Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Pubblicato il bando di concorso per la nuova o per il nuovo capo della Sezione della circolazione

Comunicato stampa

A partire dal 1. aprile 2023 l’avv. Cristiano Canova, capo della Sezione della circolazione, beneficerà del pensionamento anticipato. Il Dipartimento delle istituzioni ha proceduto oggi a pubblicare il bando di concorso per la ricerca del nuovo o della nuova capo Sezione della circolazione, bando che rimarrà aperto sino al 14 ottobre 2022.

Cristiano Canova è funzionario dirigente del Dipartimento delle istituzioni da oltre 30 anni. È infatti stato nominato dal Consiglio di Stato a capo della Sezione della circolazione nel 1990, all’età di 30 anni, dopo aver ottenuto la licenza in diritto a Berna nel 1986 e il brevetto d’avvocato nel 1988 al termine della pratica svolta presso lo studio legale avv. Gian Mario Pagani di Chiasso. Dopo il praticantato, per tre anni, è stato segretario assessore alla Pretura di Mendrisio-Sud. Durante la sua attività quale capo Sezione è stato membro del comitato dell’Associazione svizzera dei servizi della circolazione per oltre 20 anni; presidente della Commissione giuridica della citata Associazione dal 2000 al 2008; membro di comitato del Fondo svizzero per la sicurezza stradale dal 2012 ad oggi e presidente in carica della Commissione cantonale Strade sicure.

La candidata o il candidato a capo della Sezione della circolazione dovrà avere una formazione a livello universitario, scuola politecnica federale o scuola universitaria professionale (livello bachelor+master) preferibilmente nell’ambito del diritto, economico e tecnico specialistico, nonché vantare una pluriennale esperienza di conduzione di gruppi medio/grandi ed avere ottime conoscenze della lingua italiana e buone conoscenze (scritte e parlate) delle lingue ufficiali e conoscenze dell’inglese. Il bando di concorso rimarrà aperto sino a venerdì 14 ottobre 2022.

È possibile consultare le condizioni d’impiego e inviare la candidatura all’indirizzo www.ti.ch/concorsi

Giornata cantonale dell’integrazione 2022

Giornata cantonale dell’integrazione 2022

Comunicato stampa

Il ruolo delle diaspore attraverso le esperienze della principessa d’Afghanistan Soraya Malek e dell’ex calciatore della Nazionale svizzera Valon Behrami    

Sabato 1. ottobre 2022 a Locarno si svolgerà la Giornata cantonale dell’integrazione nell’ambito della Festa dei Popoli. La collaborazione tra il Servizio per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni e la Città di Locarno ha permesso di riunire una quarantina di enti e comunità che si occupano di progetti d’integrazione e di persone con retroterra migratorio. In questo contesto una tavola rotonda in programma alle 14.30 nella sala del Consiglio comunale a Palazzo Marcacci svilupperà la riflessione sul ruolo delle diaspore, afgane e non solo, attraverso alcune voci prestigiose: la principessa d’Afghanistan Soraya Malek, punto di riferimento delle diaspore afgane all’estero, e Valon Behrami, calciatore con 83 presenze nella Nazionale svizzera nato a Mitrovica, che rievocherà la sua esperienza di esule dal Kosovo. Con loro anche il giornalista e ricercatore Giuliano Battiston.

Da Kabul a Roma, da Mitrovica a Stabio: due destini diversi, uniti dallo stesso sguardo nostalgico verso il proprio Paese d’origine, nonostante un percorso di successo. Chi appartiene a una diaspora svolge un ruolo fondamentale nell’integrazione dei propri connazionali nella società di accoglienza, fornendo al contempo un considerevole contributo allo sviluppo del proprio paese. La riflessione sul ruolo delle diaspore in Ticino darà anche l’occasione per individuare le possibilità di collaborazione tra istituzioni e attori della diaspora nell’attività di accoglienza e integrazione in Ticino dei propri esuli.

