‘Un uomo che ha cambiato la politica italiana, Bossi voleva bene al Ticino’

‘Un uomo che ha cambiato la politica italiana, Bossi voleva bene al Ticino’

Norman Gobbi e Lorenzo Quadri ricordano il fondatore della Lega Nord.
“Con lui un rapporto diretto e franco, a volte ruvido”
 
«La prima volta che incontrai Umberto Bossi fu nel 1996 quando organizzammo una trasferta con la Lega dei Ticinesi. Andammo a vederlo raccogliere l’acqua del Po per proclamare l’indipendenza della Padania». Parte da un ricordo personale il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi nel ricordare Umberto Bossi, storico fondatore della Lega Nord scomparso ieri all’età di 84 anni. «Rimasi impressionato dal suo carisma e dalla capacità di coinvolgere le persone. Negli anni il rapporto si è rafforzato, anche grazie a Giuliano Bignasca. Tra Bossi e il Nano c’era una sintonia naturale: un modo di fare diretto, a tratti ruvido, ma sempre autentico. Ricordo diversi momenti conviviali: si stava a tavola, si parlava, si discuteva senza filtri». Un rapporto fatto anche di scambi personali: «Una sera – racconta Gobbi – l’abbiamo portato in un grotto del Locarnese insieme a Giancarlo Giorgetti e Roberto Maroni. Più che un incontro istituzionale, sembrava una riunione tra amici, dove la politica si intrecciava naturalmente con la relazione personale. Bossi è stato una figura dirompente. Ha rotto schemi consolidati e ha cambiato profondamente il modo di fare politica in Italia. Prima di lui, nessuno avrebbe avuto il coraggio di esprimersi con quella chiarezza e quella forza. Il suo è stato un percorso straordinario, con luci e ombre, ma sempre segnato da una forte coerenza. Non ha mai nascosto né i suoi valori né i suoi limiti». C’è poi la politica, e i rapporti non sempre facili tra Svizzera e Italia. «Bossi voleva bene al Ticino, aveva un legame stretto fatto di riconoscenza personale, ma anche di una vicinanza politica e culturale. Con lui i rapporti transfrontalieri si affrontavano senza troppi filtri: si andava subito al punto, con franchezza. Lo raccontano bene certi episodi. Una volta, in piena seduta parlamentare durante le discussioni sui ristorni, mi chiamò e, senza preamboli, mi passò Giulio Tremonti per parlare di fiscovelox. Era il suo modo: diretto, immediato».

«La Lega italiana di oggi non è certo quella di Bossi. Di federalismo non si parla più, e devolution è tornata a essere una parola straniera – rileva il municipale di Lugano e consigliere nazionale Lorenzo Quadri –. La Lega di adesso si è intruppata in un governo che è centralista e che è sovranista solo a parole perché nei fatti è succube dell’Unione europea. Sembra che il principale progetto della Lega italiana sia il ponte sullo Stretto di Messina, che forse con la Padania non c’entra granché. Per non dire poi dell’attuale leader, Matteo Salvini, tra quelli che non hanno perso occasione per infamare la Svizzera dopo il tragico rogo di Crans-Montana a scopo di autopromozione sui social, cosa che Bossi mai avrebbe fatto». Tra il fondatore della Lega dei Ticinesi Giuliano Bignasca e Umberto Bossi, aggiunge Quadri, «c’era uno stretto rapporto: su certe cose vi era unità di vedute, su altre no. Del resto, come dico sempre, “ognuno fa il leghista in casa propria”. Il Nano e Bossi, continua l’esponente dei leghisti ticinesi, “condividevano comunque una visione sovranista, di autonomia dei popoli».

L’11 marzo del 2004 il leader della Lega Nord e ministro per le Riforme venne colpito da un ictus. Bossi rimase ricoverato all’ospedale di Varese sino al 3 maggio, quando improvvisamente lo lasciò. Da allora la sua nuova destinazione fu un mistero. Fino al 19 giugno. Perché quel giorno ‘laRegione’ pubblicò la notizia che Bossi era degente da alcune settimane alla Hildebrand di Brissago. L’allora sessantatreenne politico italiano aveva deciso di affidarsi alle cure della clinica e centro di riabilitazione locarnese, dove era stato ricoverato nel massimo riserbo. Lo stesso giorno in cui il nostro giornale riferì dell’approdo ticinese di Bossi, il numero due della Lega Nord Roberto Maroni, deceduto nel novembre 2022, tentò di smentire lo scoop. “Però, buon per Bossi se fosse ricoverato sul Lago Maggiore, è uno splendido lago che conosco e apprezzo molto. Mi spiace per il giornale svizzero, ma non è così”, aveva dichiarato all’Ansa. ‘laRegione’ riferì invece il vero. Tant’è che il 23 giugno la Hildebrand con una nota stampa confermò la degenza nella struttura di Brissago di Umberto Bossi. Il quale “è sulla via di un progressivo recupero”, scrisse fra l’altro la clinica.

