Dopo l’ondata pandemica arriva l’ondata dei rifugiati?

Dopo l’ondata pandemica arriva l’ondata dei rifugiati?

Norman Gobbi analizza la situazione in vista di un possibile incremento di arrivi

Il flusso di migranti provenienti soprattutto da alcuni Stati africani e da nazioni asiatiche è da sempre caratterizzato da ondate, influenzate dalla situazione internazionale e dai conflitti all’interno di determinate nazioni e regioni. “L’anno scorso – afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – la pandemia ha rallentato la possibilità di movimento e i flussi internazionali sono diminuiti. Nel 2020 la Svizzera ha registrato 11’041 domande d’asilo, ossia il 22,6 per cento in meno rispetto all’anno precedente. I dati dei primi tre mesi del 2021 confermano la diminuzione. Ma diversi indicatori ci mostrano che a partire dai mesi estivi ci dovrebbe essere un notevole aumento. In questo senso la Segreteria di Stato della migrazione (SEM) sta facendo le dovute valutazioni, anche per non farsi trovare impreparata. La diminuzione di domande ha avuto un effetto benefico, nel senso che ha permesso – grazie alla nuova legge sull’asilo – di smaltire un numero elevato di domande e di recuperare anche sugli incarti pendenti. La SEM deve però farsi trovare pronta ad affrontare una eventuale nuova ondata, che gli indicatori internazionali lasciano presagire”.

Il Ticino è particolarmente toccato dal problema migratorio. “Come porta più a sud della Svizzera e confinante con l’Italia, uno dei principali paesi di sbarco dei migranti, il Ticino è il primo punto d’arrivo in Svizzera di molti richiedenti l’asilo. A Chiasso – e ora anche a Balerna/Novazzano con il centro di Pasture – si concentrano le infrastrutture della Confederazione deputate alle operazioni di registrazione, accoglienza e smistamento dei richiedenti l’asilo per quanto riguarda la parte al confine con l’Italia”, precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

E proprio a Chiasso, così come negli altri Comuni del Mendrisiotto, alcuni richiedenti l’asilo creano problemi. “È così. La Polizia comunale di Chiasso, così come la Polizia cantonale, sono spesso sollecitate da cittadini esasperati per il comportamento soprattutto di giovani provenienti dalle regioni del Maghreb. Teniamo costantemente monitorata la situazione. Purtroppo vandalismi, furti e schiamazzi sono all’ordine del giorno e con la stagione calda tenderanno ad aumentare. Comportamenti che non possiamo tollerare. Un incremento più significativo potrebbe poi essere legato, come detto, al maggior flusso di migranti previsto nei prossimi mesi. Anche per le nostre forze dell’ordine dunque i dispositivi di intervento potrebbero richiedere un potenziamento”, sottolinea Norman Gobbi.

Negli scorsi giorni il consigliere nazionale Lorenzo Quadri ha presentato una mozione con la quale chiede che la Svizzera segua il modello danese. Cosa ne pensa? “La Danimarca ha proposto di realizzare centri di accoglienza non nei paesi europei, ma direttamente in Africa. Ci sono diversi aspetti a favore in questa iniziativa. Spero che Berna possa valutare in modo approfondito questa alternativa avanzata da Lorenzo. Ma soprattutto spero che l’Europa non si limiti a bollarla come invece sembra il caso. Vedremo. Il mio timore è che anche di fronte a questa proposta gli Stati membri dell’UE non siano in grado di accordarsi, di trovare soluzioni come purtroppo avviene da anni sul tema degli sbarchi di migliaia e migliaia di profughi ai confini esterni dell’Europa”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

“Contro il terrorismo non si può perder tempo”

“Contro il terrorismo non si può perder tempo”

