All’overtime passa il compromesso

All’overtime passa il compromesso

Con 60 voti a 1, approvata in Gran Consiglio la formula che aveva trovato la quadra in Gestione. Partiti infine uniti ‘contro le disparità e nell’interesse dei cittadini’.

«Al 91esimo», anzi «all’overtime» – per usare due metafore risuonate in aula – il Gran Consiglio ha approvato il compromesso sulle imposte di circolazione «per applicare quanto votato dal popolo ma evitando disparità di trattamento», come detto dal presidente della Commissione della gestione nonché iniziativista Fiorenzo Dadò. Con 60 voti favorevoli e uno contrario, il parlamento ha infatti dato luce verde all’iniziativa parlamentare urgente presentata dalla Gestione che per il 2023 prevede un gettito totale di 81,5 milioni di franchi (con la moratoria per le auto immatricolate prima del 2009), a metà strada quindi tra i 77 milioni auspicati dagli iniziativisti e gli 85 proposti dal Consiglio di Stato. Il tutto lavorando sull’esponente per il calcolo delle emissioni di CO2– che sono al centro della formula per il nuovo calcolo – così da togliere le disparità di trattamento tra cicli di omologazione. Fermo restando che per gli anni successivi se ne dovrà ridiscutere. Come ripercorso da Dadò, il 30 ottobre scorso il 60,3% dei ticinesi che si sono recati alle urne ha approvato l’iniziativa lanciata nel 2017 dal Ppd (ora Centro) «in seguito a un aumento sproporzionato delle imposte di circolazione. Un verdetto popolare che ha dato un chiaro messaggio al Consiglio di Stato e che come classe politica siamo tenuti ad applicare cercando però di evitare le disparità di trattamento». Disparità dovute all’introduzione di un nuovo sistema di calcolo per le emissioni di CO2 nelle vetture di nuova generazione – 53mila quelle immatricolate in Ticino, un quarto del totale – che sarebbero state penalizzate dalla formula votata dai cittadini.
Per cercare di sanare la stortura il Consiglio di Stato aveva presentato tre diverse formule con dei decreti legislativi, che però non hanno trovato una maggioranza in Commissione a causa dell’ammontare del gettito: «Malumori e nessuna convergenza – ha riassunto Dadò –. Quindi comprensibilmente il Consiglio di Stato ha ritirato il proprio messaggio, lasciando però di fatto irrisolto il problema di disparità di trattamento che dapprima avrebbe ingiustamente penalizzato migliaia di cittadini e secondariamente generato verosimilmente un certo numero di ricorsi». Una situazione non certo ideale, per cui «tutte le forze politiche presenti in Commissione hanno ritenuto opportuno cercare un rimedio». Ed ecco il compromesso «tipicamente elvetico, secondo la buona tradizione che l’ottimo è nemico del bene – ha detto Dadò –, trovato grazie alla collaborazione di tutte le forze politiche e del Consiglio di Stato, in particolare Norman Gobbi, che appoggiandolo dopo un fin troppo lungo e tortuoso iter hanno dimostrato che con la buona volontà, e smussando un po’ tutti le relative posizioni, possiamo riuscire a fare buone cose per il nostro amato Paese».

‘Collaborazione e dialogo siano da esempio’
Ed è stato proprio il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi a parlare di overtime, «che è previsto quando si arriva a una fase di parità. In questo caso dovuta a incomprensioni ma anche alla mancanza di comunicazione per cui non si era arrivati a trovare quella quadra a cui finalmente si è giunti negli ultimi giorni grazie a una collaborazione fattiva e al dialogo». Perché se l’accordo non è stato trovato prima «è dovuto al fatto che ci si arroccava su posizioni diverse senza condividere quello che era un obiettivo di carattere finanziario», ha sottolineato Gobbi. Col compromesso viene quindi sanato l’anno 2023, «ma deve esserci un insegnamento per quanto dovremo fare l’anno prossimo nell’ambito della revisione della legge formale – ha commentato il consigliere di Stato –. Sapendo da un lato che il parco veicoli è in continua evoluzione (quindi meno emissioni e di conseguenza meno gettito, ndr) e dell’altro che il Cantone investe per un patrimonio stradale sempre più performante ma anche rispettoso dell’impatto fonico e quindi del benessere dei cittadini».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 16 dicembre 2022 de La Regione

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Imposta corretta e senza disparità
Approvato dal Gran Consiglio il compromesso da 81,5 milioni di franchi di gettito

Dopo tante discussioni, qualche spaccatura politica e una votazione popolare, il dossier dell’imposta di circolazione, almeno per il 2023, può essere considerato chiuso. Il Gran Consiglio ha infatti approvato il compromesso che permetterà di evitare le disparità di trattamento tra i veicoli vecchi e nuovi e che fissa il gettito per le casse dello Stato a 81,5 milioni di franchi. Tutte soddisfatte le forze politiche.
Approvata dal Gran Consiglio la soluzione di compromesso che permetterà nel 2023 di evitare disparità di trattamento tra vetture vecchie e nuove, fissando il gettito a 81,5 milioni di franchi – Soddisfatte tutte le forze politiche – Il dossier tornerà comunque l’anno prossimo.

