Avviata la procedura di aggregazione tra Bodio e Giornico

Avviata la procedura di aggregazione tra Bodio e Giornico

Comunicato stampa

Dando seguito alla volontà dei municipi di Bodio e Giornico, il Consiglio di Stato ha formalizzato l’avvio dello studio di aggregazione tra i due comuni della Bassa Leventina che nel febbraio scorso avevano largamente accolto il progetto che includeva anche Personico e Pollegio. Questi ultimi avevano espresso voto nettamente negativo all’aggregazione dei quattro comuni, che è stata pertanto abbandonata.

Lo scorso 13 febbraio 2022 la cittadinanza di Bodio, Giornico, Personico e Pollegio si è espressa in votazione consultiva sulla proposta di unire i quattro comuni nel nuovo Comune di Sassi Grossi. In quell’occasione, il progetto è stato ampiamente accolto a Bodio e Giornico con oltre l’80% di consensi in entrambi i comuni, mentre è stato decisamente respinto a Personico e Pollegio, con 65% rispettivamente 82% di voti negativi.
Alla luce di questo esito, l’aggregazione dei quattro comuni è stata abbandonata, come proposto dal Consiglio di Stato in marzo e decretato dal Gran Consiglio lo scorso 21 giugno 2022.
Considerato il largo sostegno all’idea aggregativa registrato sia a Bodio che a Giornico, le rispettive autorità hanno fin da subito riflettuto sull’eventualità di rilanciare il tema limitatamente ai loro due comuni. Dopo aver svolto alcuni approfondimenti e verifiche, i municipi di Bodio e Giornico hanno recentemente comunicato al Consiglio di Stato la volontà di avviare una procedura di aggregazione tra i loro comuni.
Il Governo valuta con favore questo passo che permetterà alla cittadinanza dei due comuni di esprimersi sull’ipotesi di un’aggregazione bilaterale sulla base di una specifica proposta, per allestire la quale è stata nominata una Commissione di studio. La Commissione istituita dal Consiglio di Stato è composta da due rappresentanti per comune designati dai municipi:

  • per Bodio: Stefano Imelli, sindaco, e Franco Romerio, municipale,
  • per Giornico: Rosolino Bellotti, sindaco, e Tiziano Peduzzi, municipale.

La Commissione potrà avvalersi del supporto di consulenti esterni e costituire gruppi di lavoro su temi specifici. Il contatto con l’autorità cantonale verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.bodio.ch)

Confini sicuri e mobilità «Italia e Svizzera più vicine»

Confini sicuri e mobilità «Italia e Svizzera più vicine»

Cosa cambia nei rapporti transfrontalieri a un anno di distanza dall’emergenza Covid (e con la guerra alle porte)
L’analisi del consigliere di Stato Norman Gobbi: «Sono stati fatti passi concreti, adesso tocca all’accordo fiscale»

In un anno il mondo sembra sottosopra, ribaltato. Non solo, tristemente, per la guerra. Ci riferiamo ad alcuni fenomeni tra il Ticino e l’Italia.

Partiamo dai passaggi tra i due Paesi, che sono ripresi ormai a pieno ritmo: qual è la situazione oggi? Anche dal punto di vista della sicurezza? Che cosa comporta questo ritorno alla normalità?
La mobilità transfrontaliera ha ripreso vigore, dopo le restrizioni imposte dalla pandemia nel 2020. Un ritorno alla normalità che ormai dura da più di un anno. Sul fronte della sicurezza ciò significa un rafforzamento dell’allerta da parte delle forze dell’ordine, sia da una parte che dall’altra del confine. Il 2021 ha segnato un aumento degli incidenti della circolazione stradale in Ticino. Un incremento in particolare dovuto al graduale ritorno a una situazione di traffico intenso post lockdown. Il traffico pendolare dei frontalieri comporta una pressione sulle strade e autostrade ticinesi, con conseguenze anche per quanto riguarda il numero di incidenti, che nel 2021 sono stati 3’656. Sul fronte della lotta ai reati patrimoniali, la progressione è stata costante nel corso del 2021 e gli ultimi mesi hanno segnato cifre di poco inferiori alla situazione precedente l’emergenza da coronavirus. Permangono numerosi i furti effettuati da bande di nomadi provenienti dall’Italia. Per quanto riguarda le truffe, anch’esse in aumento dopo un 2020 “tranquillo” potrei citare l’ultimo episodio avvenuto 2 settimane fa con l’arresto di un 38enne e di un 24enne, cittadini italiani residenti in Italia. Il fermo ha permesso di sventare una truffa di tipo “rip deal”.

Sono in realtà cambiati anche i motivi, pur in parte, degli spostamenti. Dall’arrivo degli italiani dal confine per il pieno al fenomeno a volte inverso. Anche sul fronte della spesa, sono mutate le abitudini di svizzeri italiani. Qual è la sua analisi da questo punto di vista?
L’impatto più importante sulla mobilità al confine non è dato dagli spostamenti per il pieno di carburante o per la spesa. Sono le entrate dei lavoratori e delle lavoratrici provenienti dalle province di confine che creano i maggiori problemi di viabilità. Il fenomeno dei ticinesi che si recano oggi in Italia a fare il pieno perché molto più conveniente esiste, ma è limitato.

Quali sono i dati in suo possesso?
Lo studio più recentemente pubblicato dal Dipartimento del territorio del Canton Ticino del rilevamento sulla mobilità transfrontaliera tra settembre e novembre 2021 ha registrato una media di 65’319 ingressi – il 50% dalla provincia di Como, il 35% da quella di Varese e il 5% da Verbania-Cusio-Ossola – dai valichi doganali ticinesi (tra le 5 alle 18), con una netta prevalenza nella fascia mattutina (40’574 transiti tra le 5 e le 9). Ben l’82% dei veicoli – per il 90% in auto, il 7% su motoveicoli e il 3% su furgoni o altro – è occupato da una persona sola! Questo è un dato sconfortante anche perché è in continuo peggioramento (nel 2018 per esempio il 78% dei veicoli era occupato da una persona sola). Le dogane più sollecitate sono quelle del Mendrisiotto con il 68% dei passaggi.

