Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Il Consiglio di Stato riceve Pierluigi Tami e Vincent Cavin

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, guidato dal Presidente Raffaele De Rosa, ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline la visita di due personalità ticinesi attive ai massimi livelli del mondo del calcio; Pierluigi Tami, direttore delle squadre nazionali maschili, e Vincent Cavin, che è stato da poco scelto come assistente allenatore della selezione nazionale degli Stati Uniti.

Il Consiglio di Stato ha espresso ai due ospiti i propri complimenti per le rispettive carriere sportive e dirigenziali, e colto l’occasione per una chiacchierata legata a temi d’attualità nel mondo del calcio svizzero e internazionale, e dello sport più in generale.
Con Pierluigi Tami – che dal 2019 lavora ai massimi livelli dell’Associazione svizzera di football (ASF) e ricopre il ruolo di direttore delle squadre nazionali maschili – sono state discusse le prospettive della selezione elvetica in vista dei prossimi Campionati europei, in programma fra giugno e luglio in Germania.
Insieme a Vincent Cavin, vodese di nascita ma per molti anni attivo nel mondo del calcio ticinese, è stata invece discussa la nuova carica per la quale è stato scelto l’ex assistente allenatore della squadra nazionale rossocrociata. A partire da questo mese, infatti, Cavin è entrato a fare parte dello staff di Gregg Berhalter, allenatore della selezione nazionale statunitense – con l’obiettivo di costruire una squadra competitiva per la Coppa del Mondo 2026, che proprio gli USA ospiteranno insieme a Canada e Messico.

‘Il Comune? Deve essere più coinvolgente, più democratico’

‘Il Comune? Deve essere più coinvolgente, più democratico’

Il capo della Sezione enti locali Della Santa: il simposio di giovedì segnerà di fatto l’avvio della riforma della Legge organica comunale
«Con l’evento di giovedì poseremo in un certo senso la prima pietra del cantiere». L’evento è il quinto ‘Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni’ in agenda per il 1º febbraio a Bellinzona nell’auditorium della Scuola cantonale di commercio. Il cantiere, impegnativo, è la riforma della Legge organica comunale, la normativa che disciplina l’attività degli enti pubblici locali ticinesi.
Si parla di una revisione completa del testo entrato in vigore nel 1987. «Nel 2020 durante la pandemia – riprende Marzio Della Santa, alla testa, in seno al Dipartimento istituzioni, della Sel, la Sezione degli enti locali, promotrice del convegno – abbiamo cominciato, come organo di vigilanza sui Comuni ma anche di consulenza e di responsabile della formazione per gli stessi, a riflettere sull’opportunità di un cambiamento della legge che regola il funzionamento del Comune. In questi trentasette anni sono state apportate alla Loc delle modifiche puntuali, tuttavia l’architettura generale è rimasta immutata. Nel frattempo il numero dei Comuni, con il processo delle aggregazioni, è diminuito: da 245 a 106. Ed è destinato a scendere ancora. È calata anche la partecipazione dei cittadini alla vita, politica e non solo, dei rispettivi Comuni. Occorre poi interrogarsi su un aspetto importante, quello dell’autonomia comunale, a fronte anche di leggi settoriali, quale ad esempio la Legge edilizia, che demandano agli enti locali l’esecuzione di determinati compiti, trasformandoli di fatto in sportelli del Cantone, in sue agenzie amministrative sul territorio. Questi e altri fattori, insomma, rendono secondo noi necessario un ampio ripensamento della Legge organica comunale». La Sel, aggiunge il suo capo, «ha così identificato dei temi su cui porre l’accento».

Della Santa, al simposio di giovedì verranno quindi presentate delle ricette preconfezionate, le vostre per intenderci? Ricette da prendere o lasciare?
Nessuna ricetta preconfezionata, tantomeno da accettare o respingere. Per questo al convegno, che durerà tutto il giorno, la Sezione degli enti locali soprattutto ascolterà. Ascolterà gli attori istituzionalmente chiamati a gestire il Comune: municipali, consiglieri comunali e funzionari dirigenti. Per sapere quali sono secondo loro i temi che ritengono debbano essere affrontati nella revisione generale della Loc. Per sapere da politici e amministratori locali cosa funziona e cosa non funziona, cosa dovrebbe cambiare, quali dovrebbero essere le priorità di intervento».

