«Va dato nuovo slancio alla democrazia diretta»

«Va dato nuovo slancio alla democrazia diretta»

Dopo un anno di stop a causa dell’emergenza sanitaria è tornato il Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni
Sotto la lente le relazioni tra gli Enti locali e i cittadini
Norman Gobbi: «Spesso ci sono difficoltà nel trovare cittadini disposti a candidarsi»
Marzio Della Santa: «Il Buon governo richiede una comunità forte»

Il Buon governo dei Comuni: quali strumenti e procedure adottare per assicurare un’adeguata conduzione politica e amministrativa del Comune? Come coinvolgere i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio? Il tema è da tempo nell’agenda del Dipartimento delle istituzioni, che lo scorso ottobre aveva lanciato il progetto «Buon Governo» – i cui risultati finali saranno disponibili nella seconda metà della prossima Legislatura comunale (2024-2028) – con l’obiettivo di aumentare la partecipazione dei cittadini in modo da arrivare a scelte politiche il più possibile condivise dalla popolazione. In contemporanea era pure stato avviato un progetto pilota con i Comuni di Tresa e Faido. E proprio il tema del «Buon Governo» e le quattro funzioni che caratterizzano gli Enti locali (funzione di servizio, politica, democratica e comunitaria) sono stati al centro del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni, l’evento di scambio svoltosi ieri pomeriggio nell’auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona al quale hanno partecipato circa 300 attori dei due livelli istituzionali.

Il ruolo della società civile
«Con questo terzo simposio si è voluto continuare una riflessione iniziata ormai tre anni fa. Dopo aver messo a fuoco il ruolo e la missione del Comune, oggi la stessa si concentra sulle sue reali capacità funzionali, legate principalmente al Buon governo politico e amministrativo – ha spiegato al CdT il capo della Sezione Enti locali Marzio Della Santa a margine dell’incontro – Il Buon governo richiede una comunità forte, con un senso di appartenenza e con una volontà del cittadino di candidarsi per la cosa pubblica». Questo però non basta: «Spesso ci sono persone che vengono elette e dopo quattro anni abbandonano perché subentra una certa frustrazione. L’aspettativa è di poter contribuire al benessere comune e questo è possibile solo se la voce dei cittadini è ascoltata. Il quadro normativo, oggi, è tale per cui nei rapporti tra Legislativo ed Esecutivo forse questo parlare e ascoltarsi non funziona ». Capita infatti che ci sia una sovrapposizione delle competenze del Municipio e del Consiglio comunale con quelle dell’Amministrazione comunale, il che può generare frustrazione. E proprio per questo motivo, prosegue Della Santa, «le riflessioni sul Buon governo vanno nella direzione di un maggior coinvolgimento del Legislativo e della società civile anche in quelle che sono le scelte fondamentali e strategiche». Importanti, dunque, saranno gli spunti del progetto pilota: a inizio aprile verranno presentatele conclusioni più significative sul piano politico dell’esperienza pratica di Faido.

Il progetto pilota
Il progetto pilota «Buon governo » è uno dei tre assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune dopo la riforma della dimensione (le aggregazioni) e la riforma dei compiti (il progetto Ticino2020). E anche per quanto riguarda quest’ultima riforma saranno fondamentali la collaborazione e il dialogo su più livelli. «Ticino 2020 è sicuramente un progetto che potrebbe contribuire a dare un maggior margine di manovra ai Comuni. Se gli amministratori comunali sapranno coinvolgere la cittadinanza, anche quegli spazi di autonomia funzionali potranno essere sfruttati al meglio», conclude Della Santa.

Tendenza da invertire
Intervenuto via Skype, il consigliere di Stato Norman Gobbi ha citato uno studio dell’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna, il quale ha evidenziato che un 40% circa dei cittadini interpellati si astiene dall’esercitare il proprio diritto. «Come responsabile del Dipartimento delle istituzioni osservo che ogni cittadino che si astiene dal votare costituisce idealmente una minaccia alla democrazia, nella misura in cui assume un atteggiamento passivo». Ma gli astensionisti, ha proseguito, «non sono il solo indicatore di un malessere crescente nei confronti delle istituzioni ». «Le difficoltà di partiti e gruppi politici nel trovare cittadine e cittadini disposti a candidarsi, assumere e mantenere una carica pubblica, in modo particolare nel Legislativo, attestano ulteriormente un atteggiamento che cambia e che trova parzialmente le sue origini nei mutamenti socio economici osservati nelle ultime decadi». Come agire, dunque, per invertire la rotta? «Personalmente sono convinto della necessità di provare a dare nuovo slancio alla democrazia diretta». E l’aspetto centrale è e resta uno: il coinvolgimento.

