Commissione”

“Ci sarà questo confronto tra le due anime leghiste, come c’è sempre stato.” Parole del consigliere di Stato Norman Gobbi, invitato a dibattere venerdì mattina durante Modem (su Rete Uno), in merito alla spaccatura in casa Lega dei ticinesi.

La frattura all’interno del movimento è emersa in occasione della bocciatura da parte del Gran Consiglio del Preventivo 2017. Il confronto è stato chiesto a gran voce dal capogruppo Daniele Caverzasio, che ha manifestato il suo dissenso nei confronti della frangia guidata da Boris Bignasca anche con la decisione di lasciare la Commissione della Gestione, assieme a Fabio Badasci, presidente del Gran Consiglio, e a Michele Foletti.

“Ruolo attivo della minoranza in Commissione”

“La minoranza che si è espressa in Gran Consiglio ora faccia la sua parte assumendo un ruolo attivo all’interno della Commissione della Gestione” ha commentato Gobbi ai microfoni della RSI, ricordando che: “Anche il sottoscritto alla sua prima legislatura non era così istituzionale e orientato a trovare una mediazione. Allo stesso modo Gianmaria Frapolli e Boris Bignasca dovranno fare il loro percorso in questo senso nel capire che possono portare sul tavolo le loro proposte, ma che alla fine bisogna trovare un consenso”.

La puntata di Modem: http://www.rsi.ch/g/8384416

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Oggi a Bellinzona, in un clima di collegialità e cordialità, presso il Tribunale penale Federale, si è svolta la cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il presidente del Gran Consiglio Fabio Badasci, il sindaco di Bellinzona Mario Branda, e il vice presidente del Tribunale Penale Federale Tito Ponti. È stata l’occasione per salutare, in una cornice istituzionale, chi sull’arco di una vita dedicata alla polizia si appresta a passare al beneficio della pensione. Si è voluto inoltre sottolineare le promozioni all’interno del Corpo, il superamento con successo di corsi di formazione ed è stata pure l’occasione per presentare i nuovi assunti sia uniformati che amministrativi.

Durante gli interventi è stato sottolineato l’impegno profuso da tutti gli appartenenti al Corpo della Polizia cantonale che si trova a dover affrontare costantemente nuovi e impegnativi compiti legati alla sicurezza del cittadino e del territorio. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha espresso la sua gratitudine al Corpo di Polizia che garantisce quotidianamente la sicurezza del territorio e dei cittadini, non solo a livello cantonale, ma anche a livello nazionale, in ragione della nostra specifica posizione geografica. Condizione evidenziata dall’impiego volto a garantire la sicurezza per l’inaugurazione della Galleria di base del San Gottardo. Infatti, prima volta in Svizzera, un operazione di questo genere, che ha visto coinvolti più Cantoni e ha salutato la presenza di importanti capi di Stato, è stata diretta da un unico Capo impiego, il sostituto comandante della Polizia Cantonale Lorenzo Hutter. Ruolo della Polizia che ha assunto maggior centralità in ragione degli importanti flussi migratori con i quali siamo confrontati in questo periodo storico e dove il Ticino si è distinto per capacità, previsione e pianificazione. Il Comandante Cocchi si è complimentato con gli agenti di polizia per il grande impegno dimostrato nell’assolvere gli importanti compiti assegnati sottolineando come il 2016 è stato un anno importante a tutti i livelli, al fronte come al Comando, che ha registrato lusinghieri successi nel contrasto della criminalità, sia cantonale sia transfrontaliera. “La Polizia cantonale ne esce vincente e dimostra la sua efficienza anche al di fuori dei confini cantonali” ha concluso il Comandante.

Il preventivo che non Lega

Il preventivo che non Lega

Da laRegione | La puntualizzazione di Gobbi: ‘Mica l’abbiamo bocciato noi. È stato il Ppd’

Il direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali fa sapere che non intende rilasciare dichiarazioni. Parla invece l’altro consigliere di Stato leghista, il capo delle Istituzioni Norman Gobbi. Che minimizza: «Chi ha bocciato il Preventivo 2017 – dice Gobbi alla ‘Regione’ – sono stati i Ppd, mica i leghisti. Noi siamo riusciti a recuperare il gruppo».

In effetti, alla fine ‘solo’ tre leghisti hanno votato contro il Preventivo.

Esatto. Prima del voto di entrata in materia, i consiglieri di Stato leghisti si sono assunti le proprie responsabilità, andando nel proprio gruppo per chiarirsi. Il consigliere di Stato Ppd invece non ci è andato. Ribadisco: sono i popolari democratici che hanno bocciato questo Preventivo.

Non si può quindi parlare di una Lega divisa al suo interno?

Ci sono delle sensibilità che chiedono più risparmi, così come ci sono delle sensibilità che chiedono meno tagli. Ma queste posizioni all’interno del movimento erano già emerse quando si è votata la manovra di risanamento finanziario: le medesime persone che oggi (ieri, ndr) si sono espresse negativamente sul Preventivo, avevano allora votato contro le misure di risparmio, poiché giudicate poco incisive o sbilanciate sulle entrate.

