Gobbi: “Si potevano attuare le chiusure più in là”

Gobbi: “Si potevano attuare le chiusure più in là”

Da www.liberatv.ch
Il Consigliere di Stato fa notare come si era parlato di chiusure legate alla situazione epidemiologica. E non esclude di estendere il provvedimento, in Ticino, alle stazioni sciistiche.

Una decisione, quella di chiudere i negozi, forse inaspettata è quel che traspare dalle parole di Norman Gobbi alla RSI. “Siamo stati consultati sulla chiusura dei negozi ma la misura era da legare all’evoluzione.
Da noi abbiamo una riduzione dei contagi e delle ospedalizzazioni, il che significa che le misure di fine dicembre stanno dando i suoi frutti. In questo momento si poteva valutare la decisione e attuare quanto deciso più in là”.

“Gli sforzi di tutti stanno dando i loro frutti. È una botta per il morale della truppa, non solo quella al fronte ma tutti i cittadini”, aggiunge. “Se chiediamo uno sforzo ai negozianti dobbiamo chiederlo anche ad altri settori che non sono stati toccati, penso in particolare agli impianti sciistici. Valuteremo dunque chiusure ulteriori”, prosegue, ripetendo quanto era stato scritto in fase di consultazione a Berna.

“Sicuramente rispetto a quanto deciso a fine dicembre, c’è una prospettiva di aiuti per chi è colpito, in particolar modo la ristorazione ed ora i negozi. L’aiuto non copre comunque l’interezza dei costi e attività economiche e posti di lavoro sono messi a rischio. La decisione dà oggi una prospettiva di medio termine, la salutiamo con piacere perché dà alcune certezze”, ha continuato Norman Gobbi, consapevole che “il Cantone dovrà sopportare dei costi superiori, sia per il settore ospedaliero sia per le rendite ponte. A fine gennaio avalleremo due messaggi, per i casi di rigore e per le rendite ponte, in modo da rispondere ai bisogni di chi si trova in difficoltà a livello economico e anche con la possibilità di perdere il posto di lavoro. Vogliamo stare in mezzo a chi ha un problema sanitario ma anche a chi ha investito tutto nelle realtà imprenditoriali”.

C’è un fatto che lo soddisfa. “Salutiamo il fatto comunque che le misure siano decise a livello nazionale per cui non c’è concorrenza con gli altri Cantoni, ma mettiamo l’accento a quella transfrontaliera: se la Lombardia uscisse dalle zone con restrizioni forti, i nostri cittadini potrebbero recarsi lì a fare acquisti vanificando quanto si è detto”.

Il Consigliere di Stato ha fatto notare come la riduzione del numero di persone che possono riunirsi va in direzione di quanto aveva già deciso il Ticino.

«Con una puntura torniamo alla vita»

«Con una puntura torniamo alla vita»

 

Il centro della Protezione civile di Rivera ha accolto i primi ultraottantacinquenni
Gobbi: «Tappa importante di un lungo percorso» – De Rosa: «Puntiamo a 200 dosi al giorno» Pedevilla: «Tutto ha funzionato bene, l’approccio empatico con gli anziani è fondamentale»

Al centro della Protezione civile di Rivera ieri li si vedeva arrivare a coppie; chi col marito, chi con la figlia o con il genero. Era la loro giornata: gli over 85 che si sono annunciati hanno potuto ricevere la prima dose di vaccino. «Il medico che mi ha fatto l’iniezione aveva una mano fatata», ci ha raccontato Gianna, 95 anni, una volta uscita. «Tutti bravi, molto gentili. Non ho avuto nemmeno un po’ di paura», ci confida. «Quando ho saputo che potevo vaccinarmi non ho esitato un attimo, anche perché vivo con la famiglia di mia figlia e avevo paura che si ammalassero per colpa mia». «Lei non aspettava altro – ha continuato la figlia – e anche noi siamo molto sollevati. Abbiamo vissuto quasi un anno col timore di poterla contagiare. Le vietavo di fare tutto e adesso sono contenta che con il vaccino i nostri anziani potranno piano piano riacquistare un po’ di libertà. Devono poter vivere, davvero».

