“Democrazia viva”: dalle parole ai fatti

“Democrazia viva”: dalle parole ai fatti

“Lanciato un progetto per ridare slancio al nostro sistema politico”

“Democrazia viva” è il nome del nuovo progetto lanciato dal Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Sezione enti locali, presentato giovedì 15 settembre in occasione della Giornata mondiale della democrazia. “La democrazia ha bisogno di cittadine e di cittadini che partecipano, che si interessano alla cosa pubblica, sino ad accettare di impegnarsi in prima persona per il bene della comunità – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Nel corso della festa dedicata questa settimana al presidente della Confederazione Ignazio Cassis sono stati pronunciati molti bei discorsi. Profondi e tutti condivisibili. La parola “democrazia” è stata quella più citata dagli oratori. Sì, perché la nostra democrazia diretta è un vanto. Il sistema politico svizzero prevede però che siano i cittadini a “fare lo Stato”. E la partecipazione è condizione indispensabile. Senza questa tutto cade, tutto si ferma. Vediamo però che a livello comunale, là dove trova centralità la nostra democrazia diretta e viene esaltato il nostro sistema di milizia, si sta correndo il rischio di un impoverimento della partecipazione delle cittadine e dei cittadini. C’è bisogno di incentivare la nostra democrazia e con questo progetto vogliamo spingere concretamente in questa direzione”.

Dalle parole (quelle pronunciate nei discorsi) ai fatti, ci verrebbe voglia di dire. Il Governo ticinese in giugno ha accolto queste riflessioni – anche perché il tema è tra quelli prioritari per la legislatura in corso – e ha dato mandato al Dipartimento delle istituzioni di proporre iniziative in tal senso. “Un sondaggio interno fatto dalla SEL nel 2019 – specifica Norman Gobbi – ha sottolineato un dato ormai acclarato: la crescente fatica dei partiti nel reperire candidati disposti ad assumere cariche pubbliche. Ha messo in evidenza le difficoltà della politica a intercettare l’interesse dei cittadini. Tra le persone ticinesi nella fascia di età fra 18 e 34 anni, il 38% degli interpellati afferma di essere interessato alla politica e solo il 22% prende in considerazione la possibilità di assumere una carica pubblica. Percentuali in calo ulteriormente fra le persone di età più avanzata”.

Come si intende procedere? “Nei prossimi mesi la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto. Una prima misura è però già stata identificata e consiste nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali. Una strada, quella imboccata, prioritaria e necessaria, se vogliamo continuare a costruire una società capace di rispondere a tutti i bisogni delle cittadine e dei cittadini”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

 

Politici locali (soprattutto giovani) cercansi

Politici locali (soprattutto giovani) cercansi

Quasi nessuno vuole fare il politico, soprattutto fra i più giovani; e sempre più persone non solo non hanno nessuna intenzione di ricoprire una carica pubblica ma mostrano un totale disinteresse per l’argomento.

 
Cittadini sempre più lontani dalla politica – Un sondaggio condotto nel 2019 dalla Sezione enti locali del Dipartimento delle istituzioni mise in luce anche numericamente i termini di questa disaffezione: tra le persone ticinesi di età compresa fra i 18 e i 34 anni, solo il 38% degli interpellati affermava di essere interessato alla politica e solamente il 22% invece prendeva in considerazione la remota possibilità di assumere una carica pubblica. Quest’ultima percentuale, già poco confortante, diminuiva ancora di più se si chiedevano notizie di qualche infatuazione per la politica alle persone di età più avanzata: ritrosia su larga scala.

Alla luce di questi dati – e dei risultati del terzo Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni, organizzato lo scorso 17 marzo – il Dipartimento delle istituzioni corre ai ripari.

Il progetto Democrazia viva – «Sulla scorta delle positive esperienze ricavate dal progetto Buon governo proposto a Faido e Tresa, il dipartimento ha incaricato la Sezione degli enti locali di elaborare una serie di proposte concrete che confluiranno nel progetto Democrazia viva – spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – con il quale miriamo a coinvolgere le comunità. Oggi consideriamo prioritario incoraggiare i cittadini a prendere parte alla vita politica locale e, in particolare, a mettersi a disposizione per assumere una carica pubblica».

