Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari

07 giugno 2018

– Fa stato il discorso orale –

Gentili Signore ed egregi Signori,

è con grande piacere che porgo a voi tutti il saluto del Consiglio di Stato e in particolare del Dipartimento delle istituzioni in occasione dell’Assemblea generale ordinaria della Federazione Ticinese delle Associazioni di Fiduciari, che raggruppa, quale “Federazione mantello”, le sei associazioni di Categoria presenti nel nostro Cantone.
Colgo l’occasione di salutare i rappresentanti delle stesse presenti oggi in sala.

“I fiduciari sono una componente rilevante della realtà economica ticinese e vogliono essere protagonisti del suo futuro”.
Così si esprimeva la Presidente Cristina Maderni nel corso del Forum annuale dello scorso ottobre organizzato a Vezia; un concetto pienamente condivisibile che permea anche l’Assemblea odierna incentrata sul titolo “Nuovi ruoli per nuovi scenari”.

Come ho avuto modo di evidenziare nei miei interventi tenuti dinnanzi a voi negli anni passati, parlando di piazza finanziaria ticinese si pensa spesso al ruolo giocato nella medesima dal settore bancario, senza tuttavia chinarsi sull’importanza delle attività dei fiduciari, che nel tempo hanno saputo adeguarsi – in maniera maggiormente dinamica rispetto ad altri settori – ai mutamenti che hanno toccato la nostra economia e di riflesso la nostra società.

Una dinamicità che, unita a una sviluppata capacità di adattamento insita nella vostra funzione, ha permesso a voi tutti di rendere la vostra attività ancora più flessibile nei differenti rami dell’economia.

Un aspetto che costituisce certamente un valore aggiunto nella necessità – che vale per tutti, dall’economia privata a quella pubblica – di ricalibrare il proprio ruolo in base ai nuovi scenari, come l’avvio dello scambio automatico di informazioni, che contraddistinguono il nostro mondo in continua evoluzione.

Questa capacità, che definirei di resilienza, dei fiduciari, di voi tutti, non può essere tuttavia fine a sé stessa e prescindere dalla presenza generale in una determinata economia di condizioni quadro adatte allo sviluppo economico del tessuto sociale.
In questo senso, penso alla recente decisione del Popolo di approvare la prima tappa della riforma fiscale e sociale, nata dall’esigenza in particolare di migliorare l’attrattività fiscale del Ticino nel contesto intercantonale e di mitigare il rischio di fuga dei buoni contribuenti, un rischio segnalato anche dalla Federazione.

Una riforma che coniuga in maniera complementare obiettivi di natura fiscale e sociale e che costituisce un primo passo verso il rinnovamento del nostro quadro normativo tributario, tenendo conto dei cambiamenti in atto in ambito fiscale internazionale e federale nonché del posizionamento del nostro Cantone a livello intercantonale.

Oltre alla fiscalità competitiva, uno dei fattori di attrattiva di un Paese, con riferimento anche agli ambiti di competenza del Dipartimento delle istituzioni che dirigo, è quello della sicurezza.

Nel 2017 sono stati 14 gli arresti effettuati dalla Polizia cantonale per reati economico finanziari. Tra le 267 inchieste di polizia (preciso, di Polizia e non Ministero pubblico) ancora aperte in questo ambito, i reati maggiormente denunciati si confermano la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro.
Molte di queste indagini riguardano intermediari finanziari, quasi sempre sprovvisti di un’autorizzazione ad esercitare l’attività e quindi non affiliati a un organo di autodisciplina.

Questi dati confermano la necessità di disporre di una vigilanza efficace, a tutela dei clienti e della nostra piazza finanziaria.
E i dati relativi all’attività svolta in modo autonomo nel 2017 dall’Autorità di vigilanza sull’esercizio delle professioni di fiduciario dimostrano una vigilanza viva e presente sul nostro territorio, che comprende oltre 1’800 professionisti autorizzati ad esercitare giusta la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario.