E quali sono i temi individuati invece dalla Sezione che lei dirige e su cui, per citare le sue parole, andrebbe posto l’accento nell’ambito della riforma legislativa?
Temi che nel contempo noi consideriamo gli obiettivi politici della revisione generale della Loc. Dal nostro punto di vista, la riforma dovrebbe poter rafforzare l’autonomia e la responsabilità locale sugli aspetti regolamentati dalla Legge organica comunale. Dovrebbe poter estendere la differenziazione, in base alla sua dimensione o alla sua capacità amministrativa, delle regole di funzionamento del Comune e qui alludo al concetto di federalismo asimmetrico. Dovrebbe poter introdurre strumenti di democrazia partecipativa/deliberativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali. Dovrebbe poter incrementare l’efficacia e l’efficienza degli organi istituzionali del Comune – legislativo ed esecutivo, evitando una sovrapposizione, di fatto, dei ruoli come succede in alcune realtà locali –, ma pure delle entità pubbliche preposte all’erogazione delle prestazioni – amministrazione comunale, enti autonomi di diritto comunale, consorzi eccetera –, adottando anche idonei strumenti di delega e di controllo. Quattro obiettivi politici dunque.

Concretamente?
A proposito del primo obiettivo, si tratterebbe di riconoscere il Comune nella sua autonomia operativa, rafforzandola con norme adeguate alla realtà odierna, ma si tratterebbe anche di introdurre una vigilanza maggiormente efficace. Come Sezione enti locali, chiediamo di disporre di strumenti più performanti di quelli attribuitici oggi: non possiamo chiarire con la medesima efficacia e la medesima celerità tutti i casi di presunta irregolarità segnalatici, applicando gli stessi criteri di intervento. Passando al secondo obiettivo, faccio un esempio riguardante gli organi legislativi locali: in base alla dimensione del Comune, e meglio al suo numero di abitanti, abbiamo l’Assemblea comunale, nei Comuni molto piccoli, e il Consiglio comunale. Ci sono anche delle situazioni intermedie, in cui il Comune può optare per l’assemblea o per il consiglio. Ebbene, si potrebbe valutare se estendere questa differenziazione delle regole di funzionamento dell’ente locale, sempre in base al numero di abitanti, ad altri settori di attività del Comune. La legge vigente prevede gli stessi strumenti ad esempio per Linescio e Lugano: realtà molto diverse, peraltro un’eterogeneità diffusa in Ticino, che non possiamo più trascurare. Differenziare le regole di funzionamento significherebbe riconoscere questa eterogeneità.

Tra gli obiettivi politici indicati dalla Sel figura, come da lei ricordato, anche l’introduzione di “strumenti di democrazia partecipativa/deliberativa nei processi di elaborazione delle politiche comunali”…
Sempre dal nostro punto di vista, andrebbe aggiornato il concetto di democrazia diretta, ma non con riferimento alle fasi tradizionali e cioè quella correttiva, quando scatta un referendum, e quella propositiva, quando scatta un’iniziativa popolare. Bisognerebbe coinvolgere i cittadini, più di quanto non accada ora, nell’identificazione di un bisogno e nella ricerca di una soluzione. Un coinvolgimento che deve avvenire tempestivamente. Non bastano le serate informative alla popolazione, sempre più deserte, che vedono i Municipi illustrare i motivi per cui chiedono lo stanziamento di un credito. Si vorrebbe insomma un Comune più democratico soprattutto per quel che attiene all’elaborazione di un’idea o alla ricerca di una soluzione.

Dopo il simposio, quali saranno i successivi passi verso la riforma della Legge organica comunale?
La nostra intenzione è di avviare uno o più gruppi di lavoro misti, Cantone/Comuni, tra la fine di quest’anno e il prossimo. E di mettere in consultazione un avamprogetto di legge, previa approvazione del Consiglio di Stato, nel 2026. Toccherà in seguito al Gran Consiglio pronunciarsi.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 29 gennaio 2024 de La Regione

 

“Con il Centro di Camorino  risparmieremo sui costi per l’asilo”

“Con il Centro di Camorino risparmieremo sui costi per l’asilo”

