«Violenza allo stadio, sì ai biglietti nominativi»

«Violenza allo stadio, sì ai biglietti nominativi»

Dopo gli scontri a Zurigo e Lucerna, il presidente de direttori cantonali della sicurezza propone l’introduzione dei controlli di identità
Norman Gobbi: «Sul principio siamo d’accordo»
In Ticino la presenza di tifosi ospiti non ha creato particolari problemi di ordine pubblico

Introdurre controlli d’identità agli ingressi degli stadi? Sì, no, forse. Un tema ricorrente che regolarmente fa discutere e scalda gli animi dei supporter delle varie squadre. C’è chi lo ritiene uno strumento utile per contrastare le derive del tifo violento e chi invece la reputa una misura non necessaria, se non addirittura «liberticida». Il tema è tornato d’attualità proprio in questi giorni, in seguito ai disordini scoppiati lo scorso fine settimana durante le partite di calcio a Zurigo e Lucerna. Sabato sulle rive della Limmat, diversi sostenitori dell’FC Zurigo avevano lanciato fuochi d’artificio contro i tifosi del Grasshopper. Il giorno seguente a Lucerna, ultrà sangallesi avevano vandalizzato autobus dei trasporti pubblici e fatto esplodere petardi alla stazione ferroviaria dopo la partita fra la loro squadra del cuore e quella di casa. Disordini che hanno spinto i direttori cantonali della sicurezza a preparare un giro di vite. Il loro presidente, Fredy Fässler (SP), ha proposto l’introduzione di questo tipo di controlli.

Costituita una task force
In un’intervista pubblicata ieri sul «St. Galler Tagblatt», il presidente della Conferenza dei direttori cantonali di giustizia e polizia ha sottolineato la necessità di «discutere soluzioni nazionali ancora più vincolanti». Inoltre, ha aggiunto, il concordato sulle misure contro la violenza in occasione di manifestazioni sportive alla polizia strumenti sufficienti, tuttavia «manca un’applicazione unificata dell’accordo e, le autorità non sfruttano tutti gli strumenti disponibili». Una task force composta da rappresentanti dei cantoni, delle forze di polizia, dei club, della Lega svizzera di calcio, dei fan club e delle strutture di dialogo tra i tifosi è chiamata a proporre possibili soluzioni entro la prossima primavera.

Ordine pubblico
Che sia dunque la volta buona per l’introduzione dei tanto discussi controlli anche in Ticino? Lo abbiamo chiesto al direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il quale già nel 2018 propose l’introduzione di apparecchiature per l’identificazione facciale e la verifica dei documenti d’identità da istallare agli ingressi. «Sono d’accordo sul principio dei controlli d’identità. Ritengo però che la soluzione ottimale – che viene praticata ormai in tutte le nazioni e per tutti i più importanti campionati di calcio, per esempio – sia quella di giungere finalmente ai biglietti nominativi», ha risposto il consigliere di Stato al Corriere del Ticino. «Alcune società di calcio svizzere fanno resistenza, ma è la strada da percorrere. Le criticità non sono le città di Zurigo, Lucerna o il Ticino. Le criticità sono create da certe tifoserie che seguono alcuni club». Per quanto riguarda il nostro cantone, Gobbi sottolinea che gli strumenti offerti dal concordato vengono utilizzati: «La Polizia cantonale mi conferma che anche di recente per alcuni tifosi è stato chiesto l’obbligo di notifica presso il posto di polizia. Osservo che nel dopo divieti COVID, la presenza di tifosi ospiti e più in generale del pubblico non ha creato in Ticino particolari problemi di ordine pubblico. Mi auguro che si possa continuare così».

No alle trasferte?
Sul tavolo, lo ricordiamo, c’è anche la possibilità di chiudere i settori per tifosi ospiti negli stadi. Uno scenario esaminato dalla Swiss Football League. Considerato che si sta sempre di più andando verso la costruzione di impianti moderni (e, di riflesso, sicuri), è un’opzione praticabile anche in Ticino? Ancora Gobbi: «Credo sia una questione di tempo e di buona volontà. Ripeto: la soluzione principale da implementare – accanto al concordato – è quella dei biglietti nominativi. Non risolveremo tutti i problemi, ma una gran parte sì».

Da www.cdt.ch

Minori e violenza in famiglia: una serata pubblica per discutere il tema  

Minori e violenza in famiglia: una serata pubblica per discutere il tema  

Comunicato stampa

Nel quadro delle iniziative per sottolineare la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne del 25 novembre, il Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con il Dipartimento della sanità e della socialità propone giovedì 11 novembre un primo incontro pubblico dal titolo “Minori e violenza in famiglia. Lo sguardo nascosto”, in cui si discuteranno cause, conseguenze e percezione della violenza agita in famiglia e di cui sono spesso vittime i minori.

In Svizzera la violenza domestica coinvolge i minori nella metà degli interventi di polizia e la loro presenza è certamente ancora più importante in situazioni altrettanto drammatiche che non giungono a conoscenza delle autorità.
Bambini e adolescenti sono esposti alla violenza tra i genitori o in altre relazioni familiari con una frequenza e un’intensità preoccupanti; essi vedono, ascoltano, respirano tra le mura di casa relazioni e dinamiche non sane e violente, senza che vi sia particolare riguardo per le loro emozioni, per la loro fragilità, per il loro bisogno e il loro diritto alla protezione e alla cura.
Una prima iniziativa per affrontare il tema, che coerentemente con le strategie nazionali avrà spazio anche nelle strategie e nelle misure del Piano d’azione cantonale contro la violenza domestica in sinergia con il Programma cantonale di promozione dei diritti, di prevenzione della violenza e di protezione dei bambini e dei giovani, è prevista per giovedì 11 novembre 2021dalle 17:00 alle 20:00 al Cinema Lux di Massagno, e ruoterà attorno alla visione di un film e al successivo dibattito di approfondimento.
Il film proposto è L’affido-una storia di violenza, premiato a Venezia nel 2017 per la miglior regia (Xavier Legrand) e la miglior opera prima, che rappresenta con drammatica efficacia la disgregazione di una famiglia e le importanti conseguenze dell’esposizione alla violenza sulle vittime, soprattutto sui minori.
A seguire, un dibattito aperto al pubblico per cercare di rispondere ad alcune domande: come è affrontata la violenza familiare che colpisce bambini e ragazzi? Quali sono le conseguenze sui minori della violenza subita e con quale consapevolezza i professionisti la affrontano, quando sono confrontati con dinamiche familiari complesse e non sempre facilmente interpretabili? Ne parleranno – dopo il saluto di benvenuto del Consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – Sonia Giamboni, pretore di Leventina e giudice della Pretura penale di Bellinzona; Letizia Vezzoni, avvocata e membro del Gruppo di accompagnamento in materia di violenza domestica; Cristiana Finzi, Delegata per l’aiuto alle vittime di reati; Domenico Didiano, psichiatra e psicoterapeuta del bambino e dell’adolescente; Ilario Lodi, Direttore di Pro Juventute sezione Ticino; con la moderazione di Chiara Orelli Vassere, coordinatrice istituzionale in tema di violenza domestica presso il Dipartimento delle istituzioni. 
L’accesso alla serata, aperta al pubblico, è consentito unicamente ai titolari del Certificato Covid.