Norman Gobbi fa un appello a sostegno il 13 giugno della legge MPT

Il prossimo week end è prevista una tornata di votazioni federali e cantonali. Con il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi torniamo a parlare della Legge federale sulle misure di Polizia per la lotta al terrorismo (MPT). “Il mio qui vuole essere un appello a sostenere questa legge. Gli ultimi sondaggi hanno dato per scontata la vittoria del sì. Ma non dobbiamo fidarci di questi sondaggi. Lo abbiamo visto lo scorso 27 settembre, quando l’istituto gfs.bern per conto della SRG SSR dava a soli 10 giorni dal voto il 56 per cento degli intervistati favorevole all’acquisto dei jet militari. Poi in realtà lo è stato solo il 50,1%. Un esito risicatissimo, che ha rischiato di mandare all’aria la difesa del nostro spazio aereo. In Ticino addirittura, contro ogni previsione, il credito venne bocciato. Vi fu troppa sicurezza in quella circostanza, e molti non sono andati a votare perché il risultato sembrava scontato. Il 13 giugno non deve ripetersi la stessa cosa. Contro il terrorismo non si scherza, pena una perdita della nostra sicurezza”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Ora anche i ricorsi del solito ex procuratore pubblico Paolo Bernasconi, coadiuvato in questa circostanza anche da altri suoi ex colleghi, sono stati giudicati inammissibili. Ricorsi che chiedevano di annullare la votazione perché nell’opuscolo della cancelleria federale sarebbero state riportate delle inesattezze. “La sentenza del TF sui ricorsi fa capire ancora meglio che si è trattato di un intervento propagandistico per far parlare in maniera negativa delle misure contro il terrorismo. La nuova legge MPT dà la possibilità e le capacità di individuare gli effettivi potenziali terroristi, per scongiurare atti o attacchi terroristici. E questo solo dopo aver messo in campo già diversi strumenti previsti dall’attuale legislazione. Non dobbiamo poi pensare solo al terrorismo di matrice islamista, ma pure agli estremismi di destra e di sinistra, con questi ultimi nettamente maggioritari. Senza dimenticare gli ecoterroristi che proprio in Svizzera hanno sempre trovato terreno fertile”. 

Di recente a Morges e a Lugano si sono verificati due attacchi, su cui indaga la fedpol (responsabile in questo ambito, con le Polizie cantonali che collaborano). Ci fosse già stata questa legge i due atti terroristici non sarebbe stati compiuti? “Non avremo mai la controprova, ma si può sicuramente affermare che la legge MPT avrebbe offerto alle autorità maggiori possibilità per intervenire tempestivamente. Le misure previste permettono di controllare e seguire meglio le persone in questione, per esempio tramite l’obbligo di partecipare a colloqui pronunciato da fedpol. La donna che ha compiuto l’attacco alla Manor di Lugano era già conosciuta. Se la polizia avesse potuto obbligarla a partecipare a colloqui qualche allarme poteva sicuramente partire in anticipo”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi. 

«Siamo distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto»

«Siamo distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto»

Misure preventive di polizia: il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi replica alle critiche mosse da alcuni ex procuratori pubblici e difende la legge in votazione il 13 giugno: «Si tratta di avere la possibilità di individuare i potenziali terroristi per scongiurare attacchi».

Le misure preventive di polizia sono contestate a livello giudiziario anche da ex procuratori pubblici di tutta la Svizzera, che hanno dato seguito ad un ricorso partito proprio dal Ticino. Che cosa ne pensa il «ministro» della Giustizia?
«C’è assoluta libertà per ognuno di attivarsi a sostegno o contro un tema posto in votazione e le opinioni servono al dibattito democratico, cioè portano argomenti che arricchiscono anche chi la pensa in modo diverso. Sono scettico invece sulle modalità che alcuni (pochi) ex procuratori pubblici hanno voluto scegliere. Dopo aver sostenuto il loro punto di vista sulla “sostanza” del tema in votazione, forse perché poveri di argomenti sono andati a toccare la “forma”, imbarcandosi in ricorsi e cavilli. Mi sembra un’inutile coda di coloro che hanno terminato gli argomenti ».