Grazie alla moderazione di Giancarlo Dionisio, giornalista, saranno rievocati i capisaldi della ricerca di Giuliano Battiston sul ruolo fondamentale della diaspora afghana in Italia, in particolar modo quale motore di sviluppo socio-economico e nella risposta alla crisi dopo il ritorno dei talebani. La diaspora afghana ha avuto anche un capitolo tutto ticinese, con la presenza stabile a Locarno, tra il 1957 e il 1959, di Re Amanullah Khan, sovrano dell’Afghanistan sino al momento dell’esilio nel 1929. Questo fatto sarà rievocato dalla nipote principessa Soraya Malek, nata in Italia e oggi impegnata a sostegno del suo popolo. Con lei, Hossein Azimi, vice-presidente dell’Associazione Comunità Afgana in Ticino, evocherà l’accoglienza e il percorso di integrazione dei suoi connazionali nel Cantone.

La comunità kosovara in Svizzera ha radici lontane. La sua presenza nella Confederazione risale agli anni ’60, grazie all’arrivo di numerosi lavoratori. L’apice è poi stato raggiunto negli anni ’90 durante la guerra durata sino al 1999. Oggi si stimano circa 8000 kosovari in Ticino, e tra i 200 e i 250’000 in tutta la Svizzera. Tra questi la famiglia di Valon Behrami, nato nella ex Jugoslavia nel 1985 e giunto in Ticino nel dicembre 1994. A Locarno rievocherà la sua esperienza migratoria. Grazie al calcio ha avuto l’opportunità di vivere un percorso sportivo straordinario. Ciononostante, non sono mancati eventi traumatici dai quali come migrante è fuggito, e come altri kosovari ha mantenuto un forte legame con la terra d’origine.

La Giornata cantonale dell’integrazione 2022 coincide con la Festa dei Popoli, tradizione interrotta nel 2008, che la Città di Locarno intende riprendere per superare il particolare periodo che stiamo vivendo. Una quarantina di associazioni ed enti che si occupano di integrazione saranno presenti per ricordare che le diverse culture e peculiarità che ognuno porta con sé sono fonte di ricchezza per la società. La Giornata dell’integrazione e la Festa dei Popoli prenderanno avvio alle ore 11.00 con i saluti ufficiali da parte del Sindaco di Locarno Alain Scherrer, del Consigliere di Stato Norman Gobbi e della capa-dicastero Nancy Lunghi.

Il ricco programma è consultabile sul sito del Servizio per l’integrazione degli stranieri cliccando qui.  

Concluso con successo l’acquisto degli aerei da combattimento

Concluso con successo l’acquisto degli aerei da combattimento

Comunicato stampa di Alleanza Sicurezza Svizzera
L’Alleanza Sicurezza Svizzera apprende con favore dell’avvenuta firma dei contratti di acquisto dell’F-35 e del nuovo sistema di difesa aerea terrestre (Patriot) da parte di armasuisse. La Svizzera può ora dotarsi di entrambi senza indugio. La firma del contratto è importante per l’industria nazionale poiché sarà possibile negoziare contratti di compensazione. Ora è possibile concretizzare anche il piano di produzione per la consegna dell’F-35.

I contratti offset arrivano nel momento giusto
La firma del contratto non riguarda solo l’acquisto dell’F-35, ma anche gli affari di compensazione, i quali obbligano l’azienda produttrice Lockheed-Martin ad assicurare contropartite per l’industria elvetica. Gli affari di compensazione sono una parte importante del rafforzamento della nostra economia. Nel caso dell’F-35A, il 60% del valore d’acquisto deve essere compensato con ordini presso aziende elvetiche. Soprattutto nell’attuale situazione economica, queste commesse aggiuntive arrivano al momento giusto. Nei prossimi decenni saranno dunque garantiti diversi posti di lavoro altamente qualificati. L’Alleanza sicurezza Svizzera si aspetta che vengano prese in considerazione tutte le regioni del Paese e l’ampia offerta industriale rilevante per la sicurezza. L’industria è la spina dorsale di ogni esercito ed è quindi indispensabile per la nostra sicurezza.

