Saluto in occasione dell’evento su Goethe al Sasso San Gottardo

Saluto in occasione dell’evento su Goethe al Sasso San Gottardo

Gentili Signore, Egregi Signori,

Con grande piacere porto il mio saluto a questo evento. Lo faccio a nome del Governo del Canton Ticino e nello stesso tempo quale membro della Fondazione Sasso San Gottardo che ha voluto questa pregevole manifestazione.

L’incontro di oggi si inserisce in un percorso che il Museo Sasso San Gottardo ha ideato per ricordare i viaggi di Goethe al San Gottardo. All’inizio del mese di luglio dello scorso anno abbiamo inaugurato la prima mostra permanente dedicata a Goethe in Svizzera, in collaborazione con la Società Goethe, con il Dipartimento culturale dell’ambasciata tedesca e con il Comune di Stäfa. Nello stesso tempo il Museo ha collaborato con Andermatt Music per la prima edizione delle “Giornate di Goethe ad Andermatt” svoltasi nell’agosto sempre dello scorso anno.

Permettetemi egregi ospiti di ringraziare i responsabili del Museo e in particolare il direttor Zingg e i suoi collaboratori per la costante attività che ha permesso al Museo nel 2022 di raggiungere un ottimo risultato. 14.500 persone hanno visitato questa fortezza così particolare e unica nel suo genere. E hanno apprezzato le varie esposizioni, compresa appunto quella dedicata a Goethe.

La conferenza che sentiremo oggi ci dice quanto sia importante agli occhi del mondo il massiccio del San Gottardo. Una montagna al centro dell’Europa. Una montagna che definisce il passaggio tra Nord e Sud. Una montagna che unisce culture diverse. Una montagna che dà la vita, grazie ai fiumi che nascono sul San Gottardo: il Reno, il Rodano, la Reuss e il Ticino.

Come ticinese e in particolare come leventinese mi rammarico per il fatto che Goethe non sia mai sceso verso Sud a visitare questi luoghi a me – a noi –  tanto cari. Non abbiamo quindi descrizioni dirette di Goethe.

Il Canton Ticino ha di recente raccolto centinaia di citazioni di autrici e autori svizzeri e internazionali dedicate al nostro territorio nella Guida letteraria della Svizzera italiana. Una citazione dello scrittore inglese Samuel Butler, che visitò il nostro Cantone da nord a sud, contenuta in un suo libro del 1881. Una citazione che descrive l’asprezza del territorio, ma anche la forza degli uomini che qui abitavano: “Non fui mai impressionato dal San Gottardo come la volta che ho accennato, quando lo passai d’inverno. Andammo in slitta da Hospental ad Airolo, ricordo che pensavo che bella gente questi postiglioni e le guardie e gli uomini che aiutavano a caricare i bagagli; erano rudi e forti e pieni di salute, come infatti potevano essere vivendo una vita attiva in un’aria come quella; uomini scelti, siccome d’inverno quella traversata non va senza pericoli”.

Goethe arrivò al San Gottardo nelle sue tre visite un secolo prima di Butler. Ancora non si parlava di galleria ferroviaria. Giovan Battista Pioda, uno dei patri della patria, fu tra i primi a vedere nel San Gottardo il punto di passaggio della ferrovia che unisce il nord e il sud dell’Europa. Ma parliamo della seconda metà dell’Ottocento.

La realizzazione della galleria ferroviaria fu una svolta per la mobilità nel nostro Continente. Aprì la strada per l’espansione dei commerci interni e internazionali. La galleria permise al nostro Cantone di collegarsi più facilmente con il resto della Svizzera e viceversa. Il San Gottardo divenne ancora più centrale per lo sviluppo socio economico e culturale.

Questa centralità la ritroviamo anche in uno dei momenti più difficili della nostra storia. Davanti alla possibilità di un’invasione delle forze tedesche, il Ridotto Nazionale Svizzero ha messo il San Gottardo al centro della linea di difesa. Dopo i primi lavori iniziati già alla fine dell’800, a partire dal 1939 furono massicciamente ampliate le opere difensive.

