Grande successo per la quinta edizione di “Uomo Unità di Misura” al Ristorante Montalbano di Stabio

Grande successo per la quinta edizione di “Uomo Unità di Misura” al Ristorante Montalbano di Stabio

Straordinario successo per la serata di beneficenza in cui cuochi, sportivi, politici e imprenditori si sono uniti accettando la sfida proposta da Mirko Rainer, patron del Ristorante Montalbano di Stabio

Riaffermando con entusiasmo il concetto di “Uomo Unità di Misura” tratto da un’opera del poeta e scrittore Angelo Maugeri, si è svolta lo scorso 13 ottobre, nella cornice del Ristorante Montalbano by Mirko Rainer di Stabio, la quinta edizione di questo appuntamento benefico nato nel 2016. Una serata di beneficenza in cui cuochi, sportivi, politici e imprenditori si sono uniti accettando la sfida proposta da Mirko Rainer, patron del Ristorante Montalbano di Stabio.
Professionisti e amici, tra i quali il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Campione mondiale di sci Giorgio Rocca, il Campione paraolimpico di ciclismo e responsabile di Physio TechLab Fabrizio Macchi, lo Chef Lorenzo Albrici del Ristorante Locanda Orico di Bellinzona, lo Chef Alessandro Manfré della Locanda Orelli di Bedretto e Andrea Bertarini Executive Chef del Ristorante Montalbano, hanno collaborato con entusiasmo – coadiuvati da Mirko Rainer e dal sindaco di Vico Morcote Giona Pifferi – alla realizzazione e al raggiungimento di un obiettivo comune, ovvero quello di raccogliere fondi da devolvere all’Associazione Autismo Svizzera italiana.
Un ricavato di ben CHF 18’450.- interamente devoluto a sostegno delle attività dell’Associazione e delle famiglie che si trovano ogni giorno a dover affrontare le difficoltà che questa malattia impone. “È proprio l’uomo con tutte le sue abilità e disabilità che viene posto al centro di tutte le nostre attività, perché è l’uomo l’unità di misura di tutte le cose”, ha affermato Mirko Rainer che insieme con la moglie Arianna da anni si impegna a dare seguito a questo progetto di beneficenza.
Gli specialissimi collaboratori della cucina del Montalbano hanno dato vita a un menu molto apprezzato dai circa cento partecipanti presenti in sala. In un’atmosfera allegramente conviviale, i commensali hanno goduto di specialità di altissima qualità, accompagnate da una selezione di vini generosamente messi a disposizione da vari viticoltori locali. “È stato grazie alla disponibilità di chi si è messo in gioco facendo del bene, al generoso supporto di sponsor locali (tra i quali, Sandro Vanini SA, i viticoltori Matteo Huber, Sacha Pelossi, la cantina Castello di Morcote e Vinattieri Ticino, Premium Wine Trading Sagl commercianti in vino, Naretto panetteria, Hugo Dubno AG, Rapelli SA e Bianchi AG) e, naturalmente, dei presenti alla serata, che si è potuta raccogliere la bella somma di CHF 18’450.- che sarà al più presto consegnata all’Associazione, ha
spiegato Mirko Rainer.

Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Norman Gobbi ripropone il sistema di nomina adottato dalla Confederazione e da altri Cantoni

Torna d’attualità, puntale come le tasse, il tema dell’elezione dei nuovi magistrati. Ogni volta che un procuratore pubblico o un giudice va in pensione o decide di cambiare lavoro la tematica riemerge e ci si chiede sempre se il sistema attuale di nomina sia quello giusto. “In queste settimane – afferma il Consigliere di Stato Norman – lo è ancora di più, perché il Ministero pubblico è stato potenziato con due nuovi procuratori, per cui i posti aumentano. È utile precisare che la nomina dei magistrati – tranne che per i giudici di pace e i loro supplenti che vengono eletti dal popolo – compete al Gran Consiglio, attraverso la pubblicazione di un concorso a cura della commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio. Una commissione d’esperti indipendenti composta da 5 persone valuta le candidature e trasmette alla commissione parlamentare una valutazione su ogni singola candidatura, esprimendosi unicamente sull’eleggibilità e l’idoneità del candidato a ricoprire la carica. Si tratta solo di un preavviso. Sarà poi il Gran Consiglio a eleggere il o i magistrati”.