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 18 marzo 2022 del Corriere del Ticino

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Enti locali, le sfide di un buon governo

L‘interesse non è certo mancato. Politici, amministratori locali, funzionari: in circa trecento, in rappresentanza dei due livelli istituzionali (Comuni e Cantone), hanno seguito ieri, in presenza e in diretta streaming, il convegno. Ossia il terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni organizzato all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio a Bellinzona dal Dipartimento istituzioni attraverso la Sezione enti locali (Sel). Al centro dei lavori: ‘Il buon governo dei Comuni’. Durante i lavori si è così cercato di rispondere ad alcuni quesiti: quali strumenti e procedure adottare per un’adeguata conduzione politica e amministrativa del Comune, come coinvolgere cittadini e attori economici presenti sul territorio…
«Si è continuato un percorso di riflessione iniziato tre anni fa – spiega il capo della Sel Marzio Della Santa da noi avvicinato –. Dopo aver messo a fuoco ruolo e missione del Comune, nonché i compiti fondamentale di un ente locale, stavolta ci si è concentrati sostanzialmente sulle sue reali capacità funzionali, legate principalmente a quello che definiamo il buon governo, sia sul piano politico sia su quello amministrativo. Ciò che richiede anche e soprattutto una comunità forte, con un forte senso di appartenenza al Comune, al suo territorio». È pure da questo senso di appartenenza che «dipende la propensione del cittadino a mettersi a disposizione per la cosa pubblica, a candidarsi per il legislativo o per l’esecutivo». Ma buon governo significa anche «maggior coinvolgimento della società civile in quelle che sono le scelte fondamentali e strategiche del Comune». Preoccupa, in prospettiva, l‘astensionismo, quella tendenza alla bassa partecipazione agli appuntamenti elettorali evidenziata anche dall’Osservatorio della vita politica regionale in un suo recente studio sulle ‘cantonali’ del 2019. «La democrazia abbisogna di cittadini propensi a dare contributi per il bene comune, consapevoli dei propri diritti e coscienti degli strumenti a loro disposizione: stiamo parlando della cittadinanza attiva – ha affermato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, intervenendo in videoconferenza al Simposio –. Per questa ragione è mia intenzione promuovere un nuovo progetto, denominato ‘Democrazia sicura’, il cui scopo è di cercare di riavvicinare la popolazione alle istituzioni comunali». Questo però «non basta», secondo Gobbi: «Perché il Comune e i suoi organi decisionali definiscano e conducano politiche locali capaci di soddisfare i bisogni della comunità potrebbe essere utile reinterpretare il ruolo del legislativo e il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politico-strategiche del Comune».

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Il non sempre facile rapporto cantone-comune
Si è tenuto giovedì all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona la terza edizione del Simposio sulle relazioni tra queste istituzioni

Il difficile rapporto tra cantone e comune è stato argomento di un Simposio ormai giunto alla terza edizione tenutosi ieri, giovedì, alla Scuola di Commercio di Bellinzona.
Al centro delle discussioni soprattutto il crescente difficile rapporto che sembrano avere i comuni con i cittadini e viceversa. Si va dalla questione identitaria a quella della partecipazione, sia dal punto di vista di votazioni ed elezioni sia per quanto riguarda la difficoltà di trovare chi si mette a disposizione. Sono problemi concreti per gli enti locali su cui si sono confrontati quattro gruppi di lavoro, formati da amministratori comunali e del Cantone. Ieri hanno presentato le loro proposte di soluzione.
Moltissimi gli spunti emersi. In generale tutti hanno ammesso che non esistono ricette facili, uniche e soprattutto immutabili. Essenziale è coinvolgere i cittadini il più possibile nelle decisioni. Ma anche farli sentire – per così dire – a casa. 

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-non-sempre-facile-rapporto-cantone-comune-15172087.html

 

Rapporto tra Cantone e Comuni: grande successo per il Simposio

Rapporto tra Cantone e Comuni: grande successo per il Simposio

Comunicato stampa

Si è tenuto all’Auditorium della Scuola cantonale di commercio di Bellinzona la terza edizione del Simposio sulle relazioni tra Cantone e Comuni. All’evento hanno partecipato più di 300 persone in presenza e in streaming. L’evento, voluto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi, in collegamento video, ha permesso agli attori delle realtà comunali e cantonali di definire insieme le regole alla base del buon funzionamento dei Comuni, analizzando nel dettaglio le quattro funzioni che caratterizzano gli enti locali (funzione di servizio, funzione politica, democratica e comunitaria).  I risultati del Simposio saranno riproposti dalla Sezione degli enti locali in alcuni seminari tematici che coinvolgeranno i Comuni.  

Il Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni – giunto alla sua terza edizione – ha riscosso un ottimo successo di pubblico, con più di 300 persone in sala e in streaming. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi promotore dell’evento, in collegamento video, ha sottolineato l’importanza di mantenere un dialogo tra i due livelli istituzionali che negli ultimi due anni hanno saputo collaborare e affrontare l’emergenza sanitaria con grande impegno e in modo pragmatico, offrendo alla popolazione un supporto costante e continuo. Un’esperienza che ha rinsaldato i rapporti e che è di buon auspicio per le sfide future.
Come ha evidenziato il Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa il processo di riforma dell’istituto comunale non si è arrestato a causa della crisi sanitaria, dando il via ai lavori preparatori del terzo cantiere, che, in aggiunta a quello aggregativo e a quello della ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e comuni, mira ad adeguare le regole di funzionamento dell’ente politico locale.
Il pomeriggio è iniziato con la presentazione dei risultati di quattro gruppi di lavoro che dallo scorso autunno hanno lavorato sulle quattro funzioni principali delle realtà comunali:

  • Gli strumenti adeguati per la gestione amministrativa del Comune
  • La concretizzazione della cultura del coinvolgimento dei cittadini nei processi decisionali per  definire gli obiettivi strategici e le politiche settoriali di un Comune
  • Le modalità per rendere attrattive le cariche pubbliche comunali
  • La definizione della responsabilità sociale del Comune

Dopo un momento di pausa, i lavori sono ripresi con una tavola rotonda moderata da Marzio Della Santa e alla quale hanno preso parte una delegazione del Consiglio di Stato, il Presidente del Gran Consiglio e alcuni municipali presenti alla giornata di studio. Il focus della discussione è stato messo in particolare su una riflessione da prospettive diverse di come la politica comunale si possa districare tra qualità di vita residenziale e sostenibilità.