Tutto è bene quel che finisce bene. Dopo mesi di accese discussioni, spaccature politiche e una votazione popolare, il dossier dell’imposta di circolazione ( perlomeno per il 2023) ha finalmente il suo lieto fine. Il Gran Consiglio ha approvato con 58 voti favorevoli e 1 contrario la soluzione di compromesso trovata negli scorsi giorni dalla Commissione gestione e finanze. Una soluzione che, lo ricordiamo, prevede innanzitutto di correggere la problematica legata ai differenti cicli di omologazione che creava una disparità di trattamento tra le vetture immatricolate prima e dopo il 2018, svantaggiando in particolare le automobili più recenti. Su questa soluzione tecnica, però, tutti i partiti erano d’accordo.
Il vero compromesso politico, infatti, riguardava essenzialmente un problema di natura finanziaria, ossia il gettito che la nuova imposta avrebbe generato a partire dal prossimo anno. E ora l’incasso totale è stato posto a metà strada tra quanto chiedevano gli iniziativisti (77) e quanto proponeva il Governo (85), a 81,5 milioni di franchi. Un compromesso trovato, come detto, negli scorsi giorni in Commissione e che ieri ha retto alla prova del Parlamento.
Ora, concretamente, il primo gennaio entrerà quindi in vigore la nuova imposta di circolazione «corretta» e senza disparità di trattamento. Va però anche detto che, trattandosi di un decreto legislativo urgente, la nuova imposta tornerà per forza di cose in Parlamento l’anno prossimo, quando sarà discussa l’imposta per il 2024 e pure l’attuale moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009. Questi ultimi veicoli, infatti, come previsto dall’iniziativa popolare, almeno per il prossimo anno continueranno a pagare la stessa imposta, senza modifiche. Insomma, il capitolo dell’imposta di circolazione per il 2023 si è chiuso per davvero, ma una parte del libro rimane ancora tutta da scrivere.

Uno sguardo al futuro
Molto soddisfatto del risultato l’iniziativista e presidente del Centro/PPD, Fiorenzo Dadò: «La disparità di trattamento avrebbe creato una situazione non ideale. E questa proposta rappresenta un compromesso tipicamente elvetico ». Rimarcando che « la virtù sta nel mezzo», Dadò ha poi ringraziato tutte le forze politiche per la collaborazione. Cosi facendo, ha rimarcato, Parlamento e Governo «hanno dimostrato che con la buona volontà, e smussando le proprie posizioni, si possono fare buone cose per il Paese. E questo fa onore al Parlamento e al Governo».
Soddisfatte, va da sé, anche le altre forze politiche che hanno appoggiato il compromesso, le quali hanno però poi gettato pure uno sguardo al prossimo futuro, al 2024, quando l’imposta tornerà sul tavolo della politica. «Il fatto di essere arrivati finalmente a una soluzione condivisa è sicuramente un passo avanti», ha spiegato la capogruppo del PLR, Alessandra Gianella. «Auspichiamo dunque di trovare lo stesso spirito (di collaborazione, ndr) anche nel 2024».
Sulla stessa linea anche il capogruppo socialista Ivo Durisch: «È nell’interesse dei cittadini, e quindi anche noi sosteniamo questa proposta. Speriamo anche nel prossimo futuro di trovare questo tipo di convergenze».

Più aspettative
Anche il direttore del Dipartimento delle istituzioni NormanGobbi si è detto contento della soluzione trovata grazie « alla collaborazione e al dialogo», anche se « giunta all’over-time».
Una soluzione che « permette di rispondere a più aspettative», sia dal punto di vista finanziario sia ambientale (poiché la nuova formula terrà conto in maniera molto più importante rispetto a oggi delle emissioni di CO2), e che concretamente permetterà di evitare una disparità di trattamento che «avrebbe riguardato circa 53 mila automobilisti ». Anche Gobbi ha poi gettato uno sguardo al futuro, spiegando che ciò che è accaduto in questi mesi «dovrà servire da insegnamento per quanto dovremo fare l’anno prossimo e pure gli anni successivi, visto che il parco veicoli è in costante evoluzione».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 16 dicembre 2022 del Corriere del Ticino