Mancanza di normalità
Poter riprendere in mano un po’ la propria vita è anche la speranza di Aldo e Nicla, 90 e 84 anni. «Lui, non appena ha saputo che poteva prenotarsi, è partito come un razzo», racconta lei scherzando. «È vero – conferma il marito -, ero abituato ad uscire alle 8.30 al mattino. Andavo in centro un paio d’ore, lasciando libera la mia signora di sbrigare le faccende domestiche. Incontravo gli amici al bar, leggevo il giornale». «Era la normalità, e a lui tutto questo manca molto», aggiunge Nicla. Ad accompagnarli c’era la figlia, che con questa prima iniezione tira un sospiro di sollievo: «Sono contenta, perché sono stati mesi di grande preoccupazione. Ho anche una figlia che va a scuola e avevo il timore che potesse infettarli, quindi abbiamo ridotto al massimo le visite, ma è molto legata ai nonni e sente la loro mancanza. Oggi invece mi tolgo un peso, anche se so che è solo il primo di due step».

«Sono felice di potermi vaccinare», ci ha raccontato invece un altro signore, arrivato da Chiasso con la moglie e la figlia. «Abbiamo 90 anni, cerchiamo di essere prudenti e uscire il meno possibile. Ma non è facile stare sempre a casa», confessa. «In tanti anni di vita non abbiamo mai vissuto niente di simile», gli fa eco la moglie, anche lei pronta a farsi somministrare il siero. «Con questa iniezione vediamo un po’ la luce in fondo al tunnel. Timori per il vaccino? Nessuno, appena abbiamo saputo che era possibile prenotare un appuntamento non abbiamo esitato, anzi ne siamo stati felici: così ci possiamo sentire un po’ più sicuri».

Tutto è filato liscio
In occasione del primo giorno di vaccinazione erano presenti a Rivera anche il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. «Abbiamo avuto modo di visitare il centro, vedere che funziona ed è accogliente», ha spiegato Gobbi. «Questa – ha proseguito – è solo una della prime tappe di un processo che si estenderà con i centri di Tesserete e Ascona, per poi proseguire con il coinvolgimento degli studi medici, in attesa della vaccinazione di massa». Girando per il centro, Gobbi ha potuto anche parlare con alcuni anziani, per assicurarsi che tutto stesse filando liscio: «Ho persino incrociato una signora che abitava vicino a mio nonno, a Piotta. In generale mi sembrava che fossero tutti abbastanza tranquilli, ma soprattutto spinti da una grande voglia di proteggersi». «Ho notato un’ottima organizzazione e un grande impegno. Soprattutto, ho visto il desiderio di occuparsi dell’anziano e del suo accompagnatore in tutta sicurezza e senza fretta», ha detto da parte sua Raffaele De Rosa. «Gli ospiti mi sono parsi sereni e anche un po’ incuriositi. In queste prime ore i numeri sono ancora contenuti perché vogliamo testare il sistema, poi si arriverà a 200 vaccinazioni al giorno. Numeri importanti e calibrati in funzione della disponibilità del vaccino», ha concluso il direttore del DSS.

I numeri del primo giorno
Nel corso della mattinata sono state vaccinate 64 persone, ha evidenziato Ryan Pedevilla, capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP). «Tutte le persone sono arrivate puntuali e hanno osservato le indicazioni del personale», ha evidenziato. «Negli ultimi giorni ci siamo organizzati per poter offrire un servizio di qualità. Il nostro obiettivo era proprio far sì che tutto si svolgesse nel migliore dei modi: il personale è molto attento e soprattutto cerca di mettere gli ospiti a proprio agio». Tornando ai numeri, dopo la prima giornata di test che ha permesso di somministrare 130 dosi, nei giorni successivi si conta di poter vaccinare oltre 200 persone. In un secondo momento, «quando andremo a vaccinare la popolazione più giovane, si procederà a un ritmo diverso. Con gli anziani, invece, l’approccio empatico è fondamentale», conclude Pedevilla.

“Chiesti aiuti mirati e celeri”

“Chiesti aiuti mirati e celeri”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi sulle misure promosse dal Consiglio federale. E sulla gestione della pandemia: “valuteranno gli elettori”

“Le critiche non arrivano solo al Consiglio federale, ma anche al Consiglio di Stato. Questa crisi è molto più lunga rispetto alla prima ondata. Siamo entrati nel terzo mese della seconda ondata e ci attendono ancora due mesi e mezzo fino alla fine di marzo. La difficoltà è la lunghezza e la durata. Diventa difficile per la popolazione supportare e sopportare misure di restrizione e trovare il giusto equilibrio tra libertà e restrizioni, con vari interessi in gioco. Da una parte c’è l’appello dei sanitari per maggiori restrizioni, dall’altro una parte della popolazione che vuole le proprie libertà. In queste situazioni essere al centro come autorità politica è l’aspetto più difficile. Siamo chiamati a ponderare tutti gli elementi e avere una visione d’insieme”. A parlare è il presidente del Governo Norman Gobbi ai microfoni di Teleticino, dopo la presa di posizione odierna del Consiglio di Stato, che in sostanza appoggia la proroga delle misure fino al 28 febbraio, così come previsto dal Consiglio federale (una decisione in merito è attesa il prossimo mercoledì).

