Il capo dell’esercito incontra il Ticino

Il capo dell’esercito incontra il Ticino

Oggi il capo dell’esercito, comandante di corpo Thomas Süssli, ha tenuto una relazione in merito alle attuali sfide dell’esercito davanti a oltre 150 dirigenti delle aziende ticinesi.

Come già i suoi predecessori, il comandante di corpo Süssli si incontra periodicamente con rappresentanti della politica, dell’economia, della cultura, dell’istruzione e dei media nelle differenti regioni della Svizzera.
I continui cambiamenti ai quali siamo confrontati necessitano di spiegazioni che sono meglio comprensibili se date di persona. È per questo che Süssli mantiene viva la tradizione di recarsi a cadenze regolari nei differenti cantoni per incontrare i portatori di interesse della regione. 

L’organizzazione della giornata è stata assicurata dalla divisione territoriale 3, comandata dal divisionario Lucas Caduff. Con i militari della sua Divisione, Caduff assicura alle autorità civili gli impieghi sussidiari necessari a far fronte a bisogni straordinari in mezzi e uomini. “Le prestazioni dell’esercito sono molto apprezzate”, ha spiegato il divisionario Caduff in apertura, evidenziando che “la grande partecipazione all’odierna manifestazione dimostra l’interesse nei confronti dell’esercito”.

Süssli ha illustrato ai presenti l’evoluzione che ha portato all’odierna situazione geopolitica, le sfide globali, come ad esempio quella ambientale, le possibili implicazioni per la Svizzera e come l’Esercito svizzero contribuisce alla sicurezza della nazione. Rimanendo all’esempio del cambiamento climatico, per l’Esercito non è importante chi o cosa stia causando il surriscaldamento globale, ma quali conseguenze esso porterà, i possibili scenari e come potrebbe essere impiegato per farvi fronte (ad esempio intervenendo in occasione di eventi naturali). Pensare di ridurre un possibile impiego delle truppe alle sole catastrofi è però limitativo. L’attenzione deve rimanere anche su eventuali conflitti futuri. “Le minacce moderne possono essere classificate meno chiaramente – confida il comandante di corpo ai suoi ospiti – perché i conflitti di oggi non seguono il processo di escalation tipico di quelli del passato”.

Per poter assolvere il suo compito, l’Esercito deve disporre delle necessarie risorse in uomini, competenze, mezzi e materiale. In quest’ottica rientrano le neocostituite truppe della cyberdifesa, così come l’acquisto dei caccia da combattimento, per il quale la Confederazione ha ricevuto il benestare del popolo.    

Un tema importante trattato da Süssli di particolare interesse per i presenti, è quello della formazione militare alla condotta: “Coloro che assolvono i corsi di formazione per ufficiali e per sottufficiali superiori sono ad esempio in grado di svolgere analisi approfondite delle situazioni, così da sottoporre ai loro capi diverse varianti con vantaggi e svantaggi, invece di proporre solo la prima soluzione individuata”, ha spiegato il capo dell’Esercito. Il grande valore aggiunto è rappresentato dai servizi pratici, parte integrante della formazione. Grazie ad essi l’esercito può infatti essere considerato una delle migliori scuole svizzere di quadri, che richiede ai suoi allievi che esercitino i concetti di condotta appresi in modo teorico anche in condizioni reali di lungo periodo, e non solo mediante simulazioni in aula.

Da ultimo, il comandante di corpo Thomas Süssli, ha ricordato che un Esercito di milizia quale è quello svizzero si basa sulla possibilità data ai cittadini e alle cittadine di abbandonare il proprio posto di lavoro quando devono prestare servizio. Questo può avvenire grazie a dei datori di lavoro ben disposti, e per tale disponibilità ha tenuto a ringraziare i presenti.

L’incontro si è tenuto a Lugano, nella cornice del LAC. A portare la voce delle Istituzioni è stato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Nel suo intervento Norman Gobbi ha sottolineato come il Ticino ha collaborato e continua a collaborare in modo proficuo con l’esercito, sottolineando il valore degli investimenti svolti in passato dall’esercito sul territorio cantonale e citando quelli già pianificati per i prossimi anni.

Da: Divisione territoriale 3

https://www.vtg.admin.ch/it/organizzazione/cdo-op/div-ter-3.detail.news.html/vtg-internet/miliz/2021/21-10/il-capo-dell-esercito-incontra-il-ticino.html

 

«Violenza allo stadio, sì ai biglietti nominativi»

«Violenza allo stadio, sì ai biglietti nominativi»

Dopo gli scontri a Zurigo e Lucerna, il presidente de direttori cantonali della sicurezza propone l’introduzione dei controlli di identità
Norman Gobbi: «Sul principio siamo d’accordo»
In Ticino la presenza di tifosi ospiti non ha creato particolari problemi di ordine pubblico

Introdurre controlli d’identità agli ingressi degli stadi? Sì, no, forse. Un tema ricorrente che regolarmente fa discutere e scalda gli animi dei supporter delle varie squadre. C’è chi lo ritiene uno strumento utile per contrastare le derive del tifo violento e chi invece la reputa una misura non necessaria, se non addirittura «liberticida». Il tema è tornato d’attualità proprio in questi giorni, in seguito ai disordini scoppiati lo scorso fine settimana durante le partite di calcio a Zurigo e Lucerna. Sabato sulle rive della Limmat, diversi sostenitori dell’FC Zurigo avevano lanciato fuochi d’artificio contro i tifosi del Grasshopper. Il giorno seguente a Lucerna, ultrà sangallesi avevano vandalizzato autobus dei trasporti pubblici e fatto esplodere petardi alla stazione ferroviaria dopo la partita fra la loro squadra del cuore e quella di casa. Disordini che hanno spinto i direttori cantonali della sicurezza a preparare un giro di vite. Il loro presidente, Fredy Fässler (SP), ha proposto l’introduzione di questo tipo di controlli.

Costituita una task force
In un’intervista pubblicata ieri sul «St. Galler Tagblatt», il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia ha sottolineato la necessità di «discutere soluzioni nazionali ancora più vincolanti». Inoltre, ha aggiunto, il concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive alla polizia strumenti sufficienti, tuttavia «manca un’applicazione unificata dell’accordo e, le autorità non sfruttano tutti gli strumenti disponibili». Una task force composta da rappresentanti dei cantoni, delle forze di polizia, dei club, della Lega svizzera di calcio, dei fan club e delle strutture di dialogo tra i tifosi è chiamata a proporre possibili soluzioni entro la prossima primavera.

Ordine pubblico
Che sia dunque la volta buona per l’introduzione dei tanto discussi controlli anche in Ticino? Lo abbiamo chiesto al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il quale già nel 2018 propose l’introduzione di apparecchiature per l’identificazione facciale e la verifica dei documenti d’identità da istallare agli ingressi. «Sono d’accordo sul principio dei controlli d’identità. Ritengo però che la soluzione ottimale – che viene praticata ormai in tutte le nazioni e per tutti i più importanti campionati di calcio, per esempio – sia quella di giungere finalmente ai biglietti nominativi», ha risposto il consigliere di Stato al Corriere del Ticino. «Alcune società di calcio svizzere fanno resistenza, ma è la strada da percorrere. Le criticità non sono le città di Zurigo, Lucerna o il Ticino. Le criticità sono create da certe tifoserie che seguono alcuni club». Per quanto riguarda il nostro cantone, Gobbi sottolinea che gli strumenti offerti dal concordato vengono utilizzati: «La Polizia cantonale mi conferma che anche di recente per alcuni tifosi è stato chiesto l’obbligo di notifica presso il posto di polizia. Osservo che nel dopo divieti COVID, la presenza di tifosi ospiti e più in generale del pubblico non ha creato in Ticino particolari problemi di ordine pubblico. Mi auguro che si possa continuare così».

No alle trasferte?
Sul tavolo, lo ricordiamo, c’è anche la possibilità di chiudere i settori per tifosi ospiti negli stadi. Uno scenario esaminato dalla Swiss Football League. Considerato che si sta sempre di più andando verso la costruzione di impianti moderni (e, di riflesso, sicuri), è un’opzione praticabile anche in Ticino? Ancora Gobbi: «Credo sia una questione di tempo e di buona volontà. Ripeto: la soluzione principale da implementare – accanto al concordato – è quella dei biglietti nominativi. Non risolveremo tutti i problemi, ma una gran parte sì».

Da www.cdt.ch