Consegna Premio Arge Alp 2022 ai vincitori della categoria regionale

Consegna Premio Arge Alp 2022 ai vincitori della categoria regionale

Comunicato stampa

Si è svolta oggi a Palazzo delle Orsoline la consegna del Premio Arge Alp 2022 ai vincitori della categoria regionale. Il progetto «Ecoligia», sviluppato da giovani laureati ticinesi, è un contributo tangibile e didattico alla sensibilizzazione in ambito climatico.

Venerdì 21 ottobre 2022, durante la 53a riunione dei Capi di Governo della comunità di lavoro Arge Alp che si è svolta ad Innsbruck, sono stati resi noti i vincitori del premio Arge Alp 2022, dedicato alla tutela climatica. L’obiettivo del premio era quello di mettere in risalto grandi progetti, progetti startup e progetti grassroots particolarmente innovativi nei settori della sostenibilità e della tutela climatica.
Il Cantone Ticino ha ricevuto il premio regionale della categoria «Grassroots» con il progetto «Ecoligia».
Il progetto, scelto su tre finalisti, è stato sviluppato da tre giovani laureati ticinesi, Chiara Pedrazzini, Cristiana Pedrazzini e Ludovico Conti, che hanno creato una valigia con contenuti di sensibilizzazione in ambito di ecologia (da qui il nome «Ecoligia»).
I promotori del progetto, dopo aver organizzato una giornata di sensibilizzazione nel Comune di Comano con un percorso ludico e didattico per i ragazzi e di approfondimento scientifico per gli adulti allo scopo di spiegare in modo semplice cosa sia il cambiamento climatico grazie a concreti accorgimenti per ridurre nella quotidianità il nostro impatto sul pianeta, hanno preparato del materiale informativo e didattico da far viaggiare nelle scuole, tramite, appunto, una valigia.
All’interno di questa «Ecoligia» sono contenute schede per spiegare ai ragazzi dei primi cicli di formazione il complesso tema del cambiamento climatico, offrendo anche ai docenti degli spunti per sensibilizzare gli allievi ai cambiamenti climatici. I contenuti, ricchi di immagini e di eco-eroi, sono suddivisi in tre parti, che comprendono spiegazioni semplici con esperienze ludiche e interattive su temi importanti quali: cos’è il cambiamento climatico, quali sono gli effetti in Svizzera (con particolare attenzione ai ghiacciai e al permafrost) e sull’aumento delle temperature nei laghi ticinesi e sulle microplastiche.
La scelta della giuria è caduta su questo progetto della categoria «Grassroots», anche poiché i suoi contenuti seguono le linee guida della Prospettiva 2040 del Cantone, con la consapevolezza che la transizione trasformativa e la sensibilizzazione su questi temi inizia proprio con le giovani generazioni.
Il premio di 1’000 fr. copre le spese finora sostenute dai promotori, ma ha soprattutto il pregio di ottenere visibilità anche all’interno delle regioni Arge Alp.

Della Comunità di Lavoro delle Regioni Alpine (ARGE ALP) fanno parte 26 milioni di abitanti delle seguenti regioni, cantoni e province di Germania, Austria, Svizzera e Italia: Baviera, Salisburgo, Tirolo, Vorarlberg, Lombardia, Alto Adige, Trentino, S. Gallo, Ticino e Grigioni.

«Roberto Maroni un amico, ha fatto molto per i rapporti con il Ticino»

«Roberto Maroni un amico, ha fatto molto per i rapporti con il Ticino»

Anche i leghisti sul fronte ticinese del confine ricordano l’ex ministro dell’interno: «Venne al funerale di Giuliano Bignasca, si comportò da vero signore»

Anche la Lega, quella sul fronte ticinese del confine, piange la scomparsa di Roberto Maroni. L’ex ministro dell’interno italiano ha visitato spesso Lugano, in particolare via Monte Boglia. «Anche il giorno del funerale di Giuliano Bignasca – racconta la deputata leghista Maruska Ortelli – era venuto nella nostra sede assieme a Umberto Bossi portando una corona di fiori. Era commovente come quel giorno si prese cura del fondatore della Lega Nord, sembravano quasi padre e figlio. Con il Nano poi ci sono state diverse cene assieme, alle quali spesso partecipavo anche io, e una bellissima festa a sorpresa, che ricordavamo spesso. Oltre a essere un grande politico è stato una brava persona, sempre rispettoso ed educato: ho appreso della sua morte con un profondo dolore».

«Acuto, sensibile ma soprattutto umile – commenta il secondo vicepresidente del Gran Consiglio Michele Guerra -. Nonostante avesse ricoperto alcune delle cariche più importanti della politica italiana, stava volentieri con i giovani per dare loro consigli. È stato un piacere parlare con lui nei vari incontri organizzati tra le due leghe, una figura che mancherà non solo all’Italia ma anche al Ticino».

Chi lo ha conosciuto bene è certamente Norman Gobbi che, racconta, lo ha «incontrato in quasi tutte le sue funzioni: co-fondatore della Lega Lombarda, Ministro del Governo italiano e infine Governatore della Lombardia. In questa funzione ho avuto maggiormente modo di interagire con lui e apprezzarne l’approccio pragmatico che lo ha sempre contraddistinto. Ricordo che l’istituzionalizzazione dei rapporti tra Canton Ticino e Regione Lombardia avvenne nel 2015 sotto la sua egida; a seguito di questo ci portò poi a rivedere l’organizzazione strategica della Regio Insubrica dopo l’impasse data dallo “svuotamento” delle province da compiti essenziali, elevando le Regioni italiane al tavolo presidenziale con il nostro Ticino».

Momenti istituzionali, ma anche di amicizia: «Nel 2016 a Como ci incontrammo nell’incontro che dava seguito all’accordo di collaborazione tra Ticino e Lombardia e, al momento dello scambio di doni, ci mettemmo a ridere per i reciproci regali: da parte ticinese un cristallo di forma fallica fumé e da parte lombarda una ciotola d’argento che ricordava un’urna cineraria. Scoppiammo a ridere, dicendoci che fortunatamente non sono i regali a qualificare le relazioni di amicizia personale e di vicinanza tra Governi…».