Seduta di clausura del Consiglio di Stato

Seduta di clausura del Consiglio di Stato

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha tenuto oggi una seduta di clausura per svolgere una serie di approfondimenti tecnici e politici. La riunione è servita al Governo per aggiornare le proprie strategie su alcuni temi prioritari già tematizzati nel programma di Legislatura – evoluzione demografica, mercato del lavoro, cambiamenti climatici, digitalizzazione, pianificazione ospedaliera, prospettive finanziarie – e per delineare i propri orientamenti, in una prospettiva di medio e lungo periodo.

Il Consiglio di Stato ha dedicato la seduta di clausura – la seconda della Legislatura, dopo la giornata extra muros organizzata nel novembre 2019 a Lugano – all’analisi di alcuni temi politici prioritari per lo sviluppo futuro del nostro Cantone. Grazie a diverse audizioni, il Governo ha potuto approfondire numerosi temi strategici attorno ai quali andranno costruite soluzioni in grado di assicurare al Ticino uno sviluppo solido a medio e lungo termine.

I primi tre temi affrontati riguardano demografia, mercato del lavoro e cambiamenti climatici. Sulla base delle audizioni odierne verranno nei prossimi mesi approfonditi alcuni aspetti, determinanti per affinare i provvedimenti che non sono già stati definiti dalle politiche pubbliche in vigore.

Demografia
Il Consiglio di Stato ha anzitutto preso in esame l’evoluzione demografica degli ultimi anni in Ticino. Gli specialisti dell’Ufficio di statistica hanno evidenziato che la situazione attuale nel nostro Cantone è caratterizzata da un’inversione di tendenza: la popolazione residente, dopo un aumento costante fra il 1990 e il 2016, si trova ora in una fase di stabilizzazione.
Il Consiglio di Stato ha preso atto delle cifre presentate e intende ora ulteriormente approfondire l’analisi, ad esempio prendendo in considerazione l’influenza delle dinamiche transfrontaliere sulla struttura della popolazione ticinese.

Mercato del lavoro
Il Consiglio di Stato è stato orientato sulla situazione del mercato del lavoro nel nostro Cantone, con particolare riferimento agli effetti della crisi pandemica.
In generale, il quadro economico fornisce per il momento indicazioni confortanti, che confermano la solidità della Svizzera e del Ticino, come emerge anche dalla progressiva riduzione del ricorso alle indennità per lavoro ridotto. Degno di nota è che i dati ticinesi sul PIL e sulla disoccupazione sono oggi nuovamente allineati ai valori nazionali. Le incertezze congiunturali – difficoltà di approvvigionamento, prezzi delle materie prime – invitano comunque alla prudenza, in vista dei prossimi mesi.
In merito all’evoluzione dei posti di lavoro, la tendenza per il 2021 è fin qui positiva e appare sotto controllo, anche grazie alla forte ripresa del settore turistico. Una nuova analisi dettagliata dei profili delle persone iscritte agli Uffici regionali di collocamento ha inoltre confermato che – dopo la fase acuta della pandemia – si è già verificato un forte riassorbimento delle persone che nel 2020 erano rimaste senza lavoro. In relazione a questi dati, vi è anche il tema dell’evoluzione dei salari, che deve essere considerato per avere un quadro qualitativo della situazione del mercato del lavoro.
Il Consiglio di Stato intende ora lavorare per accrescere ulteriormente la consapevolezza delle autorità federali sulle sfide che caratterizzano il nostro mercato del lavoro, considerando le specificità del frontalierato in Ticino e il potere d’attrazione dei poli urbani della Svizzera tedesca.

Cambiamenti climatici
Il Governo ha incontrato gli specialisti in tema di protezione dell’ambiente e protezione della popolazione, ricevendo informazioni aggiornate sulle misure da prendere in considerazione – a livello cantonale – per affrontare le trasformazioni del clima.
Gli effetti delle dinamiche globali sono ormai sempre più evidenti, anche in Ticino, come confermano i recenti eventi meteorologici estremi e la crescente attenzione politica verso fenomeni come le cosiddette «isole di calore». Dato questo contesto, assumono un carattere prioritario temi come l’approvvigionamento di acqua potabile e la sicurezza idrologica, vista anche la crescente urbanizzazione delle zone di fondovalle. Occorrerà inoltre aumentare la capacità di risposta ai pericoli naturali e alle crisi ricorrenti, come le ondate di siccità o i periodi di canicola. Fondamentale sarà a questo proposito la possibilità di ricorrere a un numero sufficiente di persone formate, da impiegare in risposta a emergenze ed eventi catastrofici. Vista la trasversalità dei rischi, sarà infine necessario assicurare la coordinazione fra le attività promosse dai Dipartimenti e adottare una prospettiva di lungo termine.
Il Consiglio di Stato ha ricordato che il Ticino si trova oggi all’avanguardia fra i Cantoni svizzeri per quanto riguarda l’efficienza energetica, la promozione delle rinnovabili e la riduzione delle emissioni di CO2. Il Governo ha quindi confermato il proprio impegno per promuovere la sostenibilità ambientale, anche in un’ottica di riduzione dei pericoli naturali. Sarà inoltre importante continuare a sensibilizzare la popolazione sui comportamenti corretti da assumere nella vita quotidiana.

Su altri aspetti particolarmente complessi (digitalizzazione, pianificazione ospedaliera, progetto Ticino 2020), il Consiglio di Stato ha affrontato i diversi dossier in corso ed è stato informato sulla loro evoluzione.

Digitalizzazione della società
Anche la digitalizzazione della società e delle istituzioni è stata al centro degli approfondimenti del Governo, che si è concentrato su alcuni dossier prioritari per lo sviluppo dei sistemi di e-government in Ticino – come la firma elettronica e l’identità digitale – e sulle nuove possibilità che si aprono, ad esempio nell’archiviazione di documenti.
Il Consiglio di Stato ha recepito le spiegazioni ricevute, confermando il proprio impegno per gestire in modo attivo la transizione digitale dei servizi dello Stato. È stato confermato che, dopo la nomina di un Delegato del Consiglio di Stato per la digitalizzazione, sarà prossimamente precisata la strategia cantonale. Fra le priorità, vi sarà anche il cambiamento della cultura interna all’Amministrazione cantonale, con la modifica dei processi di lavoro in modo da sfruttare le nuove possibilità tecnologiche.