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Intervento al Simposio

Egregio Presidente del Gran Consiglio,
Stimati colleghi di Consiglio di Stato,
Lodevoli sindaci e municipali presenti in sala,
Gentili ed egregi ospiti,

Voglio dapprima esprimere la mia soddisfazione per il modo con cui avete accolto questo terzo Simposio di dialogo Cantone Comuni. Un risultato attestato non solo dall’elevato numero di partecipanti, ma anche dalla qualità di coloro che rappresentano i due livelli istituzionali. Inoltre, per permettere a un numero crescente di persone di seguire i lavori, abbiamo introdotto la possibilità di partecipare non solo in presenza, ma anche a distanza, proprio come sto facendo io e alcuni omologhi della vicina provincia di Varese che con noi lavorano nell’ambito del progetto GovernaTI-VA promosso dal programma di cooperazione transfrontaliera Interreg.
Gli ultimi due anni sono stati particolarmente impegnativi per tutti noi, ma hanno permesso di evidenziare una volta di più la capacità di Cantone e Comuni di lavorare insieme, di fare finalmente squadra. Oggi ci troviamo dunque nuovamente a discutere sul futuro dell’istituzione che ci sta particolarmente a cuore: il Comune ticinese.
La Svizzera, come ben sapete, è una democrazia diretta.
A inizio anno, l’Osservatorio della vita politica regionale dell’Università di Losanna ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019.
Tra i vari aspetti evidenziati dalla ricerca firmata da Andrea Pilotti e Oscar Mazzoleni, che abbiamo sentito nella prima parte di questo Simposio, emerge che un 40% circa dei cittadini interpellati si astiene dall’esercitare il proprio diritto. Non voglio ora soffermarmi sulle possibili ragioni esplicative, che sono state ben sviluppate dallo studio citato.
Come responsabile del Dipartimento delle istituzioni osservo che ogni cittadino che si astiene dal votare costituisce idealmente una minaccia alla Democrazia, nella misura in cui assume un atteggiamento passivo. La democrazia abbisogna di cittadini propensi a dare contributi per il bene comune, consapevoli dei propri diritti e coscienti degli strumenti a loro disposizione: stiamo parlando della cittadinanza attiva. Ma gli astensionisti non sono il solo indicatore di un malessere crescente nei confronti delle istituzioni.
Le difficoltà di partiti e gruppi politici nel trovare cittadine e cittadini disposti a candidarsi, assumere e mantenere una carica pubblica, in modo particolare nel legislativo, attestano ulteriormente un atteggiamento che cambia e che trova parzialmente le sue origini nei mutamenti socio economici osservati nelle ultime decadi.
A livello locale questi cambiamenti si traducono in un minor attaccamento al proprio Comune: atomizzazione del nucleo famigliare, mobilità sul territorio, turnover elevato della popolazione residente, benessere reale o percepito e società del consumo sono alcune di queste.
A pagare lo scotto principale delle tendenze sin qui evocate, anche solo in ragione dei piccoli numeri, sono i Comuni, il cui funzionamento istituzionale dipende appunto dalla cittadinanza attiva.
Le aggregazioni hanno permesso di frenare questo fenomeno di erosione, ma a distanza di anni anche i comuni aggregati tornano a confrontarsi con i problemi posti dalla cittadinanza passiva o consumatrice di beni e servizi pubblici.
Cosa fare dunque di fronte a questa situazione?
Le risposte sono principalmente due: rafforzare la dimensione rappresentativa (democrazia elettiva) o rilanciare la democrazia diretta, adattandola alle aspettative attuali della cittadinanza. Personalmente sono convinto della necessità di provare dapprima a dare nuovo slancio alla democrazia diretta.
Uno degli assi portanti del cambiamento auspicato è la promozione dello sviluppo sostenibile del Comune.
La responsabilità di una comunità passa dalla capacità dei suoi membri di collaborare, verso il raggiungimento di obiettivi collettivi coerenti con il ruolo del Comune in quanto garante della qualità di vita residenziale delle persone fisiche e giuridiche che vi risiedono.
Tra i possibili obiettivi da raggiungere vi è la sostenibilità della comunità nel lungo periodo dal punto di vista ambientale, economico e sociale.
Una delle dimensioni che qualificano lo sviluppo sostenibile della qualità di vita di un Comune è l’impegno civico, ossia la partecipazione attiva dei cittadini.
Su questo fronte, come Dipartimento stiamo promuovendo, unitamente al Dipartimento delle finanze dell’economia, il progetto di “Responsabilità sociale del Comune”, del quale presenteremo presto i primi risultati.
A breve proporrò al Consiglio di Stato di rinnovare l’impegno del mio Dipartimento su questo fronte, dando così concretezza a quanto presentato nella prima parte del Simposio.
I moderni mezzi di comunicazione e l’evoluzione della nostra società hanno mutato le modalità di interazione tra le persone.
Questo ha di riflesso avuto un impatto anche sulle istituzioni politiche.
Come sottolineato a più riprese poc’anzi, di fatto la nostra società è confrontata con una crisi nella partecipazione dei cittadini alla vita politica.
Per questa ragione è mia intenzione promuovere un nuovo progetto, denominato “Democrazia sicura”, il cui scopo è quello di cercare di riavvicinare la popolazione alle istituzioni comunali.
Ma questo non basta.
Perché il Comune e i suoi organi decisionali definiscano e conducano politiche locali capaci di soddisfare i bisogni della comunità potrebbe essere utile reinterpretare il ruolo del legislativo e il coinvolgimento dei cittadini nelle decisioni politico-strategiche del Comune.
Per esempio nella definizione del Piano di sviluppo di legislatura, che il Comune di Faido sta proprio in queste settimane sviluppando con un ampio coinvolgimento dell’amministrazione, del legislativo, dell’esecutivo comunale, così come di rappresentati della società civile locale.
Anche in questo caso presenterò presto una richiesta al Consiglio di Stato per dare sostenibilità al progetto di “Buon governo locale”, i cui risultati finali saranno disponibili solo nella seconda metà della prossima legislatura comunale (2024-2028).
Il progetto di Buon governo non mette l’accento unicamente sulla governance politica dell’Ente politico locale.
Esso interessa anche la governance operativa, le cui prime riflessioni risalenti alla fine degli anni ’90 furono fatte confluire nella revisione della LOC del 2009 con l’istituzione, per esempio, dell’Ente autonomo di diritto comunale.
Nel corso degli ultimi anni, complice la complessità del sistema amministrativo comunale, si è verificata una crescente sovrapposizione delle competenze del Municipio e del Consiglio comunale con quelle dell’Amministrazione comunale.
Questa interferenza da parte degli organi politici ha generato una perdita della visione politica e strategica dell’ente comunale e ha contribuito a creare un sentimento di frustrazione, demotivando i funzionari che sono chiamati a gestire in prima persona la cosa pubblica.
Il progetto di Buon governo mira anche a rafforzare il ruolo esecutivo del Municipio, perfezionando gli strumenti di pilotaggio e di inquadramento delle entità erogatrici dei servizi, siano esse comunali, sovra comunali o enti indipendenti di diritto pubblico o privato.
“Responsabilità sociale del Comune”, “Democrazia sicura” e “Buon governo locale” sono tre progetti che condurremo fianco a fianco con i Comuni e le associazioni di categoria professionale che operano a livello locale e che, in parte, sono partner di questo Simposio.
Le esperienze maturate verranno fatte confluire all’interno del “Cantiere F”, il cui obiettivo è la revisione del quadro normativo che regge il funzionamento del Comune ticinese.
Vado dunque verso la fine di questo mio intervento, non senza ringraziare tutti coloro che si sono adoperati per lo svolgimento di questo 3° Simposio di dialogo Cantone-Comuni, in un periodo non facile.
A loro il mio riconoscimento e quello dei colleghi di Consiglio di Stato, per l’impegno assunto a favore di uno sviluppo sostenibile del nostro Cantone.
I Comuni non sono solo un tassello istituzionale, ma devono diventare il partner principale del Cantone nella promozione delle politiche condivise e orientate alla qualità di vita di persone e aziende, che vivono e operano sul nostro territorio.
Grazie mille per l’attenzione e buon proseguimento di Simposio.

