Aggregazioni: partono i colloqui in 11 Comuni

Aggregazioni: partono i colloqui in 11 Comuni

Fino al 24 giugno, sono in programma momenti di scambio e di incontro da Losone a Cugnasco-Gerra Il consigliere di Stato Norman Gobbi, titolare del Dipartimento delle istituzioni: «Troviamo le potenzialità di sviluppo»

Nel Locarnese il tema delle aggregazioni comunali torna sotto i riflettori e questa volta con una serie di appuntamenti dedicati all’incontro e alla discussione, in programma da martedì 21 maggio fino a lunedì 24 giugno, in undici Comuni. La situazione attuale – lo ricordiamo – vede in particolare il Comune di Lavertezzo in una posizione particolarmente scettica rispetto a un possibile matrimonio con Locarno. Appena un mese fa, subito dopo le elezioni comunali, la situazione tornava a un «punto e a capo». Il neoeletto sindaco di Lavertezzo Andrea Berri intende infatti affossare sul nascere il progetto di aggregazione con Locarno. Progetto necessario per far fronte alla «situazione finanziaria fragile», aveva giustificato il precedente Esecutivo, guidato dall’uscente Tamara Bettazza, in una lettera aperta in risposta alla raccolta firme promossa dai contrari all’aggregazione, nella quale si citava anche il fatto di aver «approfondito altri scenari, ma senza la garanzia che siano realistici e realizzabili». Dello scenario aggregativo fanno anche parte i Comuni di Losone e Gordola con i rispettivi sindaci Ivan Catarin e Damiano Vignuta che, per il momento, stanno ancora soppesando la questione aggregativa: « Ci vuole tempo ma siamo pronti a discuterne».

Approfondire i dossier
Ma torniamo agli incontri per discutere di aggregazione. A tal proposito si è espresso il direttore del Dipartimento delle istituzioni e consigliere di Stato Norman Gobbi: «Nei primi mesi del 2024, attraverso la Sezione degli enti locali, ho preso contatto con undici Comuni del comprensorio del Locarnese e abbiamo fissato altrettante riunioni per approfondire il dossier delle aggregazioni comunali. I momenti di scambio e di incontro con i Municipi di ogni parte del Ticino, intrapresi nel 2018, avranno quindi in questa tornata l’obiettivo di conoscere le aspettative future sul coinvolgimento degli enti locali in un’eventuale ipotesi di aggregazione». Nello specifico il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli Esecutivi di Gordola, Losone, Brione Sopra Minusio, Orselina, Muralto, Verzasca, Tenero-Contra, Minusio, Cugnasco-Gerra, Locarno e Lavertezzo.

Sguardi sul futuro del territorio
Il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), aggiunge inoltre Gobbi, definisce una serie di scenari aggregativi per l’intero Cantone. «Si tratta di uno strumento orientativo voluto dal Parlamento e messo a disposizione dei Comuni, che contempla la possibilità di evolvere e adattarsi alle esigenze comunali e ai cambiamenti della società nella quale viviamo». Uno strumento capace dunque anche di adattarsi alle necessità degli enti presenti sul territorio: «Proprio in quest’ottica, il PCA prevede che possano essere avviati progetti aggregativi promossi dalle autorità locali anche se divergono dalle visioni contenute nel documento strategico». «Ciò detto – prosegue Gobbi – negli ultimi anni il Dipartimento delle istituzioni ha appoggiato e sostenuto le iniziative di aggregazione volute direttamente dalle realtà comunali». E l’ultima in ordine di tempo è proprio quella che coinvolge i Comuni di Lavertezzo e Locarno, formalizzata dal Consiglio di Stato il 18 gennaio scorso. «È chiaro quindi che questo nuovo scenario che inizia a delinearsi pone le basi per aprire una discussione sul futuro dell’intero comprensorio».

Esperienza ultraventennale
Il consigliere di Stato ha in seguito riflettuto anche sull’attuazione effettiva del PCA allo stato attuale: «Dopo un incontro con la Commissione parlamentare Costituzione e leggi lo scorso mese di marzo, è piuttosto evidente che il Piano cantonale delle aggregazioni così come è stato concepito non sarà attuato». E questo nella speranza che tale documento possa definire una linea guida senza risultare troppo restrittivo: «Il nostro auspicio come Dipartimento è che il dossier venga trasformato in una sorta di strumento che possa stabilire i criteri entro i quali muoversi senza più definire un numero di Comuni da raggiungere come obiettivo. Questa è la nostra raccomandazione alla Commissione che è basata sull’esperienza ultraventennale di politica delle aggregazioni e arricchita anche dagli ultimi progetti intrapresi per stimolare il processo democratico a livello locale. Ma su questo, come detto, dovrà ancora esprimersi il Parlamento».