Per fornire qualche cifra: la sezione ispettiva dell’Autorità di vigilanza ha trattato lo scorso anno 238 incarti.
Essa ha suddiviso il proprio operato fra indagini finalizzate all’accertamento del possesso dell’autorizzazione all’esercizio della professione e il perseguimento penale per l’esercizio abusivo della professione di fiduciario. Queste indagini sono sfociate quindi in 18 decreti d’accusa. Numeri che testimoniano, a mio parere, la necessità di sorvegliare il settore in cui operate.

Un settore quello del mondo finanziario, come detto in precedenza, in continua evoluzione, anche per complessità delle regole del gioco, e che comporta per voi tutti delle sfide impegnative da affrontare, con la flessibilità che vi contraddistingue.
E tra le nuove regole del gioco, come noto, il Legislatore federale intende introdurre, con la votazione finale prevista alle Camere federali il 15 giugno prossimo, la Legge sui servizi finanziari e la Legge sugli istituti finanziari.
Mentre la Legge sui servizi finanziari intende disciplinare l’offerta di strumenti finanziari nonché le condizioni inerenti la prestazione di servizi finanziari, la Legge sugli istituti finanziari disciplinerà l’ambito della vigilanza differenziata sui fornitori di servizi finanziari che, in qualsiasi forma, esercitano la gestione patrimoniale.

Due leggi che mirano a creare pari opportunità di concorrenza per gli intermediari finanziari e intendono proteggere maggiormente i clienti privati di banche e di gestori patrimoniali dagli investimenti a rischio, come detto, anche attraverso la sorveglianza.
Due leggi che introdurranno quindi dei “nuovi attori e dei nuovi scenari”, per riprendere il titolo dell’Assemblea generale ordinaria odierna.
Nuovi scenari ai quali il Consiglio di Stato, nel contesto della consultazione sui progetti avvenuti nell’ottobre 2014, aveva risposto con un’analisi critica su vari punti, pur dicendosi favorevole sia al principio di una regolamentazione federale unitaria comprendente tutti gli attori del settore finanziario estesa in particolare anche ai gestori patrimoniali e alle società di gestione patrimoniale, sottoposti solo in Ticino a disciplinamento tramite la Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciari, sia allo scopo di base delle due leggi, ossia la protezione del consumatore che usufruisce di servizi finanziari.
Alla luce della possibile entrata in vigore di queste due nuove leggi a metà 2019/inizio 2020, cosa si prospetta per la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari?

Di certo una revisione parziale, derivante dai necessari adeguamenti imposti dalla legislazione federale.
A mente del Dipartimento, tenuto conto dell’importanza economica del settore e delle esperienze positive fatte con la legge in vigore – che rammento ha avuto in Svizzera un ruolo pionieristico – la Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciari va mantenuta. Seppur, come detto, con i correttivi imposti a livello legislativo, connessi al regime autorizzativo dei fiduciari finanziari in particolare. Nel corso dei prossimi mesi, verrà quindi elaborato un progetto di revisione che vi vedrà coinvolti.

E in quest’ottica di collaborazione costruttiva, tanto apprezzata dalla istituzioni, a beneficio di un importante settore dell’economia cantonale, concludo questo mio intervento, augurandovi un buon prosieguo nei lavori assembleari e ringraziandovi dell’attenzione.

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

In motocicletta in sicurezza sui passi alpini

L’Alta Leventina farà da cornice, il 30 giugno 2018 ad una giornata di prove pratiche dedicate alla sicurezza dei motociclisti, organizzate dal Dipartimento delle istituzioni nell’ambito del progetto “Strade Sicure” e dal V° reparto della Gendarmeria stradale della Polizia cantonale. Partendo da Airolo, agenti esperti in motocicletta accompagneranno gli amanti delle due ruote sui passi del San Gottardo e della Novena, fornendo utili indicazioni per ottimizzare lo stile di guida e rendendoli attenti ai rischi della guida fuori dalle località abitate. Al mattino il Direttore del Dipartimento delle istituzioni porterà il suo saluto ai partecipanti.