A Brissago andò a trovarlo fra gli altri Silvio Berlusconi, all’epoca presidente del governo italiano (più volte primo ministro, l’imprenditore e artefice di Forza Italia è morto nel 2023). Era il pomeriggio del 7 settembre (2004). Un martedì. Quella di Berlusconi fu una visita lampo. L’incontro durò circa mezz’ora, dalle 17, in una saletta al quarto piano dell’istituto di cura, indicò ‘laRegione’ nell’edizione del giorno dopo. Nulla però trapelò circa i contenuti di quell’incontro. Ci fu un’altra visita di Berlusconi a Bossi, ancora convalescente a Brissago. Era il 16 novembre. Un vero e proprio summit quella volta. Tre ore. Presenti, riportarono le agenzie di stampa: Bossi, Berlusconi, Roberto Calderoli, Aldo Brancher, Giancarlo Giorgetti. “Con Bossi oggi abbiamo parlato della composizione di governo, e lui ha convenuto con me sulla visione che ho io”, dichiarò Berlusconi al termine della riunione.

Da www.laregione

(Immagine: Ti-Press)

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Umberto Bossi, il ricordo di Norman Gobbi all’interno dell’edizione di venerdì 20 marzo 2026 del Telegiornale RSI

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3611241

 

«La cucina italiana non è un elenco di ricette, ma uno stile di vita»

«La cucina italiana non è un elenco di ricette, ma uno stile di vita»

A La Romantica di Melide conviviale straordinaria della delegazione della Svizzera italiana dell’Accademia della Cucina per celebrare il riconoscimento UNESCO: sala piena, le parole di Petroni sul valore culturale e gli interventi di Gobbi e del console Vanni d’Archirafi sul ruolo della tavola nelle relazioni tra Italia e Svizzera

A La Romantica di Melide, la delegazione della Svizzera italiana dell’Accademia Italiana della Cucina ha riunito accademici, istituzioni e ospiti per una conviviale ecumenica straordinaria dedicata al riconoscimento UNESCO della cucina italiana come Patrimonio immateriale dell’umanità. Più che una semplice celebrazione, un momento di riflessione condivisa sul significato di questo storico traguardo. Una sala gremita – 67 presenti – e un’atmosfera partecipe hanno fatto da cornice a una serata riuscita anche sul piano gastronomico, grazie all’ottimo lavoro dello chef Egidio Iadonisi e della sua brigata.
A dare il tono all’incontro è stato il delegato Emilio Casati, che ha insistito su un punto chiave: «Il riconoscimento non premia ricette celebri. Premia uno stile di vita». Una frase che riassume l’impianto culturale dell’intera candidatura e che Casati ha sviluppato sottolineando come la cucina italiana sia prima di tutto «condivisione, rispetto degli ingredienti, trasmissione dei saperi». Non un sistema statico, ma «una tradizione viva, dinamica, radicata», capace di evolvere mantenendo coerenza.
Nel suo intervento, Casati ha anche richiamato il legame naturale tra Italia e Ticino, parlando di una «cucina di confine, sobria e concreta», fatta di prodotti e gesti condivisi: «Polenta, formaggi d’alpe, salumi, risotti, vini locali: qui la tavola resta un luogo sociale, di incontro e di trasmissione». Un passaggio che ha trovato riscontro nella composizione stessa della sala, dove istituzioni, accademici e rappresentanti del territorio si sono ritrovati attorno allo stesso tavolo.
Il riconoscimento UNESCO, ha ricordato, «riguarda la nostra identità», ma comporta anche una responsabilità: «Tutela della qualità, difesa delle denominazioni, educazione al gusto». Un impegno che l’Accademia, forte di oltre settant’anni di attività, è chiamata oggi a rinnovare.
Al centro della serata anche le parole del presidente dell’Accademia Paolo Petroni, riprese nel corso dell’incontro e nel videomessaggio preparato per l’occasione. Petroni ha voluto riportare l’attenzione sul senso più autentico del riconoscimento: «Il vero significato è eminentemente culturale». Non un risultato da leggere in chiave economica, ma il riconoscimento di un patrimonio fatto di tradizioni, territori e gesti quotidiani. «Un mosaico di infinite tradizioni locali», che trova proprio nella sua varietà la sua forza.
Da qui anche l’invito alle delegazioni a farsi interpreti di questo risultato, celebrandolo insieme alle istituzioni e al mondo diplomatico, come avvenuto nel 5 stelle di Melide.
Non a caso, accanto agli interventi accademici, hanno preso la parola anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il Console generale d’Italia Uberto Vanni d’Archirafi. Entrambi hanno sottolineato – seppur con accenti diversi – come la cucina possa rappresentare uno strumento concreto di dialogo tra Paesi, in un momento in cui le relazioni tra Italia e Svizzera attraversano fasi diplomatiche complesse. La tavola, in questo senso, diventa spazio neutro e fertile, capace di facilitare incontri e costruire ponti.
Un concetto che attraversa l’intera filosofia dell’Accademia e che, nella pratica della serata, ha trovato una conferma tangibile: convivialità, qualità e contenuto culturale si sono intrecciati senza forzature.
A chiudere, il ringraziamento allo chef Egidio Iadonisi, protagonista silenzioso ma decisivo della riuscita dell’evento. I piatti proposti hanno accompagnato con coerenza il racconto della serata, dimostrando come teoria e pratica possano procedere insieme.
 
