Giudicature di pace ridotte a diciassette

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Da laRegione | Riorganizzazione in arrivo: Giudicature di pace ridotte da 38 a 17 – Al Dipartimento istituzioni ultimato il progetto di messaggio.

La riforma dell’apparato giudiziario ticinese ‘Giustizia 2018’ passa anche dalle giudicature di pace. In questi giorni la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha terminato l’allestimento del progetto di messaggio sulla riorganizzazione del settore. Si propone fra l’altro una riduzione del numero sia delle giudicature che dei giudici di pace. «L’obiettivo principale è di uniformare il carico di lavoro, definendo comprensori di dimensioni per quanto possibile omogenee e mantenendo almeno una giudicatura di pace in ciascun distretto», spiega alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione Frida Andreotti. «Oggi – ricorda – ci sono giudicature molto sollecitate con più di 30mila abitanti e oltre mille incarti all’anno, altre invece con meno di mille abitanti e una decina di pratiche all’anno». Di qui la necessità «di un maggiore equilibrio lavorativo, affinché il singolo giudice possa svolgere l’attività a titolo accessorio».

Si prospetta allora una diminuzione dei comprensori, che permetterebbe di passare dalle attuali 38 giudicature di pace a «17». «Alla luce anche delle statistiche del Consiglio della magistratura e della popolazione attribuita ai circondari, il tutto con riferimento al periodo 2011-2015, abbiamo ipotizzato – riprende Andreotti – un carico di lavoro pari a circa 400/450 incarti all’anno, che si traduce in uno o due giorni di lavoro alla settimana». Il numero complessivo dei giudici di pace scenderebbe a ventisei. «Per mantenere all’interno dei comprensori una ripartizione equilibrata, prevediamo la presenza di due giudici di pace nei circondari di Mendrisio, Balerna e Ceresio, cinque nel circondario di Lugano, tre in quello di Bellinzona e un giudice per ognuna delle restanti dodici giudicature di pace», indica ancora la direttrice della Divisione. Per quanto attiene al Bellinzonese si è già tenuto conto dell’aggregazione. «Nel corso dell’estate – aggiunge Andreotti — abbiamo esaminato diversi scenari. Per finire suggeriamo quello a tre giudici, proponendo un comprensorio unico con tutti i Comuni del Distretto di Bellinzona e il Comune di Claro del Distretto di Riviera, che partecipa alla Nuova Bellinzona».

La riorganizzazione concepita dal Dipartimento istituzioni contempla inoltre un «rafforzamento» della formazione, un «nuovo» sistema retributivo e l’«abolizione» della figura del giudice supplente. I giudici di pace continuerebbero a essere eletti «dal popolo» e ad essere competenti «per le cause patrimoniali sino a un valore di 5mila franchi». Il progetto di messaggio, prosegue la titolare della Divisione giustizia, «verrà sottoposto in particolare all’Associazione dei giudici di pace e al Consiglio della magistratura, dopodiché lo trasmetteremo al direttore del Dipartimento Norman Gobbi per l’approvazione del testo da parte del governo».

“Nekkaz e Illi, due provocatori che mancano di rispetto alla democrazia. E pure agli arabi…”

“Nekkaz e Illi, due provocatori che mancano di rispetto alla democrazia. E pure agli arabi…”

Da Mattinonline.ch | Nei giorni scorsi, questa volta a Lugano, si è registrata una nuova sceneggiata di Nora Illi. Costei, giustamente sconosciuta ai più, è la svizzera convertita al­l’islam radicale che fa da valletta al sedicente imprenditore algerino Rachid Nekkaz nelle sue becere provocazioni contro il divieto di burqa votato dal popolo ticinese. La Illi si è quindi recata in niqab sulle rive del Ceresio e, all’arrivo della polizia, si è rifiutata di togliersi il panno dalla faccia. La vicenda pone il problema di come sanzionare adeguatamente questo genere di dimostrazioni di disprezzo nei confronti della Costituzione e della legge ticinese.

La nuova legge sull’ordine pubblico prevede al massimo una multa di 10mila Fr. Ma, se le contravvenzioni le paga qualcun altro (ad esempio il Nekkaz di turno) è chiaro che l’effetto dissuasivo su provocatrici da tre e una cicca come la Illi è nullo.

