In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

In Ticino gli ucraini trovano meno lavoro

Solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione. «Colpa anche della lingua». Le cifre del Dipartimento delle istituzioni
Alberghi, ristoranti e aziende informatiche sono i principali datori di lavoro
Sarà il mercato del lavoro, più piccolo e meno florido che altrove. Sarà una questione linguistica. Fatto sta che in Ticino i rifugiati ucraini fanno più fatica a trovare impiego, rispetto al resto della Svizzera. Lo dicono i dati forniti a tio.ch/20minuti dal Dipartimento delle istituzioni (DI).
Su 2897 titolari di permesso S nel nostro cantone, a oggi, solo 113 hanno ottenuto un’autorizzazione lavorativa: meno del 4 per cento. A livello svizzero la quota è più del doppio, circa l’11 per cento, ha comunicato martedì il Dipartimento di giustizia e polizia.
Il gap rispetto a oltre Gottardo pesa ancora di più a stagione turistica ancora in corso: la maggior parte dei rifugiati ucraini lavorano nel settore alberghiero e della ristorazione (circa il 30 per cento). Seguono l’informatica e la consulenza, l’insegnamento, l’agricoltura.
Uno dei motivi della differenza con il resto della Svizzera, spiegano da Bellinzona, sta nel fatto che «in Ticino la lingua rappresenta un ostacolo maggiore rispetto ad altri cantoni». L’inglese apre molte più porte in Svizzera tedesca, mentre a sud delle Alpi «sono prioritarie le conoscenze di italiano e tedesco» sottolinea il DI.   

Da www.tio.ch

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Presentata l’organizzazione dei preparativi della Conferenza per la ricostruzione dell’Ucraina in programma il 4-5 luglio

Gobbi: “Sarà il nostro contributo per la pace e la ricostruzione”
Poi è toccato al Consigliere di Stato Norman Gobbi: “Sarà occasione per il Ticino e Lugano per avere grande visibilità a livello internazionale. C’è da parte nostra un grande orgoglio. La sfida per noi sarà questa: tutto dovrà funzionare al meglio. Accogliere questa conferenza sarà il nostro piccolo contributo per la pace e la ricostruzione dell’Ucraina”.
 
Gobbi: “I costi principali saranno quelli sulla sicurezza”
“I costi principali per il Ticino – ha aggiunto Norman Gobbi – saranno quelli sulla sicurezza. Per la Conferenza sull’Ucraina, ma anche per i cittadini di Lugano nel loro vivere quotidiano. Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti.” “La Conferenza – ha proseguito – sarà anche un’opportunità per le aziende locali per stringere partnership in vista della ricostruzione”.
 
Cocchi: “Sulla sicurezza abbiamo fatto un grande lavoro, siamo tranquilli”
In seguito la parola è passata a Matteo Cocchi, comandante della polizia ticinese. “Siamo un insieme: autorità, forze di polizia, esercito ed i vari partner. E tutti assieme permetteremo tutto il dispositivo di sicurezza. Finora è stato fatto un grande lavoro. E la collaborazione tra tutti i partner è stata ottima. E dunque siamo tranquilli”. “Stiamo anche lavorando – ha proseguito – perché il nostro dispositivo non crei troppi disagi alla popolazione e alle attività commerciali della città di Lugano”.
Ci saranno zone rosse (Parco Ciani e zone limitrofe al Palazzo dei Congressi) solo per chi è accreditato. E ci saranno zone blu dove ci sarà una forte presenza della polizia, ma dove si potrà transitare liberamente. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Cassis-A-Lugano-un-nuovo-piano-Marshall-15420211.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15423145

Servizio all’interno dell’edizione di lunedì 20 giugno 2022 de Il Quotidiano

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Conferenza sull’Ucraina: ecco cosa è previsto a Lugano

Le autorità hanno indetto una conferenza stampa da Bellinzona – Cassis: «Il processo di ricostruzione parte ora dal Ticino, una sorta di nuovo piano Marshall» – Gobbi: «Il nostro contributo verso la pace» – Cocchi: «Limitiamo i disagi alla popolazione luganese»
Mancano due settimane esatte all’Ukraine Recovery Conference (URC2022) – Conferenza sulla ricostruzione dell’Ucraina -, in programma a Lugano il 4 e il 5 luglio. Alcuni nomi di presenze «illustri» sono già stati fatti (uno su tutti quello della presidente della Commissione UE Ursula von der Leyen), ma il dubbio è ancora sul presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Ciò che è certo è che la Conferenza si terrà in una Lugano blindata: viste le tensioni internazionali, il Consiglio federale ha deciso che rifonderà al Ticino buona parte (80%) delle spese per la sicurezza, mettendo a disposizione fino a 1600 soldati a titolo sussidiario e garantendo la sicurezza dello spazio aereo. E la viabilità di Lugano cambierà.  
Oggi il presidente della Confederazione Ignazio Cassis ha incontrato il Consiglio di Stato ticinese, a Bellinzona, nell’ambito del regolare dialogo politico. Al centro delle discussioni c’è proprio la Ukraine Recovery Conference. Al fine di illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della URC2022, il DFAE e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa.

La diretta
«Oggi a quasi quattro mesi dall’inizio del conflitto siamo qui per spiegare perché a inizio luglio a Lugano si terrà la UCR2022 – ha dichiarato Ignazio Cassis -. La guerra è in corso ma ci sarà anche il momento della ricostruzione. Vogliamo mettere allo stesso tavolo Paesi e organizzazioni coinvolte. Una sorta di nuovo piano Marshall. Che stavolta sarà pianificato a Lugano. Per definire quando, cosa e chi ma soprattutto come vogliamo preparare questo piano. La via della ricostruzione passa da un processo politico e diplomatico di ampio respiro. Questo processo la Svizzera e l’Ucraina vogliono iniziarlo ora a Lugano». 
Il presidente della Confederazione – che si è rivolto oggi a tutti i media della Svizzera nelle lingue nazionali, da Bellinzona – ha ricordato che la Conferenza era già prevista prima dello scoppio della guerra. Ma «annullarla ora avrebbe mandato un messaggio sbagliato». In aprile la Svizzera con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha deciso di mantenere il programma. «La popolazione svizzera è stata toccata da questa situazione e ha dimostrato la sua solidarietà, soprattutto il Ticino. È chiaro che tutto ciò comporta delle responsabilità».

