‘Il Piano d’azione ha stimolato a fare meglio e a fare di più’

‘Il Piano d’azione ha stimolato a fare meglio e a fare di più’

Andreotti: ‘Una legge cantonale ad hoc? Non è necessaria’

Un anno di applicazione del ‘Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica’. Con quali risultati? «In particolare ha stimolato i vari attori, pubblici e privati, impegnati sul territorio a contrastare il fenomeno, una vera e propria piaga, a fare meglio e a fare di più», dice dal Dipartimento istituzioni la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. Che per i dettagli rimanda a mercoledì 23 novembre, «quando consegneremo al Consiglio di Stato il bilancio di questo primo anno di attuazione del Piano in Ticino». Bilancio che «la Divisione giustizia sta allestendo d’intesa con la Divisione dell’azione sociale e delle famiglie del Dipartimento sanità e socialità». E che il governo, aggiunge, «intende illustrare sempre il 23 nel corso di una conferenza stampa». Presentato alla stampa il 24 novembre 2021 dai consiglieri di Stato Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Manuele Bertoli, direttori rispettivamente dei dipartimenti Istituzioni, Sanità e socialità ed Educazione cultura e sport, il Piano d’azione, era stato spiegato, recepisce principi e raccomandazioni del trattato del Consiglio d’Europa ‘sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica’, meglio conosciuta come Convenzione di Istanbul. Che per la Svizzera è entrata in vigore nell’aprile del 2018. Il Piano cantonale consta di centoventi pagine ed è stato confezionato dalla Divisione giustizia in collaborazione con quella dell’azione sociale e delle famiglie e con il Gruppo permanente di accompagnamento in materia di violenza domestica costituito dal Consiglio di Stato: alla messa a punto del documento hanno preso parte anche organizzazioni private. “La violenza domestica è un problema universale e trasversale, nessuna società e nessun segmento di ognuna di esse ne è immune”, si sottolinea nel Piano d’azione. “L’obiettivo principale che si prefigge il Consiglio di Stato nella lotta alla violenza domestica – prosegue il documento – è di rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto al fenomeno, migliorando così la risposta alla violenza e favorendo di conseguenza il suo decrescere. Il suo conseguimento sarà possibile agendo principalmente sui quattro assi d’intervento già identificati dalla Convenzione di Istanbul”. Ovvero: “Prevenzione, protezione, perseguimento e politiche coordinate e declinati nel contesto cantonale: l’informazione e la sensibilizzazione, la formazione dei professionisti, la gestione delle minacce – con un lavoro parallelo a tutela delle vittime e di gestione degli autori – e la cura particolare e globale della posizione dei minori nelle dinamiche di violenza domestica”. Il Piano cantonale, riprende Andreotti, «permette anzitutto di avere un quadro della situazione: il contesto legislativo, quanti e quali enti operano in Ticino nel campo della consulenza e della prevenzione in generale, quali misure e strategie sono già adottate, da adottare e auspicabili». Nel suo primo anno di applicazione, rileva la direttrice della Divisione giustizia, «sono nate diverse iniziative nel cantone volte a sensibilizzare al tema della violenza domestica. Penso ad esempio agli incontri e alle conferenze promosse in queste settimane dal Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano. Ripeto, le iniziative sono molte e anche spontanee. E sono state stimolate anche dal Piano d’azione cantonale, che consentirà inoltre un miglior coordinamento fra i diversi attori, istituzionali e non, dediti alla prevenzione e alla repressione del fenomeno». Sfuma intanto l’idea di proporre una legge cantonale ad hoc, una legge sulla violenza. «Considerate anche le disposizioni del Codice penale e di quello civile entrate in vigore nel 2020, che accrescono la protezione delle vittime di violenza, e l’esistenza di un Piano cantonale, reputiamo, come Divisione giustizia, che non sia più necessaria una legge ticinese. Suggeriamo – continua Andreotti – di inserire delle norme specifiche nella nuova legge cantonale sulla polizia, il cui progetto di riforma è stato messo in consultazione in luglio dal Consiglio di Stato».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 11 novembre 2022 de La Regione