Secondo lei sono fenomeni che cambieranno ancora o destinati a durare nel tempo?
Se parliamo di criminalità transfrontaliera possiamo dire che è un fenomeno che – stando così le cose – durerà nel tempo. Con cambiamenti però sui modus operandi dei criminali. E con una crescente criminalità legata al mondo cyber. Dunque fenomeni non solo sovranazionali, ma anche sovra territoriali.

E se invece parliamo di trasporti e traffico veicolare?
L’accresciuto ricorso al telelavoro – introdotto sull’esperienza accumulata in periodo pandemico – sta avendo un’influenza anche sui trasporti, con lavoratori italiani che sono occupati per un’azienda ticinese, ma che si spostano meno verso il nostro territorio potendo lavorare da casa e quando lo fanno utilizzano anche il treno. I dati del 2021 ci dicono che i frontalieri hanno continuato ad aumentare, mentre il numero di passaggi dei veicoli ai valichi rispetto al passato ha subito una leggera diminuzione. Vedremo in futuro che tipo di evoluzione avranno questi fenomeni.

Che effetti ha lasciato il periodo di emergenza sanitaria sulla collaborazione transfrontaliera e può essere d’aiuto ad affrontare le nuove emergenze?
I contatti e le relazioni su diversi fronti sono stati più intensi. Anche di recente, nell’ambito della sottoscrizione del nuovo protocollo d’intesa tra Ticino e Provincia di Como in caso di catastrofi, è stato sottolineato questo aspetto. Ed è stato questo rinnovato spirito collaborativo su punti specifici che ha permesso di fare passi avanti concreti proprio nell’ambito del mutuo soccorso in caso di catastrofe sui due versanti del confine. Una concretezza che si è ritrovata anche all’interno della Regio Insubrica, oggi sempre più impegnata ad affrontare temi comuni delle due realtà istituzionali.

Infine, l’accordo fiscale frenato dalle nuove elezioni in Italia: è preoccupato sul ritardo che ciò comporterà?
L’accordo fiscale è un tassello importante per costruire un miglior equilibrio sul mercato del lavoro transfrontaliero a tutela anche degli stessi lavoratori transfrontalieri. Un eventuale ritardo della sua ratifica comporterebbe evidentemente un problema. Malgrado la procedura di ratifica da parte italiana debba riprendere da capo confidiamo sulle competenze ministeriali per sveltire le procedure in quanto il nuovo ministro dell’economia e delle finanze, Giancarlo Giorgetti era già membro del Governo Draghi in qualità di ministro dello sviluppo economico, mentre il nuovo ministro degli esteri Antonio Tajani è un politico di lungo corso con conoscenze approfondite. Cito questi due ministeri perché sono quelli che più incideranno sull’iter dell’accordo fiscale tra Svizzera e Italia.

Ciò inciderà sulle relazioni tra Italia e Svizzera, in particolare il Ticino?
È chiaro che la Svizzera e il Ticino vogliono che questo benedetto accordo venga sottoscritto, anche perché i suoi effetti non saranno immediati. Ci vorranno ancora anni affinché il Ticino posso avere dei benefici concreti dal nuovo accordo.

Sulle tensioni, ad esempio per i ristorni?
È ancora troppo presto per parlarne. Siamo abituati a prendere decisioni di fronte a fatti concreti.

Vuole esprimere un auspicio o affidare un messaggio?
La forte maggioranza che il popolo italiano ha accordato a Fratelli d’Italia dovrebbe poter proporre una compattezza e una capacità decisionale del Parlamento superiore rispetto ad altri momenti della storia anche recente dell’Italia. Il mio auspicio è che questo avvenga e che si possa riflettere pure positivamente sulle Regioni e sulle Provincie, con le quali i Ticino ha maggiori contatti, e far avanzare concretamente i numerosi incarti in sospeso tra Svizzera e Italia, tra i quali menziono la necessità di trovare delle soluzioni soddisfacenti di lungo termine sulla questione del lavoro da remoto dei frontalieri e l’accesso al mercato dei servizi finanziari transfrontalieri.

Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 3 novembre 2022 della Frontiera/La Provincia di Como 

 

 

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

Comunicato stampa

Il passaggio all’ora solare e la progressiva diminuzione delle ore di luce in questo periodo dell’anno richiedono un’attenzione accresciuta al corretto utilizzo delle luci dei veicoli e la necessità di rendersi visibili. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della Commissione ricordano alcuni consigli per aumentare la sicurezza durante il periodo autunnale e invernale. Consigli rivolti a tutti gli utenti della strada, con particolare riguardo ai pedoni, che in questo ambito sono la categoria più vulnerabile.

In Svizzera da alcuni anni è obbligatorio circolare anche di giorno con le luci diurne accese e dal 1. aprile di quest’anno l’obbligo è stato esteso anche alle biciclette elettriche. Si tratta di un accorgimento adottato in funzione preventiva, che non ha primaria funzione di illuminazione ma, anche in condizioni di luce diurna, consente di rendersi più visibili e quindi di meglio segnalare la propria presenza agli altri utenti della strada.  

Il passaggio all’ora solare unito all’arrivo sempre più anticipato del buio in questo periodo dell’anno segna un aumento del rischio d’incidenti, in cui i momenti più delicati sono il crepuscolo (dopo il tramonto e prima dell’alba) e le ore notturne. Essere visti da una distanza maggiore è pertanto di fondamentale importanza, in quando concede un maggiore tempo di reazione. Per questo motivo Strade sicure, con la campagna di sensibilizzazione “Rifletti”, richiama l’attenzione all’importanza di rendersi visibili sulla strada. In particolare per chi si sposta a piedi, in bicicletta, con l’e-bike o con lo scooter, è imprescindibile optare per un abbigliamento chiaro e colori segnaletici o al neon. Inoltre, sia sulle due ruote sia a piedi, si consiglia di indossare elementi riflettenti per aumentare ulteriormente la propria visibilità.  