Norman Gobbi, è immaginabile/auspicabile una correzione della nuova legge sul­l’ordine pubblico che preveda, in casi estremi di violazione del divieto di dis­simulazione del viso, anche una pena detentiva, ciò anche in considerazione del fatto che il bene protetto da questa legge, oltre alla sicurezza, sono i valori fondamentali della società occidentale?
Sia chiaro: non si vuole impedire a nessuno di esprimere la propria fede reli­giosa. Non è questo il punto! Ma in que­sto caso è evidente che siamo di fronte a provocazioni che perseguono lo scopo palese di ot­tenere cinque minuti di visibilità me­diatica per un islam radicale. Il dissimulare il volto non è un precetto religioso né una libertà di vestiario come taluni fanno intendere, bensì il voler imporre regole non nostre e quindi contrarie al nostro vivere co­munitario e al nostro costume. Una provocazione che peraltro manca di rispetto alla democrazia diretta – ele­mento fondante del nostro Paese – e a tutti i cittadini ticinesi che con il loro voto hanno detto un chiaro “sì” alle nuove disposizioni contro la dissimu­lazione del volto. Una provocazione che sarà evidentemente sanzionata e – come previsto dalla legge in caso di recidiva – il Municipio potrà stabilire di aumentare l’importo della multa. Dall’introduzione della nuova legge abbiamo avuto riscontri positivi – a dimostrazione della bontà della nostra scelta! – anche dal mondo arabo e continueremo quindi ad applicare quanto votato dal Popolo con fer­mezza anche davanti a provocazioni plateali.

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Prima cantonale, cartelli intelligenti

Dal Giornale del Popolo | Un nuovo sistema di segnaletica è stato introdotto sulle strade ticinesi allo scopo di prevenire incidenti con la fauna selvatica nelle zone più sensibili

La sicurezza stradale si sta rinnovando negli ultimi giorni soprattutto per quanto riguarda l’attraversamento da parte di animali selvatici delle strade cantonali. Ne sono la prova i due nuovi dispositivi appena posati sul territorio ticinese. Uno si trova a Claro (zona ex motel Riviera) mentre il secondo nella zona di Serravalle (zona Legiüna). Il dispositivo, ancora in fase di verifica, consiste in una segnaletica luminosa che si accende quando un sensore percepisce il movimento da parte di un animale selvatico sulla carreggiata. Oltre a segnalare l’animale, per rendere attenti i conducenti, esso indica la velocità da seguire (40 km/h) fino alla fine della tratta in questione.

«L’apparecchiatura non è un radar – ha chiarito Marco Guscio, responsabile del Reparto di Gendarmeria Stradale della Polizia Cantonale – si tratta comunque di un’indicazione di velocità da rispettare». Una misura presa in considerazione come progetto pilota da parte del Dipartimento del Territorio, dall’Ufficio della Caccia e della Pesca, dal Dipartimento delle Istituzioni con il progetto «Strade sicure» insieme alla Polizia Cantonale. Uno degli scopi consiste nel diminuire gli interventi daparte degli agenti di Polizia per incidenti che riguardano ungulati. Sono infatti più di 500 gli incidenti causati ogni anno dalla fauna in Ticino (in Svizzera superano i 20.000) e il 95% di essi si risolvono con un grande spavento da parte del conducente, e
ingenti danni materiali. Il discorso è diverso quando pensiamo ai centauri che sono molto più a rischio nelle zone sopracitate. Il progetto, quindi, propone una segnalazione più attiva rispetto ai classici cartelli di segnaletica passiva, che richiamano l’attenzione degli automobilisti al pericolo della fauna sulla strada, ma che molte volte vengono sottovalutati. La segnaletica
attiva entra in funzione solamente quando c’è un pericolo. «La popolazione ticinese, insieme a quella degli ungulati, è in continuo aumento, per questo motivo il problema non può essere risolto con delle semplici recinzioni. Serve una segnaletica intelligente che possa permetterci di convivere con la fauna creando una maggiore prevenzione e sicurezza», ha spiegato ieri alla stampa il consigliere di Stato Claudio Zali. «Ora, dopo la fase di verifica, metteremo in funzione l’impianto e con il tempo constateremo se ci saranno meno incidenti e quindi quale impatto avrà la nuova segnaletica».