“Una giornata da direttrice” alla Divisione della giustizia per 4 allieve delle Scuole medie di Bedigliora, Bellinzona e Losone  

“Una giornata da direttrice” alla Divisione della giustizia per 4 allieve delle Scuole medie di Bedigliora, Bellinzona e Losone  

Comunicato stampa

“Una giornata da direttrice”: è questo il compito scelto ed eseguito da quattro ragazze delle scuole medie di Bedigliora, Bellinzona e Losone nell’ambito del progetto “Nuovo Futuro”. Giovedì 10 novembre 2022 le quattro allieve hanno simulato di essere direttrici della Divisione della giustizia, accompagnate nella loro attività dalla direttrice Frida Andreotti. Durante la giornata si è tenuto anche un incontro con il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

“Nuovo Futuro” è un progetto che vuole promuovere la parità tra donne e uomini nella scelta del lavoro e dei progetti di vita. Molte professioni sono ancora oggi legate a ruoli di genere stereotipati e vengono considerate come tipicamente maschili o femminili. Un progetto supplementare per le ragazze è quello di scoprire la realtà delle donne che ricoprono ruoli dirigenziali presso aziende, organizzazioni ed enti pubblici. In questo senso la Divisione della Giustizia, grazie alla direttrice Frida Andreotti, si è messa a disposizione del progetto.

La giornata delle quattro “neo direttrici” della Divisione della giustizia si è sviluppata attraverso una serie di incontri, la stesura di alcune lettere e la creazione di una risposta ad un’interpellanza del Gran Consiglio sul tema del bullismo. Inoltre hanno avuto la possibilità di avere un colloquio con il Consigliere di Stato Norman Gobbi, prima di terminare il loro lavoro con una valutazione della loro esperienza assieme alla direttrice Frida Andreotti.

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

L’odierna riunione della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, diretta dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e tenutasi a Bellinzona, ha permesso di aggiornare i capi Dicastero dei Comuni Polo sul progetto “Polizia Ticinese” e di affrontare alcune specifiche tematiche, alla presenza del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. Per la prima volta alla Conferenza ha partecipato il nuovo capo Dicastero finanze e sicurezza di Locarno, Davide Giovannacci.

Durante l’incontro – il 23.mo di questa Conferenza – sono stati toccati temi specifici dell’attività di sicurezza sul territorio cantonale. In particolare sono stati discussi i temi dei controlli di velocità sulle strade cantonali e comunali; i costi riguardanti la formazione alla Scuola cantonale di Polizia per ogni singolo agente e i risultati della selezione per la prossima Scuola.
Alle municipali e ai municipali delle Città Polo è poi stato presentato un aggiornamento dei lavori del Gruppo “Polizia ticinese”, il progetto attraverso il quale si vuole realizzare una visione comune che possa agevolare il lavoro delle varie forze di Polizia presenti sul territorio. In particolare il coordinatore del gruppo di lavoro, Luca Filippini, segretario generale del DI, ha informato sullo stato dei lavori che si sono concentrati sulle attività di prossimità. A breve il gruppo presenterà i risultati al Direttore del Dipartimento e all’Associazione dei Comuni Ticinesi.
Sempre in ambito di Polizia, ai capi Dicastero è stato presentato l’inter intrapreso nell’ambito della revisione della Legge sulla polizia. 