Ragionare con gli enti locali
Infine, Gobbi proporrà agli undici Comuni del Locarnese anche un paio di giornate dedicate all’individuazione delle potenzialità di sviluppo e criticità del territorio. «È nostra intenzione proporre loro di partecipare a una o più giornate di riflessione strategica dove rappresentanti della società civile, delle aziende e le autorità politiche si trovino per individuare le potenzialità di sviluppo e le criticità del

Il Piano cantonale
comprensorio. Poi, sulla scorta dei risultati di questo momento di incontro, i Municipi potranno valutare in tutta autonomia e senza forzature se il santo vale la candela». E precisa: «L’approccio del mio Dipartimento è quindi quello di ragionare insieme agli enti locali e a coloro che vivono il Comune per capire insieme il potenziale di crescita e sviluppo di un’intera regione». E questo, aggiunge ancora Gobbi, sulla base dell’esperienza maturata con i Comuni del Basso Mendrisiotto e grazie alle competenze che la Sezione degli enti locali sta acquisendo nell’utilizzo di strumenti per facilitare il coinvolgimento della popolazione e delle aziende che vivono sul territorio, «che sono il motore della nostra democrazia».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 18 maggio 2024 del Corriere del Ticino

(Immagine: www.muralto.ch)

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi la Deputazione ticinese alle Camere federali per la tradizionale riunione in vista della prossima sessione parlamentare, in programma dal 27 maggio al 14 giugno 2024. La riunione odierna ha consentito di discutere i principali temi di attualità e rilevanza a livello federale.  
Durante l’incontro l’accento è stato posto innanzitutto sui messaggi federali relativi ai finanziamenti per la cultura e per il settore dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione per il periodo 2025-2028: pur consapevole della situazione finanziaria delicata della Confederazione, il Consiglio di Stato ha ribadito l’importanza di garantire fondi adeguati in questi ambiti fondamentali sia per la coesione nazionale sia per la competitività del Ticino e della Svizzera.  
Successivamente ci si è concentrati su una serie di questioni di attualità parlamentare, quale ad esempio la proposta di abolizione dell’obbligo di dichiarazione doganale nell’ambito della revisione totale della legge sulle dogane, in attesa degli ulteriori approfondimenti dell’Amministrazione federale, nonché i progetti dedicati alla modifica dell’imposizione sulle abitazioni secondarie e i lavori relativi al rapporto sull’efficacia 2020-2025 della perequazione finanziaria, le cui conclusioni non soddisfano le aspettative del Cantone Ticino.  
Governo e Deputazione hanno in seguito colto l’occasione per un aggiornamento e una valutazione delle misure recentemente proposte per la gestione della situazione migratoria e dei richiedenti l’asilo, soprattutto in vista dei flussi migratori estivi, nonché delle attuali discussioni parlamentari relative al secondo pacchetto di contenimento dei costi nell’ambito dell’assicurazione malattie (LAMal).  
Prima dell’incontro con il Consiglio di Stato, la Deputazione ticinese alle Camere federali ha tenuto, sempre a Bellinzona, la propria riunione ordinaria in preparazione della sessione estiva. In tale occasione ha inoltre ricevuto la Delegata federale al plurilinguismo, Nicoletta Mariolini, per uno scambio sul tema della promozione del plurilinguismo e della lingua italiana sul piano federale.  
A margine dei lavori parlamentari della sessione estiva a Berna, l’agenda della Deputazione prevede in particolare due incontri, con la Consigliera federale Elisabeth Baume-Schneider, capa del Dipartimento federale dell’interno, e con il Consigliere federale Guy Parmelin, capo del Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca, in vista dei quali Deputazione ticinese e Consiglio di Stato si mantengono in stretto contatto.

Il Consiglio di Stato nomina il Gerente del Comune di Mergoscia

Il Consiglio di Stato nomina il Gerente del Comune di Mergoscia

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato il Gerente del Comune di Mergoscia, che entrerà in funzione il 1. giugno 2024. Egli assumerà le competenze del Municipio durante la legislatura comunale 2024-2028.