Da www.cdt.ch
Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Violenza contro le donne: il Consiglio d’Europa valuta i progressi di Svizzera e Ticino

Comunicato stampa

Mercoledì 11 marzo il Consiglio di Stato ha accolto in Ticino una delegazione del Gruppo indipendente di esperte ed esperti sull’azione contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica del Consiglio d’Europa (GREVIO). L’incontro si è svolto nell’ambito della visita in Svizzera volta al monitoraggio dell’attuazione della Convenzione di Istanbul.

La Svizzera figura tra i Paesi che hanno ratificato la Convenzione del Consiglio d’Europa sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Per verificarne l’attuazione, l’organo indipendente incaricato dal Consiglio d’Europa – il GREVIO – effettua periodicamente dei monitoraggi nei diversi Stati aderenti. Nel Canton Ticino l’implementazione della Convenzione viene garantita per il tramite del Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica con un coordinamento dei lavori affidato alla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. Completano l’attività in tal senso una serie di strategie cantonali parallele tra cui il Piano d’azione cantonale per le pari opportunità e il Programma cantonale di protezione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione di bambini e giovani.
Nell’ambito della recente visita in Svizzera, lo scorso 11 marzo una delegazione del GREVIO – ricevuta dal Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, dalla direttrice del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport Marina Carobbio Guscetti e dal direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa – ha incontrato oltre alle rappresentanti e ai rappresentanti delle associazioni della Società civile, diversi professionisti istituzionali confrontati al tema della violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e di genere. Presenti in particolare, accanto alla Divisione della giustizia – che ha organizzato e coordinato la giornata –, rappresentanti del Servizio per l’aiuto alle vittime di reati, la Polizia cantonale rappresentanti del potere giudiziario civile e penale e delle Autorità di protezione, l’Istituto di medicina legale, l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa e la Delegata per le pari opportunità. Oltre che sul tema della protezione rivolta nell’ambito di una procedura penale o civile alle persone toccate da queste forme di violenza, il GREVIO ha posto l’accento sull’attività di prevenzione e di promozione delle pari opportunità proposta nelle scuole, sull’attività di sensibilizzazione della popolazione unitamente a quella di formazione delle professioniste e dei professionisti confrontati a questi delicati temi.

Le iniziative a livello cantonale
La violenza domestica e la violenza di genere sono un grave problema che coinvolge l’insieme della società. Con il raggiungimento degli obiettivi presentati dal Consiglio di Stato nel Piano cantonale d’azione sulla violenza domestica (2021 e 2022) prosegue l’attività volta a prevenire la violenza, sostenere coloro che ne sono colpiti e perseguire le persone che commettono violenza. Nell’attesa della presentazione della nuova strategia nazionale – prevista per la fine del 2026 –molteplici nuove misure sono già state individuate dal Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica della Divisione della giustizia, in collaborazione con la rete di professioniste e professionisti attivi sul territorio. Collaborazioni che negli anni si rafforzano ed estendono vieppiù dai servizi essenziali, ai Comuni ticinesi e anche a enti, associazioni e servizi locali, al fine di garantire una diffusione capillare delle informazioni e soprattutto facilitare l’accesso agli aiuti a chi lo necessita.
Da un primo bilancio della visita, il GREVIO si è rallegrato di aver appreso, in diverse occasioni e pure per il nostro Cantone, che l’entrata in vigore della Convenzione di Istanbul in Svizzera ha segnato una svolta importante nel contrasto a queste forme di violenza, constatando i notevoli progressi realizzati in tempi brevi, dal 2022 ad oggi, data della precedente visita di controllo. Sulla base delle informazioni raccolte durante la missione, il GREVIO elaborerà una valutazione aggiornata. Il rapporto finale è atteso per l’autunno 2026 e conterrà nuove raccomandazioni rivolte alla Svizzera per rafforzare ulteriormente le politiche di prevenzione e di contrasto alla violenza nei confronti delle donne, sessualizzata e domestica.

Un ticinese a capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito

Un ticinese a capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni prende atto con soddisfazione della nomina da parte del Consiglio federale del colonnello SMG Stefano Trojani a capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito, con contemporanea promozione al grado di brigadiere.

Il colonnello SMG Stefano Trojani ricopre attualmente la funzione di sostituto capo del Servizio informazioni militare e del Servizio di protezione preventiva dell’esercito. Assumerà la nuova funzione il 1° giugno 2026.
In precedenza, il cinquantanovenne ticinese ha collaborato con l’Amministrazione cantonale, in particolare nel 2021, quale capoprogetto per le vaccinazioni di massa e il tracciamento dei contatti nell’ambito della pandemia di COVID-19. Esperto nella gestione di situazioni di crisi, in tale contesto ha fornito un contributo determinante in seno alla Sezione del militare e della protezione della popolazione. Al termine dell’esperienza in Ticino è rientrato nell’esercito, assumendo la funzione di capoprogetto per la sicurezza delle piazze d’armi e proseguendo il proprio percorso professionale fino alla nomina odierna da parte del Consiglio federale.
Al colonnello SMG Stefano Trojani vanno le congratulazioni del Direttore del Dipartimento delle istituzioni, che esprime particolare soddisfazione per la nomina di un ulteriore rappresentante ticinese ai vertici dell’esercito svizzero, contribuendo così a rafforzare la presenza della Svizzera italiana nei ranghi degli alti ufficiali.

Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Emergenze, predisposti 160 punti di raccolta in Ticino

Predisposti da inizio anno, i centri sono destinati a fornire assistenza alla popolazioni in situazioni straordinarie – L’elenco e il luogo dei rifugi sul portale della Confederazione

Da inizio anno sono stati predisposti sul territorio ticinese i punti di raccolta d’urgenza (PRU), destinati a fornire assistenza e informazioni ufficiali in caso di catastrofi o interruzioni dei servizi. Queste zone sicure sono nate dalla collaborazione tra autorità cantonali, Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).
La rete ticinese conta ora 160 postazioni distribuite nei Comuni, solitamente in prossimità di strutture pubbliche. Questi centri vengono attivati quando i normali canali di comunicazione risultano compromessi, come durante blackout prolungati o eventi naturali estremi. La loro posizione è consultabile sul sito cantonale e sul geoportale della Confederazione.
“Le PRU servono principalmente per garantire la comunicazione d’urgenza con gli enti primo intervento: pompieri, ambulanze o polizia”, ha spiegato Ryan Pedevilla, capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Attraverso i punti di raccolta si avrà “una rete sicura che permetterà di comunicare anche qualora la rete pubblica non fosse garantita”. Qui il riferimento è ai dispositivi radio Polycom, in grado di garantire il collegamento con le autorità anche in assenza di telefonia o internet. La gestione operativa fa capo ai Comuni.
Con questa misura, il Ticino si allinea agli standard di protezione della popolazione già adottati dagli altri Cantoni svizzeri. L’apertura dei PRU sarà annunciata, in caso di necessità, tramite i media, la piattaforma Alertswiss e i canali comunali.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Emergenze-predisposti-160-punti-di-raccolta-in-Ticino–3597408.html

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3597954

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Nuovi punti dove andare in caso di emergenza

Cantone e Comuni presentano i 160 PRU (Punti raccolta d’urgenza) che saranno attivati dalle autorità in caso di necessità per fornire informazioni – Norman Gobbi: «Un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».
Si chiamano Pru – Punti di raccolta d’urgenza – e hanno il compito di fornire un primo appoggio sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni speciali. Dal 1° gennaio di quest’anno in Ticino ne sono presenti 160, distribuiti in maniera capillare su tutto il territorio in modo che la popolazione possa raggiungerli nel più breve tempo possibile dal proprio domicilio. «Durante le situazioni straordinarie i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o non funzionare. Ecco perché è importante avere un punto fisico, in prossimità di strutture pubbliche conosciute, dove la popolazione può recarsi per ricevere tutte le informazioni necessarie per gestire la situazione o altri tipi di assistenza», afferma il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «Il principio alla base di questa iniziativa è semplice, non andiamo a inventare nulla di nuovo. Anzi potremmo parlare di riproporre un sistema ‘di una volta’ con gli accorgimenti tecnici necessari per rispondere alle situazioni attuali: un posto dove andare per sapere come comportarsi in situazioni critiche». Continua Gobbi: «Si tratta di un ulteriore tassello a favore della sicurezza. Ora però è importante che la popolazione si informi su dove si trova il punto più vicino a casa sua». Posizione geografica dei Pru che è consultabile sulla pagina www.ti.ch/pru. «Il 100% dei Comuni ha almeno un punto. Siamo completamente pronti e, in caso di bisogno, operativi».
I Pru non saranno in esercizio tutto l’anno, ma verranno attivati solo in caso di crisi o situazione d’emergenza su base comunale, regionale o cantonale a dipendenza del problema. Già, ma in quali casi potrebbero essere attivati? Durante la conferenza stampa di presentazione di questo nuovo servizio sono stati forniti alcuni esempi concreti: i blackout, che tolgono la corrente e mettono in difficoltà alcuni tipi di comunicazione (come quella attraverso la televisione); le siccità o i casi di catastrofe, come la tragica alluvione in Vallemaggia del giugno 2024. «Proprio quel caso – afferma Gobbi – ci ha dimostrato la necessità di avere una rete d’intervento capillare e in grado di raggiungere rapidamente la popolazione. Il crollo del ponte di Visletto ha tagliato il canale delle comunicazioni e di approvvigionamento. La popolazione, in questi casi, ha bisogno di sapere che c’è un posto sicuro dove poter ricevere rassicurazioni e una prima assistenza».