Chiesti aiuti
Gobbi non esprime giudizi sull’operato del Consiglio federale (“questo spetta agli elettori”), ma tiene a precisare che come Consiglio di Stato sono state chieste misure di sostegno economico “mirate e celeri” nel caso si decida per un prolungamento delle chiusure per la ristorazione, i centri fitnress, la cultura o altri settori. “In gioco non ci sono solo attività economiche, ma soprattutto posti di lavoro, che potrebbero essere persi per sempre”.

Riflettori puntati sui commerci
Nella sua presa di posizione odierna, il Governo non sembrerebbe contrario a un ulteriore inasprimento delle misure, come la chiusura dei commerci non essenziali. Gobbi però mette i puntini sulle “ì”. “Se questa misura verrà presa a livello federale porterà sicuramente a degli effetti. Crediamo tuttavia che le misure sin qui adottate siano già sufficienti. In Ticino le misure sono più restrittive rispetto ad altri Cantoni, proprio perché siamo un Cantone molto esposto”.

In calo i contagi, ma alto il numero di ospedalizzazioni
Riguardo alla situazione epidemiologica in Ticino, il Consiglio di Stato ha sottolineato la diminuzione dei contagi del 19% rispetto a settimana scorsa. Una diminuzione dovuta molto probabilmente alle misure messe in vigore il 22 dicembre e al rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio. “Il periodo natalizio, che corrisponde a un rallentamento generale delle attività lavorative, ha consentito di ridurre il numero di contagi” evidenzia Gobbi, secondo cui questa settimana sarà importante capire “se si è trattato solo di un trend”. “Il dato di oggi (61 contagi) è il dato più basso da diverse settimane, ma preoccupa l’alto numero di ospedalizzati e persone in cure intense. Sono aspetti che vanno considerati”.

Il problema degli assembramenti sui mezzi pubblici
Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici. “È uno degli elementi più critici. Si cerca di incentivare il telelavoro, ma il problema rimangono gli orari di punta, ci vorrebbero delle misure di accompagnamento. È un tema che finora non ha trovato una soluzione pratica, ma è importante tematizzarlo”.

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Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 gennaio 2021 de La Regione

A Berna chiediamo chiarezza e celerità’
Per Norman Gobbi sarebbe meglio se si dichiarasse la situazione straordinaria

«So che ci sono dei contatti tra l’autorità federale e la Conferenza dei direttori dell’educazione pubblica, ma il tema dell’eventuale chiusura delle scuole non era contemplato dalla consultazione di questo weekend», risponde Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato che ribadisce la richiesta di introdurre nuovamente, a livello federale, lo stato di situazione straordinaria. Oggi siamo a quella particolare. «Sarebbe meglio che le decisioni su chiusure e restrizioni in ambito Covid fossero prese a livello nazionale, lasciando ai Cantoni l’applicazione delle stesse con – come avvenuto la scorsa primavera – una cosiddetta finestra di crisi a seconda dell’evoluzione locale della pandemia», continua il presidente del governo ticinese. «La cittadinanza rischia di essere confusa», afferma Gobbi. «Non si capisce più se è già stata presa una decisione o no, aggiungendo incertezza in un momento già difficile di per sé». Mercoledì scorso il consiglio federale ha annunciato le proposte, due giorni dopo la bozza con le misure restrittive – fondamentalmente il prolungo delle chiusure di bar, ristoranti e attività culturale e del tempo libero – è arrivata sul tavolo dei rispettivi governi cantonali e due giorni dopo ancora le risposte locali all’indirizzo di Berna. «Sinceramente si creano problemi di comunicazione», commenta ancora Gobbi. Da qui la richiesta della situazione straordinaria. «L’obiettivo è proprio quello di accelerare i processi decisionali in un periodo in cui i cittadini sono disorientati e affaticati a ormai quasi undici mesi dallo scoppio della pandemia di coronavirus, mentre ora siamo entrati nel terzo mese della seconda ondata». Per quanto riguarda invece gli aspetti finanziari, il Canton Ticino farà la sua parte con la gestione dei cosiddetti casi di rigore. La Confederazione, spiega Gobbi, dovrà però aumentare le risorse a favore dei settori colpiti, coadiuvata dai Cantoni. «Bar, ristoranti e attività di tempo libero (cultura e sport) rimarranno chiusi fino al 28 febbraio, praticamente 72 giorni di seguito. Ci saranno singole attività aziendali, ma tanti posti di lavoro che magari alla riapertura non ci saranno più, perché non ce l’hanno fatta a sopravvivere a un periodo così lungo di chiusura». «Quello che chiediamo come governo a Berna sono misure finanziarie rafforzate rispetto alle attuali, oltre che celeri e mirate a questi o altri settori che potrebbero essere interessati in futuro da chiusure».