Il Consiglio di Stato – preso atto della mancata disponibilità di candidati ad assumere la carica di membro del Municipio di Mergoscia anche in occasione della procedura di elezione prorogata scaduta l’8 aprile 2024 – ha deciso di nominare il signor Daniele Mazzali quale Gerente del Comune di Mergoscia.  
La carica degli attuali membri del Municipio (Sindaco e Municipali) terminerà con l’entrata in funzione del Gerente. Il Governo ha incaricato la Sezione degli enti locali di seguire l’avvicendamento.  
Il Gerente assumerà le competenze dell’Esecutivo comunale. L’Assemblea comunale manterrà invece le proprie prerogative.  
La difficoltà a comporre l’Esecutivo, i cui segnali si erano già palesati in passato, si assomma a una fragilità finanziaria del Comune. L’auspicio del Governo è pertanto che nella corrente legislatura comunale Mergoscia possa essere inserito in un processo aggregativo, giungendo a una soluzione definitiva e stabile per la collettività locale, che in passato si era peraltro già espressa favorevolmente al riguardo.

(Foto: www.comune-mergoscia.ch)

‘La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva’

‘La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva’

Scuola di polizia, in 59 hanno ottenuto il diploma

“La sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese”. A sostenerlo è il presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, partecipando sabato 11 maggio alla Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (Scp 2022), che ha avuto luogo al Palazzo dei Congressi di Lugano.
Nel suo discorso, Vitta ha sottolineato “il ruolo di responsabilità degli agenti di polizia quali punto di contatto fra lo Stato e la cittadinanza. Un rapporto che le neo e i neo agenti avranno il compito di mantenere e consolidare”. Nel comunicato diffuso alla stampa, si continua a leggere che il presidente del governo ha proseguito evidenziando come “la sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese”, dicevamo. “Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, alle aziende internazionali insediate sul nostro territorio. Lo è per chi viene a trascorrere le vacanze nella nostra regione e scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali. Ecco quindi che la sicurezza contribuisce a migliorare ulteriormente il benessere di tutta la collettività”.

Gobbi: ‘La sfida di essere un punto di riferimento stabile e sicuro’
Nel suo intervento, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, “dopo aver ringraziato gli ospiti presenti ed espresso il proprio compiacimento in particolare per la presenza e l’intervento del presidente del Consiglio di Stato, che ha subito accettato l’invito di onorare la cerimonia, ha sottolineato la necessità di evolversi nella funzione di agenti di polizia, in modo da tenere il passo rispetto alla complessità e alla fragilità della nostra comunità”. In particolare Gobbi ha rimarcato che “la gente ha sempre più perso la capacità di essere resiliente in momenti difficili. Qui sta la sfida per i Corpi di polizia: essere in questi momenti un punto di riferimento stabile e sicuro, in grado di rispondere anche a necessità primordiali e ormai date per scontate, come la sicurezza pubblica a 360 gradi. Le donne e gli uomini al servizio delle forze dell’ordine e delle istituzioni devono in ogni istante essere pronti a minacce e crisi anche inimmaginabili fino a qualche anno fa”.

Cocchi: ‘Un ruolo fondamentale’
Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi “si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione”, evidenziando pure che “il vostro duro lavoro e la vostra dedizione vi hanno preparato a servire come parte integrante del nostro sistema giudiziario e della società. In qualità di membri delle forze di polizia, ricoprite un ruolo fondamentale nel mantenere la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. Vi esorto a essere orgogliosi della vostra posizione, pur essendo consapevoli della responsabilità e del dovere che ne derivano”.
Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 59 neodiplomati e neodiplomate (41 della Polizia cantonale, due della Polizia cantonale Grigioni, uno della Polizia Città Bellinzona, tre della Polizia Città Lugano, due della Polizia Città Mendrisio, uno della Polizia Città Locarno, due della Polizia comunale Ceresio Sud, tre della Polizia comunale Chiasso, uno della Polizia comunale Losone e tre della Polizia militare) sono ora “pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza”.
Alla cerimonia, oltre a Vitta, Gobbi e Cocchi, hanno partecipato il capo della Sezione formazione, capitano Christophe Cerinotti, e il direttore del Centro formazione di polizia (Cfp) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 13 maggio 2024 de La Regione

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Polizia: “un corpo unico? È una delle opzioni. E sui tagli …”

59 nuovi agenti della Scuola di Polizia del V circondario hanno giurato fedeltà alla costituzione e alle leggi. È stata l’occasione di parlare del futuro.