Informazioni, ma non solo
«Ogni Punto avrà almeno un responsabile comunale che si occuperà di fornire le informazioni ufficiali, gestire le chiamate di emergenza e dare aiuto», spiega il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Ryan Pedevilla. L’apertura di un Pru sarà comunicata tramite l’applicazione Alertswiss, i canali ufficiali delle autorità e i media. Ogni punto sarà dotato di cartello di segnalazione, radio Polycom per garantire comunicazioni affidabili tra gli operatori attivi e gilet bianchi per riconoscere le persone a cui rivolgersi. Le postazioni potranno inoltre essere dotate di allacciamento elettrico, registri di controllo abitanti cartaceo e spazi operativi per la centralizzazione di beni di prima necessità. «A gestire i Pru saranno principalmente i responsabili comunali e non la Protezione civile», sottolinea Pedevilla. Un’altra funzione di questi punti può essere quella di “catalizzatore”. Dichiara il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione: «I volontari che si attivano in caso di necessità possono essere convocati e partire dai Pru. In questo modo è garantito un coordinamento efficace». Altri possibili impieghi di questi nuovi punti sono la distribuzione di materiale di prima necessità, come acqua o mascherine igieniche». Insomma, I Pru saranno adattati a dipendenza della situazione e delle necessità che si presentano. Uno strumento in più che va ad aggiungersi alla catena di pronto intervento.

Lo slancio arriva da Argovia
A dare il là all’implementazione dei Punti di raccolta d’urgenza, che sono presenti in tutta la Svizzera con oltre 2’900 sedi, è stato il Canton Argovia. Confrontate con la necessità di disporre di una rete efficace di intervento e informazione, vista la presenza di diverse centrali nucleari, le autorità argoviesi si erano attivate con la Confederazione. L’Ufficio federale della protezione della popolazione ha però deciso di estendere il concetto a tutto il territorio nazionale. «La confederazione fornisce le basi legali e le linee guida, il Cantone garantisce il materiale necessario e l’attuazione, i Comuni attivano e gestiscono i Punti. Un esempio concreto di come funziona il federalismo in Svizzera», riprende Gobbi.

L’esempio di Monteceneri
Cento Comuni, centosessanta Pru. Questo perché, complici anche le fusioni, un Punto solo non basta per un intero comune. Monteceneri, dove si è tenuta la presentazione ai media del nuovo servizio, ne è un esempio. «Abbiamo cinque quartieri indipendenti tra loro. Per garantire a tutti i cittadini di raggiungere facilmente un Pru era quindi necessario averne più di uno. Ne abbiamo quindi creati quattro», dichiara il segretario comunale di Monteceneri Curzio Sasselli. Trovate le ubicazioni si è poi passati al personale. «Attualmente abbiamo otto responsabili comunali, figure trovate all’interno del Comune che hanno seguito la formazione specifica. Un lavoro nel complesso non facile, ma un servizio importante per la popolazione».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 de La Regione

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Ecco i punti di raccolta d’urgenza Gobbi: «Almeno uno in ogni Comune»

Sono in funzione da gennaio e possono aiutare la popolazione in caso di catastrofe.
Dal primo gennaio 2026 il Ticino dispone di una rete capillare di 160 punti di raccolta d’urgenza ( PRU): è quanto è stato sottolineato dal Dipartimento delle istituzioni durante una conferenza stampa al Centro diurno di Rivera. I siti, distribuiti su tutto il territorio cantonale e attivabili in caso di catastrofi naturali, black-out prolungati come altre emergenze diffuse, permetteranno ai cittadini di ricevere informazioni, assistenza oppure indicazioni operative direttamente da personale formato.

Notizie aggiornate e supporto
«Il cento per cento dei comuni ticinesi dispone di centri PRU», ha sottolineato il direttore DI, Norman Gobbi. «Questi luoghi sono un tassello fondamentale per la sicurezza del nostro Cantone». Infatti, in situazioni straordinarie, dalle frane alle interruzioni delle comunicazioni, la popolazione potrà recarsi nei centri per avere notizie aggiornate e supporto. La rete ticinese aderisce a un progetto nazionale promosso dall’Ufficio federale della protezione della popolazione. In questo modo, il Cantone si allinea agli standard già adottati nel resto della Svizzera. In totale, nella Confederazione sono oltre 2.900 i punti previsti. «Non inventiamo nulla di completamente nuovo – ha osservato Gobbi – ma riprendiamo e adattiamo alle esigenze attuali un sistema di sicurezza già esistente ». I siti rappresentano un ulteriore tassello a favore della sicurezza. «Per ora il sistema di allerta prevede sirene d’allarme, AlertSwiss, Radio FM e il dispositivo d’emergenza ICARO. In futuro vorremmo l’introduzione del Cell Broadcast, un sistema con il quale si viene avvisati via telefono con una notifica push», conclude Gobbi. Lo scopo dei centri PRU è quello di diramare informazioni ufficiali, dare e ricevere aiuto. Oltre a questo, l’eventuale apertura dei siti è indicata tramite l’applicazione per smartphone AlertSwiss, canali ufficiali e attraverso i media. Ogni centro di raccolta è dotato dell’apposito cartello di segnalazione e di una radio Polycom: «Quest’ultima garantisce il collegamento con le autorità anche quando i mezzi convenzionali non funzionano», ha ricordato da parte sua Ryan Pedevilla, Capo della sezione del militare e della protezione della popolazione. Per l’aspetto operativo, la responsabilità diretta spetterà ai Comuni, che attiveranno i centri solo quando necessario. «L’apertura avviene in caso di crisi – ha precisato Pedevilla – quando la situazione richiede un contatto diretto con la popolazione». E la Protezione Civile? «Ha compiti differenti, ad esempio in una situazione in cui le antenne per la telefonia mobile hanno bisogno di essere riparate con urgenza, gli sforzi dei militi sarebbero interamente dedicati ad esse», spiega Pedevilla.