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Via libera all’imposta di circolazione
Il Gran Consiglio ha approvato l’accordo raggiunto martedì – Il nuovo calcolo entrerà in vigore il primo gennaio

Il Gran Consiglio ticinese ha dato il via libera all’ultimo momento possibile all’imposta di circolazione, con il nuovo calcolo sul quale la gestione aveva trovato un accordo martedì. In aula c’è stato un solo voto contrario. Il nuovo calcolo dell’imposta entrerà quindi in vigore il prossimo primo gennaio.
Il compromesso raggiunto dalla Commissione della gestione prevede una distinzione delle auto prodotte prima o dopo il dieselgate, così come un aumento del coefficiente per le auto più inquinanti.
Il gettito fiscale previsto per il 2023 è di circa 81 milioni di franchi, una via di mezzo tra i 77 milioni caldeggiati dagli iniziativisti e gli 85 proposti dal Governo.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Via-libera-allimposta-di-circolazione-15866977.html

Da www.rsi.ch/news

Ventisette nuovi ufficiali di Protezione civile

Ventisette nuovi ufficiali di Protezione civile

Comunicato stampa

È un bilancio improntato al grande lavoro e al forte impegno a favore della popolazione quello che si può tracciare a fine anno per le sei Regioni della Protezione civile. Regioni che sono intervenute sia a supporto della campagna di vaccinazione, sia dell’accoglienza dei profughi ucraini, in una crisi scoppiata nei primi mesi di questo 2022. Nell’ottica di sempre migliorare nei numerosi compiti di protezione, di assistenza e di sostegno assegnati alla PCi, la Sezione del militare e della protezione della popolazione del Dipartimento delle istituzioni saluta con piacere la promozione di 27 nuovi ufficiali della Protezione civile.

Lo scorso 14 dicembre 2022 si è tenuta presso il Centro cantonale di istruzione della Protezione civile di Rivera una breve quanto significativa cerimonia.  Alla presenza dei Comandanti, dei Capi istruzione e del pool degli istruttori professionisti delle sei Regioni di Protezione civile, il Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, col SMG Ryan Pedevilla, si è rivolto ai nuovi ufficiali, ringraziandoli per l’impegno e la disponibilità a favore della cittadinanza e per l’ottimo livello di formazione raggiunto. Presupposti indispensabili per condurre anche in futuro con efficacia su tutto il territorio cantonale l’attività legata alla Protezione civile. Ha in seguito consegnato i diplomi di riconoscimento.  

I neo promossi sono:  

Regione PCi Bellinzonese
capitano          Bortolin Siro
capitano          Brand Cesare
capitano          Foglia Paolo
capitano          Manighetti Sarayu
tenente            Bottinelli Luca
tenente            Franceschelli Mirco   
tenente            Frandina Antonio
tenente            Janosevic Aleksandar

Regione PCi Locarno e Vallemaggia
maggiore         Arnold Patrik
capitano          Lebic Ivan
capitano          Manias Rafael
capitano          Patà Roberto
tenente            Lombardo Agostino
tenente            Marlavicino Antonio
tenente            Torroni Moreno  

Regione PCi Lugano Campagna
capitano          Ponti Patrick
tenente            Landoni Enrico
tenente            Mattenberger Nicola

Regione PCi Lugano Città
I tenente          Anic Duro
I tenente          Guanziroli Athos
tenente            Scalia Salvatore
tenente            Seegy Andrea
tenente            Papic Ricky  

Regione PCi Mendrisiotto
capitano          Donini Andrea
capitano          Spacio Enrico
I tenente          Meroni Elia 
tenente            Guerra Enrico

Giornico: realizzato un grande progetto

Giornico: realizzato un grande progetto

In questo bel video prodotto da USTRA alcune immagini dell’inaugurazione del Centro Controllo Veicoli Pesanti (CCVP) di Giornico.
Era il 2 dicembre: una giornata che entra di diritto nella storia del Ticino e in particolare della Leventina a favore della sicurezza sulle strade!