Gobbi, «molti vorrebbero entrare in politica ma sono frenati dalle critiche che l’impegno in prima persona potrebbe attirare – Gobbi evidenzia anche il fatto che «molti cittadini vorrebbero entrare in politica ma spesso sono frenati dall’impegno anche oneroso dal punto di vista del tempo che l’impiego in politica comporta». Non solo: «tanti sono anche frenati da eventuali critiche che l’impegno politico può attirare. Ma dobbiamo e possiamo infrangere questa diffidenza – si dice convinto – e mettere nelle migliori condizioni anche legislative i nuovi arrivati».

Un coinvolgimento sempre maggiore della società civile – È per questo che – preannuncia – nei prossimi mesi «la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine, per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto».

Il primo test di sensibilizzazione alle prossime elezioni comunali – Una prima misura è però già stata identificata: «consisterà nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali» dice.

La Giornata mondiale della democrazia – L’annuncio del nuovo progetto Democrazia viva arriva nel giorno in cui si celebra la quindicesima edizione della Giornata mondiale della democrazia. «Il sistema politico svizzero prevede che siano i cittadini a fare lo Stato – spiega – partecipando in modo attivo alla gestione della cosa pubblica. Questo è evidente soprattutto a livello comunale, la dimensione in cui il sistema di milizia dimostra la sua centralità per la nostra democrazia diretta. I delicati meccanismi delle istituzioni locali permettono infatti di ridurre la distanza tra classe politica e cittadinanza, favorire la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni».

La fase della raccolta di idee – Ma a che fase è il nuovo progetto su cui sta lavorando il dipartimento? E come avverrà il “reclutamento” dei nuovi politici? «Non siamo ancora nello step del “reclutamento” come lei lo definisce – risponde Gobbi – ma in quello della raccolta di idee e della posa di quelle ipotesi progettuali che faranno scaturire le azioni per riportare fra i cittadini l’interesse per la politica, stimolandoli su base personale a un coinvolgimento in prima persona».  

Disaffezione mette a rischio la progettualità – Questa disaffezione – conclude il direttore del dipartimento – «impedisce infatti a diversi Comuni di procedere a un regolare ricambio delle persone elette negli organi esecutivi e legislativi, mettendone a rischio la progettualità».

Da www.tio.ch

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario ticinese – Sullo sfondo la vicenda dei rinnovi dei procuratori

Vera e propria rivoluzione per il Consiglio della magistratura ticinese. Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario. Oltre al presidente Werner Walser e al vicepresidente Nicola Respini, che hanno raggiunto il limite massimo della durata della nomina, dicono infatti addio anche altri sette membri, tra i quali ci sono i giudici Amos Pagnamenta e Marco Villa. Rimarranno invece in carica Beatrice Fasana e Claudia Canonica Minesso, mentre resta da chiarire la posizione di Ivan Pau-Lessi autosospesosi a inizio 2019.

Sullo sfondo della decisione comunicata a fine giugno all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, la vicenda del rinnovo delle cariche in seno Ministero pubblico. Il Consiglio della magistratura, lo ricordiamo, aveva preavvisato negativamente nel settembre del 2020 la conferma di ben cinque procuratori su venti. Tutti però furono confermati, dopo non poche polemiche, dalla maggioranza del Gran Consiglio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fuggi-fuggi-dal-Consiglio-della-magistratura-15631315.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15633106

Luce verde per l’F-35

Luce verde per l’F-35

Comunicato di Alleanza Sicurezza Svizzera

L’Alleanza sicurezza Svizzera prende atto con soddisfazione della decisione del Parlamento sul messaggio concernente l’Esercito. Il Consiglio federale deve ora firmare senza indugio il contratto d’acquisto per il nuovo sistema di difesa aerea terrestre (Patriot) e per l’aereo da combattimento F-35. La ”tattica del salame” attuata dal PS, dai Verdi e dal Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) finalizzata a rendere impossibile l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento è fallita.