 

Consegnate le prime targhe rosse per i “portabici”

Consegnate le prime targhe rosse per i “portabici”

Comunicato stampa

A partire dal 1° marzo 2022 è stata introdotta in Svizzera una targa destinata ai sistemi di trasporto posteriori, i cosiddetti “portabici” o “portatutto”. I primi esemplari di questa nuova targa vengono consegnati a partire da oggi, martedì 15 marzo.  

Il 22 febbraio 2022 la Sezione della circolazione ha aperto sul proprio sito internet le ordinazioni delle targhe rosse per sistemi di trasporto. Nel breve volgere di un paio di giorni le richieste hanno superato le 800 unità e oggi sono già oltre 1’600 le ordinazioni registrate in Ticino.  
Le Strutture Carcerarie Cantonali hanno già stampato i primi 500 esemplari di targhe rosse e le hanno recapitate in questi giorni alla Sezione della circolazione, che si sta occupando della distribuzione ai cittadini che ne hanno fatto richiesta. La prima consegna è avvenuta proprio oggi agli sportelli del Servizio immatricolazioni. Un momento da ricordare, considerando che si tratta di uno dei primissimi esemplari in circolazione in Svizzera.  
A causa delle difficoltà di approvvigionamento che affliggono diversi settori produttivi, le tempistiche di stampa sono leggermente dilatate, ma nel corso delle prossime 3 settimane tutte le richieste dovrebbero poter essere evase e i cittadini che hanno ordinato una targa rossa saranno contattati direttamente dalla Sezione della circolazione.  
Ricordiamo che si tratta di una targa che non ha valore giuridico a sé stante e deve infatti essere utilizzata solo in combinazione con le regolari targhe di controllo bianche. Inoltre non vi è alcun obbligo di utilizzo di questa targa. Gli utenti della strada che già oggi utilizzano un sistema di trasporto e spostano regolarmente la propria targa posteriore possono continuare a farlo.   Coloro che fossero interessati a ottenere una targa rossa possono ordinarla sul sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione).
La nuova targa sarà disponibile unicamente nel formato “lungo” (50 cm x 11 cm) e avrà un costo una tantum di CHF 20.-. Una volta stampate le targhe saranno inviate per posta direttamente al domicilio del richiedente o potranno essere ritirate presso un posto della Polizia cantonale a scelta del richiedente.  
Per maggiori informazioni si invita a consultare il sito internet della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione) o dell’Ufficio federale delle strade.

