Il Ticino vuole restare armato: suo l’unico no al referendum “restrittivo”

Il Ticino vuole restare armato: suo l’unico no al referendum “restrittivo”

Da www.ilgiorno.it edizione Como

La Svizzera ha deciso di adeguarsi all’Europa, nel Cantone vince il no

Anche la Svizzera ha deciso simbolicamente di deporre le armi. Il popolo più neutrale al mondo, ma questo non significa pacifista, ha infatti approvato la riforma con cui la Confederazione ha accolto le restrizioni alla commercializzazione delle armi da guerra richiesta dall’Ue. Hanno votato sì alla riforma 1.501.485 svizzeri mentre i contrari sono stati 854.528, il 63,73% della popolazione e tutti i Cantoni tranne il Ticino dove il no ha vinto con il 54,50%. Non è un caso che proprio al confine con l’Italia è nata la Comunità di interessi del tiro svizzero che pochi mesi fa, in tempo record, ha raccolto 250mila firme per indire il referendum caldeggiato anche da molti partiti anti Ue, in particolare la Lega dei Ticinesi.

«Grazie ai ticinesi per aver difeso le nostre libertà – ha dichiarato consigliere di stato Norman Gobbi, tra i leader della Lega dei Ticinesi, pochi minuti dopo la pubblicazione dei risultati – si tratta di un gesto gesto di alto valore politico.
Solo il Ticino ha avuto la forza di opporsi al diktat dell’UE, mentre il resto della Svizzera ha dato seguito al mainstream politico e mediatico che vuole soggiogarci e arrendersi alle pressioni di Bruxelles. Continuiamo a impegnarci per mantenere il nostro Paese libero e sovrano». Niente di sorprendente rispetto alle dichiarazioni anche più radicali dei tanti leader sovranisti che, a differenza di Gobbi, sono alla ricerca di un seggio a Strasburgo.

Non ha dubbi sul fatto che il voto dei ticinesi sia stato contro l’Unione Europea più che a favore delle armi il consigliere nazionale elvetico Lorenzo Quadri, anche lui espressione della Lega dei Ticinesi. «I ticinesi non si sono fatti turlupinare dalle notizie false e i ricatti dei partiti e hanno asfaltato l’ennesi tentativo dell’Ue di comandare a casa nostra – spiega – Il voto sulle armi è un contro contro Bruxelles in vista delle prossime votazioni su temi di grande importanza per i rapporti tra il nostro Paese e l’Ue». Per fortuna il resto della Svizzera ha scelto una linea più accomodante e non solo sulle armi visto che si votava un secondo referendum, molto caldeggiato da Bruxelles, per sopprimere i privilegi fiscali accordati a holdig e altre imprese straniere che hanno solo una sede fiscale o amministrativa nella Confederazione. Gli utili di queste 24.000 società erano finora esentati da imposte cantonali oppure tassati con aliquote inferiori a quelle delle aziende effettivamente attive sul territorio elvetico. Per evitare un esodo di queste imprese, quasi tutti i Cantoni hanno già deciso di ridurre le aliquote fiscali applicate, d’ora in poi, a tutte le società con sede in Svizzera. In cambio Bruxelles non metterà in discussione gli accordi che consentono accesso paritario all’area Schengen.

Gola del Piottino, una Via storica rinsaldata

Gola del Piottino, una Via storica rinsaldata

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Domenica 26 maggio l’inaugurazione del ripristino da 1,3 milioni – Il sentiero lungo oltre un chilometro trasuda storia e sacrifici

Scavata nella pietra dalla forza dell’acqua per migliaia di anni, la Gola del Piottino fu percorsa dagli urani a partire dal 1500, come via più diretta per spostarsi tra sud e nord. Vi si avventurarono tra non poche difficoltà, come gli escursionisti potranno immaginare avendo anche un punto di vista privilegiato sulle vie di comunicazione che si sono succedete nei secoli, dalla Gotthardbahn ad AlpTransit passando per l’autostrada. Tutta la storia di questi luoghi, che trasudano sacrifici, ruota appunto attorno ai trasporti, e infatti dal pagamento dei pedaggi al Dazio Grande, gli urani traevano fino a 2/3 dei propri introiti, basandovi quindi gran parte del proprio benessere.

Poi l’evoluzione dei mezzi di trasporto, con il passaggio dai muli alle diligenze, impose nel 1820 la costruzione di una strada carrabile, ad opera del giovane cantone Ticino. Un ventennio fa la storica Gola è finita al centro di un grande progetto di valorizzazione da parte della Pro Media Leventina, con un restauro da 2 milioni di franchi effettuato sul sentiero anche grazie ad una donazione ereditaria. Nel 2003 l’inaugurazione; dieci anni dopo, nel maggio del 2013, il crollo di un tratto, con importanti danni. Un evento che servì da stimolo: domenica prossima, 26 maggio, alla presenza di numerose autorità tra cui i consiglieri di Stato Norman Gobbi e l’urano Dimitri Moretti, il ripristino di questa Via storica verrà ufficialmente inaugurato dopo un investimento di ulteriori 1,3 milioni, con anche finanziamenti pubblici a cui si sono aggiunti altri enti e privati.