Si rammenta infine che anche lo stile di guida deve essere adattato, tenendo conto delle condizioni meteo, di luce e di visibilità. In caso di brutto tempo bisogna mantenere una distanza maggiore dal veicolo che ci precede, nonché prestare particolare attenzione verso i pedoni. Anche sulle due ruote è fondamentale mantenere sempre una distanza adeguata dagli altri veicoli.

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

‘Tutorie, mandato popolare chiarissimo’

Massiccio sì delle urne (77,5%) alle Preture di protezione. 

«Ora abbiamo una sorta di mandato, un mandato popolare per continuare in questa direzione, approfondendo gli altri aspetti del grande e importante cantiere: mi riferisco agli aspetti organizzativi, procedurali e finanziari». Relatore con la leghista Sabrina Aldi, in seno alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, sulla riforma in Ticino, proposta dal Consiglio di Stato, riguardante le autorità chiamate ad applicare le misure di protezione per minori e adulti previste dal Codice civile (tutele, curatele, privazione dell’autorità parentale…), il deputato del Centro/Ppd Luca Paganicom – menta così il risultato di ieri delle urne.
Il passaggio dal vigente modello amministrativo – incentrato sulle sedici Arp, le Autorità regionali di protezione, facenti capo ai Comuni – a quello giudiziario, con la creazione di Preture ad hoc, le Preture di protezione, e la conseguente ‘cantonalizzazione’ del sistema, è stato plebiscitato. Il 77,5 per cento dei e delle ticinesi che si sono espressi ha detto sì alla modifica della Costituzione ticinese, raccogliendo l’invito di governo e Gran Consiglio.
È stata quindi ancorata alla Carta una nuova figura di magistrato, ossia il Pretore di protezione: i Pretori di protezione, i loro aggiunti, e gli specialisti (in psicologia, pedagogia e lavoro sociale), che affiancheranno i magistrati nel decidere le misure di protezione da attuare, verranno eletti dal Gran Consiglio, che già oggi nomina tutti gli altri giudici e i procuratori pubblici.
Ok dunque al sistema giudiziario. Alle Preture di protezione. Il lavoro sul piano politico non è però concluso: bisogna tradurre in pratica il principio accolto dai cittadini, con una valanga di sì. «Il mandato popolare – riprende Pagani, contattato dalla ‘Regione’ – è molto chiaro, nitido. Sul principio, sull’adozione cioè del modello giudiziario, non c’è più discussione. Come granconsiglieri, vi è ancora più determinazione, alla luce del verdetto delle urne, nell’andare avanti per concretizzare la volontà popolare».
I tempi, tenuto pure conto che stiamo per entrare nell’anno elettorale? «La mia speranza è che sugli aspetti che ho citato prima il parlamento possa determinarsi ancora in questa legislatura, dunque entro metà marzo del 2023. Faremo il possibile. Adesso aspettiamo il messaggio aggiuntivo del governo sugli aspetti procedurali di questa riforma». Le relative norme, concernenti il funzionamento delle future Preture di protezione, saranno proposte dal Dipartimento istituzioni, il quale dovrebbe metterle in consultazione prima di Natale.

Gobbi: positivo l’ok di tutti Comuni
In Consiglio di Stato si prende intanto atto del forte consenso dei cittadini al sistema giudiziario. «Un dato estremamente positivo è che tutti i Comuni hanno votato a favore di questo modello – sottolinea man Gobbi.

Sulla validità della riforma, che a più riprese ha definito storica, il direttore del Dipartimento istituzioni non ha dubbi: «Ci sarà una maggiore professionalizzazione del settore e ci saranno uniformità di prassi e parità di trattamento sull’intero territorio cantonale, cose oggi non date per via della ‘frammentazione’ dell’apparato in sedici Autorità regionali di protezione». Senza dimenticare «la maggiore autorevolezza di cui gode in quest’ambito

(…)

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Promossa a pieni voti la riforma delle ARP
Via libera con il 77,5% di sì alla riorganizzazione delle Autorità di protezione – Norman Gobbi: «Un voto storico a vantaggio delle persone bisognose» Ora il Parlamento dovrà discutere le questioni finanziarie, organizzative e procedurali

Un risultato netto per una riforma più volte definita «storica ». Con il 77,5 % di sì, ieri, il popolo ticinese ha approvato la riforma delle ARP. Le Autorità regionali di protezione (ARP) andranno sostituite dalle Preture di protezione, una nuova Autorità giudiziaria sul modello delle Preture. «La riforma è stata approvata a larghissima maggioranza», ha commentato al CdT il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. «Ma soprattutto nessun Comune ticinese vi si è opposto». Un segnale importante, prosegue Gobbi, visto che la riforma, promossa dal DI, prevede di togliere alcune competenze che storicamente fanno capo ai Comuni per attribuirle a una nuova autorità giudiziaria. «In questo senso possiamo parlare di cambiamento storico. Dal 1803, ossia dall’inizio della Repubblica del Cantone Ticino, le misure di protezione – come le curatele e le tutele – sono di competenza comunale».

Nel concreto
Il compito di proteggere i minori e gli adulti in difficoltà passerà quindi di mano: da un’autorità amministrativa a un’autorità giudiziaria, nel segno di una maggiore competenza e al servizio di un ambito della società sempre più delicato: «La riforma vuole contribuire a migliorare l’intervento dello Stato nei confronti di persone, minori e adulti, bisognose di protezione», ha ricordato il consigliere di Stato. Le future Preture di protezione del minore e dell’adulto saranno infatti composte da specialisti con competenze interdisciplinari: persone formate in diritto, lavoro sociale, pedagogia e psicologia, come pure in ambito medico. «Nonostante il passaggio di competenze, i Comuni hanno comunque richiesto di essere parte attiva della futura organizzazione che prenderà la decisioni, ossia le Preture di protezione».

