Se vuoi uscire ancora, devi stare a casa ora

Se vuoi uscire ancora, devi stare a casa ora

Se hai ricevuto questo volantino devi andare a casa. Cosa non ti è chiaro?

Cos’è il nuovo coronavirus?
È un virus che attacca il sistema respiratorio. Non esiste ancora un vaccino.

Come si trasmette?
Attraverso le goccioline che vengono emesse parlando, tossendo o starnutendo, che entrano in contatto con le mucose (occhi, naso o bocca) di un’altra persona. Il virus può vivere per alcune ore sulle superfici (cellulare, maniglie, touch-screen, mani, …), quindi può esserci anche una trasmissione indiretta. Per questo motivo la raccomandazione è di lavarsi spesso le mani.

Chi trasmette il virus?
Tutti possiamo trasmettere il nuovo coronavirus: infatti, vi sono casi di persone infette ma che non lo sapevano (senza sintomi). Potresti essere tu.

Cosa devi fare?
È facile: stai a casa il più possibile, mantieni le distanze, lavati le mani frequentemente, tossisci o starnutisci nel gomito.

Cosa potrebbe succedere (a breve) se non lo fai?
Il sistema sanitario potrebbe collassare: se gli ospedali sono pieni… dove andrai a farti curare se ne avrai bisogno?

Coronavirus: due decreti esecutivi per il buon funzionamento delle istituzioni

Coronavirus: due decreti esecutivi per il buon funzionamento delle istituzioni

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato nella sua seduta straordinaria di oggi due Decreti esecutivi che definiscono da un lato l’operato procedurale delle Autorità amministrative cantonali e comunali e delle Autorità giudiziarie amministrative e civili e dall’altro quello dell’organizzazione istituzionale dei Comuni (e per analogia anche dei consorzi e dei Patriziati) in tempo di emergenza epidemiologica da COVID-19.

La gravità della situazione attuale ha imposto l’adozione da parte del Governo di disposizioni urgenti, in modo da raggiungere l’obiettivo essenziale nell’attuale situazione di crisi di contenere la diffusione del virus Covid-19, tutelando anche la salute degli attori coinvolti nell’amministrazione della giustizia e nell’amministrazione cantonale e comunale.

Il primo Decreto – che entra oggi stesso in vigore – istituisce norme comuni di diritto cantonale che permettono all’Amministrazione cantonale e alle Autorità comunali (Municipi, Autorità regionali di protezione, ecc.) come pure alle Autorità giudiziarie (Giudici di pace, Preture, Tribunale di appello, ecc.) di riorganizzarsi con l’obiettivo di limitare l’attività in ambito di procedimenti amministrativi e civili alle decisioni urgenti, essenziali, inderogabili e importanti per garantire il buon funzionamento delle Amministrazioni cantonale e comunali in questo periodo particolare.

Al lato pratico, per i cittadini e i loro avvocati, che hanno una procedura in corso, significa che:

  • udienze, sopralluoghi e ogni altro atto procedurale che non sono essenziali, sono rinviati a dopo il 19 aprile 2020;
  • i termini di diritto cantonale pendenti oggi (reclami, ecc) sono sospesi fino al 19 aprile 2020 compreso e rinviati d’ufficio a data successiva;
  • le decisioni che rivestono carattere urgente e non prorogabile verranno emesse (misure cautelari, protezione degli adulti e dei minori, ipoteche legali, esecuzione delle misure di sicurezza come l’idoneità alla guida, ecc.);
  • le Autorità cantonali e comunali e le Autorità giudiziarie amministrative e civili si astengono in principio dal notificare decisioni non urgenti fino al 19 aprile;

Di principio, invitiamo la cittadinanza che dovesse avere un problema di natura giuridica a prendere contatto telefonicamente con i rispettivi rappresentanti legali o con le Autorità per quanto di loro competenza, in modo da valutare nel singolo caso se sussista o meno una necessità di intervento.

Il Consiglio di Stato rammenta inoltre che fino al 19 aprile 2020 compreso, ai debitori non potranno essere notificati atti esecutivi (precetti esecutivi, ecc.).