Monteceneri fiore all’occhiello
Presente all’incontro con la stampa anche il segretario comunale di Monteceneri, Curzio Sasselli. Il Comune, nato da diverse aggregazioni, è un esempio di come i centri PRU possano essere diffusi sul territorio. Monteceneri, infatti, dispone di ben 4 siti e di 8 responsabili comunali formati. «Abbiamo scelto luoghi facilmente raggiungibili, anche a piedi», ha spiegato Sasselli. E non sempre sarà necessario aprirli tutti: «Se il problema riguarda solo una zona, si attiverà il punto più vicino». Come detto, il Comune dispone di 4 centri, «ma non vi è un minimo o massimo di centri, la decisione spetta ai vari Municipi», aggiunge ancora Pedevilla.
Oltre all’infrastruttura, è stata curata la preparazione del personale e l’informazione alla cittadinanza. «Lo scopo finale è offrire un posto dove trovare informazioni affidabili e un contatto diretto con l’autorità», ha concluso Sasselli.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 17 marzo 2026 del Corriere del Ticino

 

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Cocchi: «La gente è sempre più nervosa»

Il comandante della Polizia cantonale, in veste di presidente della CCPCS, commenta la situazione in Svizzera fra sicurezza e criminalità: «In dieci anni è cambiato molto, la gente è più sotto pressione e i social…»

Eventi tragici ed eccezionali, come l’incendio avvenuto a Crans-Montana (VS) o il più recente rogo di un’autopostale a Kerzers (FR), mostrano quanto situazioni improvvise possano mettere sotto pressione non solo il sistema di sicurezza e soccorso, ma anche l’intera società.
A commentare questi casi, in intervista con i quotidiani del gruppo CH Media, è il comandante della polizia ticinese Matteo Cocchi, nella sua veste di presidente della Conferenza delle e dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS).
In casi come questo – con elevati numeri di vittime, ma anche un forte impatto emotivo sulla popolazione – la chiave di volta è la cooperazione intercantonale, a tutti i livelli.
Una sinergia, questa, che diventa sempre più importante anche considerando un contesto – quello svizzero – che con gli anni è mutato, senza addolcirsi: «La gente è più nervosa», spiega Cocchi. Secondo lui, «ci sono più situazioni delicate rispetto a dieci anni fa».
Pur non trattandosi di un aumento uniforme di tutta la criminalità, si registra una crescita della disponibilità alla violenza e dei reati violenti.
Secondo lui, infatti, «le persone si arrabbiano più velocemente e reagiscono in modo più aggressivo».
Questo fenomeno è legato a diversi fattori sociali, tra cui l’aumento della pressione lavorativa e delle tensioni nella vita quotidiana. A ciò si aggiunge, secondo il comandante, un progressivo «indebolimento del rispetto reciproco tra le persone».
Un ruolo importante è svolto anche dai social media. Come spiega Cocchi, «con i social media è diventato molto facile insultare o minacciare qualcuno».
In passato chi voleva offendere o minacciare qualcuno doveva esporsi direttamente, nella pubblica piazza. Oggi, invece, molte persone si sentono più forti dietro uno schermo (e a una tastiera) e agiscono senza percepire immediatamente le conseguenze delle proprie parole. Questo, conferma sempre il ticinese, si traduce in un aumento statistico delle minacce.
Parlando di criminalità la percezione generale può divergere dalla realtà. Per certi versi la Svizzera è più sicura: «I furti negli ultimi anni sono diminuiti».
Tuttavia, altri fenomeni stanno aumentando, in particolare la violenza domestica, la propensione alla violenza e i reati violenti. Cocchi evidenzia che «questa è una tendenza che si è sviluppata soprattutto dopo la pandemia di Covid» e che riguarda l’intera Confederazione, «bisogna fare di più, soprattutto con la prevenzione».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1911451/cocchi-la-gente-e-sempre-piu-nervosa

La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino

La consegna dei diplomi ai primi infermieri forensi del Ticino

La cerimonia, tenutasi lo scorso lunedì 16 marzo presso la SUPSI, ha segnato un traguardo storico per il nostro cantone.
Gobbi: «Il vostro compito sarà aiutare a far ritrovare la sicurezza a chi l’ha persa»