Chiusi fino a fine febbraio, ma con più aiuti Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale. A livello cantonale si riscontra nell’ultima settimana un’importante riduzione dei contagi (quasi del 19%) che si sta traducendo positivamente sul numero delle nuove ospedalizzazioni. Sarà comunque necessario monitorare la situazione nel corso dei prossimi giorni per avere un quadro complessivo del numero di ospedalizzazioni. La riduzione dei nuovi contagi potrebbe essere la conseguenza delle misure messe in vigore il 22 dicembre 2020 e del rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio.

Alla luce di questi dati, il Consiglio di Stato – si legge in una nota – “condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale. Il Governo ticinese sottolinea tuttavia l’esigenza di presentare congiuntamente anche un programma di aiuti economici mirati, celeri e rafforzati ai settori colpiti dalle chiusure: si tratta in particolare degli esercizi della ristorazione, dei centri fitness, del settore della cultura e del tempo libero obbligati a una chiusura di una settantina di giorni, pur dovendo continuare a pagare i costi fissi”. In merito alle misure più rigorose sul posto di lavoro, il Consiglio di Stato ritiene “eccessivo l’obbligo generalizzato della mascherina anche per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro: l’impiego a turni, il distanziamento e l’utilizzo di pannelli divisori in plexiglas appaiono sufficienti per limitare il numero di contagi”. Per quanto riguarda il telelavoro, il governo ritiene sufficiente l’attuale forte raccomandazione già oggi in vigore, che ha già dato risultati positivi. L’introduzione di un obbligo non è quindi ritenuta necessaria.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e sottolineato l’assenza di misure o raccomandazioni chiare rivolte in maniera specifica alle fasce di popolazione che per età o patologie sono ad alto rischio di un decorso grave della malattia. Infine si chiede nuovamente “l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera e l’opportunità di dichiarare lo stato di situazione straordinaria che permetterebbe di avere una gestione unitaria su tutto il territorio nazionale e una maggior tempestività nelle decisioni e negli interventi”.

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Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 12 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

«La situazione straordinaria per più chiarezza»

Il Governo condivide le misure proposte dal Consiglio federale ma deplora i toni e la tempistica. Il Consiglio di Stato ticinese chiede insomma venga fatta maggiore chiarezza. È così?
«Le modalità della consultazione hanno attirato le critiche anche da parte di altri Cantoni e non solo del Ticino, in particolare per i tempi ristretti che sono stati concessi per prendere posizione. Proprio per questo riteniamo che sarebbe preferibile se Berna decretasse la situazione straordinaria. Le misure verrebbero decise e attuate tramite i Cantoni, evitando una situazione di disorientamento per il cittadino, che non capisce se siano in vigore o meno. In un periodo di incertezza come questo è qualcosa di deleterio per la popolazione».

Dopo la ristorazione i riflettori sono puntati sui negozi. Come rispondete al malumore dei settori toccati dalla chiusura?
«Come avvenuto durante la prima ondata, sarà importante disporre di un pacchetto di accompagnamento. Se la Confederazione dovesse prolungare le misure fino a fine febbraio avremmo oltre settanta giorni di chiusure. In un simile scenario, senza misure celeri si rischia di perdere posti di lavoro. La discussione verrà affrontata in una consultazione parallela con i direttori cantonali dell’economia».

Il Cantone è pronto alla chiusura delle stazioni sciistiche. Non c’è il timore che la popolazione si senta esasperata senza «sfoghi» come le attività sportive e culturali?
«Riteniamo che nel momento in cui venisse decretata la chiusura dei negozi, per ragioni di coerenza, di sacrifici economici imposti e di scala di priorità nei bisogni della popolazione occorrerebbe parimenti interrogarsi sul mantenimento dell’apertura dei comprensori sciistici».