Pianificazione ospedaliera
Il Consiglio di Stato ha rivolto il proprio sguardo anche alla situazione del sistema sanitario cantonale, ripercorrendo gli sviluppi avvenuti negli ultimi due anni.
Sono state analizzate le più recenti decisioni di politica sanitaria a livello federale e cantonale, come la recente modifica decisa dal Gran Consiglio in merito ad una più chiara suddivisione di compiti, competenze e responsabilità nell’elaborazione della pianificazione ospedaliera. Sono state inoltre ricordate le questioni ancora in sospeso, a seguito di ricorsi o sentenze del Tribunale amministrativo federale sull’attuale regime pianificatorio.
Il Consiglio di Stato ha sottolineato la buona collaborazione tra le strutture e la flessibilità del dispositivo attuale per fare fronte alle sfide della pandemia. In prospettiva, occorrerà tenere conto dei criteri di qualità ed economicità per adattare l’offerta, anche alla luce dell’invecchiamento della popolazione e del fabbisogno, nei tre campi interessati (somatico acuto, psichiatria e riabilitazione). Idealmente, il nuovo progetto di pianificazione ospedaliera dovrebbe essere consegnato entro la fine del 2023.

Riforma «Ticino 2020»
In merito alla riforma dei rapporti istituzionali «Ticino 2020», il Consiglio di Stato è stato informato sul grado di avanzamento del progetto e sugli scenari che sono al momento in fase di discussione fra il Cantone e i Comuni.
È stato sottolineato che rimane la volontà comune di giungere a una soluzione condivisa, che punterà a preservare lo spirito della riforma consolidando i punti sui quali è stato possibile trovare una linea comune. L’ipotesi è quindi di semplificare le chiavi di riparto della spesa fra Cantone e Comuni, adattando nel contempo le responsabilità decisionali.
Il Consiglio di Stato ha preso atto dell’avanzamento delle trattative verso una soluzione che permetta di migliorare la collaborazione fra Cantone e Comuni a vantaggio dei servizi e della qualità di vita della popolazione. La proposta sarà ora affinata, in vista di una sua condivisione, in alternativa alla consultazione.

Infine, per quanto riguarda il riequilibrio finanziario, il Consiglio di Stato ha continuato i lavori per riportare in equilibrio i conti nei prossimi anni, e ha discusso la portata della recente decisione del Gran Consiglio, che impone pure di raggiungere il pareggio di gestione corrente entro il 2025.
Considerata l’incertezza sulla portata della ripresa economica attualmente in atto, l’obiettivo condiviso del Governo è di muoversi con gradualità verso l’obiettivo, delineando un percorso che fa riferimento ai futuri preventivi, partendo da quello riferito all’anno 2023, mantenendo la sufficiente flessibilità d’azione per potersi adattare a mutamenti improvvisi del contesto – come quelli ai quali abbiamo assistito negli ultimi due anni.
Entro fine anno, i servizi dell’Amministrazione saranno pertanto coinvolti in una analisi dei conti, per permettere di avviare in largo anticipo l’elaborazione del preventivo 2023.
In merito alla perequazione finanziaria intercantonale, è stato infine confermato che è stato costituito un gruppo di lavoro per proporre modifiche degli attuali meccanismi di calcolo, che potrebbero avere effetto a partire dalla prossima revisione del sistema a livello federale. L’intento è di ottenere in futuro che siano meglio considerati alcuni elementi specifici della realtà ticinese, legati in particolare alle caratteristiche del territorio e alle dinamiche transfrontaliere. A questo scopo, è stato chiarito che occorrerà lavorare per stringere alleanze con altri Cantoni, di montagna e di frontiera.

Il ‘Buon governo’ inizia dai Comuni

Il ‘Buon governo’ inizia dai Comuni

Faido e Tresa sono le prime due località a partecipare al progetto pilota del Cantone

“Modalità, reale o utopica, di governare perseguendo il bene pubblico”. È questa una delle definizioni del termine ‘Buon governo’, che, oltre a essere un vero e proprio manifesto politico, è anche un ciclo di affreschi trecenteschi di Ambrogio Lorenzetti. Si tratta di una serie di sei affreschi posti nelle sale del Palazzo Pubblico di Siena che in modo allegorico e didascalico rappresentano gli effetti sui cittadini del ‘Buon governo’ e del ‘Mal governo’. Un invito, quello del Lorenzetti, rivolto ai governanti dell’epoca a ricercare il bene comune, cioè la subordinazione dell’interesse privato a quello della comunità. Un invito che ha ancora un valore universale.
E il principio del ‘Buon governo’ è entrato ora a pieno titolo anche tra gli obiettivi del Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune ticinese. Due le località scelte – Faido e Tresa – quali enti locali territoriali pilota per implementare il terzo asso d’intervento, dopo quello della riforma dei compiti (la riforma Ticino2020, in via di completamento, ndr) e quello della dimensione ovvero il processo aggregativo avviato dallo scomparso ex consigliere di Stato Alex Pedrazzini oltre due decenni fa. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, a proposito del progetto ‘Buon governo’, ha parlato di prima a livello svizzero, «che attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi». «L’evoluzione delle aspettative della cittadinanza nei confronti delle istituzioni, i cambiamenti avvenuti dal punto di vista socioeconomico e territoriale nonché la crisi sanitaria in corso hanno mutato profondamente le realtà locali», ha ricordato ancora il consigliere di Stato Gobbi nel corso di una conferenza stampa. Da qui l’esigenza di rivedere i meccanismi di funzionamento di questa entità statale, la più prossima ad aziende e cittadini e che – per usare le parole di Gobbi – «assicurano un’appropriata vita residenziale». In particolare si sta lavorando su tre fronti, ha spiegato da parte sua Marzio Della Santa, capo della Sezione degli enti locali: la riforma della dimensione – con quali risorse governare (aggregazioni); la riforma dei compiti – in quali ambiti governare (Ticino2020); la riforma del funzionamento – con quali strumenti e procedure governare (Responsabilità sociale del Comune, Buon governo).
«Le realtà comunali devono stabilire delle priorità: le risorse finanziarie sono limitate mentre i bisogni dei cittadini mutano e aumentano», ha continuato Della Santa. Per favorire il processo decisionale diventa fondamentale «coinvolgere oltre agli organi politici e dell’amministrazione comunale, anche la società civile per creare il senso di appartenenza», ha spiegato Della Santa che ha parlato pure di «democrazia partecipativa» e di «federalismo asimmetrico». La prima per intendere che le decisioni devono partire dal basso in modo da condividere il più possibile l’obiettivo a cui tendere, per esempio la realizzazione di una piazza o di un centro sportivo, tenendo sempre presente che le risorse finanziarie sono scarse per definizione. La seconda, per indicare che non tutti i Comuni hanno le risorse e la struttura socioeconomica per portare avanti progetti di valenza sovraregionali. «Un conto è la Città di Lugano e un altro il Comune di Linescio», ha sintetizzato Della Santa.