I prossimi passi
Per questo motivo, il Consiglio di Stato presenterà un nuovo messaggio nel quale verranno definite le procedure di intervento.«Nel concreto – spiega Gobbi – si tratta di definire una prassi unica per il funzionamento delle nuove Preture». Con il voto di ieri, infatti, è stata approvata unicamente la modifica costituzionale,ricorda il consigliere di Stato. Le questioni procedurali, finanziarie e organizzative verranno discusse in un secondotempo in Parlamento. L’auspicio del direttore del DI è che le nuove Preture di protezione subentrino definitivamente alle Autorità di protezione entro il 2025-2026.

«Maggiore uniformità»
«Grazie a questa norma costituzionale le attuali autorità di protezione amministrative potranno diventare vere e proprie corti civili», ha commentato il PS. «Questa riforma porterà un po’ più di certezza del diritto, nonché una maggior professionalizzazione ed un coordinamento che permetteranno migliori tempistiche di evasione dei casi». Soddisfatto per l’esito del voto anche l’UDC Ticino che «sosteneva la riforma, convinta della necessità di un passaggio delle attuali competenze comunali alle nuove preture di protezione a livello cantonale». Di fronte alle necessità e alle situazioni sempre più complesse, e anche per garantire la parità di trattamento, «la professionalizzazione e il coordinamento cantonale degli organi di protezione appaiono la soluzione più ragionevole », si legge nella nota stampa UDC. Una posizione condivisa anche dal sindacato VPOD, «che da anni riscontra problemi nel funzionamento delle attuali sedici ARP». Ogni anno prendono 11.000 decisioni, «non sempre seguendo la stessa linea e gli stessi metodi», osserva il sindacato, per il quale la riorganizzazione rappresenta quindi un grande passo avanti.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La svolta epocale delle ARP
Ampiamente promossa la riforma dell’organizzazione delle autorità di protezione, risalente al 1803 – Da organismi amministrativi ad autorità giudiziarie

La riforma delle ARP, le autorità di protezione, è stata ampiamente promossa ieri (domenica) nelle urne: il 77,5% dei votanti ticinesi ha infatti approvato la svolta che si può definire epocale.
Epocale perché il principio su cui si basa il sistema attuale risale addirittura al 1803, l’anno di nascita del Canton Ticino. L’iter che porterà alla forma definitiva delle nuove ARP non sarà brevissimo, con altre tappe previste in Parlamento. Domenica però il popolo ha sancito il passaggio dalle 16 autorità che fanno capo ai comuni alle Preture di protezione che, negli intenti delle autorità, saranno solo quattro.
In altre parole, si passerà da organismi puramente amministrativi a un’autorità giudiziaria a tutti gli effetti. Si tratterà di mettere in campo competenze specifiche che, fino ad ora, non sempre hanno funzionato, come sottolinea alla RSI il presidente dell’Associazione genitori affidatari Pietro Vanetti: “Il sistema era già cambiato nel 2001 con l’introduzione delle Commissioni tutorie regionali, ma è stata l’implementazione purtroppo che non è andata bene. Mancavano risorse umane e qualità, o il metodo di valutazione della situazione, variava in modo eccessivo e ingiustificato. Inoltre le nomine erano più politiche che di competenza…”.
La risposta arriva dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile del dossier: “Al centro devono esserci prima di tutto proprio le competenze, dal momento che interveniamo – nel limitare le libertà individuali – in maniera forse anche più importante rispetto al diritto penale. E in questo senso non dubito che il Parlamento cantonale riuscirà a porre al centro queste competenze, al di là delle diverse sfumature politiche.”

Da www.rsi.ch/news
 
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Un sì convinto alla riforma delle ARP
Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano
Imposta di circolazione

Imposta di circolazione

Ora tocca fare altri calcoli

Nonostante il governo avesse proposto un messaggio con altri presupposti – per il calcolo si prevedeva oltre alle emissioni di CO2 anche la massa del veicolo e un tetto a 96 milioni, analogamente al Plr – per il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi «è positivo il fatto che al di là delle diverse proposte ci fosse la concordanza sulla volontà di ridurre il prelievo delle imposte di circolazione.
Sono sicuramente soddisfatto perché si va in questa direzione anche se in maniera provvisoria dato che la formula dovrà cambiare in base all’evoluzione del parco veicoli». Un po’ di rammarico dunque c’è per il fatto che «il Gran Consiglio ha voluto andare avanti un po’ per conto suo non dando seguito ai nostri avvertimenti su alcuni aspetti, ma questo fa parte dell’autodeterminazione parlamentare, che è sovrana».
Ora per il governo ci sono due nodi da sciogliere, in primo luogo quello dei cicli di omologazione: «Su questo aspetto stiamo lavorando e sottoporremo al governo un messaggio che completa quanto votato questa domenica dal popolo».
C’è poi il nodo della moratoria per i veicoli immatricolati prima del 2009 che sarà «di un solo anno, perché è questo che ha votato il popolo», e che – ricorda Gobbi – è già in vigore da 13 anni. Ora dovremo capire come formularne la base di calcolo perché il nuovo pacchetto di legge entri in vigore dal primo gennaio 2023». Quanto alle critiche al Di sulla comunicazione, Gobbi le rispedisce al mittente dicendosi «sorpreso, perché abbiamo sempre dato seguito a tutte le richieste di informazione che ci pervenivano su gettito e base di calcolo, con le cifre confluite nel bollettino informativo».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 de La Regione

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Restano ancora un paio di aspetti da chiarire
Per far entrare in vigore la formula di calcolo nel 2023 il Governo dovrà correggere il sistema di misurazione delle emissioni e occuparsi della «moratoria» per i veicoli vecchi

Ma ora, concretamente, alla luce del voto che cosa succederà? «L’obiettivo rimane far entrare in vigore la nuova formula di calcolo il 1. gennaio 2023», chiarisce sin da subito il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. «Ma per fare ciò – aggiunge il consigliere di Stato – dovremo anche considerare un paio di lacune tecniche ». Il riferimento va a due aspetti puntuali della futura imposta di circolazione, i quali sono però ancora da chiarire: una correzione al sistema di misurazione delle emissioni di CO _ e l’ormai famosa «moratoria» per i veicoli targati prima del 2009.