Restando in tema di aiuti, il settore dell’albergheria ha lamentato che verrebbero concessi solo alle strutture che si occupano di turismo degli affari. Sono previsti dei correttivi?
«Sono in corso dei chiarimenti tra Cantoni e Confederazione e si spera di arrivare al più presto a una soluzione».

Il Ticino torna a chiedere maggiori controlli al confine. Non è la prima volta che il Governo cantonale si rivolge a Berna dall’inizio della seconda ondata. Cosa non sta funzionando?
«L’Autorità federale non considera che dall’altra parte del confine ci sono meno libertà e che, di riflesso, molti lombardi vengono in Ticino proprio per godere di queste libertà. Da parte italiana ci sono pochissimi controlli e avere un confine molto permeabile fa passare il messaggio che da noi è tutto concesso. La mobilità transfrontaliera contribuisce in parte alla diffusione del virus e bisogna tenere alta la guardia».

 

Nuove misure e altri aiuti

Nuove misure e altri aiuti

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Nuove-misure-e-altri-aiuti-13741657.html

Il Governo ticinese prende posizione sulle misure proposte dal Consiglio federale per frenare la pandemia, chiedendo anche la situazione straordinaria

Il Consiglio di Stato ticinese condivide in linea di principio le proposte del Consiglio federale sulle misure per contenere la pandemia di coronavirus, ma chiede che siano accompagnate da nuovi aiuti.
Il Governo chiede un programma di sostegno economico mirato ai settori colpiti dalle chiusure, in particolare ristorazione, cultura, tempo libero e fitness.
Il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo di indossare la mascherina per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro, così come un’introduzione di un obbligo del telelavoro.
Le autorità di Bellinzona tornano a chiedere delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera.
Infine il Governo ritiene che sia opportuno dichiarare lo stato di situazione straordinaria per avere una coerenza della gestione alla risposta sulla pandemia a livello nazionale e una maggiore rapidità delle decisioni.

Coronavirus – Il Consiglio di Stato prende posizione sulla consultazione federale

Coronavirus – Il Consiglio di Stato prende posizione sulla consultazione federale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione in merito alle modifiche dell’ordinanza federale COVID-19 e sulle proposte del Consiglio federale per rafforzare le misure di contenimento del numero di nuovi contagi in Svizzera.

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale. A livello cantonale si riscontra nell’ultima settimana un’importante riduzione dei contagi (quasi del 19%) che si sta traducendo positivamente sul numero delle nuove ospedalizzazioni. Sarà comunque necessario monitorare la situazione nel corso dei prossimi giorni per avere un quadro complessivo del numero di ospedalizzazioni. La riduzione dei nuovi contagi potrebbe essere la conseguenza delle misure messe in vigore il 22 dicembre 2020 e del rallentamento delle attività lavorative durante il periodo natalizio.

Alla luce di questi dati, il Consiglio di Stato condivide la proroga fino al 28 febbraio delle misure sul piano nazionale, sostanzialmente già decisa dal Consiglio federale. Il Governo ticinese sottolinea tuttavia l’esigenza di presentare congiuntamente anche un programma di aiuti economici mirati, celeri e rafforzati ai settori colpiti dalle chiusure: si tratta in particolare degli esercizi della ristorazione, dei centri fitness, del settore della cultura e del tempo libero obbligati ad una chiusura di una settantina di giorni, pur dovendo continuare a pagare i costi fissi.

In merito alle misure più rigorose sul posto di lavoro, il Consiglio di Stato ritiene eccessivo l’obbligo generalizzato della mascherina anche per chi si trova alla propria scrivania o sul posto di lavoro: l’impiego a turni, il distanziamento e l’utilizzo di pannelli divisori in plexiglas appaiono sufficienti per limitare il numero di contagi.

Per quanto riguarda il telelavoro, il Governo ritiene sufficiente l’attuale forte raccomandazione già oggi in vigore, che ha già dato risultati positivi. L’introduzione di un obbligo non è quindi ritenuta necessaria.