armasuisse non deve farsi frenare dalla «tattica del salame” del PS, dei Verdi e del GSsE
Dopo il referendum sull’acquisto di nuovi aerei da combattimento, il PS, i Verdi e il Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) hanno lanciato un’iniziativa per ritardare la decisione. A differenza di quanto avvenuto con l’F/A-18 nel 1992, in cui è stata presentata un’iniziativa analoga nel giro di poche settimane, in quest’occasione i promotori hanno aspettato dieci volte di più prima di intraprendere qualsiasi azione. Le tattiche dilatorie dei promotori sono quindi evidenti e rendono le loro argomentazioni poco plausibili. Se gli oppositori dell’esercito avessero voluto davvero prendere una decisione sul modello di aereo, avrebbero presentato la loro iniziativa già dopo poche settimane, come fatto nel 1992. È quindi giusto che armasuisse non si lasci fermare dalla “tattica del salame” degli oppositori delle forze armate.

 

“Democrazia viva”: dalle parole ai fatti

“Democrazia viva”: dalle parole ai fatti

“Lanciato un progetto per ridare slancio al nostro sistema politico”

“Democrazia viva” è il nome del nuovo progetto lanciato dal Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Sezione enti locali, presentato giovedì 15 settembre in occasione della Giornata mondiale della democrazia. “La democrazia ha bisogno di cittadine e di cittadini che partecipano, che si interessano alla cosa pubblica, sino ad accettare di impegnarsi in prima persona per il bene della comunità – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Nel corso della festa dedicata questa settimana al presidente della Confederazione Ignazio Cassis sono stati pronunciati molti bei discorsi. Profondi e tutti condivisibili. La parola “democrazia” è stata quella più citata dagli oratori. Sì, perché la nostra democrazia diretta è un vanto. Il sistema politico svizzero prevede però che siano i cittadini a “fare lo Stato”. E la partecipazione è condizione indispensabile. Senza questa tutto cade, tutto si ferma. Vediamo però che a livello comunale, là dove trova centralità la nostra democrazia diretta e viene esaltato il nostro sistema di milizia, si sta correndo il rischio di un impoverimento della partecipazione delle cittadine e dei cittadini. C’è bisogno di incentivare la nostra democrazia e con questo progetto vogliamo spingere concretamente in questa direzione”.

Dalle parole (quelle pronunciate nei discorsi) ai fatti, ci verrebbe voglia di dire. Il Governo ticinese in giugno ha accolto queste riflessioni – anche perché il tema è tra quelli prioritari per la legislatura in corso – e ha dato mandato al Dipartimento delle istituzioni di proporre iniziative in tal senso. “Un sondaggio interno fatto dalla SEL nel 2019 – specifica Norman Gobbi – ha sottolineato un dato ormai acclarato: la crescente fatica dei partiti nel reperire candidati disposti ad assumere cariche pubbliche. Ha messo in evidenza le difficoltà della politica a intercettare l’interesse dei cittadini. Tra le persone ticinesi nella fascia di età fra 18 e 34 anni, il 38% degli interpellati afferma di essere interessato alla politica e solo il 22% prende in considerazione la possibilità di assumere una carica pubblica. Percentuali in calo ulteriormente fra le persone di età più avanzata”.

Come si intende procedere? “Nei prossimi mesi la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto. Una prima misura è però già stata identificata e consiste nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali. Una strada, quella imboccata, prioritaria e necessaria, se vogliamo continuare a costruire una società capace di rispondere a tutti i bisogni delle cittadine e dei cittadini”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

 

Politici locali (soprattutto giovani) cercansi

Politici locali (soprattutto giovani) cercansi

Quasi nessuno vuole fare il politico, soprattutto fra i più giovani; e sempre più persone non solo non hanno nessuna intenzione di ricoprire una carica pubblica ma mostrano un totale disinteresse per l’argomento.