 

 

“Distratti mai!”: la disattenzione alla guida può costare caro

“Distratti mai!”: la disattenzione alla guida può costare caro

Comunicato stampa

Si è conclusa lo scorso mese l’azione di prevenzione e controllo “Distratti mai!” svolta dalla Polizia cantonale nell’ambito del progetto Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni. Gli agenti hanno in particolare sensibilizzato l’utenza sui pericoli derivanti dall’utilizzo del cellulare e la conseguente distrazione alla guida, effettuando anche dei controlli mirati e sanzionando le numerose infrazioni constatate.
Gli incidenti stradali provocati dalla disattenzione sono in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo del telefonino durante la guida. In questo senso, nell’ambito del programma di prevenzione Strade sicure, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e tutte le Polizie comunali promuovono da alcuni anni la campagna “Distratti mai!”. Come già emerso in occasione di analoghe azioni effettuate in passato, purtroppo si constata che l’uso di questi apparecchi mentre si è al volante continua a essere una pratica frequente. Un comportamento non solo illegale, ma che mette in serio pericolo l’incolumità propria e degli altri utenti della strada. Infatti dare un’occhiata allo smartphone alla velocità di 50 chilometri orari equivale a percorrere ben 98 metri al buio, a 100 chilometri orari equivale a percorrerne addirittura 400. Accanto all’attività di sensibilizzazione, la campagna ha permesso di effettuare sull’arco di tre mesi (settembre, ottobre e novembre) 255 controlli della circolazione durante i quali sono state elevate 1’555 contravvenzioni che si possono distinguere in 1’284 multe disciplinari (OMD) e in 271 contravvenzioni intimate con procedura ordinaria tramite l’Ufficio giuridico della circolazione.
Da segnalare, tra le varie denunce, quelle inoltrate nei confronti di un conducente sorpreso mentre effettuava una videochiamata in corso da 30 minuti e da un’automobilista che stava mangiando.
Analoghe attività di prevenzione e repressione da parte della Gendarmeria della Polizia cantonale saranno effettuate anche nei prossimi mesi.

Grande interesse in Ticino per la Campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”

Grande interesse in Ticino per la Campagna mondiale “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”

Comunicato stampa

Dal 25 novembre al 10 dicembre 2022 si è tenuta per la prima volta nel Canton Ticino la Campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, coordinata dal Dipartimento delle istituzioni, Divisione della giustizia. Molti gli eventi e le iniziative che sono stati organizzati sul territorio ticinese, nell’ottica di sensibilizzare la popolazione, a conferma di come il Ticino sia un Cantone sempre più sensibile al contrasto alla violenza domestica, dove le singole azioni possono risultare efficaci solo se compiute congiuntamente da Istituzioni e Società civile.

Tra il 25 novembre, giorno in cui ricorre la Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, e il 10 dicembre 2022, si è tenuta l’annuale Campagna mondiale denominata “16 giorni di attivismo contro la violenza di genere”, alla quale anche il Canton Ticino ha aderito quest’anno per la prima volta. La partecipazione alla Campagna è una delle misure dal Piano d’azione cantonale sulla violenza domestica presentato nel novembre 2021 dal Consiglio di Stato, e aggiornato nelle scorse settimane, che mira a rendere strutturale il sistema di prevenzione e di contrasto alla violenza domestica, migliorando così la risposta a questo fenomeno. 

In tale contesto si sono svolte una serie d’interessanti e importanti iniziative organizzate sia dalle Istituzioni che dalla Società civile, partner fondamentale per la sensibilizzazione della popolazione al fenomeno della violenza domestica. Il filo conduttore delle iniziative presentate nel corso della Campagna mondiale ha portato a una riflessione più ampia sul tema, che coinvolge in maniera diretta e indiretta ampi strati della società come bambini, giovani, adulti e anziani. È così stata l’occasione per rafforzare la conoscenza sul fenomeno della violenza domestica attraverso lo sguardo non solo di chi tale violenza l’ha vissuta in prima persona, ma anche dal punto di vista dei familiari, dei conoscenti e dei docenti di scuola che, nel loro quotidiano, intrattengono un dialogo con i giovani e rappresentano per quest’ultimi un importante punto di riferimento. E proprio grazie alle iniziative proposte è altresì aumentata la consapevolezza della tematica, permettendo a chi ha vissuto situazioni in prima persona o anche indirettamente, di potersi rivolgere agli specialisti presenti agli eventi per parlarne e raccontarsi. 

Terminata la Campagna mondiale l’attenzione al fenomeno permane. Proseguono le attività legate all’implementazione della Convenzione di Istanbul in Ticino sotto il coordinamento della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, arricchite dalle interessanti discussioni e riflessioni, nonché dalle nuove sinergie e collaborazioni scaturite in occasione degli eventi proposti.
La Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni tiene ringrazia i vari Enti pubblici e privati e Associazioni che hanno aderito alla Campagna, confermando sin d’ora l’edizione 2023.