Sangue, “servono donatori regolari”

Sangue, “servono donatori regolari”

In Ticino si svolgono le giornate di promozione, con tendine anche in Gran Consiglio – La testimonianza: “Ho donato oltre 200 volte”

La donazione del sangue è un gesto importante, per mantenere riserve stabili. Lunedì, nell’ambito delle giornate di sensibilizzazione in Ticino, anche a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, dove è in corso una sessione del Gran Consiglio, sono state allestite alcune postazioni.
“È un appuntamento per noi molto importate – spiega alla RSI il dottor Mauro Borri, direttore operativo del Servizio trasfusionale della Svizzera italiana – Deputati e dipendenti del cantone si mettono a disposizione per donare il sangue, dando un buon esempio a tutti”.
Avere donatori regolari, confessa per parte sua Maruska Bossalini, caposervizio donatori, è diventato più difficile, anche se il centro conta sempre molto sui donatori fidelizzati: “Non importa se donano una o più volte all’anno, ma la donazione fa parte della loro vita”. Attualmente, aggiunge Borri, non ci sono particolari carenze, “ma bisogna far fronte alle richieste degli ospedali. Per noi è importante poter contare su donatori da convocare, quando servono determinati gruppi sanguinei”.

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“Segno di fiducia nel Consiglio della magistratura”

“Segno di fiducia nel Consiglio della magistratura”

Il Gran Consiglio ha eletto lunedì gli ultimi membri non togati. Norman Gobbi: “Un buon segnale di rinnovamento”

Con l’elezione lunedì da parte del Parlamento ticinese degli ultimi quattro membri non togati, il Consiglio della magistratura è pronto per entrare in carica il prossimo primo gennaio. Dopo le nove dimissioni su dodici membri, a settembre si è proceduto a tappe forzate con il rinnovo: a metà ottobre l’assemblea dei magistrati ha scelto il giudice Damiano Stefani come presidente, assieme altri altri due membri togati, il pretore di Lugano Claudia Canonica Minesso e il procuratore generale sostituto Andrea Maria Balerna. A questi si aggiungono ora i membri “laici” Riccardo Crivelli, Beatrice Fasana, Simonetta Perucchi Borsa e Silvia Torricelli. La scelta per i membri supplenti è caduta invece su Gianluca Generali, Piergiuseppe Vescovi e Pietro Quanchi.
“Credo che questo sia un buon segnale di rinnovamento, visto che molte persone sono cambiate. Ma anche di rinnovata fiducia in un organo che magari ha avuto qualche problema di immagine più che di funzionamento” ha detto alla RSI il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Si volta dunque pagina anche sul caos e il disorientamento di un paio di anni fa quando cinque procuratori pubblici vennero confermati dal Gran Consiglio nonostante il preavviso negativo del Consiglio. E si riparte con un presidente-giudice, scenario che lo stesso Gobbi aveva auspicato non si ripetesse più: “Questa riflessione – ha osservato il direttore delle Istituzioni – va fatta in ottica futura. Per garantire ancora di più quell’indipendenza che un organo di vigilanza deve avere sulla magistratura tutta. Avere un giudice potrebbe talvolta creare dei problemi. L’abbiamo visto di recente quanto il Gran Consiglio ha dovuto creare un organo ad hoc per valutare il caso di una magistrata che aveva ricusato parte del Consiglio della magistratura”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Segno-di-fiducia-nel-Consiglio-della-magistratura-15769249.html

Da www.rsi.ch/news

Svelato il programma di Castellinaria

Svelato il programma di Castellinaria

Il Festival del cinema giovane di Bellinzona che, per la prima volta, si svolgerà al Mercato coperto di Giubiasco proporrà una quarantina di opere

Si avvicina la 35esima edizione di Castellinaria, un anniversario che il Festival del cinema giovane festeggerà nella sua nuova casa, il Mercato coperto di Giubiasco. Saranno una quarantina, tra lunghi e cortometraggi, le opere proposte è stato annunciato oggi, lunedì, durante la conferenza stampa di presentazione tenutasi alla Biblioteca cantonale di Bellinzona. Oltre ai film, ci sarà spazio anche per altre iniziative collaterali, come quella che vedrà occupati alcuni giovani detenuti del carcere La Stampa nei panni di giurati che esamineranno alcuni cortometraggi.
Castellinaria, ha sottolineato ai nostri microfoni la presidente Flavia Marone, non è però solo un festival per ragazzi: “Anche per gli adulti ci saranno momenti per leggere determinati eventi e situazioni con occhi diversi”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Svelato-il-programma-di-Castellinaria-15769675.html