Il risultato dei lunghi e complessi lavori, con in particolare le opere di sostegno, ci sono stati illustrati ieri sul posto dai rappresentanti della Pro: Nicola Cappelletti (presidente), Fabio Janner (membro di comitato) e Fabrizio Barudoni (segretario, oltre che vicedirettore del turismo altoticinese). I primi due, ingegneri, per conto dei rispettivi studi con sede a Faido e Chiasso hanno diretto i lavori eseguiti dalla ditta Pervangher di Airolo. Di proprietà della Degagna di Osco, la Via storica si sviluppa sulla lunghezza complessiva 1,2 km e permette di superare con una breve e tranquilla passeggiata di 30 minuti i 300 metri di dislivello che separano Rodi (a nord) da Faido (a sud). E domenica quel sentiero storico verrà percorso da promotori, popolazione ed autorità a partire dalle 9.30 con i primi discorsi al Dazio Grande per poi scendere e rientrare alle 13 per il pranzo offerto. Previsto un bus navetta dal posteggio in zona AlpTransit a Polmengo; in caso di brutto tempo, il programma si svolgerà al Dazio Grande in forma ridotta.

Ma gli sforzi a favore della Media Leventina non si fermeranno qui. Nella prossima fase la Pro prevede la formazione di un nuovo collegamento sul fondovalle tra il Dazio Grande e Faido.
I dettagli sul sito www.golapiottino.ch.

(Immagine da www.golapiottino.ch)

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Cantone dei Grigioni

Il Consiglio di Stato incontra il Governo del Cantone dei Grigioni

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione del Governo del Cantone dei Grigioni, per una visita di lavoro. L’incontro odierno fa seguito a quello organizzato nel febbraio dello scorso anno in Mesolcina, e ha consentito di discutere svariati argomenti politici di interesse comune.
Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Christian Vitta, ha ricevuto oggi a Bellinzona una delegazione del Governo grigionese – il Presidente Jon Domenic Parolini, il vicepresidente Christian Rathgeb, i Consiglieri di Stato Marcus Caduff e Peter Peyer – accompagnata dal Cancelliere Daniel Spadin e dall’addetto alle relazioni esterne Carlo Crameri. L’incontro odierno fa seguito a quello organizzato nel febbraio dello scorso anno in Mesolcina, e testimonia l’ottimo stato delle relazioni tra i due Cantoni.
Durante la riunione politica che ha occupato la prima parte dell’incontro, i due Esecutivi si sono confrontati su numerosi argomenti di interesse comune. In primo piano, le questioni che riguardano il futuro dell’approvvigionamento energetico nel nostro Paese, con l’accento posto sugli sviluppi della produzione idroelettrica e le misure a favore dell’efficienza introdotte dai due Cantoni. Il confronto si è infine spostato su questioni legate ai settori dei trasporti, della fiscalità, della pianificazione territoriale e sanitaria, in particolare per quanto riguarda l’organizzazione del settore delle cure a domicilio. Sono infine state discusse le misure adottate dai due Cantoni per il controllo del mercato del lavoro e delle attività economiche.
A margine dell’incontro è stato sottoscritto dai rispettivi Direttori cantonali Norman Gobbi e Peter Peyer un Accordo di collaborazione tra i due Cantoni che permetterà ai militi della protezione civile provenienti dalle regioni Moesa, Bernina e Maloja di seguire in futuro la formazione tecnica di base in italiano al centro cantonale di istruzione di Rivera.

Lavoro e spazi smart per la crescita del Ticino

Lavoro e spazi smart per la crescita del Ticino

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha partecipato oggi, martedì 21 maggio, a Mendrisio alla presentazione di una innovativa iniziativa, lanciata da DOS Group SA, leader nel campo dell’innovazione tecnologica e di prodotti ad alto contenuto tecnologico. Si tratta di uno spazio denominato “Swiss Agile Center” che DOS Group mette a disposizione 24 ore su 24, tutti i giorni nella sua sede di via Rime a Mendrisio per professionisti, aziende e giovani che vogliono approfittare di un ambiente di lavoro all’avanguardia. È il primo grande spazio di questo livello in Svizzera, grazie alla collaborazione con HP che fornisce all’azienda di Mendrisio supporti in prima mondiale. Tanta qualità, tanta innovazione, che il CEO della ditta momò Stefano Doninelli ha voluto condividere per creare un ambiente di lavoro smart che sappia far progredire tecnologicamente il nostro Cantone. Qualità che sono state messe in evidenza dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, assieme a Stefano Rizzi, direttore della Divisione dell’economia del DFE.