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Voto e astensionismo, si corre ai ripari

Marzio Della Santa (Sezione enti locali): una campagna di sensibilizzazione per favorire la cittadinanza attiva in vista delle elezioni comunali del 2024

Tre risoluzioni indirizzate al Consiglio di Stato. Dovrebbero uscire dal terzo Simposio sui rapporti fra Cantone e Comuni in programma per dopodomani, giovedì, a Bellinzona (Auditorium della Scuola cantonale di commercio, inizio alle 14.30) e organizzato dal Dipartimento istituzioni per il tramite della Sel, la Sezione enti locali. Una delle tre è denominata ‘Democrazia sicura’: se approvata costituirà il primo passo verso la campagna di informazione che la Sel intende lanciare per (ri)accendere nei cittadini l’interesse per la cosa pubblica. Ovvero per incrementare la partecipazione al voto e indurre più persone a candidarsi. «L’obiettivo sono le elezioni comunali del 2024: la risoluzione chiede al governo di costituire un gruppo di lavoro che abbia il compito di approfondire il tema e di elaborare, definendo una serie di azioni di sensibilizzazione, una strategia cantonale di promozione della cosiddetta cittadinanza attiva», spiega il responsabile della Sezione enti locali Marzio Della Santa. La ‘Regione’ lo ha intervistato.
In gennaio l’Osservatorio della vita politica regionale (Università di Losanna) ha pubblicato uno studio sulla partecipazione al voto in occasione delle elezioni cantonali del 2019, le ultime ‘cantonali’ in ordine di tempo. “Fra gli aspetti che più fanno riflettere in vista delle prossime tornate elettorali vi è l’importanza crescente dell’astensionismo”, annota fra l’altro l’Osservatorio. La vostra impresa si preannuncia piuttosto impegnativa…
Ne siamo consapevoli e non sappiamo se la campagna produrrà risultati concreti già in occasione del prossimo rinnovo dei poteri locali. Sono d’accordo, l’impresa non è facile: tuttavia come Sezione degli enti locali ci sottrarremmo alle nostre responsabilità se non cercassimo, nell’ambito ovviamente delle nostre competenze, di invertire una tendenza, quella dell’astensionismo, che ci preoccupa parecchio. Questo crescente disinteresse dei cittadini per la vita politica della propria comunità dovrebbe però preoccupare l’intera società. Un disinteresse che si traduce non solo nelle basse percentuali di votanti ma anche nella scarsa disponibilità a candidarsi, il che impedisce in diversi comuni il ricambio negli organi esecutivi e legislativi. Un ricambio di persone che è salutare per garantire, in prospettiva, progettualità.

A cosa è dovuto questo disinteresse?
A più fattori. Se ci riferiamo alle realtà comunali, penso per esempio al venir meno del senso di appartenenza alla collettività, soprattutto in coloro che risiedono in un comune ma lavorano in un altro. Penso al calo di attrattiva delle cariche elettive in generale, alla mancanza di tempo o al clima litigioso in quel determinato comune, con conseguente rinuncia a candidarsi a una carica politica. È la cittadinanza passiva: il cittadino diventa così soltanto un consumatore dei servizi erogati dal proprio Comune.

Il sistema di milizia è in crisi?
Cominciamo col ricordare e sottolineare che questo sistema è un elemento cardine della democrazia svizzera, soprattutto a livello comunale. Favorisce infatti la coesione sociale e promuove la fiducia nelle istituzioni, poiché accorcia la distanza fra classe politica e popolazione. Se nei Comuni avessimo dei soli politici professionisti, al di là dei costi elevati di un simile sistema, ci sarebbero solo degli organi esecutivi composti da élite che svolgerebbero pure una funzione legislativa. Semmai credo che anche nei comuni il sistema di milizia vada rivitalizzato. Sensibilizzando la popolazione sull’importanza della cittadinanza attiva e dunque sull’importanza della partecipazione al voto e del mettersi a disposizione per ricoprire una carica elettiva, non per difendere interessi personali ma per il bene della comunità. I partiti potrebbero fare di più in quest’opera di sensibilizzazione. La sfida è in particolare nei grandi comuni urbani, derivanti da processi aggregativi: vanno valorizzati i quartieri e pure le associazioni presenti sul territorio. Si tratta insomma di favorire lo sviluppo della cittadinanza attiva invogliando i cittadini e le cittadine a impegnarsi nella società civile e nella sfera pubblica, a mostrare solidarietà e interesse per il bene comune, per la propria comunità, per il proprio territorio.

Torniamo alla campagna di informazione e sensibilizzazione che la Sel intende promuovere.
Il gruppo di lavoro che il Consiglio di Stato dovrebbe istituire sarà formato tra gli altri da collaboratori della Sezione degli enti locali, fra cui Simona Corecco che da sempre segue da vicino il dossier delle aggregazioni comunali e che ha accuratamente approfondito il tema della cittadinanza attiva, da collaboratori del Servizio dei diritti politici della Cancelleria dello Stato, da collaboratori del Servizio informazione e comunicazione del governo, da un politologo, dalla delegata cantonale per le pari opportunità e da uno psicologo. Una composizione precisa però non c’è ancora. Questo gruppo dovrà studiare delle azioni di sensibilizzazione e di informazione, per esempio sul ruolo del consigliere comunale e su quello del municipale. Il tutto per motivare il cittadino. A votare e magari a candidarsi. La campagna si svolgerà sui canali informativi che il gruppo di lavoro riterrà adatti allo scopo. Faccio intanto presente che uno dei temi al centro giovedì del terzo Simposio sui rapporti tra Cantone e Comuni saranno le cariche politiche comunali, e cioè come renderle attrattive. Relatore sarà il politologo e direttore dell’Osservatorio della vita politica regionale Oscar Mazzoleni. A breve potremmo quindi avere delle indicazioni utili.

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 15 marzo 2022 de La Regione

Accoglienza profughi, via al piano ticinese

Accoglienza profughi, via al piano ticinese

Il Consiglio di Stato ha spiegato i particolari operativi e burocratici; la prima struttura ad aprire si trova in Valle Maggia ed aprirà il 17 marzo offrendo 60 posti

Il Consiglio di Stato lunedì ha presentato a Bellinzona il piano cantonale di accoglienza dei profughi in fuga dal conflitto ucraino: si tratta di un programma che getta le basi per l’accoglienza di queste persone e che verrà adeguato – viene sottolineato – in base alle nuove informazioni che verranno man mano comunicate dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) e anche in base all’esperienza operativa. Nell’aprire la conferenza, il presidente Manuele Bertoli ha parlato di un movimento di persone senza eguali dal dopoguerra. Il consigliere di Stato Raffaele de Rosa ha spiegato che potrebbero arrivare in Ticino 40 o 50 persone al giorno per un periodo di tempo: il tutto in maniera flessibile ma organizzata allo scopo, spiega il responsabile del DSS, dando “sicurezza, stabilità e calore umano” a chi fugge dalla guerra. In Ticino vi sono già 200 persone a casa di privati ed altre 250 a Chiasso. La prima struttura per l’ospitalità pronta ad aprire, con circa 60 posti, sarà l’ostello ad Aurigeno-Ronchini, in Valle Maggia.
L’arrivo di queste persone in Ticino è possibile attraverso l’accoglienza da parte di parenti, conoscenti o amici che hanno la possibilità di accogliere queste persone – almeno per un periodo transitorio – in spazi a loro disposizione oppure l’arrivo è possibile in maniera non organizzata in forma individuale o collettiva. Si intendono con questo quei cittadini provenienti dall’Ucraina che si recano individualmente o in gruppo in Ticino con mezzi propri, trasporti pubblici o viaggi organizzati, senza tuttavia avere dei contatti sul territorio cantonale.
La permanenza del soggiorno senza richiesta di protezione (S) è di 90 giorni al massimo, questo in virtù degli accordi di Schengen sulla libera circolazione. Indipendentemente dalla modalità di arrivo, tutti i profughi provenienti dall’Ucraina possono fare richiesta di protezione (Statuto S) presso uno dei Centri federale d’Asilo (CFA). Uno di questi centri, come noto, si trova a Chiasso e chi giunge in Ticino fa quindi riferimento a questo luogo. Il Centro si occupa inoltre di rilevare i dati anagrafici e tutti gli altri utili per la permanenza in Svizzera.
Dopo la registrazione presso il CFA sono possibili diversi percorsi: le persone che sono già ospitate in un alloggio privato, dopo essersi annunciate al CFA, rientreranno presso tale alloggio e sono pertanto attribuite al Cantone di residenza; quelle ritenute “non vulnerabili” sono indirizzate verso uno sportello d’orientamento gestito dall’Organizzazione svizzera di aiuto ai rifugiati (OSAR), su mandato della SEM, per il Ticino SOS, che valuta la possibilità di fornire loro alloggio presso privati consultando la banca dati nazionale CAMPAX; quelle ritenute “vulnerabili” vengono indirizzate, in collaborazione con il punto di contatto cantonale, verso una struttura socio-sanitaria.
Dopo una prima decisione di attribuzione ad un Cantone (della regione 6 “Svizzera centrale e Ticino”), OSAR/SOS consulta la banca dati CAMPAX (circa 1’000 posti per il Ticino), per identificare una possibilità di ospitare privatamente le persone che lo desiderano nel cantone designato. Una volta identificata una soluzione per l’alloggio sarà loro chiesto di recarsi al Punto di Affluenza cantonale di Cadenazzo per il relativo annuncio, senza dunque necessità di soggiorno presso la struttura. Al suo interno verranno espletate le attività amministrative e informative e valutate tutte le necessità delle persone prese a carico dal Cantone come beni di prima necessità, vestiti, pernottamento, sussistenza, gestione di casistiche particolari.
Se non è stato possibile trovare un alloggio privato o le persone accolte preferiscono restare in gruppo con altri connazionali, in coordinamento con la SEM le persone vengono assegnate ai singoli cantoni. Le persone assegnate al Ticino senza una soluzione abitativa privata sono temporaneamente alloggiate presso il Punto di affluenza cantonale (PAF) di Cadenazzo, che prevede una capacità di accoglienza per 100 persone (massimo 150). La permanenza presso il PAF è, di principio, prevista per un massimo di 72 ore. Dopo la registrazione al PAF, le persone si trasferiranno nei centri regionali di alloggio collettivo dove saranno completate le pratiche amministrative non portate a termine durante la seconda fase di accoglienza (es. apertura ccp o affiliazione alla cassa malati) e saranno valutati i bisogni individuali per la collocazione definitiva presso strutture collettive o private/individuali.
Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha ringraziato i Comuni perchè “hanno svolto un ruolo importante e anche nel piano a tre fasi e continuano a essere attori centrali ed essenziali per la buona riuscita delle operazioni”. In particolare, come comunicato nelle scorse settimane, da Bellinzona hanno ricordato di continuare con la registrazione delle persone alloggiate da privati, con la raccolta delle disponibilità di privati ad accogliere e con l’informazione e il contatto con la popolazione.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Accoglienza-profughi-via-al-piano-ticinese-15160960.html

Da www.rsi.ch/news

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https://www.ticinonews.ch/ticino/accoglienza-in-ticino-ecco-il-piano-cantonale-KL5287840

Da www.ticinonews.ch

Crisi umanitaria in Ucraina: la PCi risponde “presente”

Crisi umanitaria in Ucraina: la PCi risponde “presente”

Norman Gobbi: “Comuni e Regioni di Protezioni civile si sono già attivati”

Ancora una volta nel giro di pochi mesi la Protezione civile (PCi) dimostra tutta la sua utilità. Prima con la pandemia e la parallela grande campagna di vaccinazione, oggi – sommandosi alle esigenze sanitarie ancora aperte per far fronte al coronavirus – con la crisi innescata dalla guerra in Ucraina. “La PCi è l’importante riserva di risorse umane e di mezzi a disposizione delle autorità per la protezione della popolazione. In Ticino, le Regioni della PCi, emanazione diretta dei Comuni, assumono anche nella crisi attuale un ruolo decisivo” – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Confederazione e Cantone hanno già chiesto la scorsa settimana l’attivazione dei vari dispositivi nei confronti dei Comuni e quindi delle organizzazioni regionali di PCi. Si tratta di affrontare due differenti impegni: da un lato quello legato all’arrivo di cittadini ucraini che fuggono dalla guerra nel loro Paese. Dall’altro – in una prospettiva che mai vorremmo si attuasse – quello di accogliere nei rifugi tutti i residenti nel caso il conflitto avesse ripercussioni, in una maniera o in un’altra, anche sulla Svizzera. Dico subito, per non generare inutili paure e preoccupazioni su questo ultimo aspetto, che attualmente una simile eventualità appare lontana”, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “È però importante che già oggi si sia attivato tutto il dispositivo per essere in prontezza. In questo senso stanno dunque operando le Regioni di Protezione civile, per rendere agibili tutti i rifugi, così come da disposizioni fatte avere ai Comuni”.
Ritorniamo allora al tema dell’arrivo dei profughi ucraini. “Si presume che a partire da domani, lunedì, la Segreteria della migrazione (SEM) potrà iniziare ad assegnare ai Cantoni un certo numero di profughi. Persone, in particolare donne, bambini e anziani, che nel frattempo sono giunte in Svizzera”, sottolinea Norman Gobbi. “A livello cantonale abbiamo predisposto un centro di prima accoglienza a Cadenazzo, utilizzando una struttura di protezione civile che viene gestita dal Cantone e che recentemente è stata ammodernata. Qui le persone sono però destinate a rimanere pochissimo tempo, al massimo tre giorni. Poi verranno accolte in altre strutture, appartamenti o altri alloggi collettivi che nel frattempo sono stati individuati. Anche in questo caso ci vorrà una buona coordinazione e collaborazione affinché il flusso sia gestito con puntualità e in modo efficace”, si auspica in conclusione il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Ucraina – Da domani disponibile una helpline cantonale

Comunicato stampa

A partire da domani sarà disponibile una helpline cantonale per rispondere alle domande della popolazione ticinese in merito al nuovo statuto di protezione S e, più in generale, ad aspetti relativi all’accoglienza delle persone in fuga dall’Ucraina. La helpline cantonale sarà raggiungibile al numero di telefono 0800 194 194 e sarà attiva tutti i giorni (da lunedì a domenica) dalle 9.00 alle 17.00.
A seguito delle decisioni odierne del Consiglio federale relative al nuovo statuto di protezione S e alle domande che potrebbero scaturire nella popolazione ticinese, il Cantone ha deciso di mettere a disposizione una helpline cantonale raggiungibile al numero 0800 194 194. Questo punto di contatto telefonico sarà attivo (a partire da domani mattina) sette giorni su sette, dalle 9.00 alle 17.00.  
Le collaboratrici e i collaboratori risponderanno alle domande della popolazione, in particolare per quanto riguarda le procedure di registrazione delle persone che giungeranno in Ticino a causa del conflitto in atto in Ucraina.  
Per maggior informazioni è anche possibile consultare la pagina web www.ti.ch/ucraina.  
Infine ricordiamo che rimane a disposizione anche una helpline federale gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM). Maggiori informazioni sulla pagina web della autorità federali.  

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Modifica della Legge organica comunale del 10 marzo 1987 (LOC)