Da www.rsi.ch/news

Protezione civile, nel 2025 mancheranno 2’000 militi

Protezione civile, nel 2025 mancheranno 2’000 militi

C’è preoccupazione in Ticino: il rischio è di non poter più garantire tutti i servizi di pubblica utilità e gli interventi d’urgenza – Il punto

In Ticino, nel 2025, mancheranno 2’000 militi della protezione civile (il 40%), mentre oggi il cantone può contare su 4’500 militi. Nell’ultimo decennio il numero delle nuove incorporazioni è diminuito da 350 a circa 200 all’anno. Un problema che si farà più pressante tra 3 anni.
C’è preoccupazione, anche se il calo prosegue da anni. Il rischio è di non poter più garantire tutti i servizi di pubblica utilità e gli interventi d’urgenza. Per questo si guarda con interesse alle discussioni a livello federale sul raggruppamento di protezione e servizio civile.
Intanto il Ticino ha già cercato di tamponare il “buco”, posticipando la nuova legge che diminuisce da 20 a 12 gli anni di servizio.
E’ da una decina d’anni che la protezione civile è sempre più magra. La colpa è del calo demografico, ma anche di un esercito che recluta il 10% di soldati in più. I compiti, invece, non sono cambiati: dai lavori di ripristino dopo una frana ai corsi di ripetizione, fino alla gestione dei centri anti-Covid o dei flussi migratori. La protezione civile è impegnata anche a Vacallo, dove al pari di Stabio, vengono accolti, solo la notte, quei migranti che non chiedono asilo e sono quindi in procedura sistematica di riammissione in Italia.
Non ci sono molte strade per far fronte al calo degli effettivi, una è quella di aumentare i giorni di servizio. “È una lama a doppio taglio – spiega Ryan Pedevilla, sostituto e aggiunto capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione – perché comporta la riduzione del tempo d’impiego dei militi che dopo 245 giorni non sarebbero più impiegabili”. L’alternativa sarebbe quella di rinunciare ad alcune prestazioni, delegandole ad altri.
A Berna si sta invece discutendo della terza via: il raggruppamento sotto un’unica unità organizzativa della PCI e del servizio civile. “Solo quando i militi sono preparati si riesce ad essere efficaci”, sottolinea Pedevilla. Detto altrimenti, i civilisti – che hanno detto di no per scelta al servizio militare – andrebbero però istruiti ed equipaggiati.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Protezione-civile-nel-2025-mancheranno-2000-militi-15762973.html

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Protezione civile a corto di militi

La mancanza di uomini preoccupa anche il Ticino – Le nuove leve sono 200 all’anno, troppo poche per garantire le prestazioni Ryan Pedevilla: «Per non ridurre le attività si potrebbe attingere dal bacino del servizio civile» – Ma la scelta dovrebbe spettare ai Cantoni

«Di qui a due anni potremmo rimanere senza il 40% degli effettivi. Il che significherebbe dover ridurre il catalogo delle prestazioni della Protezione civile. La campagna vaccinale? La presa a carico dei profughi ucraini? I flussi migratori? Certamente non potremmo più portare avanti, parallelamente, attività così complesse e durature ». Lo dice chiaramente, il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla: la mancanza di militi è una realtà che preoccupa, anche in Ticino. «E occorre trovare una soluzione in tempi rapidi se non vogliamo tagliare i servizi offerti».

