Rinnovo permessi, il Tf: prassi più liberale

Rinnovo permessi, il Tf: prassi più liberale

Il centro di interessi non è prevalente. Conta la presenza continuativa dello straniero Ue.

I servizi dell’amministrazione pubblica in generale, compresi quelli del Dipartimento istituzioni, sono chiamati al rispetto delle leggi, delle ordinanze e della giurisprudenza. Giurisprudenza che cambia a seconda dell’interpretazione del diritto e che influenza giocoforza la prassi amministrativa. È quanto avvenuto, per esempio, in materia di concessione e rinnovo dei permessi di soggiorno nell’ultimo decennio. Negli scorsi giorni il Tribunale federale ha reso note due sentenze su altrettanti casi ticinesi che innovano ulteriormente la prassi in senso più liberale rispetto a quanto applicato dalla Sezione ticinese della popolazione. Secondo la massima istanza giudiziaria svizzera “(…) il mantenimento di un permesso di soggiorno presuppone un minimo di presenza sul territorio e che, per definire questa presenza, il legislatore non ha fatto capo né al criterio del centro degli interessi, né a quello del domicilio”. In pratica per il rinnovo di un permesso di soggiorno di tipo B di uno straniero proveniente da uno dei Paesi dell’Unione europea, il criterio del centro di interessi non è più prevalente. E inoltre, sempre secondo i giudici di Mon Repos, “(…) lo spostamento del domicilio rispettivamente del centro degli interessi (in pratica dove si ha la famiglia, ndr) non determina già la decadenza, che può subentrare unicamente se nel contempo sono date le condizioni previste dalla legge (…)”. Sono decisioni che cambiano di fatto la prassi ticinese e che influenzeranno non solo le pratiche per l’ottenimento e il rinnovo di un permesso di soggiorno, ma anche il diritto a eventuali aiuti sociali o allo statuto fiscale. Ne è convinto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che durante l’incontro stampa di ieri mattina ha presentato, con la responsabile della Sezione della popolazione Silvia Gada, le conseguenze pratiche delle due decisioni del Tribunale federale (del 3 settembre, pubblicate il 20) in ambito di residenze fittizie. «La prassi adottata dalla Sezione della popolazione è sempre stata improntata al rispetto della legge e del mandato popolare dei ticinesi e anche di parecchi atti parlamentari, di applicare in maniera restrittiva il diritto e gli accordi vigenti, ponendo un’elevata attenzione alla lotta contro gli abusi, siano essi sociali, economici o di ordine pubblico», ha spiegato Gobbi. In particolare, negli ultimi due casi, le sentenze di Losanna fanno riferimento a decisioni della Sezione della popolazione rispettivamente del 19 agosto 2015 e del 9 giugno 2016 a cui erano seguite sentenze del Tribunale cantonale amministrativo del 23 novembre 2019 e del 5 dicembre 2018.
La Sezione della popolazione, ha ribadito Gada, «si è sempre attenuta alle direttive della Segreteria di Stato della migrazione quale ufficio di riferimento che esercita la vigilanza sul suo operato. Direttive che imponevano di rilasciare il permesso per stranieri in corrispondenza alla situazione fattuale e al comportamento dello straniero». Per questa ragione si è sempre differenziato tra permessi B (soggiorno) e permessi G (frontalieri), soprattutto in Ticino, cantone di confine, dove la situazione è più complessa e articolata. «Abbiamo sempre seguito lo sviluppo della giurisprudenza in diversi ambiti, in particolare in quello dell’ordine pubblico e dei soggiorni fittizi», ha continuato Gada ricordando che già nel novembre del 2020 l’aspetto del centro di interessi era stato ridimensionato da una sentenza della massima Corte federale. “L’aspetto del centro degli interessi di una persona, cui fanno ampio riferimento le autorità ticinesi, ha in realtà una portata circoscritta, segnatamente alla procedura di decadenza, e che anche in quel contesto non costituisce affatto il criterio principale sul quale basarsi (…)”, scrivevano i giudici federali.

Quando decade il diritto al soggiorno
Secondo l’ultimissima giurisprudenza la decadenza interviene quando c’è una notifica di partenza per l’estero; sei mesi consecutivi trascorsi all’estero oppure rientri in Svizzera solo per brevi periodi; e infine se c’è lo spostamento degli interessi all’estero e vi si risiede, contemporaneamente, per oltre sei mesi. «L’entità di presenza effettiva è comunque tuttora da rilevare nell’ambito della procedura di rinnovo», ha spiegato Gada. Che precisa: «Come avvenuto in passato, il Tribunale federale e quello amministrativo tutelano i controlli e la raccolta di informazioni sia sulla documentazione trasmessa dalla persona straniera (consumi elettrici, telefonici eccetera), sia tramite preavvisi e segnalazioni dai Comuni e infine attraverso verbali e sopralluoghi amministrativi». In pratica, ha fatto notare Norman Gobbi, un titolare di permesso G (frontaliere) con rientro settimanale potrebbe, se lo desidera, ottenere un permesso B (dimorante) con tutte le conseguenze che si potranno avere in tema di aiuti sociali, assegni di prima infanzia e assoggettamento fiscale.
Va da sé che l’evoluzione delle decisioni negative per soggiorno fittizio è drasticamente calata negli ultimi sei anni: dalle 111 del 2015, alle 27 del 2001 con un picco di 272 (per evasione di arretrati, ndr) nel 2019 per un totale di 897 decisioni di non rinnovo. Stessa dinamica per le decisioni negative per pericolo dell’ordine pubblico: 163 nel 2015; 13 nel 2021 per un totale complessivo di 938 casi. «Anche per quest’ultima casistica i criteri di valutazione del rischio sono stati allentati dalla giurisprudenza federale che ha però mantenuto inalterati i parametri di controllo utilizzati per non rilasciare o non rinnovare permessi per attività lucrativa ad aziende bucalettere», ha rilevato il consigliere di Stato Gobbi. Ricordiamo che le società fittizie sono spesso la porta d’entrata alla criminalità organizzata di vario stampo e natura.

E in commissione Gestione? ‘Si va avanti’
La politica del Dipartimento istituzioni in materia di permessi è da mesi sotto la lente della commissione parlamentare della Gestione. «E continuerà a esserlo», assicura Ivo Durisch. «Anzitutto non mi è chiaro il richiamo di Gobbi al mandato popolare per giustificare una prassi restrittiva in materia di permessi – afferma il capogruppo socialista in Gran Consiglio –. Una prassi peraltro smentita su tutta la linea anche da queste ultime sentenze del Tribunale federale. Sono stati smentiti la Sezione della popolazione, il Servizio ricorsi del Consiglio di Stato e lo stesso governo. Come commissione siamo ancora in attesa che il governo ci trasmetta quanto da noi richiesto, fra cui le direttive interne per il rilascio dei permessi e quelle indirizzate ai Comuni per i controlli». Per il liberale radicale Matteo Quadranti «la conferenza stampa di oggi (ieri, ndr) è stato un tentativo di Gobbi di buttare acqua sul fuoco, non per niente si è tenuta a poco più di una settimana dall’audizione in Gestione di sindacati e associazioni padronali, che ci hanno fatto un quadro della situazione poco rassicurante sulle modalità con cui la Sezione della popolazione procede sul fronte dei permessi. E ci sono sentenze del Tf che stigmatizzano queste modalità. Senza dimenticare che non tutte le decisioni della Sezione vengono impugnate e soggette pertanto a una verifica giudiziaria».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 settembre 2021 de La Regione