La Polizia, come tutti i settori, dovrà trovare il modo di ottimizzare le sue risorse, tenendo presente l’importante compito di garantire la sicurezza cantonale. Non è escluso un corpo unico, con guida centralizzata e presenza decentralizzata, ma se ne deve ancora discutere. Nel frattempo, sebbene l’interesse per la professione di agente pare essere in calo generale, il Ticino ha ancora abbastanza candidati per formare le classi delle annuali scuole, con un trend costante tra le donne. Oggi, con una certa emozione, 59 nuovi poliziotti, appena diplomati alla Scuola di Polizia del V circondario, hanno giurato fedeltà alla costituzione e alle leggi.

“Quest’anno un numero eccezionale di allievi”
“Bisogna crederci profondamente, chi non è convinto molla dopo pochi anni”, ha spiegato il capo sezione formazione Cristoph Cerinotti a Ticinonews. “Quest’anno sono quasi sessanta gli agenti formati, un numero più alto del solito in quanto abbiamo avuto bisogno di reperire più poliziotti rispetto al consueto, anche per la necessità di recuperare personale dopo gli aumenti degli effettivi in alcuni corpi”. Non è preoccupato di un trend di interesse definito in decrescita, soprattutto perché il Ticino ha abbastanza agenti anche per garantire la prossima scuola, quella del 2024-25. Le donne sono circa il 25%, un numero che rimane costante da anni. “In molte mostrano interesse durante le serate informative ma poi il loro numero resta fermo”, aggiunge Cerinotti.

Cerinotti: “Non ci servono Rambo o esaltati. Chiunque può diventare agente”
Secondo il capo formazione, non c’è un profilo ideale per chi vuole frequentare la scuola, della durata di due anni, con sbocchi nella Polizia cantonale, comunale, ferroviaria e militare, con due anni che mischiano formazione pratica e teorica e lavoro nei reparti. “Sicuramente non ci servono i Rambo o gli esaltati. Gli aspiranti agenti seguono anche diverse lezioni psicologiche, per imparare a confrontarsi con diverse situazioni che poi dovranno affrontare. Chi vuole iscriversi deve essere duro con sè stesso, deve crederci, deve volerlo: tutto possono farcela”. 

Vitta: “Anche la Polizia sta guardando dove può risparmiare”
Alla cerimonia, con una coreografia provata e riprovata, erano presenti anche diverse autorità. Christian Vitta ha sottolineato quanto la Polizia garantisca la sicurezza sul territorio e come servano delle forze nuove per sostituire chi va in pensione o sceglie altre strade, esigenza soddisfatta dalla classe di quest’anno. E in merito a possibili risparmi imposti dal preventivo dello scorso anno, sostiene che “si tratta di uno sforzo per contenere la crescita della spesa che interessa ogni settore, ciascuno deve vedere dove poter migliorare. Dunque anche la Polizia sta guardando dove ci sono i margini per risparmiare, senza dover smettere di garantire i servizi”.

Gobbi: “Polizia unica? Bisogna discutere con i Comuni”
Gli fa eco Norman Gobbi: “La sicurezza pubblica è uno dei compiti primordiali di uno stato. In questa ottica bisogna discutere di come meglio gestire le risorse sul territorio, è anche una necessità finanziaria. Polizia unica? Potranno esserci più scenari. Come visto durante il Covid, una condotta centrale con presenza decentralizzata può essere una risposta, che va discussa coi comuni, anche per capire chi potrebbe assumersi quale compito”.

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2022

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2022

Comunicato stampa

Sabato 11 maggio, al Palazzo dei Congressi di Lugano si è tenuta la Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2022). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Capo Sezione formazione capitano Christophe Cerinotti, hanno preso la parola il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i Comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Il Presidente del Consiglio di Stato Christian Vitta nel suo discorso ha sottolineato il ruolo di responsabilità degli agenti di polizia quali punto di contatto fra lo Stato e la cittadinanza. Un rapporto che le neo e i neo agenti avranno il compito di mantenere e consolidare. Il Presidente del Governo ha proseguito evidenziando “che la sicurezza rappresenta anche un fattore di attrattiva di un Paese. Lo è per i suoi cittadini, che possono così godere di una qualità di vita elevata. Lo è per chi opera nel tessuto economico: dagli artigiani, passando per i piccoli e grandi imprenditori, alle aziende internazionali insediate sul nostro territorio. Lo è per chi viene a trascorrere le vacanze nella nostra regione e scoprirne le bellezze paesaggistiche e culturali. Ecco quindi che la sicurezza contribuisce a migliorare ulteriormente il benessere di tutta la collettività.