 
Cittadini sempre più lontani dalla politica – Un sondaggio condotto nel 2019 dalla Sezione enti locali del Dipartimento delle istituzioni mise in luce anche numericamente i termini di questa disaffezione: tra le persone ticinesi di età compresa fra i 18 e i 34 anni, solo il 38% degli interpellati affermava di essere interessato alla politica e solamente il 22% invece prendeva in considerazione la remota possibilità di assumere una carica pubblica. Quest’ultima percentuale, già poco confortante, diminuiva ancora di più se si chiedevano notizie di qualche infatuazione per la politica alle persone di età più avanzata: ritrosia su larga scala.

Alla luce di questi dati – e dei risultati del terzo Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni, organizzato lo scorso 17 marzo – il Dipartimento delle istituzioni corre ai ripari.

Il progetto Democrazia viva – «Sulla scorta delle positive esperienze ricavate dal progetto Buon governo proposto a Faido e Tresa, il dipartimento ha incaricato la Sezione degli enti locali di elaborare una serie di proposte concrete che confluiranno nel progetto Democrazia viva – spiega Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – con il quale miriamo a coinvolgere le comunità. Oggi consideriamo prioritario incoraggiare i cittadini a prendere parte alla vita politica locale e, in particolare, a mettersi a disposizione per assumere una carica pubblica».

Gobbi, «molti vorrebbero entrare in politica ma sono frenati dalle critiche che l’impegno in prima persona potrebbe attirare – Gobbi evidenzia anche il fatto che «molti cittadini vorrebbero entrare in politica ma spesso sono frenati dall’impegno anche oneroso dal punto di vista del tempo che l’impiego in politica comporta». Non solo: «tanti sono anche frenati da eventuali critiche che l’impegno politico può attirare. Ma dobbiamo e possiamo infrangere questa diffidenza – si dice convinto – e mettere nelle migliori condizioni anche legislative i nuovi arrivati».

Un coinvolgimento sempre maggiore della società civile – È per questo che – preannuncia – nei prossimi mesi «la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine, per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto».

Il primo test di sensibilizzazione alle prossime elezioni comunali – Una prima misura è però già stata identificata: «consisterà nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali» dice.

La Giornata mondiale della democrazia – L’annuncio del nuovo progetto Democrazia viva arriva nel giorno in cui si celebra la quindicesima edizione della Giornata mondiale della democrazia. «Il sistema politico svizzero prevede che siano i cittadini a fare lo Stato – spiega – partecipando in modo attivo alla gestione della cosa pubblica. Questo è evidente soprattutto a livello comunale, la dimensione in cui il sistema di milizia dimostra la sua centralità per la nostra democrazia diretta. I delicati meccanismi delle istituzioni locali permettono infatti di ridurre la distanza tra classe politica e cittadinanza, favorire la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni».

La fase della raccolta di idee – Ma a che fase è il nuovo progetto su cui sta lavorando il dipartimento? E come avverrà il “reclutamento” dei nuovi politici? «Non siamo ancora nello step del “reclutamento” come lei lo definisce – risponde Gobbi – ma in quello della raccolta di idee e della posa di quelle ipotesi progettuali che faranno scaturire le azioni per riportare fra i cittadini l’interesse per la politica, stimolandoli su base personale a un coinvolgimento in prima persona».  

Disaffezione mette a rischio la progettualità – Questa disaffezione – conclude il direttore del dipartimento – «impedisce infatti a diversi Comuni di procedere a un regolare ricambio delle persone elette negli organi esecutivi e legislativi, mettendone a rischio la progettualità».

Da www.tio.ch

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Fuggi fuggi dal Consiglio della magistratura

Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario ticinese – Sullo sfondo la vicenda dei rinnovi dei procuratori

Vera e propria rivoluzione per il Consiglio della magistratura ticinese. Lasciano la carica nove dei dodici membri dell’organo che vigila sull’operato del potere giudiziario. Oltre al presidente Werner Walser e al vicepresidente Nicola Respini, che hanno raggiunto il limite massimo della durata della nomina, dicono infatti addio anche altri sette membri, tra i quali ci sono i giudici Amos Pagnamenta e Marco Villa. Rimarranno invece in carica Beatrice Fasana e Claudia Canonica Minesso, mentre resta da chiarire la posizione di Ivan Pau-Lessi autosospesosi a inizio 2019.

Sullo sfondo della decisione comunicata a fine giugno all’Ufficio presidenziale del Gran Consiglio, la vicenda del rinnovo delle cariche in seno Ministero pubblico. Il Consiglio della magistratura, lo ricordiamo, aveva preavvisato negativamente nel settembre del 2020 la conferma di ben cinque procuratori su venti. Tutti però furono confermati, dopo non poche polemiche, dalla maggioranza del Gran Consiglio.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Fuggi-fuggi-dal-Consiglio-della-magistratura-15631315.html

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15633106

Luce verde per l’F-35

Luce verde per l’F-35

Comunicato di Alleanza Sicurezza Svizzera

L’Alleanza sicurezza Svizzera prende atto con soddisfazione della decisione del Parlamento sul messaggio concernente l’Esercito. Il Consiglio federale deve ora firmare senza indugio il contratto d’acquisto per il nuovo sistema di difesa aerea terrestre (Patriot) e per l’aereo da combattimento F-35. La ”tattica del salame” attuata dal PS, dai Verdi e dal Gruppo per una Svizzera senza Esercito (GSsE) finalizzata a rendere impossibile l’acquisto dei nuovi aerei da combattimento è fallita.

L’acquisto degli aerei da combattimento supera il penultimo ostacolo
Grazie alla decisione odierna, la sostituzione degli aerei da combattimento in servizio dal 1978 e dal 1996 tramite l’F-35A ha superato il penultimo ostacolo. A mancare è unicamente la firma del Consiglio federale. L’Alleanza sicurezza Svizzera esorta pertanto il Consiglio federale a firmare il contratto di acquisto il prima possibile. La Svizzera dovrebbe dotarsi senza indugio sia di un nuovo sistema di difesa aerea terrestre (Patriot) che dei più moderni aerei da combattimento.

Gli oppositori delle forze armate hanno giocato d’azzardo
L’obiettivo del PS, dei Verdi e del GSsE non è mai stato realmente quello di poter votare per decidere quale modello di aereo acquistare, bensì di impedire a prescindere l’acquisto di un nuovo aereo da combattimento. La loro arroganza nei confronti delle istituzioni e il loro agire antidemocratico nei confronti della popolazione si sono rivelate un ostacolo. Sarebbe spettato a loro ottenere una seconda votazione: se gli oppositori dell’esercito avessero voluto davvero una decisione sul tipo di aereo da acquistare, avrebbero presentato la loro iniziativa già dopo poche settimane, come hanno fatto nel 1992. In vista del dibattito odierno in Consiglio nazionale, le ultime argomentazioni degli oppositori degli aerei combattimento sono state smentite dalla Commissione della politica di sicurezza e dalla Commissione della gestione. La Commissione della politica di sicurezza del Consiglio nazionale ha scritto, nel suo comunicato stampa del 30 agosto, che le incertezze legali sul prezzo fisso sono state chiarite e che le spiegazioni del DDPS sui costi operativi sono plausibili.

Attrezzature corrette e importanti per la nostra sicurezza
I conflitti armati non si combattono solo in aria, ma anche a terra. Per questo motivo le forze armate devono essere in grado, in caso di necessità, di poter combattere con equipaggiamenti adeguati. Per tale scopo, oltre agli aerei da combattimento è necessario disporre di un numero sufficiente di carri armati, fanteria e artiglieria. La decisione odierna di acquistare altro materiale per l’esercito è quindi un passo importante nella giusta direzione per colmare le lacune in termini di capacità ed equipaggiamento delle nostre forze armate.

Un successo per l’Alleanza sicurezza Svizzera
Dalla campagna referendaria su Air2030, l’Alleanza per la Sicurezza Svizzera ha lavorato instancabilmente con i suoi partner e membri contro le manovre di disturbo degli oppositori delle forze armate. L’Alleanza si è anche difesa con successo dalle notizie fuorvianti trasmesse dai media. È stato dimostrato come l’Alleanza sia l’organizzazione leader e di riferimento nel contesto della politica di sicurezza e quale organizzatrice di campagne. Motivata dalla decisione odierna, l’Alleanza sicurezza Svizzera continuerà a lavorare insieme ai suoi partner e membri per una sicurezza integrata, stabile e a lungo termine in Svizzera.

(immagine da www.alleanzasicurezza.ch)

«Democrazia viva»: il progetto per ridare slancio al nostro sistema politico

«Democrazia viva»: il progetto per ridare slancio al nostro sistema politico

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni segnala che oggi, giovedì 15 settembre, è in programma la quindicesima edizione della Giornata mondiale della democrazia. L’occasione è quindi propizia per fare il punto sugli sforzi profusi negli ultimi anni per rilanciare la vitalità delle pratiche democratiche in Ticino. A questo proposito, va ricordato che negli scorsi mesi il Consiglio di Stato ha incaricato la Sezione degli enti locali di sviluppare il progetto «Democrazia viva», che punta a ridare slancio alla partecipazione politica a livello locale.

Il sistema politico svizzero prevede che siano i cittadini a «fare lo Stato», partecipando in modo attivo alla gestione della cosa pubblica. Questo è evidente soprattutto a livello comunale, la dimensione in cui il sistema di milizia dimostra la sua centralità per la nostra democrazia diretta. I delicati meccanismi delle istituzioni locali permettono infatti di ridurre la distanza tra classe politica e cittadinanza, favorire la coesione sociale e rafforzare la fiducia nelle istituzioni.
Il crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della comunità è tuttavia un campanello d’allarme che oggi suona per l’intera società elvetica e che ha conseguenze pratiche. Questa disaffezione impedisce infatti a diversi Comuni di procedere a un regolare ricambio delle persone elette negli organi esecutivi e legislativi, mettendone a rischio la progettualità. Il Dipartimento delle istituzioni coglie quindi l’occasione offerta dalla Giornata mondiale della democrazia – che si celebra oggi per la quindicesima volta – per tematizzare la questione.  
Per quanto riguarda il nostro Cantone, un sondaggio interno condotto nel 2019 dalla Sezione enti locali ha sottolineato la crescente fatica dei partiti nel reperire candidati disposti ad assumere cariche pubbliche, e più in generale, messo in evidenza le difficoltà della politica a intercettare l’interesse dei cittadini. Tra le persone ticinesi nella fascia di età fra 18 e 34 anni, il 38% degli interpellati afferma di essere interessato alla politica e solo il 22% prende in considerazione la possibilità di assumere una carica pubblica. Quest’ultima percentuale, già preoccupante, è ulteriormente inferiore fra le persone di età più avanzata.
Alla luce di questi dati – e dei risultati del terzo Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni, organizzato lo scorso 17 marzo – il Dipartimento delle istituzioni considera oggi prioritario incoraggiare i cittadini a prendere parte alla vita politica della loro comunità e, in particolare, a mettersi a disposizione per assumere una carica pubblica. Il Consiglio di Stato ha fatto propri questi obiettivi e, nello scorso mese di giugno, ha incaricato la Sezione degli enti locali di elaborare una serie di proposte concrete che confluiranno nel progetto «Democrazia viva».  
Nei prossimi mesi, la Sezione degli enti locali, coinvolgendo rappresentanti della società civile, della politica e delle istituzioni, si occuperà perciò di individuare le azioni più efficaci da mettere in atto a breve e medio termine, per riaccendere nei cittadini la curiosità per il funzionamento della democrazia diretta e incrementare la partecipazione al voto. Una prima misura è però già stata identificata e consiste nel lancio di una campagna di sensibilizzazione in vista delle prossime elezioni comunali.

Mantenere alta l’attenzione nella lotta contro le mafie

Mantenere alta l’attenzione nella lotta contro le mafie

Lei ha in più occasioni denunciato i pericoli derivanti dalla presenza in Svizzera e in Ticino di organizzazioni criminali internazionali. Si può parlare di una vera e propria emergenza?
La criminalità organizzata opera a livello internazionale. E questo è un fatto noto. Proprio per questo negli ultimi anni siamo in prima fila per cercare di combattere le infiltrazioni, che avvengono anche nel nostro Paese. Il nostro impegno – a livello operativo e a livello politico – si sviluppa su alcuni assi importanti. Da un lato vi è la sensibilizzazione di fronte a questo fenomeno, che tocca il Ticino per la sua vicinanza geografica con l’Italia, ma che ha ramificazioni direi anche più importanti in altri Cantoni svizzeri. Il contrasto alla criminalità organizzata rimane di competenza dell’autorità federale (Fedpol, la Polizia federale, e Ministero pubblico della Confederazione), alla quale garantiamo una fattiva collaborazione. Collaborazione che ci viene riconosciuta a livello svizzero e a livello internazionale. Il lavoro di supporto della Polizia cantonale si concretizza anche attraverso l’attività di monitoraggio e raccolta di informazioni. In tale contesto la creazione di un nuovo reparto della Polizia giudiziaria (RG4) permette di ancor meglio supportare questa attività. La Polizia migliorerà la raccolta, l’elaborazione, l’analisi e la divulgazione delle informazioni.

In particolare, quali evidenze sono emerse riguardo alla presenza di organizzazioni criminali riconducibili alle famiglie mafiose italiane?
L’evidenza più importante, se mi consente il gioco di parole, è legata alla… poca evidenza delle organizzazioni mafiose sul nostro territorio. La loro presenza non è contraddistinta da atti criminali violenti, ma da una sotterranea, silenziosa entrata nel nostro tessuto sociale e soprattutto economico. È per questo motivo che, paradossalmente, risulta più difficile detectare e contrastare queste infiltrazioni. Ed è proprio per questo motivo che occorre coinvolgere più canali informativi, sviluppando sinergie con tutte le unità amministrative interessate negli ambiti più delicati. Penso qui in particolare a quello dell’esame delle domande di permessi (di lavoro, di residenza), ma pure al settore economico con controlli sia di ordine amministrativo sia di ordine fiscale.

All’internazionalizzazione delle organizzazioni corrisponde un altrettanto efficace collaborazione tra i diversi Paesi coinvolti a livello di attività giudiziaria e di polizia?
Dal mio osservatorio penso di poter rispondere affermativamente a questa domanda. Soprattutto in ambito di Polizia la collaborazione è sempre in costante miglioramento. D’altronde non potrebbe essere altrimenti se si vuole efficacemente contrastare le organizzazioni criminali di stampo mafioso, che, come detto, hanno allargato la loro attività su più territori nazionali.

Quali settori dell’economia e della società svizzera risultano essere particolarmente sensibili rispetto all’infiltrazione di organizzazioni criminali?
Il 19 maggio scorso la Società svizzera degli impresari costruttori (SSIC, sezione Ticino) nell’ambito della sua assemblea annuale ha organizzato al Centro manifestazioni di Mendrisio un interessante dibattito proprio sugli aspetti legati all’attività delle organizzazioni criminali internazionali. Al dibattito hanno preso parte, oltre al sottoscritto, anche il nuovo procuratore generale della Confederazione, Stefan Blättler, in carica dal 1. gennaio 2022), la direttrice della Polizia federale, Nicoletta Della Valle, e il capo della Polizia giudiziaria ticinese, Thomas Ferrari. La serata è stata voluta per fornire una serie di utili informazioni ai nostri impresari su come si muove la criminalità internazionale in alcuni ambiti economici. Quello della costruzione è uno dei settori in cui può infiltrarsi un’organizzazione mafiosa, grazie alla sua imponente disponibilità finanziaria. Ma non è l’unico settore. Tra quelli “classici” vi è la ristorazione. Non si può però rimanere fermi a questi due settori: ovunque – soprattutto dove vi è necessità di capitali – la criminalità può investire.