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Permessi, altolà da Losanna

Il Tribunale federale adegua la giurisprudenza in materia di diritto degli stranieri – Ora il concetto di «centro degli interessi» non è più decisivo in caso di revoca o decadimento – Norman Gobbi: «Ci adeguiamo ma manteniamo alta la guardia contro gli abusi»

Negli scorsi anni, il Dipartimento delle istituzioni ha applicato in maniera molto restrittiva la Legge sugli stranieri nell’ambito della concessione – o della revoca – di permessi di dimora. In particolare, per poter beneficiare di un’autorizzazione di soggiorno lo straniero doveva risiedere in maniera continuativa nel nostro cantone e, soprattutto, avere proprio in Ticino il proprio «centro degli interessi». Ebbene, nel corso dell’ultimo anno qualcosa è cambiato e il concetto di «centro degli interessi » è stato ridimensionato dalla giurisprudenza del Tribunale federale. Un primo aggiornamento della giurisprudenza era entrato in vigore nel novembre del 2020, quando l’Alta corte federale aveva emesso due sentenze relative ad altrettanti casi ticinesi risalenti a 6 e 5 anni in cui, in estrema sintesi, veniva spiegato che « l’aspetto del centro degli interessi di una persona, cui fanno ampio riferimento le autorità ticinesi, ha in realtà una portata circoscritta, segnatamente alle procedure di decadenza del permesso, e anche in quel contesto non costituisce affatto il criterio principale sul quale basarsi ». Un anno dopo, più precisamente il 3 settembre 2021, i giudici di Mon Repos emettono altre due sentenze in cui specificano ulteriormente la propria prassi. Nei dispositivi si legge infatti che «il mantenimento di un permesso di soggiorno presuppone un minimo di presenza sul territorio svizzero e che, per definire questa presenza, il legislatore non ha fatto capo né al criterio del centro di interessi, né a quello del domicilio ».

Una zona grigia
Ma cosa implica, in sostanza, la decisione di Mon Repos? Prima delle sentenze del Tribunale federale, se lo straniero lavora in Ticino in settimana e nel fine settimana rientra regolarmente in Italia per far visita alla moglie, al marito o ai parenti, rischia la revoca del permesso B. Con la nuova giurisprudenza del Tribunale federale, invece, questo aspetto non è centrale. In parole povere, se prima dell’adeguamento sarebbe stato corretto concedere un permesso G per questo tipo di situazione, ora è ammissibile anche rilasciare un permesso B. Questa resta in ogni caso una zona grigia che andrà chiarita e il Dipartimento segnalerà eventuali correttivi all’autorità federale. Tra questi, ha spiegato il direttore Norman Gobbi in conferenza stampa, vi è il rafforzamento dell’autonomia economica.

Le verifiche sul territorio
Per poter beneficiare dell’autorizzazione di soggiorno è dunque richiesta una presenza sul territorio di almeno sei mesi e il fatto di non rappresentare un pericolo per l’ordine pubblico, mentre la fiscalità non può essere un elemento determinante. In ogni modo, le verifiche eseguite dalla Sezione della popolazione, che ha competenza sul rilascio dei permessi, vengono tutelate. Come spiegato dalla capo Sezione della popolazione, Silvia Gada, «nel decidere sul rinnovo ci si basa sulla documentazione fornita dalla persona che chiede il permesso, sui preavvisi di segnalazione dei Comuni e, raramente, su verbali e sopralluoghi amministrativi ». Proprio questi controlli «vengono effettuati solo se la situazione non è chiara ». Resta da chiarire l’aspetto delle residenze fittizie. Il Tribunale federale ha specificato che un permesso decade: con la notifica di partenza per l’estero; con 6 mesi consecutivi all’estero oppure rientri in Svizzera solo per brevi periodi; con lo spostamento degli interessi/del domicilio all’estero e un soggiorno oltreconfine superiore ai 6 mesi. In parole povere, affittare un appartamento «di comodo » in Ticino per poi vivere all’estero, magari con saltuari rientri in Svizzera, continua a non essere ammissibile. «Ci adeguiamo ma manteniamo alta la guardia contro gli abusi », ha sottolineato Gobbi. E in questo senso, « i controlli sul territorio restano garanzia della sicurezza dei cittadini».

Cifre in calo
Come prevedibile, l’adeguamento alla giurisprudenza del Tribunale federale ha portato ad alcuni cambiamenti. Nel 2021 le decisioni negative riguardo al rilascio di permessi sono state finora 40. Di queste, 27 motivate con un soggiorno fittizio e 13 con motivi portato ad alcuni cambiamenti. Nel 2021 le decisioni negative riguardo al rilascio di permessi sono state finora 40. Di queste, 27 motivate con un soggiorno fittizio e 13 con motivi di ordine pubblico. Un dato in netto calo rispetto agli scorsi anni: nel 2020 le prime si attestavano a 163 e le seconde a 98, mentre nel 2019 ci sono stati ben 272 casi di soggiorno fittizio e 148 legati a motivi di ordine pubblico.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 23 settembre 2021 del Corriere del Ticino

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Permessi di soggiorno, cambia la prassi
Il Tribunale Federale ha rivisto i criteri a cui le autorità ticinesi dovranno sottostare per rilasciare o no un permesso di soggiorno. Gli effetti si vedono già: nel 2021 sono 40 le decisioni negative

I criteri in base a cui l’Ufficio della migrazione ticinese decide se rilasciare o no un permesso di soggiorno sono da rivedere. Lo hanno stabilito alcune recenti sentenze del Tribunale Federale, presentate oggi in conferenza stampa dal direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi e dalla capo Sezione della popolazione Silvia Gada.

I giudici di Mon Repos hanno in particolare rilevato come “L’aspetto del centro degli interessi di una persona, cui fanno ampio riferimento le autorità ticinesi, ha in realtà una portata circoscritta (…) e non costituisce affatto il criterio principale sul quale basarsi”. Una sentenza datata novembre 2020, che quest’anno, introducendo di fatto parametri meno restrittivi, si è tradotta con un calo dei permessi negati rispetto ai quantitativi degli ultimi anni: 40 da inizio 2021 contro, ad esempio, le 263 decisioni negative dell’anno scorso o le 274 del 2015.

Secondo il Tribunale Federale, infatti, le condizioni per far decadere un permesso sono, nell’ordine: una notifica di partenza per l’estero; 6 mesi consecutivi all’estero; spostamento del centro degli interessi/domicilio all’estero e, contemporaneamente, 6 mesi all’estero. Una giurisprudenza che agli occhi del consigliere di Stato Norman Gobbi fa chiarezza ma potrebbe anche portare a maggiori abusi. “Occorreranno più controlli, non solo da parte dell’Ufficio della migrazione ma da tutte le autorità preposte per capire se effettivamente una persona risiede sul nostro territorio e ha quindi diritto a tutta una serie di prestazioni”, ha spiegato Gobbi.

