Dopo un mese di ottobre particolarmente mite dal punto di vista climatico, l’inverno è ormai alle porte: le temperature si abbassano e il fondo stradale diviene vieppiù insidioso se i veicoli non sono correttamente equipaggiati. Come da tradizione, anche quest’anno il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e la Polizia cantonale propongono l’abituale attività di sensibilizzazione rivolta ai conducenti.
Nel mese di novembre, da diversi anni, il progetto di prevenzione “Strade sicure” e la Polizia cantonale presentano un’azione di sensibilizzazione per conducenti sull’importanza di dotare i veicoli a motore del corretto equipaggiamento invernale. Soprattutto di notte in questo periodo le strade possono essere insidiose con rischi accresciuti per gli automobilisti.
Sebbene in Svizzera non esista un obbligo specifico di montare quattro pneumatici invernali, potrebbe comunque essere punito chi, per l’inadeguato equipaggiamento invernale, dovesse creare problemi alla circolazione stradale o causare incidenti. Problematiche che, con un veicolo adeguatamente preparato per fronteggiare condizioni stradali precarie, come gelo e neve, potrebbero essere evitate.
Infatti, con le gomme invernali le prestazioni dei veicoli migliorano in maniera significativa: l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del mezzo risulta più sicuro. Ad esempio, se lo spazio di frenata su una strada innevata, ad una velocità di 40 km/h, è di circa 30 metri con gli pneumatici invernali, sale addirittura a circa 60 metri con quelli estivi.
Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante il periodo invernale raccomandiamo di:
Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali quando la temperatura scende sotto i 7° C;
Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo è inferiore a 4 mm. Il profilo minimo legale per le gomme da neve è fissato a 1.6 mm;
Sulle strade innevate la distanza di sicurezza da tenere deve essere di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
Evitare manovre improvvise con i pedali o con lo sterzo;
Montare sempre quattro pneumatici dello stesso tipo.
Per chi fosse interessato, in tutti i posti di Polizia sono a disposizione i volantini informativi che richiamano questi utili consigli.
Dando seguito alla volontà dei municipi di Bodio e Giornico, il Consiglio di Stato ha formalizzato l’avvio dello studio di aggregazione tra i due comuni della Bassa Leventina che nel febbraio scorso avevano largamente accolto il progetto che includeva anche Personico e Pollegio. Questi ultimi avevano espresso voto nettamente negativo all’aggregazione dei quattro comuni, che è stata pertanto abbandonata.
Lo scorso 13 febbraio 2022 la cittadinanza di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio si è espressa in votazione consultiva sulla proposta di unire i quattro comuni nel nuovo Comune di Sassi Grossi. In quell’occasione, il progetto è stato ampiamente accolto a Bodio e Giornico con oltre l’80% di consensi in entrambi i comuni, mentre è stato decisamente respinto a Personico e Pollegio, con 65% rispettivamente 82% di voti negativi.
Alla luce di questo esito, l’aggregazione dei quattro comuni è stata abbandonata, come proposto dal Consiglio di Stato in marzo e decretato dal Gran Consiglio lo scorso 21 giugno 2022.
Considerato il largo sostegno all’idea aggregativa registrato sia a Bodio che a Giornico, le rispettive autorità hanno fin da subito riflettuto sull’eventualità di rilanciare il tema limitatamente ai loro due comuni. Dopo aver svolto alcuni approfondimenti e verifiche, i municipi di Bodio e Giornico hanno recentemente comunicato al Consiglio di Stato la volontà di avviare una procedura di aggregazione tra i loro comuni.
Il Governo valuta con favore questo passo che permetterà alla cittadinanza dei due comuni di esprimersi sull’ipotesi di un’aggregazione bilaterale sulla base di una specifica proposta, per allestire la quale è stata nominata una Commissione di studio. La Commissione istituita dal Consiglio di Stato è composta da due rappresentanti per comune designati dai municipi:
per Bodio: Stefano Imelli, sindaco, e Franco Romerio, municipale,
per Giornico: Rosolino Bellotti, sindaco, e Tiziano Peduzzi, municipale.
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.
Cosa cambia nei rapporti transfrontalieri a un anno di distanza dall’emergenza Covid (e con la guerra alle porte) L’analisi del consigliere di Stato Norman Gobbi: «Sono stati fatti passi concreti, adesso tocca all’accordo fiscale»
In un anno il mondo sembra sottosopra, ribaltato. Non solo, tristemente, per la guerra. Ci riferiamo ad alcuni fenomeni tra il Ticino e l’Italia.
Partiamo dai passaggi tra i due Paesi, che sono ripresi ormai a pieno ritmo: qual è la situazione oggi? Anche dal punto di vista della sicurezza? Che cosa comporta questo ritorno alla normalità? La mobilità transfrontaliera ha ripreso vigore, dopo le restrizioni imposte dalla pandemia nel 2020. Un ritorno alla normalità che ormai dura da più di un anno. Sul fronte della sicurezza ciò significa un rafforzamento dell’allerta da parte delle forze dell’ordine, sia da una parte che dall’altra del confine. Il 2021 ha segnato un aumento degli incidenti della circolazione stradale in Ticino. Un incremento in particolare dovuto al graduale ritorno a una situazione di traffico intenso post lockdown. Il traffico pendolare dei frontalieri comporta una pressione sulle strade e autostrade ticinesi, con conseguenze anche per quanto riguarda il numero di incidenti, che nel 2021 sono stati 3’656. Sul fronte della lotta ai reati patrimoniali, la progressione è stata costante nel corso del 2021 e gli ultimi mesi hanno segnato cifre di poco inferiori alla situazione precedente l’emergenza da coronavirus. Permangono numerosi i furti effettuati da bande di nomadi provenienti dall’Italia. Per quanto riguarda le truffe, anch’esse in aumento dopo un 2020 “tranquillo” potrei citare l’ultimo episodio avvenuto 2 settimane fa con l’arresto di un 38enne e di un 24enne, cittadini italiani residenti in Italia. Il fermo ha permesso di sventare una truffa di tipo “rip deal”.
Sono in realtà cambiati anche i motivi, pur in parte, degli spostamenti. Dall’arrivo degli italiani dal confine per il pieno al fenomeno a volte inverso. Anche sul fronte della spesa, sono mutate le abitudini di svizzeri italiani. Qual è la sua analisi da questo punto di vista? L’impatto più importante sulla mobilità al confine non è dato dagli spostamenti per il pieno di carburante o per la spesa. Sono le entrate dei lavoratori e delle lavoratrici provenienti dalle province di confine che creano i maggiori problemi di viabilità. Il fenomeno dei ticinesi che si recano oggi in Italia a fare il pieno perché molto più conveniente esiste, ma è limitato.
Quali sono i dati in suo possesso? Lo studio più recentemente pubblicato dal Dipartimento del territorio del Canton Ticino del rilevamento sulla mobilità transfrontaliera tra settembre e novembre 2021 ha registrato una media di 65’319 ingressi – il 50% dalla provincia di Como, il 35% da quella di Varese e il 5% da Verbania-Cusio-Ossola – dai valichi doganali ticinesi (tra le 5 alle 18), con una netta prevalenza nella fascia mattutina (40’574 transiti tra le 5 e le 9). Ben l’82% dei veicoli – per il 90% in auto, il 7% su motoveicoli e il 3% su furgoni o altro – è occupato da una persona sola! Questo è un dato sconfortante anche perché è in continuo peggioramento (nel 2018 per esempio il 78% dei veicoli era occupato da una persona sola). Le dogane più sollecitate sono quelle del Mendrisiotto con il 68% dei passaggi.
Secondo lei sono fenomeni che cambieranno ancora o destinati a durare nel tempo? Se parliamo di criminalità transfrontaliera possiamo dire che è un fenomeno che – stando così le cose – durerà nel tempo. Con cambiamenti però sui modus operandi dei criminali. E con una crescente criminalità legata al mondo cyber. Dunque fenomeni non solo sovranazionali, ma anche sovra territoriali.
E se invece parliamo di trasporti e traffico veicolare? L’accresciuto ricorso al telelavoro – introdotto sull’esperienza accumulata in periodo pandemico – sta avendo un’influenza anche sui trasporti, con lavoratori italiani che sono occupati per un’azienda ticinese, ma che si spostano meno verso il nostro territorio potendo lavorare da casa e quando lo fanno utilizzano anche il treno. I dati del 2021 ci dicono che i frontalieri hanno continuato ad aumentare, mentre il numero di passaggi dei veicoli ai valichi rispetto al passato ha subito una leggera diminuzione. Vedremo in futuro che tipo di evoluzione avranno questi fenomeni.
Che effetti ha lasciato il periodo di emergenza sanitaria sulla collaborazione transfrontaliera e può essere d’aiuto ad affrontare le nuove emergenze? I contatti e le relazioni su diversi fronti sono stati più intensi. Anche di recente, nell’ambito della sottoscrizione del nuovo protocollo d’intesa tra Ticino e Provincia di Como in caso di catastrofi, è stato sottolineato questo aspetto. Ed è stato questo rinnovato spirito collaborativo su punti specifici che ha permesso di fare passi avanti concreti proprio nell’ambito del mutuo soccorso in caso di catastrofe sui due versanti del confine. Una concretezza che si è ritrovata anche all’interno della Regio Insubrica, oggi sempre più impegnata ad affrontare temi comuni delle due realtà istituzionali.
Infine, l’accordo fiscale frenato dalle nuove elezioni in Italia: è preoccupato sul ritardo che ciò comporterà? L’accordo fiscale è un tassello importante per costruire un miglior equilibrio sul mercato del lavoro transfrontaliero a tutela anche degli stessi lavoratori transfrontalieri. Un eventuale ritardo della sua ratifica comporterebbe evidentemente un problema. Malgrado la procedura di ratifica da parte italiana debba riprendere da capo confidiamo sulle competenze ministeriali per sveltire le procedure in quanto il nuovo ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti era già membro del Governo Draghi in qualità di ministro dello sviluppo economico, mentre il nuovo ministro degli esteri Antonio Tajani è un politico di lungo corso con conoscenze approfondite. Cito questi due ministeri perché sono quelli che più incideranno sull’iter dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.
Ciò inciderà sulle relazioni tra Italia e Svizzera, in particolare il Ticino? È chiaro che la Svizzera e il Ticino vogliono che questo benedetto accordo venga sottoscritto, anche perché i suoi effetti non saranno immediati. Ci vorranno ancora anni affinché il Ticino posso avere dei benefici concreti dal nuovo accordo.
Sulle tensioni, ad esempio per i ristorni? È ancora troppo presto per parlarne. Siamo abituati a prendere decisioni di fronte a fatti concreti.
Vuole esprimere un auspicio o affidare un messaggio? La forte maggioranza che il popolo italiano ha accordato a Fratelli d’Italia dovrebbe poter proporre una compattezza e una capacità decisionale del Parlamento superiore rispetto ad altri momenti della storia anche recente dell’Italia. Il mio auspicio è che questo avvenga e che si possa riflettere pure positivamente sulle Regioni e sulle Provincie, con le quali i Ticino ha maggiori contatti, e far avanzare concretamente i numerosi incarti in sospeso tra Svizzera e Italia, tra i quali menziono la necessità di trovare delle soluzioni soddisfacenti di lungo termine sulla questione del lavoro da remoto dei frontalieri e l’accesso al mercato dei servizi finanziari transfrontalieri.
Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 3 novembre 2022 della Frontiera/La Provincia di Como
Il passaggio all’ora solare e la progressiva diminuzione delle ore di luce in questo periodo dell’anno richiedono un’attenzione accresciuta al corretto utilizzo delle luci dei veicoli e la necessità di rendersi visibili. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della Commissione ricordano alcuni consigli per aumentare la sicurezza durante il periodo autunnale e invernale. Consigli rivolti a tutti gli utenti della strada, con particolare riguardo ai pedoni, che in questo ambito sono la categoria più vulnerabile.
In Svizzera da alcuni anni è obbligatorio circolare anche di giorno con le luci diurne accese e dal 1. aprile di quest’anno l’obbligo è stato esteso anche alle biciclette elettriche. Si tratta di un accorgimento adottato in funzione preventiva, che non ha primaria funzione di illuminazione ma, anche in condizioni di luce diurna, consente di rendersi più visibili e quindi di meglio segnalare la propria presenza agli altri utenti della strada.
Il passaggio all’ora solare unito all’arrivo sempre più anticipato del buio in questo periodo dell’anno segna un aumento del rischio d’incidenti, in cui i momenti più delicati sono il crepuscolo (dopo il tramonto e prima dell’alba) e le ore notturne. Essere visti da una distanza maggiore è pertanto di fondamentale importanza, in quando concede un maggiore tempo di reazione. Per questo motivo Strade sicure,con la campagna di sensibilizzazione“Rifletti”, richiama l’attenzione all’importanza di rendersi visibili sulla strada. In particolare per chi si sposta a piedi, in bicicletta, con l’e-bike o con lo scooter, è imprescindibile optare per un abbigliamento chiaro e colori segnaletici o al neon. Inoltre, sia sulle due ruote sia a piedi, si consiglia di indossare elementi riflettenti per aumentare ulteriormente la propria visibilità.
Si rammenta infine che anche lo stile di guida deve essere adattato, tenendo conto delle condizioni meteo, di luce e di visibilità. In caso di brutto tempo bisogna mantenere una distanza maggiore dal veicolo che ci precede, nonché prestare particolare attenzione verso i pedoni. Anche sulle due ruote è fondamentale mantenere sempre una distanza adeguata dagli altri veicoli.
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