Il Consiglio di Stato ribadisce che qualora dovessero essere necessarie nuove misure di chiusura, come ad esempio di negozi e attività commerciali, queste dovranno essere accompagnate da aiuti mirati e celeri. Il Governo segnala inoltre il tema del turismo degli acquisti, invitando le autorità federali a verificare l’allineamento delle disposizioni fra i Cantoni e a monitorare con attenzione le regole in vigore oltre i confini nazionali.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ribadito la richiesta di proporre delle misure per ridurre la concentrazione di persone nei mezzi pubblici e sottolineato l’assenza di misure o raccomandazioni chiare rivolte in maniera specifica alle fasce di popolazione che per età o patologie sono ad alto rischio di un decorso grave della malattia. Secondo il Governo ticinese andrebbero introdotte delle raccomandazioni mirate a queste fasce di popolazione come, ad esempio, orari dedicati in negozi e attività commerciali.  

Infine, il Governo ticinese, considerata la particolare situazione territoriale, ha chiesto nuovamente l’introduzione di maggiori controlli alla frontiera tra Italia e Svizzera e l’opportunità di dichiarare lo stato di situazione straordinaria che permetterebbe di avere una gestione unitaria su tutto il territorio nazionale e una maggior tempestività nelle decisioni e negli interventi.

La campagna di vaccinazione prosegue e chiama i Comuni all’azione

La campagna di vaccinazione prosegue e chiama i Comuni all’azione

Da www.cdt.ch

La prossima settimana cominceranno le somministrazioni agli over 85 annunciatisi alla hotline – Norman Gobbi osserva: «Occorre agire in maniera trasparente, portando all’opinione pubblica tutte le informazioni necessarie»
La campagna di vaccinazione prosegue. La prossima settimana si aprirà finalmente agli over 85, annunciatisi alla hotline. Norman Gobbi, osserva, in questa campagna, il ruolo delle istituzioni, che definisce «fondamentale». Il presidente del Consiglio di Stato aggiunge: «Occorre agire in maniera trasparente, portando all’opinione pubblica tutte le informazioni necessarie. Sappiamo che il vaccino rappresenta, assieme ai comportamenti individuali, il mezzo attraverso cui superare questa crisi pandemica. La struttura federalista della Svizzera consentirà di affrontare questa sfida – ossia raggiungere un alto tasso di vaccinazione tra la popolazione, a partire dai più anziani – con mezzi e forze adeguate. Il livello federale si occupa e si è già occupato di acquistare i vaccini e di definire le priorità di vaccinazione. I Cantoni sono responsabili degli aspetti logistici e organizzativi per procedere con sollecitudine alla campagna di vaccinazione, tenendo conto comunque dei quantitativi a disposizione. I Comuni sono e saranno, con l’avanzare della campagna di vaccinazione, attori importanti per avvicinare le persone al vaccino. È però bene ricordare che le cose si stanno muovendo più velocemente, fatto di per se positivo, ma che richiede a tutti una grande flessibilità a livello di organizzazione e pianificazione».

La pressione sugli enti locali
Appunto, i Comuni sono chiamati a entrare in scena. Gobbi spiega: «Attraverso la Sezione degli enti locali (SEL), grazie al canale privilegiato della sua newsletter, abbiamo proceduto sin dall’inizio a informare in modo puntuale tutte le amministrazioni comunali. L’organizzazione prevede che proprio i Comuni si mettano a disposizione dei propri anziani per raccogliere le loro volontà di farsi vaccinare. Questo permetterà di organizzare servizi di vaccinazione di prossimità in favore delle fasce meno mobili della popolazione. L’apporto dei Comuni permetterà quindi alla campagna di vaccinazione di essere più capillare sul territorio e di essere d’aiuto alla cittadinanza risolvendo, per esempio, eventuali problemi di trasporto per gli anziani disabili, soli o particolarmente in difficoltà». E per i Comuni meno attrezzati? «Sono convinto che ogni Comune avrà la capacità di affrontare al meglio questo importante compito. Un intervento capillare che mette a contatto l’autorità e le amministrazioni con le cittadine e i cittadini del Ticino. Si conferma così un legame, un rapporto positivo e attivo che può solo far bene ai nostri Comuni, che già nella prima fase della pandemia hanno dimostrato la loro importanza. Siamo consapevoli della pressione che mettiamo anche sugli enti locali. Come nella gestione della pandemia, questo non è il momento di discutere, ma di agire in maniera coordinata e sono fiero di poter dire che i comuni si stanno generalmente preparando con impegno a questa nuova sfida. In Svizzera non vi è mai stata una simile azione di salute pubblica».