Il Consigliere di Stato sottolinea i motivi positivi per questo investimento

Una delle priorità per la Lega dei Ticinesi è la necessità di risparmiare sui costi sostenuti dal Cantone per la politica d’asilo. “È sempre stato così e a maggior ragione oggi, con le casse cantonali che piangono e impongono diversi sacrifici”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Prima di tagliare sugli aiuti ai ticinesi, insomma, occorre spendere meno soldi per i richiedenti l’asilo. Ma proprio lunedì scorso il Gran Consiglio, votando un credito supplementare di circa 2,5 milioni di franchi, ha dato il suo benestare per ultimare i lavori per la realizzazione del nuovo Centro Cantonale polivalente a Camorino, una struttura che adeguerà la capacità ricettiva proprio nel settore dell’asilo e che costerà circa 13,5 milioni di franchi. Non è – abbiamo chiesto al Direttore del Dipartimento delle istituzioni – una contraddizione rispetto a quanto sostenuto dalla Lega dei Ticinesi? “Assolutamente no – ci risponde Gobbi. Lo può essere, ma solo apparentemente. E mi spiego: questa infrastruttura e la modalità della sua gestione abbasseranno i costi che il Cantone dovrà sostenere in futuro per accogliere i richiedenti l’asilo. È l’obiettivo principale del Governo: aumentare la capienza delle strutture d’alloggio collettive sfruttandole per il loro completo potenziale. Ciò permetterà una gestione più efficace e efficiente dell’alloggio dei richiedenti l’asilo, in quanto aumenterà la capacità del Cantone di far fronte a eventuali aumenti di attribuzioni da parte della Confederazione come è capitato proprio in questi ultimi due anni senza dover far ricorso, se non in caso di situazione eccezionali, a pensioni o ad altre strutture alternative estremamente dispendiose e spesso non in linea con le normali esigenze. L’intento quindi è quello di spendere in futuro – quando la struttura di Camorino sarà operativa – non un franco in più rispetto ai sussidi che la Confederazione versa al Cantone per coprire le spese nel settore dell’asilo sostenute dai Cantoni. Anche perché Berna non copre il cento per cento dei costi, ma versa un importo forfettario per singolo richiedente l’asilo. Se questi ultimi sono ospitati in alloggi collettivi avremo una possibilità di rimanere nei margini fissati dal forfait”, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Anche la gestione pensata per il Centro di Camorino ci permetterà di essere più efficaci limitando nel contempo le spese. Infatti vi sarà un controllo diretto dei costi per richiedente l’asilo all’interno della struttura. Inoltre verrà seguito un processo d’integrazione a tappe che dovrebbe portare un maggior numero di richiedenti l’asilo al termine del loro percorso a raggiungere un’indipendenza economica attraverso un’occupazione. Un processo che sarà basato sulla meritocrazia. Faccio un esempio: lo straniero che dimostra di sapersi integrare seguendo attivamente le offerte formative, occupandosi del riordino della struttura, impegnandosi in lavori di pubblica utilità unitamente ad un comportamento encomiabile potrà raggiungere la propria indipendenza all’interno della struttura. Ciò sarà possibile in quanto l’edificio di Camorino sarà “modulare” negli spazi, garantendo diverse tipologie d’alloggio”, afferma Norman Gobbi.

Alloggi collettivi, controllo efficace della spesa e promozione dell’integrazione attraverso un processo meritocratico. È un concetto nuovo che migliora la gestione dei richiedenti l’asilo sul nostro territorio. “È il nostro obiettivo per rientrare nelle spese. Come detto, vogliamo riuscire a spendere solo ciò che la Confederazione ci versa. Teniamo conto che Berna copre le spese per il richiedente l’asilo con un forfait mensile che varia in base alla tipologia di permesso da 5 a 7 anni. Da qui la necessità entro questo termine di avere uno straniero integrato e autosufficiente finanziariamente. Altrimenti i costi per il Cantone e i Comuni saliranno. I soldi che investiamo a Camorino sono dunque ben spesi!”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 gennaio 2024 de Il Mattino della domenica