Nel suo intervento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato gli ospiti presenti ed espresso il proprio compiacimento in particolare per la presenza e l’intervento del presidente del Consiglio di Stato, che ha subito accettato l’invito di onorare la cerimonia, ha sottolineato la necessità di evolversi nella funzione di agenti di polizia, in modo da tenere il passo rispetto alla complessità e alla fragilità della nostra comunità. In particolare il Consigliere di Stato Gobbi ha rimarcato che “sempre più la gente ha perso la capacità di essere resiliente in momenti difficili. Qui sta la sfida per i Corpi di polizia: essere in questi momenti un punto di riferimento stabile e sicuro, in grado di rispondere anche a necessità primordiali e ormai date per scontate, come la sicurezza pubblica a 360 gradi. Le donne e gli uomini al servizio delle forze dell’ordine e delle istituzioni devono in ogni istante essere pronti a minacce e crisi anche inimmaginabili fino a qualche anno fa”.

Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione, evidenziando pure che “il vostro duro lavoro e la vostra dedizione vi hanno preparato a servire come parte integrante del nostro sistema giudiziario e della società. In qualità di membri delle forze di polizia, ricoprite un ruolo fondamentale nel mantenere la sicurezza e il benessere dei nostri cittadini. Vi esorto a essere orgogliosi della vostra posizione, pur essendo consapevoli della responsabilità e del dovere che ne derivano.

Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 59 neodiplomati e neodiplomate (41 della Polizia cantonale, 2 della Polizia cantonale Grigioni, 1 della Polizia città Bellinzona, 3 della Polizia città Lugano, 2 della Polizia città Mendrisio, 1 della Polizia città Locarno, 2 della Polizia comunale Ceresio Sud, 3 della Polizia comunale Chiasso, 1 della Polizia comunale Losone e 3 della Polizia militare) sono ora pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza.

Acquisto ex Banca del Gottardo “Necessario e indispensabile”

Acquisto ex Banca del Gottardo “Necessario e indispensabile”

Norman Gobbi si esprime sul voto del 9 giugno a favore della Giustizia

Nei prossimi giorni le cittadine e i cittadini riceveranno il materiale di voto per la tornata del 9 giugno prossimo, quando saremo chiamati ad esprimerci sia su oggetti federali, sia su temi cantonali. Tra quest’ultimi figura in particolare il credito per l’acquisto (76 milioni di franchi) per l’ex Banca del Gottardo a Lugano, che affiancherà l’attuale Palazzo di giustizia. Nella struttura troveranno sede il Tribunale di appello, la Pretura civile, la nuova Pretura di protezione (oggi Autorità regionale di protezione), l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e altre Autorità amministrative (esecuzione, fallimenti, registro fondiario, ecc.). “La Giustizia ticinese ha assolutamente bisogno di una nuova casa. È dal 2008 che si discute della ristrutturazione dell’attuale Palazzo di giustizia. Nel 2015 il Gran Consiglio ha approvato il principio di una seconda sede a Lugano. Una sede necessaria per permettere appunto la ristrutturazione dell’ormai inadeguato Palazzo di giustizia in via Pretorio/via Bossi. I vari potenziamenti negli ultimi vent’anni della magistratura richiedono inoltre nuovi spazi. Oggi il Cantone sta già pagando affitti a terzi; senza la seconda sede, per un lungo periodo (10-12 anni) tutti gli attuali inquilini del Palazzo di giustizia e del Palazzo di via Bossi durante l’indispensabile ristrutturazione dovranno trovare altri uffici sparsi per tutta la città e pagando fior di milioni. Non è una situazione degna per il terzo potere dello Stato!”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

C’è chi sostiene che si poteva trovare una sede che costasse meno. “Prima di tutto diciamo che il costo per l’edificio che si vuole acquistare è ritenuto corretto da una perizia esterna. Inoltre sono state valutate negli anni tutte le alternative, che però si sono rilevate o troppo costose o inadeguate. Sono entrate in linea di conto: lo stabile Mizar a Molino Nuovo, il comparto RSI a Lugano Besso, lo stabile Suglio a Manno, il nuovo Nuovo Quartiere Cornaredo (NQC), la Stazione FFS di Lugano, la SUPSI di Trevano (previo trasferimento a Mendrisio), lo stabile Sant’Anna (già BSI) e il Polo sportivo degli eventi a Cornaredo. Una lunga lista che fa ben capire come l’ex Banca del Gottardo sia un’opportunità e un’occasione irripetibili per risolvere realmente e per i prossimi 30/50 anni le esigenze logistiche della Giustizia a Lugano”, sottolinea Norman Gobbi.