L’informazione
Insomma, è il momento della prossimità. «La prossimità è un valore. Lo è grazie al nostro sistema federalista, che mette al centro l’attività dei Comuni. E grazie alla conoscenza diretta e alla possibilità di chiedere, il cittadino può dunque informarsi. Come ho detto, in questa grande campagna vaccinale dal valore storico l’informazione e la trasparenza sono essenziali». L’informazione, la comunicazione. Norman Gobbi: «La campagna a livello federale è già partita e quella cantonale avrà un ruolo complementare. Occorrerà essere ben allineati e raggiungere in maniera capillare la popolazione. I media in questo senso avranno un ruolo essenziale per far comprendere l’importanza, in generale, di farsi vaccinare in particolare per quelle persone che appartengono alle cosiddette “categorie a rischio”. Ricordiamo infatti che il nuovo coronavirus colpisce chiunque, senza alcuna eccezione, ma che sono spesso le persone in età avanzata o con malattie pregresse a subirne le conseguenze più gravi. Il vaccino sarà un alleato prezioso in quanto permetterà di ridurre i decorsi gravi e i decessi soprattutto in queste fasce di popolazione».

“Scettici su alcune proposte di Berna”

“Scettici su alcune proposte di Berna”

Da www.ticinonews.ch
Norman Gobbi esprime la posizione del Cantone sulle misure proposte del Consiglio federale, chiedendo inoltre di abbassare la soglia per i casi di rigore
Ieri dopo la conferenza stampa il Consiglio federale ha avanzato una serie di proposte ai Cantoni per futuri adeguamenti delle misure. Tra le proposte sul tavolo la chiusura dei negozi non essenziali, l’obbligo del telelavoro e la chiusura delle scuole. Su questi punti in particolare però, Teleticino ha registrato lo scetticismo di Norman Gobbi dopo la riunione odierna del Consiglio di Stato: “Ci sono alcune misure che possono essere valutate positivamente e se necessario adottate”, spiega Gobbi, “su altre siamo più scettici. Penso ad esempio all’obbligo del telelavoro, perché questo significherebbe non solo, per dire, dover tenere le riunioni di Governo in forma digitale ma anche investimenti importanti per molte aziende, probabilmente però senza la possibilità di averne un tornaconto. Quindi bisogna focalizzarsi su altri aspetti, in primis le altre misure che vanno anche fatte rispettare sul posto di lavoro”.

La chiusura delle scuole
“Il Governo cantonale è molto scettico, perché il diritto all’educazione e alla formazione è sancito dalla carta dei diritti del fanciullo e anche dalla costituzione cantonale. L’obiettivo”, aggiunge Gobbi, “è evitare dopo una crisi sanitaria una crisi socio-economica anche una crisi formativa ed educativa. Se ci dovessero essere delle misure in merito saremmo pronti ad adottarle, ma in questo momento si favorisce la gestione attuale che al momento sta dando un buon riscontro”. “Da alcune settimane infatti”, conclude il Presidente del Consiglio di Stato, “di quarantene di classe non ce n’è più state”.
 
Abbassare la soglia dei casi di rigore
Anche per le chiusure dei negozi non di prima necessità rimangono dubbi, per esempio sulla definizione di quale sia un bene di necessità. Ma in ogni caso è chiaro al Governo ticinese che se le chiusure ci saranno occorreranno maggiori aiuti ai casi di rigore: “Una delle richieste formulate dal settore, riconosciuta necessaria anche dal Canton Ticino, è quella di abbassare dal 40 al 25% la riduzione della cifra d’affari necessaria per rientrare nella categoria. Proprio per rispondere a un settore, penso a ristorazione e turismo, che ha avuto sì un’estate eccezionale ma che in queste settimane ha comunque subito un danno importante. Ma anche per rispondere ai fornitori che sono parte integrante di un sostrato economico soprattutto locale, che avrà un danno non indifferente”.
Gobbi non esclude nuove chiusure

Gobbi non esclude nuove chiusure

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Gobbi-non-esclude-nuove-chiusure-13732939.html

Il Governo cantonale ha deciso oggi di rimandare di qualche giorno la scelta su eventuali nuove misure restrittive per contenere la pandemia.
Il Governo cantonale ha deciso di non decidere e di rimandare di qualche giorno la scelta su eventuali nuove misure restrittive per contenere la pandemia.
Una perdita di tempo prezioso? “Se guardo i dati sui nuovi infettati direi di no. C’è una stabilizzazione verso il ribasso e quindi una riduzione tendenziale dei nuovi casi positivi”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. “Il Governo oggi ha discusso delle possibili misure. Siamo però anche in attesa di quanto vorrà proporre la Confederazione. Ed i documenti annunciati ieri da Berset in conferenza stampa arriveranno solo domani pomeriggio. Era quindi difficile oggi prendere delle decisioni”, prosegue Gobbi. “Nei prossimi giorni vogliamo monitorare l’efficacia delle misure prese a fine dicembre. Poi prenderemo posizione sulle proposte federali. E se del caso adotteremo nuove misure cantonali”.