Il calcolo delle soglie
La prima lacuna, va detto, non dovrebbe risultare troppo complicata da risolvere. Anche perché tutti, dal Governo agli iniziativisti, fino ai promotori del controprogetto, sono concordi nel dire che una soluzione va trovata. Il problema, in sintesi, risiede nel fatto che nel 2018 (come avviene periodicamente) è cambiato il metodo di misurazione delle emissioni di CO _ dei veicoli. Il nuovo ciclo di misurazione entrato in vigore nel 2018 (chiamato WLTP), essenzialmente, è più stringente di quello vecchio (chiamato NEDC). Ciò, però, significa che un veicolo identico, targato prima e dopo il 2018, possiede due valori di emissioni differenti. E, paradossalmente, i nuovi veicoli, sottostando al nuovo ciclo di misurazione più stringente, risultano più inquinanti di quelli vecchi. Un aspetto sì tecnico ma che però, tradotto in soldoni, rischia di creare una disparità di trattamento tra gli automobilisti.
«Adesso il Parlamento dovrà applicare l’iniziativa con un nuovo messaggio del Consiglio di Stato, oppure attraverso un’iniziativa parlamentare urgente, nell’ottica di garantire equità tra il vecchio ciclo di omologazione NEDC e il nuovo WLTP, che riguarda oggi il 15-20% del parco veicoli », rimarca Marco Passalia. «E in Parlamento – dice ancora Passalia – ci aspettiamo che gli altri partiti diano seguito a quanto annunciato durante la campagna. Tutti, infatti, si sono detti favorevoli all’idea di adattare le soglie relative alle emissioni, visto che la questione interessava tanto l’iniziativa quanto il controprogetto. Confido quindi nel fatto che non ci siano ritrattazioni».
Una conferma in questo senso arriva a stretto giro di posta da Ivo Durisch: «La correzione è dovuta, perché altrimenti ci sarebbe una disparità di trattamento tra chi possiede un veicolo targato prima e dopo il 2018».
Il capogruppo del PS, però, mette le mani avanti su un aspetto legato a questa modifica invocata da tutti: «La correzione non deve essere usata come pretesto per abbassare ulteriormente l’imposta ». Insomma, una modifica andrà fatta, «ma il montante incassato dallo Stato deve restare quello previsto dal testo dell’iniziativa, cioè 92 milioni».
Un’idea condivisa pure dal direttore del DI: «Sì, l’obiettivo è di rimanere con le medesime cifre».

La moratoria
Resta, infine, la seconda questione da chiarire: la moratoria dei veicoli immatricolati prima del 2009. Una questione un po’ più complessa e che, quando tornerà in Parlamento, con ogni probabilità farà discutere.
Attualmente, come spiega Norman Gobbi, c’è un vuoto giuridico da correggere: «Nel testo votato c’è scritto che il nuovo sistema di calcolo, approvato dal popolo, non si applica il primo anno per i veicoli immatricolati prima del 2009. Il problema – aggiunge Gobbi – è che non viene detto in che modo bisognerà calcolare l’imposta di circolazione, il primo anno, per i veicoli immatricolati prima del 2009. Si tratta di un vuoto giuridico che deve essere colmato. E magari potrà far discutere ancora. Ma deve essere chiaro che dal 2024 in poi tutti i veicoli dovranno essere sottoposti al nuovo sistema di calcolo. Anche quelli immatricolati prima del 2009. Già solo per una questione di parità di trattamento. Non possiamo avere il 20% del parco veicoli che paga l’imposta di circolazione con un altro sistema».
Ma ora, quali saranno i prossimi passi? Arriverà una proposta dagli iniziativisti per correggere queste due lacune, oppure sarà compito del Governo? Ancora Gobbi: «Spetterà a noi. Cominceremo a preparare l’aspetto tecnico riguardante i due sistemi omologazione NEDC e WLTP. In questo contesto valuteremo anche la questione della moratoria. Sapendo però – chiosa il consigliere di Stato – che durerà solo un anno e dovrà quindi essere una soluzione semplice, per non complicare le cose dal punto di vista informatico. Le tempistiche? È questione di settimane ».

I prossimi anni
Un futuro già segnato?

Breve durata di vita

Alla luce del fatto che sempre più veicoli in circolazione sono elettrici, nei prossimi anni potrebbe rendersi già necessario un «ritocco» per la nuova formula approvata ieri dal popolo. Lo stesso Norman Gobbi ammette che il Governo prevede che l’attuale impostazione «potrebbe rimanere in vigore per circa 5 anni. Poi potrebbero servire dei correttivi, ad esempio tramite una modifica della formula oppure tramite un aumento della tassa base». E questo perché, man mano che il parco veicoli diventa più «elettrico», gli incassi per lo Stato andranno a diminuire.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 31 ottobre 2022 del Corriere del Ticino

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La Lega esulta: «Un passo importante per aiutare il ceto medio»
La Lega dei Ticinesi – in una nota – esprime tutta la «propria soddisfazione» per il risultato del voto sull’imposta di circolazione. L’iniziativa lanciata dal Centro, infatti, era stata da subito «sostenuta» dal gruppo parlamentare capitanato da Boris Bignasca. «È un passo importante per aiutare il ceto medio ticinese», precisano da Via Monte Boglia, ricordando che le riduzioni verranno attuate già nel 2023 e porteranno a un risparmio che varia dai 120 ai 350 franchi per veicolo. 