La modifica della legge
La questione è stata sollevata anche lunedì scorso dalla Commissione per la sicurezza del Consiglio nazionale che ha approvato una mozione (di cui è promotore e relatore il consigliere nazionale Rocco Cattaneo, PLR) che chiede di unire la Protezione civile e il servizio civile in un’unica unità organizzativa, sostenendo che «sia necessario un intervento immediato», visti i problemi di effettivi nella PCi. Ma come si è arrivati a questo punto? «Innanzitutto – spiega Pedevilla la revisione della legge federale sulla protezione della popolazione e sulla protezione civile (LPPC) ha modificato un elemento centrale. Prima, infatti, il servizio durava fino a 40 anni, ora, invece, sono previsti 12 anni dal momento in cui viene conclusa l’istruzione di base (la scuola reclute per gli astretti al servizio di PCi)». Di fatto, quindi, significa una riduzione degli anni in cui presteranno servizio i militi sino al grado di sottoufficiale. «Fatti due conti, questo toglie il 40% degli effettivi. Una riduzione che sul Ticino peserebbe molto», evidenzia Pedevilla.

Il caso ticinese
Quando è entrata in vigore la nuova legge, nel gennaio del 2021, eravamo in piena pandemia ed era in corso la campagna di vaccinazione. «Il contributo della PCi, sia nel supporto delle strutture sanitarie sia nell’organizzazione del dispositivo per la vaccinazione, è stato fondamentale. Privarci del 40% degli effettivi in un momento così delicato avrebbe significato mettere in crisi le prestazioni a favore della popolazione ». Di qui, la mossa del Consiglio di Stato, che ha chiesto di far valere l’articolo 99 della Legge federale, che consente ai Cantoni di ottenere un periodo transitorio, fino al 31 dicembre del 2024. «Di conseguenza, nel nostro cantone rimarrà in vigore il ‘‘vecchio’’ regime ancora per due anni». Il vero problema, per il Ticino, si porrà quindi dal 2025. «Può sembrare parecchio tempo, sì, ma in ottica di una programmazione, il 2025 per noi è praticamente domani». Altri cantoni, invece, hanno deciso diversamente. «Alcuni perché non hanno dispiegato la PCi durante la pandemia, altri – come Zurigo – perché hanno un numero di militi sufficiente per far fronte alle attività delegate a questo importante partner della protezione della popolazione». Militi che, invece, il Ticino fatica a reclutare. «Da noi i militi della PCi sono circa 4.500 e le nuove leve sono attorno alle 200 unità». Troppo poche. «Per garantire continuità ne servirebbero almeno 300-350 all’anno». E proprio qui sta il nocciolo della questione: il numero di nuove leve è in costante calo. Perché? «Una delle possibili spiegazioni è che negli ultimi anni il reclutamento avviene in modo sempre più accurato e differenziato e questo permette l’incorporazione di un numero maggiore di militi a favore del servizio militare», risponde Pedevilla. In sostanza, un 10% degli effettivi che prima finiva nella PCi ora viene comunque reclutato nell’esercito. «In più, vi sono leggere oscillazioni negli anni sul numero di giovani dichiarati inabili dal profilo sanitario a prestare servizio anche in Protezione civile». In tutti i casi, specifica Pedevilla, «non è il servizio civile a ‘‘rubare’’ effettivi alla Protezione civile». I due settori, insomma, non sono affatto in concorrenza tra loro. «Infatti bisogna ricordare che viene impiegato in Protezione civile solo chi non è abile al servizio militare, mentre chi intende fare il servizio civile deve essere abile al servizio militare».

Una possibile soluzione
Ma cosa si può fare per invertire la rotta? Sul tavolo, spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, una proposta ci sarebbe. «Si vorrebbe permettere, ai Cantoni che hanno un concreto e comprovato bisogno, di attingere per la PCi dal bacino dei civilisti. Questo non significherebbe negare la possibilità di fare il servizio civile, semplicemente ai ragazzi verrebbe impartita un’istruzione di base di 17 giorni e dovrebbero garantire, parallelamente al servizio civile, un certo numero di giorni di servizio nella PCi». Lasciare libertà di scelta ai Cantoni, secondo Pedevilla, è fondamentale: «Formare un milite ha un costo, di conseguenza i Cantoni che non ne hanno bisogno potrebbero non doversi rivolgere al servizio civile. Per contro, i Cantoni che sono a corto di effettivi, come il Ticino, potrebbero garantirsi un rinforzo». Sul breve periodo, però, il problema rimane. E le strade non sono molte. «Potremmo aumentare i giorni di servizio per garantire i picchetti. D’altro canto, però, questo non permetterebbe di risolvere il problema, perché i militi terminerebbero i 245 giorni di servizio con largo anticipo. Oppure si dovrebbe far capo ai concordati intercantonali o richiedere puntualmente il supporto, senza la garanzia, tuttavia, di ricevere una risposta positiva. Oppure, e questa è l’estrema ratio, dovremo rassegnarci a ridurre le apprezzate attività che la Protezione civile svolge sul territorio a favore della popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 7 novembre 2022 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Norman Gobbi incontra gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi dell’Esercito