Nella foto: Rizzi, Gobbi e Doninelli.

“Le comunali si concentrino sulla prossimità”

“Le comunali si concentrino sulla prossimità”

Il Consigliere di Stato ha incontrato l’associazione delle Polizie comunali

Tra gli aspetti positivi raggiunti dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in questi anni alla guida del Dipartimento delle istituzioni vi è certamente la capacità di far dialogare al meglio il Corpo della Polizia cantonale con i Corpi delle Polizie comunali. E non è certo stato un lavoro da poco, se si pensa alle annose “rivalità” e dispute conosciute anche solo un paio di decenni fa. Martedì scorso il Consigliere di Stato ha parlato davanti all’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali, portando alcuni messaggi importante. “In questi ultimi anni – sottolinea Norman Gobbi – gli sforzi legati al ruolo delle Polizie comunali si sono incentrati sul consolidamento dell’assetto dei Corpi così come definito con la legge del 2011. Ciò ha generato molteplici aspetti positivi, ma non mancano certo limiti e criticità. È quindi necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun Corpo di Polizia in Ticino, in modo da consentire un ulteriore miglioramento, facendo attenzione ai costi globali finanziati dalla collettività”.
Questo cosa vuol dire? “Ciò comporta da parte delle autorità cantonali – specifica il direttore del Dipartimento delle istituzioni – una visione globale per trovare soluzioni locali e puntuali, adeguate e proporzionate a ogni singola realtà; i corpi comunali devono infatti maggiormente rispondere alle attese di autorità e popolazione dei Comuni serviti nello spirito di prossimità. Anche nei prossimi anni, questo impegno costante permetterà di ottimizzare ulteriormente l’impiego delle risorse. Risorse che in ogni ambito e in ogni settore sono per definizione limitate. Pertanto una sovrapposizione d’investimenti dei diversi Corpi di Polizia può rivelarsi insidiosa e già oggi è tema di discussione a livello politico”.
Ma per l’attività delle Polizie comunale ciò che cosa comporta? “Le Polizie comunali – sottolinea Norman Gobbi – sempre di più dovranno privilegiare la loro azione nell’ambito della prossimità. Ciò significa anche intervenire puntualmente in caso d’incidenti, di liti o problemi di vicinato come pure in molteplici altri ambiti prettamente locali. Un aspetto rilevante delle competenze “comunali” consiste quindi nell’intensificare il contatto con la popolazione. Una prossimità, una vicinanza e una conoscenza che consentiranno di segnalare tempestivamente situazioni potenzialmente problematiche e disinnescare anche fenomeni preoccupanti e in crescita, come le liti tra le quattro mura domestiche oppure i casi gravi di disagio sociale”.
Ma come trovare le giuste sinergie tra Polizia cantonale e le Polizie comunali? “Da sempre – conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi – ho ritenuto fondamentale un concetto chiave nell’ambito della sicurezza (ma non solo): la collaborazione. Infatti, laddove questa è consolidata e rispettosa dei ruoli, i risultati sono lì ad attestarne la validità. È una strada obbligatoria e dalla quale non si può deviare. La rete “della sicurezza”, che comprende molteplici attori sia a livello comunale sia a livello cantonale, come pure sul piano nazionale e internazionale, funziona grazie alla condivisione e al coordinamento delle informazioni. I successi di operazioni di Polizia ottenuti negli ultimi anni indicano come la collaborazione sia la chiave del successo. Come è noto, nell’ambito del grande cantiere legato a “Ticino 2020”, Cantone e Comuni stanno portando avanti una serie di riflessioni sui flussi di competenze e sui flussi finanziari. Insomma: chi fa che cosa e chi paga. La sicurezza è ovviamente un tema centrale nelle discussioni e tali riflessioni sono portate avanti dal gruppo di lavoro “Polizia ticinese”. Se si riuscirà a mantenere lo spirito di collaborazione, il risultato di queste riflessioni ci permetteranno di fare sicuramente un ulteriore passo avanti, orientandoci sempre al fine ultimo: la sicurezza dei Ticinesi”.

Il Tenente Colonnello Manuel Rigozzi è il nuovo presidente della Società Ticinese degli Ufficiali

Il Tenente Colonnello Manuel Rigozzi è il nuovo presidente della Società Ticinese degli Ufficiali

Da www.tio.ch
 
All’assemblea sono intervenuti anche il Capo dell’esercito Comandante di corpo Philippe Rebord e il presidente della Società Svizzera degli Ufficiali Stefan Holenstein

Il Ten Col SMG (tenente colonnello di stato maggiore generale) Manuel Rigozzi è stato designato per acclamazione nuovo presidente della Società Ticinese degli ufficiali (STU) in occasione dell’assemblea generale, tenutasi questa mattina a Locarno. Succede al Col Marco Lucchini, che nel suo discorso di commiato ha ricordato i momenti salienti dell’ultimo anno, sottolineando i numerosi eventi che l’hanno caratterizzato e «il costante impegno dell’ufficialità ticinese a difesa e promozione dei valori che fanno la forza del sistema elvetico».