Gli incidenti di questo tipo sono molto più frequenti nelle zone di periferia dove la fauna è maggiormente presente e i danni materiali si aggirano attorno ai 5 milioni di franchi all’anno. «Il pericolo è presente tutto l’anno e soprattutto nel periodo che va da novembre a marzo dove gli ungulati scendono a valle: infatti, abbiamo verificato che un incidente su 5 avviene nelle località», ha dal canto suo spiegato Fabienne Bonzanigo, responsabile del progetto «Strade sicure».

I luoghi per la sistemazione dei nuovi impianti sono stati decisi in base alla pericolosità del tratto stradale data dal numero di incidenti legati alla fauna e dal tipo di animale che si trova nella regione. «È chiaro che un impatto con un cervo da 200 chili è diverso rispetto ad uno con un tasso» ha aggiunto Bonzanigo. È stato ulteriormente preponderante il contributo da parte dei Comuni. Si dicono infatti soddisfatti il sindaco di Serravalle, Luca Bianchetti, e il vicesindaco di Claro, Luigi Calanca. I due Comuni hanno inoltre avuto un sostegno essenziale da parte di Tiziano Putelli dell’Ufficio Caccia e Pesca che grazie a dei segnalatori GPS posizionati su dei cervi ha potuto inquadrare le aree preferite dagli animali per l’attraversamento della strada.

Il costo totale di un impianto è di circa 60.000 franchi, a dipendenza della morfologia della zona interessata.

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

«Che il Ticino dia un chiaro segnale»

Dal Corriere del Ticino | Il presidente federale UDC Albert Rösti esorta a dire «sì» a Prima i nostri – Norman Gobbi: «Ho simpatia per l’iniziativa».

È in un clima di festa, con la musica popolare e l’aroma del risotto con le luganighe (offerti) a fare da sottofondo, che si è svolto l’evento organizzato dall’UDC Ticino al Mercato coperto di Mendrisio per sostenere l’iniziativa popolare Prima i nostri, in votazione il prossimo 25 settembre. Il fulcro della giornata è stato raggiunto con la partecipazione del presidente dell’UDC Svizzera Albert Rösti , giunto a Mendrisio per l’occasione. Nella conferenza stampa svoltasi a margine della festa, Rösti ha letto il proprio intervento, «Prima i nostri, ora più che mai», in italiano, segno della considerazione che ha per il cantone. «Il Ticino è colpito in modo particolare da una migrazione al di sopra della media, la situazione dell’asilo ne è una parte, la problematica dei frontalieri è l’altra, e anche la situazione del traffico non è certo da invidiare. È perciò salutare, a seguito delle scandalose conclusioni della Commissione delle istituzioni politiche, sostenere qui, con Prima i nostri, un’iniziativa che mira proprio ad affrontare il problema», ha detto. Rösti, che sull’applicazione del 9 febbraio ha rilasciato dichiarazioni al Corriere del Ticino (vedi pagina 7), ha esortato «la popolazione ticinese a porre mano direttamente ai propri problemi e nel contempo a dare un chiaro segnale al Parlamento federale che l’iniziativa contro l’immigrazione di massa deve essere attuata». All’appuntamento erano presenti anche il consigliere nazionale Marco Chiesa e il presidente di UDC Ticino Piero Marchesi . Chiesa ha sottolineato come «ora l’iniziativa Prima i nostri diventi ancora più importante. Nella proposta scaturita dalla Commissione non saranno conteggiati i frontalieri e non condividiamo le posizioni di Christian Vitta e Marco Romano. Tutto questo ci lascia molto amaro in bocca e lo consideriamo un sabotaggio al 9 febbraio». Ai circa 300 ospiti Marchesi ha presentato il comitato per il sì all’iniziativa e ha tenuto a sottolineare che «Prima i nostri non è solo sostenuta dall’UDC ma anche da altri partiti o parlamentari di altre aree politiche. Ad esempio l’iniziativa è condivisa dalla Lega, dal gruppo parlamentare dei Verdi esclusi Francesco Maggi e Michela Delcò Petralli e dai liberali radicali Andrea Giudici, Peter Rossi ed Elio Del Biaggio, oltre che da una decina di imprenditori. C’è un’economia in Ticino che già applica il principio di Prima i nostri e che non ha paura dell’iniziativa». Presente in forze il movimento di via Monte Boglia, che ha colto l’occasione per tenere una riunione dei vertici (vedi articolo a fianco), alla quale hanno partecipato anche i due consiglieri di Stato Norman Gobbi e Claudio Zali. E tra i leghisti presenti è corsa voce che la decisione del Governo relativa al sostegno al controprogetto non fosse unanime. Abbiamo rivolto la domanda a Gobbi che ci ha risposto: «Il Governo ha preso la sua decisione. Quello che posso dire è che ho simpatia per l’iniziativa». Ricordiamo che Prima i nostri è in votazione il prossimo 25 settembre con il controprogetto.

