Alla faccia di chi polemizzava a fini politici

Alla faccia di chi polemizzava a fini politici

Decreto d’abbandono contro l’agente che fermò con l’arma un richiedente l’asilo

Era il 7 ottobre di due anni fa e per la Polizia cantonale quel giorno è stato molto pesante: un agente nel corso di un intervento notturno in un appartamento a Brissago aveva dovuto far uso della sua arma d’ordinanza, allo scopo di proteggere le altre persone presenti e sé stesso, uccidendo un richiedente l’asilo. In questi casi spesso scoppia la polemica, con una parte (minima) dell’opinione pubblica che si scaglia contro le forze dell’ordine. Ed è stato così anche in quell’occasione. Polemiche inutili, soprattutto davanti a casi drammatici, strumentalizzate solo allo scopo di colpire la direzione della Polizia e del Dipartimento a fini politici.
Martedì scorso è arrivata finalmente la decisione penale sul caso: il Ministero pubblico ha emanato un decreto di abbandono nei confronti dell’agente che era stato inchiestato per omicidio intenzionale. “Ho ricevuto notizia proprio pochi minuti prima che incontrassi le e gli aspiranti che stanno seguendo la Scuola cantonale di Polizia, ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Donne e uomini che saranno chiamati con i loro colleghi a garantire la nostra sicurezza. Ho parlato di quanto era successo quel 7 ottobre. Della difficile situazione con in cui si era trovato il loro collega. Della scelta, proprio quale ultima ratio, di far uso dell’arma. E dell’importanza di avere una preparazione adeguata per affrontare anche quegli istanti, che – fortunatamente – non avvengono tutti i giorni. Della soddisfazione, poi, per l’esito dell’inchiesta che ha confermato come l’agente abbia agito in modo corretto e proporzionale per la difesa della propria vita e quella delle altre persone coinvolte in quella drammatica circostanza. La decisione del Ministero pubblico segue un’accurata indagine che da subito avevamo messo nelle mani degli specialisti della Polizia cantonale di Zurigo. Volevamo che non ci fosse alcuna ombra su possibili rischi di inquinamento delle indagini. Quel giorno stesso, esprimendo il cordoglio per la vittima, avevo però anche espresso – unitamente al comandante Cocchi – la mia convinzione sulla proporzionalità dell’intervento dell’agente. E questo perché conosco la preparazione impartita ai nostri poliziotti. Sanno che l’uso dell’arma deve essere davvero l’ultima possibilità per risolvere un conflitto violento in cui la vita viene messa in pericolo. Il Ticino non è il far-west, ebbi a dire in quella circostanza. Lo confermo, ben sapendo che dovremo sempre puntare sulla preparazione degli agenti, sulla loro formazione prima di entrare in funzione e durante la loro carriera all’interno del Corpo. E ben sapendo che dietro ogni divisa vi è una donna e vi è un uomo che deve fare delle valutazioni in poche frazioni di secondo, che meritano il nostro pieno rispetto”.

 

Estratti e premiati i vincitori del concorso di “Acque sicure”

Estratti e premiati i vincitori del concorso di “Acque sicure”

Comunicato stampa

Sono stati estratti a sorte i 20 vincitori del concorso indetto dalla campagna di prevenzione “Acque sicure” nel corso della stagione 2019. La numerosa partecipazione ha consentito di sensibilizzare un elevato numero di persone sui rischi e sui pericoli legati alla balneazione.  

