Es geht um gemeinsame Lösungen aller Akteure

Es geht um gemeinsame Lösungen aller Akteure

Da Behörden Spiegel | newsletter (http://www.behoerden-spiegel.de/)

Er steht an der Spitze eines für den Schweizer Bevölkerungsschutz äußerst wichtigen Gremiums: Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi. Seit 2015 ist der 40-Jährige Präsident der Schweizer Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr (RK MZF). Der Politiker der Partei “Lega del Ticino”, der in seinem Kanton die Leitung des Departements für Inneres, Justiz und Polizei innehat, sprach auch auf dem diesjährigen Europäischen Katastrophenschutzkongress des Behörden Spiegel. Im Interview erläutert er die Zusammensetzung und Arbeit seiner Interkantonalen Regierungskonferenz und geht auf Herausforderungen im Bereich des Bevölkerungsschutzes ein. Die Fragen stellte Marco Feldmann.

Behörden Spiegel: Herr Staatsrat, welche Aufgaben hat die Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr und wie setzt sie sich zusammen?

Gobbi: Unsere Konferenz besteht aus den in den jeweiligen Kantonen für die Bereiche Militär, Zivilschutz und Feuerwehrwesen zuständigen Regierungsrätinnen und Regierungsräten. Hinzu kommt die Innenministerin des Fürstentums Liechtenstein. Die Regierungskonferenz Militär, Zivilschutz und Feuerwehr
koordiniert Angelegenheiten, die für kantonale Militärbelange, den Zivilschutz und das Feuerwehrwesen für die Schweizer Kantone und das Fürstentum Liechtenstein von gemeinsamem Interesse sind.

Behörden Spiegel: Geht es etwas konkreter?

Gobbi: Als wichtiges Instrument des Schweizer Föderalismus vertreten wir die Interessen der Kantone gegenüber dem Bund in unseren Themenbereichen.
Strebt beispielsweise der Bund Gesetzesänderungen im Militär oder im Zivilschutz an, so versucht unsere Konferenz die Haltungen der Kantone möglichst zu bündeln und beim Bund pragmatische und praktikable Lösungen durchzusetzen. Zudem wirken wir an zahlreichen gemeinsamen Projekten von Bund und Kantonen mit. Diese Projekte reichen von der Schaffung eines sicheren elektronischen Datenverbundsystems bis zur eventuellen Einführung eines obligatorischen Orientierungstages über die Instrumente der Schweizer Sicherheitspolitik für Schweizerinnen.

Behörden Spiegel: Vor welchen speziellen Herausforderungen steht eigentlich der Schweizer Bevölkerungsschutz?

Gobbi: Eine große Herausforderung stellt die Stärkung der Resilienz – vereinfacht gesagt, der Widerstandsfähigkeit – von Kritischen Infrastrukturen dar. Bei Stresstests
hat sich nämlich gezeigt, dass diese teilweise sehr verletzlich sind. Es geht nun darum, unsere Resilienz beispielsweise für den Fall eines lang anhaltenden Stromausfalls zu verbessern. Auch die zunehmenden Naturkatastrophen stellen für die Schweiz große Herausforderungen dar.

Sospetti legami terroristici

Sospetti legami terroristici

Da laRegione | C’è l’ombra dell’Isis dietro l’arresto a Chiasso di due giovani coniugi tunisini. Misure al vaglio

La coppia era giunta al Centro di registrazione e procedura alcune ore prima dell’azione di polizia coordinata dalla FedPol. Il riserbo è massimo.
A Chiasso ci erano arrivati da poco. Con tutta probabilità i due cittadini tunisini avevano varcato il cancello del Centro di registrazione e procedura per richiedenti l’asilo di via Motta sabato. Poi domenica notte, verso le 23, è scattata l’operazione di polizia, coordinata dalla FedPol, la Polizia federale. Una decina gli agenti della Cantonale entrati in azione. Ma loro, marito e moglie sulla trentina, non hanno opposto resistenza. E a quel punto sono scattate le manette. Certo sulla coppia pesa un sospetto grave: si presume, infatti, possa avere dei legami con attività terroristiche svolte all’estero. A livello federale le bocche sono cucite: il riserbo massimo. Cathy Maret, a capo della comunicazione dell’Ufficio federale di polizia, da noi interpellata ieri si è limitata a confermare l’arresto di due individui ritenuti potenzialmente un rischio per la sicurezza interna del Paese. «Al momento – ha precisato Maret – sono in corso delle verifiche per esaminare le misure da prendere». Che in questo contesto specifico fanno riferimento a delle «misure di Polizia amministrativa», e meglio a un divieto d’entrata o a un rinvio. Quali legami terroristici avevano i due giovani coniugi tunisini arrestati a Chiasso? C’è chi ipotizza, come riferito ieri da Ticinonews che ha anticipato la notizia, un collegamento con l’ultimo attentato a Marsiglia. Il primo ottobre scorso nella città francese sempre un tunisino, Ahmed Hannachi, aveva ucciso a coltellate due donne alla stazione. Fatti che, solo qualche ora prima del blitz a Chiasso, al di là della frontiera, a Ferrara hanno portato all’arresto di un fratello dell’attentatore, già inseguito dalle forze dell’ordine.

Gobbi: ‘Siamo esposti a dei rischi’
C’è un collegamento tra l’intervento della Polizia cantonale e Federale e quanto accaduto in Italia? Nessuno si sbilancia. Neppure il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Sussiste una relazione con Marsiglia? «Non posso né confermare né confutare l’informazione. Semplicemente non posso – ci dice il consigliere di Stato –. Vi sono diverse misure che vengono intraprese durante l’anno e confermano, comunque – tiene a sottolineare –, la bontà e l’utilità dei controlli che vengono effettuati in entrata, da parte delle Guardie di confine, e che possono sfociare in una riammissione semplificata; rispettivamente i controlli più approfonditi di sicurezza e di identità su coloro che intraprendono una procedura d’asilo, visto che poi rischiano di rimanere per lungo tempo sul nostro territorio». Un episodio come quello che si è verificato a Chiasso, con l’arresto di due persone che potrebbero essere vicine ad ambienti terroristici internazionali, la preoccupa? «Evidentemente sono sempre segnali preoccupanti. E dimostrano come ci sia un’alta mobilità – ci risponde Gobbi –. Il fatto, ad esempio, che anche l’accoltellatore di Turku (in Finlandia ad agosto, ndr) sia passato da Chiasso – il giovane, marocchino, qui aveva chiesto asilo nel 2016, ndr –, ci fa capire come la nostra posizione geografica sia, da un lato, strategica, ma dall’altro ci esponga a maggiori rischi legati ai flussi migratori, legati alla vicinanza della metropoli lombarda. È importante, però, riconoscere – rimarca ancora il direttore del Di –, che molto è stato intrapreso nell’ambito dei controlli preventivi, volti a depistare per tempo entrate che possono mettere in pericolo la sicurezza interna». Sul fronte federale e cantonale si è reagito in modo adeguato? «Il Cantone si occupa soprattutto della popolazione residente. A livello federale Segreteria di Stato della migrazione, Guardie e FedPol naturalmente lavorano insieme. C’è poi il gruppo Tetra – mirato alla lotta al terrorismo di matrice jihadista in Svizzera, ndr – che ha permesso di attivare una rete di collaborazione anche sul piano dei servizi di informazione, oltre che di polizia». La soglia d’attenzione quindi è alta. «Lo è. Queste persone – conclude Gobbi – cercano di andare laddove pensano di essere meno controllati. Ma qui i controlli ci sono».