Comunicato stampa

La sala del Gran Consiglio a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona ha ospitato venerdì 28 ottobre il tradizionale incontro tra il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e gli Ufficiali e sottufficiali professionisti ticinesi. Si è trattato di un momento di dialogo e di condivisione, nobilitato quest’anno dall’ambasciatore Stefano Pontecorvo, già “Senior Civilian Representative” per la NATO in Afghanistan  

È diventato un appuntamento fisso quello che vede il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontrare annualmente gli Ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Un’occasione per le autorità politiche cantonali e militari di confrontarsi su temi d’attualità che riguardano l’attività dell’Esercito nel nostro Cantone.
Dopo il saluto introduttivo di Ryan Pedevilla, capo della Sezione del Militare e della Protezione della popolazione, che ha ripercorso le attività salienti del 2022 con un focus particolare sull’Esercitazione ODESCALCHI 22, ha preso la parola Norman Gobbi, il quale ha esposto le sfide, attuali a future, che attendono la Svizzera, il Cantone Ticino e il Dipartimento il Dipartimento delle istituzioni, soffermandosi sul tema migratorio e su quello energetico.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha quindi risposto ad alcune domande poste dagli Ufficiali e sottufficiali, prima dell’intervento del Comandante della Scuola di stato maggiore generale – brigadiere Maurizio Dattrino –  che ha tenuto a ringraziare per l’organizzazione e per il costante supporto che il Dipartimento delle istituzioni dà all’Esercito.
Il testimone è poi passato all’ambasciatore Stefano Pontecorvo, già rappresentante italiano in Pakistan e vice capo missione presso le ambasciate italiane di Mosca e Londra, il quale ha presentato, con occhio critico, la missione NATO in Afghanistan, passando dalla complessità della nazione, agli ultimi giorni della missione, conclusa con l’evacuazione dall’aeroporto di Kabul. In quella circostanza Pontecorvo ha contribuito a coordinare il ponte aereo attraverso il quale sono stati evacuati più di 124.000 afghani che lavoravano con gli alleati della NATO e i Paesi partner. Il relatore ha chiuso il suo intervento ipotizzando possibili scenari futuri su quanto potrebbe avvenire in Afghanistan.

“Una buona notizia per il nuovo anno”

“Una buona notizia per il nuovo anno”

Imposta di circolazione e storica riforma delle ARP: la soddisfazione del direttore del DI Norman Gobbi 

È stata un’ottima giornata quella di domenica scorsa per il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Infatti la modifica costituzionale che dà il la all’introduzione delle nuove Preture di Protezione e dunque permetterà l’avvio dell’iter per riformare le Autorità regionali di protezione (ARP) è stata quasi plebiscitata in votazione popolare. “Una riforma storica – afferma Norman Gobbi – se appena si pensa che l’attuale modello è in vigore dal 1803, ossia dalla nascita della Repubblica e Cantone Ticino!”. Ma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni è soddisfatto anche per l’approvazione dell’iniziativa popolare sull’imposta di circolazione. “Il 60% delle ticinesi e dei ticinesi che hanno votato hanno detto sì all’iniziativa del Centro, sostenuta dalla Lega e dall’UDC. Le imposte di circolazione saranno dunque calcolate in base alle emissioni di CO2, secondo il principio “più inquini, più paghi”, oltre a una tassa base di 120 franchi. Una scelta chiara, che ora vedrà impegnato il Governo, gli stessi iniziativisti e in ultima battuta il Gran Consiglio in un lavoro celere per permettere l’abbassamento dell’imposta di circolazione già a partire dal 2023, come era stato promesso alla vigilia del voto. Personalmente si tratta di un impegno prioritario e per il quale stiamo lavorando già da diverse settimane. D’altronde non possiamo permetterci di perdere tempo e confido nella collaborazione di tutti, affinché si giunga alla soluzione sperata, ossia la riduzione dell’imposta come voluto dall’iniziativa già a partire dal 2023, che è ormai alle porte! Ho constatato una volontà comune da parte delle forze politiche e anche la sinistra ha dimostrato di voler affrontare il tema con coerenza, nonostante il suo controprogetto non abbia fatto breccia tra i cittadini votanti. D’altra parte la volontà popolare è sacrosanta!”, sottolinea Norman Gobbi.

Di fronte all’aumento della cassa malati, alla crescita delle bollette per l’elettricità, all’aumento della benzina e di molti altri beni di consumo, generi alimentari in primis, la riduzione generalizzata dell’imposta di circolazione è una delle poche belle notizie. I ticinesi non si sono fatti scappare questa possibilità”, afferma il Consigliere di Stato, che, come detto, domenica scorsa “ha portato a casa” un altro importante risultato: la riforma delle ARP. “È stato un voto molto importante, oltre che storico, perché tocca persone – minorenni e adulti – bisognosi di protezione. Si tratta quindi di un passo per andare verso una società migliore, capace di proteggere chi si trova in un momento di bisogno. Il lavoro più difficile inizia però ora, con l’implementazione vera e propria della riforma delle ARP che passerà nuovamente davanti al Gran Consiglio. Un lavoro che coinvolgerà ancora in modo attivo i Comuni e tutti gli attori interessati a questo delicato tema”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Imposta di circolazione, il tempo stringe

Imposta di circolazione, il tempo stringe

Le modifiche entreranno in vigore dal primo gennaio, ma rimane da definire la formula esatta da adottare. Mercoledì verrà presentato un messaggio urgente al Consiglio di Stato

Si concretizza dunque quanto deciso dai ticinesi domenica sull’imposta di circolazione. Perché se è vero che è stato approvato il principio – quello delle emissioni – rimane da definire la formula esatta da adottare, visto che non tutte le auto hanno lo stesso sistema di calcolo del CO2. Mercoledì verrà presentato un messaggio urgente al Consiglio di Stato.
La formula che farà capire a quanto ammonterà dunque l’imposta di circolazione per il prossimo anno, non sarà per tutti gli automobilisti uguale, visto che negli anni è cambiata la procedura di prova per le emissioni di CO2. Insomma, per le auto immatricolate prima del 2017 si è utilizzato un sistema, per quelle immatricolate successivamente un altro, rendendo i valori non comparabili tra loro.
Così per le auto immatricolate prima del 2020 – si stima 120’000 – il coefficiente sarà 95. Per le circa 60’000 più recenti e con già il dato WLPT di 118.
Per le circa 40mila auto immatricolate prima del 2009, il 2023 sarà un anno di transizione, durante il quale, in sostanza, dovrebbero pagare la stessa imposta di quest’anno. La cosiddetta moratoria.
Dettagli che sono inseriti in un messaggio urgente e i cui dettagli verranno illustrati lunedì agli iniziativisti e presentati mercoledì al Consiglio di Stato. L’obiettivo è che il Gran Consiglio ne discuta nella sessione del 21 novembre. Anche perché se l’entrata in vigore della nuova imposta di circolazione è prevista il primo gennaio 2023, il tempo stringe.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-il-tempo-stringe-15761164.html

Da www.rsi.ch/news