“I Patriziati sono un ponte tra le nostre radici e il futuro”

“I Patriziati sono un ponte tra le nostre radici e il futuro”

Istituito un nuovo servizio all’interno della Sezione degli enti locali

Novità all’interno della Sezione degli enti locali (SEL) del Dipartimento delle istituzioni. Infatti è stato deciso di instituire il settore Patriziati, un nuovo servizio operativo dal settembre scorso. “Si è trattato di un ulteriore riconoscimento dell’importanza dei Patriziati come istituzione vicina ai cittadini e che opera nella gestione e nella valorizzazione del territorio”, afferma di Consigliere di Stato e direttore del DI Norman Gobbi. “I 200 enti patriziali dovranno affrontare numerose sfide nei prossimi anni. Da qui la necessità di essere – come Amministrazione cantonale – ancora più a loro disposizione per sostenerli e incoraggiarli. Anche perché riteniamo essenziale il loro apporto soprattutto in quelle realtà territoriali in cui vi è stata un’aggregazione comunale. Il Patriziato deve mantenere le proprie caratteristiche (che sono tradizionalmente quelle della cura del territorio e della salvaguardia delle nostre radici), ma anche poter sviluppare nuove competenze, come la promozione economica nelle regioni periferiche e rafforzare lo spirito comunitario, in modo particolare, come detto, nei comuni aggregati”.

Ma di che cosa si occupa il nuovo servizio? “In primo luogo sottolineo che il nuovo servizio non comporterà spese supplementari per il Cantone. Il tutto rientra in una nuova strutturazione della SEL. Per tornare alla domanda: oltre a quanto già ricordato – precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi – questo servizio si occupa di evadere le istanze per l’ottenimento dei sussidi finanziari stanziati dal Fondo di aiuto patriziale e dal Fondo per la gestione del territorio. Nel corso del 2019 sono aumentati notevolmente (47 nuove istanze, a fronte delle 17 dell’anno precedente); questo elemento testimonia il dinamismo che caratterizza diversi enti patriziali. Questi due fondi ammontano complessivamente nel 2020 a un milione di franchi, di cui 350mila a carico dei Patriziati stessi. Inoltre, il neo settore offre consulenza e garantisce la vigilanza su tutti i Patriziati, nonché coordina e supporta i Patriziati nel caso in cui non possano gestire dal profilo amministrativo i propri enti. In questo caso il Consiglio di Stato attribuisce al locale Municipio il mandato di occuparsi dell’amministrazione del Patriziato (nel 2019 e nel 2020 si sono verificati due casi di gerenza). I Patriziati –  conclude il Presidente del Governo – restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione.

“Sarebbe stata meglio la situazione straordinaria”

“Sarebbe stata meglio la situazione straordinaria”

Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/sarebbe-stata-meglio-la-situazione-straordinaria-EX3550978
Norman Gobbi si esprime sulle decisioni odierne del Consiglio federale, ribadendo la necessità di maggior unità d’azione tra Cantoni e di criteri diversi per i Cantoni “virtuosi”

In serata il Consiglio di Stato ticinese, dopo aver espresso la propria contrarietà in settimana alle misure decise da Berna, ha implementato le decisioni odierne del Consiglio federale, criticando però il metodo col quale vengono decisi i cantoni “virtuosi” rispetto a quelli con un’evoluzione difficile della situazione pandemica. Sotto tiro in particolare il criterio dell’incidenza, che secondo il Governo penalizza i Cantoni che fanno più test. Teleticino ha intervistato in proposito il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, che ha ribadito la posizione auspicando più centralizzazione e cercando di tracciare i possibili scenari futuri. Perché, si sa, il Consiglio federale potrebbe decidere nuove misure già il 18 dicembre.

Qual è la reazione di un cantone che in prima istanza si era espresso negativamente? 
“Non eravamo i soli ad esserci espressi negativamente, ma anche diversi cantoni che avevano adottato misure restrittive. Ricordo come le nostre misure siano ancora più restrittive rispetto a quelle federali visto che abbiamo confermato il limite di 5 persone per gli assembramenti. Questa è una situazione ibrida, abbiamo i cantoni che predispongono misure e poi la confederazione entra con ulteriori decisioni: sarebbe stato meglio, come avevamo chiesto settimane fa, dichiarare lo stato di situazione straordinaria, centralizzando le decisioni alla Confederazione e garantendo quell’unità d’azione che al momento manca. Inoltre, in vista delle chiusure domenicali, decise dalla Confederazione, il mio appello alla popolazione è di prendersi il tempo di fare gli acquisti senza paura, senza timore e anche senza accalcarsi”.

Ha parlato di chiusure, i Cantoni che hanno preso provvedimenti seri nelle scorse settimane, tipo il semi-confinamento, ridono. Noi invece no. Si può dire che non abbiamo fatto i compiti?
“Anche le nostre misure sono serie, ma diciamo che i Cantoni che hanno preso misure ancora più serie hanno potuto gestire una curva molto più pericolosa della nostra. Ginevra è stato il peggior territorio su scala europea per numero di contagi rispetto alla popolazione, cosa che il Canton Ticino non ha raggiunto. Nelle ultime settimane però purtroppo la nostra curva è rimasta stabile e la flessione non è più così importante. Quindi vogliamo veramente correggerla attraverso misure che abbiamo comunicato lunedì e attraverso le misure applicate oggi dal Governo. Che sono ancora misure intermedie, visto che si sono già annunciate possibili, ulteriori misure venerdì prossimo”.

Riguardo alle chiusure, voi nel comunicato dite che il metro di valutazione non è adeguato. Su quale aspetto si può muovere la critica?
“Riguardo al parametro R siamo attorno all’1. Per l’altro parametro, che è il numero di contagi su 100’000 abitanti, è controproducente, perché se tutti migliorano si resta sotto la media comunque. Questa situazione rischia di metterci in difficoltà e di vanificare le politiche dei tamponi: se penso ai nostri vicini nel canton Grigioni che stanno conducendo una campagna di test a tappeto, il rischio è che non potranno più riaprire perché avranno molti casi positivi rispetto alla popolazione”.

Vi siete pronunciati più volte sulla questione dei mezzi pubblici. Berna farà qualcosa nel breve termine?
“Purtroppo, abbiamo dovuto constatare di nuovo come questo tema non sia stato toccato, nonostante la popolazione, gli allievi e gli utenti dei mezzi pubblici ce la segnalino, quindi si tratta di un tema importante. Da un lato il problema si risolverà in maniera naturale con le vacanze di Natale, vista la riduzione degli spostamenti. In quel periodo sarà importante che il numero di contagi possa ridursi, visto il periodo particolare dell’anno”.

Martedì avevate invitato a fare più tamponi. In questo momento però fare tanti tamponi rischia di essere un autogoal?
“No, perché fare tanti tamponi significa depistare i casi positivi. Però proprio con i parametri emanati dal Consiglio federale i cantoni che fanno una politica di test attiva rischiano di essere penalizzati. Questo a noi non interessa, ci interessa più proteggere la salute pubblica depistando i casi positivi e questo è essenziale nel contenimento del virus”.

Stazioni sciistiche: avete confermato l’apertura con piani di protezione adeguati. Però chiudendo tutto il rischio è che le persone si riversino sulle piste da sci. Come gestire questa situazione?
“Ci siamo incontrati proprio questa settimana con i gestori degli impianti di salita invitandoli a essere prudenti. Qui l’importante sarà davvero, come in tutte le altre misure, il nostro comportamento. Sarà questo a influenzare l’evoluzione del virus”.

Ha citato possibili nuove misure per settimana prossima da parte del Consiglio federale. Avete avuto qualche sentore? È possibile si parli di un semi-confinamento?
“Attendiamo la consultazione che sarà lanciata tra lunedì e martedì da parte del Dipartimento federale di Berset. Leggeremo a quel punto le proposte. È evidente che quello è uno dei possibili scenari, però ce ne potrebbero essere anche degli altri. Questo è un periodo particolare dell’anno in cui la gente si muove meno ma allo stesso tempo ha più voglia di vedere i propri cari: bisogna gestire questi diversi bisogni in una situazione di straordinarietà sanitaria”.

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Da www.rsi.ch/news
“Ticino fin qui sempre più severo”
Gobbi: “Il Consiglio federale poteva decretare la situazione straordinaria” – Gysin: “Troppi cantoni non hanno fatto i compiti”

“Le misure fino ad ora introdotte in Ticino sono sempre state più restrittive rispetto alle disposizioni federali e a quelle della maggioranza dei Cantoni”, dice il presidente del Governo ticinese, Norman Gobbi, che ha dubbi sulle modalità formali adottate dal Consiglio federale: “Una delle misure che in questa situazione avrebbe permesso al Consiglio Federale di dirigere meglio era, per esempio, decretare lo stato di situazione straordinaria, passando quindi a un livello successivo. Questo avrebbe permesso di agire direttamente, non in questa forma ibrida che evidentemente crea discussioni come abbiamo visto”.

Occorre ora “fare un passo indietro e ricordarsi perché siamo arrivati a questo punto”, afferma invece la consigliera nazionale dei Verdi Greta Gysin. Perché troppi cantoni non hanno fatto i loro compiti. Non hanno preso le misure che sarebbero state necessarie visto l’evolversi della pandemia. Troppi cantoni, nonostante gli appelli anche del Consiglio Federale nelle ultime settimane sono rimasti a guardare, hanno deciso di non decidere e quindi il Consiglio Federale, ora io dico finalmente, si è mosso”.

“La preoccupazione più grande della maggioranza del Parlamento”, afferma ancora Gysin, riferendosi a partiti borghesi vicini agli ambienti economici, sembra quella di evitare a tutti i costi un secondo lockdown, quindi siamo adesso in questo mezzo lockdown che nessuno capisce bene che cos’è in realtà, che cambia ogni paio di giorni, mentre la massima priorità dovrebbe essere quella di proteggere la salute della popolazione e dare sostegno all’economia, alla cultura e al mondo sociale (…) Pochissimi ammettono che siamo uno degli Stati che a livello europeo sono messi peggio”.

Secondo Marcus Caduff, consigliere di Stato grigionese, a questo punto “sarebbe stato più coerente chiudere i ristoranti e indennizzarli”. “Noi abbiamo preso misure più rigorose una settimana fa, ma per le imprese rimane un’incertezza elevata”.

“La decisione positiva di oggi è che i ristoranti possono tenere aperta la domenica ma rimangono ancora troppe domande sulle date e i numeri. Anche per quanto riguarda il coordinamento con gli altri cantoni io in questo momento ho più domande che risposte”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-fin-qui-sempre-più-severo-13673560.html

 

Gobbi: «Una situazione che disorienta il cittadino»

Gobbi: «Una situazione che disorienta il cittadino»

Da www.cdt.ch

La reazione del presidente del Consiglio di Stato alle decisioni prese dal Consiglio federale

Per una reazione sul fronte ticinese, abbiamo contattato il presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi. «Abbiamo preso atto delle decisioni del Consiglio federale. Purtroppo abbiamo però dovuto constatare come, nonostante i Cantoni abbiano risposto presente, adottando ognuno le proprie misure – e ricordo che il Ticino ha sempre imposto misure più restrittive rispetto a quelle nazionali o di altre regioni -, la Confederazione abbia comunque deciso di passare sopra ai Cantoni stessi, imponendo nuovi provvedimenti validi per tutto il territorio. A nulla sono valse le criticità espresse, in fase di consultazione, dai Cantoni stessi, criticità su forma e sostanza delle misure proposte. Misure che in buona parte combaciano con quelle adottate in Ticino, salvo quelle che portano a ulteriormente limitare gli orari di chiusura degli esercizi pubblici e a impedire l’apertura di varie attività la domenica. Questo è un aspetto disorientante, per la popolazione: da una parte si impongono decisioni all’insieme del Paese, dall’altra non si decreta lo stato di situazione straordinaria, che permetterebbe a questo punto di avere una condotta molto più chiara rispetto a una situazione ibrida come quella di oggi, con la Confederazione che ordina dei provvedimenti, con i Cantoni che ne ordinano altri. Non dobbiamo dimenticare che al centro di tutto c’è il cittadino e che noi possiamo predisporre tutte le misure che vogliamo, ma nella lotta al virus centrale è proprio il comportamento individuale».

Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali

Coronavirus – Adattamento delle disposizioni cantonali

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto delle misure annunciate oggi dal Consiglio federale per fronteggiare la diffusione del coronavirus in Svizzera, e ha adattato le disposizioni cantonali. Il Governo ticinese saluta con favore l’aumento del contributo finanziario della Confederazione a sostegno dei settori economici colpiti dall’effetto delle restrizioni.

L’aggiornamento delle disposizioni in vigore a livello nazionale, annunciato oggi pomeriggio dal Consiglio federale, ha imposto l’adattamento delle norme in vigore da mercoledì 9 dicembre in Ticino. Le principali misure aggiuntive che entrano in vigore in Ticino, a partire da domani, riguardano pertanto:

  • Obbligo di chiusura alle 19 anche per i ristoranti (per i bar già in vigore)
  • Obbligo di chiusura delle attività commerciali nelle domeniche e nei giorni festivi
  • Divieto di manifestazioni (salvo alcune eccezioni)
  • Divieto di attività culturali con più di 5 persone (per lo sport non professionistico la limitazione era già in vigore)

Va sottolineato che la situazione epidemiologica in Ticino al momento non permette al Cantone di applicare deroghe all’obbligo di chiusura dei ristoranti. A questo proposito, il Governo considera problematico considerare l’incidenza media svizzera quale parametro di riferimento per concedere ai Cantoni la facoltà di deroga: questa scelta potrebbe infatti innescare effetti indesiderati come una minore propensione dei Cantoni a invitare la popolazione a ricorrere ai test.

Al di là dei punti citati in entrata, rimangono valide le disposizioni cantonali annunciate dal Consiglio di Stato a inizio settimana, ed entrate in vigore a partire da mercoledì 9 dicembre. Va ricordato in particolare che, per cene e feste private, il numero massimo di partecipanti è fissato a 5 persone. Inoltre, va ricordato che gli impianti di risalita potranno regolarmente rimanere in esercizio, nel rispetto dei piani di protezione. Viste le chiusure domenicali delle attività commerciali decretate dal Consiglio federale, il Consiglio di Stato invita la popolazione ticinese a pianificare attentamente i propri acquisti natalizi, evitando i momenti di punta e gli assembramenti.

Il Governo ticinese saluta positivamente l’intenzione annunciata dal Consiglio federale di ampliare le possibilità di sostegno alle imprese, ma sottolinea l’esigenza di concretizzare a breve il programma di aiuti per i casi di rigore, in modo da evitare conseguenze irreparabili per gli operatori economici del nostro Cantone. Un messaggio governativo sarà presentato prima di Natale, per permettere l’applicazione dell’ordinanza federale.

Il Consiglio di Stato ribadisce la criticità di introdurre cambiamenti normativi troppo frequenti e a diversi livelli istituzionali che generano insicurezza fra la popolazione e gli operatori economici. In questo senso, il Governo ritiene problematica l’intenzione del Consiglio federale di prevedere ulteriori misure già nel corso della prossima settimana.  

Flyer

Gobbi: ‘Berna dovrebbe dichiarare la situazione straordinaria’

Gobbi: ‘Berna dovrebbe dichiarare la situazione straordinaria’

Da www.laregione.ch

Per il presidente del governo quanto deciso oggi sulle chiusure crea ‘un certo disorientamento’ e rileva alcune ‘criticità istituzionali’

«La cosa più coerente che avrebbe potuto fare il Consiglio federale sarebbe stata dichiarare la situazione straordinaria, che avrebbe permesso di gestire questa fase con misure centralizzate e non con questa forma ibrida che crea comunque discussioni». Il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi reagisce a quanto giunto da Berna, rilevando la «criticità istituzionale di questo momento» perché «la Confederazione riprende quanto già deciso da noi come Cantone, e va ulteriormente a restringere in merito a orari e aperture domenicali, creando un certo disorientamento».
Un altro «aspetto critico» rilevato da Gobbi è che «sono state presentate delle misure, ne sono state annunciate altre come possibili per settimana prossima più rigide e a questo punto capiamo poco il perché non prendere subito oggi queste decisioni». Anche perché i «parametri tecnici da loro previsti per allentare le misure sono un po’ critici, molte persone in questi giorni fanno il tampone magari per andare in Italia e se trovati positivi vanno a peggiorare le statistiche. Non vorremmo che questo fosse un deterrente quando farsi testare e rispettare i buoni comportamenti è il modo migliore per fronteggiare l’emergenza».
«Si scia, ma con la testa»

«Si scia, ma con la testa»

Nel fine settimana apriranno molte piste ticinesi – Incontro fra autorità e gestori degli impianti
Mauro Pini: «Ci sentiamo appoggiati in tutto e per tutto dal Cantone, ora chiedo agli utenti di rispettare le regole»

Cantone e responsabili degli impianti sciistici si sono riuniti per fare chiarezza a poche ore dall’apertura di molti comprensori. Una bella notizia per tutti gli amanti degli sport invernali, certo, ma che non deve essere letta come un lasciapassare per la libertà totale e sfrenata. Bisognerà seguire le regole, perché altrimenti si andrà incontro a un doppio danno: da un lato di immagine (le foto delle funivie strapiene e delle persone ammassate in coda a Zermatt e Verbier hanno fatto il giro dell’Europa), dall’altro – banalmente – economico. Infatti, se si verificassero troppe situazioni da «curt bandida» le autorità non avrebbero altra scelta: chiudere tutti gli impianti ticinesi. Hai voglia poi a riaprirli. Serve disciplina, quindi, perché sgarrando si rischia di colpire tutti.

Molta incertezza
Dipartimento delle istituzioni e responsabili delle stazioni sciistiche si sono incontrati mercoledì. Sono stati valutati i piani di protezione voluti dal Consiglio federale, sono state fatte richieste da un lato come dall’altro, per trovare un punto di incontro per l’ottenimento della necessaria autorizzazione. «Un incontro molto importante» il commento di Mauro Pini, direttore di Valbianca SA. «C’è molta insicurezza fra i gestori, soprattutto alla luce delle polemiche scoppiate nelle scorse settimane. Per fortuna fra le singole stazioni sciistiche e il Cantone si è creata una buonissima intesa. Le autorità hanno formulato delle richieste puntuali, valutando nel contempo i nostri piani di protezione. Ci sentiamo appoggiati in tutto e per tutto. Ovviamente saremo noi gestori i responsabili: dovremo far sì che tutto funzioni alla perfezione, che non ci siano intoppi. Altrimenti, spiace dirlo, ci andranno di mezzo tutti». Ecco che quindi si torna al concetto della responsabilità individuale. Uno dei concetti cardine per frenare gli effetti della pandemia. «Bisogna assolutamente far passare il messaggio che non si tratta di un gioco» prosegue Pini, rivolgendosi agli sciatori. «Tutti possono sbagliare, certo, ma bisogna remare nella stessa direzione. Ne va della possibilità stessa di continuare a sciare in Ticino questo inverno. È stato fatto un lavoro immenso da parte dei gestori per rendere possibile tutto questo. Ebbene, non gettiamo tutto alle ortiche». Per rendere la situazione più gestibile e meno pericolosa in quanto ad assembramenti, i comprensori ticinesi hanno studiato delle soluzioni pratiche – che verranno verificate dalle autorità – che permetteranno di sciare in sicurezza. Quasi tutta la ristorazione sarà «off limits», e quindi chiusa. Ci saranno apposite segnaletiche nei pressi degli impianti di risalita, mentre numerose stazioni hanno scelto di aprire le piste solamente agli abbonati stagionali. «Il Cantone ci ha effettivamente consigliato una partenza soft» rileva ancora Pini. «Ciò permetterà a tutti, clienti e personale, di abituarsi alle nuove misure». Presenti sulla neve anche dei collaboratori che avranno il compito di far rispettare le regole. «Non saranno dei poliziotti, ma avranno il compito di sensibilizzare e informare gli utenti» garantisce Pini. Da parte sua, Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento delle istituzioni e presidente del Gruppo di lavoro Grandi manifestazioni, fa sapere che «nel corso dell’incontro il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha spiegato cosa deve fare ogni singola stazione sciistica per poter aprire prima del 22 dicembre». In questo senso sarà necessaria un’autorizzazione cantonale. La richiesta andrà presentata oggi, corredata dal piano di protezione che si intende adottare. «Rispetto all’ordinanza del 4 dicembre non abbiamo richiesto misure supplementari», aggiunge Filippini.

Oggi, lo ricordiamo, il Consiglio federale farà chiarezza anche sui punti di ristoro.

(Immagine: www.bedrinadalpe.ch)

Incontro con i rappresentanti delle stazioni sciistiche

Incontro con i rappresentanti delle stazioni sciistiche

Comunicato stampa

Mercoledì pomeriggio il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha incontrato i responsabili delle stazioni sciistiche cantonali nell’imminenza dell’apertura degli impianti. È stata l’occasione per fare il punto della situazione sull’implementazione dei piani di protezione voluti dal Consiglio federale e vincolanti all’ottenimento dell’autorizzazione all’apertura accordata dal Gruppo di lavoro Grandi manifestazioni istituito dal Consiglio di Stato.

Il prossimo fine settimana in Ticino partirà la stagione sciistica. Alcune stazioni apriranno gli impianti e saranno così pronte ad accogliere i primi sciatori.
Proprio alla vigilia di questa data, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, assieme al presidente del Gruppo di lavoro Luca Filippini, ha voluto incontrare gli operatori del settore unitamente all’Unione trasporti pubblici e turistici Ticino (UTPT).
L’obiettivo dell’incontro è stato quello di dare un segnale di supporto a chi lavora in questo contesto in un momento certamente non facile e caratterizzato da grande incertezza. Da entrambe le parti ci si è dichiarati pronti a dare il meglio in modo costruttivo e propositivo per cercare, nell’interesse comune, di sostenere l’attività anche in un periodo del tutto particolare come quello che stiamo vivendo.
Si è discusso e sono state fornite risposte puntuali sull’implementazione dei piani di protezione obbligatori, indispensabili per ottenere l’autorizzazione per l’apertura delle infrastrutture da parte del Cantone, attraverso il Gruppo Grandi manifestazioni. Piani di protezione che dovranno inevitabilmente essere adattati a seconda dell’evoluzione della crisi sanitaria.
Nelle prossime settimane, a seconda delle necessità, potranno essere convocate altre riunioni.       

 

Un nuovo settore per i patriziati

Un nuovo settore per i patriziati

Comunicato stampa

In seguito agli approfondimenti emersi dallo studio strategico dei patriziati, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di istituire il settore Patriziati all’interno della Sezione degli enti locali. Coordinato da Fausto Fornera, già ispettore dei patriziati, il nuovo servizio è operativo da inizio settembre 2020 e ha il compito di gestire le attività ordinarie nonché le numerose sfide che i 200 enti patriziali dovranno affrontare nei prossimi anni.

A dieci anni dalla prima edizione, il Dipartimento delle istituzioni ha voluto aggiornare lo studio strategico sul mondo dei patriziati ticinesi. Dall’analisi svolta, sono emerse una serie di riflessioni che sono ora in fase di approfondimento. Una delle misure già attuate è stata la costituzione, dal mese di settembre, del nuovo settore dei patriziati all’interno della Sezione degli enti locali. L’obiettivo è quello di avere un’organizzazione strutturata per far fronte alle numerose attività che coinvolgono i Patriziati ticinesi.
Il servizio gestito da Fausto Fornera, infatti, si occupa anche di evadere le istanze per l’ottenimento dei sussidi finanziari stanziati dal Fondo di aiuto patriziale e dal Fondo per la gestione del territorio, i quali nel corso del 2019 sono aumentati notevolmente (47 nuove istanze, a fronte delle 17 dell’anno precedente); questo elemento testimonia il dinamismo che caratterizza diversi enti patriziali. Inoltre, il neo settore offre consulenza e garantisce la vigilanza su tutti i Patriziati, nonché coordina e supporta i Patriziati nel caso in cui non possano gestire dal profilo amministrativo i propri enti. In questo caso il Consiglio di Stato attribuisce al locale Municipio il mandato di occuparsi dell’amministrazione del Patriziato (nel 2019 e nel 2020 si sono verificati due casi di gerenza).
I Patriziati restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione. In quest’ottica il nuovo assetto organizzativo permetterà alla Sezione degli enti locali di far fronte alle nuove sfide che gli enti patriziali dovranno raccogliere nei prossimi anni. In particolare, dovranno, oltre alla gestione e alla valorizzazione del territorio, sostenere la promozione economica nelle regioni periferiche e rafforzare lo spirito comunitario, in modo particolare nei comuni aggregati.

 

Sci, tra chiarezza e incognite

Sci, tra chiarezza e incognite

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 9 dicembre 2020 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Sci-tra-chiarezza-e-incognite-13668139.html

Il Cantone ha assicurato il suo sostegno ai responsabili degli impianti di risalita, che dovranno occuparsi di far rispettare le misure

Sabato in Ticino inizierà la stagione dello sci alpino. Nonostante la certezza portata dall’abbondante nevicata, le incognite sono molte.
Mercoledì, i responsabili degli impianti hanno incontrato le autorità cantonali, che hanno assicurato il loro sostegno e fatto chiarezza sull’imminente apertura delle stazioni invernali.
“Oggi abbiamo spiegato quali sono i passi da fare per poter ottenere le autorizzazioni cantonali”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. “I piani di protezione dovranno essere applicati in maniera rigorosa per evitare le scene che abbiamo visto Oltre Gottardo”.
Toccherà dunque ai gestori degli impianti assicurarsi che le misure vengano rispettate. “Quello che abbiamo capito è che la responsabilità è al 100% nostra”, riassume il direttore di Valbianca Mauro Pini, per il quale “ognuno di noi deve e farà il possibile per fare questo sforzo”.
Tra le altre preoccupazioni, c’è anche la questione della ristorazione sulle piste alla domenica. Ci si chiede poi quello che potrebbe essere annunciato a Berna il 18 dicembre. Forse una limitazione dell’affluenza se non saranno rispettati i piani di protezione?
“Facciamo parte di quelle stazioni che hanno una concessione federale, pertanto non possono farci chiudere, o dovranno dimostrarlo, perché i bus e i treni sono pieni e non c’è nessun controllo”, reagisce il proprietario degli Impianti turistici Bosco Gurin Giovanni Frapolli.
Garanzie e rassicurazioni non ce ne sono. Si può solo fare appello alla responsabilità individuale e alla capacità dei gestori degli impianti, confrontati a una situazione nuova anche per loro.

Lösung im Streit um Bahnverkehr mit Italien

Lösung im Streit um Bahnverkehr mit Italien

Da www.nzz.ch

Aufgrund italienischen Auflagen wollten die SBB kurzerhand alle Züge nach Italien einstellen. Verkehrsministerin Simonetta Sommaruga hat sich bei ihrer Amtskollegin für eine rasche Lösung eingesetzt. Bereits am Abend verkünden die SBB eine neue Regelung.

Eine Medienmitteilung der SBB vom Dienstag sorgte für grosse Aufregung. SBB und Trenitalia stellen am Donnerstag alle grenzüberschreitenden Verbindungen zwischen der Schweiz und Italien auf unbestimmte Zeit ein. Sowohl der Tessiner Regierungspräsident Norman Gobbi als auch der Präsident der Region Lombardei Attilio Fontana kritisierten die Einschränkung auf der Schiene scharf. Sie stören sich vor allem daran, dass damit den italienischen Grenzgängern die Ein- und Ausreise in die und aus der Schweiz erschwert wird.
Inzwischen wurde eine Lösung gefunden, wie die SBB am Mittwochabend auf Anfrage der Nachrichtenagentur Keystone-SDA mitteilten. Eurocity-Züge verkehren weiterhin zwischen der Schweiz und Italien, allerdings in reduzierter Zahl. Im Regionalverkehr mit den Tilozügen wird das Reisen komplizierter. Grenzgänger, die zum Arbeiten ins Tessin reisen, müssen in Chiasso umsteigen. Darauf haben sich die beiden Länder und ihre Bahnbetriebe geeinigt.
Am Mittwoch hatte Bundespräsidentin Simonetta Sommaruga mit der italienischen Transportministerin Paola De Micheli über die Situation im grenzüberschreitenden Bahnverkehr gesprochen. Beide Seiten seien an einer raschen Lösung interessiert, teilte Sommaruga nach dem Gespräch über Twitter mit.
Auslöser für die Unterbrechung der Bahn ist ein Dekret der italienischen Regierung. Dieses enthält neben Reiserestriktionen strenge Auflagen für die Transportunternehmen. So muss bei jedem Reisenden vor dem Grenzübertritt die Körpertemperatur durch das Bahnpersonal gemessen werden. Bei Fieber muss das Zugspersonal dem Passagier die Weiterfahrt verweigern. Ebenfalls müssen die Reisenden einen negativen Corona-Test vorweisen, der innert 48 Stunden vor der Einreise erfolgt ist, sowie ein Formular, in welchem der Zugpassagier den Reisezweck deklariert. Beide Papiere müssen die Bahnunternehmen an die italienischen Behörden weitergeben. Schliesslich müssen die SBB ihre Auslastung um 50 Prozent reduzieren.

SBB: «Kontrollen auf kurzen Strecken kaum möglich»

Die SBB sehen sich nicht in der Lage, diese Auflagen zu erfüllen. «Unser Personal ist nicht ausgebildet für Temperaturmessungen», sagt die Sprecherin Ottavia Masserini. «Auch können wir nicht jedes einzelne Formular der Zugpassagiere überprüfen und mit den italienischen Behörden abgleichen.» In Italien, wo der Zugang zu den Perrons meist kanalisierter ist als in der Schweiz, dürften solche Kontrollen einfacher zu handhaben sein. Wie die ausgehandelte Lösung aussieht, ist nicht im Detail bekannt.
Laut den SBB müsste das Personal die Kontrollen auf der Strecke vom Grenzübergang Chiasso bis zum ersten Bahnhof in Italien vollziehen und Passagiere, welche die Auflagen der italienischen Behörden nicht erfüllen, dort aus dem Zug weisen. «Das ist auf solchen kurzen Strecken kaum möglich», sagt Masserini. Sie betont, dass es sich bei der Einstellung der grenzüberschreitenden Verbindungen nicht um einen Alleingang der SBB handle. Man sei stets in Kontakt mit den italienischen Partnern gestanden. Dem Vernehmen nach wurde der Entscheid der SBB auch im Einvernehmen mit Trenitalia getroffen.

BLS-Strecke Brig–Domodossola nicht betroffen

Vorerst nicht betroffen von den hohen Auflagen der italienischen Regierung für den grenzüberschreitenden Verkehr bleibt die Strecke von Brig nach Domodossola. «Wir haben keine Signale von den piemontesischen Behörden erhalten, dass wir zusätzliche Auflagen erfüllen oder unser Angebot einschränken müssen», sagt Stefan Dauner, Sprecher des Bahnunternehmens BLS, welches die Regionallinie betreibt. Man stehe aber in täglichem Kontakt mit der zuständigen Agenzia della mobilità piemontese (AMP). Die Behörde erachte die Strecke von Brig nach Domodossola als wichtigen Service public für die italienischen Grenzgänger, die in der Schweiz einer Arbeit nachgingen.
Offensichtlich legen nicht alle Regionen das Dekret der italienischen Regierung gleich aus. Dem Vernehmen nach sind solche Dekrete, die teilweise in kurzer Zeit aufgesetzt werden, nicht immer bis ins letzte Detail präzis, was Spielraum für Interpretationen lässt.