Ogni volta però ci sono polemiche prima e dopo l’elezione in Gran Consiglio. “Questo è dovuto al fatto che le forze in Parlamento devono trovare un accordo su un determinato nome. E ogni candidato, si sa, appartiene a questa o a quella corrente politica. La scelta quindi pone sempre questioni se i partiti non trovano una convergenza. Per superare questo scoglio avevo proposto alla commissione parlamentare di codificare le elezioni attraverso l’esatto rapporto di forze esistenti in Gran Consiglio. Non inventavo niente: è il modello che viene applicato a livello svizzero quando si eleggono i giudici del Tribunale federale. A dipendenza della forza di ogni partito nell’Assemblea federale questo partito ha a disposizione tot magistrati. E in questo modo vengono eletti, con una ripartizione ben precisa. Certo: accanto all’area politica d’appartenenza fa stato in primo luogo la competenza della persona che assumerà la carica. Anche altri Cantoni seguono questa modalità. È un sistema più chiaro, alla luce del sole, che permette poi di concentrare l’attenzione sulla competenza della persona designata. La magistratura viene così composta da persone che effettivamente rappresentano le sensibilità presenti nella società e il voto popolare”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

E l’indipendenza di giudizio? “L’indipendenza di giudizio deve appartenere alla persona scelta, ma soprattutto è nella natura del lavoro che viene svolto: i magistrati sono tenuti a far rispettare le leggi. Leggi che disciplinano tutto il quadro all’interno del quale si sviluppa il lavoro della magistratura, a garanzia della Giustizia, che deve essere uguale per tutti. Oggi, a mio giudizio, ciò che manca nell’attuale sistema è la chiarezza a monte di tutta la procedura. Il sistema che vige a Palazzo federale rispetta in modo indiretto la volontà popolare. Per esempio la Lega, che vince le elezioni e ottiene sempre una buona percentuale di voti, si ritrova decisamente sottorappresentata all’interno della Magistratura”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Protezione dei dati, gli esperti ne discutono

Protezione dei dati, gli esperti ne discutono

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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 14 ottobre 2021 de Il Quotidiano

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«Sicurezza da adeguare»

L’anno prossimo entra in vigore la nuova legge federale sulla protezione dei dati che rafforzerà i diritti dei cittadini Le aziende e le amministrazioni pubbliche, però, dovranno adattarsi e meglio proteggersi in caso di attacchi informatici

Entro la fine del 2022 in Svizzera entrerà in vigore la revisione totale della Legge federale sulla protezione dei dati (LPD). Una legge complessa, che avrà un impatto su tutti noi. Il suo obiettivo principale, in sintesi, è proteggere al meglio i dati personali e sensibili dei cittadini. Di conseguenza, anche tutti coloro che trattano i nostri dati (le aziende e le pubbliche amministrazioni in primis) dovranno adattarsi alla nuova normativa. Un processo non semplice e che, dal punto di vista informatico richiederà un vero e proprio cambio di passo nel nostro Paese.
Per preparare al meglio gli adetti ai lavori al cambiamento, nel corso dell’anno il Gruppo di lavoro strategico ‘‘Cyber sicuro’’ si è adoperato per informare specifici settori riguardo alle novità che questa nuova legge porta con sé. E ieri, è stata organizzata a Lugano una conferenza aperta a tutti dedicata proprio alla nuova legge. Ma, concretamente, cosa cambierà nel momento in cui il testo e la relativa ordinanza entreranno in vigore? «Una delle principali novità riguarda il fatto che le aziende, così come le pubbliche amministrazioni, dovranno fare tutto ciò che è plausibile fare per prepararsi a un eventuale incidente informatico », ci spiega Alessandro Trivilini, membro di ‘‘Cyber Sicuro’’ e responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI. In buona sostanza, nel caso di un attacco informatico, le imprese e le pubbliche amministrazioni dovranno poter dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitarlo o per mitigarne le conseguenze. Ciò comporta rispettare gli standard minimi di sicurezza chiesti dalla Confederazione e avere delle procedure precise. «Non dovranno
tutti diventare delle enormi centrali informatiche », precisa Trivilini, «tuttavia sarà necessario adottare quei comportamenti di responsabilità e consapevolezza che permettano di dimostrare a chi avrà il compito di capire cosa è successo durante l’attacco informatico quali erano le responsabilità e come si è agito per affrontarlo». Tutti, dunque, «dovranno avere un piano di risposta in caso di un attacco ». E da questo punto di vista, ci spiega Trivilini, «oggi in Ticino andiamo a due velocità: le aziende che trattano dati personali con Paesi dell’Unione europea sono già sensibili sul tema, perché il relativo regolamento europea (il ‘‘famoso’’ GDPR) già lo prevede sin dal 2018. Le altre aziende, invece, sono rimaste un po’ più indietro e dovranno adeguarsi».
Anche sul fronte delle pubbliche amministrazioni resta ancora diverso lavoro da fare. Come ci spiega il co-direttore del Centro di Calcolo Elettronico SA Giorgio Rastrelli, che da anni lavora fianco a fianco agli Enti locali, «non siamo messi benissimo». Anche se, va detto, «non si tratta di un problema ticinese o dei Comuni. È un problema generalizzato di mancanza di consapevolezza, sia nel pubblico sia nel privato ». Tuttavia, aggiunge, «qualcosa sta pian piano cambiando e dal nostro osservatorio pos-siamo dire che circa il 20% del Comuni si è mosso per adattarsi ». E oltre alla mancanza di consapevolezza, la criticità più grossa, spiega Rastrelli, «è legata al fatto che i Comuni più piccoli non hanno, per ovvi motivi, la capacità tecnologica per poter dare una risposta alle problematiche che stanno sorgendo. L’informatica è diventata un mondo molto complesso e difficilmente un Comune di 3 mila abitanti può stare al passo da
solo, diventando però vulnerabile agli attacchi». E quindi, il consiglio ai Comuni è quello di «prendere consapevolezza del problema e rivolgersi a fornitori esterni e affidabili ».
Ma pure sul fronte delle aziende private, spiega l’avvocato Rocco Talleri, «c’è ancora molto da fare». E la parola chiave, anche in questo contesto, è consapevolezza: «Le aziende sanno che il problema c’è, ma non tutte hanno già riconosciuto la portata di questo cambiamento. Si cerca quindi di sensibilizzarle». Anche perché, «come in tutti i processi, se si anticipa il problema lo si può affrontare in maniera efficiente ed efficace, se invece non si anticipa e si rincorre, si va incontro a diverse difficoltà ». E non va dimenticato, aggiunge infine Talleri, «che la Svizzera e il Ticino non sono un’isola felice. Come tutti siamo esposti a potenziali attacchi informatici: in Ticino per esperienza diretta conosco aziende attaccate e danneggiate pesantemente da questo tipo di attacchi». Insomma, «già succede e succederà sempre di più in futuro».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

L’Usi ad Airolo? Sostenibile eccome!

L’Usi ad Airolo? Sostenibile eccome!

Una scelta, un valore, una consapevolezza.

Tre sostantivi che inquadrano la realizzazione da parte dell’Università della Svizzera italiana (USI) della «Casa della sostenibilità » ad Airolo. A torto si considera periferico il territorio di Airolo e più in generale dell’Alta Leventina. Qui siamo al centro delle Alpi. Il San Gottardo è il massiccio-simbolo per la Svizzera e per la stessa Europa. Scegliere di vivere, di lavorare e di promuovere ricerca e cultura ad Airolo significa poter guardare al resto della nostra nazione da una posizione di assoluta centralità. Un cambiamento di paradigma – sicuramente di prospettiva – che personalmente ho condiviso e ho fatto mio al momento di rimanere in Valle per costruire la mia famiglia. Una scelta consapevole, che mi ha permesso di rimanere nel luogo in cui sento forte la mia identità.
La «Casa della sostenibilità» si inserisce in un contesto di ricerca scientifica che ebbe inizio già prima del Novecento. Da allora sono state pubblicate oltre 400 monografie ed articoli apparsi su riviste specializzate.
I lavori considerano la flora, la fauna, l’idrobiologia,
la geologia ed i problemi tecnici legati allo sfruttamento idroelettrico ed alla gestione della pesca nei laghi alpini. Esiste così un vero patrimonio conoscitivo difficilmente riscontrabile in altre regioni naturalisticamente pregiate.
Il Centro Biologia Alpina di Piora, voluto dal Canton Ticino, rappresenta un importante luogo di ricerca, che ha sviluppato, come detto, molte pubblicazioni e collaborazioni con le università di Ginevra e di Zurigo in primo luogo. Di recente, proprio in ottica di sostenibilità, anche il Politecnico federale di Zurigo ha aperto un centro di ricerca sulla geotermia e la fisica dei terremoti con il «BedrettoLab», nascosto nelle viscere delle nostre montagne. Oggi l’aggancio con l’Università della Svizzera italiana si propone in maniera naturale, con l’USI che dimostra con i fatti il suo inserimento su tutto il tessuto cantonale. Non solo Lugano, non solo Mendrisio, ma con la Casa della sostenibilità pure nelle Alpi: Airolo viene quindi accolta nel «campus » allargato dell’USI che festeggia i suoi 25 anni di esistenza. Un valore in più per la nostra Università. Un valore in più per la Leventina e per tutto il Ticino.
La scelta dell’Università della Svizzera italiana è un atto consapevole sul valore del nostro territorio e sulla necessità di considerare il Ticino nel suo insieme anche per fare ricerca. Airolo per l’USI, soprattutto dopo l’apertura della seconda canna autostradale sotto il San Gottardo, sarà un anello di congiunzione con il resto della Svizzera. In particolare con Zurigo e con le altre Città elvetiche in cui si sviluppano i discorsi più interessanti per il nostro progresso, sempre più incentrati sul concetto di «sostenibilità» quale valore per il benessere di tutti i cittadini.

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 14 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice svizzera in Italia

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice svizzera in Italia

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline – per la prima volta – la nuova Ambasciatrice svizzera in Italia, Monika Schmutz Kirgöz.
L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti di particolare rilevanza per il Canton Ticino, nel quadro delle relazioni transfrontaliere.

Attiva da 25 anni nella carriera diplomatica, Monika Schmutz Kirgöz ha iniziato lo scorso 21 luglio il suo lavoro presso la rappresentanza elvetica a Roma, nella veste di Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Malta e San Marino. In questa veste è un importante referente per il Ticino, il Cantone che – per la sua posizione di frontiera e per le sue caratteristiche socioeconomiche – è più da vicino interessato dalle relazioni con l’Italia.
Il Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli ha condiviso alcune informazioni sull’attuale contesto culturale, politico e socio-economico ticinese, e fornito all’Ambasciatrice – che è stata accompagnata  dal consigliere d’Ambasciata Gregorio Bernasconi, capo della sezione economia e politiche settoriali – un breve quadro delle tematiche di carattere transfrontaliero considerate prioritarie dal Governo e dal Parlamento del Cantone. I temi introdotti sono poi stati sviluppati nel corso di un proficuo scambio di opinioni.

Il Tiro storico del San Gottardo ha per la prima volta una regina

Il Tiro storico del San Gottardo ha per la prima volta una regina

Un’altra donna in vetta pure tra i giovani
Nella gara al fucile 300m ad aggiudicarsi il secondo rango e il premio di miglior attivo è stato Gabriele Tela de La Mendrisiense con 75 punti e colpi centrali 89-94. Miglior veterano è risultato invece Alberto Hachen de La Balernitana con 74 punti. Si è tinto di rosa pure il premio per il miglior giovane, conquistato dalla diciannovenne Giada Macchi della Società di tiro Aurora di Stabio. Nel concorso di sezione, tra le società ticinesi ha vinto La Mendrisiense con 572 punti cui è pure andato il premio di sezione. Secondo rango alla Civici carabinieri di Lugano con 565 punti, seguiti dall’Unione Tiratori di Locarno con 560 punti. Tra gli ospiti la vittoria è andata nuovamente alla Schützengesellschaft der Stadt Luzern con 555 punti, seguiti dalla Schützengesellschaft der Stadt Zürich con 540 punti e dalla Schützengesellschaft Aeugst am Albis con 527 punti. Nella speciale classifica che premia la partecipazione dei Giovani, il primo rango è stato conquistato da La Balernitana, seguita dalla Civici carabinieri di Lugano e dall’Unione tiratori del Gottardo.

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Bodycam in Ticino, sperimentazione in corso

Un progetto pilota congiunto permetterà di determinare se questo strumento potrà essere adottato da tutti gli agenti di polizia

“È necessario avere degli elementi concreti per valutare attentamente se è il caso di utilizzare le bodycam o meno in polizia in Ticino”. Lo afferma Renato Pizolli, portavoce della polizia cantonale, riferendosi al progetto pilota iniziato ad agosto che permetterà di determinare se queste micro-camere potranno essere adottate da tutti gli agenti.

Per il momento otto telecamere sono state date in dotazione alla polizia cantonale e altre otto alla comunale di Lugano e la sperimentazione proseguirà ancora per alcuni mesi. “Vengono acquisiti tutta una serie di dati sull’esperienza che si fa nel servizio e questi vengono valutati secondo criteri di logistica, di operatività e sotto gli aspetti giuridici”, continua Pizolli.

Eventuali criticità, come lo stoccaggio dei dati o aspetti legati alla privacy, saranno riviste sulla base dell’esperienza per fissare correttivi o limiti. Il primo rapporto sulla sperimentazione potrebbe già giungere nei primi mesi del prossimo anno.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Bodycam-in-Ticino-sperimentazione-in-corso-14789010.html

Da www.rsi.ch/news

Ricordo di Alex Pedrazzini

Ricordo di Alex Pedrazzini

Ci eravamo visti non molto tempo fa, qui in Piazza Governo, durante una pausa per il caffè. E con lui abbiamo parlato ancora di alcuni avvenimenti politici, passando da un tema all’altro, perché per lui la politica, ma quella con la P maiuscola, era una passione, era vita. Non per nulla è stato il “padre” della nuova Costituzione cantonale, votata nel 1997. Siamo stati colleghi in Gran Consiglio per due legislature. Non sempre allineati sulle stesse posizioni, ma sempre nel solco del rispetto personale e del dialogo. Dirigendo poi quello che era stato anche il “suo” Dipartimento, ho visto durante il mio lavoro anche i segni che aveva lasciato, in particolare continuando il cantiere delle aggregazioni.
Una persona arguta, ironica, anche autoironica, in una parola: intelligente. Negli anni aveva poi messo molte energie nel sostegno dei più indifesi, in particolare dei bambini. Lo vedevo dietro le sue bancarelle per raccogliere fondi o firme a sostegno di Marche blanche per esempio. E negli ultimi due anni, dopo la sua uscita dal Parlamento, lo incrociavo per le vie del centro di Bellinzona, spesso con la mascherina e lo zaino in spalla.
È stato un Consigliere di Stato brillante, il primo a utilizzare un tipo di comunicazione più moderno, con meno “politichese” e più messaggi e slogan incisivi. Un antesignano del linguaggio degli attuali social… Il “monello” della politica ticinese ci mancherà.
«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

«Dopo gli sforzi fatti sarebbe sbagliato non riconcedere le libertà perse»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi dice la sua sulla possibile uscita dalla pandemia.
«Ci sono state diverse partite negli stadi, con tante persone al chiuso, e non abbiamo visto crearsi focolai», sottolinea.
Sono numeri sempre più incoraggianti, quelli che riassumono l’andamento della situazione epidemiologica nel nostro Paese. Sia a livello nazionale, che cantonale. E in molti si chiedono quanto dovremo ancora aspettare perché le attuali restrizioni vengano abbandonate definitivamente. Il consigliere di Stato Norman Gobbi, ai microfoni di Radio Ticino, si dice favorevole a un imminente cambio di rotta rispetto alle attuali misure.
Traguardi da premiare – «Secondo me la luce in fondo al tunnel c’è», esordisce Gobbi, «proprio perché, l’abbiamo visto, c’è stato un aumento della protezione della popolazione». Per il consigliere di Stato «sarebbe stupido continuare a essere molto fermi sulle misure, perché ora due terzi dei ticinesi hanno già ricevuto almeno una prima dose». Questo significa, spiega, che tra un mese le persone completamente vaccinate saranno ancora più numerose. Vanno poi aggiunti i guariti, «e con loro potremmo arrivare a un 80% circa di popolazione protetta dal virus». Questo risultato dovrebbe essere premiato, sottolinea Gobbi: «Credo che sarebbe un segnale negativo chiedere degli sforzi alla popolazione e poi non riconcedere le libertà che abbiamo perso durante la pandemia».
Risultati promettenti – Unici punti interrogativi, le ferie autunnali degli svizzeri tedeschi, che li porteranno nuovamente in Ticino, e l’intensificarsi del freddo che ci costringerà sempre più all’interno. Ma Gobbi si dice ottimista: «Ci sono state diverse partite negli stadi al chiuso, alla Corner come alla Gottardo Arena, con un alto numero di persone presenti, e non abbiamo visto crearsi focolai».

Da www.tio.ch