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Un ultimo saluto a Mauro: “Io lo ricorderò così”

Da il Mattino della domenica | Ci ha lasciati negli scorsi giorni Mauro Malandra, e mi è sembrato importante e necessario ricordarlo sul Mattino di questa domenica. Se oggi sono un Consigliere di Stato di questo Cantone è anche, e soprattutto, grazie a lui.

Le radici profonde di Mauro a Monte Carasso sono state un aspetto importante della sua vita. Come Monte Carasso è sviluppata su piano e su montagna, lo sono anche le sue più grandi passioni che voglio ricordare.

Professionalmente, tra le varie at­tività, Mauro è stato anche un col­laboratore del Dipartimento che oggi io dirigo, dell’allora Diparti­mento militare cantonale. Ha in seguito avviato la sua attività ul­tratrentennale in tipografia, atti­vità sulla quale ritornerò più tardi nel mio scritto, per rievocare qual­che ricordo. Tra le sue varie passioni c’è stata sicuramente all’inizio quella del calcio, una passione che l’ha unito a molti suoi amici. Poi la passione del tennis, che da Bellinzona l’ha portato fino alle alture di San Ber­nardino. Quest’ultimo è stato il suo nido di recupero delle forze e delle energie, ma soprattutto luogo delle sue amicizie. Amicizie con le quali godeva della sua voglia di vivere, con i quali si intratteneva in maniera non solo famigliare… ma anche goliardica.

Come non ricordare le sue espe­rienze (che alcune volte sono state riprese anche sul Mattino della do­menica con gli acronimi “CO-MI­VA”, che poi ogni tanto diventavano anche “CO-MI-ti­VA”) con chi saliva nel suo regno a cogliere o meglio come inten­deva lui rubare i funghi. Con il suo fare goliardico, Mauro e qualche amico prelevava dai cestini delle auto targate “CO-MI-VA” i fun­ghi, a mo’ di sanzione. E questo rubare i funghi, nel suo spirito di Robin Hood, lo faceva in maniera goliardica, mettendosi una divisa non propriamente ufficiale, ma reale per la “guardiafungo” di SanBe. Dei funghi prelevati ne fa­ceva condivisione con gli amici. E questo era l’aspetto più impor­tante, che sicuramente faceva pia­cere a tutti al di là della goliardia: l’amicizia e il voler condividere, attorno alla tavola.

Come ho detto prima, se oggi sono quello che sono è anche grazie a lui, perché il 17 gennaio 1991 Mauro, Giuliano e Flavio hanno fondato la Lega dei Ticinesi. Mauro magari, un po’ più distante dalla realtà luganese, in realtà co­nosceva il Nano sin dagli Anni Settanta. Attilio in quel momento era a St. Moritz; e spesso il Nano faceva le cose quando Attilio era distante, così da evitare discus­sioni. In quel giorno si è fatto qualcosa d’importante: quello che forse poteva apparire come una goliardata, dopo 25 anni si è svi­luppata in una realtà popolare e politica, ancorata nella comunità ticinese. Mauro era fiero e orgo­glioso di aver dato vita a un movi­mento politico in Svizzera, cosa che non succede evidentemente tutti i giorni, soprattutto se pen­siamo al successo che ha avuto. Mauro è stato uno dei tre padri fondatori del nostro movimento della Lega dei Ticinesi, e per que­sto gliene saremo sempre grati.

Mauro però era di animo molto più prudente del Nano. Se pen­siamo alla manifestazione del ’92 sul Pontediga – io avevo 15 anni e l’ascoltavo via radio – possiamo dire che non erano sicuramente momenti facili, e evidentemente significava anche confrontarsi con la polizia. Dopo varie discussioni Mauro ha detto “Nano, fa’ pö chel che te vö”. E il Nano chiaramente ha fatto come voleva, ma racconto questo a dimostrazione che Mauro era una persona di riferimento. Nano lo ascoltava spesso, come ha fatto con tutti noi,… anche se poi alla fine decideva di testa sua.

Il mio primo incontro con Mauro è avvenuto nel 1996, da giovane candidato per il Consiglio Comu­nale di Quinto. Mi sono recato da lui in tipografia per stampare il vo­lantino. Mauro mi ha subito im­pressionato per il suo animo, visto che pur non conoscendomi, mi consigliò su cosa mettere e non mettere nel volantino. Consigli utili per me che allora avevo meno di vent’anni ed ero sostanzial­mente un bambino politicamente parlando. Era la mia prima espe­rienza politica, ma mi ha subito istradato spiegandomi delle cose del lavoro tipografico che faceva. Alla fine penso di essere diventato un esperto di comunicazione anche grazie a lui. Ero estraneo al mondo della tipografia fino a quel momento, ma poi a vent’anni ho scoperto cos’era, e per questo l’ho davvero apprezzato.

Mauro non era mai gentile, ma buono sì. Non era gentile nel senso delle buone maniere perché, lo sappiamo, non utilizzava spesso “forme filosofiche” per esprimere determinati concetti. Ma sicuramente il suo animo buono lo conoscevamo tutti, visto che anche negli ultimi anni, quando lo incontravo nella sua Monte Carasso, al ristorante “Er Pipa” da sua sorella Miria e suo nipote Andrea, al di là della bat­tuta si discuteva, si ricordava, si condividevano opinioni. E tutti sappiamo che dietro questa voce roca, marcata anche dalle siga­rette, c’era una persona che aveva qualcosa di particolare. E per sot­tolinearlo alcuni amici mi hanno raccontanto che, e forse non tutti lo sapranno, era un po’ “il Besomi di San Bernardino”. Il suo andare ogni mattina a comprare il cibo per i gatti del villaggio era una te­stimonianza del suo animo che, dietro alla voce brontolona e roca, nascondeva un grande cuore gene­roso e sensibile. Ci stringiamo nel dolore della mo­glie Lula e di tutti i famigliari.

Ciao Mauro, stam ben.

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Il Dipartimento delle istituzioni online da 20 anni

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nella giornata odierna ricorre un importante anniversario per la storia del «Governo elettronico» nel nostro Cantone. Esattamente vent’anni fa, il 4 settembre 1996, il Dipartimento delle istituzioni pubblicò le sue prime pagine informative su internet – all’epoca consultabili digitando l’indirizzo http://www.governo-ti.ch – e attivò una serie di indirizzi di posta elettronica, offrendo ai cittadini una nuova forma di comunicazione diretta con alcuni servizi dello Stato.
Vent’anni fa solo 8’000 cittadini ticinesi erano dotati di accesso alla rete internet. Il Dipartimento delle istituzioni fu il primo a percepire le potenzialità di questo nuovo mezzo per avvicinare i ticinesi allo Stato e lanciò il primo sito dell’Amministrazione cantonale. Il neonato sito internet dava allora la possibilità di trovare indicazioni sulle nuove leggi cantonali e le procedure di consultazione, visualizzare elenchi telefonici e indirizzari dell’Amministrazione cantonale – e anche formulare richieste o inviare suggerimenti, grazie ad alcuni indirizzi di posta elettronica. Il successo fu immediato: già nelle prime due settimane dopo la pubblicazione, le pagine di www.governo-ti.ch registrarono oltre 18’000 consultazioni.
Nel corso dei successivi due decenni, la semplificazione delle relazioni fra cittadino e Stato grazie ai nuovi strumenti informatici è rimasta un obiettivo strategico per il Dipartimento delle istituzioni, che negli ultimi anni ha dedicato particolare attenzione allo sviluppo dei servizi di e-Government del Cantone.
Alcune delle principali innovazioni introdotte in questo ambito hanno interessato la Sezione della circolazione, che nel 2014 è stata dotata di un nuovo applicativo informatico e ha potuto notevolmente ampliare la paletta dei servizi offerti via web alla cittadinanza. L’ultima aggiunta, che risale a solo qualche settimana or sono, consiste nella possibilità di modificare online, tramite un formulario digitale, l’indirizzo personale che figura su patenti e licenze di circolazione.

Sicurezza: più vicini, più organizzati!

Sicurezza: più vicini, più organizzati!

Dal Mattino della domenica | Avanti con la collaborazione tra polizia cantonale e polizie comunali

Polizia cantonale e polizie comunali: compiti e responsabilità differenti ma un unico e comune obiettivo, quello di garantire la sicurezza sul territorio cantonale, il nostro territorio. Infondo, ognuno di noi, quando incontra per strada un agente di polizia, vede la stessa uniforme blu e non conta quale sia lo stemma che porta sul braccio. Quello che conta è che i nostri agenti di polizia svolgano la loro attività mantenendo sicuro il nostro Cantone. Un anno fa, il 1. Settembre 2015, è entrata a regime la legge che definisce la collaborazione tra le polizie: un importante passo, un passo concreto che ha permesso ai corpi di polizia di operare sul territorio in modo più coordinato ed efficace.

A un anno dall’applicazione della legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polizie comunali (LCPol) possiamo fare il punto della situazione. Tutte le convenzioni sono state consolidate. 111 Comuni hanno infatti stipulato un accordo di collaborazione con uno dei Comuni dotati di un corpo di polizia strutturato o polo (così sono definiti i grandi centri). In alcune regioni sono state identificate delle soluzioni alternative: in Valle Verzasca è stato ratificato un accordo transitorio con la Polizia del piano. Nelle Tre Valli la soluzione trovata è quella della creazione di un posto di polizia misto.

Il risultato è una maggiore presenza sul territorio e una migliore coordinazione delle azioni intraprese. In diverse occasioni e in diverse zone del Cantone il nuovo approccio collaborativo ha già dato i suoi frutti. Nelle scorse settimane gli agenti della comunale, ad esempio, hanno potuto collaborare – per gli ambiti che li concernono – in maniera ottimale a fianco delle Guardie di confine e della Polizia cantonale per gestire la situazione dei migranti alla frontiera sud. Grazie all’esperienza maturata nel primo anno, l’organizzazione e la struttura delle attuali suddivisioni regionali in qualche zona del Cantone magari necessita qualche correttivo, e l’esperienza ci aiuterà a capire cosa è importante migliorare per trarre il meglio dal lavoro dei nostri agenti. Per ora però la nuova legge mostra già i primi risultati positivi, che a mio avviso potranno solo essere confermati nei prossimi mesi e anni. Un ulteriore passo verso l’obiettivo che porto avanti dalla mia entrata in Governo: accrescere la sicurezza e il senso di sicurezza di ogni ticinese.

Ma per stare al passo con i tempi e adattare anche i bisogni della cittadinanza in materia di sicurezza, occorre anche in questo ambito essere pronti ad affrontare i cambiamenti e le sfide a cui sarà confrontato il nostro Cantone in futuro. Un Ticino che con l’apertura del tunnel ferroviario di base del San Gottardo deve essere pronto ad evolvere non solo in ambito sociale ed economico ma anche a reagire alle nuove esigenze di sicurezza che si prospettano negli anni a venire. Per questo motivo uno dei dossier che affronterò nel corso della legislatura è quello della Polizia ticinese. Un concetto differente da quello della Polizia unica passato sul tavolo del Governo. Si tratta di un modello al quale dovremo tendere in futuro, e pertanto la sua creazione è un obiettivo che mi prefiggo per il medio/lungo termine. Non mi stancherò mai di ripeterlo: al cittadino che chiede l’intervento della polizia non importa il colore delle mostrine cucite sulla manica della divisa blu che indossa l’agente. Quel che conta è che sul luogo in cui è stato commesso un reato o si è verificato un incidente giungano tempestivamente agenti di polizia competenti, in grado quindi di assolvere al meglio le mansioni attribuite loro. Ma questo non deve tuttavia far pensare che gli sforzi per la messa in atto della LCPol saranno vanificati: questa è una modifica che andava fatta, e siamo soddisfatti di come si sta attuando.

Grazie ai nostri agenti, agli sforzi comuni della Polizia cantonale e alle Polizie comunali, ma soprattutto grazie a voi ticinesi, che come sentinelle sul territorio aiutate le autorità segnalando situazioni sospette e di pericolo. Con uno sforzo comune possiamo fare molto per migliorare la qualità di vita sul nostro territorio!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Gobbi: “Questa volta, la storia del migrante ve la racconto io”

Dal Mattino della domenica l Fuggono dall’Africa in cerca di un nuovo futuro in Europa. Nella loro testa ci sono i Paesi del nord: funzionanti, puliti, ricchi, senza problemi; insomma, offrono quello che loro cercano. Ma i paesi che vogliono raggiungere sono lontani, il viaggio è complesso e fra l’Africa e la terra “promessa” ci sono altre nazioni che devono essere attraversate.