Per incrementare il coinvolgimento dei bagnanti e della popolazione nei confronti della campagna di sensibilizzazione “Acque sicure”, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di indire un concorso a premi a cui si è potuto prendere parte rispondendo correttamente a una domanda concernente i pericoli legati alla balneazione posta sul sito www.acquesicure.ch. Così facendo, l’elevato numero di partecipanti ha dovuto dimostrare di aver preso coscienza dei messaggi di prevenzione della campagna “Acque sicure” e dei rischi legati alla balneazione e alla pratica di attività sportive nel contesto acquatico.   Negli scorsi giorni si è proceduto all’estrazione dei 20 fortunati vincitori. Il premio principale, costituito da una “actioncam” di ultima generazione, è stato vinto da Massimo Galli. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha voluto premiare di persona il vincitore. Tra gli altri premi in palio figurano svariati ingressi presso una delle principali strutture acquatiche del Cantone, come pure degli zaini corredati dai gadget della campagna.   I fortunati vincitori sono: Massimo Galli, Andrea Toffoli, Ramona Domeniconi, Chloé Agresti, Timothy Scandella, Ralph Trippel, Giacomo Minotti, Alain Antoniello, Cesare Totti, Bendetta Cena, Antonio Boschi, Angela Basieri, Alessandro Galasso, Romina Breda, Max Heusser, Hans Streit, Gaby Cunzi-Berzi,Andrea Managlia, Alessio Nero, Federico Zgraggen.  

Comune di Astano: il Governo risponde agli atti parlamentari

Comune di Astano: il Governo risponde agli atti parlamentari

Comunicato stampa

Nell’ultima seduta, il Consiglio di Stato ha risposto alla mozione parlamentare denominata «Comune di Astano: aiutiamolo a uscire dalla crisi con un progetto solido e a lungo termine» presentata il 16 settembre 2019 da Piero Marchesi e cofirmatari. Il Governo sottolinea in particolare che l’aggregazione di Astano, verosimilmente con il nuovo Comune di Tresa – le cui discussioni preliminari sono in corso –, è l’unica soluzione percorribile dall’ente locale malcantonese per risolvere in modo duraturo i problemi finanziari che lo attanagliano.

La risposta del Consiglio di Stato ricorda anzitutto come le disposizioni legislative entrate in vigore nel 2017 abbiano ridato una maggior autonomia ai Comuni nel valutare il tipo e la modalità d’investimento da attuare, rafforzando al contempo l’obbligo di recuperare responsabilmente e nel breve tempo un eventuale disavanzo di bilancio, nell’ottica di prevenire un dissesto finanziario irrecuperabile. La difficile situazione finanziaria del Comune malcantonese ha reso necessario l’intervento del Cantone che ha fissato il moltiplicatore d’imposta del Comune di Astano per l’anno 2019 al 130%.
In quest’ottica, nella propria risposta il Governo sottolinea che l’aggregazione per il Comune malcantonese è l’unica via attualmente percorribile per risolvere a lungo termine i problemi strutturali di cui è oggetto. La Sezione degli enti locali sta fornendo supporto al Comune di Astano, nell’ambito delle sue competenze, per portare a termine un progetto aggregativo in termini ragionevoli e per attuare una serie di misure volte a mitigare la critica situazione finanziaria. A questo proposito, il Consiglio di Stato prende atto con piacere dei primi contatti intercorsi tra i rappresentanti del Municipio di Astano e i Comuni che confluiranno nel futuro Comune di Tresa.
Il Governo, inoltre, tiene a smentire le affermazioni riportate da alcuni organi d’informazione secondo cui una gerenza esterna possa accelerare il processo aggregativo; infatti, la procedura non cambia. Il Consiglio di Stato ritiene per contro che un organo esecutivo in carica possa tutelare maggiormente gli interessi di Astano.
Infine, il Consiglio di Stato assicura che vigilerà attentamente sull’applicazione delle norme legislative entrate in vigore due anni fa, per stimolare responsabilmente l’intervento tempestivo dei Comuni le cui finanze peggiorano in maniera critica ed evitare possibilmente il ripetersi di casi analoghi a quello del Comune di Astano.

(foto: www.astano.ch)

Freddo e neve affrontali senza problemi con gli pneumatici invernali

Freddo e neve affrontali senza problemi con gli pneumatici invernali

Comunicato stampa

La stagione invernale è alle porte ed i primi fiocchi di neve sono già caduti. Inoltre, da alcuni giorni si registra un calo delle temperature, in particolare la notte, che unito all’umidità dell’aria può rendere gelate e viscide le strade favorendo gli incidenti. Come tradizione anche quest’anno il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e la Polizia cantonale ripropongono quindi la consueta attività di sensibilizzazione rivolta ai conducenti sull’importanza di dotare i veicoli dell’equipaggiamento invernale.

Da diversi anni la Polizia cantonale, ai primi freddi, sensibilizza i conducenti sull’importanza di equipaggiare correttamente i veicoli per l’inverno. Una stima approssimativa indica che una parte degli automobilisti, che si aggira attorno al 10-15%, durante la stagione invernale circola con gomme estive, mentre il 5% monta solo due pneumatici invernali sull’asse di trazione. Sebbene in Svizzera non esiste un obbligo specifico di montare quattro pneumatici invernali, potrebbe comunque essere punito chi, a causa dell’inadeguato equipaggiamento invernale, dovesse creare problemi alla circolazione e incidenti. Problematiche che, con un veicolo adeguatamente preparato per fronteggiare condizioni stradali precarie, come gelo e neve, potrebbero essere evitate. Si raccomanda quindi di seguire i seguenti consigli:
– sostituire i 4 pneumatici estivi con quelli invernali quando la temperatura al suolo si abbassa fin verso i 5 – 7°C o perlomeno durante i mesi invernali (novembre – marzo);
– cambiare gli pneumatici invernali quando il profilo raggiunge i 4 mm, la legge prevede un profilo minimo di 1.6 mm;
– sulle strade innevate la distanza di sicurezza da tenere deve essere di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
– evitate manovre improvvise con i pedali o lo sterzo

Con le gomme invernali le performance dei mezzi migliorano in maniera importante: l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del veicolo risulta più sicuro.
Si deve infatti considerare che lo spazio di frenata su una strada innevata, ad una velocità di 40 km/h, con gli pneumatici invernali si aggira sui 29 metri, mentre con degli pneumatici estivi arriva fino a 61 metri. Presso tutti i posti di polizia trovate dei volantini che richiamano questi consigli nonché un gratta-ghiaccio con incorporato il misuratore del profilo degli pneumatici.

Flyer

Divisione della giustizia: nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Divisione della giustizia: nominato il nuovo responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato il Signor Siva Steiner nuovo Capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa della Divisione della giustizia, con entrata in funzione dal 1° dicembre 2019 in sostituzione dell’attuale responsabile Luisella Demartini-Foglia, prossima al pensionamento.

Classe 1967, domiciliato nel Comune di Capriasca, Siva Steiner vanta una solida esperienza quale Operatore sociale all’interno dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, in cui è attivo dal 1999, e più in generale nell’ambito del settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Le competenze maturate negli anni si rileveranno fondamentali alfine di adempiere i compiti previsti nella direzione dell’Ufficio, che persegue quale scopo principale la prevenzione e il controllo del rischio di recidiva tramite l’azione educativa e la reintegrazione sociale, assicurando, durante la detenzione, l’assistenza sociale a tutte le persone che ne fanno richiesta. L’Ufficio dell’assistenza riabilitativa propone e controlla anche l’esecuzione delle misure penali previste dal Codice penale nei casi di malattie psichiche, dipendenze, giovani adulti e internamento. Si occupa pure della tematica relativa alla violenza domestica, per quanto concerne la gestione di autori o autrici. Inoltre, gestisce l’esecuzione delle pene cosiddette “esterne” contestualmente alla sorveglianza elettronica e al lavoro di pubblica utilità.
Il Signor Steiner entrerà formalmente in funzione a contare dal 1° dicembre 2019, succedendo all’attuale responsabile, Luisella Demartini-Foglia, prossima al pensionamento dopo un’esperienza ultratrentennale nel settore dell’esecuzione delle pene e delle misure. Un’esperienza intrapresa dall’interessata con passione e professionalità.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione di ringraziare Luisella Demartini-Foglia per l’impegno e la dedizione profusi quotidianamente nell’esercizio della sua funzione. Il Governo formula i migliori auguri al Signor Siva Steiner per l’inizio dell’attività e per le sfide che l’attendono in favore dell’Amministrazione cantonale.

‘Una legge che tutela tutti’

‘Una legge che tutela tutti’

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 novembre 2019 de La Regione

Fiduciari, il governo vara la revisione della normativa.
E ribadisce la necessità di mantenerla.

Finanziari sotto la vigilanza federale. Regime autorizzativo confermato per commercialisti e immobiliari.

“Una legge nata negli anni Ottanta, che risulta da un lato pienamente coerente con gli sviluppi legislativi federali, dall’altro attuale ancora oggi nel perseguire i suoi scopi di protezione dei clienti, rafforzando la loro fiducia in una piazza economica ticinese che deve continuare a essere stabile e funzionante, valorizzando altresì i tanti professionisti seri ivi operanti”. È con queste parole che il Consiglio di Stato conclude il messaggio riguardante la revisione della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario (LFid), messaggio che ha varato ieri, come segnala in una nota. Ed è con quelle parole che invita il parlamento ad approvarlo. In Ticino l’attività di fiduciario è disciplinata per legge dal 1985 (a tutt’oggi è l’unico cantone ad avere una legge ad hoc). La normativa è stata riformata da governo e Gran Consiglio nel 2009, con entrata in vigore tre anni più tardi del nuovo testo, dopo essere stato sostanzialmente avallato dal Tribunale federale. Siamo dunque alla seconda revisione, questa volta “dettata” dall’introduzione – il prossimo 1° gennaio – di due leggi federali: quella sugli istituti finanziari (LIsfi) e quella sui servizi finanziari (LSerfi). Occorre pertanto adeguare a queste ultime la legge ticinese. Il Consiglio di Stato propone quindi di abolire il regime autorizzativo cantonale per i fiduciari finanziari (gestione patrimoniale, consulenza negli investimenti…), dato che “saranno assoggettati alla vigilanza a livello federale”, ovvero alla vigilanza della Finma: sarà infatti l’Autorità federale che sorveglia i mercati finanziari ad autorizzare l’attività. Ma il governo non si è limitato ad adattare la LFid alle imminenti disposizioni volute da Berna. Al Gran Consiglio suggerisce anche il mantenimento del regime autorizzativo cantonale per le altre due categorie di fiduciari: i commercialisti e gli immobiliari. Se il parlamento seguirà l’Esecutivo, commercialisti e immobiliari per esercitare dovranno, come oggi, essere preliminarmente autorizzati dall’Autorità di vigilanza, organo previsto dalla LFid e indipendente dall’Amministrazione cantonale.

Elaborato in seno al Dipartimento istituzioni dalla Divisione giustizia, diretta da Frida Andreotti, il messaggio prima di venir licenziato dal Consiglio di Stato è stato posto in consultazione. Diversi gli enti che il governo ha interpellato: Federazione ticinese delle Associazioni di fiduciari, Autorità di vigilanza sulle professioni di fiduciario, Organismo di autodisciplina dei fiduciari del Canton Ticino, Associazione bancaria ticinese, Camera di commercio, Camera dell’economia fondiaria, Centro studi Villa Negroni, Ministero pubblico, Tribunale d’appello, Ordine degli avvocati e Ordine dei notai, Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana, Associazione inquilini, nonché i sindacati Ocst, Vpod, Sit, Unia e Uss. “In generale la proposta di revisione della legge viene accolta positivamente dagli attori consultati, che ne postulano il mantenimento per i fiduciari commercialisti e immobiliari, riconoscendo come il testo legi- slativo abbia creato trasparenza e certifi- cato la professionalità dei fiduciari, a tutto vantaggio dei clienti”, scrive l’Esecutivo. Una sola voce fuori dal coro: quella dell’Oad-Fct, l’Organismo di autodisciplina dei fiduciari, che ha chiesto l’abrogazione della LFid (vedi articolo sotto). Una legge che va invece mantenuta, afferma e ribadisce il capo del Dipartimento istituzioni. «Non è un’esigenza manifestata da questa o quella categoria, ma dalla stragrande maggioranza di quelle che sono state consultate – rileva Norman Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’ –. La legge tutela non solo i fiduciari che operano correttamente, ma i clienti e dunque l’intera comunità. Del resto – aggiunge il consigliere di Stato – non sono mancate le sanzioni dell’Autorità di vigilanza nei confronti anche di fiduciari commercialisti o immobiliari che tali non erano, poiché privi dell’autorizzazione a esercitare. E se pensiamo ai procedimenti penali per reati finanziari, una buona fetta degli intermediari coinvolti era abusiva. L’autorizzazione inoltre certifica il possesso di titoli di studio e di competenze professionali».

ERSS 19: positivo il bilancio dell’esercitazione nazionale

ERSS 19: positivo il bilancio dell’esercitazione nazionale

Comunicarto stampa
Il Consiglio di Stato ha partecipato oggi all’esercitazione nazionale della rete integrata svizzera per la sicurezza, che si è svolta sull’arco di 52 ore consecutive tra l’11 e il 13 novembre. Il Governo valuta positivamente le attività svolte durante i tre giorni, che hanno confermato la professionalità e la preparazione degli enti incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone.

L’Esercitazione della rete integrata svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19) si è svolta a livello nazionale ed è stata coordinata a livello ticinese dalla Polizia cantonale, con la collaborazione, dove necessario, dei partner attivi nel settore della sicurezza. Dall’11 al 13 novembre, il programma ha coinvolto un totale di circa 70 organizzazioni fra servizi federali, Cantoni, Città e infrastrutture critiche di tutta la Confederazione.
L’esercitazione prevedeva uno scenario sul tema della minaccia terroristica persistente e comprendeva fenomeni criminali che, nella realtà, potrebbero toccare anche il nostro Cantone: fra questi, ad esempio, attacchi a infrastrutture critiche, emergenze sanitarie, pressione alle frontiere e possibili attentati. L’ERSS 19 si poneva l’obiettivo di mettere alla prova le strutture e le procedure di sicurezza in vigore nel nostro Paese, di fronte a una minaccia terroristica persistente. Il dispositivo ha inoltre permesso di esercitare, a più livelli, la struttura di condotta cantonale secondo il nuovo concetto di protezione della popolazione. La nuova impostazione vede, in casi gravi, l’entrata in funzione di Stati maggiori di primo intervento (SMEPI), Stati maggiori regionali di condotta (SMRC) e lo Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) che nella fase acuta vengono diretti dalla Polizia cantonale e dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) nelle fasi di ripristino.

Licenziato il Messaggio di adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario

Licenziato il Messaggio di adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio volto all’adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario del 1° dicembre 2009 dettato dall’introduzione della Legge sugli istituti finanziari (LIsFi) e della Legge sui servizi finanziari (LSerFi).

Lo scorso 6 novembre 2019 il Consiglio federale ha determinato l’entrata in vigore delle nuove normative volte a migliorare la tutela dei clienti al 1° gennaio 2020. Il Governo cantonale – a seguito della procedura di consultazione svoltasi nel corso dell’estate – ha approvato il Messaggio concernente la modifica della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario (LFid) del 1° dicembre 2009 che adegua la legislazione cantonale alle normative federali, depennando il regime autorizzativo previsto per i fiduciari finanziari e mantenendo quindi quello previsto per i fiduciari commercialisti e immobiliari.

La presente revisione è stata l’occasione per discutere dell’efficacia e dell’attualità della LFid, una legge nata negli anni ottanta e che costituisce un unicum a livello cantonale in tutta la Svizzera. La consultazione ha permesso di consolidare la necessità di tale normativa che risulta da un lato pienamente coerente con gli sviluppi legislativi federali, dall’altro attuale ancor oggi nel perseguire i suoi scopi di protezione dei clienti, rafforzando la loro fiducia in una piazza economica ticinese che deve continuare ad essere stabile e funzionante, valorizzando altresì i tanti professionisti seri che vi operano.

Oltre agli adeguamenti dettati dal diritto federale, si è proceduto a modificare alcune norme cantonali in base all’esperienza maturata in questi anni dall’Autorità di vigilanza indipendente.

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Dopo l’appello di Norman Gobbi ai Comuni della regione il sindaco di Locarno prende posizione sulle fusioni comunali.
Per Alain Scherrer non bisogna più concentrarsi sulla contiguità territoriale perché il pericolo è di chiudersi in una morsa «che rischia di soffocarci».

Un salto di pensiero e di velocità. E un taglio netto con il passato. È quanto chiede il sindaco di Locarno, Alain Scherrer, ai Comuni della regione, prendendo posizione dopo l’intervista nella quale il consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato un appello affinché attorno al Verbano riparta il discorso sulle aggregazioni. Con un invito: quello che siano i Comuni stessi, dopo le numerose prese di posizione negative sui piani cantonali, a suggerire nuove proposte concrete. Era stato peraltro lo stesso Scherrer a rilanciare di recente la tematica, in occasione della presentazione dei preventivi della Città.

Un’unione di capacità
Sulla tematica generale il timoniere di palazzo Marcacci sottolinea che «l’aggregazione di Comuni non è solo un affare “giuridico”, ma è soprattutto una questione di unire competenze e capacità progettuali. Così facendo, riusciremmo ad essere più attrattivi per chi vuole investire nella regione e potremmo fornire impulsi decisivi alla ripresa economica e ai nostri giovani, che stanno combattendo per un futuro migliore». Per Scherrer, poi, «abbiamo bisogno di fare sistema e di concepire questa nuova fase, valorizzando le innovazioni. Ciò si può ottenere solo con l’unione di più Comuni, avendo così un maggior numero di strumenti a disposizione».

Problemi da risolvere assieme
Il direttore del Dipartimento istituzioni aveva però chiesto proposte concrete ai partner locali. In quest’ambito il sindaco di Locarno lancia un accorato e deciso appello «ai Comuni che fino ad oggi hanno mostrato più resistenza al cambiamento», chiedendo loro di «fare una riflessione più profonda, soprattutto alla luce dell’evoluzione delle problematiche non solo a livello ticinese e svizzero, ma anche a livello mondiale. La questione climatica, giusto per fare un esempio, non può essere risolta in modo frammentario».

Un taglio con il passato
Il ministro aveva poi sottolineato come quello verso una fusione comunale debba essere un processo condiviso e non imposto dall’alto. Una posizione che trova favorevole anche Alain Scherrer. «Condivido l’affermazione che un’aggregazione debba “partire dal basso”, ma sappiamo benissimo che “un po’ più in alto” vi sono politici che non incentivano, anzi a volte scoraggiano, chi vuole costruire un futuro differente per i nostri giovani. Dobbiamo dare un taglio al passato: non si può cercare una condivisione di tutti i Comuni della regione e pensare a un unico Comune da Brissago a Gudo. Oggi è una pia illusione. Bisogna invece provare a dare un nuovo impulso alle aggregazioni, studiando un progetto concreto con chi ci crede davvero, anche se il suo Comune non dovesse confinare direttamente con Locarno».

Il nodo zona industriale
Uno dei nodi che ha pesato sulle ultime proposte avanzate dal Cantone è quello della zona industriale sul Piano di Magadino. Una risorsa importante, contigua ai Comuni della zona, ma in buona parte situata su territorio giurisdizionale di Locarno. Nella sua intervista Norman Gobbi invitava a riaffrontare la questione seguendo nuove logiche. Cosa ne pensa il sindaco della Città? «Si mette in dubbio la permanenza della zona industriale nel Comune di Locarno solo perché è separata dal centro della città – afferma Scherrer – ma la vicinanza, come detto prima, non è la chiave di volta della questione. Ciò che conta per portare avanti la regione è la condivisione di competenze, progettualità e di ampie vedute».

Sguardo oltre l’orizzonte
L’idea è insomma quella che, riavviando finalmente il discorso sulle aggregazioni comunali, non siano solamente i confini giurisdizionali a cadere, ma anche una visione ristretta del territorio. L’invito non è solo a staccare lo sguardo dal proprio orticello, ma di alzarlo anche oltre l’orizzonte, per avere una visione il più ampia possibile.
«Se ci limitiamo a ragionare sulla vicinanza, sulla contiguità di territorio – conclude il sindaco di Locarno – , allora ci rinchiudiamo in una morsa, che rischia di soffocarci. Dobbiamo invece essere capaci di guardare oltre, ragionando sulle competenze e gli strumenti a disposizione. Più sono ampi e meglio potremo lavorare».

Un messaggio chiaro, dunque, quello lanciato ai Comuni della regione. Ora non rimane che attendere per scoprire se qualcuno sarà disposto a rispondere in modo positivo.