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato il messaggio per la modifica della Legge organica comunale (LOC). È un ulteriore passo nel processo di costante aggiornamento di questa legge e di arricchimento degli strumenti a disposizione dei Comuni, pur con un approccio prudente che evita di toccare meccanismi assodati e funzionanti.
Insieme a qualche adeguamento di entità minore, il messaggio propone la facoltà di tenere ordinariamente sedute municipali e delle Commissioni dei Legislativi in videoconferenza, un aggiornamento delle tempistiche d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali, infine la possibilità di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali.  Lo spunto della revisione è il consolidamento nella LOC di una modalità operativa sperimentata negli ultimi 2 anni in base al Decreto concernente il funzionamento delle Autorità comunali, consortili e patriziali in tempo di emergenza epidemiologica da COVID-19 del 20 marzo 2020: la facoltà di tenere sedute in videoconferenza per il Municipio e le Commissioni del Legislativo. In parallelo, si coglie l’occasione per ritoccare le norme della LOC sulla tempistica d’approvazione dei conti e di licenziamento dei relativi messaggi municipali. Si codifica inoltre la possibilità da parte del Comune, a determinate condizioni, di ricorrere a terzi per l’attuazione di investimenti su infrastrutture comunali. Infine, si procede a sistemare taluni disposti della LOC, la cui applicazione pratica ha evidenziato esigenze di precisazione/correzione.
Non si tratta ancora di una revisione di grande portata della Legge organica comunale del 10 marzo 1987. Sono stati avviati in questi mesi gli approfondimenti – nell’ambito di un Cantiere di riforma condotto dalla Sezione degli enti locali denominato Cantiere F – per sondare e inquadrare esigenze e aspettative di cambiamento nell’assetto del funzionamento istituzionale del Comune. Nel corso del corrente anno e del 2023 saranno coinvolti i diversi attori a livello comunale e cantonale. L’obiettivo è quello di possibilmente convogliare gli indirizzi che ne scaturiranno in un progetto di vera e propria integrale riforma della LOC. L’orizzonte temporale potrebbe essere la messa in vigore di una “nuova LOC” nella seconda metà del decennio 2020-2030 in sostituzione di quella del 1987.

Ucraina: informazioni utili tramite un sito web

Ucraina: informazioni utili tramite un sito web

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato comunica che all’interno del sito web del Cantone è stata aperta oggi una pagina che riassume le informazioni istituzionali più rilevanti per la popolazione sulle attività della Confederazione, del Cantone e dei Comuni a seguito della crisi in Ucraina. La pagina web – raggiungibile all’indirizzo www.ti.ch/ucraina – verrà aggiornata e completata in maniera costante.

Il Consiglio di Stato segue attentamente la situazione in Ucraina e per permettere un flusso ordinato di informazioni fra le autorità e la popolazione, nella giornata di oggi è stata aperta una pagina web sul sito ufficiale del Cantone, alla quale è possibile accedere tramite l’indirizzo www.ti.ch/ucraina.
La pagina web raccoglie una serie di informazioni rilevanti di natura istituzionale, per consentire alla popolazione di avere rapidamente un quadro delle attività che la Confederazione, il Cantone e i Comuni stanno svolgendo in relazione alla crisi. Di particolare importanza è il tema dell’accoglienza delle persone in fuga dalle zone di guerra: a questo proposito, il Cantone ha già diffuso una serie di note informative ai Comuni, per orientarli sul modo migliore per organizzare la grande propensione alla solidarietà dimostrata in queste ore e giorni dalla popolazione ticinese.  
A complemento di queste informazioni, segnaliamo che a partire da oggi sarà attiva una helpline federale, gestita dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM), raggiungibile tramite posta elettronica (ukraine@sem.admin.ch) oppure telefonicamente allo +41 (0)58 465 99 11 (dalle 10 alle 12 e dalle 14 alle 16).  
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per rivolgere un pensiero di vicinanza alla popolazione ucraina e esprimere la propria volontà di facilitare il ritorno alla pace, come pure di sostenere tutti gli sforzi orientati all’accoglienza di profughi sul suolo ticinese – tenendo fede a una tradizione di ospitalità disinteressata, che nel secolo scorso ha più volte caratterizzato l’agire del nostro Cantone durante le crisi internazionali.

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Cyber sicuro: il bilancio del 2021 e le prospettive per il 2022

Comunicato stampa

Nel corso del 2021 l’attività del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è stata essenzialmente incentrata su azioni divulgative concernenti la nuova Legge sulla protezione dei dati (nLPD). Nello specifico, oltre a 4 webinar organizzati con l’obiettivo di presentare la nuova legge a 4 specifici settori (sanitario, economico, formativo e degli Enti pubblici), si è in particolare tenuta a ottobre una conferenza dedicata a questo tema con la presenza, tra gli altri, di un rappresentante dell’Incaricato federale della protezione dei dati e della trasparenza (IFPDT).

Quello stilato per l’anno 2021 da parte del Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro è un bilancio positivo, in particolare in ragione della cospicua adesione di partecipanti riscontrata sia tramite i webinar che in occasione della conferenza tenutasi in presenza il 14 ottobre – intitolata «La nuova Legge federale sulla protezione dei dati (nLPD): genesi, sfide e opportunità» – alla quale hanno partecipato oltre un centinaio di persone.
A causa dei numerosi e sempre più frequenti attacchi informatici ai danni delle amministrazioni pubbliche, nel corso del 2022 le attività si focalizzeranno invece sugli enti locali, con l’obiettivo – tramite un seminario in presenza – di illustrare cosa occorre fare per gestire in maniera ottimale la propria sicurezza informatica, nonché come agire correttamente in caso di attacco, fornendo loro degli strumenti tramite i quali possano valutare il proprio grado di preparazione ad un attacco informatico rispettivamente di allestire un piano di risposta strutturato, simulando pure dei casi realistici. Queste tipologie di informazioni, in forma più concisa, verranno pure divulgate a specifici settori in occasione di alcuni webinar, ricalcando la strategia dello scorso anno.
Anche il 2022 si preannuncia quindi un anno ricco di sfide che il Gruppo Cyber sicuro monitorerà intervenendo laddove necessario con delle attività informative e di prevenzione: si pensi in particolare alla crescente diffusione delle criptovalute, al sempre costante fenomeno del «phishing» come pure alla futura penuria di figure professionali attive nel settore della sicurezza informatica.