In prigione il pirata della strada

In prigione il pirata della strada

Da www.tio.ch

Il 43enne era stato condannato in contumacia nel mese di febbraio del 2017 a Lugano a 30 mesi di carcere di cui 12 da scontare

«Ride bene chi ride ultimo. Nient’altro da aggiungere se non che giustizia è fatta. Avanti così.»
È il commento soddisfatto che il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha affidato a Facebook in merito all’incarcerazione del pirata della strada tedesco che lo aveva sfidato nei mesi successivi alla sentenza. L’uomo, che a febbraio 2017 era stato condannato in contumacia a Lugano a 30 mesi di carcere (dei quali 12 da scontare), non aveva dimostrato alcun pentimento e anzi aveva commentato di non essere interessato al verdetto: «Erano le 23 e avevo fame. Ho già visto tutto della Svizzera, non ho più bisogno di tornarci».

Queste dichiarazioni arroganti avevano fatto infuriare il direttore del Dipartimento che si è successivamente prodigato per far subire al 43enne «tutta la forza della legge svizzera» e per farlo «finire dietro alle sbarre».
La prova di forza aveva però fatto sorridere il pirata della strada che aveva risposto: «Gobbi non mi fa paura». Ma come recita il vecchio adagio citato all’inizio, ride bene chi ride ultimo.
E ora l’uomo – come confermato al Blick dall’Alta Corte di Stoccarda – dovrà passare dodici mesi dietro alle sbarre del carcere tedesco.

La vicenda – Il 43enne, ricordiamo, si era reso protagonista di innumerevoli reati stradali nel 2014, con tanto di sorpassi ad alta velocità nella galleria del San Gottardo e di fuga dalla polizia a oltre 200 chilometri orari. Non contento il pirata della strada si era in seguito divertito a sbeffeggiare la giustizia svizzera e i conducenti elvetici.

Come fermare i contromano

Come fermare i contromano

Articolo pubblicato su www.rsi.ch/news

L’impegno di autorità, enti e associazioni per limitare un pericolo sempre più frequente sulle nostre strade

Gli automobilisti che imboccano le autostrade ticinesi (e svizzere) entrando in senso contrario sono un fenomeno sempre più frequente in questi ultimi mesi. L’incidente avvenuto il 25 aprile sulla superstrada A13 verso Locarno e causato da una 77enne che ha percorso un tratto in contromano prima di centrare un automobilista poi deceduto in ospedale, è solo l’ultimo di una serie di casi.

È possibile rimediare a queste situazioni? Molte le proposte e le ipotesi. Tra queste quella di dotare gli svincoli di speroni tranciagomme simili a quelli che impediscono di uscire dall’entrata dei centri di autonoleggio negli Stati Uniti o di predisporre una segnaletica luminosa e acustica “imponente”, che si attivi al passaggio di un veicolo che viaggia in senso contrario.

Abbiamo parlato di queste ipotesi – e di quanto è già in cantiere o in funzione  – con il direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi, con il portavoce della filiale di Bellinzona dell’USTRA (Ufficio strade nazionali), Eugenio Sapia e con Renato Gazzola, del Touring Club Svizzero (sezione Ticino).

Il “ministro” ha confermato che il cantone sta affrontando di petto la problematica, in perfetta sinergia con le autorità federali precisando poi che “l’idea degli speroni è di sicuro efficace, ma creerebbe problemi ai soccorsi”. Eugenio Sapia, dal canto suo, ha presentato quanto si sta testando in Ticino: un  dispositivo che emette segnali luminosi e acustici al momento in cui un veicolo imbocca l’autostrada nel senso sbagliato, facendo scattare nel contempo un allarme alla centrale della polizia stradale ticinese. “Un test, questo, che permetterà di valutare concretamente se gli avvisatori luminosi e fonici sono sufficienti per bloccare l’incauto utente”.

L’Ufficio federale delle strade ha reso noto che sulla rete autostradale elvetica, lo scorso anno, vi sono stati tredici incidenti provocati da chi è entrato in autostrada in contromano, un dato che rappresenta lo 0,2 permille dei sinistri registrati complessivamente.

Renato Gazzola, portavoce del TCS in Ticino, nota però che in questi incidenti causati da un contromano le persone coinvolte erano di ogni età. E sottolinea che, come in altri tipi d’incidenti, è la condizione psico-fisica di chi guida a fare la differenza e non l’età. Ed è per questo che è soprattutto sulla prevenzione e l’informazione che ci si deve attivare ulteriormente.

Riflessi giudiziari

Riflessi giudiziari

Articolo pubblicato all’interno dell’edizione di martedì 19 giugno 2018 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi: «Nessun atto intimidatorio con la lettera inviata al giudice Mauro Mini»

A entrare a gamba tesa sul tema dei rimborsi spese del Consiglio di Stato, lo scorso 28 maggio, era stato anche il neopresidente del Tribunale d’appello Mauro Mini. Nella parte introduttiva dell’intervento tenuto in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario il giudice aveva infatti criticato duramente l’atteggiamento del Governo sul dossier. Esternazioni, queste, che non erano andate giù allo stesso Esecutivo che il 30 maggio aveva inviato una lettera a Mini chiedendo spiegazioni. Una decisione finita al centro di un’interpellanza di Matteo Pronzini (MPS), che aveva parlato di «separazione di poteri a geometria variabile», sottintendendo un’invasione di campo da parte governativa. Pronta, in aula, è però giunta la replica del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi: «Non si è trattato di un atto intimidatorio» ha precisato il consigliere di Stato. Per poi aggiungere: «Abbiamo chiesto semplicemente delle spiegazioni, ma questo non ha nulla a che vedere con l’operato della magistratura o con eventuali interferenze nello stesso».

A far storcere il naso al Governo era in particolar modo stata l’affermazione di Mini secondo cui «qualche membro del Consiglio di Stato voleva indicare alla magistratura come fare le inchieste». Una considerazione che, ha ribadito Gobbi di fronte al Gran Consiglio, «poteva essere interpretata in senso contrario rispetto ai due decreti d’abbandono firmati dal procuratore generale John Noseda. E rammento che anche i membri del Governo beneficiano come chiunque altro della presunzione di innocenza».

Ma non è tutto, poiché Gobbi si è soffermato anche sugli appunti mossi indirettamente da Mini al titolare del dossier sul fronte penale: «Il quarto potere non ha brillato per spirito critico» e «la Magistratura poteva essere forse più coraggiosa» aveva affermato il giudice. «Parlare di passo falso è prematuro» ha evidenziato il direttore delle Istituzioni, che non ha però escluso l’intervento dell’organo di vigilanza in ambito giudiziario. «Non nego che il Consiglio della magistratura possa ora aprire un incarto sulle affermazioni avanzate dal presidente del Tribunale d’appello nei confronti dell’agire di un collega» ha notato Gobbi. Già nella lettera a Mini il Governo d’altronde scriveva: «Non comprendiamo su quali basi lei abbia potuto esprimere la predetta opinione visto che gli atti del procedimento non le sono noti».