Una Polizia cantonale pronta ad affrontare le nuove sfide

Una Polizia cantonale pronta ad affrontare le nuove sfide

Comunicato stampa

Negli scorsi giorni, presso il Centro cantonale della Protezione civile di Rivera, si è tenuto l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale. È stata l’occasione per ripercorrere e trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività nonché per tracciare il cammino per poter affrontare le future sfide in ambito di sicurezza e di contrasto alla criminalità.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha dapprima evidenziato nel suo discorso come la Polizia cantonale, nei 12 anni che lo hanno finora visto alla guida del DI,
abbia raggiunto numerosi successi divenendo un Corpo riconosciuto per la sua qualità a livello svizzero. Ha poi elencato quelle che sono le peculiarità che rendono il nostro Cantone unico per quanto riguarda la sicurezza. Il Ticino vanta una popolazione di quasi 360mila abitanti, cui quotidianamente si aggiungono circa 80mila lavoratori transfrontalieri e per parecchi mesi all’anno il nostro Cantone ospita numerosi turisti, portando le presenze totali sul territorio ticinese a circa 500mila persone. Inoltre il Ticino si assume il ruolo di sentinella al confine sud della Confederazione, confrontandosi con una crescente immigrazione e un traffico veicolare in forte espansione su uno dei corridoi principali tra il Nord e il Sud d’Europa. Il tutto alle porte di una regione italiana, la Lombardia, con oltre 10 milioni di abitanti, nonché terzo motore economico europeo con tutte le annesse problematiche di territorio di frontiera, ad esempio la crescente pressione migratoria. Queste caratteristiche rendono imprescindibile una dotazione di risorse umane e mezzi adeguati per poter assicurare alle ticinesi e ai ticinesi la miglior sicurezza possibile. E tale sicurezza rappresenta pure un atout sotto il profilo dell’attrattività economica cantonale. Gli effettivi attuali sono quindi corretti per poter svolgere le missioni affidate alla Polizia cantonale e alle Polizie comunali, ha rilevato il Consigliere di Stato Norman Gobbi. L’attuale contesto finanziario impone però un’ottimizzazione delle risorse per contenere i costi, preservando comunque l’efficacia e la qualità del prodotto “sicurezza pubblica”. La ricerca di una maggiore efficienza non deve essere solo uno scopo operativo, ma deve tradursi anche a livello strategico per evitare doppioni e spese pubbliche maggiori tra Cantone e Comuni. Anche in Ticino, come in altre regioni della Svizzera, ci si interroga, da parecchi anni, sul sistema securitario. All’autorità politica spetta il compito di scegliere quale assetto organizzativo sarà idoneo per il Ticino del futuro: optando per l’attuale sistema duale affinato, oppure per un sistema con un unico Corpo di Polizia.

Ha poi preso la parola il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi che si è a sua volta soffermato sulla futura organizzazione delle forze di polizia ticinesi. In quest’ambito ha evidenziato che la Polizia cantonale deve essere pronta a operare con l’assetto che scaturirà dalle decisioni adottate a livello politico. Di primaria importanza il fatto che una decisione giunga entro i tempi più brevi possibili poiché la pianificazione strategica e operativa dei prossimi anni dipenderà dalla via che sarà indicata dagli organi competenti. Gli scorsi anni hanno visto crescere il Corpo sotto tutti i punti di vista, ricercando sempre maggiore efficacia ed efficienza grazie a miglioramenti a livello tecnologico e ad un effettivo rinforzato. Il progresso tecnologico con la messa in rete delle informazioni, la coordinazione e la collaborazione interdisciplinare tra e all’interno delle forze di polizia, a livello locale, cantonale e federale, e i settori dello Stato competenti saranno aspetti imprescindibili per poter garantire in futuro il miglior contrasto possibile ai fenomeni criminali emergenti. Fenomeni sempre più legati al mondo digitale e globalizzato in cui viviamo. I criminali si servono sempre più delle possibilità offerte dalla tecnologia, ad esempio i social media, i big data e l’intelligenza artificiale, sfruttandole per commettere reati viepiù sofisticati. Grazie alle sue competenze, la Polizia cantonale dovrà essere comunque in grado di rispondere con soluzioni e risorse appropriate. Ha infine lodato il buon lavoro svolto dagli agenti e da tutti i collaboratori lo scorso anno. Successo di squadra che permette a tutti i livelli di raggiungere costantemente gli obiettivi strategici e contrastare le attività criminali sul nostro territorio. Un aspetto importante per continuare a godere dell’ampia fiducia che la popolazione accorda alle forze dell’ordine.

La parola è poi passata ai capi area, al Sostituto Comandante Lorenzo Hutter a capo dello Stato  Maggiore, al maggiore Thomas Ferrari a capo della Polizia giudiziaria e al maggiore Marco Zambetti a capo della Gendarmeria. Oltre che sui successi ottenuti nel contrasto della criminalità e sui sensibili progressi compiuti in pochi anni a livello informatico, si è posto l’accento sulla capacità del Corpo di adattarsi alle nuove sfide tecnologiche, quali l’intelligenza artificiale, in un ambiente sempre più incerto condizionato da andamenti economici negativi, dall’instabilità geopolitica mondiale e dalle finanze cantonali non floride. In quest’ultimo ambito è stata evidenziata la centralità del contrasto ai reati economico finanziari e delle misure patrimoniali intese a recuperare le ingenti somme sottratte dai criminali a detrimento dell’economia e delle risorse dello Stato. In un contesto di risorse finanziarie limitate, di frammentazione e polarizzazione sociale, l’affinamento dell’organizzazione e l’adattabilità dei processi del Corpo saranno aspetti rilevanti nei prossimi anni. Questo anche nell’ottica di adattarsi celermente ai cambiamenti del futuro assetto securitario cantonale. 