Da www.cdt.ch

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Roberto Maroni è morto a 67 anni
L’ex ministro dell’Interno italiano lottava da tempo contro una grave malattia

Roberto Maroni, già ministro dell’Interno italiano, è morto martedì mattina all’età di 67 anni. Il politico leghista, tra i fondatori del movimento, lottava da tempo contro una grave malattia, che lo scorso anno lo aveva spinto a ritirare la sua candidatura come sindaco di Varese. I funerali si svolgeranno venerdì mattina a Varese.
Nella sua lunga carriera politica è stato più volte ministro e una volta vicepremier, oltre ad aver ricoperto la carica di presidente della Regione Lombardia tra il 2013 e il 2018.
Una carriera politica in cui ha militato nelle fila della Lega Nord, di cui era stato confondatore nel 1989 e di cui ha coperto la carica di segretario federale dal 2012 al 2013, dopo le dimissioni di Umberto Bossi e prima di Matteo Salvini.
Per Maroni non sono mancati i problemi con la giustizia: fu condannato per oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale per aver impedito, nel 1996, l’accesso alla sede del partito a Milano agli agenti inviati per una perquisizione. È stato anche nel mirino di un’inchiesta legata a Expo 2015, che si è tenuta a Milano. Dopo essere stato assolto in cassazione nel 2020, era stato nuovamente rinviato a giudizio lo stesso anno.
“Era una persona molto pragmatica, nei suoi diversi ruoli”. Così Norman Gobbi ricorda Roberto Maroni, con il quale ha avuto modo di interagire soprattutto nella sua veste di Governatore della Lombardia. Una persona che cercava la concretezza anche quando non era facile trovarla, aggiunge il Consigliere di Stato, con la quale è iniziato il ravvicinamento tra Ticino e Lombardia che ha poi portato alla collaborazione transfrontaliera con la Regio Insubrica.

https://www.rsi.ch/news/mondo/Roberto-Maroni-%C3%A8-morto-a-67-anni-15806149.html

Da www.rsi.ch/news

Dialog «Sexuelle Gewalt» lanciert

Dialog «Sexuelle Gewalt» lanciert

Keller-Sutter: «Viele Frauen haben Angst vor dem Verfahren»
Die zuständigen Stellen bei Bund und Kantonen haben den Dialog «Sexuelle Gewalt» ins Leben gerufen. Damit sollen die Opfer den Behörden stärker vertrauen.

Das Vertrauen der Opfer von sexueller Gewalt in die Behörden ist wichtig, um Täter und Täterinnen verurteilen zu können. Die zuständigen Stellen bei Bund und Kantonen haben den Dialog «Sexuelle Gewalt» lanciert, in dessen Zentrum die Begleitung der Opfer, die vereinheitlichte Ausbildung der Behörden und die Verbesserung der Datenlage stehen.
Am ersten Treffen am Montag nahmen Vertreterinnen und Vertreter von Bund, Kantonen sowie von Polizeien und Strafverfolgungsbehörden eine erste Bestandesaufnahme vor. Es seien drei Handlungsfelder definiert worden, die nun vertieft würden, berichtete Justizministerin Karin Keller-Sutter nach dem Treffen in Bern vor den Medien.
Zuerst einmal solle die Datenlage geklärt werden, etwa zur Zahl der Anzeigen und Verurteilungen. Das zweite Feld seien die Begleitung und Unterstützung der Opfer im Strafprozess und das dritte vereinheitlichte Aus- und Weiterbildungen zum Thema sexuelle Gewalt bei Polizei, Staatsanwaltschaften und Gerichten.

Opfer müssen beraten und begleitet werden
Das Parlament debattiert derzeit die Revision des Sexualstrafrechts. Umstritten ist, ob künftig «Nur Ja heisst Ja» oder aber «Nein heisst Nein» im Gesetz verankert werden soll. Je nachdem begeht eine Straftat, wer eine sexuelle Handlung an einer Person ohne deren Zustimmung oder trotz deren ausdrücklicher Ablehnung vornimmt.
Die laufende Revision werde so oder so eine Etappe sein, sagte Keller-Sutter. Damit aber effektiv mehr Delikte angezeigt würden als heute, sei es wichtig, die Opfer zu beraten und zu begleiten und ihre Erwartungen und Ängste ernst zu nehmen. «Viele Frauen haben Angst vor dem Verfahren», so Keller-Sutter.
Die Statistik zeige, dass nur wenige Sexualstraftaten zu einer Anzeige führten, sagte der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi namens der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren (KKJPD). «Das macht uns Sorgen.» Gründe für die Zurückhaltung der Opfer könnten Beziehungen zu Tätern oder Abhängigkeit von ihnen sein.
Keller-Sutter hob ein Angebot des Universitätsspitals Lausanne als gutes Beispiel hervor. Opfer von Sexualstraftaten könnten sich dort untersuchen lassen, und die Befunde würden danach aufbewahrt. Sollte das Opfer sich später für eine Anzeige entscheiden, stünden die erhobenen Beweise für das Verfahren zur Verfügung.

Präziser werden
Die Datengrundlagen zu Anzeigen von Sexualstraftaten seien nicht sehr ausgegoren, sagte Keller-Sutter. Es gebe grosse Differenzen zwischen den Kantonen. «Hier müssen wir präziser werden.»

https://www.derbund.ch/keller-sutter-viele-frauen-haben-angst-vor-dem-verfahren-824573935715

Da www.derbund.ch

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Bundesrätin bündelt die Kräfte
Karin Keller-Sutter stellt Strategie gegen sexuelle Gewalt vor
Bundesrätin Karin Keller-Sutter will mit vereinten Kräften sexuelle Gewalt bekämpfen. Sie ruft ganz unterschiedliche Akteure dazu auf, den Opfern verstärkt zur Seite zu stehen.

Justizministerin Karin Keller-Sutter (58) trat am Montag vor die Medien und informierte über die Lancierung des Dialogs «Sexuelle Gewalt». Dafür trommelte die FDP-Bundesrätin Akteure von Bund, Kantonen und aus der Praxis zusammen.
Am ersten Treffen am Montag nahmen Vertreterinnen und Vertreter von Bund, Kantonen sowie von Polizeien und Strafverfolgungsbehörden eine erste Bestandesaufnahme vor. Es seien drei Handlungsfelder definiert worden, die nun vertieft würden, berichtete Justizministerin Keller-Sutter nach dem Treffen in Bern vor den Medien.

Parlament debattiert über Revision des Sexualstrafrechts
Zuerst einmal solle die Datenlage geklärt werden, etwa zur Zahl der Anzeigen und Verurteilungen. Das zweite Feld seien die Begleitung und Unterstützung der Opfer im Strafprozess und das dritte vereinheitlichte Aus- und Weiterbildungen zum Thema sexuelle Gewalt bei Polizei, Staatsanwaltschaften und Gerichten.
Das Parlament debattiert derzeit die Revision des Sexualstrafrechts. Umstritten ist, ob künftig «Nur Ja heisst Ja» oder aber «Nein heisst Nein» im Gesetz verankert werden soll. Je nachdem begeht eine Straftat, wer eine sexuelle Handlung an einer Person ohne deren Zustimmung oder trotz deren ausdrücklicher Ablehnung vornimmt.

Beratung und Begleitung von Opfern
Die laufende Revision werde so oder so eine Etappe sein, sagte Keller-Sutter. Damit aber effektiv mehr Delikte angezeigt würden als heute, sei es wichtig, die Opfer zu beraten und zu begleiten und ihre Erwartungen und Ängste ernst zu nehmen. «Viele Frauen haben Angst vor dem Verfahren», so Keller-Sutter.
Die Statistik zeige, dass nur wenige Sexualstraftaten zu einer Anzeige führten, sagte der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi (45) namens der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektoren (KKJPD). «Das macht uns Sorgen.» Gründe für die Zurückhaltung der Opfer könnten Beziehungen zu Tätern oder Abhängigkeit von ihnen sein.

Grosse Differenzen zwischen Kantonen
Keller-Sutter hob ein Angebot des Universitätsspitals Lausanne als gutes Beispiel hervor. Opfer von Sexualstraftaten könnten sich dort untersuchen lassen, und die Befunde würden danach aufbewahrt. Sollte das Opfer sich später für eine Anzeige entscheiden, stünden die erhobenen Beweise für das Verfahren zur Verfügung.
Die Datengrundlagen zu Anzeigen von Sexualstraftaten seien nicht sehr ausgegoren, sagte Keller-Sutter. Es gebe grosse Differenzen zwischen den Kantonen. «Hier müssen wir präziser werden.»

Zusammenführung mit Dialog «Häusliche Gewalt»
Bessere Daten zu Sexualdelikten in der Schweiz und verschiedenen Formen dieser Art von Gewalt forderte kürzlich bereits die internationale Expertinnen- und Expertengruppe des Europarats (Grevio). Sie hatte die Umsetzung der Istanbul-Konvention in der Schweiz überprüft.
Nach der Bestandesaufnahme vom Montag würden die drei bezeichneten Handlungsfelder vertieft, sagte Keller-Sutter. Im nächsten Jahr soll der Dialog «Sexuelle Gewalt» mit dem Dialog «Häusliche Gewalt» zusammengeführt und eng mit dem Nationalen Aktionsplan zur Umsetzung der Istanbul-Konvention koordiniert werden.
Hauptakteure im Dialog sind neben dem Justiz- und Polizeidepartement (EJPD) die KKJPD, die Konferenz der kantonalen Sozialdirektorinnen und Sozialdirektoren und das Eidgenössische Gleichstellungsbüro. Vertreten waren auch das Bundesamt für Statistik und die wichtigsten Organisationen der kantonalen Polizeien, der Staatsanwaltschaften, der Gerichte, des Opferschutzes und die Kriminalprävention. (SDA/bgs)

https://www.blick.ch/politik/bundesraetin-buendelt-die-kraefte-karin-keller-sutter-stellt-strategie-gegen-sexueller-gewalt-vor-id18072861.html?utm_source=campaign&utm_medium=email&utm_campaign=share-button&utm_term=blick_app_ios

Da www.blick.ch

La Confederazione e i Cantoni lanciano il dialogo sulla violenza sessuale

La Confederazione e i Cantoni lanciano il dialogo sulla violenza sessuale

Comunicato stampa del Dipartimento federale di giustizia e polizia

La fiducia delle vittime nelle autorità di perseguimento penale e nei tribunali è un elemento fondamentale per lottare contro la violenza sessuale. Oltre alla revisione in corso del diritto penale in materia sessuale, sono necessarie anche altre misure per rafforzare tale fiducia. Su iniziativa della consigliera federale Karin Keller Sutter, il 21 novembre 2022 alcuni importanti attori della Confederazione e dei Cantoni hanno lanciato il dialogo «Violenza sessuale», che si concentra sulla consulenza e l’assistenza alle vittime. Durane la prima riunione gli attori politici hanno stilato il quadro della situazione e fissato le prossime tappe.
Attualmente, le Camere federali discutono la revisione del diritto penale in materia sessuale. Secondo la consigliera federale Karin Keller-Sutter, si tratta di un passo importante che tuttavia non basta a risolvere tutti i problemi. Già lo scorso giugno aveva pertanto annunciato di voler avviare un dialogo sulla violenza sessuale. Poiché gli autori dei reati possono essere condannati soltanto se le vittime li denunciano, occorre garantire che queste si sentano prese sul serio, ha affermato la capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP) dopo il primo incontro svoltosi il 21 novembre 2022.
Oltre al DFGP, gli attori principali del dialogo «Violenza sessuale» sono la Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (CDDGP), la Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali delle opere sociali (CDOS) e l’Ufficio federale per l’uguaglianza tra donna e uomo (UFU). Alla riunione hanno partecipato anche rappresentanti dell’Ufficio federale di statistica (UST) e delle organizzazioni più importanti delle polizie cantonali, dei ministeri pubblici, dei tribunali, della protezione delle vittime e della prevenzione della criminalità.

Migliorare il sostegno alle vittime e rafforzare la fiducia nelle autorità
L’incontro è servito in particolare a stilare un primo quadro della situazione e a definire i parametri del dialogo. Quest’ultimo si concentra sulla consulenza e l’assistenza alle vittime di violenza sessuale, sulla formazione delle autorità inquirenti e dei tribunali nonché sulla situazione inerente ai dati. Ai partecipanti è stata presentata una panoramica delle misure già adottate e delle buone pratiche, al fine di dedurne possibili opzioni d’intervento nei prossimi mesi.
L’obiettivo del dialogo è rafforzare la fiducia delle vittime di violenza sessuale nelle autorità di perseguimento penale e nei tribunali. Per ottenere i migliori risultati possibili il dialogo deve istituire un obbligo politico. In primavera sarà connesso con il dialogo «Violenza domestica» e strettamente coordinato con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul sotto la direzione del Dipartimento federale dell’interno (DFI).

https://www.admin.ch/gov/it/pagina-iniziale/documentazione/comunicati-stampa.msg-id-91822.html

Da www.admin.ch

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Avviato un ‘dialogo’ per spronare le vittime a sporgere denuncia
Keller-Sutter: non basta la revisione del codice penale

Va trovato un modo per incoraggiare le vittime di violenza sessuale a sporgere denuncia. Lo ha dichiarato la consigliera federale Karin Keller-Sutter al termine di un incontro con i rappresentanti dei Cantoni. Secondo la ministra di Giustizia e polizia, occorre intensificare il sostegno alle vittime e la sensibilizzazione delle autorità penali e giudiziarie. «Dobbiamo trovare il modo migliore per sostenere le vittime di violenza sessuale quando avviano un procedimento legale», che può essere molto pesante. Molte donne hanno paura di ciò che questo comporta, ha riconosciuto la sangallese in una conferenza stampa a Berna. Le vittime di violenza sessuale devono sentirsi prese sul serio. La revisione della definizione di stupro nel diritto penale, attualmente in corso in Parlamento, è un passo importante nella giusta direzione, ha spiegato Keller-Sutter. Ma non sarà sufficiente a risolvere tutti i problemi, ha avvertito.

Cifre attuali molto basse
Confederazione e Cantoni hanno avviato un ‘dialogo’ sulla violenza sessuale. Sono coinvolti anche gli attori del settore, tra cui l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra uomo e donna, le forze di polizia cantonali, i pubblici ministeri, i tribunali e le agenzie di protezione dei minori e di prevenzione dei reati. Il primo incontro svoltosi ieri ha permesso di fare mente locale. Nei prossimi mesi verranno definite le aree di intervento, in particolare per quanto riguarda la consulenza e il sostegno alle vittime, la formazione delle autorità di perseguimento penale e giudiziarie e i dati statistici disponibili in questo settore. I partner coinvolti sulla violenza sessuale si riuniranno la prossima primavera con coloro che si occupano di violenza domestica. Ciò garantirà il coordinamento con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa, che mira a combattere tutte le forme di violenza contro le donne. L’obiettivo è di consentire a un maggior numero di donne vittime di sporgere denuncia. Le cifre attuali sono molto basse, ma esistono delle lacune nei dati. Molti reati avvengono in un ambiente familiare o conosciuto, ad esempio in una coppia, «il che rende difficile la procedura», ha detto Keller-Sutter.

40mila firme per la soluzione del consenso
Sempre ieri, cinquanta organizzazioni e più di 40mila persone hanno chiesto al Parlamento, mediante una petizione, di adottare la soluzione del consenso esplicito ‘Solo un sì è un sì’ per definire lo stupro nel diritto penale. La petizione è stata presentata alla Cancelleria federale da Amnesty International, Operazione Libero e dai partner sostenitori. Erano presenti anche deputati di vari schieramenti, tra cui le consigliere nazionali Léonore Porchet (Verdi/Vd), Tamara Funiciello (Ps/Be) e Kathrin Bertschy (Verdi liberali/Be). In un’azione simbolica, gli attivisti hanno svegliato una ‘Giustizia’ d’argento sulla terrazza di Palazzo federale con una sveglia XXL. Hanno chiesto che le persone che hanno subito abusi sessuali in Svizzera ricevano giustizia.

Disaccordo in Parlamento
Attualmente, in Svizzera è considerato stupro solo la penetrazione non consensuale di una donna da parte di un uomo. E la vittima deve aver mostrato una certa resistenza. Al momento è allo studio una revisione del diritto penale. In Parlamento però si fatica a trovare un accordo. Il Consiglio degli Stati vorrebbe attenersi al principio ‘no significa no’, cioè all’espressione di un rifiuto. La commissione competente del Consiglio nazionale preferisce invece il principio del consenso esplicito ‘solo un sì è un sì’, una soluzione che piace maggiormente anche ad organismi internazionali e organizzazioni non governative. La votazione del plenum è prevista nel corso dell’incipiente sessione invernale delle Camere federali.

Le Nazioni Unite e il Consiglio d’Europa hanno recentemente criticato la Svizzera per come gestisce il problema della violenza domestica e sessuale. Sono state rilevate carenze, in particolare, nel finanziamento del sostegno alle vittime, nella formazione delle autorità penali e giudiziarie, nelle statistiche e, appunto, a livello legislativo.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 22 novembre 2022 de La Regione

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Stupri, fra vittime e autorità occorre maggiore dialogo
REATI SESSUALI / La Confederazione lancia una campagna per migliorare il rapporto di fiducia durante il processo di denuncia dell’abuso – «Chi subisce violenze deve essere preso sul serio», avverte la consigliera federale Karin Keller-Sutter – Norman Gobbi: «Solo poche donne riescono ad andare fino in fondo»

Aumentare il rapporto di fiducia tra le vittime di reati sessuali e le autorità giudiziarie. «Dobbiamo assicurarci che le vittime si sentano prese sul serio », ha dichiarato ieri la consigliera federale Karin Keller-Sutter nell’ambito di un incontro con i Cantoni sul tema della violenza sessuale. La fiducia nelle autorità giudiziarie è un prerequisito essenziale nella lotta contro i reati sessuali, ha aggiunto il capo del Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP): «Solo se le vittime sporgono denuncia ci saranno condanne».

Dialogo sulla violenza
Con questo obiettivo, il Dipartimento di giustizia e polizia ieri ha comunicato di aver avviato un dialogo sulla violenza sessuale con i Cantoni e, più in generale, con tutti gli attori del settore, tra cui l’Ufficio federale per l’uguaglianza fra uomo e donna, le forze di polizia cantonali, i pubblici ministeri, i tribunali e le agenzie di protezione dei minori e di prevenzione dei reati. «La revisione della definizione di stupro nel diritto penale, attualmente in corso in Parlamento, è un passo importante nella giusta direzione ha dichiarato Karin Keller-Sutter – ma non sarà sufficiente a risolvere tutti i problemi». Di qui, appunto, l’appello della consigliera federale affinché la politica rafforzi questo legame di fiducia tra autorità e vittime. In che modo? «In Svizzera è necessario rafforzare la consulenza alle vittime e la formazione delle autorità penali e giudiziarie », ha spiegato Keller-Sutter.

«Più consulenza»
Nell’incontro di ieri è stato quindi definito un piano di intervento che verrà messo in atto nei prossimi mesi, in particolare per quanto riguarda la consulenza e il sostegno alle vittime, la formazione delle autorità giudiziarie e i dati statistici disponibili in questo ambito. I partner coinvolti sulla violenza sessuale si riuniranno la prossima primavera, con l’obiettivo di garantire un coordinamento efficace con il piano d’azione nazionale per l’attuazione della Convenzione di Istanbul del Consiglio d’Europa. Un piano che – ricordiamo – mira a combattere tutte le forme di violenza contro le donne.

I prossimi passi
«Durante l’incontro abbiamo definito i prossimi passi con i principali ambiti d’intervento », ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, presente ieri a Berna come membro della Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. «In primo luogo è stata definita la necessità di una formazione continua per tutti gli operatori della catena penale, dal ministero pubblico ai Tribunali, ma anche in ambito statistico, pur sapendo – tuttavia – che i reati denunciati sono solo una minima parte rispetto a quelli commessi», ha aggiunto Gobbi. «Solo pochi reati sfociano in una denuncia e questo ci preoccupa», ha detto Gobbi. Per una corretta e migliore definizione della dimensione delle violenze sessuali, durante l’incontro, è stata anche evocata l’importanza della medicina legale. «In quest’ottica – ha spiegato il direttore del DI – il Ticino partecipa a un progetto pilota con Losanna e Ginevra, nell’ambito dell’Osservatorio latino contro la violenza domestica ». Più in generale, e su diversi punti, il nostro Cantone, in materia di lotta contro la violenza domestica e contro i reati sessuali, ha già implementato alcune misure. «La formazione di base degli agenti prevede già alcuni corsi per la gestione del primo contatto tra vittima e autorità, per esempio, durante la denuncia nei posti polizia», spiega Gobbi che ribadisce: «Alla base, occorre comunque migliorare il rapporto di fiducia tra autorità e vittima, affinché quest’ultima trovi il terreno giusto e il coraggio per denunciare il proprio aguzzino».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 22 novembre 2022 del Corriere del Ticino

 

Gobbi: “20 Milioni in meno di imposte, proposta equa e responsabile”

Gobbi: “20 Milioni in meno di imposte, proposta equa e responsabile”

La formula presentata dal Governo per la nuova imposta di circolazione 2023

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi a nome del Governo ha presentato questa settimana il Decreto legislativo urgente che mira a correggere alcuni aspetti critici della formula per calcolare l’imposta di circolazione approvata dal popolo lo scorso 30 ottobre; criticità già emerse in occasione del dibattito e confermate dagli stessi iniziativisti. Il Decreto verrà ora discusso dal Gran Consiglio.
“Bisogna subito specificare – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – che questo Decreto è unicamente per l’imposta di circolazione del 2023. In sostanza il Consiglio di Stato ha trovato una soluzione ai problemi tecnici legati alla formula per calcolare l’imposta di circolazione. Problemi tecnici che avrebbero creato una disparità di trattamento tra chi è in possesso di un’auto più nuova e meno inquinante, rispetto a chi ha una vettura più inquinante. L’iniziativa accolta dal Popolo vuole infatti premiare chi inquina meno; senza un intervento in tal senso verrebbe disattesa la volontà popolare. Responsabilmente abbiamo corretto il sistema di calcolo e anche l’introduzione di un coefficiente di moltiplicazione risponde a questa esigenza, oltre a essere una misura equa per tutti i detentori di veicoli. Quindi parità di trattamento, equità e responsabilità per trovare una stabilità finanziaria che andrà a favore di tutta la collettività. La proposta del Governo per il 2023 permetterà comunque di lasciare “nelle tasche dei ticinesi”, come dicono gli iniziativisti, globalmente 20 milioni di franchi. Si passerà da un incasso attuale di 106 milioni nel 2022 a 87.5 milioni nel 2023. Non dimentichiamo che per le nostre strade (manutenzione, miglioramento, sviluppo) ogni anno spendiamo 100 milioni di franchi. L’imposta di circolazione serve proprio a coprire questi costi e dunque per mantenere il nostro patrimonio stradale”.
Il decreto legislativo urgente proposto dal Governo sarà ora discusso dal Gran Consiglio. “Con la speranza che si possa trovare una convergenza su una soluzione equa e responsabile a favore di tutta la collettività, in modo da rapidamente mettere in esecuzione la volontà popolare”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Il Canton Ticino aderisce alla Campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”  

Il Canton Ticino aderisce alla Campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”  

Comunicato stampa

Dal 25 novembre al 10 dicembre 2022 si terrà la Campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” cui anche il Canton Ticino aderisce, come previsto dal Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica presentato nel novembre 2021 dal Consiglio di Stato. Molti gli eventi e le iniziative che saranno organizzati sul territorio ticinese, nell’ottica di sensibilizzare la popolazione in merito a questo tema sensibile e sempre attuale.   

A partire dal 25 novembre, giorno in cui ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e sino al 10 dicembre 2022, prenderà avvio la Campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere” che si svolge annualmente, a cui anche il Canton Ticino aderisce per la prima volta, come già avviene in molti altri Cantoni. La partecipazione alla Campagna è una delle misure dal Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica presentato nel novembre 2021 dal Consiglio di Stato, che mira a rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta a questo fenomeno.
La Campagna mondiale, nota anche come “Orange the world”, ha nell’arancione – colore che simboleggia un futuro luminoso e ottimista, libero da questo tipo di violenza – il filo conduttore che lega le iniziative in questo periodo.  
Già a contare dal 19 novembre saranno proposti diversi eventi sul territorio, organizzati sia in ambito istituzionale, che da parte della società civile, il cui ruolo di sensibilizzazione è davvero prezioso. Il Dipartimento delle istituzioni, per il tramite della Divisione della giustizia competente per il coordinamento istituzionale sul tema della violenza domestica, ha raccolto in un flyer informativo le molte iniziative promuovendole al pubblico.  
I numerosi eventi in programma confermano come il Ticino sia un Cantone estremamente sensibile al tema del contrasto alla violenza domestica, dove le singole azioni possono risultare efficaci solo se compiute congiuntamente da Istituzioni e società civile. In tale ambito si ricorda l’obiettivo del Governo di migliorare ulteriormente la risposta a questa problematica sociale attraverso la strategia delineata nel Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica, per il quale verrà a breve proposto un aggiornamento.  

Flyer 

Imposta di circolazione: ecco come verrà calcolata

Imposta di circolazione: ecco come verrà calcolata

Due formule distinte a dipendenza dell’etichetta energia del veicolo – Introdotto anche un coefficiente di moltiplicazione, non previsto dall’iniziativa

Il Consiglio di Stato ha reso noto oggi, mercoledì, le nuove basi di calcolo per l’imposta di circolazione, da applicare dal 1° gennaio 2023 dopo che l’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” è stata approvata in votazione popolare lo scorso ottobre.
Il calcolo è differenziato in base ai cicli di omologazione utilizzati. I veicoli più vecchi si basano sul cosiddetto NEDC mentre quelli più recenti sul WLTP, introdotto gradualmente a partire dal 2018, che è molto più aderente alla realtà. In entrambi i casi si applica una tassa base di 120 franchi, aggiungendo poi un importo calcolato in base a quanto inquina il veicolo.
Il Governo, con il suo decreto urgente, ha però preso anche una decisione politica: i risultati che scaturiscono dalle due formule – sia in base al NDEC sia in base al WLTP – devono essere moltiplicati per 1,127, questo – ha spiegato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – per garantire “parità di trattamento”. Un coefficiente che tuttavia non era previsto nell’iniziativa, ma introdotto dall’Esecutivo anche per evitare un crollo delle entrate. Con questo calcolo, infatti, il gettito fiscale diminuirà. Tuttavia, ha sostenuto ancora Gobbi, “l’obiettivo di una generale diminuzione dell’imposta di circolazione viene mantenuto”.
Applicando il coefficiente di moltiplicazione previsto dal Governo la tassa di circolazioni minima (quella per i veicoli meno inquinanti) ammonterà a 135.25 franchi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-ecco-come-verr%C3%A0-calcolata-15791530.html

Da www.rsi.ch/news

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Ecco la nuova imposta di circolazione

Il Consiglio di Stato, a seguito della votazione del 30 ottobre, ha approvato oggi i termini per l’introduzione del nuovo sistema di calcolo che poggia su due elementi: differenziare la formula in base al ciclo di omologazione del veicolo e applicarvi un coefficiente (non previsto nell’iniziativa)
Il 30 ottobre i ticinesi hanno detto sì alla nuova imposta di circolazione ideata dal Centro/PPD. L’ultimo passo di una lunga vicenda iniziata diversi anni fa. «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», aveva dichiarato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, commentando i risultati della votazione. Il Consiglio di Stato ha approvato oggi i termini per l’introduzione del nuovo sistema di calcolo dell’imposta di circolazione per l’anno 2023. Per presentare i contenuti della decisione, è stata indetta una conferenza stampa da Bellinzona.
«Il tema centrale che è sorto è di carattere tecnico», ha esordito oggi Gobbi. Il CO2 è l’elemento centrale di tutta la nuova politica sull’imposta di circolazione votata dal popolo. Esistono due cicli di omologazione. Uno ha mostrato delle criticità, il NECD, l’altro è il «nuovo» WLTP, valore di cui dispongono i veicoli di nuova immatricolazione dal 1. gennaio 2021, che è più moderno e più aderente alla realtà.
Nella formula approvata dal popolo lo scorso 30 ottobre, le emissioni di CO2 vengono prese in considerazione a partire da 96 g/km, i primi 95 vengono «condonati». La scelta è stata presa dal Gran Consiglio in base ai precedenti obiettivi climatici della Confederazione, poi aggiornati nel 2021. Il Consiglio di Stato ha quindi cercato una soluzione per evitare disparità di trattamento tra chi è in possesso di un veicolo più vecchio e chi invece guida un’auto nuova, scindendo le due misurazioni. Anche perché l’evoluzione del parco veicoli diventa sempre più moderna e il valore NEDC non è praticamente quasi più disponibile sui nuovi veicoli.
Il calcolo è quindi differenziato in base ai cicli di omologazione utilizzati. In entrambi i casi si applica una tassa base di 120 franchi, aggiungendo un importo legato a quanto inquina l’auto.
«Differenziando la formula in base al ciclo di omologazione della vettura, il gettito per il 2023 diminuirebbe di oltre 7 milioni di franchi», ha quindi spiegato il consigliere di Stato. Per questo motivo il Governo ha deciso di applicare questa differenziazione sull’ambito delle emissioni, ma con un impatto finanziariamente neutro. Ecco perché propone di applicare un coefficiente di moltiplicazione del gettito (pari a 1.127) a tutti i veicoli. In pratica, il risultato che scaturisce dal “120+…” (in base al NDEC o in base al WLTP) deve essere moltiplicato per 1,127.Un coefficiente che non era previsto nell’iniziativa votata il 30 ottobre dal popolo, ma che il Consiglio di Stato ha varato per evitare «un crollo delle entrate» e per garantire parità di trattamento.
La stima del gettito prevista per il 2023 con questa formula voluta dal Consiglio di Stato – scissione dei due parametri e differenziazione – prevede di incassare quasi 20 milioni in meno rispetto al 2022. Una volta che nel 2024 la moratoria per i veicoli più vecchi del 2019 non sarà più applicata, si raggiungerà la cifra prevista e indicata ai cittadini in vista della votazione.
Quello odierno è un decreto legislativo urgente che ha l’obiettivo di applicare già nel prossimo anno il nuovo metodo. L’auspicio – ha aggiunto Gobbi – è che il Gran Consiglio riprenda la proposta del Consiglio di Stato, «perché garantisce parità di trattamento e risponde in maniera chiara al principio di “chi meno inquina, meno paga”, ha un impatto finanziario neutro e viene mantenuto l’obiettivo generale della diminuzione di imposta». Nel 2023 sarà poi necessario modificare la legge in maniera definitiva per quanto riguarda la base di calcolo.
Ha quindi preso la parola Cristiano Canova, capo Sezione della circolazione: «C’è un grosso problema di tempistica, soprattutto per quanto riguarda le applicazioni informatiche. Non c’è solo il problema dell’emissione dell’imposta, ma dal 2 gennaio ci saranno le nuove immatricolazione che dovranno essere fatte in base alla nuova norma. Quindi la tempistica diventa vitale. Un secondo aspetto è che effettivamente siamo confrontati con uno spettacolare cambiamento a livello di parco veicoli. Quelli ibridi ed elettrici aumentano con grande regolarità. A oggi, come immatricolazioni annuali, nel 2022 siamo quasi al 46-47%. Un cambiamento che sul parco veicoli totale inciderà, non immediatamente ma è sicuramente “un processo in corso”».
Interrogato su quanto accadrà dopo il 2023, che richiede ovviamente una soluzione urgente, il direttore del DI ha aggiunto: «Potevamo intervenire sulla tassa base, in modo da colpire tutto il parco veicoli, o sul coefficiente di elevazione del CO2, oppure applicare il moltiplicatore. Nell’ambito dell’anno che arriverà, dovremo analizzare su quale fronte è meglio intervenire. Vogliamo garantire nel 2023 una risposta al voto popolare, applicando un moltiplicatore che corregga il miglioramento di una differenziazione, perché non sarebbe corretto penalizzare chi ha un’auto moderna con meno emissioni. D’altra parte il coefficiente è egualitario per tutti».

Da www.cdt.ch

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Imposta di circolazione dopo il voto popolare, ecco la proposta del Governo
Norman Gobbi: “Garantisce parità di trattamento, ha un impatto finanziario neutro e mantiene l’obiettivo generale della diminuzione di imposta”

Il Consiglio di Stato ha approvato oggi i termini per l’introduzione del nuovo sistema di calcolo dell’imposta di circolazione 2023 dopo la votazione popolare sull’iniziativa del Centro (PPD). Quello odierno, ha detto in conferenza stampa il direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi, è un decreto legislativo urgente che ha l’obiettivo di applicare già nel prossimo anno il nuovo metodo.
“L’auspicio è che il Gran Consiglio riprenda la nostra proposta, perché garantisce parità di trattamento e risponde in maniera chiara al principio di “chi meno inquina, meno paga”, ha un impatto finanziario neutro e mantiene l’obiettivo generale della diminuzione di imposta”. Nel 2023 sarà poi necessario modificare la legge in maniera definitiva a livello di base di calcolo.
Gobbi ha spiegato che il tema centrale è di carattere tecnico: le emissioni di CO2 sono l’elemento centrale della nuova politica sull’imposta di circolazione votata dal popolo, ma ci sono due “cicli di omologazione” delle vetture. Uno ha mostrato delle criticità, il NECD, l’altro è il nuovo WLTP, un valore di cui dispongono i veicoli immatricolati dopo il primo gennaio 2021, che è più moderno e più aderente alla realtà.
Il Consiglio di Stato ha quindi cercato una soluzione per evitare disparità di trattamento tra i detentori di veicoli più vecchi e quelli che hanno auto nuove, anche perché, ha aggiunto il ministro, l’evoluzione del parco veicoli è sempre più moderna e il valore NEDC non è praticamente quasi più disponibile sui nuovi veicoli.
Differenziando il calcolo in base al ciclo di omologazione delle singole vetture, il gettito di imposta per il 2023 diminuirebbe di oltre 7 milioni. Perciò il Governo ha deciso di applicare questa differenziazione relativa alle emissioni, ma con un impatto finanziariamente neutro introducendo un coefficiente di moltiplicazione del gettito per tutti i veicoli.
La stima del gettito prevista per il 2023 con questa formula voluta dal Consiglio di Stato prevede di incassare quasi 20 milioni in meno rispetto al 2022, mentre l’anno successivo, quando la moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 non verrà più applicata, si raggiungerà indicata ai cittadini in vista della recente votazione.
“Potevamo intervenire sulla tassa base, in modo da colpire tutto il parco veicoli, o sul coefficiente di elevazione del CO2, oppure applicare il moltiplicatore. L’anno prossimo decideremo su quale fronte è meglio intervenire. Nel frattempo, intendiamo garantire una risposta al voto popolare, applicando un moltiplicatore che corregga il miglioramento di una differenziazione, evitando di penalizzare chi ha un’auto moderna con meno emissioni”.

Da www.liberatv.ch
 
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Il Consiglio di Stato incontra il Presidente della Regione Lombardia

Il Consiglio di Stato incontra il Presidente della Regione Lombardia

Comunicato stampa

Una delegazione del Consiglio di Stato ticinese, guidato dal Presidente Claudio Zali, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline una delegazione istituzionale della Regione Lombardia, guidata dal Presidente Attilio Fontana. La riunione ha offerto l’occasione per discutere una serie di temi d’attualità e per verificare lo stato di avanzamento della «roadmap» sulle materie transfrontaliere di interesse comune, sottoscritta nel 2018.

Una delegazione del Consiglio di Stato ticinese ha accolto oggi pomeriggio a Bellinzona il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana, accompagnato da Massimo Sertori, assessore agli enti locali e montagna e Presidente della Regio Insubrica, e Claudia Terzi, assessore alla mobilità.  
Le due delegazioni si sono confrontate sullo stato di avanzamento della «roadmap» sulle materie transfrontaliere di interesse comune, firmata lo scorso 17 dicembre 2018. Il documento affronta questioni legate al mercato del lavoro transfrontaliero, alla fiscalità, alla cura del territorio e delle acque comuni, al trasporto pubblico e alla mobilità privata e getta le basi per una maggiore collaborazione.  
Il Presidente del Consiglio di Stato Claudio Zali e il Presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana hanno espresso soddisfazione per lo stato delle relazioni bilaterali e rinnovato l’auspicio che sia possibile continuare ad aumentare la vicinanza e la comprensione reciproca fra i due territori.    

Oggi i funerali di Monsignor Ernesto Togni

Oggi i funerali di Monsignor Ernesto Togni

Ieri la veglia, oggi il funerale. Le esequie sono state presiedute dal Vescovo emerito Monsignor Pier Giacomo Grampa. Tra gli ospiti, persone del mondo episcopale e del mondo politico.

Le esequie di Monsignor Ernesto Togni si sono tenute oggi presso la cattedrale di San Lorenzo a Lugano e sono state presiedute dal Vescovo emerito Monsignor Pier Giacomo Grampa. Seguirà, in privato, la sepoltura nella Cripta della Basilica del Sacro Cuore a Lugano.

L’omelia
Nell’omelia, il Vescovo ha riassunto diversi episodi della vita del defunto, sottolineandone la dedizione alla fede, la vicinanza alle persone, il suo entusiasmo ma anche le sofferenze e incomprensioni a cui seppe far fronte dimostrando generosità e forza. La forza: una parola ricorrente per Monsignore Togni durante le sue predicazioni, ha sottolineato Grampa durante l’omelia. Essa rappresentava la messa in pratica delle predicazioni, la sensibilità missionaria, così come l’adesione al Concilio e poi al Sinodo. L’omelia si è terminata con le seguenti parole: “Grazie, Vescovo Ernesto, e perdona chi non ha saputo comprenderti”.

Ospiti di spicco
Tra i presenti sono spiccati personaggi della vita ecclesiastica, tali il Vescovo di Coira, Monsignor Joseph Bonnemain, l’Amministratore apostolico di Lugano, Monsignor Alain de Raemy, il Vescovo emerito di Lugano, Monsignor Valerio Lazzeri, il Vicario Generale della Diocesi di Como, Reverendo Ivan Salvadori e il Delegato dell’Amministratore apostolico di Lugano, Reverendo Nicola Zanini. Per quanto concerne la sfera politica, erano presenti al funerale il Presidente del Consiglio di Stato, Claudio Zali, il Vicepresidente del Consiglio di Stato, Raffaele de Rosa, il Consigliere di Stato, Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato, Arnoldo Coduri e l’usciere cantonale, Sergio Thoma.

Mancano militi della PCi: “Una soluzione ci sarebbe”

Mancano militi della PCi: “Una soluzione ci sarebbe”

Chiesta la possibilità per i Cantoni di “arruolare” giovani del Servizio civile

Negli ultimi anni, diciamo dalla crisi innescata dal coronavirus, abbiamo compreso sempre meglio l’importanza dei militi della Protezione civile nell’assistere, sostenere e aiutare la popolazione. Basti pensare alla campagna di vaccinazione contro il COVID-19. “Il compito di proteggere la popolazione è il valore di fondo su cui si basa l’attività di questo importante ente, sussidiario all’attività dei Comuni”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Le varie organizzazioni regionali sono chiamate sempre di più a intervenire per dar man forte e per collaborare con gli altri attori che si occupano di sicurezza. Penso per esempio alla Polizia, ai Pompieri, al Servizio ambulanze. È per questo motivo che lo scenario che potrebbe avverarsi tra pochissimi anni – ossia una carenza del 40% degli effettivi attivi nella Protezione civile – ci preoccupa molto. Ne ho parlato recentemente – portando la voce dei Cantoni – alla consigliera federale Karin Keller-Sutter nell’ambito di un incontro della Conferenza delle direttrici e dei direttori di giustizia e polizia svoltosi il 4 novembre scorso”.

In Ticino le nuove leve della PCi sono circa 200 all’anno, dopo l’entrata in vigore della revisione della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC). Un numero troppo esiguo nel nostro Cantone per poter continuare a garantire le prestazioni oggi assicurate dalla PCi. “Le soluzioni da adottare per far fronte a questa carenza non sono molte. La più importante dovrebbe essere quella di permettere ai giovani che svolgono il Servizio civile di effettuare una parte dei loro giorni-lavoro proprio nella Protezione civile. Per assolvere il Servizio civile un giovane lavora 245 giorni (ossia gli stessi giorni di un soldato) più la metà di questi 245 giorni. All’interno della Protezione civile potrebbe prestare un totale massimo di 80 giorni-lavoro inclusa l’istruzione di base che in Ticino dura 17 giorni. Si tratta sicuramente di un impiego interessante, al servizio della collettività e che potrebbe da un lato risolvere il problema degli effettivi della PCi e dall’altro rendere la stessa PCi ancora più vicina alla comunità in cui è chiamata a operare. L’elemento centrale di questa proposta, che ho evidenziato nell’incontro del 4 novembre a Berna, è quello di lasciare libertà di scelta ai Cantoni. Mi spiego: la formazione di un milite della PCi ha un costo, per cui i Cantoni che non hanno e non avranno una carenza di effettivi nella PCi potrebbero non rivolgersi al Servizio civile. Vi potranno invece far ricorso quei Cantoni, come il Ticino, che conosceranno invece carenza nel reclutamento di nuovi militi della PCi. È un passo a mio giudizio auspicabile, pena il taglio di diversi servizi oggi offerti dalla PCi”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.