‘Radar? Travisato senso del messaggio’

‘Radar? Travisato senso del messaggio’

Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni una delle priorità resta il ‘miglioramento della già buona collaborazione fra Cantonale e Comunali’

Quando si parla di Polizia in Ticino meglio andare con i piedi di piombo. Il nervo scoperto del ‘corpo unico’ è altamente sensibile e basta una parola di più, o di meno, per sollevare interventi, prese di posizione e anche qualche critica. Ultimo in ordine di tempo, il nervosismo mostrato dopo alcune dichiarazioni rilasciate dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. L’occasione? Una frecciatina sui radar. Secondo il ministro il numero di controlli effettuati dalle polizie comunali sarebbe eccessivo. E la tendenza potrebbe far pensare che l’utilizzo elevato di questo strumento non si limiti alla sola prevenzione. Oppure, per l’altra faccia della medaglia, la volontà di Gobbi di portare acqua al proprio mulino, la polizia unica, appunto. Uno scenario, peraltro, contrastato dall’Associazione delle polizie comunali ticinesi che ha ribadito la propria contrarietà dopo aver preso atto degli sviluppi del dossier in Gran Consiglio. Ovvero, l’avvenuta elaborazione, da parte del liberale radicale Giorgio Galusero, della bozza di rapporto favorevole all’iniziativa del dicembre 2020 di Raoul Ghisletta (Ps), sottoscritta da altri sedici deputati di partiti diversi.

Onorevole Gobbi, la sua affermazione, ‘le Polizie comunali fanno troppi controlli radar’ ha creato malumore. Qualcuno, nell’ambito delle polcom, l’ha definita ‘fallace e assurda, strumentale per favorire il discorso di polizia unica, evidentemente’. Come risponde a questa considerazione?
Non c’era alcun riferimento alla polizia unica, che rimane un tema di stretta competenza parlamentare, tenuto conto della mozione in discussione. Chi ha voluto dare questa connotazione a una mia constatazione ha gettato lo sguardo in una direzione sbagliata, travisando completamente il senso del messaggio inviato ai Municipi.

Raccogliendo, da parte nostra, delle osservazioni sulla questione radar, da sempre molto sensibile, non solo per l’utente della strada, pare che il numero dei controlli non dica nulla se non anzi fuorviare il discorso. In effetti ogni controllo ha durata diversa. Esempio, cinque controlli di un’ora (delle polcom) pare non abbiano evidentemente l’impatto di un controllo che dura 72 ore della Polizia cantonale. È d’accordo?
Non entro in questioni strettamente tecniche, anche se osservo che le variabili in campo sono molteplici: cinque ‘radar blitz’ di un’ora delle Polizie comunali, per esempio, spesso ‘fotografano’ più auto di un controllo sulle 72 ore della Polizia cantonale, che viene quasi subito segnalato a tutti gli automobilisti e quindi diventa per un periodo di alcuni giorni un deterrente preventivo a chi solitamente non rispetta i limiti di velocità in quel determinato tratto di strada. Il discorso però non è legato a questo. È soprattutto un richiamo su due aspetti: da un lato occorre dare priorità al significato preventivo che deve avere una postazione radar, per non generare un sentimento di vessazione nelle cittadine e nei cittadini; dall’altro lato migliorare sempre di più la già buona collaborazione Polizia cantonale/Polizie comunali sugli interventi di questa attività di polizia sull’intero territorio ticinese.

Come viene gestita la pianificazione della piattaforma radar, sulla quale si è anche pronunciato il presidente dell’associazione delle polizie comunali, Orio Galli, in un’intervista rilasciata a laRegione, riconoscendo la necessità di una revisione?
La piattaforma radar è stata un primo importante passo promosso a suo tempo dal Consiglio cantonale dei comandanti e accolto favorevolmente da tutti coloro che si occupano di controlli radar. Ora dobbiamo ulteriormente migliorare quanto di buono fatto, passando da questo coordinamento e sulla base delle esperienze degli ultimi anni. Una mozione presentata nel 2019 dall’allora granconsigliere Piero Marchesi chiede che tutta la gestione sia affidata alla Polizia cantonale. Personalmente sarei anche d’accordo, ma non possiamo dimenticare tout court le Polizie comunali, con le loro competenze e la loro autonomia. Il rapporto del gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ in fase di ultimazione dovrebbe in questo senso aiutarci, perché definisce i compiti specifici e gli assi di intervento delle ‘comunali’ e della ‘cantonale’, stabiliti da questo tavolo di lavoro congiunto. Il mio auspicio per il 2023 – ed è il senso dello scritto inviato ai Municipi – è quello di trovare un modo coordinato, adeguato e rivolto alla prevenzione sul fronte dei controlli radar.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 12 dicembre 2022 de La Regione