Il Dipartimento delle istituzioni intende sensibilizzare i conducenti sul fatto che avere superato l’esame pratico di guida non rende automaticamente conducenti esperti; seguire periodicamente nuovi corsi di perfezionamento è una scelta responsabile e cruciale per ogni amante delle due ruote che tenga alla propria sicurezza e a quella degli altri utenti della strada.

Proprio in quest’ottica si inserisce l’appuntamento organizzato il 30 giugno in Alta Leventina che prevede anche la presenza di un apposito stand informativo ad Airolo con informazioni utili sul progetto Strade sicure e sulla campagna nazionale Rifletti, entrambe curate dal Dipartimento delle istituzioni. Il ritrovo è previsto alle 9.15 sul piazzale del Forte Albinengo da dove i partecipanti saranno accompagnati da motociclisti esperti della polizia alla scoperta dei passi alpini del San Gottardo e della Novena, per ottimizzare le nozioni di base di guida in questi particolari contesti e ricevere pratici consigli. L’iscrizione è possibile sul sito internet di Strade sicure fino a sabato 23 giugno 2018 e fra tutti gli iscritti sarà sorteggiato un premio.

Infine, va ricordato che nel 2017 in Svizzera sono aumentati gli incidenti mortali che hanno coinvolto motociclisti, per un totale di 51 decessi (+8) e ben 1’047 feriti gravi. Anche le cifre che riguardano il Ticino non si sono distanziate da questa preoccupante tendenza, con 3 morti (+1) e 105 feriti gravi. I momenti più critici sono tradizionalmente associati all’inizio e alla fine della bella stagione: in primavera a causa dell’imperizia alla guida dopo la lunga e forzata pausa invernale, in autunno a causa della stanchezza e delle condizioni stradali con il calo della temperatura e della scivolosità della carreggiata.

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

Municipio di Collina d’oro: sanzionati Sindaco e vice Sindaco

In risposta a un’istanza d’intervento presentata da due membri del Municipio di Collina d’Oro, il Consiglio di Stato ha deciso di sanzionare la Sindaco e il Vice sindaco. Il provvedimento è legato principalmente alla decisione di non informare tempestivamente i colleghi sull’apertura di un procedimento penale nei confronti di un dipendente comunale.

Nella seduta del 29 maggio 2017, il Municipio di Collina d’Oro aveva deciso di assumere il Vice Comandante della Polizia comunale, poi entrato in servizio nel settembre dello stesso anno. L’esistenza di un procedimento penale a carico dell’uomo aveva poi indotto il Municipio, l’8 gennaio scorso, a sospenderlo dalla sua funzione, trasferendolo all’interno dell’Amministrazione comunale quindi nella seduta del 20 marzo scorso a interrompere il rapporto di lavoro.

L’istanza con la quale due dei sette membri del Municipio si sono rivolti al Consiglio di Stato – nel mese di gennaio di quest’anno – riguardava primariamente il fatto che Sindaco e vice Sindaco erano a conoscenza del procedimento penale, già prima dell’entrata in funzione del funzionario, ma avevano taciuto l’informazione ai colleghi.

Analizzando i fatti, il Consiglio di Stato ha ritenuto che l’informazione di cui erano venuti a conoscenza Sindaco e il Vicesindaco – l’apertura del procedimento penale a carico di un dipendente – doveva essere condivisa con il Municipio; ciò, per permettere al collegio di esercitare pienamente e con cognizione di causa i propri compiti di gestione del personale. Alla luce di queste considerazioni, il Governo ha deciso di sanzionare la Sindaco con una multa di 100 franchi – tenuto conto delle competenze del Sindaco nella direzione del collegio e nella gestione della corrispondenza – e il vice Sindaco con un ammonimento; contro entrambi i provvedimenti è ora data la facoltà di ricorso al Tribunale cantonale amministrativo.

Giochi in denaro: più sicurezza con la nuova legge

Giochi in denaro: più sicurezza con la nuova legge

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 del Corriere del Ticino

«Un socialista e un leghista discutono su una votazione federale, condividono lo stesso pensiero e si mettono d’accordo per rivolgere un appello alla popolazione». Non è l’inizio di una barzelletta, ma ciò che è successo in Consiglio di Stato, quando abbiamo analizzato la nuova Legge federale sui giochi in denaro, sulla quale la popolazione svizzera si esprimerà il prossimo 10 giugno. Pur nelle nostre (immutate) divergenze ideologiche, siamo infatti giunti entrambi alla conclusione che un sì sia la scelta giusta, anche per la popolazione ticinese.

