Brissago, “siamo scossi”

Brissago, “siamo scossi”

Da RSI.ch | Asilante ucciso, il comandante Cocchi: “Niente grilletti facili”. Il capo delle istituzioni Gobbi: “Sostegno all’agente”. I primi elementi emersi sul fatto di sangue

Video, foto e audio nell’articolo: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Brissago-siamo-scossi-9638290.html

“Siamo scossi per quanto successo a Brissago”, ha detto Matteo Cocchi, comandante della polizia cantonale ticinese, in apertura della conferenza stampa di sabato presso la sede di Noranco, indetta in seguito al fatto di sangue avvenuto nella notte a Brissago e costato la vita a un asilante, un 38enne dello Sri Lanka, rimasto ucciso dallo sparo di un agente.

“Fiducia agli agenti e al corpo di polizia. Dobbiamo essere pronti a reagire in situazioni di questo tipo. I nostri agenti decidono in poco tempo. E qui la situazione è stata portata avanti secondo le nostre direttive”, ha aggiunto. Cocchi ha pure precisato che l’allarme era stato lanciato da altri asilanti dello Sri Lanka. “C’era un litigio in corso e gli agenti, al telefono, non avevano capito cosa stava succedendo. Dopo aver valutato la situazione, una volta giunti sul posto, sono entrati nello stabile, che ospita una decina di persone in attesa del permesso di soggiorno”.

“Sostengo pubblicamente tutti gli uomini della polizia cantonale, massima vicinanza e sostegno all’agente coinvolto” ha detto, da parte sua, il capo del dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che difende l’operato del poliziotto che ha esploso due o tre colpi d’arma da fuoco (questo dettaglio è ancora da chiarire). L’agente non è stato sospeso e — sulla formazione delle reclute — il “ministro” non ha dubbi: “È adeguata, include situazioni di questo tipo”.

I primi elementi emersi sul fatto di sangue

I due agenti sono stati interrogati questa mattina davanti al procuratore pubblico Moreno Capella. Il poliziotto che ha sparato – un appuntato di 28 anni e 5 di servizio, difeso dall’avvocato Brenno Canevascini, ha raccontato che l’unica parte visibile del corpo dell’aggressore era quella superiore. Le gambe – solitamente la prima cosa a cui mirare – erano coperte dalla balaustra che da sulle scale. Nei confronti dell’agente, al momento, l’ipotesi di reato è di omicidio intenzionale con dolo eventuale. Non ci sono però gli estremi per l’arresto. Lui sostiene di aver agito per legittima difesa e per difendere terze persone.

Non risulta invece indagato l’altro agente. Il collega di pattuglia, un 46enne patrocinato dall’avvocata Giorgia Maffei, è stato sentito come persona informata sui fatti. Anche i due richiedenti l’asilo che hanno assistito alla scena sono stati ascoltati dagli inquirenti. Forse nelle prossime ore si procederà all’audizione degli altri due agenti che si trovavano a Brissago la notte scorsa. Sono stati ordinati gli esami del sangue del poliziotto sotto inchiesta e della vittima.

Gobbi: “A Berna la sicurezza non conta!”

Gobbi: “A Berna la sicurezza non conta!”

Dal Mattino della domenica | Riaprono i valichi di notte e si negano aumenti di personale alle guardie

Era venerdì scorso, alle porte del weekend, quando il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha appreso dai media (sic!) che a Berna avevano deciso di riaprire durante la notte i valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Una settimana dopo il Consiglio federale decide di negare il potenziamento del personale delle Guardie di confine. Il nostro SuperNorman scuote la testa e afferma: “Il mio stupore – ma diciamola bene, la mia indignazione! – è quella della popolazione, che non comprende queste rinunce federali a voler controllare la porta di casa!”.

Quella della chiusura notturna di tre valichi, a titolo sperimentale per sei mesi, è stata una misura proposta dalla politica ticinese, ma soprattutto sostenuta dalla popolazione che vive vicino al confine e infine condivisa con il Governo federale. Terminata alla fine dello scorso mese la fase pilota, senza attendere che le dovute valutazioni arrivassero al Consiglio federale, i valichi sono stati aperti, domenica scorsa.

La reazione del nostro Consigliere non si è fatta attendere: “Questo modo di agire mi sembra una beffa nei confronti della nostra sicurezza! Che fretta c’era di riaprire, per tornare in seguito – forse – a chiudere? A questo punto, mi aspetto che chi da Berna ha preso questa decisione faccia tornare le Guardie a presidiare i valichi”.

E invece, a distanza di una settimana, un secondo segnale negativo per il Ticino: nessun effettivo in più per le Guardie di confine nel nostro Cantone: “Così la fattura la paga il Cantone, che dovrà supplire con i suoi mezzi alla carenza di guardie. Purtroppo a perderci sarà sempre e comunque la popolazione di frontiera, che in questi mesi aveva invece beneficiato della misura”.

In effetti, dati alla mano, possiamo dire che la scelta applicata in questi mesi ha già portato i suoi frutti. Per quanto riguarda i furti con scasso c’è stata infatti un’importante diminuzione dei reati, a livello cantonale di più del 30%, e del 45% per quanto riguarda i furti nelle abitazioni. Una misura che si somma alla regionalizzazione della Polizia, che in questi anni ha riportato gli agenti sul territorio con un forte effetto dissuasivo. Il nostro Consigliere è in effetti soddisfatto: “ci sono stati degli effetti positivi che fanno pensare che la misura non solo sia efficace, ma che vada ampliata anche ad altri valichi”.

Una misura che è stata voluta dai ticinesi. Che, come è stato rivelato dalle valutazioni fatte, ha accresciuto il senso di sicurezza percepito dalla popolazione residente: “Quella dei furti nelle abitazioni è una questione che incide molto su ognuno di noi, poiché la nostra casa è un ambiente nel quale abbiamo il diritto di sentirci protetti, ancora più che in altri luoghi. Chi ha già subito un furto di questo tipo sa bene cosa intendo, e come ministro della sicurezza non vorrei mai che un ticinese si sentisse in pericolo all’interno delle proprie mura domestiche!”.

Anche oltre confine, alla fine, non si sono potuti lamentare. Infatti la misura non ha creato nessun disagio nemmeno al traffico frontaliero, che ha continuato a viaggiare senza disagi di sorta.

Ebbene Berna: come la mettiamo? “Ciò che più m’infastidisce di questa situazione è che questa misura è stata fortemente voluta dalla popolazione residente nella fascia di confine, stufa di dover far fronte al turismo dei furti. Questo è un affronto alla volontà dei ticinesi che devono convivere con le conseguenze dell’apertura dei valichi, che meritano invece di vivere con lo stesso senso di sicurezza sul quale può contare il resto della popolazione del nostro Cantone!” termina seccato Gobbi. Ma la vicenda invece, non finisce qui.