Sono 25 le diplomate e i diplomati che questo lunedì 16 marzo hanno ottenuto il diploma alla fine del corso di CAS Infermieristica forense della SUPSI.
Il loro lavoro, sostanzialmente è quello di identificare la violenza subita già nell’ambito delle cure, e procedere a fare da trait d’union fra il sistema sanitario e le autorità, facilitando il successivo lavoro d’indagine.
Si tratta della prima classe a completare il percorso in Ticino, segnando un punto, per più di un verso, storico per il cantone. Per il Consigliere di Stato Norman Gobbi, presente alla cerimonia, non si tratta tanto «di un traguardo raggiunto, ma bensì un punto di partenza».
«La sfida che ci attende è creare insieme le condizioni affinché la formazione che concludete oggi si traduca in un valore aggiunto concreto per il territorio, capace di rafforzare la presa a carico e la protezione delle vittime. Una sfida che richiede di mantenere solido il ponte fra le diverse discipline e le istituzioni coinvolte», ha continuato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, «la sicurezza è un bene intangibile di cui ci si accorge solo quando manca. Voi sarete a contatto con donne, uomini e bambini che hanno subito delle violenze e che, a causa di questi episodi, hanno perso il senso di sicurezza. A voi spetterà il delicato compito di contribuire a ricostruirlo».
«Essere qui significa qualcosa che va oltre un certificato», ha chiosato la responsabile dell’Area sanità della Formazione continua SUPSI, Giovanna Colatrella, durante la cerimonia di consegna, «Significa assumersi un impegno verso le persone che incontrerete nel vostro cammino professionale. Un impegno verso la verità, verso la dignità e verso il territorio che ha bisogno di figure competenti, consapevoli e coraggiose».
Il lavoro delle diplomate e dei diplomati avrà un’importanza capitale in caso di indagini: «Solo attraverso una gestione impeccabile delle prove, e quindi di una documentazione delle lesioni accurata e ammissibile in tribunale, possiamo garantire alle vittime una base solida per ottenere giustizia», ha aggiunto la direttrice dell’Istituto di medicina legale Rosa Maria Martinez, «con la conclusione del primo in CAS in Infermieristica forense siamo già sulla buona strada per disporre anche in Canton Ticino di una documentazione corretta e utilizzabile in sede giudiziaria, anche nei casi in cui non venga presentata immediatamente una denuncia penale».
«Cura e giustizia condividono tre elementi: la sfida dello sguardo, vedere il non- visibile dove guardiamo; l’etica dell’osservazione: che cosa ce ne facciamo di quello che guardiamo e la necessità di non riconoscerci come onnipotenti, ma pensare sempre che ci sono sguardi che possono completare il nostro; infine, la coltura (e la cura) delle conoscenze e di noi stessi che le esercitiamo, per comprendere in modo profondo la realtà che incontriamo», aggiunge invece Lorenzo Pezzoli, professore SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense, «una giustizia senza cura è una giustizia debole. E una cura senza giustizia non è una cura. È questa forse la sfida-ponte fra queste due discipline che la vostra professione e la vostra specializzazione oggi vi chiama ad assumere».
Un accenno alla genesi del corso, lo dà invece Cinzia Campello, docente-ricercatrice senior SUPSI e co-responsabile CAS in Infermieristica forense: «Siamo partiti da una ricerca svolta insieme ai Pronto Soccorso dell’EOC, chiedendoci quali fossero le difficoltà che medici e infermieri incontrano quando hanno di fronte una possibile vittima di violenze. Da questa ricerca e grazie all’incontro con la Dottoressa Martinez, abbiamo costruito questa formazione. Continueremo a lavorare con i nostri partner perché crediamo nell’importanza della formazione e della ricerca in questo ambito e a supporto delle vittime di violenza».
 
 
(Fonte: Supsi)
Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Punti di raccolta d’urgenza: i luoghi per la popolazione in caso di situazioni straordinarie

Comunicato stampa

Dal 1° gennaio 2026 sul territorio ticinese sono stati predisposti 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) destinati alla cittadinanza. La loro funzione principale è di offrire un primo punto di riferimento sicuro per ricevere informazioni tempestive e assistenza in caso di situazioni straordinarie. Questi luoghi, distribuiti in maniera capillare, sono il frutto di una stretta collaborazione tra le autorità cantonali, i Comuni ticinesi e l’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP).

Durante le situazioni straordinarie, i normali canali di comunicazione potrebbero risultare compromessi o funzionare solo parzialmente. Per garantire un collegamento costante e diretto tra le autorità e la popolazione, il Cantone Ticino, in collaborazione con i Comuni ticinesi e l’UFPP, hanno organizzato 160 punti di raccolta d’urgenza (PRU) che saranno attivati in caso di eventi eccezionali come catastrofi naturali, interruzioni prolungate della corrente elettrica, o in generale in presenza di situazioni che comportano un pericolo diffuso. In questi luoghi, la cittadinanza potrà ottenere informazioni ufficiali aggiornate.
I punti di raccolta d’urgenza sono distribuiti all’interno dei confini comunali e si trovano in prossimità di strutture pubbliche. La posizione geografica di tutti i PRU è consultabile tramite la pagina www.ti.ch/pru oppure sul geoportale ufficiale della Confederazione.
In caso di situazione straordinaria, l’apertura dei punti di raccolta d’urgenza viene comunicata tempestivamente tramite i media tradizionali (come radio e televisione) dalla piattaforma Alertswiss (www.alertswiss.ch) e dai canali di comunicazione ufficiali del proprio Comune. La prontezza operativa e la gestione dei PRU sono riprese dai Comuni, che hanno designato un responsabile per la protezione della popolazione.
Tra il 16 e il 18 marzo 2026, presso il Centro d’istruzione della protezione civile di Rivera, ai responsabili comunali verrà consegnata una radio POLYCOM. Questo dispositivo, che fa parte della dotazione base di ogni PRU, garantisce la comunicazione d’urgenza anche quando i mezzi di comunicazione convenzionali non funzionano. A margine della consegna è previsto un momento di istruzione curato dai responsabili della Sezione del militare e della protezione della popolazione e dai servizi tecnici della Polizia cantonale. 
Con l’introduzione di questa rete, il Ticino si allinea agli altri Cantoni svizzeri, completando così l’implementazione a livello nazionale di una misura fondamentale di protezione della popolazione. Sebbene l’apertura dei PRU sia subordinata a situazioni straordinarie, i centri rimarranno presenti fisicamente sul territorio e costituiranno un tassello strategico della gestione delle emergenze e delle crisi a livello comunale, cantonale e federale.  