Sempre più sostenibile, sempre più responsabile

Sempre più sostenibile, sempre più responsabile

Norman Gobbi ci parla del lavoro con i Comuni per migliorare la qualità di vita

Partendo dal principio che il Comune è l’anello più importante dei nostri tre livelli istituzionali e che grazie ai Comuni le cittadine e i cittadini possono avere una qualità di vita migliore, il Dipartimento delle istituzioni porta avanti – attraverso la Sezione degli enti locali – tutta una serie di progetti e di proposte per aumentare la capacità degli enti locali di incidere positivamente sulla vita di tutti noi. “A partire dal cantiere delle aggregazioni, sino a giungere al recentissimo studio sulla responsabilità sociale del Comune la nostra politica è quella di mettere al centro l’attività degli enti locali”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “Il motivo è presto detto: chi meglio degli amministratori comunali conosce i bisogni della gente? Il primo contatto tra cittadino e amministrazione pubblica passa dal livello comunale. Per questo i Comuni devono essere in grado di dare i servizi migliori alla loro popolazione. La cittadinanza sa che per tutta una serie di prestazioni non sarà mai il Comune a essere responsabile. Nessuno pretende che l’AVS o molte prestazioni sociali debbano essere corrisposte dal Comune. Però l’ente locale ha la possibilità di fornire altri tipi di prestazioni e servizi che aumentano la qualità di vita residenziale delle cittadine e dei cittadini”, sottolinea ancora il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

In questo solco, martedì il Dipartimento delle istituzioni assieme al Dipartimento delle finanze e dell’economia ha organizzato un Simposio incentrato sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni. “Oggi il tema della responsabilità sociale è basilare per una conduzione responsabile – appunto – dell’ente pubblico. La Sezione degli enti locali ha elaborato, assieme a una ricercatrice della SUPSI, un documento in cui si fa una prima fotografia su quanto già oggi fanno (e non fanno) i Comuni in abito di sviluppo sostenibile. E così abbiamo potuto individuare le aree di forza del nostro territorio – ossia l’attenzione nei confronti della vita sociale e culturale, del trasporto pubblico e del sostegno alle persone più fragili – e le aree di debolezza: la scarsa collaborazione tra enti pubblici e privati o la necessità di creare quartieri adatti alle nuove esigenze abitative. Al contempo, i Comuni dovranno farsi portavoce di una gestione delle risorse umane e naturali che possa fungere da esempio per il cittadino e le imprese. Gli esempi di buon governo non mancano. E questo ci lascia ben sperare anche per il futuro. Soprattutto perché cerchiamo di sostenere i Comuni in questo loro lavoro. Il Simposio di martedì ha voluto far confrontare quanto fa e può fare il Comune in ambito di sostenibilità e quanto fanno e possono fare le nostre aziende, anch’esse chiamate sempre più ad avere un atteggiamento socialmente responsabile. Un lavoro di collaborazione tra pubblico e privato che, se portato avanti con intelligenza e costanza, potrà migliorare la qualità di vita residenziale di tutti noi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 11 dicembre 2022 de Il Mattino

 

Grande successo dell’evento sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni

Grande successo dell’evento sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni

Comunicato stampa

Si è tenuto all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona un evento dedicato alla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni, al quale hanno partecipato più di 200 persone in presenza e in streaming. L’evento, voluto dai Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, ha permesso per la prima volta a diversi rappresentanti delle realtà aziendali e politici e funzionari del settore pubblico comunale e cantonale di riflettere sul tema della responsabilità sociale. Le raccomandazioni formulate nel corso del pomeriggio di studio confluiranno nei progetti strategici sul tema portati avanti dal Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) e dal Dipartimento delle istituzioni (DI).

La prima edizione dell’evento sulla responsabilità sociale delle imprese e dei Comuni ha riscosso un ottimo successo di pubblico, con più di 200 persone in sala e collegate in streaming.  
Nel suo intervento il Consigliere di Stato Christian Vitta ha dapprima ricordato l’impegno del DFE nell’ambito della responsabilità sociale delle imprese, attraverso numerose misure messe in campo negli ultimi anni, come ad esempio il rapporto di sostenibilità semplificato, la concretizzazione della responsabilità sociale delle imprese quale criterio di aggiudicazione della Legge sulle commesse pubbliche (LCPubb) e l’introduzione di un sostegno alle imprese che intendono investire nella formazione di un proprio responsabile aziendale CSR. In seguito ha evidenziato che i Comuni, grazie alla loro prossimità con le aziende, possono sostenere le imprese locali nel loro percorso di responsabilità sociale e ambientale.  
Dal canto suo il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha sottolineato l’importanza di avviare un dialogo tra il mondo delle imprese e quello dei Comuni: due realtà che insieme possono lavorare insieme nell’ambito della responsabilità sociale promuovendo lo sviluppo sostenibile della qualità di vita residenziale dei cittadini e delle imprese medesime. Solo unendo le forze si possono costruire assieme dinamiche e buone pratiche da applicare in modo concreto nel rispetto della popolazione residente e del territorio in cui viviamo.  
Durante il pomeriggio quattro gruppi di lavoro, composti da rappresentanti dell’economia privata e del settore pubblico, hanno analizzato e riflettuto per identificare una serie di iniziative sulle quali imprese e Comuni possono promuovere congiuntamente. I temi toccati nei quattro seminari sono stati:

  • il contesto economico
  • l’infrastruttura e i servizi di pubblica utilità
  • la conciliabilità tra lavoro e vita privata
  • l’impegno civico.  

Dopo un momento di pausa, i lavori sono ripresi con una tavola rotonda – moderata da Marzio Della Santa –  alla quale hanno preso parte i Consiglieri di Stato Christian Vitta e Norman Gobbi, il Direttore della Società svizzera impresari costruttori Nicola Bagnovini, la Vice Direttrice dell’Associazione industrie ticinesi Daniela Bührig, la Sindaco di Castel San Pietro Alessia Ponti, il Sindaco di Gambarogno Gianluigi Della Santa e la Docente e ricercatrice SUPSI Jenny Assi. Il focus della discussione è stato messo in particolare su una riflessione da prospettive diverse su come le imprese e la politica comunale possano collaborare per promuovere una serie di misure socialmente responsabili.   

Infrastrutture critiche in rete per gestire le emergenze

Infrastrutture critiche in rete per gestire le emergenze

Comunicato stampa

Nell’ambito del progetto Interreg Sicurezza delle Infrastrutture Critiche transfrontaliere (SICt) è stato siglato oggi a Giornico un accordo tra la Polizia cantonale ticinese, rappresentata dal capitano Marco Guscio, e Regione Lombardia, rappresentata dal Direttore pro-tempore della Direzione Generale Territorio e Protezione Civile Roberto Laffi. L’accordo è relativo all’utilizzo, alla promozione e all’adesione da parte di soggetti interessati alla Piattaforma Infrastrutture Critiche.

La Piattaforma è uno strumento informatico di supporto alle decisioni riguardanti la sicurezza delle infrastrutture critiche, in particolare a quelle dedicate al trasporto (stradale e ferroviario) poiché consente la consultazione, l’elaborazione e lo scambio di informazioni, al fine di promuovere la gestione condivisa degli eventi che possono avere impatti sulla continuità del loro servizio. Serve pure per elaborare, nell’ambito delle attività ordinarie finalizzate alla prevenzione dei rischi, strategie operative e documenti di pianificazione. L’accordo prevede che le parti contraenti si impegnino a promuovere attivamente l’adesione alla Piattaforma da parte dei soggetti coinvolti nella gestione e nella sicurezza delle infrastrutture critiche. A tale scopo possono realizzare iniziative di comunicazione, di formazione e partecipare a workshop, convegni e manifestazioni in cui presentarla. Inoltre valutano congiuntamente le richieste di adesione all’iniziativa pervenute da parte di soggetti interessati tramite la compilazione e la sottoscrizione dell’Atto di adesione.

L’iniziativa è legata al progetto SICt promosso da Regione Lombardia (capofila di progetto), dalla Polizia cantonale ticinese (capofila svizzero), dal Cantone Ticino, dal Politecnico di Milano e dalla Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana (SUPSI). Progetto che ha quale obiettivo di accrescere la capacità di gestione di eventi di portata transfrontaliera, sia relativi alle attività umane sia di origine naturale, che possono colpire le infrastrutture critiche situate tra la zona sud del Canton Ticino e le province di Como, Lecco, Varese, potenziando attraverso la cooperazione transfrontaliera le capacità di monitoraggio e i flussi informativi tra i soggetti coinvolti. Gli obiettivi perseguiti sono quelli di:

  • accrescere la condivisione di conoscenze e informazioni sulle infrastrutture critiche transfrontaliere tra Italia e Svizzera, con particolare riferimento alle infrastrutture di trasporto (stradale e ferroviario) che attraversano l’area transfrontaliera di progetto e che rappresentano importanti e strategici corridoi per il trasporto di persone e merci;
  • rafforzare le capacità congiunte di gestione delle conseguenze relative all’interruzione parziale o totale, di infrastrutture critiche di interesse transfrontaliero;  
  • verificare l’efficacia del sistema di cooperazione per il monitoraggio e la gestione di eventi nell’area transfrontaliera del progetto.    
Filippini: ‘La polizia unica non è mai stato un tema per noi’