Sostengono che chiunque potrebbe essere considerato un potenziale terrorista e quindi trattato come tale.
«Con il loro atteggiamento penso personalmente che inducano la gente a sottovalutare il rischio legato al terrorismo. Ma le cittadine e i cittadini sanno bene quanto questo pericolo sia presente nella nostra società. Non si tratta di creare allarmismi inutili. Non si tratta di considerare tutti potenziali terroristi. Si tratta di avere la possibilità e le capacità di individuare gli effettivi potenziali terroristi, per scongiurare atti o attacchi terroristici. E questo solo dopo aver messo in campo già diversi strumenti previsti dalla legge. Non dobbiamo poi pensare solo al terrorismo di matrice islamista, ma pure agli estremismi di destra e di sinistra, con questi ultimi nettamente maggioritari. Nel 2019 il Servizio delle attività informative della Confederazione è venuto a conoscenza di 29 eventi nell’ambito dell’estremismo violento di destra e di ben 207 eventi in quello dell’estremismo violento di sinistra. Senza dimenticare gli ecoterroristi che proprio in Svizzera hanno sempre trovato terreno fertile ».

La cultura del sospetto al posto della presunzione di innocenza?
«Chi conosce le nostre istituzioni liberali sa benissimo che siamo ben distanti da una società costruita sulla cultura del sospetto. Lo spirito che anima questa legge, voluta dal Consiglio federale e da una larga maggioranza delle Camere, è lungi dal costruire questo tipo di cultura. C’è più cultura del sospetto in chi dice apertamente di non fidarsi delle donne e degli uomini che lavorano in polizia».

Secondo lei questa legge è sufficientemente garantista? O forse troppo, come sostiene l’ex pp Jacques Ducry?
«Il nostro ordinamento giuridico è fortemente orientato al garantismo. La legge MPT è sufficientemente garantista, anche trattando un fenomeno come il terrorismo con il quale non ci si può permettere di confrontarsi con le armi spuntate».

Che garanzie può dare invece che non ci saranno abusi?
«Le misure dalla MPT non possono essere ordinate in modo arbitrario. Secondo la legge, gli indizi contro le persone devono essere concreti e attuali. Si tratta di un metodo applicato già da tempo e pertanto esiste un’ampia prassi giudiziaria in merito. Le autorità sono tenute obbligatoriamente a rispettare tale prassi quando ordinano una misura. Anche le misure preventive di polizia sono oggetto di una ricca giurisprudenza del Tribunale federale. Per esempio, in relazione al Concordato contro il tifo violento, il Tribunale federale ha deciso che il divieto di accedere a un’area determinata o l’obbligo di presentarsi non violano né la Costituzione né la Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali».

Le polizie per prime difendono questa legge sulla base delle conoscenze dirette del fenomeno. In concreto, a livello cantonale significa che esistono già situazioni critiche per le quali ad oggi non si riesce a garantire la necessaria sorveglianza?
«Si presume che in Svizzera ci potrebbero essere alcune decine di casi all’anno, ma al momento è difficile dirlo. Sarà la prassi a mostrarlo. Sarà decisivo il modo in cui si evolverà la valutazione della minaccia rappresentata dal singolo individuo. Non parlo volutamente della situazione in Ticino, essendo la competenza della fedpol».

Ci può fare degli esempi concreti di che cosa si fa già adesso a livello cantonale contro la radicalizzazione?
«Dal 2018 il Consiglio di Stato ha creato una piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione alla quale ci si può rivolgere per segnalazioni anonime, gestite e analizzate da un gruppo di esperti. Inoltre vengono formati docenti e “attori chiave” sul riconoscimento precoce di segnali di radicalizzazione. Tra l’altro partirà proprio in autunno un modulo di formazione dedicato agli aspiranti agenti e a tutti gli agenti della Polizia cantonale, grazie al quale si intendono fornire gli strumenti per individuare questi segnali di radicalizzazione. Senza entrare nel dettaglio, la Polizia cantonale collabora con fedpol nel monitoraggio e nell’analisi di sospetti casi di radicalizzazione di matrice violenta ».