Sicurezza adattata, ma “nulla di eccezionale”
La sicurezza è stata organizzata e adattata. Il Consiglio federale ha approvato l’arrivo di 1600 militari e le restrizioni nello spazio aereo. Un «dispositivo usuale» della sicurezza, quello «classico» previsto in questi questi casi, «niente di eccezionale». «Abbiamo l’ambizione di contribuire alla sicurezza dell’Europa e del mondo, dobbiamo provarci». A Lugano è previsto anche un programma culturale legato all’Ucraina (con musica ed esposizioni), «malgrado la guerra». Perché – ha chiarito Cassis – «la cultura ci ricorda chi siamo e da dove veniamo». 

Gobbi: “il nostro contributo verso la pace”
Ha quindi preso la parola Norman Gobbi, consigliere di Stato a capo del Dipartimento delle istituzioni (DI): «Da parte nostra c’è orgoglio perché il Ticino accoglie un simile evento di caratura internazionale. Ma dobbiamo garantire che tutto funzioni al meglio. Accogliere l’URC2022 è il nostro piccolo contributo verso la pace». I costi principali riguardano la sicurezza e l’organizzazione per garantire il normale svolgimento delle attività da parte della popolazione. «Ed in questo senso ringrazio anche il sindaco di Lugano Michele Foletti».
 
Un “calcio d’inizio” per pensare (in anticipo) alla ricostruzione
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022, ha quindi spiegato che la Conferenza era stata organizzata in tutt’altro modo, «ma poi è scoppiata la guerra». «Non è la prosecuzione delle altre edizioni, ma qualcosa di nuovo, un calcio d’inizio. Lugano fornirà il quadro, la bussola per iniziare un percorso di ricostruzione, che proseguirà insieme alle riforme». L’organizzazione è quindi stata completamente stravolta. «Riflettere sul “come” si ricostruirà l’Ucraina è importante ora più che mai. L’Ucraina ha capito che è il momento e l’occasione per fare un passo avanti e trasformarsi».
 
Matteo Cocchi: “Sicurezza, ma limitando i disagi alla popolazione”
«È un compito che la polizia cantonale ha ricevuto alla fine dello scorso anno e per cui ci siamo preparati da tanto tempo. La situazione in Ucraina è nel frattempo cambiata e la sicurezza e il suo dispositivo sono cambiati – ha dal canto suo dichiarato Matteo Cocchi, comandante della Polizia del Cantone Ticino -. Non è solo la polizia cantonale a operare, ma tutta una squadra di autorità, forze di polizia, esercito e partner che renderanno possibile la sicurezza. Perché da soli non ce la facciamo ed è importante lavorare all’unisono. Dunque siamo tranquilli. Siamo alla ricerca di un dispositivo che non crei troppi problemi alla cittadinanza di Lugano. Ma è chiaro che siamo alla ricerca del miglior modo possibile per garantire la sicurezza, limitando i disagi alla popolazione». Il dispositivo avrà delle zone rosse in cui sarà vietato l’ingresso a chi non è accreditato alla sicurezza. Mentre nelle zone blu ci sarà una presenza maggiore di forze di polizia e saranno possibili dei controlli. Nel golfo di Lugano sarà attuato un divieto di navigazione nel raggio di 300 metri. «Vogliamo tenere il cerchio di sicurezza più limitato possibile». La zona rossa è il Parco Ciani e la zona limitrofa a Palazzo dei Congressi, quindi non toccherà dei commerci. «Al di fuori non è stata ordinata nessuna chiusura e i commercianti sono già stati informati». Il dispositivo di sicurezza sarà attivo dalle 12 di domenica 3 luglio alle 6 di mercoledì 6 luglio (tempo necessario per il «ristabilimento»).La comunicazione è un aspetto molto importante per le autorità. Ecco perché, oltre al sito Internet, è stata attivata anche una helpline telefonica per informare la popolazione locale, anche su eventuali chiusure e sulla viabilità, attiva dalle 6 alle 22 dal 28 giugno al 5 luglio. I cittadini di Lugano saranno informati dalle autorità comunali. Informazioni saranno diffuse anche tramite Twitter e Alertswiss. «Ringrazio tutti per saper collaborare e voler collaborare, per aver scelto il Ticino e per aver dato fiducia alle autorità cantonali. Le basi per un buon successo della Conferenza ci sono».https://www.cdt.ch/news/ticino/conferenza-sullucraina-ecco-cosa-e-previsto-a-lugano-il-4-e-il-5-luglio-286058
Da www.cdt.ch

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Conferenza per l’Ucraina, ‘meno disagi possibili per Lugano’
Il punto a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference del 4-5 luglio. Il Parco Ciani e Palazzo dei Congressi saranno zona rossa
Il Dfae e le autorità cantonali hanno organizzato una conferenza stampa per illustrare lo stato dei lavori preparatori, a due settimane dall’inizio della Ukraine Recovery Conference, prevista il 4-5 luglio a Lugano.
Nell’intervento iniziale il presidente della Confederazione e responsabile del Dipartimento federale degli affari esteri (Dfae) Ignazio Cassis ha ricordato la grande tradizione umanitaria della Svizzera nel cui solco si inserisce la conferenza di Lugano, e sottolineato come il Ticino stia dando grande prova sotto questo punto di vista, accogliendo un numero di profughi ucraini superiore a quello prefissato. Per Cassis, l’organizzazione della URC2022 è il “contributo svizzero” alla stabilità in Europa e nel mondo. I metodi e i principi della ricostruzione saranno definiti durante i due giorni della conferenza, ha aggiunto il consigliere federale ticinese. Dal canto suo il consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato come l’URC2022 sarà l’occasione per il Ticino di dare prova di grande capacità di organizzazione anche di importanti eventi internazionali.
Simon Pidoux, ambasciatore speciale responsabile della URC2022 ha sottolineato come la Conferenza non sarà una quinta edizione di quelle svolte in precedenza, ma qualcosa di nuovo data l’evoluzione della situazione internazionale. Dal canto suo, Térence Billeter, ambasciatore, Capo Task Force URC2022, ha presentato in dettaglio il programma organizzativo della Conferenza, sottolineando anche l’ampio spazio dedicato agli eventi culturali nella parte finale della giornata di lunedì.
Dal punto di vista della sicurezza, il comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi sottolinea che l’obiettivo è limitare il più possibile i disagi alla popolazione pur mantenendo un alto livello di sicurezza. Saranno previste zone rosse, nelle quali non sarà possibile l’ingresso per chi non è accreditato alla conferenza, corrispondenti al Parco Ciani e all’area limitrofa al Palazzo dei Congressi, e zone blu adiacenti al Palazzo dei Congressi e al Parco Ciani nelle quali non vi saranno limitazioni al movimento ma sarà messo in atto un maggior livello di sicurezza e potrebbero essere svolti dei controlli nei confronti dei turisti. Limitata anche la navigazione a 200 metri di fronte al Parco Ciani. Sarà attiva anche una help-line al numero 0848 14 95 95, attiva da martedì 28.6 a martedì 5.7 dalle 6 alle 22. Nessuna chiusura è stata ordinata per le attività commerciali.
Dal punto di vista dei costi, il presidente della Confederazione, rispondendo a una domanda, ha precisato che si parla di “alcuni milioni di franchi” ma che la cifra dipenderà da dettagli ancora da definire, ad esempio la composizione delle delegazioni e di conseguenza l’entità del dispositivo di sicurezza.

Da www.laregione.ch
“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

“Solidali ma vigili contro i possibili abusi”

Il Consigliere di Stato parla della crisi creata dalla guerra in Ucraina

Nella conferenza stampa di marzo, quando venne presentato il Piano cantonale d’accoglienza riguardante i profughi ucraini, il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva sottolineato – oltre alla grande solidarietà manifestata dai ticinesi – anche alcuni rischi insiti in una situazione straordinaria e del tutto particolare come quella della fuga di milioni di persone da un territorio di guerra. “Le analisi che si fanno in queste circostanze devono tener conto anche dei fattori di rischio, delle criticità e dei pericoli che può comportare l’accoglienza di profughi in fuga dalla guerra. Pur sottolineando che l’aspetto umanitario è prioritario – e in questo senso le ticinesi e i ticinesi si sono dimostrati campioni – è compito dell’autorità fare in modo che non vi siano pericolose derive: da un lato da parte di chi viene accolto, ma soprattutto da chi accoglie, o meglio da ambienti che possono magari approfittare della situazione con comportamenti scorretti. Qui penso per esempio allo sfruttamento su un posto di lavoro, visto che lo statuto S a cui i profughi ucraini hanno diritto dà la facoltà di svolgere un’attività remunerata. Ma pure, in un ambito ancora molto più pericoloso, allo sfruttamento delle persone in un contesto criminale”.
Le criticità che nascono possono essere diverse. “I datori di lavoro che hanno intenzione di assumere un profugo ucraino (si parla al maschile, ma saranno soprattutto donne a trovare lavoro) devono rispettare tutte le procedure, senza scorciatoie. Devono assicurare alla persona che lavora alle loro dipendenze uno stipendio in base al contratto vigente nel settore. In caso contrario verrebbero penalizzati ancora i residenti, già spesso superati… sulla destra dai frontalieri”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Suscita critiche il fatto che a tutte le persone con lo statuto S venga corrisposto una specie di “soldo”, oltre alla copertura della cassa malati e delle spese di alloggio, anche a chi lavora. “La critica è giusta. Ma attenzione: anche le persone con permesso S sono o saranno assoggettate all’imposta alla fonte. Questo vuol dire che chi lavorerà dovrà pagare le imposte. Inoltre le prestazioni erogate vengono calcolate tenendo conto delle entrate della persona e se sarà autosufficiente non riceverà più i soldi delle prestazioni. Sono molte le informazioni che l’autorità richiede ai profughi, proprio per evitare possibili abusi. Tra questi anche un formulario in cui devono dichiarare se hanno capitali in Svizzera o all’estero ed eventuali redditi”, chiarisce il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Molti si sono chiesti che senso ha sostenere finanziariamente profughi ucraini che girano sulle nostre strade con le Maserati… “Le ho viste anch’io queste auto. Sono persone generalmente molto facoltose e hanno potuto lasciare l’Ucraina appena è scoppiata la guerra. Si tratta della prima ondata. In seguito però sono giunti coloro che la guerra l’hanno vista e subita veramente. Però l’autorità non può essere sprovveduta e deve mettere in campo tutti i mezzi per accogliere, ma con le dovute attenzioni. Quest’ondata migratoria è completamente diversa da quelle vissute nel passato. La mia impressione è che l’apparato federale – competente in materia di politica d’asilo – non si sia adattato. Oltre che solidali, dobbiamo essere vigili, perché comunque questa crisi ci presenterà un conto salato, che dovremo pagare tutti noi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Accogliere rifugiati, alcuni ci ripensano

Accogliere rifugiati, alcuni ci ripensano

Anche il Ticino ha inserito l’obbligo di alloggio presso i privati di minimo tre mesi. Gobbi: “Si tratta di riequilibrare, ma difficile capire quanto durerà la crisi”
Tra le novità annunciate oggi dalla Segreteria di Stato della migrazione in materia di accoglienza vi è quella della disponibilità delle persone che alloggiano ad ospitare per tre mesi al minimo i profughi in fuga dall’Ucraina. La norma è stata sin da subito anche inserita nel piano cantonale di accoglienza del Ticino, ha spiegato questa sera ai microfoni di Ticinonews Norman Gobbi.

Prima solidarietà e poi i ripensamenti
“Se pensiamo al piano di accoglienza cantonale, anche noi abbiamo inserito il minimo di accoglienza di tre mesi”, aggiunge. Questo perché sullo slancio di solidarietà molte famiglie “si sono confrontate con alcune problematiche sottostimate e hanno rinunciato ad ospitare i profughi”. Inoltre, tra i motivi scatenanti c’è il tempo che rimane però purtroppo “uno degli aspetti più critici”. “È difficile capire quanto durerà la crisi”, sottolinea.

Cambiano le regole
I rifugiati, lo ricordiamo, non potranno più scegliere il cantone in cui andare ma ci saranno delle eccezioni: per le persone vulnerabili e per chi si ricongiunge con parenti stretti.

“Riequilibrare la situazione”
“Si tratta di riequilibrare la situazione dei profughi ucraini tra i Cantoni. Chiaramente, in Ticino avendo 700 cittadini ucraini in molti dopo la fuga dal paese sotto assedio sono arrivati sul nostro territorio”, ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni. “Già nelle ultime settimane la SEM ha fatto un rallentamento delle attribuzioni al Ticino”, conclude.

Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/accogliere-rifugiati-alcuni-ci-ripensano-JD5360139

Accoglienza ucraini: “Equilibrare la quota di profughi da ospitare”

Accoglienza ucraini: “Equilibrare la quota di profughi da ospitare”

“Tanta generosità, ma il Ticino rischia di pagare una fattura economica e sociale sproporzionata”

Non tardano a farsi sentire le ripercussioni di fronte all’arrivo nel nostro paese dei profughi ucraini, in particolare donne con figli. Già sono state sollevate le preoccupazioni, per esempio, sul mercato del lavoro, tenuto conto che il permesso S dà la possibilità di lavorare a partire da subito. “Le attestazioni e i gesti di solidarietà in questa crisi sono stati moltissimi da parte della popolazione ticinese. E questo è un aspetto che occorre evidenziare in modo positivo”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Sul fronte delle preoccupazioni ne vedo una molto importante e dalla quale possono nascere altri problemi. Parlo della presenza in Ticino del doppio di profughi ucraini rispetto alla normale e corretta ripartizione tra Cantoni. Al Ticino, in base alla sua popolazione e tenendo conto anche di altre considerazioni, come la presenza del Centro federale d’asilo a Chiasso e a Pasture, viene assegnata una quota di poco superiore al 4% dei richiedenti l’asilo. Oggi i cittadini ucraini presenti in Ticino corrispondono a più del doppio di tale quota. E parliamo di oltre un migliaio di persone”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Come mai si è giunti a questa situazione? “La presenza di un centro di registrazione federale a Chiasso ha contribuito a determinare questa situazione, perché qui devono giungere gli ucraini per registrare la loro entrata in Svizzera qualora richiedessero lo statuto “S” (possono per contro rimanere sul territorio per 90 giorni come turisti). Se da una parte, come detto, lo slancio di solidarietà è positivo, dall’altro però il nostro sistema federalista comporta anche una suddivisione corretta della presa a carico dei profughi. Non esiste che un Cantone come Zurigo abbia più o meno lo stesso numero di profughi ucraini del Ticino. Così come non appare corretto che alcuni Cantoni non abbiano ancora messo in moto – o quasi – un’organizzazione d’accoglienza. L’autorità cantonale in Ticino si è mossa in maniera celere e coordinata. Tanto che la Segretaria di Stato della migrazione Signora Schraner Burgener ha lodato quanto stiamo facendo. È però indispensabile che la quota di ripartizione intercantonale trovi al più presto il suo giusto equilibrio. Si tratta di non creare disparità di trattamento all’interno del nostro sistema federalista, ciò che comporterebbe delle pesanti ripercussioni per taluni Cantoni, come il Ticino appunto. Questa crisi potrebbe durare a lungo. Si parla di anni. È facile quindi immaginare le conseguenze per tutta la collettività ticinese se la quota di ripartizione non venisse rispettata. Mi riferisco a problemi per una saturazione in alcune scuole comunali e cantonali delle ragazze e dei ragazzi ucraini, con possibili difficoltà nella gestione delle risorse sul personale e sulla logistica nel dovere organizzare molteplici classi supplementari. Ma penso pure al mercato del lavoro, che in Ticino già soffre paurosamente dalla presenza di 75mila frontalieri. E poi vi sono gli aspetti legati alle assicurazioni sociali. Tutto questo comporta dunque un ingiustificato aumento dei costi supplementari per il Cantone a discapito del contribuente ticinese”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Profughi dall’Ucraina, il Ticino accoglie oltre il previsto

Visita della neo Segretaria di Stato della migrazione al Centro federale d‘asilo a Pasture. ’Si è retto alla sfida dell’emergenza’

Ancora una volta il Ticino non si è tirato indietro. Porta d‘accesso sud della Svizzera davanti all’emergenza umanitaria ucraina ha aperto le braccia. Anche più di quanto la Confederazione gli chiedesse di fare. A oggi il cantone ha accolto sul suo territorio oltre 1’400 profughi. Tra loro gran parte, come testimoniano le autorità locali, hanno trovato casa nel Mendrisiotto. Oggi, mercoledì, Christine Schraner Burgener, al suo debutto come Segretaria di Stato della migrazione (Sem), è qui su suolo ticinese per dire di persona il suo ’grazie’. «Come nelle crisi precedenti – riconosce la responsabile della Sem – insieme è stato fatto un grande lavoro». Del resto, nel tempo ci hanno pensato la guerra dei Balcani e del Kosovo e le pressioni migratorie del 2016 a mettere alla prova la macchina dell’accoglienza. Certo il conflitto in Ucraina ha posto di fronte a «una situazione che non si era mai vista dalla Seconda guerra mondiale in poi». Le donne, i bambini, gli anziani in fuga dalle bombe rappresentano ora una prova che chiama tutti – Confederazione, Cantoni e Comuni – a rimboccarsi le maniche.
Come hanno reagito le istituzioni? «Sinora – conferma la Segretaria – questa sfida l’abbiamo padroneggiata bene. La cooperazione tra Confederazione e Cantoni ha funzionato molto bene. Quanto alla solidarietà dimostrata dalla popolazione è stata travolgente». Sono migliaia a livello nazionale i posti letto messi a disposizione e i privati hanno un ruolo significativo. Ciò che conta fa capire il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è essere virtuosi nel segno del federalismo svizzero. La sua richiesta consegnata brevi mano nelle stanze del Centro federale d’asilo a Pasture (fra Balerna e Novazzano)? «Far funzionare la solidarietà intercantonale e la ripartizione dei rifugiati negli altri cantoni». Tutto secondo il principio della reciprocità.

Prima visita, primo incontro con i sindaci
Oggi è stata, quindi, la prima volta di Christine Schraner Burgener negli spazi del Centro federale d’asilo, parte delle infrastrutture di Ticino e Svizzera centrale. O meglio della soluzione logistica provvisoria, lì a Pasture, in attesa di quella definitiva, che sarà ponta nel 2024. Ed è stato altresì il suo primo incontro, nel primo pomeriggio, con i rappresentanti dei Comuni locali – Bruno Arrigoni e Sonia Colombo-Regazoni, sindaco e municipale di Chiasso, e Luca Pagani e Sergio Bernasconi, sindaci di Balerna e Novazzano -, al tavolo anche Gobbi e il collega di governo Raffaele De Rosa e Ryan Pedevilla, a capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. Mai come in questi frangenti il dialogo istituzionale, d’altra parte, ha un valore importante. Certo in questo caso, fa presente la Segretaria di Stato della migrazione, «per la prima volta non è Chiasso a essere il grande porto di scalo di chi fugge dalla guerra. La maggior parte fa capo a Zurigo». Ma quella a sud resta una frontiera ‘calda’.

Migrazione, una sfida nella sfida
In effetti, «nessuno di noi – annota ancora – sa dire quanto durerà la crisi. Una cosa è chiara – ribadisce -: possiamo superare questa sfida solo insieme e grazie al dialogo costruttivo che si è instaurato in Ticino. Solo così, sono sicura, potremo risolvere anche i prossimi problemi che si presenteranno». In realtà, la prova, come fa capire dl canto suo Norman Gobbi, rischia di essere duplice; perché a questo stato di cose dall’estate potrebbero sommarsi i flussi migratori di sempre, che si prevedono in aumento. «Per Chiasso e il Ticino sarà una situazione da affrontare, per la Sem da gestire in modo solidale», rimarca il Consigliere di Stato.

Preoccupazioni e rischi
Tornando alla crisi Ucraina, il capo del Di si spiega in due modi l‘ondata di profughi sul Ticino. «Innanzitutto, nel cantone è presente una significativa comunità ucraina, che ha fatto da attrattore. In secondo luogo, qui c’è uno dei centri federali importanti del Paese». Gobbi non nasconde di avere diverse preoccupazioni. «Dal nostro punto di vista, le esperienze vissute negli ultimi anni ci hanno permesso di essere quasi subito pronti a fronteggiare la crisi – annota -. Ora è la solidarietà spontanea che deve essere incanalata. Nelle emergenze, infatti, vi è anche chi approfitta della situazione. Una situazione che va monitorata fin dall’inizio, anche attraverso i colloqui che l’autorità cantonale ha nella gestione degli alloggi collettivi».

Focus sui minori non accompagnati
Il pensiero va in particolare ai minori non accompagnati, oltre che alle donne con figli e agli anziani. E la chiave di volta, a maggior ragione per i ragazzi, resta la concessione dello statuto di protezione ‘S’: registrare i rifugiati, fa presente ancora Gobbi, dà modo di avere un riscontro della loro presenza. «Non sono coloro che accolgono – spiega a ‘laRegione’ – che decidono quali misure di protezione devono essere attivate per quel minorenne. Minore al quale occorre garantire la presenza di una persona che funga da autorità parentale – un tutore o un curatore – e che possa essere seguito nel suo percorso. Sappiamo bene che, come c‘è il rischio di tratta di essere umani per le giovani donne – come si è visto ai confini con l’Ucraina -, possono esserci pure potenziali abusi sui minorenni. Quindi, l’obiettivo è quello di assicurare una ‘tracciabilità delle persone’: sapere chi sono, dove sono e attivare tutte le misure necessarie per la loro protezione. Dunque non solo lo statuto ’S’ ma tutti gli altri strumenti a disposizione».

Il Ticino ha già dovuto misurarsi con i minori non accompagnati in questa crisi? «Sin qui la guerra in Ucraina ha portato in Svizzera pochi minori non accompagnati a differenza di quanto accaduto con la situazione in Afghanistan», ci fa presente la Segretaria di Stato della migrazione.

Da www.laregione.ch

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«Accoglienza, ma organizzata»
In Svizzera sono stati registrati 20 mila profughi ucraini, al Ticino ne sono stati attribuiti 1.470, superando la chiave di riparto – Schraner Burgener: «Mostrata una solidarietà travolgente» – Gobbi: «Occorre più coordinazione tra privati e autorità»
«Siamo di fronte a una situazione inedita». Non ha dubbi, la segretaria di Stato della migrazione Christine Schraner Burgener, arrivata in Ticino per visitare il centro federale d’asilo di Chiasso: «Stiamo vivendo qualcosa che non si era mai visto dopo la Seconda guerra mondiale». E i numeri lo dimostrano. Sono già 20 mila i profughi ucraini registrati in Svizzera, mentre nel solo centro d’asilo di Chiasso sono stati 2.500. Di questi, 1.470 sono poi stati attribuiti al nostro cantone. «Una cifra molto superiore rispetto a quanto prevede la chiave di riparto», è stato chiarito. Ogni giorno, ha spiegato la responsabile della SEM, arrivano in Svizzera circa mille persone: «Donne e bambini, soprattutto, che hanno bisogno della nostra protezione e devono essere registrati. Questo rappresenta una sfida per tutti: Confederazione, Cantoni e Comuni. Finora, però, abbiamo fronteggiato bene la sfida». Numeri alla mano, «la Confederazione mette a disposizione circa 9.000 posti letto, di cui qualche centinaio al centro di Chiasso. I Cantoni invece circa 30.000». Poi ci sono tantissimi privati: «La solidarietà è travolgente, e il Ticino si sta contraddistinguendo per lo slancio mostrato», ha detto Schraner Burgener.

Le preoccupazioni
Ma le sfide, ha chiarito da parte sua il direttore del DI Norman Gobbi, non mancano. «Chiasso è abituata a gestire i flussi migratori, l’esperienza passata ci ha permesso in questa occasione di essere pronti quasi immediatamente», ha premesso il consigliere di Stato. «Ma ci sono anche alcune preoccupazioni: ad esempio i minorenni non accompagnati e gli anziani che arrivano, e che magari necessitano di cure mediche». I minori non accompagnati – che «finora sono comunque pochi», ha detto la Segretaria di Stato della migrazione – «necessitano di protezione, di persone che fungano da autorità parentale, e di essere scolarizzati». E poi c’è il grande tema del coordinamento tra la solidarietà privata e le autorità: «È importante che a Chiasso sappiano chi arriva affinché la macchina non rallenti, quindi è opportuno che chi organizza i bus in arrivo con i profughi informi le autorità», ha evidenziato Gobbi. Il nostro cantone, fin dalle prime settimane di conflitto, si è prodigato per sostenere chi fugge dalla guerra. «Infatti, sono molte le persone arrivate sul territorio. Da un lato, perché qui c’è un’importante comunità ucraina che funge da attrattore. E poi perché Chiasso ha un centro d’asilo importante». Passata la prima fase di emergenza, ha chiarito Gobbi, «occorre però attivare al meglio la solidarietà intercantonale. Il primo picco di arrivi dovrebbe affievolirsi, quindi le registrazioni dovranno assumere il carattere di normalità».

Centri alloggi
Sul fronte dell’accoglienza in Ticino, «l’organizzazione predisposta dal Cantone per il momento sta funzionando bene», assicura Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione. «Anche perché il Ticino ha sì assorbito un gran numero di arrivi, ma moltissimi profughi sono stati accolti direttamente dalla popolazione. Senza cioè passare dalle strutture collettive cantonali». Al momento, il centro di Aurigeno è al completo, con 60 persone ospitate. Piena anche la struttura di Arzo, dove si contano 65 persone. «Ad Airolo, invece, abbiamo ancora 14 posti a disposizione (su 60 totali). Da lunedì, per far fronte all’aumento degli arrivi, sarà aperto il centro a Breno, mentre mercoledì 6 aprile toccherà a Casa Roseto, sempre ad Airolo», spiega Pedevilla. Finora, poi, sono circa 170 gli alloggi messi a disposizione dai privati, che si sono annunciati ai Comuni: «Ci stiamo quindi occupando di visionare gli appartamenti, privilegiando gli spazi indipendenti e ammobiliati, che possono essere messi a disposizione rapidamente per le famiglie ucraine. Poi, confrontando le capacità scolastiche dei diversi istituti sul territorio, potremo procedere con l’attribuzione delle famiglie nelle varie località».

A breve nelle case
Un’attribuzione che, spiega da parte sua Cristina Oberholzer Casartelli, a capo della Sezione del sostengo sociale, potrebbe avvenire in tempi brevissimi: «Prevediamo le prime uscite dal centro di Aurigeno nella prima metà di aprile. Quindi a breve le prime persone potranno essere sistemate negli alloggi sul territorio». Ma i 170 alloggi messi a disposizione basteranno? «Difficile dirlo, al momento sono sufficienti», dice Oberholzer Casartelli. «Ma tutto dipenderà dagli arrivi, le stime iniziali parlavano di 50 mila profughi in arrivo, ossia circa mille arrivi al giorno. Altre stime, invece, ipotizzano numeri giornalieri raddoppiati da aprile. Occorrerà essere flessibili e organizzarci giorno per giorno». E, di nuovo, sarà fondamentale la coordinazione. «L’invito ai cittadini è di segnalare eventuali disponibilità ai Comuni, in modo che il dispositivo cantonale possa avere una fotografia precisa della situazione e organizzare al meglio le soluzioni abitative».

La collaborazione
Il Cantone ha nuovamente scritto ai Comuni per chiedere di segnalare le iniziative spontanee dei privati, qualora ne abbiano notizia. «Questo permette a noi, ma anche alla SEM di garantire una migliore presa a carico attraverso il dispositivo cantonale», sostiene Oberholzer Casartelli. Un concetto, questo, ribadito anche da Pedevilla: «L’iniziativa di chi decide di portare in Ticino le persone scappate dalla guerra è senz’altro apprezzabile dal profilo della solidarietà. Tuttavia, è bene che vi sia un coordinamento, specialmente con la Segreteria di Stato della migrazione. Sarebbe opportuno che l’arrivo dei rifugiati venisse preannunciato alle autorità, in modo che non ci si ritrovi improvvisamente a gestire diverse decine di persone in un colpo solo». In questo modo, viene anche facilitata la distribuzione sul territorio: «Il fatto di rivolgersi ai canali ufficiali permette di non concentrare troppe famiglie con bambini in un’unica zona, evitando di sovraccaricare alcune regioni e le relative sedi scolastiche».

Da www.cdt.ch

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Profughi, non si ferma l’emergenza
La segretaria di Stato della migrazione in visita in Ticino, dove sono già presenti 1’500 ucraini – Gobbi: “Cantone da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”

L’impegno per accogliere e registrare i profughi ucraini, anche in Ticino resta ai massimi livelli. La segretaria di stato della migrazione Christine Schraner Burgener oggi (mercoledì) ha visitato i centri federali d’asilo di Chiasso e Balerna. 
La visita è un’ulteriore conferma di quanto la situazione odierna sia inedita per chi opera nel settore della migrazione. In apertura dei discorsi è stato sottolineato che simili flussi non si vedevano dalla Seconda Guerra Mondiale. La pressione resta alta con 1’000 arrivi al giorno in Svizzera, soprattutto donne e bambini.
Una sfida per le autorità a tutti i livelli: queste persone vanno infatti registrate rapidamente dandogli il permesso S, ma soprattutto bisogna fornir loro un tetto, cibo e assistenza medica. Confederazione e Cantoni hanno messo a disposizione l’impressionante numero di 40’000 posti letto, ai quali si sommano quelli dei privati che hanno dimostrato una solidarietà definita travolgente. Soprattutto in Ticino dove il ruolo che giocano è fondamentale.
Gli arrivi dall’Ucraina si concentrano soprattutto a Zurigo e in tutta la Svizzera si è arrivati quasi a 20’000, di cui attualmente quasi 1’500 sono in Ticino, quindi molti più di quanti prevede la chiave di riparto. Con il caldo ci si aspetta un aumento dei migranti provenienti da sud e le autorità dovranno esser capaci di affrontare anche questa nuova sfida.

Gobbi: “Ticino da subito in prima linea, ora attribuzioni ridotte”
Da parte sua il direttore del dipartimento Istituzioni Norman Gobbi ha spiegato che “il Canton Ticino è stato uno di quei cantoni che ha maggiormente accolto in questa prima fase, da un lato perché avevamo già una comunità di cittadini ucraini presenti sul territorio, che evidentemente ha fatto da traino per amici e parenti in fuga dal conflitto. Dall’altra parte, avendo un centro federale di registrazione, molti sono rimasti qui sul territorio in questa fase e ora si sta correggendo riducendo l’attribuzione, tant’è che in questi giorni ci sono state poche attribuzioni al Ticino, in modo che si rientri nella normale chiave di riparto”.
E in merito alle preoccupazioni rivolte all’estate, Gobbi ha confermato le preoccupazioni, anche perché “il Ticino rischia di diventare ancora una volta il ‘focus’ come tradizionalmente accade quando si parla di flussi migratori in provenienza dall’Africa”.

Si attendono nuovi impiegati alla SEM
I collaboratori della SEM si attendono circa trenta nuovi impiegati, “c’è bisogno di personale e di lavorare velocemente” ha dichiarato alla RSI la segretaria di Stato della migrazione (SEM) Christine Schraner Burgener. In Svizzera si stima l’arrivo di circa 1’000 rifugiati al giorno e per questo motivo sarà necessario impiegare nuove persone per velocizzare i processi.

L’incremento dell’afflusso dei profughi
Durante il periodo estivo si attende un maggiore afflusso dovuto all’arrivo di migranti da altre zone del mondo. “Verso l’estate stimiamo circa 1’500 richiedenti asilo al giorno oltre agli ucraini. Ad oggi stimiamo oltre 20’000 ucraini già registrati in Svizzera, a questi si potrebbero aggiungere afghani, siriani o rifugiati dalla Turchia.”

L’accoglienza dei privati
In merito all’accoglienza dei privati, la segretaria di stato ha riferito ai microfoni della RSI che apprezza molto la solidarietà “ma la protezione delle vittime rimane importante, per questo dobbiamo controllare le persone e le famiglie che arrivano e lavoriamo molto con l’organizzazione per la protezione dei rifugiati per cercare e trovare gli alloggi corretti.”  

Giovedì le autorità cantonali aggiorneranno il piano di accoglienza con la presentazione delle strutture regionali e della presa a carico sul territorio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Profughi-non-si-ferma-l’emergenza-15205009.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15205252

 

Accoglienza profughi, via al piano ticinese

Accoglienza profughi, via al piano ticinese

Il Consiglio di Stato ha spiegato i particolari operativi e burocratici; la prima struttura ad aprire si trova in Valle Maggia ed aprirà il 17 marzo offrendo 60 posti

Il Consiglio di Stato lunedì ha presentato a Bellinzona il piano cantonale di accoglienza dei profughi in fuga dal conflitto ucraino: si tratta di un programma che getta le basi per l’accoglienza di queste persone e che verrà adeguato – viene sottolineato – in base alle nuove informazioni che verranno man mano comunicate dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e anche in base all’esperienza operativa. Nell’aprire la conferenza, il presidente Manuele Bertoli ha parlato di un movimento di persone senza eguali dal dopoguerra. Il consigliere di Stato Raffaele de Rosa ha spiegato che potrebbero arrivare in Ticino 40 o 50 persone al giorno per un periodo di tempo: il tutto in maniera flessibile ma organizzata allo scopo, spiega il responsabile del DSS, dando “sicurezza, stabilità e calore umano” a chi fugge dalla guerra. In Ticino vi sono già 200 persone a casa di privati ed altre 250 a Chiasso. La prima struttura per l’ospitalità pronta ad aprire, con circa 60 posti, sarà l’ostello ad Aurigeno-Ronchini, in Valle Maggia.
L’arrivo di queste persone in Ticino è possibile attraverso l’accoglienza da parte di parenti, conoscenti o amici che hanno la possibilità di accogliere queste persone – almeno per un periodo transitorio – in spazi a loro disposizione oppure l’arrivo è possibile in maniera non organizzata in forma individuale o collettiva. Si intendono con questo quei cittadini provenienti dall’Ucraina che si recano individualmente o in gruppo in Ticino con mezzi propri, trasporti pubblici o viaggi organizzati, senza tuttavia avere dei contatti sul territorio cantonale.
La permanenza del soggiorno senza richiesta di protezione (S) è di 90 giorni al massimo, questo in virtù degli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Indipendentemente dalla modalità di arrivo, tutti i profughi provenienti dall’Ucraina possono fare richiesta di protezione (Statuto S) presso uno dei Centri federale d’Asilo (CFA). Uno di questi centri, come noto, si trova a Chiasso e chi giunge in Ticino fa quindi riferimento a questo luogo. Il Centro si occupa inoltre di rilevare i dati anagrafici e tutti gli altri utili per la permanenza in Svizzera.
Dopo la registrazione presso il CFA sono possibili diversi percorsi: le persone che sono già ospitate in un alloggio privato, dopo essersi annunciate al CFA, rientreranno presso tale alloggio e sono pertanto attribuite al Cantone di residenza; quelle ritenute “non vulnerabili” sono indirizzate verso uno sportello d’orientamento gestito dall’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR), su mandato della SEM, per il Ticino SOS, che valuta la possibilità di fornire loro alloggio presso privati consultando la banca dati nazionale CAMPAX; quelle ritenute “vulnerabili” vengono indirizzate, in collaborazione con il punto di contatto cantonale, verso una struttura socio-sanitaria.
Dopo una prima decisione di attribuzione ad un Cantone (della regione 6 “Svizzera centrale e Ticino”), OSAR/SOS consulta la banca dati CAMPAX (circa 1’000 posti per il Ticino), per identificare una possibilità di ospitare privatamente le persone che lo desiderano nel cantone designato. Una volta identificata una soluzione per l’alloggio sarà loro chiesto di recarsi al Punto di Affluenza cantonale di Cadenazzo per il relativo annuncio, senza dunque necessità di soggiorno presso la struttura. Al suo interno verranno espletate le attività amministrative e informative e valutate tutte le necessità delle persone prese a carico dal Cantone come beni di prima necessità, vestiti, pernottamento, sussistenza, gestione di casistiche particolari.
Se non è stato possibile trovare un alloggio privato o le persone accolte preferiscono restare in gruppo con altri connazionali, in coordinamento con la SEM le persone vengono assegnate ai singoli cantoni. Le persone assegnate al Ticino senza una soluzione abitativa privata sono temporaneamente alloggiate presso il Punto di affluenza cantonale (PAF) di Cadenazzo, che prevede una capacità di accoglienza per 100 persone (massimo 150). La permanenza presso il PAF è, di principio, prevista per un massimo di 72 ore. Dopo la registrazione al PAF, le persone si trasferiranno nei centri regionali di alloggio collettivo dove saranno completate le pratiche amministrative non portate a termine durante la seconda fase di accoglienza (es. apertura ccp o affiliazione alla cassa malati) e saranno valutati i bisogni individuali per la collocazione definitiva presso strutture collettive o private/individuali.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ringraziato i Comuni perchè “hanno svolto un ruolo importante e anche nel piano a tre fasi e continuano a essere attori centrali ed essenziali per la buona riuscita delle operazioni”. In particolare, come comunicato nelle scorse settimane, da Bellinzona hanno ricordato di continuare con la registrazione delle persone alloggiate da privati, con la raccolta delle disponibilità di privati ad accogliere e con l’informazione e il contatto con la popolazione.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Accoglienza-profughi-via-al-piano-ticinese-15160960.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.ticinonews.ch/ticino/accoglienza-in-ticino-ecco-il-piano-cantonale-KL5287840

Da www.ticinonews.ch

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Comunicato stampa

A partire da domani sarà disponibile una helpline cantonale per rispondere alle domande della popolazione ticinese in merito al nuovo statuto di protezione S e, più in generale, ad aspetti relativi all’accoglienza delle persone in fuga dall’Ucraina. La helpline cantonale sarà raggiungibile al numero di telefono 0800 194 194 e sarà attiva tutti i giorni (da lunedì a domenica) dalle 9.00 alle 17.00.
A seguito delle decisioni odierne del Consiglio federale relative al nuovo statuto di protezione S e alle domande che potrebbero scaturire nella popolazione ticinese, il Cantone ha deciso di mettere a disposizione una helpline cantonale raggiungibile al numero 0800 194 194. Questo punto di contatto telefonico sarà attivo (a partire da domani mattina) sette giorni su sette, dalle 9.00 alle 17.00.  
Le collaboratrici e i collaboratori risponderanno alle domande della popolazione, in particolare per quanto riguarda le procedure di registrazione delle persone che giungeranno in Ticino a causa del conflitto in atto in Ucraina.  
Per maggior informazioni è anche possibile consultare la pagina web www.ti.ch/ucraina.  
Infine ricordiamo che rimane a disposizione anche una helpline federale gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Maggiori informazioni sulla pagina web della autorità federali.