Ieri il Tribunale federale ha pure comunicato di aver sospeso fino al 19 aprile 2020 i termini che ha fissato nei propri procedimenti pendenti.

Inoltre oggi il Consiglio federale – analogamente a quanto deciso dal Governo cantonale – ha anticipato le ferie giudiziarie per i procedimenti civili e amministrativi, che tradizionalmente sono previste per Pasqua.

In questo contesto normativo in continua e rapida evoluzione, raccomandiamo alla cittadinanza la massima comprensione e il sostegno dei professionisti del settore, precisando che l’amministrazione della giustizia cantonale resta garantita.  

Con il secondo Decreto il Consiglio di Stato in particolare stabilisce:

  • sino al 19 aprile non si svolgeranno più assemblee e consigli comunali;
  • si permette ai municipali di svolgere le sedute di Municipio a distanza derogando ad alcune norme della Legge organica comunale (LOC) e alla prassi consolidata;
  • il Municipio può validamente deliberare qualunque sia il numero dei presenti se per l’emergenza causata da COVID-19 non può essere presente alla seduta la maggioranza assoluta dei membri;
  • il Municipio, il sindaco o qualsiasi altro municipale informano immediatamente il Consiglio di Stato in caso di rischio d’impossibilità di deliberare oppure se non possono essere garantiti i servizi essenziali alla popolazione per motivi legati all’epidemia.

Queste disposizioni valgono, per analogia, anche per le amministrazioni consortili e per i Patriziati. Per qualsiasi informazione gli enti locali potranno rivolgersi a partire da lunedì all’hotline a loro dedicata (091/814.17.04), oppure scrivere a comunicazione-sel@ti.ch .

Il Consiglio di Stato ringrazia i rappresentanti del potere giudiziario e l’Ordine degli avvocati per la collaborazione fornita. Esprime poi un ringraziamento e un incoraggiamento a tutti gli amministratori attivi negli enti comunali per la disponibilità che dovranno garantire nelle prossime settimane e mesi. Uno sforzo comune a favore di tutta la cittadinanza, in vista anche della ripresa quando la crisi sanitaria sarà superata.    

Troppi interventi e ancora troppi comportamenti irresponsabili

Troppi interventi e ancora troppi comportamenti irresponsabili

Intervista a Matteo Cocchi (capo dello Stato Maggiore cantonale di condotta) pubblicata nell’edizione di venerdì 20 marzo 2020 del Corriere del Ticino

«Troppi comportamenti irresponsabili». È eloquente il commento del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, che in questa situazione straordinaria dirige lo Stato Maggiore cantonale di condotta (SMCC).
Cocchi, per sensibilizzare ulteriormente la popolazione, lancia una nuova campagna con uno slogan che non lascia spazio a interpretazioni: «Se vuoi uscire (ancora) devi stare a casa (ora)».

Comandante, lunedì scorso il suo primo bilancio sulla risposta della popolazione in seguito alle misure emanate dal Governo era in chiaroscuro: oggi la situazione è migliorata?
«No, purtroppo devo dire che non ci siamo ancora. È vero che la popolazione, in tutte le sue fasce d’età, è più sensibilizzata rispetto a quattro giorni fa, ma il cambiamento comportamentale non è ancora assolutamente sufficiente. Il messaggio che deve essere compreso profondamente dai ticinesi è: se vuoi uscire (ancora), devi stare a casa (ora). Un messaggio forte, me ne rendo conto. Le giornate soleggiate di questo ponte festivo “obbligatorio” sono accattivanti per uscire, ma tutti devono fare uno sforzo personale e responsabile. Da subito».

Ci si interroga ancora troppo spesso su cosa sia permesso e cosa sia vietato all’esterno delle mura domestiche, sebbene il messaggio, chiaro, sia quello di rimanere a casa: come mai?
«Il problema di fondo è proprio questo: si sta a sindacare sul tipo di uscita, sul genere di incontri o sul concetto di ciò che è indispensabile in termini di impegno professionale. E non ci si rende conto che la situazione è seria. È il momento di fermarsi e, uniti, contribuire a rallentare la curva della crescita dei contagi. Il tempo per le gite e le belle passeggiate è da posticipare di qualche settimana. Ora stiamo il più possibile in casa ed evitiamo al massimo i contatti sociali. Questo preserverà letti liberi in ospedale».