Di cosa si tratta
Il Buon governo, nella declinazione della Sezione degli enti locali, «è un insieme di strumenti e procedure che servono ad assicurare un’adeguata conduzione politica del Comune coinvolgendo i cittadini e gli attori economici presenti sul territorio per rispondere ai loro bisogni», ha affermato Della Santa. Tra gli strumenti troviamo il piano di sviluppo con il quale si precisano la visione e gli obiettivi strategici a lungo termine, nonché le azioni di legislatura da attuare per raggiungerli; il portfolio delle politiche, ovvero la definizione delle politiche locali associandole ai settori di propria competenza. Si va dall’amministrazione generale, all’economia pubblica e alla protezione dell’ambiente. Ma è il terzo strumento, il rendiconto annuale integrato, la novità. «Questo è il modo con il quale il Comune espone i risultati politici raggiunti e giustifica le risorse finanziarie utilizzate durante l’anno di riferimento», aggiunge il capo della Sezione degli enti locali. Non più solo bilanci preventivi e consuntivi, ma anche una valutazione sul raggiungimento o meno degli obiettivi strategici.

Grazie all’accompagnamento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali, i Comuni di Faido e Tresa coinvolti nel progetto pilota (terminerà nel 2024, ndr) potranno adottare nuove modalità di lavoro. Corrado Nastasi, sindaco di Faido, si è detto contento di questo esperimento soprattutto se servirà «a riaccendere l’interesse dei cittadini verso le attività locali».

Piero Marchesi, sindaco di Tresa, ha invece salutato l’intento di dare «più indipendenza progettuale e maggiore consapevolezza ai Comuni che vorranno prendersi più compiti». L’obiettivo è quello da una parte di adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi e soddisfare le nuove esigenze dei cittadini e dall’altra di seguire le procedure corrette per evitare ad esempio di commettere errori formali che potrebbero anche sfociare in sanzioni.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 ottobre de La Regione

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Partecipazione dal basso per decisioni condivise
Presentato il progetto pilota «Buon governo» per una politica comunale più partecipativa – L’obiettivo è adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi ed evitare errori formali– Della Santa: «Non ci si limiterà a un semplice esercizio di Consuntivo»

Una decisione approvata dal Municipio, avallata dal Consiglio comunale e, nonostante un ampio consenso politico, oggetto di ricorsi o referendum che bloccano o allungano l’intero processo decisionale. Non occorre scomodare l’esempio luganese del PSE: i casi, in Ticino, non mancano e per questo motivo il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di lanciare il progetto «Buon Governo», una prima nazionale che intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini. In buona sostanza, l’obiettivo del progetto pilota che coinvolge i Comuni di Tresa e Faido è aumentare la partecipazione dei cittadini in modo da evitare conflitti e arrivare a scelte il più possibile condivise. E in questo senso, è stato citato l’esempio del rifacimento del nucleo di Melide, un progetto condiviso con la cittadinanza ma, nonostante questo, oggetto di una raccolta firme. Ma proprio grazie al sostegno della popolazione, il referendum è stato affossato lo scorso 31 gennaio da oltre il 63% dei cittadini.

Riforme non sempre in discesa
Il progetto pilota, presentato ieri in conferenza stampa a Bellinzona, è il terzo asse di intervento sul quale sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune dopo la riforma della dimensione (le aggregazioni) e la riforma dei compiti (il progetto Ticino2020). Ma se da un lato la riforma Ticino 2020, come spiegato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, sta incontrando qualche difficoltà perché non tutti i Comuni sono pronti ad assumersi più

responsabilità, dall’altro la riforma del funzionamento degli Enti locali sembra essere partita con il piede giusto, raccogliendo l’adesione entusiasta di Faido e Tresa. «Non è semplice riavvicinare la politica al cittadino ma siamo convinti di poter raggiungere un grande risultato», ha affermato il sindaco sopracenerino, Corrado Nastasi. «Per costruire la Faido di domani non ci sarà un’unica visione imposta dall’alto». Egualmente entusiasta anche il sindaco di Tresa, Piero Marchesi, che ha posto l’accento «sull’ottima risposta della popolazione nel prendere parte allo studio strategico Malcantone Ovest». Ma come procederanno, dunque, i due Comuni? Per prima cosa, ha spiegato il capo della Sezione degli Enti locali, Marzio Della Santa, gli obiettivi strategici a lungo termine (si parla di almeno tre legislature) verranno precisati nel Piano di sviluppo. «Questa fase vede il coinvolgimento di Municipio, Consiglio Comunale, funzionari dirigenti e rappresentanti della società civile». Le politiche da implementare saranno definite nel Portfolio mentre i risultati raggiunti troveranno spazio nel Rendiconto annuale integrato. Ma il discorso «non si limiterà a un semplice esercizio di Consuntivo sui costi sostenuti ». Sempre nel rendiconto annuale verrà evidenziato anche l’impegno in ambito di responsabilità sociale del Comune.

Quadro normativo da rivedere
Il progetto pilota «Buon Governo » durerà per tutta la legislatura 2021-2024. Grazie all’accompagnamento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali i due Comuni coinvolti nel progetto pilota potranno adottare nuove modalità di lavoro. L’obiettivo è quello da una parte di adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi e soddisfare le nuove esigenze dei cittadini e dall’altra di seguire le procedure corrette per evitare ad esempio di commettere errori formali che potrebbero anche sfociare in sanzioni. Si tratta di una prima a livello svizzero che vede la Sezione degli enti locali assumere un ruolo di consulente nei confronti dei Comuni e che inoltre introduce un approccio più partecipativo. Infatti, basandosi sulla democrazia diretta che regge il sistema federalista svizzero, i cittadini sono coinvolti attivamente nelle fasi del «Buon governo» in modo da costruire un concetto condiviso e accettato. Dopo le esperienze con i Comuni di Faido e di Tresa che dureranno per tutta la legislatura 2021-2024 si stilerà un bilancio dell’esperienza e le conclusioni saranno inserite nella modifica del quadro normativo ( la revisione della Legge organica comunale) che prenderà il via prossimamente.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 27 ottobre del Corriere del Ticino

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I Comuni di domani

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14825049

Faido e Tresa nel progetto pilota

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14825043

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14825025

Servizi all’interno dell’edizione di martedì 26 ottobre 2021 de Il Quotidiano

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https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Buon-governo-nei-comuni-ticinesi-14824860.html

Da www.rsi.ch/news

Esercitazione partner SMPP: bilancio positivo

Esercitazione partner SMPP: bilancio positivo

Comunicato stampa

Sull’arco di tre giorni, dal 19 al 21 ottobre, è stata effettuata un’importante esercitazione di Stato maggiore, che ha coinvolto alcuni partner della protezione della popolazione: Polizia cantonale, Protezione civile, Pompieri, Servizi ambulanze, Servizi tecnici, l’Ufficio del veterinario cantonale e l’Ufficio della gestione dei rischi ambientali e del suolo. L’esercizio messo in atto presentava quale scenario di partenza un focolaio di influenza aviaria, nel Mendrisiotto. Questo evento, sommato ad altre situazioni particolari, ha visto la costituzione di uno Stato maggiore regionale di condotta (SMRC), con sede presso il Centro pronto intervento del Mendrisiotto, coordinato dalla Polizia cantonale.  