Il presidente della Società Svizzera degli Ufficiali (SSU) Col SMG Stefan Holenstein, esprimendosi in italiano, ha salutato positivamente l’arrivo per la prima volta di una donna alla testa del Dipartimento della Difesa, della Protezione della Popolazione e dello Sport. Di fronte alle scelte urgenti e prioritarie che attendono il settore – a cominciare dal nuovo aereo da combattimento e dal rinnovo dell’armamento terra-aria – Holenstein ha invitato la politica a compiere uno sforzo ulteriore, non facendo mancare i mezzi finanziari necessari. Ma ha anche assicurato l’appoggio della SSU ai passi fin qui compiuti: «ora bisogna continuare risoluti, per salvare il nostro esercito di milizia».

Il consigliere di Stato Norman Gobbi, dopo aver espresso la sua posizione contraria alla nuova legge sulle armi, si è soffermato sull’incoraggiante presenza femminile alle Giornate informative sull’esercito; sugli impegni di rinnovamento e consolidamento che attendono le infrastrutture militari in Ticino; sul problema dell’italianità e delle lingue, con le difficoltà crescenti che si incontrano nell’inserire i giovani ticinesi in molti percorsi di formazione specialistici.

Piatto forte dell’assemblea è stata la relazione del Capo dell’esercito cdt di C (comandante di corpo) Philippe Rebord, che ha fatto il punto sui problemi d’attualità. Ha manifestato soddisfazione per la scelta del Consiglio Federale di destinare 8 miliardi (attingendo la budget orinario) all’aviazione e alla difesa terra-aria. Ha parlato di una «dimostrazione di fiducia della politica. Ora si tratta di salvaguardare il “pacchetto completo” sul cammino che lo attende». Tra le minacce ha evidenziato quella dei “cyberattacchi”. Una prima risposta è stata nell’avvio, «con successo», delle scuole reclute specializzate. «Ma bisognerà fare di più. Anche sul fronte delle riforme si sono compiuti passi avanti (attuazione dell’Ulteriore Sviluppo dell’Esercito, USEs), con l’aumento della prontezza, la migliore istruzione dei quadri, il completamento dell’equipaggiamento per le formazioni di impiego, la regionalizzazione di reparti e corsi».
Spina nel fianco rimane la questione del Servizio Civile, «che sottrae un numero crescente di giovani già incorporati. La revisione della legge è necessaria e urgente. La battaglia si annuncia difficile, anche perché è molto più facile “vendere” il servizio civile, con la sua immagine di utilità diretta e i vantaggi che porta al singolo (tempi, luoghi, modalità di svolgimento praticamente “a scelta”). È chiaro che servire lontano da casa, con i disagi della vita sul terreno, è una prospettiva molto meno allettante. Ma questo è e rimane un servizio essenziale per la sicurezza della collettività». E per la sicurezza, ha detto Rebord, «non esiste alcun servizio sostitutivo».

 

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 20 maggio 2019 de La Regione

Manuel Rigozzi presidente della Stu
Lo ha eletto per acclamazione l’assemblea generale della Società ticinese degli ufficiali

La Società ticinese degli ufficiali (Stu) ha un nuovo presidente. È il tenente colonnello Manuel Rigozzi, che è stato designato alla carica per acclamazione dall’assemblea generale della Stu che ha avuto luogo sabato a Locarno.
Succede al colonnello Marco Lucchini, che durante il suo discorso di commiato ha ricordato, si legge in una nota diffusa dalla Stu, “i numerosi eventi che hanno caratterizzato l’ultimo anno, sottolineando il costante impegno dell’ufficialità ticinese a difesa e promozione dei valori che fanno la forza del sistema elvetico”. Numerosi gli ospiti, tra cui il presidente della Società svizzera degli ufficiali, il colonnello Stefan Holenstein. Il quale, di fronte alle scelte urgenti “che attendono il settore – a cominciare dal nuovo aereo da combattimento e dal rinnovo dell’armamento terra-aria – ha invitato la politica a compiere uno sforzo ulteriore, non facendo mancare i mezzi finanziari necessari”. Da Holenstein anche soddisfazione per l’arrivo di Viola Amherd alla testa del Dipartimento della difesa, della protezione della popolazione e dello sport. Presente pure il Capo dell’esercito, Philippe Rebord, il quale “ha manifestato soddisfazione per la scelta del Consiglio federale di destinare otto miliardi all’aviazione e alla difesa terra-aria. Una dimostrazione di fiducia della politica”. Ma ci sono anche minacce nuove, dalle quali occorre difendersi. E Rebord fa riferimento ai cyberattacchi: “Una prima risposta è stata nell’avvio, con successo, delle scuole reclute specializzate. Ma bisognerà fare di più”. Resta una “spina nel fianco” però, quella del servizio civile. “Sottrae un numero crescente di giovani già incorporati. La revisione della legge è necessaria e urgente”, rileva Rebord. “È chiaro che servire lontano da casa, con i disagi della vita sul terreno, è una prospettiva molto meno allettante. Ma l’esercito è e rimane un servizio essenziale per la sicurezza della collettività. E per la sicurezza non esiste alcun piano B”. Il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi si è dal canto suo soffermato “sulla presenza femminile alle Giornate informative, sul miglioramento delle infrastrutture in Ticino e sull’italianità e le lingue, con le difficoltà crescenti che si incontrano nell’inserire i giovani ticinesi in molti percorsi di formazione specialistici”.