Polizia ticinese, consegnato l’atteso rapporto

Polizia ticinese, consegnato l’atteso rapporto

Gobbi: prossimamente lo presenterò ai Comuni

«Il Consiglio di Stato ha preso atto del documento mercoledì, dopo che avevo dato ai colleghi una decina di giorni per leggerlo. Prossimamente illustrerò i contenuti dello studio anche ai Comuni: in questa occasione presenterò pure la mia visione circa la futura organizzazione», dice il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.
Il gruppo di lavoro denominato ‘Polizia ticinese’ ha dunque consegnato l’atteso rapporto. Il documento, afferma Gobbi da noi interpellato, «chiarisce compiti e competenze della Polizia cantonale e delle Polizie comunali, trattando fra l’altro della delega ai corpi locali di piccole attività di Polizia giudiziaria». Il Dipartimento, continua il suo titolare, «intende poi proporre un modello di organizzazione, alla luce di quanto emerso dal rapporto, per migliorare la collaborazione e il coordinamento tra Cantonale e Polcomunali. Ed è ciò di cui vorrei anche parlare nell’incontro con i Comuni».
Il gruppo di lavoro è stato costituito nel 2016 dal governo. Nella commissione di studio sono rappresentati, sia sul piano tecnico che su quello politico, Cantone e Comuni. A coordinarla è il segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini. Il quale, in un’intervista rilasciata alla ‘Regione’ nel dicembre 2022, aveva spiegato l’obiettivo della missione del gruppo di lavoro. “Quello della polizia unica non è, e non lo è mai stato, un tema al centro delle nostre riflessioni. Il mandato conferitoci – proseguiva Filippini – è di vedere come ottimizzare l’attività di polizia sul nostro territorio, partendo dalla situazione vigente, quindi dall’esistenza in Ticino di una Polizia cantonale e di corpi di Polizia comunale. Dalla nostra analisi e dalle nostre proposte la politica potrà, questo sì, ricavare elementi per decidere se optare per lo status quo, per la polizia unica o per una diversa ripartizione, fissata per legge, dei compiti fra la Cantonale e le Comunali”. Il focus del gruppo “è sui compiti di polizia in generale. Si tratta quindi di stabilire quali debbano essere eseguiti in maniera uniforme su tutto il territorio ticinese e quali debbano essere svolti tenendo conto delle esigenze locali. In altre parole, si tratta di decidere quali mansioni assegnare alla Polizia cantonale e quali alle Polizie comunali. Questo per evitare anche doppioni. Insomma per garantire un efficace apparato di sicurezza, a beneficio dei cittadini, è necessario stabilire, in modo preciso e chiaro, chi fa cosa – rilevava ancora Filippini –. Per ottimizzare l’attività di polizia, compreso il lavoro di prossimità, occorre passare da una migliore ripartizione dei compiti”.
Dal profilo tecnico, riprende Gobbi, «il rapporto è fatto molto bene: il gruppo di lavoro è entrato nei dettagli nel definire quelli che sono i compiti di prossimità e quelli che sono di competenza del Cantone. Oggi ci sono delle sovrapposizioni di competenze e ruoli che alla fine creano frizioni e anche costi importanti». Costi «che possiamo ridurre, senza pregiudicare la qualità, che è elevata e che vogliamo mantenere tale, dell’apparato di sicurezza pubblica in Ticino. Aggiungo che il numero di poliziotti in Ticino è adeguato: la dotazione di personale è corretta».
Lo studio del gruppo diretto da Filippini è arrivato. Gobbi: «Si tratta ora di tradurlo in un’organizzazione che consenta di rendere ancora più efficace ed efficiente il sistema sicurezza in Ticino, pure nella gestione delle risorse, nell’assetto duale, ossia Polcantonale e Polcomunali. Anche se lo scenario polizia unica, che non era un tema per il gruppo di lavoro, non è da escludere: dipenderà dalle scelte della politica». In Gran Consiglio è sempre pendente l’iniziativa parlamentare, depositata nel dicembre 2020 e della quale era primo firmatario l’allora deputato socialista Raoul Ghisletta, per l’introduzione in Ticino di un solo corpo di polizia.
Quello consegnato in tempi recenti, ricorda il consigliere di Stato, «è il secondo rapporto» del gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’. Il primo risale al 2018 e riguardava il numero minimo di agenti perché una Polizia comunale possa definirsi strutturata ed essere riconosciuta dalla LcPol, la Legge sulla collaborazione fra la Polizia cantonale e le Polcom.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 26 gennaio 2024 de La Regione