Maggiori informazioni sono disponibili sul sito: www.ti.ch/pru.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

Neve in abbondanza in montagna, ma attenzione alle valanghe.

L’esperto: «La formazione è fondamentale»
Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, dopo le nevicate registrate tra sabato e domenica: «Il fattore umano rappresenta la prima causa degli incidenti in montagna»
Il colpo di coda dell’inverno ha portato la neve, anche tanta, sulle montagne ticinesi e non solo. Un paesaggio incantato che nasconde diverse insidie, soprattutto per quanto riguarda le valanghe. L’allerta diramata dalle autorità è stata di livello 4 (pericolo forte) nella giornata di ieri, mentre oggi è di livello 3+ (pericolo marcato). «Non bisogna sottovalutare questi dati», spiega a Ticinonews Massimo Bognuda, rappresentante delle guide alpine ticinesi, «anche perché il 50% degli incidenti avviene proprio con un pericolo valanghe di livello 3».

Tutto parte dalla formazione
Chi vuole avventurarsi in montagna al di fuori dei comprensori sciistici deve quindi prendere determinate precauzioni, che vanno dalle conoscenze tecniche all’abbigliamento adeguato. «La base di partenza è la formazione, perché solo in questo modo si può imparare a leggere un bollettino valanghe, che contiene tutta una serie di informazioni fondamentali per la pianificazione di una gita». L’errore principale commesso dagli appassionati «è infatti quello della sopravvalutazione delle proprie conoscenze». In altre parole: «si sentono troppo sicuri». Proprio il fattore umano «rappresenta la prima causa degli incidenti da valanga o in montagna». Poi, come scritto, c’è l’equipaggiamento. «Pala, sonda e artva (apparecchio di ricerca in valanga) acceso sono la base, ma anche un telefono carico con già installata l’applicazione della Rega per un eventuale soccorso». Apparecchi fondamentali, «che però bisogna saper utilizzare».

«Il rischio zero non esiste»
In ogni caso, ricorda Bognuda, «il rischio zero non esiste in nessuna situazione, ma è possibile ridurlo». Come? «Formazione, valutazione corretta e autocritica» ad esempio.

https://www.ticinonews.ch/ticino/neve-in-abbondanza-in-montagna-ma-attenzione-alle-valanghe-lesperto-la-formazione-e-fondamentale-429165

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

La prevenzione in acqua vista dal punto di vista pratico

Allo Splash and Spa di Rivera è andata in scena la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione».
Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

Una dimostrazione pratica del salvataggio in acqua. È quanto andato in scena oggi allo Splash and Spa di Rivera. A fornire l’occasione per proporre questo evento è la seconda edizione di «Sicuri in acqua – Un tuffo nella prevenzione». Presenti, oltre alle istituzioni e Salvataggio Paradiso, anche gli enti di pronto intervento: polizia lacuale e Croce Verde di Lugano.

È passato il messaggio
«La prevenzione è tutto, non solo in piscina ma in generale nell’acqua. Ed è per questo che crediamo fermamente in questo progetto», spiega Alessandro Pellegrini, vicedirettore dello Splash and Spa. «Apprezziamo particolarmente che in questa giornata la prevenzione sia stata trattata dal punto di vista pratico. Il Ticino ha risposto presente: abbiamo ospitato tantissime famiglie e tanti bambini. E credo che il messaggio sia passato».
Un approccio pratico dimostrato anche dalla Croce Verde di Lugano che ha offerto la possibilità di sperimentare la rianimazione cardiopolmonare. «Abbiamo avuto parecchie persone interessate a questa formazione», rivela il caposettore sicurezza Massimiliano Palma. «È bello anche che molti bambini si sono dimostrati sensibili a questo tipo di problema»

Il ruolo dei bagnini
Per Palma importanti sono anche la competenza, l’efficacia e l’efficienza che devono dimostrare di avere i bagnini nel caso in cui si dovesse presentare un problema. «Solitamente la Croce Verde di Lugano arriva in seconda battuta: ecco all’ora che è importante che i bagnini siano tempestivi e inizino subito una rianimazione precoce fino all’arrivo del soccorso avanzato».

https://www.ticinonews.ch/ticino/la-prevenzione-in-acqua-vista-dal-punto-di-vista-pratico-429012

(Immagine: Ticinonews.ch)