C’è anche chi dice che a Lugano non si deve concentrare tutta la Giustizia. “Questa è una tesi falsa. La nuova cittadella della Giustizia di Lugano – quindi lo stabile ex Banca del Gottardo e l’attuale Palazzo di giustizia ristrutturato – accoglierà le autorità che per legge già oggi devono avere la loro sede a Lugano. Non facciamo nessun regalo a Lugano. Investiamo quanto è necessario e giusto investire anche a Lugano, dopo importanti investimenti a Bellinzona per la ristrutturazione del Pretorio (oltre 50 milioni) e a Locarno pure per la ristrutturazione del Pretorio (circa 40 milioni di franchi). Questi tre necessari investimenti hanno un comun denominatore: vengono effettuati per recuperare edifici già costruiti e ciò ha effetti positivi in termini ambientali e sociali. È una scelta politica lungimirante del Governo”, conclude Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 maggio 2024 de Il Mattino della domenica

Pensioni, fisco e Giustizia, il Governo invita al triplo sì

Pensioni, fisco e Giustizia, il Governo invita al triplo sì

ll Consiglio di Stato sostiene i tre oggetti al voto il 9 giugno: misure di compensazione per gli assicurati presso la Cassa pensioni dello Stato, riforma fiscale e acquisto dello stabile EFG per la Giustizia
Domenica 9 giugno, politicamente parlando, in Ticino sarà una data importante. I ticinesi saranno infatti a chiamati a esprimersi su tre oggetti di rilievo: le misure di compensazione per gli affiliati alla Cassa pensioni dello Stato, la riforma fiscale e l’acquisto dello stabile EFG per insediarvi la cittadella della Giustizia. Oggi il Consiglio di Stato si è «schierato» sui tre temi, invitando i cittadini a un «triplo sì» alle urne. Vediamo quali sono gli argomenti del Governo. 

1. Le misure di compensazione: in breve, di che cosa si tratta?
I cittadini sono chiamati a votare sulle misure di compensazione per gli affiliati all’Istituto di previdenza del Canton Ticino (IPCT), ossia circa 17 mila persone, la maggior parte delle quali attive presso l’amministrazione cantonale, le scuole e vari enti para-statali e del settore socio-sanitario. Si tratta di misure volte a compensare il già deciso abbassamento del tasso di conversione che, sull’arco di otto anni, dal 2024 al 2031, passerà dal 6,17% al 5,25%. Si tratta, in parole povere, di un taglio delle pensioni per gli assicurati attivi, quantificabile a regime attorno al 15% della rendita pensionistica, che la politica vuole mitigare attraverso, appunto, le misure di compensazione.  

2. Qual è la posizione del Governo?
Come rilevato dal direttore del DFE Christian Vitta, il Governo propone di votare sì a queste misure per più motivi. Perché permetterebbe di «riconoscere il lavoro professionale di 17 mila persone, impiegate nell’amministrazione cantonale, nei Comuni e in molti Enti di diritto pubblico (ndr. si pensi ad esempio alle Case anziani)»; ma anche perché permetterebbe di «mantenere condizioni previdenziali paragonabili a quelle di altre casse pensione presenti in Ticino come in Svizzera» e di «evitare una riduzione delle rendite di vecchiaia che potrebbe arrivare fino al 15%». Inoltre, si tratta pure di mantenere l’attrattività per posti di lavoro nel settore pubblico, nella scuola e nel settore socio-sanitario. Persone che, come rilevato dal Governo, risiedono e spendono in Ticino. Ciò, dunque, avrebbe un effetto positivo anche per l’economia locale. 