Da www.tio.ch

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Imposta di circolazione: subito una modifica
L’iniziativa che considera solo le emissioni inquinanti è stata preferita al controprogetto, ma la questione torna già sui banchi del Governo e della politica

Era stato previsto già prima della domenica di votazioni ticinesi, ma con la vittoria dell’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più equa” diventa ora un imperativo: parte del sistema di calcolo deve essere rivista prima dell’entrata in vigore – prevista a inizio 2023 – per non penalizzare chi possiede un veicolo costruito dopo il 2020.
Si tratta di correggere il valore “soglia” delle emissioni di CO2, considerando il fatto che dopo lo scandalo del “dieselgate” (le emissioni erano state artificialmente contenute da molti costruttori) le vetture più recenti riportano valori più alti ma anche più corretti.
L’iniziativa prevede che per le auto che emettono da 0 a 95 g/km di CO2 si paghino solo 120 franchi di tassa di base; per tutte le altre invece il calcolo sarà proporzionale all’inquinamento, sempre senza una discriminante relativa a peso o potenza. Il valore di riferimento dovrebbe essere ritoccato verso l’alto per non penalizzare chi ha acquistato un’auto recente.
In questo dibattito si è inserito il Consigliere di Stato Norman Gobbi che ora dovrà trattare il tema con i colleghi di Governo; non è ancora chiaro se si dovrà procedere con un ulteriore messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio, oppure se si adotterà un’altra soluzione e quanto tempo sarà necessario. “Per una parità di trattamento tra i veicoli antecedenti il 2020 e quelli dopo il 2020, dovremo mettere due elementi di misurazione o di calcolo. Questo per evitare una disparità e una penalizzazione per i veicoli più nuovi e più efficienti”, ha detto Gobbi a Democrazia diretta.
Vi è poi il tema della moratoria riguardante i veicoli immatricolati prima del 2009, per i quali dovrebbe continuare a essere usato l’attuale sistema di calcolo. Soluzione che potrebbe essere anticostituzionale. “Sono 13 anni che questi veicoli hanno un beneficio rispetto a quelli nuovi. Cosa che oggi, anche secondo i parametri federali sulla protezione dell’ambiente, non è più sopportabile – sottolinea Gobbi. – Il Parlamento ha deciso di applicare una moratoria di un solo anno. Quindi per il 2023 manca un elemento essenziale: quale base di calcolo bisogna utilizzare? Perché si userebbe quella attuale che prevede bonus e malus; quindi comunque non sarebbe una moratoria ai sensi di quanto detto in Parlamento”.
Un tema che non è stato fissato dal voto di questa domenica e che andrà di nuovo sottoposto al Gran Consiglio, attraverso un messaggio o un nuovo decreto. Il gettito fiscale generato dall’iniziativa ammonta a 91 milioni di franchi, con 5-6 milioni da dedurre per il primo anno proprio a seguito della moratoria.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Imposta-di-circolazione-subito-una-modifica-15748360.html

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Imposta di circolazione: passa l’iniziativa

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15749176

Servizio all’interno dell’edizione di domenica 30 ottobre 2022 de Il Quotidiano

Aumento degli stranieri illegali: “Tutti facciano la loro parte”

Aumento degli stranieri illegali: “Tutti facciano la loro parte”

Norman Gobbi sottolinea gli sforzi del Ticino e chiede l’impegno di tutti i Cantoni

Aumenta e di molto il numero di migranti che entrano illegalmente in Svizzera e la pressione sulle frontiere si fa sempre più forte. Il Ticino per forza di cose è in prima linea nel dover assorbire queste ondate. “Siamo la Porta Sud della Confederazione e registriamo un crescente numero di entrate illegali di stranieri negli ultimi mesi e settimane. Siamo giunti a toccare cifre che non si riscontravano dal termine dell’ultima crisi migratoria del 2016, quando venne decretato lo stato di necessità. Oggi la situazione non è ancora a quel livello, ma il contemporaneo arrivo di decine e decine di migliaia di ucraini a partire da febbraio ha sottoposto le Segreteria di Stato della migrazione (SEM) a una forte pressione. Il Ticino ha fatto e fa la sua parte, nel rispetto degli accordi, ma non gli si può chiedere uno sforzo supplementare. Grazie alla buona collaborazione con l’autorità federale attiva in Ticino, riusciamo a far comprendere anche a Berna i nostri sforzi. Purtroppo a livello centrale alcune pecche non mancano”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Lo sforzo intrapreso dal Ticino sul fronte dell’accoglienza degli ucraini è lì da vedere e ci costa parecchi soldi, oltre all’impegno organizzativo e logistico. Inoltre nel Basso Mendrisiotto sono presenti i centri federali di registrazione, e in parallelo operiamo per il fermo e la registrazione degli stranieri illegali: un lavoro che con l’aumento riscontrato si fa sempre più pesante. È importante che nelle situazioni di emergenza, o comunque di forte pressione migratoria, vi sia una solidarietà confederale rafforzata: gli altri Cantoni devono dimostrare tale solidarietà e impegno. Penso in particolare ai Cantoni della Svizzera centrale, che per la loro collocazione geografica non subiscono le stesse conseguenze operative e di carico di lavoro che abbiamo in Ticino e oggi ancora di più nel Canton San Gallo; infatti, alla frontiera Est entra quasi il 60% del totale dei migranti di questa ondata”, specifica il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Tra le preoccupazioni del Consigliere di Stato Gobbi vi è la poca chiarezza della SEM sul futuro del Centro federale d’accoglienza di Glaubenberg (OW), il secondo centro, accanto a quello di Balerna Pasture che serve la “Regione asilo Ticino – Svizzera centrale” (di cui fanno parte Ticino, Uri, Svitto, Lucerna, Nidwaldo e Obwaldo). “Non abbiamo ancora rassicurazioni sul fatto che il centro possa rimanere aperto sino al 2025. La chiusura nel caso la SEM non individuasse una sede alternativa – eppure sappiamo che vi sono Cantoni interessati ad accogliere questa seconda sede – sarebbe decretata alla fine del 2022. Uno scenario per il Ticino improponibile, perché tutta la pressione ricadrebbe sul centro di Pasture. Una situazione che fermamente non vogliamo si verifichi, soprattutto poi in questo momento dove i numeri delle entrate illegali sono decisamente molto elevati alla frontiera Sud”, sottolinea Norman Gobbi, che non manca di evidenziare anche un aspetto positivo: “Abbiamo maturato negli ultimi 10 anni una buona esperienza su come affrontare questo tipo di emergenze. Questo ci permette e ci permetterà di farci trovare pronti anche questa volta”.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni ticinesi

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi prosegue le visite nei Comuni ticinesi

Comunicato stampa

La salute della democrazia a livello locale è stata al centro della discussione delle visite del Consigliere di Stato Norman Gobbi nei Comuni ticinesi. Il ciclo di incontri questa settimana è proseguito in alcuni comuni della regione Tre Valli e del distretto del Locarnese. Tra le suggestioni raccolte vi è l’introduzione di un incentivo per i Comuni che prediligono il coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali. Questo e altri spunti confluiranno nelle riflessioni per la revisione totale della Legge organica comunale, che sarà sviluppata durante la Legislatura cantonale 2023/2027.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dall’ispettrice comunale Aurora De Donatis nonché dagli ispettori comunali Nicola Rossetti e Alberto Gamboni ha incontrato negli scorsi giorni i municipi di Airolo, Faido, Biasca, Cugnasco-Gerra e Losone.
Le visite nei Comuni ticinesi, introdotte dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni nel 2018, sono state pensate per favorire il dialogo e lo scambio di informazioni tra il Cantone e gli enti locali. In quest’ultima serie di appuntamenti della legislatura cantonale, si intende da una parte avviare una riflessione con gli Esecutivi sullo stato di salute della democrazia a livello locale e dall’altra raccogliere spunti che confluiranno nella modifica del quadro normativo.  
Un tema che ha suscitato grande interesse e che ha fatto da filo conduttore a tutte le visite è quello delle azioni che i comuni possono intraprendere per stimolare la partecipazione attiva dei cittadini. In particolare, l’accento è stato messo ancora una volta sul fatto che un coinvolgimento attivo della popolazione nei processi decisionali permette di evitare in alcuni casi la raccolta firme su temi strategici per i Comuni, come ad esempio l’edificazione di una casa per anziani.  
In questo senso il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di sensibilizzare di persona gli Esecutivi comunali per stimolarli a trovare nuove modalità di coinvolgimento della propria cittadinanza. «Si tratta di un cambiamento epocale – ha spiegato Norman Gobbi – che spesso rompe equilibri locali ereditati dalle generazioni precedenti. Siamo fermamente convinti che per invertire la rotta il primo tabù da sciogliere sia quello di parlarne apertamente. Per questo motivo saluto molto positivamente gli incontri con i Municipi. Ci permettono da una parte di raccogliere spunti per modificare il quadro normativo, ma dall’altra di iniziare a intavolare una riflessione che vuole essere una vera e propria rivoluzione per ridare slancio alla nostra democrazia».  
Il capo della sezione degli enti locali Marzio Della Santa dal canto suo ha rilevato che «tutti i Comuni che abbiamo incontrato finora concordano sul fatto che la difficoltà non sta unicamente nel trovare persone che si mettono a disposizione per assumere una carica pubblica ma anche nel rimanere in carica a lungo termine. Per farlo bisogna dare degli stimoli concreti perché spesso molti politici, scoraggiati dalla propria esperienza, decidono di non più candidarsi. Un esempio ricorrente è la bocciatura di un dossier in votazione popolare che genera frustrazione per chi lo ha portato avanti».  
Tra gli spunti emersi e che saranno approfonditi nell’ambito della revisione totale della Legge organica comunale raccoglie un certo consenso la proposta di favorire i Comuni che prediligono la partecipazione attiva alzando per essi, ad esempio, l’asticella per inoltrare un referendum.  

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Il Consiglio di Stato incontra Filippo Colombo e Roberto Delorenzi

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline il mountainbiker Filippo Colombo e il podista Roberto Delorenzi, specializzato in skyrunning. Il Governo ha reso ufficialmente omaggio ai due atleti cresciuti nel Comune di Monteceneri, che nelle scorse settimane sono diventati rispettivamente vicecampione e campione mondiale.

Il Governo ha espresso ai due campioni le proprie congratulazioni, a nome di tutta la popolazione ticinese, per le eccellenti prestazioni ai Campionati mondiali di mountain bike a Les Gets (Francia) e a quelli di skyrunning in Val d’Ossola (Italia). Filippo Colombo ha conquistato la medaglia d’argento nella specialità cross country short track, mentre Roberto Delorenzi è risultato vincitore nelle categorie sky e combinata.
L’incontro ha anche offerto l’occasione per discutere degli ottimi risultati che i due atleti hanno ottenendo negli ultimi anni. Nel 2022 Filippo Colombo ha infatti vinto anche la medaglia di bronzo agli Europei di cross country di Monaco di Baviera, è diventato campione svizzero di short track e ha vinto due tappe della Coppa del Mondo. Roberto Delorenzi, invece, nel 2021 ha conquistato il terzo posto ai Mondiali di skyrunning in Spagna, e quest’anno ha tagliato per primo il traguardo della Maratona più alta al Mondo, disputata sul Kilimangiaro, tra i 4.000 e 5.895 metri di quota.
Il Governo ha infine consegnato ai due giovani campioni ticinesi un omaggio, cogliendo l’opportunità per rivolgere loro i migliori auguri per il loro futuro sportivo.