 

 

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Norman Gobbi incontra i funzionari dirigenti del DI

Comunicato stampa

Il primo incontro della nuova legislatura tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i suoi funzionari dirigenti ha avuto luogo lunedì 13 maggio 2019 a Mendrisio. Come da tradizione, durante la prima parte del pomeriggio le collaboratrici e i collaboratori del Dipartimento delle istituzioni si sono cimentati nel tradizionale Tiro federale in campagna. Durante la seconda parte dell’evento, invece, il Direttore del DI ha indicato gli obiettivi strategici che intende raggiungere nel quadriennio appena iniziato.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha passato in rassegna i macro obiettivi politici della legislatura 2019-2022: la difesa dei valori e della cultura locali, lo sviluppo di una visione dello Stato più moderna e in sintonica con il cittadino, la garanzia di un’adeguata protezione di persone e beni sul territorio cantonale, la riduzione degli oneri burocratici, il rafforzamento delle relazioni con i Comuni, la Confederazione e l’Italia nonché una maggior libertà economica per aziende e persone.
“Per farlo, ha affermato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, sarà fondamentale che tutti i settori del Dipartimento garantiscano il massimo impegno. In gioco ci sono la fiducia che i cittadini ticinesi nutrono nei confronti delle Autorità cantonali e la soddisfazione delle loro aspettative attraverso l’offerta di un servizio pubblico altamente qualitativo e al passo con i tempi”. Una particolare attenzione sarà quindi dedicata al progetto di servizio all’utenza che mira a porre al centro dell’azione dei servizi del Dipartimento proprio la soddisfazione del cittadino.
Nell’accogliente cornice momò del poligono di tiro di Mendrisio, i quasi cinquanta dirigenti presenti hanno avuto la possibilità di cimentarsi nella tradizionale competizione del Tiro federale in campagna, una gara con pistola e fucile d’ordinanza. Athos Solcà, ufficiale della Polizia cantonale, si è aggiudicato il primo posto nella classifica individuale con il fucile, mentre Antonio Ciocco, pure lui ufficiale della Polizia cantonale, è risultato il vincitore della gara in combinata e di quella individuale con la pistola. Tra le donne, la miglior tiratrice in tutte le discipline è stata Silvia Marconcini, responsabile dell’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative.

“Uso della forza? Non delegabile”

“Uso della forza? Non delegabile”

Da www.rsi.ch/news

Compiti di sicurezza appaltati ai privati, le riflessioni di Norman Gobbi, che ha presieduto la conferenza della Rete integrata svizzera per la sicurezza

Il monopolio dell’uso della forza da parte dello Stato non è delegabile. Così il Consigliere di Stato ticinese Norman Gobbi ai microfoni della RSI, dopo aver presieduto giovedì, a Losanna, la quarta Conferenza della Rete integrata svizzera per la sicurezza, che raggruppa i principali corpi di forze dell’ordine.

Agenzie private che gestiscono il traffico, il trasporto prigionieri, centri per richiedenti l’asilo: lo Stato delega sempre più compiti di sicurezza ai privati. E proprio questo tema è stato al centro del dibattito a Losanna.

“Si è discusso molto sulla legge federale che, probabilmente, arriverà nei prossimi anni – spiega Gobbi -. Il processo però sarà ancora lungo, visto che comunque ci sono cantoni molto reticenti, che non vogliono regole di carattere federale su questo aspetto”.

Intanto esiste il rischio che, per risparmiare, si deleghino troppi compiti ai privati. “Questo è un tema centrale”, sottolinea Gobbi. “Ci sono filosofie diverse: ad esempio nei Grigioni l’approccio è molto liberale e i comuni delegano diversi compiti di polizia a ditte private. In Ticino c’è un approccio molto più statalista. Credo sia necessario lasciare ad ogni cantone la libertà di scegliere”.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Uso-della-forza-Non-delegabile-11773439.html

La donna è (anche) leader

La donna è (anche) leader

Articolo pubblicato su Azione – Settimanale di informazione e cultura della Cooperativa Migros Ticino

Un simposio voluto dal Dipartimento delle istituzioni ha riunito otto donne che ricoprono funzioni dirigenziali in aziende pubbliche e private per condividere le loro esperienze in un mondo del lavoro in cui la donna fatica ancora ad accedere a ruoli decisionali: abbiamo raccolto le riflessioni di due di loro

Nel mondo del lavoro persistono differenze di genere. La più eclatante si riferisce alle retribuzioni: i salari delle donne in Svizzera sono ancora più bassi di quelli degli uomini. Ma ci sono differenze più sottili e meno misurabili, che possono determinare o meglio ostacolare la carriera di una donna soprattutto nell’ottenimento di ruoli dirigenziali. Così, nonostante le donne oggi abbiano certamente la possibilità, le capacità e le competenze per ricoprire posizioni di rilievo in aziende pubbliche e private, la loro presenza in ruoli decisionali è ancora scarsa. Ma essere leader donna di un’azienda è possibile? E quali sono le difficoltà che le donne ai nostri giorni incontrano nell’ottenere ruoli dirigenziali? Sull’argomento hanno dibattuto lo scorso 13 marzo otto donne invitate al simposio organizzato dal Dipartimento delle istituzioni sul tema «Leadership al femminile». Tra loro c’erano anche Monica Duca Widmer, direttrice di EcoRisana SA, presidente del Consiglio di amministrazione di Migros Ticino e presidente del Consiglio dell’USI, e Rosy Croce, responsabile del Dipartimento risorse umane e membro di Direzione di Migros Ticino oltre che membro di HR Ticino. Le abbiamo intervistate.

Qual è il vostro bilancio del simposio organizzato lo scorso marzo dal Dipartimento delle istituzioni? Quali sono gli aspetti più interessanti emersi?
MDW: Il bilancio è sicuramente positivo, in quanto si è voluto sottolineare l’esigenza di avere una rappresentanza equilibrata tra donne e uomini anche a livello dirigenziale, sia nel settore pubblico che in quello privato. È stata una serata vivace, ricca di spunti e di nuove interessanti conoscenze. Questo non può placare però la delusione che ancora oggi, a 50 anni dall’introduzione del voto alle donne e in una società dove le donne possono accedere senza problemi a studi superiori, la questione vada ancora discussa. Le donne in posti dirigenziali sono sempre ancora meno del 20% e oltretutto – a parità di qualifiche e prestazioni – percepiscono di regola salari del 20% inferiori a quelli degli uomini: una situazione che purtroppo muta solo troppo lentamente.

RC: È stata una serata molto interessante ed arricchente sia dal punto di vista degli scambi di esperienze, sia per aver potuto dare un contributo alla sensibilizzazione sul tema.
Oltre ad aver conosciuto persone molto valide che ricoprono ruoli di rilievo nella nostra economia sia in realtà aziendali pubbliche sia in quelle private, ho potuto constatare che vi sono alcuni denominatori comuni: ognuna delle donne presenti ha dimostrato di aver raggiunto tali traguardi perché, oltre a possedere le competenze necessarie e indiscusse, ha dimostrato di avere una grande tenacia, impegno e determinazione nel raggiungere i propri obiettivi.

A vostro avviso oggi in Ticino sono garantite le condizioni che permettono alle donne di raggiungere ruoli dirigenziali? Oppure ci sono ancora degli ostacoli? In quali ambiti si potrebbe migliorare?
MDW: Come confermato anche nel corso della serata, per le donne senza impegni familiari grandi ostacoli – fatto salvo la questione salariale – non ci sono. Per le donne con famiglia, con figli e parenti da accudire, le possibilità si riducono invece drasticamente: molti uomini, ma anche molte donne non condividono le scelte delle «donne in carriera» e quindi non vedono la necessità di andare loro incontro con orari di lavoro flessibili, job sharing, asili nidi e doposcuola a costi proporzionali al reddito. L’ostacolo maggiore è quindi di tipo culturale. Personalmente non mi permetterei mai di giudicare chi fa scelte diverse dalle mie e lungi da me l’idea che tutte le donne debbano lavorare: ognuno dovrebbe però poter essere libero di scegliere di fare quello che crede meglio per sé stesso e per la sua famiglia. Vi sono ancora molti ostacoli pratici per la conciliabilità lavoro e famiglia e le iniziative sono ancora insufficienti per togliere veramente quegli ostacoli che impediscono a molte donne di fare carriera. Vedo però con grande piacere che le nuove generazioni hanno una visione diversa della coppia e tendono a scegliere una ripartizione dei compiti non una divisione dei ruoli. Ciò lascia ben sperare per il futuro, quel futuro che 40 anni fa mi illudevo di potere vivere io stessa e che ora spero non sia troppo futuro, ma abbastanza vicino al presente…

RC: Constato che sono stati fatti molti passi in avanti in questi anni. Grazie a una maggiore flessibilità nel mondo del lavoro e a una integrazione dell’uomo nella condivisione dei compiti familiari in via di miglioramento. Persistono, tuttavia, stereotipi di genere, che condizionano la carriera e la vita professionale delle donne, dettate soprattutto dal contesto in generale: freni culturali. La donna è per cultura la figura che deve occuparsi della cura dei figli, della gestione della casa e delle incombenze familiari. Le condizioni di lavoro offerte all’interno delle organizzazioni, attraverso modelli di lavoro e di sviluppo di carriera penalizzano l’accesso della donna a ruoli manageriali. Il contesto sociale correlato al mondo del lavoro, inoltre, esclude la donna, che non è nel circuito lavorativo, dal fare networking (l’occasione a partecipare ad eventi, incontri, riunioni). Tutti elementi determinanti per favorire l’accesso della donna in posizioni dirigenziali.
È positivo però che di questi argomenti si parli sempre più spesso e ci sia consapevolezza unita alla volontà di progredire. È importante mostrare esempi pratici di successo per influenzare la nostra cultura.

Le donne hanno maggiori difficoltà nei ruoli di leadership rispetto ai colleghi uomini? Per quali motivi?
MDW: No, non penso proprio vi siano difficoltà maggiori: difficoltà possono averle sia gli uomini che le donne. Vi sono delle differenze, dettate dal genere, ma attenzione a non creare nuovi stereotipi. Di regola le donne sono più propense a valorizzare le differenze (e non solo quelle di genere), hanno una capacità di ascolto maggiore e sono propense a difendere le proprie idee anche in minoranza, ma vi sono uomini con questo profilo e donne che assolutamente agiscono in modo diverso. Non si può generalizzare. L’importante è che ognuno di noi si senta a proprio agio e conduca come ritiene sia opportuno, senza lasciarsi influenzare troppo da modelli preconfezionati e da stereotipi.

RC: Le donne sono diverse fra loro, come lo sono d’altronde gli uomini. Ognuno ha aspirazioni differenti, caratteristiche differenti, ma tutti siamo complementari. La donna, ha uno spiccato senso di responsabilità, di organizzazione e di autonomia professionale, mette energia, impegno e dedizione in ciò che fa ed ha una forte volontà nel portare a termine gli obiettivi. Penso che si possa dire che le donne hanno tutte le carte in regola per avere successo in ruoli di leadership, o meglio le hanno tanto quanto gli uomini.

Nella sua esperienza personale ha avuto difficoltà a conciliare impegni professionali e familiari?
MDW: Chiaramente sì! Con la nascita del primo figlio ho dovuto cambiare lavoro, in quanto la mia attività nell’industria non era più conciliabile con quella di mamma, visto che ero spesso all’estero per lavoro. Ho quindi aperto il mio studio di ingegneria ambientale e costruito un’attività da zero, continuando così a poter esercitare la mia professione, che ancora oggi mi dà tante soddisfazioni. Quando i miei figli erano piccoli non potevo portarli al nido perché non ero un caso sociale, negli anni ’90, non cento anni fa. Oggi la situazione è migliorata e non vieni più condannata se lavori senza averne necessariamente bisogno, perché hai un marito che può da solo mantenere l’intera famiglia.

RC: Ritengo di far parte di una categoria di donne privilegiate. Partendo dalla mia famiglia che ha sempre considerato me e mio fratello a pari livello offrendo ad entrambi la possibilità di studiare e realizzarsi professionalmente, cosa non del tutto scontata negli anni ’70. Mio marito poi mi ha sempre sostenuta sia dal punto di vista personale che famigliare; altra cosa non sempre scontata. Molto spesso, infatti, subentrano rivalità tra ruoli interni alla coppia che limitano le donne e la loro carriera. Non da meno, grazie alle aziende all’avanguardia per le quali ho avuto modo di lavorare, e ai miei superiori che hanno sempre creduto in me. Sono sempre stata valutata in modo equo, in base alla mie competenze, potendo così crescere professionalmente fino ad accedere alla posizione manageriale attuale che ricopro da 13 anni, senza discriminazione.

Spesso si dice che sono le donne stesse a non voler assumere ruoli di responsabilità, che cosa ne pensa?
MDW: Non tutti gli uomini e non tutte le donne lo vogliono, ma ci sono di sicuro donne pronte a farlo e anche donne con famiglia pronte a farlo, malgrado gli sforzi supplementari del conciliare il lavoro con il resto. Se le condizioni quadro miglioreranno anche il numero di donne pronte ad assumere una responsabilità aumenterà.

RC: Per esperienza personale, in qualità di responsabile del Dipartimento risorse umane di Migros Ticino, ho potuto constatare che in molte occasioni il problema esiste effettivamente. Da quali fattori questo sia dettato, è difficile dirlo, penso che si tratti del «dilemma del doppio vincolo», ossia le donne interessate a uno sviluppo di carriera, sono poste davanti al vincolo del proprio ruolo in qualità di responsabile del nucleo famigliare e della ancora poca equa ridistribuzione dei ruoli e compiti in famiglia, che impone alla donna di «sacrificare» la propria carriera a favore della famiglia.

Nell’economia privata sono le singole aziende che al loro interno possono decidere o meno di adottare politiche in favore delle carriere femminili. In questo senso che cosa fa la Cooperativa Migros Ticino?
MDW: La Cooperativa Migros Ticino è donna: sono 917 le donne impiegate sui 1582 collaboratori totali e 14% le donne membri di direzione, 15% le donne quadri medi, ma ben il 42% quelle quadri: le percentuali stanno aumentando dalla base e ci si aspetta quindi degli aumenti anche nei posti dirigenziali. In Consiglio di amministrazione vi sono 3 donne su 7 membri. La Cooperativa Migros Ticino sostiene e promuove un’ampia gamma di misure di politica familiare, fra le quali la conciliabilità tra lavoro e famiglia e opera sulla base di una politica lungimirante.

RC: Il nostro obiettivo è di garantire le pari opportunità a donne e uomini in tutti i settori e livelli dell’azienda. La parità nella vita lavorativa non si limita alla parità salariale, ma si estende anche alla ripartizione dei compiti, all’impostazione delle condizioni di lavoro, alla formazione e al perfezionamento e alla carriera professionale. Anche questi aspetti sono sistematicamente contemplati nel metodo di conduzione M-FEE e nel modello delle competenze su cui poggia, e integrati nello sviluppo del personale. Grazie a questi strumenti le discriminazioni nell’impiego sono di principio e sistematicamente escluse.
La questione delle pari opportunità è al centro dell’attenzione della Direzione. Il Dipartimento risorse umane consiglia i responsabili di linea e effettua un monitoraggio puntuale per verificare che l’applicazione delle direttive sia garantita in tutti gli ambiti. Tutte le collaboratrici e i collaboratori sono informati e sensibilizzati sul tema, sia attraverso il Contratto collettivo di lavoro nazionale (CCLN), regolamenti e documenti informativi, sia durante il corso per nuovi assunti, al quale sono tenuti a partecipare tutti i collaboratori che iniziano la loro attività presso Migros Ticino, e a tutti i corsi Manageriali.

Il Direttore del DI alla Conferenza RSS a Losanna

Il Direttore del DI alla Conferenza RSS a Losanna

Comunicato stampa

Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi parteciperà domani, giovedì 16 maggio, a Losanna alla 4a Conferenza della Rete Integrata Svizzera per la Sicurezza (RSS) nella sua funzione di presidente. Tema centrale della giornata sarà il ruolo del settore privato nell’ambito della sicurezza, la collaborazione tra pubblico e privato, nonché la necessità di un partenariato pubblicato-privato in caso di crisi.
La Rete integrata Svizzera per la sicurezza (RSS) comprende tutti gli strumenti in materia di politica di sicurezza della Confederazione, dei Cantoni e dei Comuni. Essa è stata creata all’indomani del rapporto del Consiglio federale sulla politica di sicurezza Svizzera 2010. I suoi organismi (piattaforma operativa e piattaforma politica) servono alla consultazione e al coordinamento in merito a decisioni, mezzi e misure della Confederazione e dei Cantoni riguardo a sfide comuni in materia di politica di sicurezza.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è presidente della piattaforma politica della RSS per l’anno 2018-2019, e in questa veste domani a Losanna terrà la relazione finale. Nel forum politico della RSS è presente anche la capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia, la Consigliere federale Karin Keller-Sutter, che interverrà sul tema: “Quali necessità sussistono di legiferare a livello federale?” nell’ambito del settore della sicurezza privata. Diversi relatori, responsabili a livello nazionale, cantonale e comunale parleranno del rapporto di collaborazione oggi in essere tra le agenzie di sicurezza privata e gli organi di Polizia, la Protezione civile e l’Esercito.
Norman Gobbi al termine dei lavori si soffermerà brevemente anche sulla 2a Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza (ERSS19) agendata per il prossimo novembre. Come si ricorderà, la prima esercitazione di questo genere venne organizzata in Svizzera nel 2014, con il Ticino protagonista in diverse attività, che permisero di tastare il polso sulla capacità di intervento coordinato in caso di una grave penuria di energia elettrica e di una pandemia influenzale. L’esercitazione nel prossimo novembre metterà alla prova le strutture, l’organizzazione e le procedure in caso di minaccia terroristica.