3. La riforma fiscale: in breve, di che cosa si tratta?
La riforma, va premesso, coincide con il già previsto ritorno del coefficiente cantonale d’imposta al 100% (prima al 97%). Tale progetto prevede diverse misure: di queste, però, essenzialmente solo una è contestata da una parte della politica, ossia la sinistra. Vediamo prima quelle non contestate. Viene proposto un aggiornamento dell’imposta di successione e donazione, voluto per due motivi: aggiornare il sistema fiscale alle nuove forme di famiglia e agevolare il passaggio generazionale, in particolare per le piccole e medie imprese. La seconda misura prevede la riduzione dell’imposizione massima delle prestazioni in capitale della previdenza. In sostanza, sarà plafonata l’aliquota massima al 3%. Ciò, per correggere la scarsa concorrenzialità intercantonale del Ticino e per evitare che buoni contribuenti lascino il nostro cantone al momento di ritirare la pensione. È poi prevista, più in generale, la riduzione di tutte le aliquote dell’imposta cantonale sul reddito per neutralizzare il ritorno del moltiplicatore al 100%: in questo modo i cittadini eviteranno di pagare più imposte. C’è poi un’altra misura che prevede l’aumento della deduzione forfettaria per le spese professionali, della quale beneficeranno i lavoratori dipendenti. Con i calcoli della serva, ha indicato Claudio Zali, si tratta di un risparmio di circa 100 franchi all’anno. Infine, c’è la misura che lo stesso direttore del DT ha definito in maniera ironica «quella dolente», poiché l’unica a essere fortemente contestata da sinistra, ossia la riduzione dell’aliquota massima dell’imposta sul reddito che dal 2025 sarà abbassata di 0,5 punti percentuali per sei anni, scendendo dal 15% al 12%. Si tratta, in soldoni, di un abbassamento della pressione fiscale per le fasce della popolazione più benestanti. 

4. Qual è la posizione del Governo?
Sulla misura più contestata, Zali ha invitato ad evitare esagerazioni, da una parte come dall’altra. «Sbagliando si identifica questa misura con tutta la riforma. Ma sono consapevole che in Ticino alcuni argomenti sono difficili da discutere serenamente», poiché la discussione diventa subito ideologica. «Si tratta di una riforma diluita nel tempo, il cui costo è sopportabile per le nostre finanze e potrebbe dopo qualche anno portare a un maggiore arrivo di contribuenti interessanti». Eppure, ha aggiunto Zali, «tanto basta per parlare di regalo ai ricchi e di smantellamento dello Stato sociale da una parte e di fuga in massa dei contribuenti dall’altra». Insomma, l’invito di Zali è stato quello di «essere sereni, dialogando sul tema per quello che è: una piccola riforma per il nostro sistema fiscale; una riforma che il Governo sostiene, ritenendola equilibrata». Al netto della misura «dolente», il Governo sostiene il progetto anche perché permette di «evitare un aumento delle imposte a tutti i cittadini a seguito dell’aumento del moltiplicatore»; perché permette di dedurre più spese professionali ai lavoratori in un momento in cui i costi aumentano, perché permette di attualizzare l’imposta di successione e donazione ai nuovi modelli di famiglia e favorire la continuità aziendale e perché, infine, allinea la fiscalità ticinese al resto della Svizzera. 

5. L’acquisto dello stabile EFG: in breve, di che cosa si tratta?
I cittadini sono chiamati a votare sul credito da 76 milioni di franchi per l’acquisto dello stabile EFG, in centro a Lugano, al fine di insediarvi la cosiddetta «cittadella della Giustizia». In questo palazzo troveranno spazio il Tribunale d’appello, la Pretura civile, la nuova Pretura di protezione, l’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi e altre autorità amministrative. Inoltre, l’acquisto di questo stabile permetterà in seguito di gestire meglio la ristrutturazione totale dell’attuale Palazzo di Giustizia (che versa in condizioni precarie da tempo) situato in via Pretorio, dove anche in futuro resteranno il Ministero pubblico e la Polizia cantonale. 

Da www.cdt.ch

Dal servizio civile… alla Protezione civile

Dal servizio civile… alla Protezione civile

Il Consiglio federale propone misure per contrastare la penuria di effettivi di quest’ultima – Esteso l’obbligo di servizio

L’obbligo di incorporazione nella Protezione civile sarà esteso in alcuni casi e i civilisti – se ce ne fosse la necessità – potranno essere obbligati ad assolvere in seno ad essa una parte del loro servizio, fino a 80 giorni. È quanto prevede un messaggio licenziato oggi, mercoledì, dal Consiglio federale. Si vuole così mettere a disposizione del corpo degli effettivi sufficienti.

Una decina di anni fa era stato fissato l’obiettivo di garantire 72’000 militi della protezione civile. L’effettivo reale però è di 60’000 persone quest’anno e si prevede che nel 2030 sarà sceso a circa 50’000 militi se non si adottano provvedimenti, spiega il Governo.

In base alle nuove misure, dovrà prestare servizio nella Protezione civile chi non ha svolto la scuola reclute prima dei 25 anni ed è stato prosciolto dall’esercito e gli ex militari che, dopo la scuola reclute, sono stati dichiarati inabili e avrebbero ancora dovuto svolgere almeno 80 giorni di servizio militare.