Ma perché martedì al pulpito per la Lega ha parlato prima Michele Guerra, entusiasta dei Conti, e poi Boris Bignasca, contrario. Non si è creata confusione?

Il dibattito organizzato funziona così ed è giusto che si esprima anche la minoranza del gruppo parlamentare leghista. Poi se qualcuno ha inteso che tale minoranza era molto più ampia, significa che non si ricordava quanto votato a settembre sulla manovra di risanamento.

Ultima domanda, signor Gobbi. Ci sarà un regolamento di conti in casa Lega?

No. Magari un riequilibrio delle posizioni in commissione della Gestione, per dare spazio alla minoranza. Ma un regolamento di conti lo escludo.

Sicurezza: vietato giocare, lavoriamo insieme!

Sicurezza: vietato giocare, lavoriamo insieme!

Dal Mattino della domenica | Il ministro Norman Gobbi racconta il dietro alle quinte dell’operato della Polizia cantonale

Negli scorsi giorni la Polizia cantonale e il suo operato sono stati proiettati sotto la luce dei riflettori. In rete, ma non solo, è stato criticato l’agire delle nostre forze dell’ordine. A farlo è stato il sindaco di Lavena Ponte Tresa. Ma cosa è successo? A Molinazzo di Monteggio è andato in scena un tentativo di rapina. Celermente, per trovare gli autori, la Polizia cantonale ha valutato come di consueto una serie di misure d’urgenza da attuare per gestire la situazione. Misure che avevano un solo obiettivo: tutelare la sicurezza dei Ticinesi e di tutto il nostro territorio. Una decisione che ha creato malcontenti al di là del confine per i disagi al traffico che si sono creati e hanno bloccato in coda i lavoratori frontalieri che volevano far rientro al proprio domicilio. D’altra parte il traffico nelle ore di punta è un problema che tanti cittadini ticinesi conoscono bene, soprattutto nel Sottoceneri a ridosso del confine con l’Italia. Una circostanza comunque eccezionale quella vissuta dai lavoratori stranieri e con la quale siamo toccati anche noi ticinesi. Una situazione quella di lunedì sera che si è venuta a creare per un motivo più che valido: garantire un bene superiore, ovvero la nostra sicurezza.

Ma mentre sul web si infiammava la solita polemica montata ad arte per qualche minuto di visibilità, la Polizia cantonale continuava a lavorare. Ed è proprio su questo che voglio portare l’attenzione. Di come i nostri agenti dietro le quinte, lontani dalle luci dei riflettori instancabilmente operano a favore di tutta la collettività. A favore di tutti noi. Proprio lunedì è iniziata infatti l’operazione Prevena: l’appuntamento che come da tradizione si rinnova anche per il 2016 e che vede coinvolti gli agenti della Polizia cantonale, delle comunali, della Polizia dei trasporti e delle Guardie di confine. Tutti insieme lavoreranno fianco a fianco con un obiettivo comune: prevenire borseggi, taccheggi e furti nelle abitazioni nel periodo prenatalizio. Ma come lo faranno? Con una presenza più marcata di agenti sul territorio fino alla vigilia di Natale.

Durante le giornate dell’avvento la grande affluenza di persone nei negozi dei nostri nuclei cittadini vestiti a festa e nei centri commerciali ingolosisce purtroppo chi vuol commettere furti, borseggi e taccheggi. E con l’imbrunire repentino delle giornate, il mese di dicembre diventa il momento perfetto per i malfattori che vogliono mettere a segno i furti nelle nostre abitazioni approfittando del fatto che noi siamo ancora al lavoro. Ma nonostante questi presupposti vogliamo contrastare efficacemente questo tipo di reati. Per questo motivo le nostre forze dell’ordine scendono in campo, o meglio scendono sulle nostre strade. Un pattugliamento più importante organizzato per prevenire questi crimini che rischiano di rovinare le nostre giornate di festa. Loro faranno la loro parte, ma anche tutti i cittadini possono contribuire a contrastare questi fenomeni.

Non mi stancherò mai di ripeterlo quando parlo di sicurezza sul nostro territorio: il ruolo di tutta la cittadinanza diventa fondamentale. Cittadine e cittadini che sono le prime sentinelle a guardia del nostro territorio. Non esitate a segnalare alla Polizia tutti i comportamenti sospetti: fidatevi delle vostre sensazioni e se una situazione vi turba o non vi rende tranquilli chiamate il 117! Se un’auto sosta a lungo in un luogo e non l’avete mai vista prima annotatevi il tipo di veicolo, il colore e se possibile anche il numero di targa e appena potete segnalatela ai nostri agenti. Spesso l’arresto di malviventi è possibile proprio grazie alle indicazioni fornite dai nostri cittadini-sentinella. Facciamo quindi tutti la nostra parte per vivere serenamente le giornate di dicembre. Ma non solo! Così facendo contribuiamo tutti a tutelare uno dei beni più preziosi che abbiamo: la nostra sicurezza, quella di tutto il Ticino. Perché non venga a mancare quella sensazione di “essere al sicuro” tra le nostre mura domestiche, un privilegio al quale non dobbiamo mai rinunciare!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Non si ferma il cantiere delle aggregazioni

Dal Corriere del Ticino | L’opinione

Dopo un periodo di relativa calma, nelle scorse settimane le aggregazioni comunali sono tornate d’attualità. Di recente infatti, sono state stabilite le elezioni del nuovo Comune di Bellinzona (a seguito della recente sentenza del Tribunale federale), il progetto per un Comune unico in Valle Verzasca è stato riattivato e sono ripresi, accanto alla Riforma «Ticino 2020», i lavori per il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA): tutto questo fissa nell’agenda politica dei prossimi mesi appuntamenti importanti che sanno di futuro.

Le aggregazioni – come rilevato più volte – sono uno strumento, non un fine a se stesso. Questi consolidamenti istituzionali non forniscono automaticamente soluzioni ai problemi territoriali e amministrativi. E non abbiamo la garanzia automatica della gestione parsimoniosa delle risorse impiegate. Inoltre, sono comprensibili le preoccupazioni per il mantenimento della prossimità e la cura del dettaglio (il famoso tombino da riparare o la calla neve subito in viaggio al primo fiocco).

Ma fermarsi ai rischi sarebbe un gesto di sfiducia nei confronti degli amministratori locali attuali e futuri, e deprimerebbe qualsiasi evoluzione del nostro territorio. Le aggregazioni sono una sfida da raccogliere, perché non possiamo affrontare l’evoluzione della società con le ricette del passato.

Un bacino elettorale più ampio, l’unione coerente della pianificazione territoriale, una spinta progettuale più solida e meno frazionata, il superamento di storiche «beghe» di quartiere e una maggiore forza contrattuale nei confronti del Cantone – un aspetto che ho notato da subito in Consiglio di Stato – costituiscono veri e propri trampolini verso traguardi altrimenti proibitivi. Gli attori dei nuovi Comuni (municipali, consiglieri comunali e funzionari in primis) sanno e sapranno coniugare i progetti di sviluppo con l’attenzione alle esigenze più puntuali e quotidiane della popolazione.

L’esperienza maturata a seguito delle numerose aggregazioni mostra come le opportunità siano molto maggiori rispetto ai rischi. Occorre un periodo di rodaggio, aggiustamenti in corso d’opera (non si possono pretendere Comuni disegnati a tavolino!) e parecchio olio di gomito, ma i risultati sono confortanti, sia nelle Valli sia nei centri urbani. Per quanto concerne le prime, l’unione di piccole realtà ha iniettato nuova linfa nelle zone periferiche del nostro Cantone. Sono state liberate molte energie prima bloccate soprattutto dalle difficoltà nel rinnovare gli organi comunali. Dopo le esperienze positive in Vallemaggia, Valle di Blenio, Leventina, Valle di Muggio, Valle Onsernone e Centovalli, tocca ai cittadini verzaschesi tornare a convincersi di un disegno unico che offrirà loro un Comune solido e pronto a rilanciarsi grazie alle proprie peculiarità.

Il Bellinzonese si trova invece ai blocchi di partenza di una sfida intensa e per nulla scontata: riunire e oliare gli ingranaggi di 13 (ex) Comuni. Perché unire enti locali dotati di un buono standard di servizi? Proprio perché oggi non bastano Comuni semplicemente funzionanti: ci vogliono Comuni funzionali. Un agglomerato vive con il freno a mano tirato se diviso da una moltitudine di attori in gioco che inevitabilmente blocca progetti e soluzioni regionali, cristallizza doppioni amministrativi costosi e allunga i tempi della politica.

Non dimentichiamo che quest’anno è stata istituita anche la Commissione di studio per l’aggregazione della Valle Rovana con Cevio, così da intraprendere un percorso comune che sappia rafforzare l’Alta Vallemaggia. Ad uno stadio molto più avanzato abbiamo, inoltre, il nuovo Comune di Riviera, che muoverà i suoi primi passi con le elezioni nell’aprile dell’anno prossimo, grazie alla convinta unione di Cresciano, Iragna, Lodrino e Osogna.

Bellinzona e la Verzasca, così come le altre realtà ticinesi in movimento, s’inseriscono nel solco della visione cantonale del Ticino di domani, tracciata nel PCA con il coinvolgimento di tutti gli attori locali. Quest’ultimo configura il contesto di un Ticino ricalibrato nei suoi equilibri fra centri urbani e rafforzato nelle sue zone periferiche. Un tassello importante per concretizzare la riforma Ticino 2020 che intende riordinare compiti e flussi fra Comuni e Cantone.

Come detto, l’obiettivo delle aggregazioni non è quello di sommare Comuni, ma di tonificare un federalismo che sia forte in tutti i suoi livelli istituzionali.

Occuparsi d’istituzioni significa migliorare costantemente il rapporto fra il Cittadino e le aziende con l’amministrazione pubblica. Il mio augurio e il mio ringraziamento vanno a coloro che s’impegnano per questo obiettivo a favore di tutti i cittadini ticinesi.