Un dossier, quello dei permessi, che ha sempre scaldato gli animi. In una puntata di Falò dell’anno scorso erano stati denunciati controlli ritenuti smisurati, ciò che aveva attivato anche la Commissione della Gestione. Alla domanda se la decisione del TF sconfessi la politica adottata dal DI negli ultimi anni Gobbi risponde così: “Cambia la prassi finora utilizzata. Siamo sempre stati molto rigorosi perché la popolazione, in ambito di migrazione, ce lo ha sempre chiesto”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/permessi-di-soggiorno-cambia-la-prassi-YA4662573

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Permessi negati in calo

La giurisprudenza del Tribunale federale ha comportato un netto calo delle decisioni negative in Ticino – Il centro di interessi non così importante

Le decisioni negative riguardo al rilascio di permessi a cittadini stranieri in Ticino sono state finora 27 motivate con un soggiorno fittizio e 13 con questioni di ordine pubblico dall’inizio dell’anno. Un dato in netto calo rispetto al recente passato, se si pensa che nel 2020 le prime superavano le 160 unità e le seconde sfioravano ancora il centinaio, dopo aver sfondato quota 200 nel 2017. Sono queste le cifre presentate oggi, mercoledì, in conferenza stampa da Norman Gobbi e dalla caposezione della popolazione Silvia Gada.
I numeri in calo sono la conseguenza – è stato detto – della giurisprudenza del Tribunale federale, che non ha confortato la prassi restrittiva adottata dalle autorità cantonali, con due sentenze del novembre 2020 relative ad altrettanti casi ticinesi risalenti a 6 e 5 anni fa. “Ci adeguiamo ma manteniamo alta la guardia contro gli abusi”, ha detto il capo del Dipartimento delle istituzioni.
Mon Repos ha in particolare stabilito che l’aspetto del cosiddetto “centro vita e interessi” a cui si faceva riferimento nelle decisioni della sezione e confermate poi dal TRAM “ha una portata circoscritta alla decadenza del permesso e anche in questo contesto non è affatto è il criterio principale”. Pochi giorni fa, la massima corte elvetica ha poi “chiarito in modo inequivocabile” – parole di Silvia Gada – la definizione di soggiorno. “Lo spostamento di domicilio e di centro di interessi da solo non determina la decadenza”, scrivono i giudici di Losanna, “che interviene quando c’è la notifica di una partenza per l’estero” o in caso di assenza continuata di almeno 6 mesi.
I controlli delle presenze restano da fare, ha tuttavia sottolineato l’alta funzionaria cantonale, e sono la base delle decisioni sia positive che negative, anche da parte del TRAM e del TF. Solo di rado, ha precisato, sono necessari sopralluoghi, mentre nella stragrande maggioranza dei casi la documentazione fornita (per esempio le bollette dell’elettricità) è sufficiente.
Anche i criteri relativi al pericolo per l’ordine pubblico – fra i quali gravità e lontananza nel tempo dei reati commessi – sono stati precisati attraverso la giurisprudenza.  “Una truffa di 6 o 10 anni fa non può più essere considerata”, ha detto Gobbi, che vede invece confermata la prassi rigorosa adottata contro le ditte fittizie, le cosiddette società bucalettere. Il consigliere di Stato si è soffermato sulle conseguenze per il Cantone di quanto stabilito a Losanna: è da prevedere un impatto su altri settori di attività pubblica, fra gli altri quello fiscale, delle assicurazioni sociali e fondiario per la possibilità di acquisto di terreni o beni immobili.
La questione permessi tiene banco da un paio di anni ormai, sollevata da sindacati e padronato. Era stata il tema di una puntata di Falò del 2020, in cui si evidenziavano controlli giudicati spropositati, rifiuti e revoche di permessi per questioni ritenute minori. Se ne sta occupando la Commissione della gestione del Gran Consiglio, a cui spetta l’alta vigilanza. In una procedura rallentata dall’emergenza Covid, l’anno scorso era stato sentito proprio Gobbi. La settimana scorsa è stato il turno di padronato e sindacati e ieri, martedì, i commissari hanno tirato le somme e deciso di andare avanti.
Per Anna Biscossa, presidente della Gestione, “le audizioni hanno portato una serie di elementi che impongono di chiarire meglio se alcune difficoltà che si sono registrate sono ancora in vigore o se effettivamente tutto è stato risolto”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Permessi-negati-in-calo-14740968.html

Da www.rsi.ch/news

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«Il Ticino è un Cantone refrattario alle riforme»

«Il Ticino è un Cantone refrattario alle riforme»

Nel corso del dibattito non sono mancate alcune critiche – Si va dagli agenti condannati e riassunti fino agli esami di maturità «mancati» Dopo gli interventi di entrata in materia, il plenum ha iniziato a passare in rassegna i rendiconti dei Dipartimenti. Ma se sulle cifre a consuntivo non sono state sollevate obiezioni di sorta, qualche criticità qua e là non è mancata. Iniziamo dal Dipartimento del territorio. Un paio di deputati hanno infatti chiesto lumi sulla tassa di collegamento, e su questo punto Zali è tornato a confermare che non sarà presente nel Preventivo 2022.

Passando al Dipartimento delle istituzioni, il deputato del PLR Giorgio Galusero ha sollevato la questione degli agenti condannati e in seguito riassunti da alcune Polizie comunali, chiedendo se non fosse possibile impedire questa prassi. «Bisogna umanamente capire il diritto all’oblio una volta che il casellario è pulito», ha ribattuto il direttore del DI Norman Gobbi, il quale ha detto di «non poter imporre nulla ai datori di lavoro». Restando in tema di polizia, la deputata Sabrina Gendotti (PPD) ha accusato il Dipartimento di portare avanti una strategia «poco trasparente» nel «voler abbandonare le polizie strutturate per passare alle polizie-polo». Dal canto suo, invece, il deputato socialista Nicola Corti ha puntato il dito contro i tempi lunghi delle riforme «Ticino 2020» e «Giustizia 2018», parlando di «traguardi troppo ottimistici ». «Non è ora di dichiarare falliti questi due progetti? », ha chiesto. «Non darò più una data termine su un progetto », ha risposto Gobbi: «Questo Cantone è refrattario alle riforme. Se avessi voluto dormire sonni tranquilli avrei dato il minimo al Ministero pubblico ». E anche sulla collaborazione tra Cantone e Comuni si sarebbe potuti passare all’acqua bassa, ma così facendo «non avremmo reso un servizio al Paese».

Sul fronte del DECS, invece, la deputata leghista Lelia Guscio ha sollevato la questione degli esami di maturità non sostenuti dagli allievi nel 2020 a causa della pandemia. Per Manuele Bertoli, però, quella di annullare gli esami di maturità «è stata una giusta decisione, presa tra l’altro dalla maggioranza dei cantoni in Svizzera». In ogni caso si è detto «abbastanza convinto» che gli studenti che non hanno sostenuto gli esami al termine del liceo avranno all’università un tasso di successo non differente da chi non ha avuto blocchi a causa della pandemia.