L’organizzazione e la pianificazione dell’esercitazione si sono svolte sotto la direzione della Sezione del militare e della protezione della popolazione.
La simulazione ha permesso di:  

Allenare la costituzione di un SMRC
Esercitare e perfezionare il ritmo di condotta dello SMRC
•  Esercitare le capacità di condotta dei quadri
•  Consolidare le sinergie operative di tutti gli enti coinvolti
•  Testare la prontezza, l’operatività e la capacità a durare degli specialisti  

Questi esercizi, va ricordato, hanno lo scopo di verificare e assicurare il pieno funzionamento delle misure tecniche e organizzative, al fine di garantire una maggiore sicurezza alla popolazione in caso di eventi particolarmente pericolosi e che richiedono un notevole sforzo organizzativo, sia a livello di mezzi sia a livello di personale messo in campo. A seguito dei risultati ottenuti, che saranno valutati nelle prossime settimane, verranno predisposti dei correttivi, laddove necessario, per ulteriormente migliorare l’efficacia d’intervento sul terreno e di condotta in situazioni che superano, per l’elevato grado di minaccia, l’ordinaria attività dei diversi enti.
La direzione dell’esercizio si è detta soddisfatta dei risultati raggiunti e intende riproporre a scadenze regolari questa importante attività di formazione continua che permette di essere pronti a rispondere in maniera adeguata alle differenti emergenze che potrebbero sorgere a livello cantonale. In particolare, un’esercitazione che vedrà impiegata anche una truppa sul terreno, è prevista per il mese di ottobre del 2022.  

Comuni ticinesi – Prosegue la costruzione del Ticino di domani

Comuni ticinesi – Prosegue la costruzione del Ticino di domani

Comunicato stampa

Sono tre gli assi di intervento sui quali sta lavorando il Dipartimento delle istituzioni per ridefinire il ruolo e il funzionamento del Comune: la riforma dei compiti, della dimensione e del funzionamento. In quest’ultimo ambito si inserisce il progetto “Buon governo”, una prima a livello svizzero, che attraverso il coinvolgimento dei Comuni e dei cittadini intende accompagnare le realtà comunali nell’adottare strumenti di lavoro appropriati e al passo con i tempi. È quanto presentato oggi in conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con la partecipazione del Capo della Sezione degli enti locali Marzio Della Santa e dei sindaci di Faido Corrado Nastasi e di Tresa Piero Marchesi.  

L’evoluzione delle aspettative della cittadinanza nei confronti delle istituzioni, i cambiamenti avvenuti dal punto di vista socio-economico e territoriale nonché la crisi sanitaria in corso hanno mutato profondamente le realtà locali. In quest’ottica la Sezione degli enti locali ha intrapreso una serie di riflessioni per ripensare il ruolo e la missione del Comune ticinese.
In particolare si sta lavorando su tre fronti:

1.    la riforma della dimensione – con quali risorse governare (Aggregazioni)
2.    la riforma dei compiti – in quali ambiti governare (Ticino2020)
3.    la riforma del funzionamento – con quali strumenti e procedure governare (Responsabilità sociale del Comune, Buon governo)  

Nella revisione dei meccanismi sui quali si fonda l’operato dei Comuni si inserisce il modello del “Buon governo”, il progetto presentato in conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e dal Capo della Sezione degli enti locali (SEL) Marzio Della Santa. Un’iniziativa, portata avanti dalla SEL con l’adesione dei Comuni di Faido e di Tresa, che vuole ridefinire la metodologia e gli strumenti a disposizione degli enti locali per la gestione della cosa pubblica.  
Grazie all’accompagnamento di alcuni collaboratori della Sezione degli enti locali i due Comuni coinvolti nel progetto pilota potranno adottare nuove modalità di lavoro. L’obiettivo è quello da una parte di adeguare il modo di lavorare per essere al passo con i tempi e soddisfare le nuove esigenze dei cittadini e dall’altra di seguire le procedure corrette per evitare ad esempio di commettere errori formali che potrebbero anche sfociare in sanzioni.  
Si tratta di un progetto innovativo e una prima a livello svizzero che vede la Sezione degli enti locali assumere un ruolo di consulente nei confronti dei Comuni e che inoltre introduce un approccio più partecipativo. Infatti, basandosi sulla democrazia diretta che regge il sistema federalista svizzero, i cittadini sono coinvolti attivamente nelle fasi del Buon governo in modo da costruire un concetto condiviso e quindi accettato.  
Dopo le esperienze con i Comuni di Faido e di Tresa che dureranno per tutta la legislatura 2021-2024 si stilerà un bilancio dell’esperienza e le conclusioni saranno inserite nella modifica del quadro normativo (la revisione della Legge organica comunale) che prenderà avvio prossimamente.   

‘Purtroppo Airolo diventò il centro del mondo’

‘Purtroppo Airolo diventò il centro del mondo’

Parenti, enti di soccorso e autorità uniti nella commemorazione delle 11 vittime dell’incidente
Cordoglio ed emozione ieri mattina al portale sud della galleria del San Gottardo in occasione del 20esimo anniversario dell’incidente del 2001 in cui persero la vita 11 persone.

Emozione palpabile ieri mattina ad Airolo davanti alla centrale di ventilazione della galleria autostradale del San Gottardo, dove una cinquantina di persone – parenti, rappresentanti degli enti di soccorso e autorità politiche – si è data appuntamento per commemorare le 11 vittime dell’incidente avvenuto all’interno del tunnel la mattina di mercoledì 24 ottobre 2001: alle 9.39 due articolati si scontrano frontalmente a circa un chilometro dal portale ticinese. Dopo quattro minuti divampa un incendio che coinvolge i due mezzi. Scattano gli allarmi, che puntualmente generano gli automatismi del Centro di manutenzione e degli enti di soccorso. «Presto, però, ci fu la consapevolezza che il rogo aveva gravissime connotazioni – ha ricordato durante il suo intervento l’allora sindaco di Airolo, nonché vicecapo del Centro di manutenzione, Mauro Chinotti –. Il fumo nero che usciva ininterrottamente dal camino di ventilazione della centrale di Airolo, coprendo l’intero villaggio, ne divenne una macabra testimonianza. Nonostante i numerosi anni trascorsi, i sentimenti e le sensazioni riaffiorano intensi.
E lo scenario che si presentò davanti ai nostri occhi rimarrà per sempre».

‘Un fumo nero che ricoprì il villaggio’
Davanti alla stele commemorativa con incisi i nomi delle undici persone che persero la vita a causa dell’incendio, Chinotti ha voluto sottolineare la prontezza d’intervento della sala comando, del Corpo pompieri, dei sanitari e degli addetti alla manutenzione. Dall’inchiesta della magistratura, ha ricordato l’ex sindaco, emerse che «tutti i dispositivi di sicurezza funzionarono perfettamente, e che l’intervento di soccorso fu immediato e altamente professionale. Tutti operarono al meglio delle loro capacità, supportati anche dalla conoscenza dell’intera struttura. Misero in campo non solo professionalità, ma anche grande senso di responsabilità, sensibilità verso chi, intrappolato all’interno della galleria, doveva essere evacuato». Nonostante il tempestivo intervento, risultò impossibile, in quei quattro minuti, raggiungere il punto della collisione e mettere in atto le misure preventive atte a impedire quanto poi successo. Furono numerose le persone messe in salvo all’interno di un tunnel dove il fortissimo calore sprigionato impedì ai pompieri d’intervenire direttamente sulle fiamme. Il procuratore pubblico Antonio Perugini (titolare dell’inchiesta che portò al non luogo a procedere in quanto l’unica persona alla quale poteva essere attribuito un comportamento che aveva violato le norme – il 35enne autista turco – era deceduta all’interno della galleria), «sottolineò senza se e senza ma come fosse stato importante per il coordinamento degli interventi che la gestione del comando si trovasse in Alta Leventina», ha affermato Chinotti, ribadendo che la sala comando – ormai da anni trasferita a Flüelen – dovrebbe tornare ad Airolo. Presenti alla cerimonia anche la moglie e i tre figli (l’ultimo dei quali nato pochi mesi dopo l’incidente) di Rosario Caggiano, 37enne autotrasportatore di Verbania al servizio di una ditta di Grono che morì asfissiato a causa dell’incendio che si sviluppò dopo lo scontro (nel tunnel la temperatura raggiunse i 1’200 gradi e il rogo si spense dopo quasi due giorni). Caggiano seguiva di 200 metri il camion carico di pneumatici guidato da Bruno Saba che si scontrò con il Tir con targhe belghe guidato da un 35enne autista turco ubriaco: fu quest’ultimo a invadere la corsia e a collidere frontalmente con il Tir guidato dal 31enne Saba il quale, intuendo la gravità della situazione, si precipitò fuori dal veicolo correndo verso nord ed esortando le persone incolonnate a mettersi in salvo.
Nel giorno della memoria di «una tragedia che non va dimenticata», per usare le parole del sindaco di Airolo Oscar Wolfisberg, «godiamo oggi di prospettive ben più serene che permetteranno più sicurezza», ha detto riferendosi alla seconda canna del tunnel autostradale (inaugurazione prevista nel 2029) per la quale sono recentemente iniziati i lavori. Un raddoppio, ha aggiunto il sindaco, che andrà a scongiurare la possibilità di collisioni frontali, causa di altri gravi incidenti accaduti negli anni.

‘Airolo diventò il centro del mondo’
Il consigliere di Stato Norman Gobbi, 24enne all’epoca dei fatti, ricorda bene quel tragico giorno: «Ho visto il fumo nero uscire dal camino del portale sud, il grande movimento degli enti di soccorso, la paura dipinta sui volti. L’attesa per sapere realmente quanto era accaduto, per conoscere il numero delle vittime» – ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni –. «Purtroppo in poche ore, e sottolineo purtroppo, Airolo è diventato il centro del mondo. In quelle ore e in quei giorni vivevamo tutti un dramma. Un dramma che non avrebbe dovuto avvenire se l’autista non avesse bevuto». Una tragedia, ha continuato Gobbi, che ha dato il via a due scenari ben precisi: «Un ripensamento della sicurezza all’interno delle gallerie che si avviò a livello internazionale già dopo l’incidente sotto il Monte Bianco nel 1999, ma che in Svizzera e nel resto delle nazioni alpine trovò impulso dal dramma del San Gottardo. Fu decisivo anche lo speciale rapporto redatto dal procuratore pubblico Antonio Perugini (presente ieri alla cerimonia, ndr), così come il contributo dello studio d’ingegneria Lombardi. Accorgimenti tecnici, strutturali e di mobilità, come per esempio il sistema di dosaggio a contagocce partito nella primavera del 2002. Ma anche modifiche legislative e normative. Dopo quel tragico 24 ottobre 2001 sotto il San Gottardo non sono più accaduti incidenti di gravissima portata». Gobbi ha infine rammentato come quel dramma abbia rafforzato la richiesta di raddoppio della galleria autostradale. Assente per motivi personali, l’allora presidente del Consiglio di Stato, Luigi Pedrazzini, ha comunque voluto trasmettere un messaggio: “Rimangono in me molti e forti ricordi di quel giorno. L’emozione fu fortissima, anche perché questo era il terzo episodio gravissimo dopo le Torri Gemelle e l’attentato al Gran Consiglio di Zugo, che hanno fatto del 2001 un anno terribile. Dopo un primo momento di disorientamento – ha scritto Pedrazzini rivolgendosi a tutte le persone impegnate nei soccorsi – avete agito con grandissima professionalità e con grande senso del dovere”.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 ottobre 2021 de La Regione

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«Quella tragedia ha toccato la coscienza di tutti»
Commozione ancora forte a vent’anni dall’incidente che costò la vita a 11 persone nella galleria autostradale del San Gottardo – Nei discorsi pronunciati durante la cerimonia commemorativa espressa soddisfazione per l’avvio dei lavori di costruzione del secondo tubo

Il 24 ottobre 2001 nella galleria autostradale del San Gottardo si consumò una tragedia che ha toccato la coscienza di tutti. Lo ha ricordato il consigliere di Stato Norman Gobbi ad Airolo durante la cerimonia commemorativa tenutasi domenica mattina a vent’anni da quel funesto mercoledì. Erano le 9.39 quando un TIR con targhe belghe da poco entrato nel tunnel diretto a nord sbandò sulla destra, urtò il marciapiede, rimbalzò sulla corsia di contromano andando a urtare lateralmente il rimorchio di un camion con targhe italiane che trasportava pneumatici. L’impatto generò un furioso incendio che in breve tempo trasformò il tunnel in un inferno di fuoco e fumo. Pesantissimo il bilancio: 11 morti. «Ricordare quanto avvenuto vent’anni fa è un dovere storico e un dovere morale nei confronti di tutti coloro che rimasero vittime della tragedia » ha affermato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, il quale ha avuto parole di ringraziamento per chi allora si prodigò in quelle prime ore, nei giorni, settimane e mesi ma anche negli anni successivi per rendere meno pesante le conseguenze di quell’incidente. Tra loro Mauro Chinotti, che visse in prima linea quel tragico evento sia in qualità di vicecapo del Centro di manutenzione del tunnel, sia di sindaco di Airolo. In rappresentanza del gruppo spontaneo organizzatore della cerimonia commemorativa ha preso per primo la parola dopo il momento di raccoglimento e la posa dei fiori davanti al monumento che ricorda le vittime dell’incidente.

«Si ripristini la sala comando»
Oltre a ricordare – davanti ad alcuni familiari delle vittime e a chi allora era con lui al fronte – quanto accaduto vent’anni fa, Chinotti è tornato ad insistere su quello che è un suo cavallo di battaglia: ripristinare la sala comando di Airolo che è chiusa da anni e che è stata sostituita da quella in servizio a Flüelen. Sala comando al portale sud del tunnel che in quei tragici giorni del 2001 si rivelò indispensabile per coordinare gli interventi di soccorso e di ripristino della galleria.

Passi da gigante nella sicurezza
La parola è quindi passata ad Oscar Wolfisberg, attuale sindaco di Airolo, il quale ha sottolineato come a 20 anni di distanza da quella tragedia sia cambiato moltissimo al riguardo della sicurezza nella galleria del San Gottardo. «Ci sono tecnologie e soprattutto sensibilità diverse, permane però la situazione pericolosa di un’unica canna bidirezionale » ha precisato Wolfisberg, rammentando che oggi «a differenza di qualche anno fa, godiamo di prospettive ben più serene: siamo infatti alle porte di una grandissima opera che permetterà finalmente agli oltre 6 milioni di veicoli all’anno di transitare da sud a nord e viceversa in canne separate ». Con la costruzione del secondo tubo della galleria del San Gottardo il rischio di incidenti non sarà azzerato, ha aggiunto il sindaco, ma perlomeno si potrà evitare quello di scontri frontali con il loro pesante tributo di vittime. La richiesta del raddoppio del tunnel venne ripresa con vigore proprio all’indomani del tragico incidente del 24 ottobre 2001 facendo appunto leva sul tema della sicurezza. « Sicurezza che è probabilmente stato l’argomento più importante che ha portato ben 15 anni più tardi la popolazione svizzera a votare in favore di una seconda canna monodirezionale » ha affermato Wolfisberg.

«Raddoppio, oggi ci siamo»
«Finalmente, anche con il sostegno della maggioranza della popolazione svizzera che ha votato a favore del raddoppio, oggi ci siamo ed i lavori sono iniziati» ha sottolineato Gobbi. Quel dramma che ha colpito molte famiglie e che non sarebbe avvenuto se l’autista del TIR che lo causò non avesse bevuto prima di mettersi al volante, ha ricordato il consigliere di Stato, ebbe «ripercussioni molto pesanti soprattutto per il Ticino e per i suoi collegamenti con il resto della Svizzera ». L’economia ticinese ne soffrì, «ma si riuscì a superare quel momento difficile grazie alla collaborazione tra aziende, trasportatori e autorità cantonali e federali. Ma anche grazie al grande lavoro svolto che portò alla riapertura del tunnel già otto settimane dopo il gravissimo incidente». Un incidente che, ha concluso Gobbi riferendosi agli interventi per migliorare la sicurezza, «ha perlomeno portato a salvare ulteriore vite».
Vicinanza ai parenti delle vittime e ai soccorritori di allora è stata espressa anche dal consigliere federale Ignazio Cassis che in un tweet ha rivolto un pensiero a coloro che sono stati colpiti da quella tragedia.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 25 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

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Servizio all’interno dell’edizione di domenica 24 ottobre 2021 de Il Quotidiano

Discorso pronunciato alla cerimonia in occasione dei 20 anni dall’incidente avvenuto all’interno della galleria autostradale del San Gottardo

Discorso pronunciato alla cerimonia in occasione dei 20 anni dall’incidente avvenuto all’interno della galleria autostradale del San Gottardo

Gentili signore, egregi signori

ricordare oggi quanto avvenuto 20 anni fa è un dovere storico e un dovere morale nei confronti di coloro che rimasero vittime della tragedia. È pure un dovere ringraziare chi si prodigò in quelle prime ore, nei giorni, nelle settimane, nei mesi, ma anche negli anni successivi per rendere meno pesante le conseguenze di quell’incidente.

Lo facciamo proprio all’indomani dell’inizio dei lavori per la costruzione della seconda canna autostradale sotto il San Gottardo. Una coincidenza che sottolinea il lavoro svolto a sostegno dell’unica soluzione efficiente in termini di sicurezza: il raddoppio della galleria autostradale.

Per questo dico Grazie a te Mauro e ai tuoi collaboratori che avete voluto questa cerimonia. Grazie in particolare a molti di voi qui presenti che siete intervenuti in prima persona nel momento del rogo in galleria e a coloro che si sono prodigati in diverse forme nei mesi successivi. Potrei citarvi a uno a uno, perché ci conosciamo. Lo faccio in modo collettivo e vi dico: GRAZIE  

Avevo appena 24 anni. La mattina di quel 24 ottobre ero nel mio ufficio a Piotta. Ho avuto subito l’informazione, perché le sirene dei mezzi d’intervento si sono fatte sentire forte e perché la notizia mi è stata immediatamente comunicata. Mi sono precipitato ad Airolo. Ho visto il fumo nero uscire dal camino del portale sud. Il grande movimento degli enti di soccorso. La paura dipinta sui volti. L’attesa per sapere realmente quanto era accaduto. Per conoscere il numero delle vittime.

Purtroppo in poche ore – e sottolineo purtroppo – Airolo è diventato il centro del mondo. Anche per quanto riguarda il mondo dell’informazione, con le principali emettenti europee e mondiali collegate in diretta nel corso della prima conferenza stampa – a cui partecipai di persona nella strapiena sala riunioni del centro – e nei giorni successivi.

In quelle ore e in quei giorni vivevamo tutti un dramma. Un dramma che non avrebbe dovuto avvenire se l’autista non avesse bevuto. Un dramma che ha colpito molte famiglie.

Le ripercussioni di quell’incidente furono molto pesanti soprattutto per il Ticino e per i suoi collegamenti con il resto della Svizzera. Ci avvicinavamo all’inverno; sul passo era arrivata la prima neve. Il Ticino dovette confrontarsi con la chiusura del tunnel per due mesi.

Ero un giovane parlamentare, allora. E da leventinese ho vissuto quella tragedia ancora con più partecipazione. L’economia ticinese ne soffrì, ma si riuscì a superare quel momento difficile grazie alla collaborazione tra aziende, trasportatori e autorità cantonali e federali. Ma anche grazie al grande lavoro svolto che portò alla riapertura del tunnel già 8 settimane dopo il gravissimo incidente.  

Quella tragedia – il cui simbolo rimane la fotografia scattata da Claudio Grassi che qui saluto giunto in prossimità del rogo alle 9.53 dopo soli 14 minuti dall’incidente – ha toccato la coscienza di tutti. Ha dato il là a due scenari ben precisi. Per primo si è voluto trovare ogni soluzione legata alla sicurezza a breve-medio termine. Un ripensamento della sicurezza all’interno delle gallerie che si avviò a livello internazionale già dopo l’incidente sotto il Monte Bianco nel 1999, ma che in Svizzera e nel resto delle nazioni alpine trovò impulso dal dramma del San Gottardo. Fu decisivo anche lo speciale rapporto redatto dal Procuratore pubblico Antonio Perugini, che pure qui saluto, che si sviluppò accanto all’inchiesta penale vera e propria sull’incidente. Così come fu decisivo il contributo di un’altra eccellenza del nostro Cantone, ossia lo studio di ingegneria Lombardi. Accorgimenti tecnici, strutturali e di mobilità, come per esempio il sistema di dosaggio a contagocce partito nella primavera del 2002. Ma anche modifiche legislative e normative.