Al di là delle controversie di fondo sul gioco d’azzardo, un tema che rimane problematico, è evidente che lo Stato ha interesse a regolamentare questo ambito, a vantaggio dei cittadini. Lo sappiamo bene perché ci occupiamo entrambi nei rispettivi Dipartimenti del fondo Swisslos (DECS) e delle lotterie e i giochi d’azzardo (DI). Il primo obiettivo è avere regole chiare, che permettano di minimizzare pericoli sempre in agguato come la dipendenza, le truffe e il riciclaggio di denaro. La proposta di legge elaborata da Governo e Parlamento mantiene tutte le misure per tenere sotto controllo questi rischi e conferma il meccanismo di concessioni e autorizzazioni statali, con obblighi chiari e controlli regolari. In più, la nuova legge adegua le norme svizzere all’era digitale, e potenzia la protezione dei giocatori problematici.

Si tratta di una linea politica che, oltre a proteggere i nostri cittadini, produce risultati finanziari positivi e tangibili. Il gioco d’azzardo, regolamentato e gestito nell’interesse pubblico, assicura infatti ogni anno entrate enormi a favore di assicurazioni sociali, cultura, sport e attività sociali.

Nel 2016 i versamenti totali da parte di case da gioco, scommesse sportive e lotterie hanno toccato quasi il miliardo di franchi (!) in Svizzera: 276 milioni a favore di AVS e AI e 630 milioni a favore di organizzazioni di pubblica utilità. Per quanto riguarda solo il Ticino, lo Stato riceve ogni anno oltre 20 milioni, che confluiscono nei fondi Swisslos e Sport-toto; con questo denaro sussidiamo ogni anno circa 750 attività e progetti sul nostro territorio.

Elemento non trascurabile è che l’attuale sistema di ripartizione degli incassi premia il nostro Cantone, vista la quota di spesa superiore alla media, anche per la presenza di numerosi giocatori stranieri.

Per queste ragioni, insieme agli altri colleghi di Governo, siamo convinti che la nuova legge sia uno strumento al passo coi tempi e fedele agli obiettivi di Confederazione e Cantoni: fare in modo che anche in futuro i giochi in denaro producano ritorni finanziari massicci a favore della collettività, mantenendo un sistema di controlli adeguato contro il proliferare di attività illecite.

Purtroppo, al momento attuale sembrerebbe che quella del 10 giugno sia una votazione federale molto meno sentita di altre, perlomeno a sud delle Alpi. Il tema, per le ragioni che abbiamo illustrato, ha tuttavia una rilevanza non secondaria per il nostro Cantone. Invitiamo quindi le cittadine e i cittadini ticinesi a votare sì il prossimo 10 giugno.

Pronti all’impiego, 24 ore su 24

Pronti all’impiego, 24 ore su 24

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 de La Regione

Gruppi speciali di polizia di sei Paesi impegnati in questi giorni in Ticino nello ‘Swiss Swat Contest’ Oltre dieci scenari operativi. Una gara fra tiro, percorsi a ostacoli e corsa in salita.