I fatti di Morges e Lugano avrebbero potuto essere sventati con questa legge? C’è chi ne dubita.
«Non avremo mai la prova del nove, ma si può sicuramente affermare che la legge MPT avrebbe offerto alle autorità maggiori possibilità per intervenire tempestivamente. Le misure previste permettono di controllare e seguire meglio le persone in questione, per esempio tramite l’obbligo di partecipare a colloqui pronunciato da fedpol».

Avverte sfiducia nella polizia da parte dei contrari?
«Vale forse la pena ricordare e sottolineare che in Svizzera la polizia è l’istituzione che gode del maggior gradimento tra la popolazione. Supera di gran lunga il potere politico e lo stesso potere giudiziario. Gli agenti sono quindi percepiti in maniera molto positiva. È quindi significativo che la gente comune si fidi degli agenti molto di più di quanto non facciano alcuni ex procuratori pubblici».

Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 2 giugno 2021 del Corriere del Ticino

Cyber sicuro: webinar sull’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel mondo economico

Cyber sicuro: webinar sull’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel mondo economico

Comunicato stampa

In vista della futura entrata in vigore della nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD), approvata il 25 settembre 2020 dal Parlamento svizzero, il Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro organizza quattro seminari in rete (webinar) per approfondire l’impatto che questa nuova legge avrà in quattro specifici settori: sanitario, economico, formazione ed amministrazioni pubbliche.
Il secondo dei quattro webinar, dedicato alle aziende e al mondo economico, avrà luogo giovedì 10 giugno dalle ore 15:00 alle ore 16:30. L’obiettivo è quello di permettere alle persone attive in questo specifico contesto professionale di accrescere la conoscenza di quegli aspetti che non potranno più essere trascurati in materia di gestione dei dati personali e della relativa sicurezza informatica.
Ulteriori informazioni nonché il formulario per le iscrizioni sono reperibili sul sito www.cybersicuro.ch.
Le date dei successivi webinar verranno comunicate a tempo debito.     
“Achtung: adesso non si calino le brache!”

“Achtung: adesso non si calino le brache!”

Norman Gobbi sull’accordo istituzionale doverosamente cestinato e i futuri rapporti con l’UE 
Il progetto di accordo istituzionale Svizzera UE è finito doverosamente… nel fuoco. “È un passo importante quello che ha compiuto in settimana il Consiglio federale. Finalmente la voglia turbo-europeista ha subito uno stop”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Ho sempre sostenuto la pericolosità di mettere una firma a un documento che creava grossi problemi alla nostra sovranità, svilendo l’essenza del nostro Stato: la democrazia diretta. Ma non solo: in questo accordo vi erano elementi contrari agli interessi essenziali della Svizzera. Il Governo ticinese poco più di due anni fa era stato chiaro: nessun sostegno a questo accordo istituzionale”.
I Cantoni hanno avuto un ruolo decisivo nell’affossamento dell’accordo. “Direi proprio di sì. La presa di posizione è stata netta. Il parere dei Cantoni su questioni di tale portata è stato fortunatamente tenuto in considerazione dal Consiglio federale. Non poteva essere altrimenti. Sono i Cantoni in prima battuta e i cittadini a subire eventuali conseguenze negative di cattivi accordi. In Ticino lo viviamo sulla nostra pelle già solo pensando agli attuali accordi di libera circolazione. E i passi che si intendevano fare con questo accordo istituzionale andavano ancora oltre. Non era tollerabile. Ci sono volute le proverbiali sette fette di polenta – che si traducono negli inutili sette anni di negoziati con l’UE – ma poi la decisione di abbandonare il tavolo delle trattative è stata presa. Bene!”, sostiene il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
Il fatto che a presiedere il Consiglio federale quest’anno vi sia un rappresentante dell’UDC (Guy Parmelin, ndr) e che sia stata presa questa decisione crede sia una casualità? “Le rispondo riportando il tema in casa nostra, qui in Ticino e pongo io una domanda: il fatto che in Governo vi siano due rappresentanti della Lega è un caso rispetto alla posizione netta e tranciante espressa dal Cantone sull’accordo istituzionale? Qui posso rispondere, e dico che non è per nulla un caso! Anche perché la presenza di due leghisti in Governo è l’espressione di una popolazione che a maggioranza respinge ogni tentativo di avvicinamento con l’Europa, con questa Europa. Basti guardare tutte le votazioni sul tema. Anche lo scorso 27 settembre il Ticino aveva accolto l’iniziativa che voleva mettere un freno all’immigrazione di massa. Purtroppo – ma così vuole la democrazia – questa posizione è risultata minoritaria all’interno della Svizzera. Ne abbiamo preso atto. Lavoreremo affinché ora si possano stabilire nuovi rapporti bilaterali con l’UE sulla base della nostra effettiva forza contrattuale e senza calate di brache. Il Piano B nei confronti di Bruxelles esiste eccome. Ed è proprio quello di impostare rapporti bilaterali con l’UE da una posizione perlomeno paritaria e non supina. Un esempio concreto sarà il tema del miliardo di coesione nei confronti dell’UE (che in realtà è un miliardo e 300 milioni). Achtung: se lo si vuole elargire che lo si faccia in contropartita di qualcosa”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
 
