Coronavirus: l’esercito porta a termine la prima missione in Ticino, ma il lavoro prosegue

Coronavirus: l’esercito porta a termine la prima missione in Ticino, ma il lavoro prosegue

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni informa che domani, lunedì 30 marzo, il primo distaccamento militare impiegato in Ticino porterà a termine il compito a lui affidato nel campo della logistica. I militari tornano a disposizione dell’esercito svizzero e a loro verranno affidati nuovi incarichi in tutta la Svizzera, a seconda delle richieste dei cantoni, per far fronte all’emergenza COVID-19. In Ticino sono tuttora in impiego 150 militari con compiti sanitari in supporto agli infermieri di tutti gli ospedali dell’EOC e delle cliniche private.

Il distaccamento in partenza fa parte della compagnia di trasporto 1/4, una delle prime a essere state mobilitate a seguito della decisione del Consiglio federale del 16 marzo scorso con la quale si autorizzava a chiamare in servizio le truppe in prontezza elevata per sostenere le autorità civili nei settori della sanità, della logistica e della sicurezza. Proprio nel settore della logistica, il 19 marzo, il distaccamento in questione ha dato il cambio agli uomini del battaglione logistico 92 del tenente colonnello SMG ticinese Marcello Lesnini che per primi, essendo in servizio per l’annuale corso di ripetizione, sono stati incaricati di fornire appoggio al Canton Ticino per lo spostamento di materiale sanitario tra gli ospedali. Per la prestazione fornita nello spostare letti, respiratori e apparecchi per monitorare i pazienti in terapia intensiva, gli uomini del battaglione logistico 92 hanno ricevuto i sentiti ringraziamenti dell’Ente Ospedaliero Cantonale prima di essere sostituiti, alla fine del normale corso di ripetizione, da alcuni uomini della mobilitata compagnia di trasporto 1/4. Ora anche quest’ultimi hanno terminato il loro compito e tornano in seno alla loro compagnia, in Svizzera interna, pronti per nuove missioni.

Il distaccamento della compagnia di trasporto 1/4 è il primo, tra i militari mobilitati, a portare a termine il suo compito a favore delle autorità civili. Inoltre non bisogna dimenticare che già prima della mobilitazione diverse unità militari, soprattutto i militari in ferma continuata e le reclute delle scuole sanitarie 42 di Airolo del colonnello SMG Daniele Meyerhofer, sono state chiamate a prestare il loro aiuto per il trasporto e la cura dei pazienti degli ospedali ticinesi; alcune sono ancora in servizio, mentre altre sono state sostituite e rinforzate da altre truppe mobilitate come la compagnia sanitaria 2 del capitano Marco Spacio. In Ticino sono tuttora in impiego 150 militari che svolgono compiti sanitari in supporto agli infermieri delle strutture sanitarie (Ospedali dell’EOC e cliniche private) e a favore del servizio ambulanze, mentre l’esercito è pronto a fornire ulteriore supporto alle autorità a fronte di future richieste

“Amici svizzero tedeschi, non venite”

“Amici svizzero tedeschi, non venite”

Da www.mattinonline.ch

“Dall’11 marzo abbiamo lo stato di necessità, alcuni giorni dopo lo ha istituito anche la Confederazione con la situazione straordinaria e il Consiglio di Stato ha allineato il termine sino al 19 aprile, come previsto attualmente da Berna. Dico attualmente perché sappiamo che è una lotta che ha bisogno della partecipazione di tutti ma comunque con i dati che abbiamo ancora di esito incerto”.
“Proprio a seguito del prolungo dello stato di necessità e della modalità operativa instaurata nel Governo ho proposto di prorogare il termine del passaggio di presidenza. Stiamo lavorando come una squadra, con compiti suddivisi. Il presidente si occupa in modo costante del contatto con la popolazione, io anche a livello di conferenze intercantonali, dove intrattengo contatti e metto a disposizione la nostra esperienza ticinese, come lo Stato Maggiore di Condotta. Gli altri cantoni guardano a noi come un esempio. La decisione è la più giusta, la priorità del Governo è affrontare la lotta al Coronavirus”.
“Abbiamo ricevuto segnalazione da parte dei cittadini e non solo di cittadini confederati che fanno anche sport sul nostro Cantone. Sono situazioni che creano caos, ieri Berset ha chiesto di restare a casa per Pasqua, li prego di rimanere a casa anche adesso, anzi lo dirò in svizzero tedesco, per coloro che amano il nostro Cantone come noi”.

“Ottimo lavoro della Polizia nel 2019”

“Ottimo lavoro della Polizia nel 2019”

Nelle ultime settimane con i rigidi controlli alle frontiere la criminalità è scomparsa
Aumentare il grado di sicurezza per i cittadini ticinesi: è questo l’obiettivo che da quando ha preso in mano, nel 2011, il Dipartimento delle istituzioni si era prefissato il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
I dati per il 2019 pubblicati all’inizio di questa settimana sono un’ulteriore conferma che l’obiettivo è stato centrato. “Se da un lato – afferma Gobbi – vi è stato un leggero aumento dei reati rispetto al ‘18, dall’altro l’incremento è ben lontano dalla situazione in cui il Cantone versava un decennio fa. Gli sforzi e i mezzi messi in campo hanno prodotto i loro frutti, favorendo il contrasto dei fenomeni criminali. La Polizia cantonale lo scorso anno ha registrato 19’877 reati (esclusi quelli alla Legge federale sulla circolazione stradale), ossia un aumento del 4.9% rispetto al 2018. Ma nei confronti del 2012 i furti con scasso sono scesi del 55%, le rapine del 62%, i reati alla Legge stradale del 58%. Con poche differenze, questo trend interessa tutti i distretti cantonali. Inoltre è notevole la percentuale in cui i casi sono stati risolti. Se parliamo di tutti i reati contemplati nel codice penale il dato si fissa al 45.8%, ma nel 2019 è anche maggiore per i casi più gravi come gli omicidi (100%) e le rapine (61.8%)”.
“Alcuni fatti di cronaca del 2019 – sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – hanno portato l’autorità politica e la società civile a interrogarsi sulle soluzioni da implementare per contrastare fenomeni non più abituali. Per impedire a bande che giungono in Ticino di effettuare furti in serie o di assalire portavalori e bancomat, occorre mettere in campo la professionalità di gendarmi e inquirenti che contraddistingue la Polizia cantonale. Caratteristica questa che negli anni ha permesso di assicurare alla giustizia numerosi rapinatori e ladri tanto da raggiungere tassi di risoluzione dei reati al di sopra della media Svizzera”.
“Il futuro sarà sempre più improntato nel contrasto della media e grande criminalità nonché dai tentativi d’infiltrazione della criminalità organizzata. Casistiche che ci porranno di fronte a problematiche impegnative da risolvere e che vedranno i servizi maggiormente interconnessi a livello nazionale e internazionale. In particolare per quanto riguarda i reati economici sempre più complessi e i reati informatici sempre più sofisticati. Intanto, la grave crisi generata dalla diffusione del virus Covid-19 con le relative misure adottate dal Consiglio di Stato e dalla Confederazione hanno sostanzialmente eliminato quasi tutti i reati sul nostro territorio, grazie anche al forte controllo esercitato alle frontiere. È una magra consolazione, certo, ma anche un dato di fatto”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.