Nella lotta alla criminalità un aspetto di grande importanza riguarda la sicurezza informatica. Che cosa ci può dire in proposito e quali misure andrebbero adottate?
Siamo perfettamente coscienti che la lotta alla criminalità passa anche dallo sviluppo di sistemi informatici sempre meglio in grado di difendersi dagli attacchi di singoli o di organizzazioni in grado di penetrare all’interno di una rete informatica che sostiene l’attività di un’azienda. Occorre quindi avere da un lato un alto livello di sicurezza informativa (Cybersecurity). A questo proposito a livello cantonale, sulla scorta di quanto si sta sviluppando a livello nazionale, abbiamo creato uno speciale gruppo di lavoro – chiamato “Cyber sicuro” – con lo scopo di sensibilizzare le aziende (private o pubbliche come possono essere i Comuni o gli enti attivi nel settore sanitario, per esempio) di fronte ai reali pericoli. Dall’altro lato invece per combattere il Cybercrime risulta centrale investire risorse umane e tecniche che possano permettere agli inquirenti di assicurare il perseguimento penale del Cybercrime e più in generale della criminalità organizzata. Così facendo si genererebbe anche un effetto deterrente.

Intervista pubblicata nel magazine Ticino welcome (settembre-novembre)

Wechsel im Präsidium der Strafrechtskommission der KKJPD

Wechsel im Präsidium der Strafrechtskommission der KKJPD

Pressemitteilung der Konferenz der Kantonalen Justiz – und Polizeidirektorinnen und -direktoren
Die Mitglieder der Strafrechtskommission (SRK) der Konferenz der Kantonalen Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren haben am 8. September 2022 Staatsrat Norman Gobbi, Direktor des Departements der Institutionen des Kantons Tessin, zum neuen Präsidenten gewählt.
Als eine der ständigen Kommissionen der KKJPD befasst sich die Strafrechtskommission mit Fragen des Strafrechts und des Strafprozessrechts. Sie stellt die interkantonale Koordination in diesen Bereichen zwischen den Kantonen untereinander sowie gegenüber den Bundesbehörden sicher. Zudem vertritt die SRK die konsolidierte Meinung der Kantone gegenüber den mit der Strafrechtspflege befassten Bundesbehörden. Die Strafrechtskommission ist somit das überkantonale fachliche Koordinationsorgan der KKJPD, welches insbesondere rechtspolitische Fragen im Bereich des Strafrechts im Auftrag oder zuhanden der KKJPD analysiert und beurteilt sowie Gesetzgebungsprojekte des Bundes im Bereich des Straf- und Strafprozessrechts begleitet. Die Kommission setzt sich aus sechs kantonalen Regierungsvertretern (Justiz- und Polizeidirektorinnen und -direktoren), drei Vertretern der Schweizerischen Staatsanwälte-Konferenz (SSK), einem Vertreter der Konferenz der kantonalen Polizeikommandanten (KKPKS), einem Vertreter des Bundesstrafgerichts, je einem Vizedirektor des Bundesamtes für Justiz und des Bundesamtes für Polizei (fedpol) sowie dem Bundesanwalt zusammen. Die aktuelle Zusammensetzung der Kommissionsmitglieder ist auf der der Homepage der KKJPD unter: https://www.kkjpd.ch/de/organisation/staendige-kommissionen/strafrechtskommission publiziert. Staatsrat Norman Gobbi übernimmt das Präsidium von Regierungsrätin Dr. Cornelia Stamm Hurter, Vorsteherin des Finanzdepartements des Kantons Schaffhausen, die die Kommission in den letzten zwei Jahren interimistisch geleitet hat. Als Vize-Präsidentin wurde Regierungsrätin Dr. Stephanie Eymann, Vorsteherin des Justiz- und Sicherheitsdepartements des Kantons Basel-Stadt, gewählt.