«Le forze speciali della polizia – sostiene Norman Gobbi – sono come l’esercito: pronte all’impiego, nella speranza che il loro impiego non si renda necessario», perché significherebbe che la situazione si è aggravata, tanto da rappresentare una seria minaccia per la sicurezza di una comunità. Forze comunque pronte 24 ore su 24 a entrare in azione, dice il capo del Dipartimento istituzioni assistendo, ieri sul Ceneri, a una delle esercitazioni dello ‘Swiss Swat Contest’, gara internazionale che vede impegnate da alcuni giorni in Ticino undici squadre composte di agenti dei gruppi speciali di sei Paesi, come i Nocs della Polizia di Stato italiana. Alla manifestazione prendono parte – oltre all’Italia – la Germania, l’Austria, il Lussemburgo, la Slovacchia e ovviamente la Svizzera, con sei team (uno è delle Guardie di confine). Dopo quattordici anni, lo ‘Swiss Swat Contest’ è così tornato in Ticino. L’evento è organizzato e diretto dalla Polizia cantonale. Il cui portavoce Renato Pizolli ricorda: «Chi ospita non partecipa». Ogni squadra, spiega il capitano Athos Solcà, è formata da «cinque elementi, più un coach»: i team sono alloggiati a Bellinzona, al Centro Gioventù e Sport. Quattordici i «cantieri», ubicati «sulla sommità del Monte Ceneri, nel Luganese e nel Mendrisiotto». Quattordici scenari/contesti nei quali le forze speciali potrebbero operare nella realtà. «A Lugano per esempio – riprende Solcà, responsabile del comitato organizzatore – i concorrenti vengono ammanettati all’interno di un edificio: devono riuscire a liberarsi e a lasciare lo stabile, di cui non conoscono la pianta, affrontando avversari e cercando di schivare trappole di vario tipo». In altri ‘cantieri’ si maneggiano armi e si spara dopo impegnativi percorsi a ostacoli. A Tesserete una corsa in salita: «Quattro chilometri e mezzo, 880 metri di dislivello…». Lo ‘Swiss Swat Contest’ si concluderà con la premiazione «della miglior squadra e del miglior tiratore», indica ancora Solcà. «Eventi come questo permettono anzitutto di stabilire preziosi contatti personali, cosa molto importante nella nostra professione», sottolinea il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi, che è anche direttore dei corsi dell’Istituto svizzero di polizia destinati ai gruppi di intervento. Gruppi come quello (Gi) della Cantonale. Per potervi accedere, rammenta Pizolli, occorre aver lavorato per almeno tre anni in Gendarmeria: «Poi un anno di selezione fra duri test fisici, teorici e psicologici. Dopodiché, se si supera la selezione, un anno di prova nei Gi…». Non è certo una passeggiata.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 7 giugno 2018 di Venti minuti

«Le situazioni di forte stress sono il loro pane quotidiano»

In questi giorni settanta agenti speciali si trovano in Ticino per sfidarsi nello Swiss Swat Contest. Hanno trenta minuti per entrare in territorio nemico, individuare il capo di un’organizzazione terroristica e sottrarre delle informazioni sensibili per sgominare tutta la rete. Uno scenario da film o da serie tv che in questo caso è però una delle prove che devono superare i settanta agenti speciali attualmente in Ticino per lo Swiss Swat Contest. Si tratta della manifestazione azionale più importante per i gruppi speciali dei Corpi di polizia svizzeri e che vede anche la partecipazione di agenti provenienti da altri paesi europei. «Per loro le situazioni di forte stress sono il pane quotidiano» ci dice Matteo Cocchi, comandante della polizia cantonale ticinese. «I nostri gruppi di intervento speciale «Le situazioni di forte stress sono il loro pane quotidiano» sono impiegati in situazioni difficili e soprattutto pericolose ». Tra queste si conta, per esempio, l’intervento che alla fine di febbraio aveva portato al fermo di una dozzina di membri della cosiddetta banda del buco. Malviventi che erano pronti a mettere a segno un colpo ai danni di una ditta di trasporti di Chiasso. Non sempre si tratta comunque di casi eclatanti. «Gli uomini dei gruppi d’intervento sono sempre attivi, e sono di supporto alla polizia giudiziaria e alla gendarmeria». Ma come si diventa agenti speciali? «Ci vogliono allenamento e la capacità di riuscire a superare situazioni di stress» spiega ancora Cocchi. «Chi desidera entrare nel reparto di intervento speciale deve innanzi tutto aver conseguito tre anni di attività in polizia ». Ora la competizione in corso in Ticino è anche un momento di condivisione. «È un’occasione in cui gli uomini e le donne dei nostri gruppi speciali possono accrescere le loro competenze» sottolinea il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore delle Istituzioni.