110’000 offene Verfahren sind pendent – jetzt setzen Regierungs­räte Taskforce ein

110’000 offene Verfahren sind pendent – jetzt setzen Regierungs­räte Taskforce ein

Die höchsten Justizvertreter in den Kantonen sind wegen der überlasteten Strafverfolgung besorgt. «Zu lange Verfahren können zu milderen Strafen führen», sagt Norman Gobbi, Justiz- und Polizeidirektor des Kantons Tessin. «Dadurch werden die Opfer gleich zweimal geschädigt.» Jetzt  reagiert die Konferenz der kantonalen Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren (KKJPD). Wie sie am Montag auf Anfrage bekannt gibt, will sie eine Taskforce einsetzen, um gegen die enorm vielen pendenten Fälle vorzugehen.
Auslöser ist eine Recherche dieser Redaktion, die vor einem halben Jahr berichtete, dass die Schweizer Justiz komplett überlastet ist. Mehr als 110’000 offene Fälle stapeln sich auf den Pulten der Strafverfolgerinnen und Strafverfolger. Im Jahr 2021 verzeichneten die Staatsanwaltschaften 545’546 neue Fälle. Die Zahl der Pendenzen wuchs in fünf Jahren um elf Prozent an.
Das führt zu gravierenden Situationen. In einem extremen Fall entschied das Bundesgericht die Einstellung des Verfahrens gegen einen Arzt. Eine Patientin war bei der Operation verblutet. Mehrere Gerichte sprachen den Arzt in der Folge wegen fahrlässiger Tötung schuldig – doch am Ende blieb er ohne jegliche Strafe, weil das Verfahren mit zwölf Jahren zu lange gedauert hatte.
Gobbi bestätigt, dass die Folge der zu langen Verfahren letztendlich eine Justiz sei, die teilweise zugunsten der Straftäter ausfalle, wie der Präsident der Strafrechtskommission der KKJPD sagt.
Die Regierungsrätinnen und Regierungsräte wollen deshalb Lösungen finden, um die Verfahren effizienter zu machen. «Wir müssen zum Beispiel die Aufgabenteilung zwischen Bund und Kantonen anschauen. Besonders bei grossen Verfahren wegen Finanzdelikten lastet immer mehr auf den Schultern der Kantone», sagt Gobbi. Auch werde mit jeder Revision der Strafprozessordnung die Belastung grösser. Die Strafverfolgungsbehörden müssten aber auch dafür sorgen, dass sie sich organisatorisch und arbeitstechnisch verbesserten.
«Die Gesellschaft und das Parlament wollen immer mehr Straftaten verfolgen, wie zum Beispiel die letzten Änderungen zu den Sexualdelikten», so Gobbi, «aber dann erhält die Justiz nicht die Mittel, um die zusätzliche Arbeit effizient zu leisten. Das Parlament hört in dieser Sache die Stimme der Kantone nicht.»
Die Taskforce, der auch das Fedpol und die Bundesanwaltschaft angehören, wird der Politik Anfang 2025 erste Ergebnisse präsentieren, Ende 2025 soll es dann einen Evaluationsbericht mit Vorschlägen geben.

Forderung nach KI wird laut
Allerdings wird die Aktion der KKJPD ohne die Beteiligung der Anwaltschaft lanciert. Im Artikel dieser Redaktion hatte der Zürcher Strafverteidiger Thomas Fingerhuth im letzten Sommer einen runden Tisch mit allen Beteiligten im Justizwesen vorgeschlagen, also neben den Staatsanwaltschaften auch Richterinnen und Richter sowie Rechtsanwälte. «Jeder und jede sollte seine eigenen Interessen draussen lassen», sagte er. Bereits gab es erste Treffen.
Der Zürcher Anwalt Duri Bonin befürchtete bereits, dass mit Effizienzmassnahmen Kompromisse zulasten der Rechte von Beschuldigten gemacht werden. «Wir befinden uns auf einem problematischen Weg im Hinblick auf den Rechtsstaat», sagt er.
Nach Bonin könnte der Einsatz von Digitalisierung und künstlicher Intelligenz, etwa beim Aktenmanagement oder bei Routineaufgaben, Entlastung bieten. «Statt die Rechte der Schwächsten zu beschneiden, sollten wir in Technologie investieren und die Chancen der Digitalisierung nutzen», betont er.