L’acquisto degli aerei da combattimento supera il penultimo ostacolo
Grazie alla decisione odierna, la sostituzione degli aerei da combattimento in servizio dal 1978 e dal 1996 tramite l’F-35A ha superato il penultimo ostacolo. A mancare è unicamente la firma del Consiglio federale. L’Alleanza sicurezza Svizzera esorta pertanto il Consiglio federale a firmare il contratto di acquisto il prima possibile. La Svizzera dovrebbe dotarsi senza indugio sia di un nuovo sistema di difesa aerea terrestre (Patriot) che dei più moderni aerei da combattimento.

Gli oppositori delle forze armate hanno giocato d’azzardo
L’obiettivo del PS, dei Verdi e del GSsE non è mai stato realmente quello di poter votare per decidere quale modello di aereo acquistare, bensì di impedire a prescindere l’acquisto di un nuovo aereo da combattimento. La loro arroganza nei confronti delle istituzioni e il loro agire antidemocratico nei confronti della popolazione si sono rivelate un ostacolo. Sarebbe spettato a loro ottenere una seconda votazione: se gli oppositori dell’esercito avessero voluto davvero una decisione sul tipo di aereo da acquistare, avrebbero presentato la loro iniziativa già dopo poche settimane, come hanno fatto nel 1992. In vista del dibattito odierno in Consiglio nazionale, le ultime argomentazioni degli oppositori degli aerei combattimento sono state smentite dalla Commissione della politica di sicurezza e dalla Commissione della gestione. La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha scritto, nel suo comunicato stampa del 30 agosto, che le incertezze legali sul prezzo fisso sono state chiarite e che le spiegazioni del DDPS sui costi operativi sono plausibili.

Attrezzature corrette e importanti per la nostra sicurezza
I conflitti armati non si combattono solo in aria, ma anche a terra. Per questo motivo le forze armate devono essere in grado, in caso di necessità, di poter combattere con equipaggiamenti adeguati. Per tale scopo, oltre agli aerei da combattimento è necessario disporre di un numero sufficiente di carri armati, fanteria e artiglieria. La decisione odierna di acquistare altro materiale per l’esercito è quindi un passo importante nella giusta direzione per colmare le lacune in termini di capacità ed equipaggiamento delle nostre forze armate.

Un successo per l’Alleanza sicurezza Svizzera
Dalla campagna referendaria su Air2030, l’Alleanza per la Sicurezza Svizzera ha lavorato instancabilmente con i suoi partner e membri contro le manovre di disturbo degli oppositori delle forze armate. L’Alleanza si è anche difesa con successo dalle notizie fuorvianti trasmesse dai media. È stato dimostrato come l’Alleanza sia l’organizzazione leader e di riferimento nel contesto della politica di sicurezza e quale organizzatrice di campagne. Motivata dalla decisione odierna, l’Alleanza sicurezza Svizzera continuerà a lavorare insieme ai suoi partner e membri per una sicurezza integrata, stabile e a lungo termine in Svizzera.

(immagine da www.alleanzasicurezza.ch)

«Democrazia viva»: il progetto per ridare slancio al nostro sistema politico

«Democrazia viva»: il progetto per ridare slancio al nostro sistema politico

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni segnala che oggi, giovedì 15 settembre, è in programma la quindicesima edizione della Giornata mondiale della democrazia. L’occasione è quindi propizia per fare il punto sugli sforzi profusi negli ultimi anni per rilanciare la vitalità delle pratiche democratiche in Ticino. A questo proposito, va ricordato che negli scorsi mesi il Consiglio di Stato ha incaricato la Sezione degli enti locali di sviluppare il progetto «Democrazia viva», che punta a ridare slancio alla partecipazione politica a livello locale.