Tornando ai comportamenti irresponsabili, lei lunedì scorso ha utilizzato una metafora calcistica: ha dunque già mostrato qualche cartellino rosso in questi giorni oppure non si è ancora arrivati a vere e proprie sanzioni?
«Non è ancora il momento di tirare le somme. Gli interventi sono stati però diversi, anzi direi che sono stati assolutamente troppi. Richiamo nuovamente tutti alla propria responsabilità individuale».

Le segnalazioni di privati cittadini che notano una mancata osservanza dei divieti vi sono d’aiuto in questa fase?
«Certo, ed è importante che ognuno faccia la sua parte. Ma determinante è che il comportamento sbagliato di alcuni non sia l’alibi per gli altri. Troppo spesso si cerca di giustificare comportamenti non corretti confrontandosi con atteggiamenti ancora peggiori che si osservano sul territorio».

Come è stato organizzato il pattugliamento a favore del rispetto delle norme?
«È stato istituito un servizio dedicato e capillare che garantisce un controllo accresciuto e un contatto diretto con quella parte di popolazione che ancora, purtroppo, non mette in pratica correttamente le disposizioni del Governo».

Qual è la prassi d’intervento? Dopo la fase di sensibilizzazione si passa alla sanzione in caso di reiterata inosservanza delle norme comportamentali?
«Il concetto dell’intervento è soprattutto sensibilizzare. Se questo non è sufficiente vengono evidentemente presi provvedimenti necessari a livello sanzionatorio».

In Italia si sta pensando di vietare tutte le attività all’aperto: si arriverà a questo tipo di misura anche in Ticino?
«Noi stiamo seguendo una linea che prevede l’introduzione graduale di provvedimenti, indicati in particolare dal medico cantonale e dalla cellula sanitaria dello Stato Maggiore cantonale di condotta: provvedimenti che intendono rallentare la diffusione del contagio e quindi non posso escludere che nei prossimi giorni si possa aumentare la stretta ed emanare direttive ancora più severe».

Come si riesce a conciliare l’intervento ordinario della Polizia cantonale con l’emergenza coronavirus che assorbe ormai gran parte del vostro tempo?
«Come Polizia siamo pronti ad affrontare le sfide che ci aspettano su entrambi i fronti. Con questo intendo dire che la Polizia cantonale e quelle comunali, remando nella stessa direzione e consapevoli dell’importanza della missione, stanno mettendo in campo tutte le misure pianificate per affrontare questi momenti difficili».

E come sono scandite in queste settimane concitate le giornate del comandante Cocchi?
«Sono giornate lunghe, intense e “ritmate” da una situazione che cambia in continuazione e soprattutto evolve negativamente per quanto riguarda contagi, ospedalizzazioni e decessi. Io e il mio sostituto Ryan Pedevilla, possiamo contare sul contributo di uno Stato Maggiore costituito da persone di valore che si stanno adoperando per fornire un fondamentale contributo alla situazione di crisi e con cui ci confronteremo per diverse settimane. Per quanto riguarda la Polizia, nel suo compito legato alla crisi è gestita attualmente da Lorenzo Hutter, che di norma mi sostituisce al comando della Cantonale».

Quale messaggio si sente di mandare alla popolazione ticinese che vive da un lato con timore e dall’altro con ancora troppa leggerezza questa situazione?
«Le parole chiave sono centralità e responsabilità. Dobbiamo tutti essere sufficientemente lucidi per avere l’atteggiamento corretto e accettare diverse rinunce, senza vivere con eccessiva apprensione, il tutto al motto “se vuoi uscire (ancora) devi stare a casa (ora). Il tempo per ritornare alla normalità non è lontanissimo, ma ci aspetta un periodo di sacrifici e impegno a tutti i livelli».

Gobbi: «I politici devono combattere con la nostra gente»

Gobbi: «I politici devono combattere con la nostra gente»

Da www.cdt.ch

Il direttore del Dipartimento delle Istituzioni spiega la scelta del rinvio di un anno dell’appuntamento elettorale

Le elezioni comunali del 5 aprile sono annullate. L’appuntamento è rinviato di un anno, all’aprile del 2021. La decisione, presa dal Consiglio di Stato mercoledì pomeriggio, risponde a criteri sanitari ed è in linea con tutte le misure che vengono prese in questa fase per fare fronte alla diffusione del coronavirus. All’indomani della scelta abbiamo intervistato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Quanto è stata complessa la decisione di annullare le elezioni comunali 2020 e rinviarle al 2021?
«Per l’importanza che tutti noi accordiamo all’ente comunale, al valore delle Istituzioni, della democrazia nel nostro sistema federale questa decisione non poteva essere presa a cuor leggero. Si tratta di un unicum sinora a livello comunale nella storia ticinese, tranne quelle legate ai rinvii per le aggregazioni».

Ci sono voluti diversi giorni per giungere alla conclusione. Come mai?
«Occorreva sentire tutte le parti in gioco proprio per gli aspetti ricordati prima: dai Comuni, ai partiti, sino a giungere alle autorità sanitarie con le prospettive per le prossime settimane. Credo che il tempo del processo decisionale, tenuto conto delle condizioni d’emergenza con cui siamo confrontati, sia stato corretto».

Vi siete confrontati anche con il Consiglio federale o la concomitante decisione da Berna di rinviare anche il voto del 17 maggio sulla libera circolazione è casuale?
«No, la decisione di Berna è giunta dopo la decisione del Consiglio di Stato e ha confermato la bontà della scelta fatta».

Resta da definire il voto del 26 aprile sull’aeroporto. Logica vuole che venga pure rinviato. Ma che genere di approfondimenti vi occorrono ancora?
«Non possiamo usare una spugna per cancellare la nostra democrazia diretta. Anche qui ci sono diverse considerazioni da fare, in particolare la situazione finanziaria di LASA. Occorre lasciare il tempo giusto per prendere le decisioni più corrette».

Si mormora che sulle comunali il Governo non fosse unanime e c’era chi voleva andare avanti, seppur con qualche accorgimento. Vero o falso?
«L’ho detto in conferenza stampa: c’erano aspetti positivi e negativi per entrambe le varianti. Il Governo collegialmente si è convinto che preminente oggi era la salvaguardia della salute pubblica e la percepibile preoccupazione della nostra popolazione. Il focus della gente oggi non è certo posto sulle elezioni comunali. Il Governo è stato conseguente con tutte le decisioni sin qui prese e che dovrà ancora prendere in questa fase di emergenza che non si estingue in pochi giorni».

Alla fine hanno prevalso i motivi d’ordine sanitario che oggi hanno un’urgenza tale da non permettere alcuna ponderazione d’ordine politico?
«Abbiamo tenuto conto degli scenari sanitari delle prossime settimane, e poi sono state fatte le ponderazioni d’ordine politico prima di prendere la decisione. Sono ponderazioni politiche quelle di definire il focus – qui e ora è la salute pubblica – ma anche di rispettare la nostra democrazia e le nostre Istituzioni, in questo contesto particolare che tutti assieme stiamo vivendo. E i politici non possono essere una “casta” al di sopra del bene e del male, ma oggi più che mai sono chiamati a essere uniti nel combattere al fianco della nostra gente».

Però voi avete interpellato anche il mondo della politica, in particolare i Comuni. A che titolo è stato fatto?
«Condivisione e coerenza: sono le due parole che ci devono guidare per fare scelte importanti, direi decisive. Si condivide il problema e le sue criticità con chi è direttamente coinvolto (e i Comuni così come i partiti sono direttamente coinvolti), allo scopo di maturare scelte coerenti che tengono conto della situazione attuale e, come detto, con le decisioni già prese dal Governo per gestire questa situazione».

Non è un mistero che ci fossero municipali che volevano proseguire, anche della sua area politica. Ha subito forti pressioni in tal senso?
«No, il momento non permette a politici responsabili di fare o subire pressioni».

Oggi le principali città sono allineate e hanno compreso la decisione. Questo però non stempera alcune tensioni, specie di alcuni candidati che hanno contestato via social. Lo capisce o si dice «se ne faranno una ragione»?
«Lo capisco benissimo, ma dice bene, se ne faranno una ragione in contemporanea con i problemi che dovremo superare nei prossimi giorni, settimane e mesi. Come detto, la gente ora ha la testa concentrata sulla salute propria e dei propri cari».

C’è chi ha investito denaro in questa campagna. Il Cantone si adopererà in qualche modo per andare incontro a questi o devono pensare loro ad eventuali indennizzi?
«Non è un tema prioritario in questo momento».

Nessuno sa come usciremo da questo difficile periodo, ma non è da escludere che alcuni candidati (penso agli imprenditori e ai lavoratori indipendenti) avranno ben altro a cui pensare che alla politica e ai cadreghini. Condivide?
«Esattamente. Condivido in pieno. Per questo dico che tutti “se ne faranno una ragione”. Dopo la crisi sanitaria, dovremo pensare al rilancio sociale ed economico».

Con il passare delle settimane emergono casi di coronavirus anche a livello istituzionale. Come vi state preservando voi membri del Governo?
«Adottando tutte le misure consigliate. Lavoriamo a distanza e rispettando le misure di igiene. So che certi “avvicinamenti”, che sono comunque brevissimi, tra consiglieri di Stato durante le conferenze stampa hanno suscitato commenti negativi. Ma ci promettiamo di essere più attenti».

E più puntualmente lei con il suo staff?
«Lavoriamo molto, ma su binari paralleli, nel senso che i contatti fisici sono minimi e le riunioni sono già organizzate telefonicamente o tenendo le distanze sociali».

Ad inizio aprile è agendato il cambio alla presidenza del Governo, da Christian Vitta a lei. La scadenza verrà mantenuta o slitterà pure questa?
«Personalmente non vedo problemi al cambio di presidenza. Tenuto conto che il presidente è un primus inter pares, ognuno di noi può assumere la carica senza modificare il buon funzionamento dei lavori. Certo, non organizzeremo feste di piazza per la mia presidenza».

In occasione degli attentati che hanno colpito l’Europa lei aveva detto «non dobbiamo cedere alla paura». Oggi il coronavirus le fa un po’ paura da uomo di Stato?
«No, la paura non deve attanagliare un uomo di Stato, in qualsiasi situazione. È un sentimento più che comprensibile, soprattutto quando il nemico è invisibile e mette in pericolo la nostra salute. Un buon uomo o donna di Stato deve trovare i giusti antidoti al senso di paura e deve poi trasmetterli a tutti i cittadini».

E come sta vivendo questo periodo il cittadino e papà Norman Gobbi?
«Cerco di dare la mia vicinanza alla mia famiglia per far comprendere che supereremo questo momento. I miei figli sono ancora piccoli, ma capiscono che il papà in questi tempi ha qualche preoccupazione in più e non può restare a casa il giorno della sua festa. Cerco con la mia presenza di non trasmettere le preoccupazioni, e mia moglie Elena è un’ottima madre e in questi giorni anche docente supplente».

La stiamo intervistando nel giorno della festa del papà. Come l’ha trascorsa?
«Il mattino i bambini mi hanno dato i loro regalini appena alzati e abbiamo fatto colazione assieme, con mia moglie che si è adoperata per non far mancare nulla. Poi ho incontrato con il Governo il Consigliere federale Alain Berset. Nel corso di tutta la giornata ho seguito come sempre il lavoro dello Stato Maggiore di Condotta, per poi confrontarmi con i miei funzionari dirigenti, chiamati proprio oggi a preparare ulteriori misure per il contenimento del lavoro dell’amministrazione cantonale e per preparare la seduta straordinaria del Consiglio di Stato in programma nei prossimi giorni che prevede decisioni importanti».