Oggi siamo qui in uno degli spazi voluti per difenderci. Siamo qui per parlare di un grande della cultura mondiale del ‘700. Mi auguro – e qui concludo – che sempre questi spazi, oltre a ricordarci la nostra storia, diventino diffusori di cultura e soprattutto di convivenza tra i popoli e di pace.

Montagne sicure: partita la stagione estiva 2023

Montagne sicure: partita la stagione estiva 2023

Lupi e fulmini nuovi temi d’interesse

Il progetto di prevenzione Montagne sicure promosso dal Dipartimento delle istituzioni entra quest’anno nella quinta stagione estiva. Abbiamo chiesto al Consigliere di Stato Norman Gobbi una sua opinione sui primi cinque anni di questa importante campagna di sensibilizzazione. “Il progetto è stato presentato nel mese di dicembre del 2018 e il motivo scatenante, in aggiunta ai già esistenti Strade sicure e Acque sicure, è da associare ai numerosi incidenti che avevano contraddistinto la stagione estiva di quell’anno. Allora mi era sembrato più che opportuno e necessario intervenire con un’attività di sensibilizzazione pensata per chi frequenta la montagna d’estate, ma anche durante l’inverno, per escursioni o attività sportive. Soprattutto rivolta a coloro che lo fanno soltanto occasionalmente e senza specifiche competenze settoriali”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. I risultati raggiunti come li giudica? “Direi che stabilire l’influsso di una campagna sul numero di infortuni e incidenti mortali è difficile. È piuttosto l’unione d’intenti che può creare un importante fronte comune a favore della prevenzione e questo negli anni si è realizzato e verosimilmente ha contribuito a contenere il numero in un periodo in cui l’interesse per la montagna è sensibilmente cresciuto. Oggi il progetto, rivisto a livello organizzativo con la creazione di una commissione e due sottocommissioni tecniche stagionali, può avvalersi dell’aiuto di molti professionisti del settore alpino, di quello della prevenzione e pure di realtà nazionali come Rega e Meteo Svizzera, senza dimenticare TicinoSentieri che proprio quest’anno festeggia i trent’anni di attività e a cui vanno i miei auguri per il traguardo raggiunto”. Ci sono comunque stati dei morti, anche la scorsa estate. “L’imponderabile non possiamo azzerarlo, ma ridurlo sì. Spesso gli incidenti purtroppo mortali sono avvenuti in alta quota e hanno coinvolto persone esperte e preparate: nella quasi totalità dei casi legati a fatalità”. E qual è il ruolo di tutti questi partner? “Il loro supporto è importante per le competenze che portano al progetto, ma pure per i canali di comunicazione che mettono a disposizione per la diffusione dei messaggi di prevenzione, rendendo l’azione sempre più capillare sul territorio cantonale“. Per quest’estate sono previsti nuovi temi? “Negli anni abbiamo aggiornato e integrato nuove tematiche secondo necessità. Lo scorso anno era stato il caso per gli appassionati di MTB (e di E-Bike) e la problematica delle vacche nutrici e dei cani di protezione delle greggi, mentre ora le novità riguardano le regole di comportamento nel caso di incontri ravvicinati con il lupo, rispettivamente la gestione della situazione quando si è sorpresi dai fulmini”. E le modalità comunicative quali saranno? “Oltre ai classici supporti cartacei (la nuova edizione del libretto “Consigli per una montagna sicura” scaricabile dal sito internet www.montagnesicure.ch o il formato cartaceo ottenibile scrivendo all’indirizzo di posta elettronica di-montagnesicure@ti.ch,ndr) e multimediali, si predilige molto l’attività sul terreno e quindi, come già in passato, verranno organizzati eventi di sensibilizzazione con degli esperti. Ricordo pure la piattaforma social Ticino sicuro (Facebook e Instagram) che ingloba i messaggi di prevenzione di Montagne sicure, ma pure degli altri cinque progetti (Strade sicure, Acque sicure, Cyber sicuro, Stop radicalizzazione e Stop. Violenza domestica) per una prevenzione a 360°”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 giugno 2023 de Il Mattino della domenica