https://www.tagesanzeiger.ch/schweizer-jusiz-ueberlastet-politik-setzt-taskforce-ein-203490065196

 

 

 

Imposte di circolazione 2024

Imposte di circolazione 2024

Comunicato stampa

In questi giorni i detentori di un veicolo stanno ricevendo o riceveranno al loro domicilio la fattura dell’imposta di circolazione 2024. La stessa potrà essere pagata entro il 15 marzo 2024. L’imposta di circolazione delle automobili di quest’anno è stata calcolata in base alla nuova formula, votata dal Gran Consiglio l’11 dicembre 2023. Il gettito stimato per il 2024 sarà di 80 milioni di franchi, contro gli 81 milioni di franchi del 2023.

Questa modifica è stata promossa dopo che erano emerse importanti disparità di trattamento tra i possessori di veicoli. In effetti, la formula votata nell’ottobre 2022 prevedeva l’utilizzo di un solo fattore (le emissioni di CO2), ma a seguito dell’introduzione di diversi sistemi di misurazione a livello mondiale, le emissioni risultavano differenti anche su vetture simili o addirittura uguali, a seconda dell’anno d’immatricolazione del veicolo. Questa problematica è immediatamente stata rilevata, tant’è vero che già per l’anno 2023 il Gran Consiglio ha adottato una formula che si discostava da quella votata nel 2022, la cui validità era però limitata a un solo anno e non poteva essere prorogata. La modifica interessa unicamente le automobili e automobili pesanti, in quanto per tutti gli altri generi di veicolo le formule restano invariate.

Nel 2024 il gettito prodotto con l’imposta di circolazione per le sole automobili (quelle toccate dalla modifica della formula) ammonta a circa 80 milioni di franchi, mentre nel 2023 si attestava a 81 milioni di franchi. Il totale fatturato dal Cantone per le imposte di circolazione di tutti i veicoli ammonta invece a circa 112 milioni di franchi, importo sensibilmente inferiore rispetto ai 134 milioni del 2022, proprio come conseguenza delle modifiche legislative votate a ottobre 2022 che hanno fatto diminuire l’importo totale delle imposte di circolazione. È invece leggermente superiore, visto l’aumento del numero di veicoli in circolazione, a quanto fatturato nel 2023 (+ 1 milione di franchi). A questi 112 milioni si aggiungono circa 3.6 milioni di franchi per le imposte di navigazione.

Al 31 dicembre 2023 l’intero parco veicoli ticinese si attesta a 326’063 unità (324’508 al 31.12.2022, + 1’555 unità). Il numero di automobili immatricolate (224’946) è leggermente aumentato rispetto al 2022 (224’455, + 491 unità).

Ricordiamo che per il pagamento dell’imposta – da saldare entro il 15 marzo 2024 – vi è la possibilità di usufruire della procedura elettronica (e-fattura). Allegato alla fattura relativa l’imposta viene trasmesso inoltre un volantino informativo intitolato “Info mobilità 2024”. 

Ulteriori informazioni sull’imposta di circolazione, così come un calcolatore online sono disponibili sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/imposta24), unitamente a molte altre informazioni utili al disbrigo delle pratiche.

Norman Gobbi a tutto campo, il canone tv e la 13esima AVS

Norman Gobbi a tutto campo, il canone tv e la 13esima AVS

Il Consigliere di Stato è stato ospite della prima parte di “Detto tra noi”. Il consigliere nazionale Lorenzo Quadri e il sindacalista Giorgio Fonio parlano invece della riduzione del canone radio/tv e i posti a rischio in RSI. Nell’ultima parte spazio alla 13esima AVS, con il confronto tra Laura Riget, co-presidente del PS, e Paolo Pamini, consigliere nazionale UDC.

https://www.ticinonews.ch/ticinonews-play/norman-gobbi-a-tutto-campo-il-canone-tv-e-13esima-avs-388590

 

 

Costituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Lavertezzo e Locarno

Costituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Lavertezzo e Locarno

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’istanza di aggregazione presentata dai municipi di Lavertezzo e Locarno, istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare un progetto aggregativo tra i due comuni.