Filippini: ‘La polizia unica non è mai stato un tema per noi’

Il coordinatore del gruppo designato dal governo: ‘Il focus sui compiti, per una loro chiara ripartizione fra Cantonale e polcom. Rapporto per fine anno’

«Se fosse per me entrerei subito nel merito della questione, già nella seduta di domani (oggi, ndr), dicendo sì o no alla presenza in Ticino di un solo corpo di polizia. Mi sembra però di capire che il resto della commissione, o una parte di essa, prima di esprimersi voglia conoscere i risultati del lavoro svolto dal gruppo ‘Polizia ticinese’ designato a suo tempo dal Consiglio di Stato. E allora aspettiamo», afferma Giorgio Galusero. L’esponente liberale radicale nelle scorse settimane ha stilato e trasmesso ai colleghi della commissione granconsiliare ‘Giustizia e diritti’, da lui presieduta, una bozza di rapporto sull’iniziativa parlamentare di Raoul Ghisletta, un progetto di rapporto favorevole alla proposta del deputato socialista: sì a una polizia unica, una polizia cantonale. Ma, stando a Galusero, il dossier è in standby. Sul documento redatto dal granconsigliere del Plr la discussione «non è ancora cominciata». Certo, il dossier è politicamente delicato e poi siamo già in campagna elettorale in vista del rinnovo dei poteri cantonali (aprile 2023). Ma si è anche in attesa di un altro rapporto, quello appunto del gruppo denominato ‘Polizia ticinese’: costituito nel dicembre del 2016 dal Consiglio di Stato, è diretto dal segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini. Fanno parte del gruppo, oltre a Filippini, il comandante della polizia comunale di Lugano Roberto Torrente, il presidente dell’Associazione delle polcomunali Orio Galli, i municipali titolari dei dicasteri sicurezza Samuel Maffi (Mendrisio) e Daniele Franzoni (Lamone), il sindaco di Novazzano Sergio Bernasconi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il responsabile della Gendarmeria Marco Zambetti e il capo, in seno al Dipartimento, della Sezione enti locali Marzio Della Santa. Nella squadra c’era anche il maggiore della Cantonale Luca Bieri, ora in pensione.

Luca Filippini, a che punto siamo?
In dirittura d’arrivo. Il nostro obiettivo è di consegnare il rapporto a breve, entro la fine di questo mese, al direttore del Dipartimento Norman Gobbi e all’Act, l’Associazione dei comuni ticinesi. Mi permetta tuttavia di precisare, anzi, di ribadire un aspetto.

Prego.
Quello della polizia unica non è, e non lo è mai stato, un tema al centro delle riflessioni del gruppo ‘Polizia ticinese’. Di questo argomento non ci occupiamo. Il mandato conferitoci è di vedere come ottimizzare l’attività di polizia sul nostro territorio, partendo dalla situazione vigente, quindi dall’esistenza in Ticino di una Polizia cantonale e di corpi di polizia comunale. Dalla nostra analisi e dalle nostre proposte la politica potrà, questo sì, ricavare elementi, spero utili, per decidere se optare per lo status quo, per la polizia unica o per una diversa ripartizione, fissata per legge, dei compiti fra la Cantonale e le comunali.

Ottimizzare come?
Il focus del gruppo che coordino è sui compiti di polizia in generale. Si tratta quindi di stabilire quali debbano essere eseguiti in maniera uniforme su tutto il territorio ticinese e quali debbano essere svolti tenendo conto delle esigenze locali. In altre parole, si tratta di decidere quali mansioni assegnare alla Polizia cantonale e quali alle polizie comunali. Questo per evitare anche doppioni. Insomma per garantire un efficace apparato di sicurezza, a beneficio dei cittadini, è necessario stabilire – in modo preciso e chiaro – chi fa cosa. Per ottimizzare l’attività di polizia, compreso il lavoro di prossimità, occorre dunque passare da una migliore ripartizione dei compiti. Aggiungo, anche in materia di controlli della velocità, tema tornato di attualità.

Quanto ai compiti di polizia giudiziaria?
Quella investigativa deve continuare ovviamente a essere un’attività della Polizia cantonale. Vi è però una casistica, e mi riferisco in particolare ai reati contro l’onore, che sono a querela di parte, della quale potrebbero occuparsi le polizie comunali, su delega della Cantonale. Per esempio quando una lite fra vicini sfocia in diffamazioni o insulti. Ad ogni modo l’interlocutrice del Ministero pubblico resterà sempre, e unicamente, la Polizia cantonale.
Come indicato da Filippini, il rapporto del gruppo ‘Polizia ticinese’ è in dirittura di arrivo.

Da www.laregione.ch