Dopo quel tragico 24 ottobre 2001 sotto il San Gottardo non sono più accaduti incidenti di gravissima portata come quello che siamo qui oggi a ricordare. Gli interventi sulla sicurezza hanno dato buoni risultati, per fortuna! L’altro scenario che subito si è configurato nelle nostre menti è stato quello di riproporre con forza la richiesta di raddoppio della galleria autostradale.
Di passi da allora ne sono stati compiuti tanti per superare le resistenze anche ideologiche contro il raddoppio.

Finalmente, anche con il sostegno della maggioranza della popolazione svizzera che ha votato a favore del raddoppio, oggi ci siamo e i lavori sono iniziati! Quel 24 ottobre di 20 anni fa insegnò anche altre cose. Per esempio la gestione di grandi incidenti. Ciò ha portato a un ulteriore forte miglioramento di fattori di prevenzione contro incidenti sotto il tunnel, così come al miglioramento degli interventi in caso di incidenti. Qui ricordo per esempio gli accordi siglati dal sottoscritto con il compianto collega urano Beat Arnold proprio sul coordinamento degli interventi in caso di incidente.

Come dicevo all’inizio, questa commemorazione è un dovere storico e morale. E ci permette – come ho brevemente fatto in questo mio intervento – di tracciare un bilancio dopo 20 anni di questa tragedia.
A seguito di un evento come quello del San Gottardo, ma pure come quello nel traforo del Monte Bianco, siamo riusciti a dare una svolta alle normative di sicurezza nelle gallerie di tutta Europa. Due protagonisti di questi cambiamenti li ho già citati: Antonio Perugini e lo studio d’ingegneria Lombardi. Questo gravissimo incidente ha perlomeno portato a salvare altre ulteriori vite. È un segno dell’intelligenza umana. È una conquista per Ticino! 

(Immagine: Claudio Grassi)    

“Solidarietà per il lavoro degli agenti di sicurezza”

“Solidarietà per il lavoro degli agenti di sicurezza”

Norman Gobbi e le accuse infondate di tortura nei centri per richiedenti l’asilo

Nessuna violenza sistematica da parte delle agenzie private incaricate della sicurezza all’interno dei centri di registrazione per richiedenti l’asilo. È questa la conclusione a cui giunge un rapporto fatto commissionare dalla Segreteria di stato della migrazione (SEM), dopo che Amnesty international in primavera aveva accusato addirittura di tortura e di altri abusi dei diritti gli agenti che sono incaricati di garantire la sicurezza all’interno dei centri. “La SEM ha fatto bene ad approfondire le denunce, giunte da centri della Svizzera interna. E le conclusioni dell’inchiesta condotta da un ex giudice federale sconfessano le accuse di Amnesty international” – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Che vi siano singoli momenti di tensione, ma anche episodi di violenza all’interno dei centri mi sembra più che plausibile. Basterebbe vivere alcune giornate all’interno di questi centri per rendersi conto del potenziale rischio. Infatti alcune persone con comportamenti e atteggiamenti pericolosi tra le diverse etnie ospitate ci sono ed è ridicolo se si pensasse il contrario. Se fosse tutto rose e fiori non ci sarebbe la necessità di avere un sistema di sicurezza. Le autorità preposte sanno benissimo qual è il contesto. Chiudere gli occhi davanti all’evidenza è molto pericoloso!”.

Spesso le cronache riportano anche di comportamenti violenti degli stessi richiedenti l’asilo. “Ne sa qualcosa la gente di Chiasso – chiarisce Norman Gobbi – spesso confrontata con atti di vandalismo, piccoli furti e altro ancora. È importante quindi avere la capacità di contenere certe situazioni, di far calmare gli animi. Un lavoro difficile e pericoloso al tempo stesso. Per questo tutte le persone che lavorano in questi centri hanno la mia solidarietà ed è per questo che agli agenti di sicurezza qui in Ticino oggi si chiede una formazione supplementare, introdotta grazie alla nuova legge cantonale che regola le attività delle agenzie di sicurezza private. Come detto, coloro che non considerano i potenziali e reali rischi all’interno (e a volte all’esterno) dei centri negano l’evidenza. E arrecano un danno e un pericolo vero a tutto il sistema creato per la registrazione di chi chiede asilo. Non si deve generalizzare. Questo è un fatto. Ma anche chi crede che non vi siano persone pericolose – soprattutto se in preda ai fumi dell’alcol o alle conseguenze degli stupefacenti – crea un’altra e ancora più dannosa generalizzazione”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Le conclusioni dell’ex giudice federale Oberholzer dovrebbero cancellare quei sospetti nati a causa di alcuni episodi denunciati. Vedere la realtà da tutte le prospettive è utile per capire come stanno le cose. Nel settore dell’asilo spesso ho l’impressione che alcune prospettive vengano ignorate – non so se volutamente – per dar contro alle istituzioni. Non è il sistema migliore per gestire questo delicato fenomeno, che tocca tutte le nazioni europee”, conclude Norman Gobbi.  

 

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi

Comunicato stampa

Si è svolto ieri pomeriggio a Bellinzona nell’aula del Gran Consiglio l’annuale incontro del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi con gli ufficiali e i sottufficiali professionisti ticinesi. Oltre alle tematiche strettamente connesse con la presenza dell’Esercito in Ticino, il pomeriggio è stato caratterizzato dall’intervento del responsabile dell’informazione RSI, Reto Ceschi, che ha parlato sul “Ruolo dei media al giorno d’oggi e nella gestione delle crisi”.  

Ogni anno il Consigliere di Stato Norman Gobbi incontra gli ufficiali e i sottufficiali professionisti per uno scambio di informazioni e per mantenere stretti rapporti, che favoriscono l’importante presenza dell’Esercito nel nostro Cantone. Tre i momenti principali dell’appuntamento di ieri.
Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione, ha presentato il programma e le attività previste durante l’operazione Odescalchi, che si svolgerà in Ticino e sulla fascia di confine della provincia di Varese dal 13 al 19 giugno 2022.
Dal canto suo, Norman Gobbi ha toccato alcuni temi d’attualità che interessano sia il Dipartimento delle istituzioni sia l’Esercito. Ha così presentato l’attuale stato del progetto del Centro Poligoni di tiro del Monte Ceneri e la situazione delle piazze d’armi ticinesi. Ha poi sviluppato il tema della sicurezza e ha indicato le sfide future del Cantone, legate alla formazione, alla demografia, ai posti di lavoro, alla mobilità, alle finanze, ai pericoli naturali e alla digitalizzazione.
Il terzo momento è invece stato riservato al Responsabile del Dipartimento informazione della RSI, Reto Ceschi, che ha parlato del ruolo dei media con particolare riferimento alla gestione delle crisi. Un focus che ha permesso di meglio comprendere anche i compiti del servizio pubblico nel settore dell’informazione per esempio in caso di grandi eventi catastrofici, nonché i punti di contatto che oggi esistono tra SSR SRG e l’Esercito. Indicativa è poi stata l’esperienza avuta durante la pandemia, soprattutto nel corso della prima ondata l’anno scorso, quando è stato costituito lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta.