Meno costi, più qualità e più posti di lavoro in Valle

Meno costi, più qualità e più posti di lavoro in Valle

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi ha presentato il nuovo Contact Center dell’Ufficio di esecuzione aperto a Faido

Le riforme del Dipartimento delle istituzioni
Quando sono entrato in Consiglio di Stato nel 2011 e ho assunto la carica di Direttore del Dipartimento delle istituzioni ho trovato un’Amministrazione cantonale dotata di molto potenziale ma con molto margine di manovra sul quale lavorare per migliorare il servizio che lo Stato può, e deve, offrire ai cittadini. Molta burocrazia e tanti meccanismi arrugginiti che si tramandavano da anni all’insegna del motto “abbiamo sempre fatto così”. Fortunatamente ho trovato anche collaboratori motivati e intraprendenti, con i quali è stato possibile iniziare a riflettere su come portare un po’ di rinnovamento e oliare gli ingranaggi di una macchina, quella amministrativa, che a volte fatica a stare al passo con i tempi. Una bella sfida, che ho deciso di raccogliere. Detto fatto quindi: ho riavviato una serie di riorganizzazioni interne che hanno toccato trasversalmente quasi tutti gli ambiti del mio Dipartimento: dalla Polizia cantonale, alla Sezione della circolazione passando per le Strutture carcerarie e dall’Ufficio della migrazione.

Un contatto privilegiato con i cittadini
Nel giro di quattro anni abbiamo anche introdotto una nuova modalità d’interazione con i cittadini che necessitano di entrare in contatto con l’Amministrazione cantonale: sono difatti tre i contact center aperti nel mio Dipartimento. Oltre a quello dell’Ufficio di esecuzione, in passato lo stesso servizio è stato realizzato all’interno della Sezione della circolazione e della Sezione della popolazione.
Di che cosa si tratta? Non bisogna farsi trarre in inganno dal nome confondendolo con il suo più noto cugino, il call center. L’attività del Contact Center è infatti molto più ampia della sola ricezione di tutte le telefonate in entrata. A Faido è stata centralizzata la ricezione della posta elettronica in entrata e vengono gestiti direttamente gli estratti esecutivi. Si tratta di una struttura che garantisce il contatto diretto e privilegiato con il cittadino e che consente di dar seguito in maniera efficace e tempestiva alle molteplici richieste che giungono a questi servizi.

La dislocazione dei servizi nelle zone periferiche
Il nuovo servizio inaugurato a Faido a inizio ottobre s’inserisce nella riorganizzazione generale dell’Ufficio di esecuzione, che persegue l’obiettivo di aumentare la qualità delle prestazioni erogate agli utenti e di ottimizzare l’utilizzo delle risorse a disposizione. Il progetto è parte integrante del pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali approvato dal Parlamento lo scorso mese di settembre. Questo nuovo servizio contribuirà infatti, assieme ad altre misure relative all’Ufficio di esecuzione, a raggiungere un risparmio di circa mezzo milione di franchi. Ma già oggi i risultati, in termini di qualità del lavoro, non mancano: in poco più di un mese vengono evase direttamente più del 70% delle chiamate in entrata sgravando i collaboratori delle altri sedi del settore dell’esecuzione presenti sul territorio. E proprio negli scorsi giorni qualcuno mi ha chiesto “Norman, ma perché proprio a Faido?”. La risposta è semplice: per garantire nuove opportunità di lavoro nelle zone periferiche. Infatti, se da una parte la macchina statale ha la necessità di rinnovarsi per rispondere alle esigenze della popolazione, dall’altra non bisogna dimenticare l’importanza di garantire alle regioni periferiche posti di lavoro. Un tema a me caro fin da quando sedevo sui tavoli del Parlamento. Allora avevo presentato una mozione per spostare l’Ufficio del registro di commercio in una zona periferica e da Consigliere di Stato l’ho fatto, portando l’Ufficio del registro di commercio a Biasca. Nei progetti promossi dal mio Dipartimento ho sempre avuto un occhio – se non due! – di riguardo nei confronti delle regioni periferiche. Tutti sostengono che le valli sono una risorsa preziosa? Allora occorre valorizzarle con i fatti. In quest’ottica, la riorganizzazione avrà delle ricadute positive su tutta la Leventina, con la creazione di nuovi posti di lavoro e il conseguente impulso socio-economico, fatto di vitalità e opportunità.
Perché il benessere dei cittadini ticinesi passa anche attraverso servizi pubblici di qualità. Ovunque.

Norman Gobbi,
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Scuola di Polizia 2018: pubblicato il bando di concorso

Scuola di Polizia 2018: pubblicato il bando di concorso

Comunicato stampa della Polizia cantonale | La Polizia cantonale comunica che è oggi stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale, di nuovi aspiranti agenti per le Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Biasca, Chiasso, Giubiasco, Intercomunale del Piano, Locarno, Lugano, Mendrisio, Muralto-Minusio e Stabio nonché per la Polizia dei trasporti. I candidati seguiranno la Scuola di Polizia a partire dal 1. marzo 2018.

La formazione per gli aspiranti agenti di polizia comprende, oltre a una parte teorica,
anche un periodo di pratica con stage sia nei corpi comunali che all’interno della Polizia
cantonale. Questo percorso permette ai candidati di sviluppare le qualità richieste per
questa professione, e di prepararsi adeguatamente alla complessità del lavoro
quotidiano sul territorio.

Come di consueto, l’idoneità dei candidati sarà verificata mediante prove fisiche,
mediche, di cultura generale e psicologiche. La decisione sull’ammissione dei singoli
candidati alla Scuola di Polizia giungerà entro la fine del mese di ottobre 2017.
Le candidature vanno inoltrate entro il 31 dicembre 2016. Il bando di concorso e i
formulari possono essere scaricati dal sito internet della Polizia cantonale, all’indirizzo
www.ti.ch/polizia. Inoltre, è in programma un incontro informativo lunedì 19 dicembre
2016, dalle 19 alle 22, nell’Aula magna dell’Istituto Cantonale di Economia e Commercio
in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.

Inaugurato ufficialmente il Contact Center dell’Ufficio di esecuzione situato a Faido

Inaugurato ufficialmente il Contact Center dell’Ufficio di esecuzione situato a Faido

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Questa mattina il Dipartimento delle istituzioni ha inaugurato ufficialmente il nuovo Contact Center dell’Ufficio di esecuzione situato a Faido, attivo dal mese di ottobre e che ha già ottenuto ottimi risultati sul campo. All’interno di questo servizio, che costituisce un contatto diretto e privilegiato con la cittadinanza, è attivo un giovane team composto da sette persone.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, accompagnato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, ha incontrato la stampa nella sala del Consiglio Comunale di Faido per illustrare un importante progetto intrapreso dal Dipartimento alfine di migliorare ulteriormente la qualità del servizio garantito alla cittadinanza. Durante la presentazione sono intervenuti Fernando Piccirilli, Ufficiale dell’Ufficio di esecuzione Bellinzona e Valli e Responsabile del settore esecutivo cantonale, e Lallo Ruggeri, Supplente ufficiale Bellinzona e Valli e Capoprogetto del Contact Center, che hanno accompagnato gli ospiti in una visita degli uffici del servizio.

Il Contact Center s’inserisce nella riorganizzazione generale dell’Ufficio di esecuzione, che persegue l’obiettivo di incrementare la qualità del servizio fornito e di ottimizzare l’utilizzo delle risorse a disposizione. Il nuovo servizio, in funzione da inizio ottobre, ha ottenuto ottimi risultati, evadendo già oggi direttamente più del 70% delle chiamate in entrata, a sgravio dell’attività delle altre sedi dell’Ufficio di esecuzione presenti sul territorio. Ma attenzione a non farsi ingannare dal nome: l’attività del Contact center è infatti molto più ampia rispetto alla ricezione di tutte le telefonate in entrata, dalla centralizzazione della posta elettronica alla gestione diretta degli estratti esecutivi.
In sostanza, esso costituisce un contatto diretto e privilegiato con il cittadino, che consente di dar seguito in maniera efficace e tempestiva alle molteplici richieste.

Questo progetto è parte integrante del pacchetto di misure per il riequilibrio delle finanze cantonali, approvato dal Parlamento lo scorso mese di settembre. Questo nuovo servizio contribuirà infatti, assieme ad altre misure relative all’Ufficio di esecuzione, a raggiungere un risparmio di circa mezzo milione di franchi. Una riorganizzazione portata avanti con un occhio di riguardo anche nei confronti delle regioni periferiche cantonali, da sempre ritenute, in particolare dal Dipartimento delle istituzioni, una risorsa preziosa e da valorizzare. In quest’ottica, la riorganizzazione avrà delle ricadute positive sulla Valle Leventina, con la creazione di nuovi posti di lavoro e il conseguente effetto positivo dal profilo socio-economico. Accanto al Contact center, nel 2017 è prevista, sempre a Faido, la creazione di un Centro competenze per l’emissione dei precetti esecutivi, che permetterà di creare in Leventina complessivamente una ventina di nuovi posti di lavoro.

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi a Bellinzona la quinta e ultima seduta ordinaria del 2016 – la 42. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri e dal capo della Sezione enti locali Elio Genazzi, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia ha anzitutto anticipato le implicazioni finanziarie che, a partire dal 2019, la Riforma federale III sulla fiscalità delle imprese avrà per gli enti pubblici ticinesi. Il Cantone prevede di adeguare il proprio tasso di imposizione delle persone giuridiche, per limitare le potenziali riduzioni del gettito legate alla partenza di aziende oggi insediate sul nostro territorio; gli orientamenti definitivi verranno presentati dal Governo a inizio anno, dopo il voto sul referendum lanciato a livello federale. Alla Piattaforma sono state presentate alcune ipotesi di lavoro che riguardano i Comuni, e che verranno approfondite nell’ambito della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020».

Sono stati poi illustrati ai membri della Piattaforma i principi e i contenuti della nuova Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti. Per i Comuni intenzionati ad allineare i propri sistemi retributivi al nuovo ordinamento cantonale, la Sezione delle risorse umane metterà a disposizione un servizio di consulenza e accompagnamento.
Il Dipartimento delle istituzioni ha in seguito sensibilizzato i rappresentanti dei Comuni riguardo all’importanza delle attività degli Uffici di controllo degli abitanti, elementi cruciali nella lotta ai soggiorni fittizi e agli abusi sul mercato del lavoro e nel settore sociale. È stata in particolare sottolineata l’importanza di una registrazione immediata dei cittadini stranieri che notificano la loro presenza sul territorio comunale, anche se sono in attesa di una decisione del Cantone sul rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno.

La Piattaforma ha poi affrontato il tema dei rapporti fra Comuni e gestori delle reti di distribuzione dell’elettricità, analizzando la controversia legata alla possibilità di addossare agli utenti finali il finanziamento della spesa per l’illuminazione pubblica. Se confermata dalle istanze superiori, la recente decisione del Consiglio di Stato – che ha annullato due Regolamenti che prevedevano questo genere di addossamento dei costi – potrebbe infatti avere conseguenze anche per altri Comuni. La richiesta rivolta alle autorità cantonali è che sia possibile giungere a una soluzione normativa che non penalizzi gli enti locali.

La Piattaforma ha inoltre designato i membri del Gruppo di lavoro incaricato di approfondire i passi necessari a introdurre anche nei Comuni – entro il 2019 – il nuovo modello contabile armonizzato MCA2, adottato dal Cantone a partire dal 2014. Riguardo al grado di avanzamento della riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», la Piattaforma è stata infine aggiornata riguardo ai lavori del Comitato strategico e dei sette gruppi paritetici, che proseguono regolarmente.

La Piattaforma ha infine concordato il calendario delle sedute per il 2017. Il prossimo incontro è previsto per mercoledì 8 marzo.

Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Nuova Città di Bellinzona: elezioni il 2 aprile 2017

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha stabilito che le elezioni comunali differite di Consiglio comunale e Municipio della nuova Città di Bellinzona avranno luogo il 2 aprile 2017. Le proposte di candidatura dovranno essere presentate alla Cancelleria comunale di Bellinzona entro le 18.00 di lunedì 23 gennaio 2017.

Con decisione del 14 novembre 2016, il Tribunale federale ha respinto il ricorso contro il decreto legislativo che ha sancito l’aggregazione dei Comuni di Bellinzona, Camorino, Claro, Giubiasco, Gnosca, Gorduno, Gudo, Moleno, Monte Carasso, Pianezzo, Preonzo, Sant’Antonio e Sementina in unico Comune denominato Bellinzona.

Il Consiglio di Stato, nel corso della seduta settimanale, ha fissato per domenica 2 aprile 2017 la data dell’elezione differita della nuova Città di Bellinzona. L’elezione avviene in concomitanza con l’elezione del nuovo Comune di Riviera.

Il sito www.ti.ch/diritti-politici raccoglie i modelli per la presentazione delle proposte di candidatura, lo scadenziario, i documenti necessari da allegare alle proposte, le agevolazioni di voto ed altre puntuali informazioni.

Targhe, più controlli

Targhe, più controlli

Da laRegione | Si cambia il veicolo? I cittadini stranieri sono tenuti a presentare anche il permesso B o C

Cambio veicoli, targhe nuove e targhe trasferibili: Camorino accentua i controlli nei confronti degli utenti stranieri e svizzeri. Parla Aldo Barboni della Sezione circolazione.

Barboni (Sezione della circolazione): l’elevata mobilità delle persone impone maggiori accertamenti sugli utenti svizzeri e non

La popolazione aumenta e aumenta pure la sua mobilità, con frequenti cambiamenti di domicilio. Ne sanno qualcosa alla Sezione cantonale della circolazione. Sezione che ha quindi deciso di essere maggiormente rigorosa nella verifica dell’identità degli utenti che fanno capo al proprio Servizio immatricolazioni, anche per scongiurare eventuali abusi. Così avviene da qualche mese. Riguardo per esempio alle pratiche relative al cambio di un veicolo, il detentore straniero è tenuto a presentare – oltre alla licenza di circolazione e all’attestato dell’assicurazione – il permesso (originale) B se dimorante o C se domiciliato. Medesimo obbligo vige per i titolari di altri permessi per stranieri. Il cittadino svizzero detentore del veicolo deve invece allegare alla documentazione la carta di identità. E chi rinuncia a recarsi agli sportelli, mandando a Camorino al suo posto il garagista, l’assicuratore o l’amico? A questi ultimi, i cosiddetti intermediari, la Sezione chiede di produrre una copia di «buona qualità» del permesso per stranieri o della carta di identità. Questo controllo più attento ha sorpreso qualche nostro lettore. «Il Servizio immatricolazioni – spiega, contattato dalla ‘Regione’, l’aggiunto capo della Sezione della circolazione Aldo Barboni – è alle prese con un incremento costante del numero di incarti. Basti ricordare che nel 2015 ha trattato circa 230mila pratiche. Nel contempo siamo confrontati con una forte mobilità della popolazione, molto più accentuata di dieci, vent’anni fa. Sono sempre di più le persone che, anche nel giro di poco tempo, si spostano in un altro Comune oppure in un altro Cantone. Come non mancano coloro che vanno a vivere all’estero». Una grande mobilità che coinvolge «tanto gli svizzeri quanto gli stranieri» e che si riflette inevitabilmente sull’attività della Sezione. «Lo vediamo – riprende Barboni – con l’emissione delle imposte di circolazione. Ogni anno ritornano migliaia di buste perché nel frattempo i detentori non hanno provveduto a segnalarci il nuovo recapito». Di qui la necessità, sottolinea l’aggiunto caposezione, «di verificare con un certo rigore i dati personali degli utenti, svizzeri e non, che si rivolgono al Servizio immatricolazioni». Il quale «nel 2015 si è occupato di oltre centomila pratiche soltanto per quel che concerne il cambio veicoli». Ma maggiori controlli, continua Barboni, «vengono ora eseguiti anche per le pratiche inerenti al rilascio sia delle targhe che erano state depositate sia di quelle nuove, nonché per la richiesta di targhe trasferibili». In altre parole «vogliamo accertare l’esistenza e la validità di tutti i requisiti dell’istanza,

vogliamo sapere ad esempio se il cittadino straniero sia ancora al beneficio del permesso di dimora». Verifiche approfondite e sistematiche si impongono anche per un altro motivo. «Si tratta infatti di tenere aggiornato il database di ‘Cari’, l’applicativo informatico di cui la Sezione della circolazione è

stata dotata oltre due anni fa», evidenzia Barboni. Il numero di incarti che finisce sotto la lente degli uffici di Camorino «è talmente elevato che solo una digitalizzazione delle pratiche ne consente una gestione ottimale». Il che implica pure, rileva l’aggiunto responsabile della Sezione, «una registrazione di documenti leggibili: è per questa ragione che agli intermediari che si presentano agli sportelli per conto dei proprietari dei veicoli chiediamo di produrre una fotocopia di buona qualità – qualità che in passato era non di rado scadente – del documento per stranieri o della carta di identità del detentore svizzero».

Prima i nostri: “sa po’ fa!”

Prima i nostri: “sa po’ fa!”

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi presenta al Governo le sue proposte per dare seguito alla volontà popolare

Andrea è un ragazzo di 25 anni residente nel Mendrisiotto, l’ho incontrato alla fiera di San Martino la settimana scorsa. Mi ha parlato della sua situazione lavorativa: terminati gli studi non ha un lavoro e non riesce a trovare un impiego da ormai un anno. Mi ha raccontato della sua frustrazione quando ai colloqui i datori di lavoro gli propongono uno stipendio poco dignitoso per un giovane con una laurea in economia. Una laurea che è riuscito a ottenere non senza sacrifici, lavorando part-time in una ditta di sicurezza. Colloqui su colloqui. L’ultimo una decina di giorni fa. Non lo hanno assunto. Hanno preferito assumere un suo coetaneo residente oltre confine. E prima di salutarci mi ha detto “Non è facile Norman. Cerco di essere ottimista. Spero che le Autorità facciano qualcosa. Spero che si applichi il prima possibile la votazione su prima i nostri. Noi ticinesi abbiamo detto “sì”. Abbiamo detto che vogliamo uscire da questa situazione. Fate qualcosa”.

Di situazioni come quella di Andrea ce ne sono tante. Troppe. E dobbiamo reagire. I ticinesi hanno detto si a “Prima i nostri” in votazione popolare. Hanno detto sì al principio di favorire i lavoratori svizzeri e residenti. Per situazioni come quella del giovane momò e per dare seguito al volere del Popolo in tempi realistici ho fatto a modo mio. Il Parlamento si è mosso creando la commissione parlamentare. Ma anche noi, come Consiglio di Stato, dovevamo fare qualcosa. Non potevamo restare con le mani in mano. Per questo motivo ho presentato ai miei colleghi di Governo una serie di proposte che possono essere attuate con una certa urgenza. Si tratta di una serie di misure concrete e straordinarie che possono essere realizzate dal Consiglio di Stato e sono complementari al lavoro che dovrà svolgere la Commissione parlamentare.

Cosa propongo nel concreto? Nell’Amministrazione cantonale diamo la priorità ai cittadini svizzeri e residenti per ovvii motivi. Un principio che possiamo impegnarci a garantire. Un principio che ho iniziato ad applicare nelle assunzioni del mio Dipartimento. Perché quindi non estenderlo a tutti i servizi statali? Diamo il buon esempio!

E ancora: impegniamoci ad assegnare i concorsi per le commesse pubbliche dello Stato a quelle ditte e a quelle aziende che favoriscono al loro interno un buon numero di lavoratori indigeni. Per loro sarà un incentivo ad assumere personale con il passaporto rossocrociato.

Bisognava scuotere le acque ed è quello che ho voluto fare. Ho discusso le misure con i miei quattro colleghi. Ora approfondiremo le proposte e valuteremo come attuarle. Un atto dovuto nei confronti di tutti i Ticinesi che hanno detto sì a Prima i nostri. A tutte quelle persone come Andrea che hanno riposto la loro fiducia nelle Autorità politiche.
Questo è il metodo leghista. Non ci scoraggiamo e non ci fermiamo davanti a quegli antipatici “a sa po mia”. Perché invece possiamo, anzi dobbiamo! Perché quello che voglio, quello che vuole la Lega dei ticinesi è tutelare gli interessi di tutte quelle persone che ci hanno dato fiducia. Quella fiducia che mi impegnerò sempre a garantire nel rispetto del nostro sistema democratico! Per il nostro Ticino. Per tutti i Ticinesi.

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Prima i nostri: Norman Gobbi esce allo scoperto

Prima i nostri: Norman Gobbi esce allo scoperto

Dal Corriere del Ticino | Per attuare la volontà popolare il direttore delle Istituzioni ha presentato in Governo un piano di misure urgenti Quote minime di residenti nelle aziende per contratti e mandati pubblici – Previste penalizzazioni finanziarie

Mossa a sorpresa in Governo sull’iniziativa popolare Prima i nostri, sostenuta dal 58,3% dei ticinesi. Mentre andava in scena il duello tra chi voleva un tavolo tecnico e chi una Commissione parlamentare per passare dalle parole ai fatti, un consigliere di Stato stava elaborando una proposta d’attuazione, almeno per quanto concerne il Cantone. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi la sua idea l’ha messa sul tavolo dell’Esecutivo nel corso dell’ultima seduta plenaria, proprio mentre la commissione incaricata dal Parlamento, ha avviato i lavori, mettendo già le mani in avanti: si prevedono tempi più lunghi del previsto.

Ma torniamo al modello elaborato da Gobbi e messo nero su bianco in una Nota a protocollo del Governo, in attesa che l’intero collegio la approfondisca e renda eventualmente operativa la soluzione del collega. Quelle elencate sono ritenute delle «misure urgenti straordinarie di competenza dell’Esecutivo cantonale» per far sì che il Cantone dia fattivamente il buon esempio nell’applicare «il principio di favorire i lavoratori svizzeri o residenti. Ritenuto come il concetto di residenti è da intendere come cittadini svizzeri domiciliati in Ticino e Svizzera e di cittadini stranieri con permesso di domicilio C residenti in Ticino». L’effetto pratico – oltre a proseguire con la priorità dei residenti nelle assunzioni statali – sarà sui contratti di prestazione e le commesse pubbliche: si tratterà di fissare paletti più stretti e chi sgarrerà nel seguire le direttive che derivano dalla messa in pratica di Prima i nostri nel settore pubblico, incasserà meno. Il tutto inserendo puntuali «parametri qualitativi». Insomma, si solleticherà la controparte su uno dei nervi più sensibili: il borsellino. Nella nota si evidenza come pure il Governo «debba agire tempestivamente nei suoi ambiti di competenza nel rispetto dello spirito dell’iniziativa popolare costituzionale, indipendentemente dai lavori di competenza del Legislativo».

Nel mirino trasporti e sociosanitario

Ma veniamo alle misure pratiche. Il Governo potrebbe fissare «nei contratti di prestazione con enti parastatali una percentuale, calcolata sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni, indicante la quota del personale residente in forza ad aziende di trasporto pubblico e aziende socio-sanitarie. Eccezioni devono essere approvate dal Consiglio di Stato. Fluttuazioni al di sotto della percentuale di residenti stabilita devono essere notificate al Consiglio di Stato e sono da considerarsi eccezionali e temporanee». Ogni regola che si rispetti ammette però un’eccezione: «Sulla base di un’analisi del mercato del lavoro per le singole professioni, il Consiglio di Stato definisce una tempistica entro la quale la percentuale di residenti stabilita dovrà essere raggiunta e indicherà un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica, il tutto nel rispetto del naturale ricambio del personale assunto in sostituzione di personale che abbandona l’azienda (potenziamento, sostituzione, pensionamento e dimissioni). In caso di inottemperanza il Consiglio di Stato può disporre dei provvedimenti che possono contemplare anche la riduzione del montante concordato».

Paletti temporali da rispettare

E veniamo al terzo punto: «Di inserire nelle commesse pubbliche e contratti di prestazione il principio di favorire l’assunzione di residenti. Concretamente avverrà attraverso la definizione di una percentuale minima di lavoratori residenti impiegati dall’azienda (sede ticinese), calcolata sulla realtà del mercato del lavoro indigeno delle singole professioni, da raggiungere entro il momento della sottoscrizione o entro un lasso di tempo definito nel mandato, riservandosi di indicare un piano nel quale saranno indicate delle percentuali intermedie e la relativa tempistica. La percentuale minima, o il rispetto del piano eventualmente deciso, deve essere mantenuta fino alla fine della validità del mandato o all’esaurimento dello stesso. In caso di inottemperanza il Consiglio di Stato può disporre dei provvedimenti che possono contemplare anche la riduzione del montante concordato». In seguito, si legge che «indipendentemente dal tipo di procedura scelta per l’attribuzione di una commessa, nella scelta dell’offerente a cui attribuire la commessa, la percentuale di personale residente impiegato nella sede ticinese dell’azienda, stabilito sulla situazione della realtà specifica del mercato del lavoro delle singole professioni, deve essere uno dei criteri di aggiudicazione descritti nel bando di concorso. Analogamente il criterio della percentuale di personale residente impiegato deve valere anche per le sedi ticinesi delle aziende alle quali la prestazione, o parte della stessa, viene eventualmente, e se ammesso, subappaltata. Evidentemente sono favoriti gli offerenti con il maggior numero di residenti». Il ragionamento che sottintende la proposta è: più residenti hai in organico, maggiore è la possibilità di ricevere la commessa pubblica.

L’intervista «Ho agito un po’ da leghista e un po’ da consigliere»

Su Prima i nostri il Gran Consiglio ha appena deciso di puntare su una commissione parlamentare. Perché questa mossa ora?

«Per dar seguito alla volontà popolare il Parlamento deve e può sicuramente fare le sue riflessioni in termini di modifiche legislative. Ciò detto vi sono altri ambiti che esulano dalla competenza del Legislativo e che devono poter essere affrontate dal Governo con modifiche di prassi, regolamenti, ma anche – se opportuno – di leggi. Si trattava di non rimanere con le mani in mano, anche perché qualcuno ha avuto questa impressione. Così però non è mai stato. Il mio obiettivo è quello di procedere con un piano chiaro per quanto di nostra competenza, sfruttando i margini disponibili a livello di Amministrazione e poi estendere il tutto agli altri enti esterni».

Agendo in questo modo ha voluto dare uno scossone a tutto il Governo, che forse è stato troppo passivo?

«A mio avviso il messaggio è chiaro alla politica e al popolo. Direi quindi che lo scossone deve passare più in seno all’Amministrazione, dove talvolta non si utilizzano tutti gli spazi a disposizione per cercare di promuovere, nel rispetto delle leggi, l’economia ticinese. E per quanto riguarda i contratti di prestazioni che lo Stato fa in determinati ambiti dobbiamo renderci conto di come la spesa pubblica possa essere influenzata anche con parametri qualitativi che favoriscano l’occupazione indigena».

I suoi colleghi come hanno recepito la sua proposta?

«La disponibilità del Governo per andare in questa direzione è completamente data, tant’è che alcuni colleghi hanno già proposto delle modifiche da inserire nei vari mandati di prestazione».

In vista del 25 settembre il Governo s’era schierato all’unanimità contro l’iniziativa UDC, mentre lei non aveva mai nascosto la sua “simpatia” per Prima nostri. Il suo è un intervento in veste di consigliere di Stato o di leghista?

«Un po’ tutte e due. Ma lo leggo soprattutto come il voler dar seguito alla volontà popolare. È vero, manca ancora la garanzia federale. Ma se il Governo sfrutta appieno il margine di manovra che gli è attribuito, seguire i cittadini è cruciale al fine di dimostrare che il “sa pò mia” invece “sa pò”. Il tutto per lanciare un segnale di sostegno alla nostra economia e fugando i dubbi verso molte piccole medie imprese che si sono sentite bistrattate dopo alcune misure delle autorità fatte con lo spirito giusto ma percepite negativamente».

Ma definire delle percentuali di residenti da impiegare non si avvicina all’idea dei contingenti del 9 febbraio?

«Questo è il tocco leghista, anche se la via proposta è flessibile poiché varia a seconda delle professioni».

In che tempi ritiene che le misure avanzate possano essere attuate?

«Ora si tratta di approfondire in che modo rendere operative le proposte. Faccio un esempio: nel settore sanitario o edile, storicamente caratterizzati da manodopera straniera che non crea particolari problemi, è impensabile pretendere subito un cambio di paradigma. Nei rami diventati i nuovi campi di conquista del frontalierato, come i servizi nel terziario, devono per contro essere primariamente interessati da queste misure. Se penso poi al personale amministrativo, è uno di quei settori dove pretendo che tutti siano lavoratori indigeni».

Organizzazione salafita bandita in Germania. E da noi?

Organizzazione salafita bandita in Germania. E da noi?

Da Ticinonews.ch

Si è parlato anche a Berna della vasta operazione antiterrorismo che ha portato ieri alla perquisizione in Germania di 200 appartamenti ed uffici ricollegabili al gruppo Die Wahre Religion (la vera religione), messo al bando dal ministro dell’interno tedesco Thomas de Maizière (vedi articolo suggerito). Ma in Svizzera – dove il gruppo è anche attivo – è possibile bandire questa organizzazione salafita?

“Le procedure da noi, rispetto alla Germania sono più complesse. Abolire un’associazione tout court è un processo molto più lungo” spiega il consigliere di Stato Norman Gobbi, interpellato dai colleghi di Radio 3i. “Sappiamo bene che in Germania esiste una legge nell’ambito della protezione dello Stato molto più snella per i divieti.”

“Credo tuttavia” continua Gobbi, “che proibire un’associazione non significa risolvere il problema. Credo molto di più in un lavoro corretto di polizia nell’intervenire e nell’arrestare le persone coinvolte in modo tale da smantellare i gruppi pericolosi.”

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni sottolinea che nelle aree linguistiche della Svizzera c’è “una grande permabilità” con i relativi Paesi confinanti, ciò che ci rende vulnerabili. “Spesso la Svizzera è considerata dalle organizzazioni criminali un po’ come un’isola felice, perché magari abbiamo anche una situazione di codice penale leggero rispetto ad altri” dichiara Gobbi. “Ne abbiamo discusso proprio settimana scorsa con il procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, proprio per capire come è possibile modificare il codice penale per rafforzarlo, per poter poi intervenire correttamente contro le organizzazioni criminali.”

http://www.ticinonews.ch/ticino/328933/organizzazione-salafita-bandita-in-germania-e-da-noi

Il casellario fa breccia anche a Berna

Il casellario fa breccia anche a Berna

Dal Mattino della domenica | 53 criminali in meno sul nostro territorio grazie alla misura introdotta da Norman Gobbi

È salito a 53 il numero di criminali stranieri a cui è stato negato il permesso per venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone. È passato un anno e mezzo da quando il mio Dipartimento ha introdotto la misura straordinaria volta a salvaguardare e a tutelare l’ordine pubblico e la sicurezza sul nostro territorio. Una misura che il Governo ha deciso di mantenere in vigore a maggio e che ora ha fatto breccia anche nella Berna federale. A inizio settimana, infatti, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati ha sostenuto, su invito del Governo, due iniziative del Parlamento cantonale che vanno nella stessa direzione della nostra misura straordinaria. Anche a Berna quindi iniziano a vedere di buon occhio la richiesta sistematica del casellario giudiziale per tutti coloro che intendono venire a soggiornare o a lavorare alle nostre latitudini.