 
 
Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni

Comunicato stampa

La Piattaforma di dialogo Cantone-Comuni ha tenuto oggi la seconda seduta ordinaria del 2021 – la 58. dalla sua costituzione – alla presenza del Consiglio di Stato, accompagnato dal capo della Sezione enti locali, e dei rappresentanti dei Comuni ticinesi.

In apertura della riunione, è stato introdotto il tema della composizione della Piattaforma per il periodo 2021/2024. I nominativi dei rappresentanti comunali saranno definiti entro la seduta del 15 settembre, per tenere conto dei risultati delle elezioni comunali dello scorso 18 aprile e delle elezioni dei sindaci del 16 maggio.

Il Dipartimento del territorio ha in seguito risposto ad alcune sollecitazioni in merito all’autonomia comunale in materia di pianificazione, fornendo alcune rassicurazioni e manifestando la volontà di proseguire il dialogo su questi temi.

La Delegata per le pari opportunità Rachele Santoro ha quindi fornito una serie di chiarimenti in merito alle nuove disposizioni federali sulla parità dei sessi, precisando quali sono le attese nei confronti dei Comuni che impiegano più di 100 collaboratori; a questo scopo, sono state condivise alcune esperienze realizzate nell’Amministrazione cantonale e nelle località che hanno già svolto l’analisi prevista dalla Legge federale. È stata infine formalizzata la proposta di creare un gruppo di lavoro tecnico e politico.

Per quanto riguarda la gestione della pandemia, il Dipartimento della sanità e della socialità ha illustrato brevemente l’attuale situazione epidemiologica. Il quadro attuale risulta confortante e ha indotto il Consiglio federale ad annunciare, oggi, una nuova serie di allentamenti delle restrizioni. Sono inoltre stati forniti aggiornamenti sulla campagna di vaccinazione in Ticino, che procede speditamente.

In merito alla riforma «Ticino 2020», è stato poi ricordato che nel mese di aprile si è conclusa la verifica della nuova ripartizione di compiti e flussi fra Cantone e Comuni. I membri della Piattaforma hanno concordato i prossimi passi, tra i quali figurano la conclusione dello studio di fattibilità e l’apertura della fase di consultazione, prevista nel mese di settembre.

Il Dipartimento delle istituzioni ha infine aggiornato sulla riforma delle Autorità di protezione, che prevede l’istituzione delle nuove Preture di protezione. La consultazione sul progetto si è conclusa lo scorso 30 aprile, e durante il mese di giugno la Divisione della giustizia ne presenterà i risultati. In seguito, saranno organizzati incontri con tutte le parti interessate.

La prossima seduta ordinaria della Piattaforma è prevista per mercoledì 15 settembre 2021.

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Grandi eventi nel Cantone Ticino

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato saluta positivamente le decisioni odierne del Consiglio federale che, oltre a determinare un’ulteriore serie di allentamenti, ha confermato l’ordinanza federale che permetterà di tornare a organizzare, a partire dal 1. luglio, manifestazioni con una larga partecipazione di pubblico. Il Consiglio federale ha anche confermato la fase pilota per il mese di giugno. Ciò permetterà ai Cantoni di concedere a cinque organizzatori la possibilità di svolgere eventi fino a un massimo di 600 persone al chiuso e fino a 1000 persone all’esterno. Lo scopo di questa fase è di testare il corretto svolgimento secondo quanto stabilito dalla specifica ordinanza federale.

Il Consiglio federale ha deciso nella sua seduta odierna di confermare – al termine della consultazione con i Cantoni –  un’ulteriore serie di allentamenti comprese quelle che riguardano i grandi eventi. Questa decisione fornisce una prospettiva alla società e in particolare al settore degli eventi.

Al fine di testare modelli per uno svolgimento sicuro di grandi manifestazioni, l’autorità cantonale competente potrà autorizzare fino a un massimo di cinque sperimentazioni pilota che si svolgeranno tra il 1. e il 30 giugno 2021. L’autorizzazione potrà essere rilasciata solo se la situazione epidemiologica nel Cantone ne permetterà lo svolgimento e se l’organizzatore dell’evento potrà garantire un piano di protezione ben definito.

Visto il numero ridotto di eventi possibili, il Governo ha deciso di concentrarsi su manifestazioni importanti in settori diversi tra loro in modo da raccogliere il maggior numero possibile di informazioni che serviranno come base per lo svolgimento di manifestazioni fino 3000 al chiuso rispettivamente 5000 persone all’aperto a partire da luglio.

Il Consiglio di Stato nel mese di giugno potrà autorizzare fino a cinque eventi in ambito concertistico, in campo sportivo, nel settore congressuale e altri settori. Ricordiamo che oltre ad avere un carattere intercantonale, questi eventi dovranno prevedere un minimo di 300 e un massimo di 600 spettatori se avranno luogo al chiuso e un massimo di 1000 spettatori se svolti all’aperto. Per consentire agli organizzatori di avere la reale possibilità di svolgere eventi, nonché sulla base delle informazioni fornite dall’autorità federale lo scorso 28 aprile 2021 nell’ambito della consultazione con i Cantoni, il Consiglio di Stato ha già individuato tre possibili manifestazioni che soddisfano tutte le caratteristiche degli eventi test. Il Consiglio di Stato valuterà se aumentare il numero dei test a cinque, come indicato oggi dal Consiglio federale. 

Nei prossimi giorni, sulla base dell’ordinanza federale relativa alle grandi manifestazioni, la pagina web del Cantone dedicata alle grandi manifestazioni (www.ti.ch/grandimanifestazioni) verrà aggiornata con le informazioni e i dati di contatto necessari a tutti gli organizzatori che intendono svolgere eventi a partire dal prossimo 1. luglio. L’autorizzazione verrà rilasciata, in maniera analoga all’anno scorso, per il tramite del Gruppo Grandi Eventi istituito dal Consiglio di Stato.

“250 ex disoccupati al lavoro per proteggere la popolazione”

“250 ex disoccupati al lavoro per proteggere la popolazione”

Norman Gobbi presenta il grande impegno per i centri di vaccinazione e non solo

Una definizione, un impegno. È quanto attesta il nome della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP), che fa parte del Dipartimento delle istituzioni diretto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. A noi qui interessa soprattutto l’aspetto legato alla “protezione della popolazione”. “La Sezione con a capo Ryan Pedevilla in questi anni sta svolgendo un grande lavoro sia per quanto riguarda la cura dell’organizzazione militare, sia sul fronte della protezione della popolazione. Durante tutti questi 15 mesi di crisi pandemica la SMPP si è distinta proprio nel sostegno concreto alla popolazione, mettendosi a disposizione per ogni aspetto logistico e organizzativo. Un supporto dato anche ad altri dipartimenti, con particolare riferimento al DSS e all’Ufficio del medico cantonale, che ha seguito la crisi dal profilo sanitario”, afferma Norman Gobbi.

Sono numerose le testimonianze che ci giungono in redazione sull’efficienza dei centri di vaccinazione, sul modo in cui sono organizzati e sulla puntualità del servizio. “Dietro c’è una macchina organizzativa di non poco conto. Una sfida partita da lontano – precisa il Consigliere di Stato Norman Gobbi – facendo tesoro delle esperienze maturate nel corso della prima ondata della pandemia. Attraverso un adattamento graduale della struttura, sulla scorta delle esigenze che man mano si sono presentate, siamo stati in grado di far fronte alle necessità legate al tracciamento delle persone positive al COVID-19, e soprattutto alle esigenze di una campagna di vaccinazione di massa che mai avevamo dovuto approntare. Oggi il Cantone dispone di una buona organizzazione, in grado di offrire alle cittadine e ai cittadini ticinesi un servizio – e detta di tutti – ottimale”.

L’aspetto molto interessante è il coinvolgimento di persone provenienti dalla disoccupazione in questa grande organizzazione. Ancora Gobbi: “Siamo riusciti a dare lavoro a circa 220 persone che si trovavano senza lavoro. Questi collaboratori ci sono stati segnalati dagli Uffici regionali di collocamento (URC) e attraverso l’esame dei profili e i colloqui individuali sono stati scelti i candidati idonei. Hanno un contratto di ausiliario e lavorano per il numero verde (circa 5mila telefonate da gestire alla settimana), per i centri di vaccinazione e per il Servizio di tracciamento (il Contact tracing). L’aspetto positivo di questa operazione è evidente a tutti: molte persone hanno una nuova opportunità lavorativa. Tra di loro ci sono già ex disoccupati che proprio grazie a questa occasione hanno ritrovato un impiego, si spera, definitivo. Questa macchina organizzativa impiega inoltre circa 180 sanitari che si occupano specificatamente di somministrare il vaccino. Tra loro vi sono una ventina di persone che erano in disoccupazione. A supporto anche 600 giovani delle scuole sanitarie (SSSC e SUPSI); 100 militi della Protezione civile che quotidianamente si preoccupano degli aspetti logistici e il personale del Servizio ambulanze. Mille persone che lavorano… per la protezione della popolazione e alle quali stiamo dando un importante aiuto”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

“Un anno fa avevamo più libertà”

“Un anno fa avevamo più libertà”

Norman Gobbi commenta l’introduzione del nuovo formulario online per entrare in Italia e presto anche negli altri Paesi europei
“Se penso all’anno scorso, quando non c’erano ancora i vaccini, proprio in questo periodo abbiamo iniziato a muoverci senza problemi lungo il confine.
Ora abbiamo i vaccini, un terzo della popolazione del Canton Ticino è stata vaccinata, anche la Lombardia ha fatto altrettanto, ma abbiamo più limitazioni rispetto allo scorso anno”.
Così il consigliere di Stato Norman Gobbi ha commentato l’introduzione del Passenger Locator Form, un modulo da compilare online che diverrà obbligatorio per entrare in Italia da lunedì 24 maggio.
“Questo evidentemente è un po’ paradossale”, ha aggiunto. “Mario Draghi e il ministro Garavaglia parlano di rilanciare l’economia italiana grazie al turismo, più barriere uno mette, più difficile sarà far ripartire l’Italia”.
Gobbi ha parlato anche di disparita: “La Svizzera ha voluto garantire a tutti un’ampia libertà di movimento, dall’altra parte le limitazioni sono ancora tante e, a maggior ragione in un momento dove tutti parlano di privacy, questo è un ulteriore dato che viene registrato da uno Stato terzo che vuol sapere dove io mi muovo all’interno del suo Stato”.
Gobbi è invece più scettico sulla richiesta dei politici italiani della fascia di confine di garantire una fascia di maggiori libertà a ridosso della frontiera: “Dal loro punto di vista può essere corretto, ma crea ulteriore disparità nella disparità”, ha detto.
 
 
Da www.ticinonews.ch