Polizia cantonale: nominato un nuovo ufficiale

Polizia cantonale: nominato un nuovo ufficiale

Comunicato stampa

Nella propria seduta settimanale, il Consiglio di Stato ha proceduto a nominare Alessio Lo Cicero alla conduzione del nuovo Reparto giudiziario (RG4) della Polizia giudiziaria.

Nell’ambito della “VISIONE 2025” della Polizia cantonale, strategia che mira a ulteriormente perfezionare il processo di specializzazione di determinati settori del Corpo, è previsto un primo adeguamento parziale della struttura organizzativa, motivato dalle nuove esigenze operative, strategiche e di intelligence. Adeguamento che tocca in particolare la Polizia giudiziaria con la creazione di un nuovo Reparto giudiziario (RG4). In questo contesto il Consiglio di Stato ha designato l’Ufficiale di polizia chiamato ad assumerne la conduzione, dopo la sua entrata in funzione prevista nel corso dei prossimi mesi.

Alessio Lo Cicero, attualmente attivo quale Ufficiale con il grado di tenente presso la Centrale cantonale d’allarme (CECAL) subordinata allo Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, dirigerà il nuovo Reparto con il grado di capitano. Dal 2013 sino alla promozione ad Ufficiale ottenuta nel 2018, egli ha operato in qualità di collaboratore scientifico presso la Polizia giudiziaria, ricoprendo diversi incarichi, in particolare legati allo sviluppo di nuovi progetti attinenti l’attività inquirente. Lo Cicero, classe 1985, ha ottenuto un Bachelor in economia aziendale presso la SUPSI nel 2007 ed in seguito un Master presso la facoltà di diritto e scienze criminali dell’Università di Losanna nel 2011.

Nel RG4 confluiranno tutti i servizi attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni oggi distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. L’intero processo è quindi volto a garantire una migliore visione d’insieme e un migliore coordinamento di queste attività, con l’intento finale di costituire un unico centro di competenza informatico e di intelligence a beneficio dell’operatività del Corpo.

Centrale comune d’allarme… al completo

Centrale comune d’allarme… al completo

Quattro postazioni operative della Polizia cantonale, altrettante delle Guardie di confine, una dei Pompieri. E dallo scorso aprile altre quattro postazioni: queste per la gestione delle chiamate al 144. Il tutto, compresa una postazione mista, nello stesso locale situato all’ultimo piano della Centrale comune d’allarme, la Cecal, in via Chicherio a Bellinzona. Inaugurata nel 2018, la Cecal da alcuni mesi può quindi contare sulla presenza anche della Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino Soccorso 144. E così ora tutte le centrali d’allarme degli enti di primo intervento in Ticino sono sotto un unico tetto. Tradotto in numeri telefonici d’emergenza, parliamo del 117 (Polizia), del 118 (Pompieri), del citato 144 (Ambulanze) del 112 (numero di emergenza per tutta l’Europa) e dello 058 480 90 20, il numero della centrale di intervento dell’Amministrazione federale delle dogane. Oggi la Cecal, sottolinea il comandante della Polcantonale Matteo Cocchi, è «un vero e proprio centro di competenze degli enti di primo intervento». Che permette «interventi tempestivi e coordinati quando ci sono delle urgenze, quando i cittadini telefonano perché hanno bisogno», afferma a sua volta il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi.

‘Tecnologicamente performante, un unicum in Svizzera’
La presentazione ufficiale del nuovo inquilino della Centrale comune d’allarme sarebbe dovuta avvenire mesi addietro, ma a causa della pandemia e delle relative restrizioni è stata spostata e si è tenuta ieri. Rinviata la presentazione, ma non l’attività degli operatori e delle operatrici del 144 nello stabile di Bellinzona. La Centrale d’allarme della Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze, spiega Gobbi, «costituisce l’ultimo importante elemento che completa la Cecal». Il nostro cantone «è il solo a disporre di una struttura di questo tipo, che riunendo sotto il medesimo tetto tutti i partner del primo intervento consente uno scambio rapido delle informazioni». Da qui, rispetto al passato, un miglior coordinamento degli interventi e di riflesso una loro maggiore efficacia. Una struttura, la Cecal, «piuttosto performante dal profilo tecnologico», evidenzia ancora il capo del Dipartimento istituzioni. «È la più moderna a livello svizzero», puntualizza Cocchi. «Per garantire risposte rapide e adeguate nel momento in cui vi è un’emergenza, occorre unire le forze, valorizzando – aggiunge il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa – le competenze dei membri della squadra». Ed è ciò che si è fatto e si fa alla Centrale comune d’allarme.

L’anno scorso alla Cecal pervenute 372mila chiamate
Nel 2018 alla Cecal sono giunte 256mila chiamate, l’anno seguente 258mila, 372mila nel 2020. Sono alcuni dati, illustrati dal comandante della Polizia cantonale, sull’attività della Centrale comune d’allarme dalla sua entrata in funzione. La quale, operativa ventiquattro ore su ventiquattro, «coordina e gestisce tutte le urgenze sul territorio cantonale».

‘In Ticino ogni due ore soccorriamo un abitante’
Il dottor Luciano Anselmi, alla testa della Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze, non ha dubbi: la presenza sotto un unico tetto delle centrali d’allarme dei vari enti che si occupano delle emergenze «ha aumentato la qualità degli interventi, a beneficio della popolazione». Un aspetto non da poco visto che, rileva ancora il presidente della Fctsa, «in Ticino soccorriamo un abitante ogni due ore».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 settembre 2021 de La Regione

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Gli enti di primo intervento riuniti sotto un unico tetto

Inaugurato il tassello conclusivo della Centrale comune d’allarme (CECAL) – Gobbi: «Un unicum in Svizzera» De Rosa: «Si uniscono le forze per essere ancora più tempestivi»
Cocchi: «Scambio di informazioni ancora più facile»

Sei postazioni condivise tra Polizia cantonale e pompieri, quattro per le guardie di confine e altrettante per i servizi di ambulanza. In un’unica – e super tecnologica – sala si trovano tutti gli enti di primo intervento. Con l’inaugurazione ieri dell’ultimo tassello l’arrivo nello stabile della Centrale d’allarme cantonale (144) e della Federazione cantonale ticinese ambulanze (FCTSA) – la Centrale comune d’allarme (CECAL) è finalmente completa. «Un risultato storico, perché con tenacia siamo riusciti ad avere in un unico spazio tutti i servizi centrali delle luci blu del Cantone», ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. La CECAL, infatti, rappresenta un unicum a livello svizzero. «Con l’integrazione del 144, il Ticino è il solo ad avere una struttura di questo tipo e potrà essere da stimolo per gli altri Cantoni». In questo modo – ha spiegato Gobbi – «si risponde alla necessità della popolazione di avere una risposta immediata nei casi di urgenza». Con l’inserimento negli spazi della CECAL anche degli operatori del 144, si chiude un percorso iniziato nel 2014, quando il Consiglio di Stato approvò il messaggio con il credito necessario alla costruzione del centro. «Le tempistiche del progetto sono state rispettate e, finalmente, il Ticino raggruppa sotto un unico tetto tutti i numeri di emergenza». Un polo unico che permetterà di rafforzare lo scambio di informazioni e migliorare gli interventi sul campo.

Lavoro in sinergia
L’importanza di «unire le forze per garantire la tempestività e la qualità negli interventi sul territorio» è stata ribadita anche dal direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. «Mettere a contatto fisicamente chi si occupa della sicurezza e del soccorso della popolazione può giovare nel momento del bisogno, quando servono massima rapidità ed efficienza». E l’arrivo della pandemia lo ha confermato: «In una situazione di crisi il lavoro sinergico tra i diversi servizi è stato una delle nostre forze, soprattutto durante la prima ondata. Con l’integrazione di Ticino Soccorso, il nuovo polo delle urgenze è completo». La centrale d’allarme rappresenta un «vero salvavita, garantendo un intervento di pronto intervento tempestivo».

Coordinamento e tecnologia
Maggiore coordinamento, ma anche più tecnologia. «La nostra centrale è attualmente la più moderna in Svizzerae rappresenta un vero e proprio centro di competenza degli enti di primo intervento », ha evidenziato da parte sua il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi. « L’integrazione dei diversi partner è avvenuta in maniera semplice: tutti hanno capito l’importanza della nostra missione e oggi chi cerca aiuto atterra in questo centro». Fondamentale – ha ribaditoCocchi – è poi la facilità di scambio delle informazioni: « Non serve più alzare il telefono, ma basta girarsi per poter parlare con il collega. Questo garantisce ancora più velocità negli interventi ul territorio». Proprio sulla rapidità dei soccorsi si è concentrato il dottor Luciano Anselmi, presidente della Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze (FCTSA). «Eravamo i primi della classe dieci anni fa, quando abbiamo introdotto il 144. Siamo nuovamente i primi della classe, ora, con questo Centro ». La centrale unica, ha ricordato Anselmi, «era una necessità». Ogni anno si contano circa 200 mila chiamate di soccorso, che si traducono in 26 mila interventi. «In pratica, ogni due ore soccorriamo un ticinese. E un cittadino su quindici ha avuto contatti con i servizi di soccorso», ha spiegato Anselmi. Con la centrale unica, il coordinamento delle risorse « sarà sempre più mirato, efficiente e rapido. E basterà aprire una porta per preparare un intervento con i colleghi».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 22 settembre 2021 del Corriere del Ticino

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Centrale comune d’allarme completa

Anche il 144 ha trovato casa nella CECAL – Cocchi: “Così potremo essere più celeri”

Tutti gli enti di primo intervento in Ticino operano finalmente sotto un unico tetto. Anche il 144 – cioè il coordinamento sanitario -, infatti, ha trovato dimora nella Centrale comune d’allarme (CECAL) a Bellinzona assieme alla Polizia, i Pompieri  e l’amministrazione delle dogane. L’inaugurazione si è tenuta martedì mattina.

“Questo ci permette di essere più celeri, di coordinare meglio gli interventi e in caso di bisogno di essere già qui insieme per poter reagire a delle situazioni particolari”, ha commentato il comandante della polizia ticinese, Matteo Cocchi.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Centrale-comune-dallarme-completa-14738583.html

Da www.rsi.ch/news

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CECAL, tutti sotto un tetto: «Un unicum in Svizzera»

È stata inaugurata oggi la Centrale Comune di Allarme che riunisce gli enti di primo intervento a livello cantonale.
Gobbi: «Un risultato storico per un cantone all’avanguardia nella protezione della popolazione». De Rosa: «Un salvavita». Cocchi: «Giorno importante».

Tutti sotto a un tetto. Dal primo aprile scorso. Gli enti di primo intervento a livello cantonale – 112, 117, 118 e 144, oltre al numero della centrale d’intervento dell’Amministrazione federale delle Dogane (AFD) – hanno trovato casa a Bellinzona. E oggi la Centrale Comune di Allarme (CECAL) – completata di recente con gli ultimi tasselli, l’avvento nello stabile della Centrale d’allarme cantonale (144) e della Federazione Cantonale Ticinese Ambulanze (FCTSA) – vive finalmente il giorno del suo battesimo ufficiale. 

Un unicum in Svizzera – A inaugurare la struttura vi è, naturalmente, il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. «Questo è un risultato che si può definire storico», esordisce con orgoglio il Consigliere di Stato. «La Centrale è un unicum a livello svizzero e questo ci pone sempre più come cantone all’avanguardia nella protezione della popolazione. Le attività degli enti di primo intervento in questo modo vengono coordinate».

Visione lungimirante – La Centrale, durante la pandemia, ha pure ospitato lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC). «Riunire sotto un unico tetto queste diverse realtà è stato lungimirante, soprattutto durante il periodo più buio della crisi. Quando gli spostamenti erano sconsigliati, infatti, è stato fondamentale poter riunire la maggior parte degli attori in uno spazio adeguato», sottolinea Gobbi. 

Un salvavita – La vicinanza di tutti gli enti è fondamentale per intervenire in maniera rapida ed efficace. «Unire le forze migliora la tempestività e la qualità dell’intervento», ha da parte sua precisato il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. «Questa vicinanza ha giovato ai cittadini nel momento del bisogno». E la prova la si è avuta nella primavera del 2020 con l’avvento del coronavirus. «La centrale è stata una delle nostre forze. E con l’integrazione del 144 è diventata ancora di più un salvavita, garantendo il riconoscimento e la segnalazione precoce».

«Giorno importante» – Ovviamente soddisfatto per il completamento del progetto d’integrazione di tutti gli enti anche il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi: «Oggi è un giorno importante. L’integrazione del 144 rappresenta la chiusura del cerchio». Un maggior coordinamento che va a braccetto anche con la tecnologia. «La nostra Centrale è attualmente la più moderna della Svizzera. L’integrazione dei vari partner è stata semplice». La CECAL è oggi un vero e proprio centro di competenze. «Chi cerca aiuto – conclude Cocchi – atterra in questo centro. Grazie a questo oggi siamo ancora più celeri e coordinati».

Primi della classe – L’ultimo a intervenire è il Presidente della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), il Dottor Luciano Anselmi. «Eravamo i primi della classe dieci anni fa quando abbiamo introdotto il 144, siamo nuovamente i primi della classe ora con questo Centro». Per Anselmi la popolazione non potrà che beneficiare di questa nuova situazione: «Il coordinamento delle risorse sarà sempre più mirato, efficiente e rapido. D’altronde basterà aprire una porta e discutere con i colleghi per preparare un intervento». 

I numeri – Il lavoro, numeri alla mano, di certo non manca. In pochi anni il numero delle chiamate è infatti passato da 256’000 (2018) a 372’000 (2020). «Ogni due ore un ticinese richiede il nostro intervento», ricorda il Presidente di FCTSA, che poi snocciola altri dati. «Un ticinese su quindici ha avuto un contatto con i servizi di soccorso, mentre ai centralini arrivano oltre undici chiamate all’ora (in totale 104’663 nel 2020, ndr)». Anche per quanto riguarda la rianimazione di una persona in arresto cardiaco il Ticino è all’avanguardia: «Più di un ticinese su sei è in grado di effettuare una rianimazione», conclude Anselmi. «Il tasso di sopravvivenza è attualmente al 60%, sul livello di quello che troviamo ad esempio a Las Vegas. La media svizzera è invece solo del 20%».

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1536710/centrale-intervento-enti-svizzera-primo-cecal-tetto-unicum

Da www.tio.ch

«Potete essere orgogliosi e puntare ancora più in alto»

«Potete essere orgogliosi e puntare ancora più in alto»

Il Ticino visto da Gratian Anda, uno dei proprietari del cinque stelle Castello del Sole di Ascona designato per la seconda volta miglior hotel svizzero dalla guida GaultMillau – Finora solo il Grand Resort di Bad Ragaz aveva fatto il bis

Un parterre da cinque stelle per rendere omaggio a un cinque stelle. È quello che si è dispiegato ieri nel parco del Castello del Sole di Ascona, per celebrare un riconoscimento che ha confermato l’albergo come una delle punte di diamante del turismo non solo ticinese, ma anche nazionale. Per la seconda volta dal 2008, infatti, la struttura si è aggiudicata il riconoscimento di miglior albergo svizzero da parte della prestigiosa guida GaultMillau. Finora ad essere riuscito a fare il bis era stato solamente il Grand Resort di Bad Ragaz. Un evento che andava insomma celebrato con tutti i crismi e che ha attirato sulle rive del Verbano un gran numero di ospiti, dai rappresentanti del settore turistico a quelli della politica (locale, regionale e cantonale). Un’occasione anche per incontrare Gratian Anda, rappresentante della famiglia proprietaria dell’hotel e della vicina tenuta dei Terreni alla Maggia, oltre che del gruppo The Living Circle, che riunisce alberghi e ristoranti di prestigio in tutta la Svizzera. Anda è spesso ad Ascona e nelle qualità e potenzialità del Ticino crede molto.

Pensare al dopo pandemia
«Il cantone – afferma – ha tutte le caratteristiche per essere una regione vincente dal punto di vista turistico. E sicuramente lo è già, come dimostrano peraltro gli ultimi risultati del settore, che rispecchiano quelli ottenuti anche dal nostro hotel. Insomma, potete sicuramente essere orgogliosi». Ma, secondo il noto imprenditore svizzero , il Ticino potrebbe puntare ancora più in alto. «Dal confronto con altre mete, internazionalmente più note – spiega Anda al CdT, affiancato dal CEO del gruppo Jürg Schmid – il Ticino esce sicuramente vincente. Al di là delle bellezze paesaggistiche, potete vantare molte infrastrutture di altissimo livello e una qualità del servizio eccezionale. Eppure c’è un ampio bacino di mercato che ancora non conosce queste potenzialità». Anda e Schmid fanno l’esempio del comparto del Lago di Como, «del quale non dobbiamo invidiare nulla, anzi. E che, fra l’altro, pratica una politica dei prezzi più alta della nostra. Eppure loro hanno una clientela, anche di prestigio (proveniente, ad esempio, dagli Stati Uniti), che non conosce la bellezza dei nostri laghi e il livello di qualità del settore ricettivo che li circonda. Sono segmenti di mercato da considerare, considerando che – fortunatamente – la pandemia prima o poi passerà e la clientela svizzera tornerà a puntare maggiormente sulle mete esotiche ».

Una promozione più mirata
Un messaggio chiaro indirizzato anche a chi di promozione turistica si occupa, come Angelo Trotta, direttore di Ticino Turismo, e Fabio Bonetti, suo omologo dell’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli. Mentre entrambi si sono ovviamente detti soddisfatti e orgogliosi per l’exploit del Castello del Sole, Bonetti, riflettendo sulla sollecitazione di Anda, si è chiesto se per «agganciare » meglio la clientela di oltre Oceano non sia auspicabile una promozione più mirata su città o zone specifiche, invece di rivolgersi ad un generico mercato statunitense.
Intanto, però, a prendere letteralmente d’assalto le 79 camere del cinque stelle asconese (vedi anche box a sinistra) è stata soprattutto la clientela svizzera, che lo ha riempito nelle ultime due stagioni. «Un’evoluzione positiva – sottolinea Gratian Anda –, che non deve però portarci a dormire sugli allori. Anche nel nostro settore è fondamentale mantenerci al passo con i tempi: l’albergo ha cinquant’anni e deve essere costantemente adeguato alle esigenze della clientela. Pensiamo alla valorizzazione della zona a lago, alla politica dell’utilizzo di prodotti a chilometro zero, all’adattamento degli spazi esterni. Abbiamo nuovi progetti e per poterli concretizzare è fondamentale il sostegno degli enti locali a livello pianificatorio ».

Una variante fondamentale
Il riferimento è alla variante grazie alla quale sarà possibile ampliare la zona edificabile del comparto. «Noi ci siamo già mossi in tal senso e il Consiglio comunale l’ha approvata – sottolinea il sindaco di Ascona, Luca Pissoglio –. Ora spetta a Locarno, visto che il Cantone ci ha chiesto una pianificazione coordinata, considerato che il complesso sorge sui territori di entrambi. V’è da sperare che le cose vadano avanti e che si eviti di bloccare tutto». Per il resto Pissoglio si è ovviamente rallegrato (assieme, peraltro, al sindaco di Locarno Alain Scherrer) per il riconoscimento, «che rende omaggio ad una struttura alberghiera fondamentale, la cui attività – così come quella degli altri cinque stelle presenti sul nostro territorio – genera importanti ricadute per tutta la regione». E non solo. A ricordare – così come quella degli altri cinque stelle presenti sul nostro territorio – genera importanti ricadute per tutta la regione». E non solo. A ricordare che a trarre beneficio dall’eccellenza rappresentata dal Castello del Sole è l’intero cantone è stato il consigliere di Stato Norman Gobbi (in rappresentanza del Governo assieme a Raffaele De Rosa). Dopo aver scherzato sul fatto che il sostegno al cinque stelle «è l’unico punto d’incontro che riesce a mettere d’accordo Ascona e Locarno», Gobbi ha sottolineato come la famiglia Anda abbia saputo «innovare nella tradizione» e come «in successi come questo sono le persone a fare la differenza ». Persone che sono state al centro anche dell’intervento di Urs Heller, direttore di GaultMillau, il quale ha voluto ricordare (e ringraziare) tutti coloro (dai proprietari alla direzione a tutti i dipendenti) che sono stati alla base della scelta di assegnare nuovamente il prestigioso riconoscimento al Castello del Sole.

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

Comunicato stampa

Oggi è stato inaugurato il tassello conclusivo che riguarda la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° aprile è infatti attiva nello stabile anche la sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 144 su rete fissa e mobile. Si completa in questo modo il progetto che raggruppa ora sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.
Nel 2020 due importanti novità avevano coinvolto in primo piano la CECAL: lo spostamento di parte della struttura dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) e l’arrivo del numero 118 dei Pompieri ticinesi, gestito dal personale della Polizia cantonale presente in centrale. La prima aveva poi permesso di recuperare degli spazi, un’opportunità immediatamente colta dalle Autorità politiche ticinesi e dal Comando della Polizia cantonale, che hanno infatti mantenuto l’intento di proseguire sulla via della condivisione della struttura con gli enti di primo intervento presenti sul nostro territorio. In meno di un anno quindi, è nata e si è sviluppata l’idea di integrare anche la Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino Soccorso 144 nel nuovo polo delle urgenze. Una proposta accettata con entusiasmo e con grande slancio da parte della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), che ha così sposato la visione e la missione di questo centro di competenza, il più moderno a livello svizzero. Dalla primavera 2021 nella CECAL prendono dunque posto anche gli operatori e le operatrici della centrale Ticino Soccorso, nonché gli uffici amministrativi della FCTSA.
Nel corso dell’odierna conferenza stampa di inaugurazione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha ribadito l’unicità della Centrale a livello svizzero, che pone il Ticino quale Cantone faro nell’ambito del soccorso alla popolazione. Inoltre ha sottolineato l’importanza della funzione ricoperta dalla CECAL l’anno scorso nel contesto della gestione della pandemia, in particolare ospitando lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC).
Dal canto suo Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), ha ricordato gli elementi essenziali del simbolo della ‘Stella della vita’, che si traducono anche nel lavoro del 144. Un numero semplice da memorizzare e da comporre, capace di garantire dall’altro capo del filo una risposta qualificata e competente, in grado di tranquillizzare chi si trova nel bisogno dei soccorsi, di suggerire come comportarsi e di agire affinché i soccorritori possano celermente raggiungere il luogo dell’emergenza. Questo è possibile grazie alla rete capillare dei servizi ambulanze, che coprono tutto il territorio cantonale. Un sistema di pronto intervento e di cura che rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha espresso la sua soddisfazione per il completamento del progetto di integrazione di tutti gli enti di primo intervento, sottolineando in particolare l’eccezionalità nelle tempistiche di realizzazione. Il Comandante Cocchi ha inoltre evidenziato come oggi la CECAL rappresenti un vero e proprio centro di competenze per quanto riguarda lo sgancio delle misure d’urgenza sul territorio cantonale e il coordinamento tra i diversi partner della sicurezza.
Il Presidente della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), Dr. Luciano Anselmi ritiene che l’utenza non potrà che beneficiare di questa nuova situazione logistica; il coordinamento delle risorse sarà infatti sempre più mirato ed efficiente, permettendo di prestare soccorso ai pazienti in tempi rapidi e in un contesto altamente professionale. Una volta ancora il Ticino si distingue per l’adozione di soluzioni pratiche, pragmatiche e anche economiche.

Filmato di presentazione attività CECAL 2021 (canale youtube Repubblica e Cantone Ticino): https://youtu.be/yjFnCnIf_mI

Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta le nuove misure del CF: “Vedo difficile potere effettuare i controlli alle dogane stabiliti da Berna”

Le opzioni sul tavolo del Consiglio federale erano due: o chiedere un tampone all’ingresso in Svizzera, con un secondo test fra i 4 e i 7 giorni dopo, oppure una quarantena obbligatoria di dieci giorni dopo un primo test negativo, sempre all’ingresso. Le misure si sarebbero applicate a tutti coloro che non dispongono di un certificato Covid.

Il Consiglio di Stato ticinese aveva espresso la sua preferenza nei confronti della prima opzione. Variante che ieri è stata ufficialmente adottata dal Consiglio federale. Su un aspetto però c’è stata divergenza tra Berna e Bellinzona: il Governo cantonale preferiva l’obbligo di presentazione del certificato Covid (o dei test) all’entrata in Svizzera da parte di chiunque, anche di chi aveva espatriato solo per poche ore. La Confederazione ha invece annunciato che nelle zone di frontiera, all’interno delle quali “esiste uno stretto scambio economico, sociale e culturale”, non si richiederà la presentazione della certificazione.

“Nessuna eccezione per più facilità”
“Avevamo chiesto di non avere eccezioni di questo tipo per avere più facilità nei controlli”, ha spiegato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, intervenuto a Ticinonews ieri sera. “Lo sappiamo: i movimenti lungo il confine sono tanti, non solo per andare a fare la spesa (che è una banalizzazione dei movimenti transfrontalieri), ma anche per andare a fare visita ai propri cari”.

Si attendono precisazioni
Nella sua seduta di venerdì, il Consiglio federale non ha però stabilito cosa intenda con “regione di frontiera”. Il Governo ticinese ora attende chiarimenti in merito: “Se consideriamo la definizione di ‘regione di frontiera’ citata dal Consiglio federale quale ‘zona dai forti scambi economici, sociali e culturali’, beh, la nostra regione di frontiera potrebbe benissimo corrispondere all’intero Nord Italia. Questa formulazione dovrà essere precisata”.

Perplessità dei Cantoni sul secondo tampone condivise
Ieri alcuni Cantoni avevano fatto sapere di essere perplessi sul secondo tampone per chi entra in Svizzera senza certificato. Ciò pone interrogativi sul profilo sanitario e della capacità di controllo da parte delle autorità dell’effettivo rispetto della misura. Gobbi condivide questo punto di vista: “Il virus potrebbe svilupparsi nei giorni successivi al primo tampone. Inoltre, vedo difficile potere effettuare i controlli, di cui i Cantoni, come stabilito da Berna, sono responsabili. Si tratta di un impegno estremamente oneroso. A volte occorre soppesare efficacia ed efficienza”, conclude il consigliere di Stato.

Da www.ticinonews.ch

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14728491

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 settembre 2021 de Il Quotidiano

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“Alla frontiera un filtro per la sicurezza, non solo per incassare i (dovuti) dazi”

“Alla frontiera un filtro per la sicurezza, non solo per incassare i (dovuti) dazi”

Preoccupazione per la revisione della legge federale sulle dogane

Alla frontiera un filtro per la sicurezza, non solo per incassare i (dovuti) dazi”

In questi tempi di pandemia, dove i controlli alle frontiere dovrebbero essere un must per garantire la maggior protezione possibile da “incursioni indesiderate” del virus e delle relative nuove varianti, ci si dimentica che a livello federale è sul tavolo il progetto di nuova legge sulla riscossione dei tributi e sul controllo del traffico transfrontaliero di merci e persone. “Una nuova impostazione voluta dal Consiglio federale con intenti positivi – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi -, ma che al lato pratico potrebbe rivelarsi addirittura controproducente per la tutela della sicurezza delle persone e delle merci. Un punto debole che il Consiglio di Stato ha espresso già nel dicembre del 2020. Criticità che potrebbero portare a una confusione nelle competenze tra la stessa amministrazione federale e le Polizie cantonali, che sono e rimangono per mandato costituzionale competenti nel garantire la sicurezza interna e nel controllo di persone sospette di aver commesso un reato”.

Storicamente il ruolo del doganiere e quello della guardia di confine hanno sempre avuto una netta differenziazione. Il primo con compiti di riscossione dei vari dazi doganali, IVA in primis; il secondo di controllo sul confine legato alla sicurezza. Oggi questi ruoli non sono più così definiti e l’evoluzione a cui porteranno i cambiamenti legislativi in atto cancelleranno completamente queste caratteristiche importanti. “Il rischio che vedo è quello di indebolire la rete di sicurezza che le guardie garantiscono al confine. Una piccola testimonianza diretta raccontatami da un mio conoscente illustra meglio di molte parole qual è il rischio che già oggi stiamo correndo. Questa persona stava rientrando in Ticino dal valico di Chiasso strada. Davanti a lui un furgone targato Polonia. Un modello per il trasporto di passeggeri, non di merci. Questo mio amico si attendeva che la vettura venisse perlomeno fermata, per permettere alle guardie almeno di dare un’occhiata all’interno. Niente. Il furgone è stato lasciato passare con il classico gesto della mano “avanti”. Il mio conoscente, invece, con la sua auto targata Ticino è stato bloccato e gli sono state rivolte domande, quali “merce da dichiarare” e addirittura “da dove viene”. Le classiche domande per capire se aveva fatto la spesa e se stesse importando qualcosa senza pagare i dazi e l’IVA”.

Ciò dimostra – continua il direttore del Dipartimento delle istituzioni – che l’accento non è stato posto al controllo delle persone (in questo caso a bordo di un furgone polacco, senza nulla togliere a tutti i bravi cittadini polacchi) e quindi a tutela della sicurezza, ma bensì l’accento è posto sulle merci e i dazi. Quel che non vorrei con la futura nuova legge è una confusione di ruoli a scapito della sicurezza della Svizzera. Oggi ci sono due culture aziendali ben definite all’interno di quella che veniva chiamata Amministrazione federale delle Dogane. Il tentativo di inglobare il tutto in un unico concetto potrebbe rivelarsi dannoso, soprattutto, come ho detto, sotto l’aspetto della sicurezza e di una buona condivisione dei ruoli”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Cyber sicuro: webinar concernente l’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel settore formativo

Cyber sicuro: webinar concernente l’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel settore formativo

Comunicato stampa

In vista della futura entrata in vigore della nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD), approvata il 25 settembre 2020 dal Parlamento svizzero, il Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro ha organizzato quattro seminari in rete (webinar) per approfondire l’impatto che questa nuova legge avrà in quattro specifici settori: sanitario, economico, formazione ed amministrazioni pubbliche.  

Il terzo dei quattro webinar, dedicato al settore formativo, ha avuto luogo giovedì 2 settembre con l’obiettivo di creare un momento di confronto e condivisione di esperienze didattiche che riguardano la trattazione dei dati sensibili e la sicurezza delle informazioni. I partecipanti hanno quindi avuto la possibilità di conoscere gli aspetti principali in materia di gestione dei dati personali e della relativa sicurezza informatica.

La registrazione del citato webinar è visibile sul canale Youtube del Cantone (https://youtu.be/4n3pmq627hc) oppure sul sito www.cybersicuro.ch.

Il quarto e ultimo webinar, dedicato alle amministrazioni pubbliche, si terrà giovedì 23 settembre dalle ore 17:00 alle ore 18:30.

Per iscriversi o per maggiori informazioni si può consultare il sito www.cybersicuro.ch.     

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica 

Il Consigliere di Stato del Canton Ticino Norman Gobbi ha assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’assemblea generale tenutasi a Locarno. Per l’occasione, è stato anticipato che durante l’anno di presidenza ticinese saranno organizzati per la prima volta gli Stati generali del turismo e della cultura: un’occasione per promuovere la ripresa in un settore chiave per l’economia della regione dei tre laghi.

Si è svolta oggi al Palacinema di Locarno l’Assemblea generale della Regio Insubrica, la Comunità di lavoro – nata per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini – che riunisce il Canton Ticino, le Regioni Piemonte e Lombardia, le Province del VCO, di Novara, di Como, di Lecco e di Varese. La seduta ha sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Piemonte al Canton Ticino.

Dopo i saluti iniziali del sindaco di Locarno Alain Scherrer e del presidente del Locarno Film Festival Marco Solari, il Presidente uscente Matteo Marnati – membro della Giunta della Regione Piemonte – ha introdotto i lavori dell’assemblea. È stato sottolineato che, nonostante la crisi pandemica, non è mai venuta meno la fiducia nei principi fondanti della Regio, e in particolare nell’utilità di alimentare un clima di costante e costruttivo confronto, al di là dei confini provinciali, regionali e nazionali. In quest’ottica, è stata annunciata l’organizzazione degli Stati generali del turismo e della cultura, che saranno convocati per la prima volta nei prossimi mesi. Si tratterà di un’occasione per promuovere un turismo più vicino al territorio e finalmente sostenibile, assicurando il rilancio di un settore chiave per lo sviluppo economico della regione dei tre laghi.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, ha poi assunto la carica di Presidente della Comunità di lavoro per l’anno entrante. Nel suo intervento, anch’egli ha ricordato il profondo impatto della pandemia, nella quale la Lombardia è stato il primo epicentro in Europa e il Ticino in Svizzera. Gli ultimi mesi hanno confermato i solidi vincoli storici, economici e culturali della nostra regione transfrontaliera: in questi periodi di grande incertezza e tensione, la collaborazione tra le varie Autorità locali – anche grazie alla rete di contatti della Regio Insubrica – è stata sempre ottima e ha facilitato la mutua comprensione delle numerose misure restrittive che i Governi centrali emanavano, talvolta con poca coordinazione e dimenticandosi spesso delle peculiarità delle aree di frontiera.

L’Assessore della Regione Lombardia con delega ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori ha poi proposto alcune riflessioni sul valore dei contatti informali favoriti dall’appartenenza alla Comunità di lavoro transfrontaliera: durante le fasi acute della crisi COVID, queste modalità di interazione rapide e flessibili hanno permesso di risolvere svariati problemi di piccola e grande entità. Sempre a proposito delle opportunità istituzionali che sorgono a margine dei lavori della Regio Insubrica, è stata ricordata anche la firma dell’atteso accordo sulla fiscalità dei frontalieri, giunta anche grazie al concorso di Regione Lombardia e Cantone Ticino e al loro intervento presso i rispettivi Ministeri delle finanze. 

Il Rapporto sulle attività svolte dalla Regio Insubrica nel 2020 – il 25. anno dalla costituzione della Comunità di lavoro – è stato infine presentato dal Segretario Francesco Quattrini e approvato all’unanimità dall’assemblea. Nonostante la brusca riduzione delle attività legate ai progetti, è stato ricordato che durante la pandemia il dialogo transfrontaliero ha nuovamente dimostrato la propria centralità, favorendo l’ottenimento di risultati significativi. Fra gli eventi positivi è stata ricordata l’apertura del tunnel di base del Monte Ceneri, inaugurato il 4 settembre 2020, a completamento della rete di tunnel di base del progetto Alptransit: un’opera che potrà incidere positivamente anche nella gestione del traffico regionale transfrontaliero.

In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2021 e consuntivo 2020.