Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Intervento ai festeggiamenti per i 40 anni del Canton Giura

Saignelégier – 23 giugno 2019

– Fa stato il discorso orale –

Che onore!
Grazie!

Gentili signore, egregi signori

In questa giornata ricca di significati sono estremamente felice di rivolgermi a voi a nome del Governo ticinese, del Cantone che più di tutti volle, fortissimamente volle, seguire l’anelito di libertà, di autonomia, ma pure di progettualità delle cittadine e dei cittadini giurassiani.

Sono onorato e orgoglioso di quanto fecero i ticinesi. Per questioni anagrafiche io non partecipai al plebiscito nei confronti della nascita del ventiseiesimo Cantone elvetico. Lo fecero sicuramente i miei genitori.

54’109 ticinesi andarono a votare. 50.956 misero il loro sì a favore della creazione del nuovo Cantone. Con una percentuale “bulgara”: il 95,1 per cento! Da Leventinese sono fiero di constatare che ben 7 Comuni del mio distretto votarono senza alcuna opposizione alla nascita del Canton Giura. E li voglio citare: Anzonico, Bedretto, Calonico, Calpiogna, Campello, Rossura e Sobrio. In totale furono 26 i Comuni ticinesi in cui tutte le cittadine e tutti i cittadini misero il loro SÌ nell’urna!

In quell’occasione il Consiglio di Stato trasmise alla Costituente della Repubblica e Cantone del Giura il seguente telegramma: “Il Governo del Cantone Ticino saluta con lo splendido voto del suo popolo il Giura assunto oggi a dignità di Cantone. Si rinnova e si consolida, in autentico spirito democratico, la Svizzera che vive nel costante confronto di stirpi e culture diverse, uguali in dignità e libertà”.

Sono nato ai piedi del massiccio del San Gottardo, ma a sud, non a nord. Dalla parte quindi di una minoranza. Il Ticino è entrato a far parte della Confederazione nel 1803 attraverso l’Atto di Mediazione voluto/imposto da Napoleone Bonaparte, che aumentò il numero di Cantoni. Questi Cantoni potevano così partecipare al funzionamento federalista della Confederazione Elvetica, e con un’ampia autonomia legata alle profonde differenze – di lingua e di religione in particolare – che avevano tra loro.

La vostra storia rappresenta l’autodeterminazione di un popolo, che all’interno di un quadro di riferimento imposto dal Congresso di Vienna ha voluto affermare le proprie caratteristiche: una lingua diversa, una religione diversa, dunque una cultura diversa.

Il vostro è un processo democratico – peraltro in sé non ancora concluso – che ha rafforzato nella grandissima maggioranza delle cittadine e dei cittadini svizzeri il profondo spirito elvetico fondato sulla libertà, e che fa della Svizzera una Willensnation grazie al suo federalismo. Quella votazione è stata come una ventata d’aria fresca per la democrazia. Il vostro slancio ha risvegliato molte coscienze, confermando la grandezza del nostro sistema federalista.

Personalmente mi sento molto vicino allo spirito che vi ha animato e che vi anima tutt’ora. Il mio percorso politico è nato battendomi per affermare il ruolo del Ticino all’interno della Confederazione. Per fare aprire gli occhi sulla pericolosità di non accordare forza e valore alla minoranza italofona elvetica. Per far capire che Berna non poteva trattare il Ticino come una periferia negletta della Confederazione. In un sistema federalista ogni Cantone deve poter esercitare la sua autonomia e il potere federale non può accollarsi tutti i compiti.

Perché questo amore per la causa giurassiana da parte dei Ticinesi? Il nostro Cantone nacque sotto il motto “Liberi e Svizzeri”. L’amore per la libertà, l’indipendenza e la coscienza di essere “particolari” ci unisce in questo Paese confederato, dove – ricordiamolo – i Cantoni non sono delle circoscrizioni amministrative, bensì piccoli Stati con tutta la loro dignità. Infatti, il Ticino e il Giura sono entrambi Repubbliche e Cantoni.
Allora, questo motto “Liberi e Svizzeri”, avantutto liberi e poi svizzeri, è il legame profondo che ci unisce e che ha permesso di accogliere il vostro Popolo libero come 26esimo Cantone svizzero.

Viva quindi tutti i Cantoni svizzeri.
Viva la Repubblica e Cantone del Giura.
Viva la libertà.

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Uno Stato meno esoso va a favore dei ticinesi

Il Consigliere di Stato spiega la nuova imposta di circolazione

L’obiettivo era chiaro da alcuni anni: far pagare meno imposte di circolazione ai ticinesi. Con il nuovo sistema di calcolo approvato dal Governo settimana scorsa il risultato è stato raggiunto. “Una sfida non facile – commenta il Consigliere di Stato Norman Gobbi – perché i fattori in gioco erano molteplici. Da un lato favorire chi circola con vetture efficienti, che producono meno emissioni di CO2 e quindi meno inquinamento, ma dall’altro nemmeno penalizzare eccessivamente chi guida un’auto, diciamo, normale. Si è tenuto conto anche dell’impatto che una vettura ha sull’infrastruttura stradale e dei costi che genera.  E poi il criterio più importante era quello di far rientrare l’importo di queste imposte nella media svizzera o al di sotto. Ci siamo riusciti, abbassando del 5% il totale della cifra che i ticinesi pagano allo Stato per viaggiare sulle strade. Una diminuzione di 5 milioni di franchi. Mi sembra per il momento una buona operazione, pensando che si può sempre fare meglio, ma che non sempre il meglio è pure fratello del giusto”.

Intanto però piovono le critiche, che non sono mancate in tutta la fase che ha preceduto questa proposta fatta propria dal Governo: “Beh, lo sappiamo: l’imposta di circolazione – sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzione Norman Gobbi – è uno dei temi più sentiti, perché tocca sostanzialmente tutti noi. Adesso vedremo che cosa deciderà di fare il Parlamento (al quale affidiamo pure la possibilità di intervenire direttamente nei prossimi anni definendo il gettito totale da prelevare mediante l’imposta di circolazione) e capiremo pure se questa soluzione verrà sottoposta al giudizio del popolo. Ricordo che sono state presentate due iniziative popolari a tal riguardo. Da parte mia sono soddisfatto del risultato ottenuto, perché finalmente con questa formula semplice si premiano le vetture che hanno un minor impatto dal punto di vista ambientale e da quello dell’uso dell’infrastruttura stradale, riuscendo a ridurre mediamente in costi per gli automobilisti ticinesi e a essere per tante categorie di vetture molto al di sotto dei costi che invece pagano i cittadini del resto della Svizzera. Respingo poi categoricamente la critica di chi sostiene che non si diminuirà l’incasso totale sulle imposte di circolazione. Se dovessimo mantenere l’attuale sistema di calcolo, nelle casse dello Stato – facendo le proiezioni – entrerebbero 112 milioni di franchi nel 2022. Con la soluzione proposta invece i ticinesi pagheranno in totale 103,7 milioni di franchi nel 2022. Una bella differenza! In più le entrate legate all’imposta di circolazione corrispondono ai costi per il mantenimento dell’infrastrutturale stradale. Sbaglia quindi chi sostiene che non c’è il nesso di causalità”.

Come detto ora la parola passa al Gran Consiglio. Il Governo dal canto suo chiede che questo disegno di legge venga considerato quale controprogetto all’iniziativa popolare “Per un’imposta di circolazione più giusta”, mentre esorta a respingere l’altra iniziativa del PPD “Gli automobilisti non sono bancomat”.