Il sistema politico svizzero prevede che siano i cittadini a «fare lo Stato», partecipando in modo attivo alla gestione della cosa pubblica. Questo è evidente soprattutto a livello comunale, la dimensione in cui il sistema di milizia dimostra la sua centralità per la nostra democrazia diretta. I delicati meccanismi delle istituzioni locali permettono infatti di ridurre la distanza tra classe politica e cittadinanza, favorire la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni.
Il crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della comunità è tuttavia un campanello d’allarme che oggi suona per l’intera società elvetica e che ha conseguenze pratiche. Questa disaffezione impedisce infatti a diversi Comuni di procedere a un regolare ricambio delle persone elette negli organi esecutivi e legislativi, mettendone a rischio la progettualità. Il Dipartimento delle istituzioni coglie quindi l’occasione offerta dalla Giornata mondiale della democrazia – che si celebra oggi per la quindicesima volta – per tematizzare la questione.  
Per quanto riguarda il nostro Cantone, un sondaggio interno condotto nel 2019 dalla Sezione enti locali ha sottolineato la crescente fatica dei partiti nel reperire candidati disposti ad assumere cariche pubbliche, e più in generale, messo in evidenza le difficoltà della politica a intercettare l’interesse dei cittadini. Tra le persone ticinesi nella fascia di età fra 18 e 34 anni, il 38% degli interpellati afferma di essere interessato alla politica e solo il 22% prende in considerazione la possibilità di assumere una carica pubblica. Quest’ultima percentuale, già preoccupante, è ulteriormente inferiore fra le persone di età più avanzata.
Alla luce di questi dati – e dei risultati del terzo Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni, organizzato lo scorso 17 marzo – il Dipartimento delle istituzioni considera oggi prioritario incoraggiare i cittadini a prendere parte alla vita politica della loro comunità e, in particolare, a mettersi a disposizione per assumere una carica pubblica. Il Consiglio di Stato ha fatto propri questi obiettivi e, nello scorso mese di giugno, ha incaricato la Sezione degli enti locali di elaborare una serie di proposte concrete che confluiranno nel progetto «Democrazia viva».  
Nei prossimi mesi, la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà perciò di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine, per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto. Una prima misura è però già stata identificata e consiste nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali.

Mantenere alta l’attenzione nella lotta contro le mafie

Mantenere alta l’attenzione nella lotta contro le mafie

Lei ha in più occasioni denunciato i pericoli derivanti dalla presenza in Svizzera e in Ticino di organizzazioni criminali internazionali. Si può parlare di una vera e propria emergenza?
La criminalità organizzata opera a livello internazionale. E questo è un fatto noto. Proprio per questo negli ultimi anni siamo in prima fila per cercare di combattere le infiltrazioni, che avvengono anche nel nostro Paese. Il nostro impegno – a livello operativo e a livello politico – si sviluppa su alcuni assi importanti. Da un lato vi è la sensibilizzazione di fronte a questo fenomeno, che tocca il Ticino per la sua vicinanza geografica con l’Italia, ma che ha ramificazioni direi anche più importanti in altri Cantoni svizzeri. Il contrasto alla criminalità organizzata rimane di competenza dell’autorità federale (Fedpol, la Polizia federale, e Ministero pubblico della Confederazione), alla quale garantiamo una fattiva collaborazione. Collaborazione che ci viene riconosciuta a livello svizzero e a livello internazionale. Il lavoro di supporto della Polizia cantonale si concretizza anche attraverso l’attività di monitoraggio e raccolta di informazioni. In tale contesto la creazione di un nuovo reparto della Polizia giudiziaria (RG4) permette di ancor meglio supportare questa attività. La Polizia migliorerà la raccolta, l’elaborazione, l’analisi e la divulgazione delle informazioni.

In particolare, quali evidenze sono emerse riguardo alla presenza di organizzazioni criminali riconducibili alle famiglie mafiose italiane?
L’evidenza più importante, se mi consente il gioco di parole, è legata alla… poca evidenza delle organizzazioni mafiose sul nostro territorio. La loro presenza non è contraddistinta da atti criminali violenti, ma da una sotterranea, silenziosa entrata nel nostro tessuto sociale e soprattutto economico. È per questo motivo che, paradossalmente, risulta più difficile detectare e contrastare queste infiltrazioni. Ed è proprio per questo motivo che occorre coinvolgere più canali informativi, sviluppando sinergie con tutte le unità amministrative interessate negli ambiti più delicati. Penso qui in particolare a quello dell’esame delle domande di permessi (di lavoro, di residenza), ma pure al settore economico con controlli sia di ordine amministrativo sia di ordine fiscale.

All’internazionalizzazione delle organizzazioni corrisponde un altrettanto efficace collaborazione tra i diversi Paesi coinvolti a livello di attività giudiziaria e di polizia?
Dal mio osservatorio penso di poter rispondere affermativamente a questa domanda. Soprattutto in ambito di Polizia la collaborazione è sempre in costante miglioramento. D’altronde non potrebbe essere altrimenti se si vuole efficacemente contrastare le organizzazioni criminali di stampo mafioso, che, come detto, hanno allargato la loro attività su più territori nazionali.

Quali settori dell’economia e della società svizzera risultano essere particolarmente sensibili rispetto all’infiltrazione di organizzazioni criminali?
Il 19 maggio scorso la Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC, sezione Ticino) nell’ambito della sua assemblea annuale ha organizzato al Centro manifestazioni di Mendrisio un interessante dibattito proprio sugli aspetti legati all’attività delle organizzazioni criminali internazionali. Al dibattito hanno preso parte, oltre al sottoscritto, anche il nuovo procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler, in carica dal 1. gennaio 2022), la direttrice della Polizia federale, Nicoletta Della Valle, e il capo della Polizia giudiziaria ticinese, Thomas Ferrari. La serata è stata voluta per fornire una serie di utili informazioni ai nostri impresari su come si muove la criminalità internazionale in alcuni ambiti economici. Quello della costruzione è uno dei settori in cui può infiltrarsi un’organizzazione mafiosa, grazie alla sua imponente disponibilità finanziaria. Ma non è l’unico settore. Tra quelli “classici” vi è la ristorazione. Non si può però rimanere fermi a questi due settori: ovunque – soprattutto dove vi è necessità di capitali – la criminalità può investire.

Nella lotta alla criminalità un aspetto di grande importanza riguarda la sicurezza informatica. Che cosa ci può dire in proposito e quali misure andrebbero adottate?
Siamo perfettamente coscienti che la lotta alla criminalità passa anche dallo sviluppo di sistemi informatici sempre meglio in grado di difendersi dagli attacchi di singoli o di organizzazioni in grado di penetrare all’interno di una rete informatica che sostiene l’attività di un’azienda. Occorre quindi avere da un lato un alto livello di sicurezza informativa (Cybersecurity). A questo proposito a livello cantonale, sulla scorta di quanto si sta sviluppando a livello nazionale, abbiamo creato uno speciale gruppo di lavoro – chiamato “Cyber sicuro” – con lo scopo di sensibilizzare le aziende (private o pubbliche come possono essere i Comuni o gli enti attivi nel settore sanitario, per esempio) di fronte ai reali pericoli. Dall’altro lato invece per combattere il Cybercrime risulta centrale investire risorse umane e tecniche che possano permettere agli inquirenti di assicurare il perseguimento penale del Cybercrime e più in generale della criminalità organizzata. Così facendo si genererebbe anche un effetto deterrente.

Intervista pubblicata nel magazine Ticino welcome (settembre-novembre)

Wechsel im Präsidium der Strafrechtskommission der KKJPD

Wechsel im Präsidium der Strafrechtskommission der KKJPD

Pressemitteilung der Konferenz der Kantonalen Justiz – und Polizeidirektorinnen und -direktoren
Die Mitglieder der Strafrechtskommission (SRK) der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren haben am 8. September 2022 Staatsrat Norman Gobbi, Direktor des Departements der Institutionen des Kantons Tessin, zum neuen Präsidenten gewählt.
Als eine der ständigen Kommissionen der KKJPD befasst sich die Strafrechtskommission mit Fragen des Strafrechts und des Strafprozessrechts. Sie stellt die interkantonale Koordination in diesen Bereichen zwischen den Kantonen untereinander sowie gegenüber den Bundesbehörden sicher. Zudem vertritt die SRK die konsolidierte Meinung der Kantone gegenüber den mit der Strafrechtspflege befassten Bundesbehörden. Die Strafrechtskommission ist somit das überkantonale fachliche Koordinationsorgan der KKJPD, welches insbesondere rechtspolitische Fragen im Bereich des Strafrechts im Auftrag oder zuhanden der KKJPD analysiert und beurteilt sowie Gesetzgebungsprojekte des Bundes im Bereich des Straf- und Strafprozessrechts begleitet. Die Kommission setzt sich aus sechs kantonalen Regierungsvertretern (Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren), drei Vertretern der Schweizerischen Staatsanwälte-Konferenz (SSK), einem Vertreter der Konferenz der kantonalen Polizeikommandanten (KKPKS), einem Vertreter des Bundesstrafgerichts, je einem Vizedirektor des Bundesamtes für Justiz und des Bundesamtes für Polizei (fedpol) sowie dem Bundesanwalt zusammen. Die aktuelle Zusammensetzung der Kommissionsmitglieder ist auf der der Homepage der KKJPD unter: https://www.kkjpd.ch/de/organisation/staendige-kommissionen/strafrechtskommission publiziert. Staatsrat Norman Gobbi übernimmt das Präsidium von Regierungsrätin Dr. Cornelia Stamm Hurter, Vorsteherin des Finanzdepartements des Kantons Schaffhausen, die die Kommission in den letzten zwei Jahren interimistisch geleitet hat. Als Vize-Präsidentin wurde Regierungsrätin Dr. Stephanie Eymann, Vorsteherin des Justiz- und Sicherheitsdepartements des Kantons Basel-Stadt, gewählt.

Seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica

Seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica

Comunicato stampa

Mercoledì 7 settembre il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato “Cyber sicuro” ha organizzato un seminario dedicato ai Comuni sulla sicurezza informatica. L’evento si inserisce nelle attività di sensibilizzazione della campagna di prevenzione Cyber sicuro e si è in quest’occasione focalizzato sulle amministrazioni pubbliche, in tempi recenti particolarmente colpite dagli attacchi informatici.

In occasione di questo seminario, al quale hanno partecipato oltre 70 persone tra Municipali e funzionari comunali in rappresentanza di oltre 40 enti pubblici, è stata presentata una guida per l’allestimento di un Piano di risposta agli incidenti (PRI), strumento essenziale per valutare il proprio livello di sicurezza informatica, rispettivamente per poter reagire con efficacia nel caso in cui si subisca un attacco informatico. La guida verrà ora messa a disposizione di tutti i Comuni. Nella seconda parte dell’evento i rappresentanti delle realtà comunali hanno invece avuto la possibilità di porre domande sui principali temi correlati alla sicurezza informatica: stoccaggio dati, formazione del personale e assicurazioni in ambito “cyber”.
Il seminario ha rappresentato un ottimo momento di scambio tra Cantone e Comuni, sensibilizzando in maniera mirata e puntuale sulle principali sfide legate alla sicurezza informatica. Nell’anno in corso le attività della campagna di prevenzione Cyber sicuro sono infatti focalizzate sulle amministrazioni pubbliche. I recenti attacchi a danno di alcuni Comuni in Svizzera e la crescente minaccia a cui sono sottoposte le infrastrutture critiche dimostrano come la sicurezza informatica rappresenti una sfida a tutti i livelli istituzionali.

Nuovo ufficio di scienze forensi: “Un passo per la verità e la giustizia”

Nuovo ufficio di scienze forensi: “Un passo per la verità e la giustizia”

Norman Gobbi presenta la novità che non comporterà un aumento di spesa per lo Stato

È stato creato un nuovo ufficio, che non comporterà però alcuna spesa ulteriore per le casse dello Stato. L’ufficio delle scienze forensi, presentato questa settimana dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, riunisce tre medici specialisti in questa disciplina a disposizione 24 ore su 24 e 7 giorni su 7 in particolare per interventi richiesti da magistratura e polizia ticinese. “Sinora i medici lavoravano su chiamata con contratti di prestazione puntuali. Ora sono riuniti sotto lo stesso tetto, creando un centro di competenza molto interessante e che si inserirà in un progetto più ampio. Un organo autonomo e indipendente, attribuito amministrativamente al Dipartimento delle istituzioni/Divisione della giustizia. La medicina forense è un tassello sempre più essenziale nell’ambito delle inchieste del Ministero pubblico. Con l’aumento dei casi di violenza i medici legali supportano la Magistratura nel fornire risposte oggettive per accertare i fatti, raccogliere elementi di prova e verificare l’attendibilità della situazione dal punto di vista medico. Il passo che abbiamo compiuto è un rafforzamento a favore della ricerca della verità e a beneficio della Giustizia ticinese”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
L’Ufficio avrà sede e Bellinzona nello stabile ex Archivio cantonale e sarà diretto dalla Dr. med Rosa Maria Martinez, che vanta una solida esperienza in qualità di Medico legale maturata all’Istituto di medicina legale dell’Università di Zurigo. “Si avvarrà della collaborazione di altri due medici – sottolinea Norman Gobbi. L’ambito d’intervento è molto delicato, perché il medico legale è chiamato sulla scena di un atto violento e per l’accertamento di un decesso. Come ha evidenziato il Procuratore generale Andrea Pagani, negli ultimi tempi sono inoltre aumentati i suicidi e anche in questo caso il medico legale è chiamato a intervenire. L’attività della medicina forense ha conosciuto un marcato aumento, se pensiamo che solo il numero delle autopsie è passato dalle 46 effettuate nel 2015 alle 110 svolte nel 2021. E i dati del 2022 confermano questo aumento”.
Lei parlava di un progetto più grande in cui l’ufficio delle scienze forensi verrebbe inserito. Di che cosa si tratta? “Nelle intenzioni del mio Dipartimento e su mandato del Consiglio di Stato vi è il progetto di riorganizzare tutto il settore della medicina legale con la concretizzazione di un Istituto di Medicina legale. L’ufficio delle scienze forensi è il primo tassello di questo progetto. Per questo abbiamo avviato contatti con l’Università della Svizzera italiana, che con la neonata facoltà di Biomedicina – assieme all’Ente ospedaliero cantonale – potrebbe avere un interesse particolare, creando nuovi sbocchi professionali”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Norman Gobbi nuovo presidente della commissione nazionale del diritto penale della CDDGP

Norman Gobbi nuovo presidente della commissione nazionale del diritto penale della CDDGP

Comunicato stampa

Si è svolta ieri, giovedì 8 settembre, ad Airolo la riunione extra muros della commissione del diritto penale della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia (CDDGP). Nell’ambito dei lavori il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato nominato nuovo presidente.

La CDDGP coordina la cooperazione tra i Cantoni e la Confederazione nei settori della polizia, della giustizia, delle carceri e della migrazione a livello politico.
Al suo interno la CDDGP è composta da commissioni permanenti. Quella principale è la commissione del diritto penale, di cui Gobbi ieri è diventato presidente, accanto alla nuova vice presidente, Stephanie Eymann, consigliera di Stato di Basilea Città.
Nella commissione sono rappresentati il Ministero pubblico della Confederazione, la Polizia Federale (FedPol), l’Ufficio federale di giustizia, gli organi inquirenti cantonali (in commissione siede anche il Procuratore generale ticinese Andrea Pagani) e i rappresentanti cantonali della CDDGP.
La commissione del diritto penale è responsabile del coordinamento intercantonale di progetti legislativi e altri progetti nel campo del diritto penale e del diritto processuale penale. Tra i temi che vengono trattati in questi mesi figurano per esempio l’implementazione della revisione del codice di procedura penale e la revisione legislativa sui reati contro l’integrità sessuale in discussione alle Camere federali.