“Distribuire il Corano va vietato”

“Distribuire il Corano va vietato”

Da RSI.ch | Il Cantone scrive a tutti i comuni invitandoli a rifiutare le manifestazioni dell’organizzazione salafita “Lies”

Il servizio al TG su http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Distribuire-il-Corano-va-vietato-9632797.html

Il Dipartimento delle istituzioni ha scritto negli scorsi giorni a tutti i comuni del Ticino, invitandoli a rifiutare le manifestazioni su suolo pubblico della distribuzione del Corano, la cosiddetta “Dawa street”.

La decisione si basa sulla conclusione raggiunta dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, secondo cui la campagna “Lies!” è anticostituzionale. La CDDGP ha emanato un’informativa fondata su un approfondimento del Servizio delle attività informative della Confederazione in base al quale queste campagne sono accostate ad azioni di radicalizzazione e reclutamento jihadista.

Già il governo di Zurigo si era detto contrario alla distribuzione del Corano nelle strade. Invece il Consiglio federale il 7 settembre scorso ha sostenuto che non ci sono i margini di manovra a livello giuridico per vietare queste manifestazioni. La competenza del divieto però rimane ai comuni. “Tocca a Municipi e comuni vigilare – ci spiega il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi – in questo caso vogliamo dare gli strumenti giuridico per emanare decisioni conformi. Così vogliamo evitare lo scontro tra Città e Cantone andato in scena a Zurigo”.

A livello federale, il Consiglio Nazionale ha accettato il 21 settembre scorso una mozione del consigliere nazionale Walter Wobmann (UDC/SO) che vuole mettere al bando “Lies!” su suolo elvetico. Ora la palla passa agli Stati.

(Articolo e servizio di Mattia Pacella)

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Modifica del Codice penale: entrata in vigore del nuovo ordinamento delle sanzioni e adeguamento della legislazione cantonale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi le novità legate all’entrata in vigore al 1° gennaio 2018 del nuovo ordinamento sanzionatorio derivante principalmente dalle modifiche del Codice penale.

In data 19 giugno 2015, le Camere federali hanno approvato la riforma parziale dell’ordinamento delle sanzioni penali di cui al Codice penale, volta ad accrescere l’efficacia e la credibilità del diritto penale. Una riforma, come indicato in Conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, a seguito delle ripetute critiche mosse anche da parte dei Cantoni, dei parlamentari federali e dagli specialisti del settore nei confronti del diritto penale riveduto nel 2007.

Come spiegato dal Presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti, punto essenziale della revisione del Codice penale è il ripristino delle pene detentive di breve durata, a partire da un minimo di 3 giorni, con contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere. La sospensione condizionale parziale della pena pecuniaria è eliminata. È reintrodotto il lavoro di pubblica utilità come forma di esecuzione e non più come sanzione a sé stante ed è introdotta la sorveglianza elettronica della persona condannata quale forma di esecuzione (Electronic Monitoring), dopo anni di sperimentazione di un progetto pilota che ha coinvolto anche il Canton Ticino. L’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero, già esistente prima della revisione del Codice penale del 2007, viene reintrodotta come altra misura connessa con la commissione di un reato.

I Cantoni devono adattare la propria legislazione all’entrata in vigore del nuovo diritto sanzionatorio. In questo contesto, la Conferenza latina delle Autorità cantonali competenti in materia di esecuzione delle pene e delle misure, della quale il Ticino è parte, il 30 marzo 2017 ha emanato i Regolamenti concordatari concernenti il nuovo diritto sanzionatorio, la cui entrata in vigore è prevista per il 1° gennaio 2018. I citati regolamenti precisano in particolare le condizioni di applicazione, la procedura e l’attuazione dell’esecuzione delle pene nella forma del lavoro di pubblica utilità, della semiprigionia e sotto sorveglianza elettronica.

Il messaggio di adeguamento della legislazione cantonale prevede delle modifiche della Legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti. L’impatto del nuovo ordinamento sanzionatorio avrà effetti sull’attività, in particolare sull’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e dell’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Il messaggio prevede quindi la costituzione di un apposito gruppo di lavoro teso a valutare, sull’arco di due anni al massimo, l’efficacia degli adeguamenti cantonali al nuovo diritto sanzionatorio, come pure la valutazione dell’attività del predetto ufficio e della citata autorità giudiziaria, estendendo le proprie riflessioni a tutte le Autorità che si occupano del settore esecuzione pene e misure.

Alla conferenza stampa odierna è altresì intervenuta Luisella Demartini-Foglia, capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che ha illustrato i principi dell’Electronic Monitoring, nonché la tecnologia della sorveglianza elettronica in uso nel Canton Ticino da inizio anno. È infine stata svolta una dimostrazione pratica dell’uso della cavigliera elettronica dotata di radio frequenza e di geolocalizzazione.

La Divisione della giustizia, l’Istituto di diritto dell’Università della Svizzera italiana e l’Ordine degli avvocati hanno organizzato per il 5 dicembre 2017 alle ore 17.00 presso l’Auditorium USI, Lugano, una formazione specifica sul nuovo diritto sanzionatorio destinata a magistrati, avvocati e a tutti gli interessati. Interverranno il Prof. Dr. Nicolas Queloz, professore ordinario di diritto penale e criminologia all’Università di Friborgo e l’Avv. Blaise Péquignot, segretario generale del Concordato latino sulla detenzione penale degli adulti, del quale il Ticino è membro a titolo parziale. Anche in questa occasione sarà presentata, tramite una dimostrazione pratica, la nuova cavigliera elettronica in uso nel nostro Cantone.

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

Da laRegione |

Otenys Sa, poi divenuta Argo 1. Con Davide Grillo amministratore unico e Marco Sansonetti responsabile operativo. Sullo sfondo la Legge (cantonale) sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. La quale fissa una serie di requisiti per ottenere – dalla Polizia amministrativa della Cantonale e dunque dal Dipartimento istituzioni – l’autorizzazione a operare nel campo della sicurezza appunto come privati. E allora come sono andate le cose con la ditta di Cadenazzo e i suoi vertici, ammessi a esercitare ai sensi della Lapis? Una domanda ricorrente in queste settimane. E che ieri è stata rivolta al governo. Dalle verifiche condotte nel 2013 anche dal Centro italosvizzero di cooperazione di polizia e doganale, ha spiegato il capo del Dipartimento Norman Gobbi, su Grillo «non vi erano informazioni relative a condanne o altro, nemmeno dalla documentazione ottenuta dall’Italia tramite i canali ufficiali». Per quanto riguarda Sansonetti, ha aggiunto Gobbi, «nel 2012, quando ottenne la prima autorizzazione per Rainbow, era tutto in regola e non risultava nulla, nessuna condanna». All’epoca era cittadino italiano. «Nel 2014 quando sono stati verificati i requisiti previsti dalla legge per poter ottenere l’autorizzazione quale agente di sicurezza da Otenys Sa, poi diventata Argo 1, risultava una “notizia di reato per porto di armi o oggetti ad offendere” (testuali parole) risalente al 2009 – ha indicato ancora Gobbi –. L’allora caposervizio aveva deciso di rilasciare l’autorizzazione, in quanto non vi erano sufficienti elementi per negarla». Allorché nel febbraio del 2016 «è stata inoltrata la richiesta di inserire Sansonetti come rappresentante responsabile di Argo 1, lo stesso aveva già ottenuto la cittadinanza svizzera. Tutte le volte – ha proseguito Gobbi – che sono stati verificati i requisiti di Sansonetti non è mai risultato nulla di più e la documentazione presentata era in regola». Questo è quanto, stando alle spiegazioni fornite dal direttore del Dipartimento istituzioni. Peraltro, ha puntualizzato il presidente del governo Manuele Bertoli, il Controllo cantonale delle finanze nel suo rapporto sul mandato Argo 1 non ha mosso alcun rimprovero o critica con riferimento alla Lapis.

(Articolo di Chiara Scapozza e Andrea Manna)