A fine ottobre 2023 è stata consegnata al Governo un’istanza congiunta sottoscritta dai municipi di Lavertezzo e Locarno per l’avvio di uno studio di aggregazione tra i loro comuni.  
La richiesta è stata esaminata anche alla luce dei contenuti del Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), approvato nel dicembre 2018 dal Consiglio di Stato, che colloca questi comuni – tra loro confinanti in zona Riazzino – in due scenari differenti. Infatti, Lavertezzo costituisce insieme a Cugnasco-Gerra, Gordola e il quartiere locarnese Gerre di Sotto lo scenario denominato “Piano”, mentre Locarno – senza il quartiere Gerre di Sotto – è assegnato allo scenario “Locarnese” che riunisce undici comuni dell’omonimo agglomerato. Va tuttavia ricordato che il PCA non è una visione statica e immutabile, ma uno strumento che comprende la possibilità di evolvere e adattarsi alle sollecitazioni e ai cambiamenti, in particolare laddove emerge la volontà degli attori locali. Il PCA stesso prevede che possano essere avviati progetti aggregativi promossi dalle collettività locali anche qualora divergenti dagli scenari proposti, posto che non ne derivino conseguenze determinanti sull’impostazione complessiva della pianificazione e sull’insieme degli scenari. Il Consiglio di Stato ha quindi valutato che l’istanza dei due municipi può essere accolta, adeguando o modificando il PCA una volta che l’aggregazione dovesse concretizzarsi.  

Come da proposta dei rispettivi municipi, la Commissione di studio è formata da:

per il Comune di Lavertezzo:           
– Tamara Bettazza, Sindaca                                                         
– Mehmet Göksungur, Municipale                                                         
– Matteo Lanini, Municipale

per il Comune di Locarno:                
– Alain Scherrer, Sindaco                                                         
– Nicola Pini, Municipale                                                         
– Nancy Lunghi, Municipale

L’accompagnamento tecnico/amministrativo sarà assicurato dal Segretario comunale di Lavertezzo e dal Coordinatore del Dicastero finanze di Locarno.  
La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.  
Come noto, l’iniziativa di Lavertezzo e Locarno ha suscitato delle reazioni – sia di appoggio che di contrarietà, ma pure degli interrogativi – nei due comuni e nella zona limitrofa. Dopo il rinnovo dei poteri comunali, il Dipartimento delle istituzioni intende incontrare alcuni comuni della regione per un momento di discussione e riflessione sugli sviluppi e le prospettive aggregative nel comprensorio, con modalità da ulteriormente definire.

(foto: www.locarno.ch)

Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Approvati i messaggi per le aggregazioni di Quinto, Giornico e Lema

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi che propongono al Gran Consiglio la costituzione di tre nuovi comuni. In Leventina, nell’alta valle è prospettata l’unione degli attuali comuni di Prato Leventina e Quinto nel nuovo Comune di Quinto, rispettivamente nella bassa valle quella tra Bodio e Giornico nel nuovo Comune di Giornico. In Malcantone la proposta riguarda il futuro Comune di Lema, frutto dell’aggregazione tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio.

Lo scorso 26 novembre 2023 sono stati accolti in votazione consultiva tre progetti di aggregazione, con confortevoli maggioranze ovunque. A seguito delle adesioni di tutti i comuni, il Consiglio di Stato ha licenziato i messaggi governativi per l’aggregazione tra Prato Leventina e Quinto, tra Bodio e Giornico, nonché tra Astano, Bedigliora, Curio, Miglieglia e Novaggio. La cittadinanza di Prato e Quinto era anche chiamata ad esprimere la propria preferenza sul nome del futuro Comune, votando in maggioranza la denominazione “Quinto”, che viene pertanto proposta.  
In vista dell’aggregazione, in questi comuni non si svolgeranno le elezioni comunali previste il prossimo aprile 2024 e resteranno in carica gli attuali organi, essendo già stato deciso il differimento. L’entrata in funzione dei nuovi comuni di Quinto, Giornico e Lema – con l’elezione dei rispettivi municipi e consigli comunali – avverrà dopo la crescita in giudicato delle decisioni del Gran Consiglio, organo cui compete decretare le aggregazioni in Ticino, entro aprile 2025 (riservati eventuali ricorsi). La data delle elezioni verrà stabilita in seguito dal Consiglio di Stato.