Inoltre i militi della protezione civile di cantoni con un’eccedenza di personale potranno essere incorporati in cantoni con effettivi insufficienti, indipendentemente dal loro domicilio. I militi della protezione civile dovranno iniziare l’istruzione di base entro due anni dal reclutamento per essere a disposizione delle organizzazioni di protezione civile nel più breve tempo possibile.

Dalla consultazione è emerso che le disposizioni riguardanti i civilisti potrebbero incontrare opposizioni. La revisione della legge sarà quindi suddivisa in due distinti disegni: uno riguardante le persone soggette al servizio civile e uno relativo alle altre novità. In questo modo, in caso di referendum, le parti non controverse della revisione non saranno ritardate o respinte, precisa il comunicato.

https://www.rsi.ch/info/svizzera/Dal-servizio-civile…-alla-Protezione-civile–2143288.html1

Votazione cantonale del 9 giugno 2024 – La posizione del Consiglio di Stato

Votazione cantonale del 9 giugno 2024 – La posizione del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha presentato oggi – durante una conferenza stampa a Palazzo delle Orsoline – la propria posizione in vista della votazione cantonale del prossimo 9 giugno. Il Governo invita le cittadine e i cittadini ticinesi a votare «sì» a tutti e tre i temi: la modifica della Legge sull’Istituto di previdenza del Cantone Ticino (IPCT), la modifica della Legge tributaria e il decreto legislativo per il nuovo Palazzo di giustizia.

Il Consiglio di Stato sostiene la modifica della Legge sull’Istituto di previdenza del cantone Ticino (IPCT), che ha l’obiettivo di mantenere il livello delle rendite versate ai futuri pensionati, con una soluzione basata sul principio della simmetria dei sacrifici tra dipendenti e datore di lavoro. La proposta approvata dal Parlamento, e sostenuta anche dalle associazioni del personale dello Stato, assicura l’equità di trattamento alle generazioni future di pensionati e permetterà di mantenere delle condizioni previdenziali paragonabili a quelle di altre casse pensioni presenti in Ticino e in Svizzera.
Il Governo sostiene anche il pacchetto di misure fiscali a favore delle persone fisiche previste dalla modifica della Legge tributaria cantonale: si tratta di un insieme di misure che permettono di adeguare il quadro normativo fiscale all’evoluzione della società e avvicinano le aliquote fiscali ticinesi alla media intercantonale. La riforma permette a tutte le cittadine e a tutti i cittadini del nostro Cantone di evitare di pagare maggiori imposte a seguito dell’aumento del coefficiente d’imposta cantonale dal 97% al 100%. In caso di bocciatura della riforma, tutti i cittadini nel 2024 si vedranno aumentare le imposte cantonali di 3 punti percentuali rispetto al 2023.  
Il terzo oggetto è l’acquisto dello stabile ex Banca del Gottardo a Lugano, da destinare a secondo Palazzo di giustizia, che nasce dalla necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo le cui dimensioni non sono da tempo sufficienti per ospitare le Autorità con sede a Lugano, anche a fronte dell’aumento di personale occorso nell’ultimo ventennio. Un progetto avviato nel 2008, per il quale sono state valutate tutte le ipotesi del caso.
Il Governo ha sottolineato la sostenibilità dell’investimento, tramite il recupero di stabili esistenti, con un impatto positivo a livello ambientale e sociale e l’accesso facilitato dalla futura rete tram-treno. Un investimento che il Cantone può permettersi a fronte di 4.2 miliardi di franchi di investimenti previsti sui prossimi 12 anni, con un risparmio rispetto alle locazioni pagate a terzi e con un indotto in favore dell’economia locale. Il Governo ha rimarcato che senza un secondo Palazzo di giustizia ci saranno maggiori costi, visto che occorrerebbe liberare l’attuale edificio disseminando le Autorità sul territorio con importanti costi di trasloco, adeguamento spazi e locazioni, senza risolvere le problematiche della Giustizia.  

La distribuzione del materiale di voto alle cittadine e ai cittadini con diritto di voto avverrà tra il 13 e il 18 maggio 2024. Oltre al tradizionale opuscolo informativo saranno messi a disposizione dei video informativi con traduzione in lingua dei segni e delle informazioni in lingua facile. Le informazioni saranno disponibili, a partire dalla prossima settimana, sulla pagina web www.ti.ch/votazioni