L’anno scorso abbiamo seguito la si­tuazione in Grecia: ancora oggi decine di migliaia di persone sono bloccate in campi profughi che non sono certo adeguati a sostenere i bisogni del nu­mero di migranti che ospitano. Quando la rotta dei Balcani è stata chiusa, poiché alcuni Paesi non vole­vano più accogliere migranti, il flusso si è concentrato verso l’Italia. Un altro paese Europeo con la sola colpa di af­facciarsi sul Mediterraneo si è trovato a gestire migliaia di migranti in arrivo sulle sue coste.

Ripartizioni inesistenti
Quando i migranti vengono tratti in salvo dal mare, e portati negli hotspot della penisola, dovrebbero essere ri­partiti nei paesi dell’Unione Europea, secondo un accordo sancito lo scorso anno. Ma questo non succede, e i paesi accoglienti come l’Italia – che oltre­tutto devono far fronte già a diversi problemi interni – si devono accollare tutti i problemi. Ciò che è stato scritto su carta, che sembrava semplice e fun­zionale, in realtà ha fallito misera­mente. O forse è abilmente fallito, infatti i Paesi dell’Unione Europea, una volta di più, dimostrano di essere solidali solo laddove conviene esserlo. L’esempio a dimostrazione di questo fatto lo si trova proprio nella gestione di un altro capitolo del viaggio dei mi­granti: quello dei viaggi con i barconi! In quell’ambito la collaborazione fun­ziona e tutti portano il loro contributo per fare in modo che gli sbarchi siano contenuti, per quanto questa parola poco rappresenta il numero di migranti che arriva sulle coste italiane. È quando i migranti devono prenderli in casa, per dare ossigeno all’Italia, o semplicemente per osservare gli ac­cordi che loro stessi hanno sottoscritto, che i Paesi dell’UE fanno orecchio da mercante.

Sovraffollamento
Ma continuiamo con il viaggio dei mi­granti. Viaggiano lungo tutta l’Italia e arrivano a nord. C’è sovraffollamento. La situazione diventa complessa. Mi­gliaia di persone, tra Milano e Como, si accalcano al confine italo-svizzero. Quando raggiungono Como, hanno la possibilità di chiedere asilo in Sviz­zera, vengono accompagnati dalle guardie al Centro di registrazione a procedura di Chiasso, dove, sotto la re­sponsabilità della Segreteria di Stato della migrazione, viene valutata quindi la loro domanda.

I migranti che non vogliono chiedere asilo e non hanno i documenti, se­condo la Legge sugli stranieri, sono considerati degli illegali ed entrano nella procedura di riammissione sem­plificata in Italia. Se la riammissione non è possibile entro la mezzanotte ­orario dopo il quale la Polizia di fron­tiera italiana non ha più la possibilità di riammetterli sul loro territorio – ven­gono accompagnati nel nuovo Centro unico temporaneo predisposto a Ran­cate, dove il Cantone garantisce loro un soggiorno dignitoso sul territorio ti­cinese, di rifocillarsi e di trascorrere la notte sotto un tetto. Il giorno dopo ven­gono riaccompagnati dalle Guardie di confine alla frontiera, affinché siano riammessi in Italia.

Più uomini alla frontiera
In Ticino ci siamo preparati da tempo sapendo che – volenti o nolenti – ci sa­remmo ritrovati in mezzo. Abbiamo portato più uomini alla frontiera, per aiutare le guardie già impegnate a Chiasso. Abbiamo trovato una solu­zione e grazie all’impiego dei militi dell’esercito e della protezione civile, e siamo riusciti in pochissimo tempo, a creare una struttura che potesse ospi­tare in un ambiente adeguato, nella struttura di Rancate, gli illegali che de­vono passare la notte sul nostro terri­torio, portandoli lontani dai centri abitati. Domani ricominceranno le scuole, e il centro di Rancate è ideale per una situazione che sarebbe dovuta rimanere eccezionale ma che è diven­tata quotidianità, perché di tutti i mi­granti che passano il confine italo-sviz­zero, i due terzi, quindi la stragrande maggioranza, non intende fermarsi in Svizzera. Alcuni di loro tenta più volte di passare il confine, così da raggiun­gere l’obiettivo di depositare una do­manda d’asilo nei paesi del nord (prima tra tutti, la Germania), ma non funziona così. Questo modo di proce­dere dimostra che non si sentono real­mente minacciati, prerogativa fondamentale per ricevere l’asilo, per­ché, se sentissero la loro esistenza re­almente in pericolo, la loro priorità sarebbe chiedere asilo, e non chiederlo in una determinata nazione.

Escamotage
L’escamotage allora diventa quello di chiedere asilo politico con l’intento di scappare durante la verifica della loro pratica. I dati ci indicano che oltre la metà dei richiedenti l’asilo si dà alla macchia e prima o poi la signora Si­monetta Sommaruga, dovrebbe avere l’onestà di rendere pubbliche queste cifre, anche per far capire ai suoi com­pagni che presidiano la stazione di Como imboccando i migranti, che non forniscono loro un servizio, perché quando questi verranno fermati dalle autorità di altri Paesi, sempre sulla base di quegli accordi di cui i socialisti fanno finta di conoscere l’esistenza, verranno riportati in Svizzera, proprio laddove non vogliono stare. Non è che si usa la scusa dell’aiuto umanitario per egoistici motivi ideologici e poli­tici? A pensar mal si fa peccato…

NORMAN GOBBI

“Gli arabi sono stati più intelligenti”

“Gli arabi sono stati più intelligenti”

Da ticinonews.ch l Norman Gobbi teme che le provocazioni possano danneggiare i moderati. “Continueremo con la nostra linea”

“I turisti arabi sono stati più intelligenti.” Così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi commenta sul Corriere del Ticino la nuova provocazione di Nora Illi, al centro insieme a una sua amica di un video pubblicato ieri dal Consiglio centrale islamico svizzero (CCIS) che le ritrae mentre fanno shopping al FoxTown o mangiano una pizza a Lugano indossando il niqab. Indumento che, come noto, dallo scorso 1° luglio è vietato dalla legge in applicazione del volere del popolo ticinese.

“Agire così significa non riconoscere il principio fondamentale della democrazia diretta e mancare di rispetto ai cittadini svizzeri” dichiara Gobbi. “Ricordiamoci che questa è anche una questione di sicurezza: sotto il burqa può celarsi chicchessia. Io non voglio impedire a nessuno di esprimere la propria fede, ma questa è chiaramente una provocazione a cui non bisogna dare troppo peso: Nora Illi è solo in cerca di visibilità. Continueremo con la nostra linea di fermezza: provocazione sanzionata, ma non raccolta.”

Il consigliere di Stato leghista non è preoccupato per le annunciate ulteriori azioni di protesta della 32enne svizzera convertitasi all’islam radicale, ma teme che queste possano avere un effetto negativo sull’opinione pubblica. “Se guardo l’atteggiamento dei turisti arabi, è più intelligente di molti contrari, anche svizzeri, che invece cercavano lo scontro. Come pensavamo, abbiamo più problemi con il nostro territorio che dall’estero, e questo conferma la bontà della scelta. Ma persone come Nora Illi rappresentano idee non maggioritarie nell’islam elvetico e danneggiano quindi i moderati, che evidentemente vengono mischiati nella discussione.”

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

È morto Mauro Malandra, storico cofondatore della Lega

Da Cdt.ch l Su Facebook i pensieri di Norman Gobbi e Boris Bignasca per l’uomo che diede vita nel 1991 al partito ticinese insieme al “Nano” e Flavio Maspoli

È morto ieri il terzo cofondatore della Lega dei Ticinesi, Mauro Malandra, che nel 1991 diede vita al partito insieme a Flavio Maspoli e Giuliano Bignasca. A ricordare l'”eroe dei nostri tempi” è proprio il figlio del “Nano”, Boris Bignasca sulla sua pagina Facebook, facendo eco al post del consigliere di Stato Norman Gobbi che, sempre sui social network, ha voluto ricordare il “caro Mauro” con una foto che li ritrae insieme.

Norman Gobbi dopo l’addio all’amico leghista appena scomparso, promette: “Continueremo quanto avete iniziato…continueremo a batterci per i nostri ideali, per il bene del nostro Cantone e dei Ticinesi”.