Più richiedenti l’asilo per Cantone? «Noi il nostro lo facciamo, tocca ad altri»

Più richiedenti l’asilo per Cantone? «Noi il nostro lo facciamo, tocca ad altri»

La Confederazione ha oggi annunciato che l’elevato e continuo flusso di richiedenti l’asilo ha portato le strutture federali al massimo delle loro capacità, e che avrà bisogno dell’aiuto dei Cantoni, che dovranno accogliere più persone per permettere alla Svizzera di poter continuare a ospitare e accogliere tutti i richiedenti.

Anche il Ticino dovrà addossarsi sulle proprie spalle una quantità maggiore di richiedenti l’asilo? «Il lavoro che è stato fatto negli scorsi anni, con ad esempio il Centro federale d’asilo Pasture (Balerna e Novazzano) che è ormai operativo, ci permette di evitare che il Ticino si faccia un carico di attribuzioni superiore a quello che invece dovranno fare ora altri Cantoni», ha spiegato il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi, ai microfoni di Radio Ticino.

Ma cosa ha detto Gobbi a Berna? «Noi una maggiore disponibilità di posti non possiamo garantirla: abbiamo già un numero elevato di ucraini, più i centri federali del Mendrisiotto e questo è già un contributo essenziale alla gestione migratoria. È anche una questione di solidarietà, nell’ambito della ripartizione quei Cantoni che non hanno dei centri federali devono assumersi questo carico. Penso ad esempio alla Svizzera centrale».

Dettagli sulla ripartizione non sono però stati resi noti dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), e per questo ora il Ticino (ma non solo) si aspetta chiarimenti: «Vogliamo chiarimenti perché ho chiesto rassicurazioni su questa ripartizione, che deve avvenire in maniera tutelante del Ticino, o di San Gallo (cantone che è diventato un grande focus d’ingresso per molti afgani che arrivano dall’Austria)».

In generale, come guarda Norman Gobbi al maggior flusso di migranti e dei disordini recenti (con manifestazioni e scioperi della fame) avvenuti anche qui da noi? Il Consigliere di Stato leghista ha qui fissato una priorità: «Dobbiamo garantire la sicurezza in primis. So che il Comune di Chiasso ha preso contatto con la SEM visto che la presenza accresciuta di persone qualche problema di ordine pubblico lo crea. Per quanto riguarda queste manifestazioni (scioperi della fame) mi fanno sorridere, visto che non mi sembra che qui da noi queste persone vengano trattate male, dovrebbero fare paragoni con altre situazioni, anche territorialmente a noi vicine».

In relazione alla situazione migratoria, non manca infine una frecciatina alla Confederazione: «Seppur il tema della migrazione sia di competenza federale, la Confederazione non l’ha gestito in maniera corretta», ha accusato Gobbi. «Il problema relativo a una sufficiente capacità di accoglienza in proprio per gestire la procedura di asilo nelle prime fasi l’ho già alzato dieci anni fa, ma da Berna non hanno fatto i compiti a casa. Questo lo rimarcherò».

Da www.tio.ch

Cassis incontra i Governi di Ticino e Grigioni

Cassis incontra i Governi di Ticino e Grigioni

L’incontro è avvenuto a Berna. Discussi più temi, dal plurilinguismo ai rapporti con l’Italia, passando per la penuria energetica.

Sono stati accolti oggi a Berna i Consigli di Stato di Ticino e Grigioni. A fare gli onori di casa è stato il presidente della Confederazione e direttore del Dfae Ignazio Cassis. “Fra i temi discussi” – come si legge nel comunicato diffuso dal Dfae – c’è stata “l’attualità legata alla guerra in Ucraina e le ripercussioni sulla Svizzera, le relazioni transfrontaliere, la politica europea e la promozione del plurilinguismo”. L’incontro trilaterale odierno avviene a due anni di distanza dall’ultimo.
“È stata l’occasione per confrontarsi su temi di interesse comune e per trarre un primo bilancio dell’anno presidenziale, che Ignazio Cassis ha voluto improntare sulla pluralità e che lo ha portato in più occasioni in terra ticinese e retica. La Ukraine Recovery Conference, organizzata a inizio luglio a Lugano, ha ad esempio dato particolare risalto internazionale alla Svizzera italiana. Altri momenti salienti sono stati la Conferenza annuale degli ambasciatori a Pontresina, la seduta extra Muros del Consiglio federale in Val Müstair e la gita annuale del Consiglio federale in Ticino”.

Penuria energetica
Durante l’incontro, Cassis ha ricordato le iniziative prese dal suo Dipartimento per sostenere il plurilinguismo. Le discussioni si sono poi trasferite sull’attualità, inclusa la penuria energetica. Il consigliere federale ticinese “ha ribadito l’importanza della collaborazione fra Confederazione, Cantoni e industrie del settore per adottare le misure necessarie a garantire l’approvvigionamento, creare riserve, ridurre la dipendenza da gas e petrolio e rafforzare le energie rinnovabili nazionali”.

Rapporti con l’Italia
È pure stato affrontato il tema dei rapporti con l’Italia. “Le relazioni con Roma continuano ad essere buone e i due Paesi lavorano insieme alla risoluzione dei dossier aperti, fra cui il processo di ratifica dell’accordo sulla fiscalità dei frontalieri. La prevista visita di Stato del presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella in Svizzera sarà inoltre un’occasione per meglio approfondire le diverse tematiche transfrontaliere di interesse per Confederazione e Cantoni”.

(Immagine: Twitter Ignazio Cassis)

Da www.ticinonews.ch