Qualcuno negli scorsi giorni mi ha fatto notare che sul totale delle 30mila domande trattate in un anno e mezzo dalla Sezione della popolazione 53, è un numero irrisorio. Il nostro obiettivo, come ho ribadito a più riprese, non è quello di discriminare i cittadini stranieri nel venire a risiedere o a lavorare da noi! Assolutamente. Vogliamo dare più sicurezza al Ticino e ai ticinesi. Chi sono queste 53 persone a cui è stato negato l’ingresso nel nostro Cantone? Di quale crimine si sono macchiate?

Rapine, sequestro di persona, furti, estorsioni, lesioni personali, porto d’armi, bancarotta fraudolenta, omicidio, spaccio di droga e distruzione di cadavere (!), sono solo alcuni esempi dei reati per i quali a queste persone non abbiamo rilasciato il permesso. Non parliamo quindi di una multa per eccesso di velocità o per divieto di parcheggio, nelle quali molti di noi potrebbero essere incappati per disattenzione o noncuranza, ma di crimini violenti e ripetuti! Crimini che, grazie alla misura del casellario che ho introdotto nel 2015, non saranno commessi sul nostro territorio.

Il nostro messaggio è giunto anche a Berna. Una misura – quella sul casellario – sostenuta sia dal Popolo (sono 12’192 le firme raccolte grazie alla petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi!) che dal Parlamento e dal Governo. Ora anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati sostiene la richiesta del Gran Consiglio ticinese, che auspica la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini provenienti dall’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il cammino è ancora lungo, ma un altro importante passo per la nostra sicurezza è stato fatto.

Un’ottima notizia per il nostro Cantone a conferma che stiamo lavorando nella giusta direzione e che la nostra voce, con le nostre preoccupazioni, è arrivata fino a Berna. Un motivo di orgoglio per il nostro movimento che si è fatto messaggero di questa iniziativa a favore della sicurezza del Ticino e di tutta la Svizzera.

Ora toccherà alla Commissione del Nazionale pronunciarsi. Sarà una battaglia durissima, ma sarà necessaria per far capire a tutti che nel nostro Paese abbiamo bisogno di nuovi strumenti per combattere le minacce attuali. Come ci hanno mostrato casi come quello della ‘ndrangheta a Frauenfeld, nessuna regione elvetica è immune da infiltrazioni di organizzazioni criminali: per questo penso che la richiesta del casellario a livello nazionale sia una misura adeguata e corretta.

Non ci sono più scuse per andare contro questa misura: i dati mostrano come il casellario non sia una barriera, bensì un filtro efficace contro le persone che hanno commesso reati gravi all’estero. Il sostegno da parte di cittadini stranieri che vogliono lavorare o dimorare onestamente nel nostro territorio è la dimostrazione che questa misura non è discriminatoria: chi non ha nulla da nascondere, non ha nulla da temere!
Come spesso succede il nostro Cantone fa scuola: è un laboratorio nel quale sono testate per la prima volta nuove misure, in seguito adottate in tutto il territorio elvetico. Anche perché quelle problematiche che inizialmente sono solo prerogativa ticinese, come la questione della migrazione, diventano in seguito una preoccupazione condivisa da tutto il Popolo svizzero.

Sono orgoglioso di questa nostra piccola vittoria che ancora una volta ha fatto diventare un tema ticinese d’interesse nazionale. Abbiamo il diritto di conoscere chi vive e chi lavora a casa nostra. I risultati raggiunti fino ad ora sono già stati importanti perché ci hanno permesso di lasciare o mettere “fuori dalla porta” 53 criminali, ma con l’estensione della proposta a livello svizzero miriamo a tenere lontane dall’intero Paese queste persone poco raccomandabili che vogliono portare da noi problemi come la criminalità organizzata, già radicata in altri Paesi limitrofi!

Non mi stancherò mai di ripeterlo, la sicurezza, oltre ad essere un bene primario, rappresenta un valore fondamentale per la Svizzera. Un valore che lo Stato è chiamato a garantire quotidianamente e che io stesso mi impegno a tutelare, attuando misure come quella sul casellario. Continueremo per questa strada, per la nostra sicurezza e per quella di tutto il nostro Paese!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni