Due concorsi per la campagna “Acque sicure”

Due concorsi per la campagna “Acque sicure”

Comunicato stampa
Nell’ambito della promozione del progetto “Acque sicure” sono stati indetti due concorsi: da un lato un gioco a premi e dall’altro un casting per la ricerca di un o una testimonial per la stagione 2020. L’obiettivo di entrambi è quello di accrescere la presa di coscienza sui pericoli legati alla balneazione.
Tra le novità annunciate in occasione dell’avvio della stagione 2019 di “Acque sicure” non sono passati inosservati i due concorsi, ai quali è ora possibile partecipare.
Il primo consiste in un classico gioco a premi, al quale chiunque può prendere parte rispondendo correttamente a una domanda concernente i pericoli legati alla balneazione, dimostrando così di aver preso coscienza dei messaggi di prevenzione della campagna “Acque sicure”. Oltre al premio principale, che consiste in una actioncam di ultima generazione, in palio vi sono ingressi presso una delle principali strutture acquatiche del Cantone come pure degli zaini corredati dai gadget della campagna. Per partecipare basta accedere al sito www.ti.ch/concorsoacquesicure.
Il secondo concorso, riservato ai soli maggiorenni, consiste invece in un vero e proprio casting attraverso il quale si ricerca un o una potenziale testimonial per la campagna in scena il prossimo anno. Per partecipare occorre scattare una foto nel contesto balneare e postarla su Instagram, accompagnata dalla frase di prevenzione proposta dalla Commissione, nonché da uno specifico hashtag. Questa misura consente di rafforzare la presenza della campagna sui social media, diffondendo su queste piattaforme importanti messaggi di prevenzione ad opera degli stessi utenti. I dettagli e le condizioni di partecipazioni sono consultabili sul sito www.ti.ch/testimonialacquesicure.

Lotta ai crac pilotati, c’è l’esperto

Lotta ai crac pilotati, c’è l’esperto

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 giugno 2019 de La Regione

Fallimenti fraudolenti, da agosto sarà operativo il Perito contabile. Nominato Peter Ranzoni
Ha un nome e un cognome il Perito contabile anti-crac fraudolenti o “pilotati”, la nuova figura amministrativa con cui il Dipartimento istituzioni intende rafforzare, in collaborazione con la magistratura, la lotta ai reati fallimentari. Si tratta di Peter Ranzoni.
Il governo lo ha nominato a fine aprile “ed entrerà formalmente in funzione nel corso dell’estate”, indica in una nota il Dipartimento. Al suo interno lo specialista farà parte dell’organico della Divisione giustizia. Ranzoni “si occuperà dell’analisi contabile-finanziaria e della valutazione degli incarti trattati dall’Ufficio dei fallimenti, d’intesa con i funzionari ivi operanti, predisponendo le eventuali segnalazioni all’attenzione del Ministero pubblico”, qualora dai dissesti societari esaminati emergano estremi di uno o più reati.
Nato nel 1972, Ranzoni ha maturato una “ventennale” esperienza nel settore bancario in “importanti istituti” presenti in Ticino. Ha inoltre conseguito alla Supsi, rende ancora noto il Dipartimento, “il Master of Advanced Studies in Diritto economico e Business crime”. «Il Perito contabile entrerà in funzione all’inizio di agosto», spiega, contattata dalla ‘Regione’, la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. In Ticino, aggiunge Andreotti, «sono un migliaio le aperture di fallimento ogni anno. Basandoci sull’esperienza del Canton Zurigo, i casi penalmente problematici dovrebbero aggirarsi attorno al dieci per cento». I crac fraudolenti o ‘pilotati’ «rappresentano quindi una minoranza degli incarti trattati». Una minoranza «che può però provocare grossi danni al nostro sistema sociale ed economico», avverte la direttrice della Divisione giustizia. Sotto la lente di Ranzoni «finiranno tutte le aperture di fallimento: un lavoro che ovviamente svolgerà in collaborazione con i funzionari degli uffici».
Il Perito contabile, rileva a sua volta il procuratore generale Andrea Pagani, da noi interpellato, «sarà chiamato a identificare quei casi, nell’ambito delle procedure fallimentari, dove vi sono degli indizi di reato – per esempio distrazione di averi, cattiva gestione, assenza di contabilità e via dicendo – e ad allestire per il Ministero pubblico le relative denunce, allegando la documentazione necessaria per far partire l’inchiesta». Si prospetta di conseguenza un aumento dei procedimenti penali sul fronte dei reati finanziari. «Anche per questo – afferma Pagani – spero che in Consiglio di Stato si sblocchino finalmente il messaggio per l’attribuzione al Ministero pubblico di un procuratore in più e la risoluzione per l’assegnazione di tre segretari giudiziari in più». Il messaggio, sostiene Andreotti, «è nella fase finale di redazione».

Ufficiali, nuova organizzazione
Settore esecuzione e fallimenti, continua la riorganizzazione. Lunedì 1° luglio Marco Piattini, attualmente Ufficiale dei fallimenti del Sottoceneri, assumerà la direzione dell’Ufficio dei fallimenti del Sopraceneri (sedi di Bellinzona e Locarno con agenzie periferiche), mentre Silvio Bottegal, oggi Ufficiale dei fallimenti del Sopraceneri, assumerà la direzione dell’Ufficio dei fallimenti del Sottoceneri (sedi di Lugano e Mendrisio), indica il Dipartimento istituzioni. A Bottegal verrà inoltre affidato “il coordinamento dell’Ufficio dei fallimenti su scala cantonale”. Oltre all’attribuzione della responsabilità e del coordinamento cantonale del settore fallimentare presso l’Ufficiale dei fallimenti del Sottoceneri, “al medesimo verrà direttamente subordinato il nuovo Supplente ufficiale cantonale dell’Ufficio dei fallimenti”, si legge ancora nel comunicato del Dipartimento. È Dario Luisoli (già attivo all’Ufficio dei fallimenti del Sottoceneri “in qualità di Gestore fallimentare”) nominato e promosso dal Consiglio di Stato a questa funzione in marzo e operativo da aprile. La riorganizzazione del settore, sottolinea il Dipartimento, “mira ad adeguarne la struttura alla luce dell’evoluzione dell’attività”.

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 27 giugno 2019 de Il Quotidiano
Chi controlla i fallimenti
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11920655

Tra Roma e Berna ci sono solo le tasse

Tra Roma e Berna ci sono solo le tasse

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 giugno 2019 de La Regione

Ticino e Lombardia promuovono un dialogo tra Svizzera e Italia per quanto riguarda la conclusione dell’annoso dossier fiscale sui frontalieri
Più che l’ottimismo della ragione, è l’ottimismo della volontà a mantenere viva la speranza che entro fine anno si arrivi, finalmente, a sottoscrivere l’accordo italo-svizzero sulla tassazione dei lavoratori frontalieri. Dossier che sta particolarmente a cuore al Cantone Ticino, da una parte e alla Lombardia, dall’altra. All’accordo parafato nel dicembre del 2015, nel senso che il negoziato è tecnicamente terminato, manca in calce ancora la firma politica dei rispettivi governi. Passo fondamentale per arrivare a una ratifica da parte dei Parlamenti dei due Paesi e l’entrata in vigore dello stesso. Ancora ieri, a margine della riunione dell’Ufficio presidenziale e del comitato direttivo della Regio Insubrica a Mezzana, tra autorità ticinesi e lombarde si percepiva una nota di fondo positiva, nonostante il parziale blocco (3,8 milioni su 84,3 milioni di franchi a causa dei debiti di Campione d’Italia nei confronti del Ticino, ndr) dei ristorni fiscali dei frontalieri. «Tra Bellinzona e Milano c’è sintonia politica e personale per arrivare a una soluzione in tempi rapidi e nell’interesse delle due parti in causa», ha affermato Norman Gobbi, consigliere di Stato e presidente della Regio Insubrica. «È su quest’asse di confine che si intende fare pressione a Roma e a Berna per sbloccare la situazione», ha continuato Gobbi. Della stessa opinione anche l’assessore lombardo ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori. «I lavoratori frontalieri rappresentano una risorsa importante per l’economia locale e da parte nostra c’è la volontà di non penalizzarli dal punto di vista fiscale», ha affermato l’esponente della giunta regionale lombarda.
È quindi l’aspetto del quantum fiscale, il punto dolente tra le due parti, almeno a livello della diplomazia di ‘prossimità’ o di ‘vicinato’. «A noi preme che i lavoratori frontalieri paghino il dovuto senza aumentare la pressione al ribasso sui salari ticinesi», ha aggiunto Gobbi. Eguale e contrario il punto di vista di Sertori. A questo punto si attendono soluzioni proposte da Milano e accettate da Roma. Ricordiamo che i ministeri competenti sul dossier sono il Ministero delle finanze, per l’Italia e il Dipartimento delle finanze per Berna. I rispettivi ministri degli esteri, Cassis e Moavero, possono da parte loro agevolare il dialogo. Nulla di più. Concretamente non si tratta di far ripartire da zero il negoziato. Basterebbe aprire in modo chirurgico gli aspetti più controversi ed è fatta. Facile a dirsi.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 28 giugno 2019 del Corriere del Ticino
Frontiera Regio Insubrica, alla lente ristorni e targhe
Si è parlato anche di ristorni ieri nel corso della riunione dell’Ufficio presidenziale della Regio Insubrica. Riuniti a Mezzana, i membri del comitato direttivo hanno discusso «della situazione debitoria e dello stato doganale del Comune di Campione d’Italia», si legge in una nota. Mercoledì, ricordiamo, il Consiglio di Stato ha infatti deciso di versare all’Italia i ristorni dell’imposta alla fonte dei frontalieri (pari a oltre 84,3 milioni di franchi), trattenendo però 3,8 milioni. Ovvero a quanto ammonta il debito di Campione nei confronti dei vari enti pubblici e semi pubblici del Cantone. Un passo questo deciso all’unanimità dal Governo e che è stato affrontato brevemente anche dalla Regio Insubrica. In particolare, presente per il nostro cantone era il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi mentre sul fronte italiano c’era l’assessore della Regione Lombardia Massimo Sertori, i rappresentanti delle province di confine e Fabio Carosso, vice presidente della Regione Piemonte. Detto dei ristorni, durante i lavori uno sguardo è poi stato lanciato al Decreto sicurezza, entrato in vigore in Italia dal 1. gennaio e che pone non pochi problemi ai frontalieri che vengono fermati oltre confine alla guida di un veicolo di servizio con targhe svizzere. Per cercare di individuare una soluzione, la Regio Insubrica ha «trasmesso una lettera al ministero dell’interno Matteo Salvini».

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 27 giugno 2019 de Il Quotidiano

Reazioni sui ristorni e Regio Insubrica
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11920664