 

 

‘Già oggi valuteremo la situazione’

‘Già oggi valuteremo la situazione’

Articolo all’interno dell’edizione di giovedì 7 gennaio 2021 de La Regione

«Il Consiglio di Stato si chinerà già questa mattina sulla consultazione aperta dal Consiglio federale. All’ordine del giorno c’è la valutazione della situazione epidemiologica alla luce delle misure entrate in vigore prima di Natale e l’eventuale implementazione di ulteriori misure per cercare d’invertire la curva dei contagi». Norman Gobbi, presidente del governo, non nasconde la preoccupazione per il fatto che durante gli ultimi 14 giorni, nonostante la chiusura di bar e ristoranti, il numero di contagi sia rimasto tendenzialmente alto. Prenderete altri provvedimenti, magari in ambito scolastico? «Anche la chiusura delle scuole o l’introduzione dell’insegnamento a distanza nella forma ibrida è uno dei temi. Allo stato attuale l’obiettivo è però quello di non generare un’ulteriore crisi oltre a quella sanitaria ed economica. Mi riferisco a quella educativa. L’esperienza della scorsa primavera non è sempre stata per tutti gli allievi positiva. Occorre inoltre tener conto del problema legato all’accudimento dei figli che dovessero rimanere a casa e a quello del (maggior) tempo libero dei ragazzi più grandi. Per questo bisognerà ponderare bene una scelta del genere e soprattutto per quale tipo di scuola: obbligatoria o post-obbligatoria», aggiunge il presidente del governo. Il Consiglio federale ha anche fatto intravedere la possibilità d’introdurre il telelavoro, dove possibile, in modo obbligatorio. La scelta però sarebbe lasciata ai Cantoni. «Questo è uno dei temi – con il trasporto pubblico – che torna puntualmente», commenta Gobbi. «Potrebbe decretarlo il Consiglio federale, ma non lo fa perché probabilmente al suo interno non c’è una maggioranza. Per quanto riguarda l’amministrazione cantonale e anche per quelle comunali, il telelavoro è una modalità conosciuta e applicata a seconda delle possibilità e dell’organizzazione dei singoli uffici. Anche nell’economia privata, le aziende che possono lo attuano da mesi. Non credo però che debba essere introdotto obbligatoriamente».

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Articolo all’interno dell’edizione di giovedì 7 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

Oggi tocca a Bellinzona tracciare la rotta

Il Consiglio di Stato si chinerà sulla situazione epidemiologica nel nostro cantone: scontato il prolungamento delle misure già in atto – Norman Gobbi: «Il momento è critico»
Il Consiglio di Stato si riunirà oggi per discutere eventuali ulteriori misure e per rispondere alle proposte messe in consultazione da Berna. Nel nostro cantone la situazione epidemiologica rimane infatti tesa, tanto che il settore sanitario nei giorni scorsi ha lanciato un nuovo allarme. «Il prolungamento delle misure attualmente in vigore a livello cantonale è abbastanza scontato» commenta Norman Gobbi, presidente del Governo. «Purtroppo gli auspicati effetti delle chiusure decise dalle autorità federali prima di Natale (ristorazione, n.d.r.) non si sono avvertiti sui contagi. Il numero delle nuove infezioni, nonostante scuole e molte attività economiche ferme per le festività, non è calato». Il virus, in barba alle misure prese dal Consiglio federale il 18 dicembre, ha continuato la sua corsa. «Blindare le persone in casa non rientra nella nostra cultura» ribadisce Gobbi. «La situazione attuale deve comunque far richiamare ancora una volta i cittadini al senso di responsabilità individuale. In generale, serve estrema prudenza da parte di tutti».

«Buchi» nella formazione
Le proposte di Berna, messe in consultazione ai Cantoni, verranno come detto discusse già oggi dal Consiglio di Stato. «In questo modo avremo già un orientamento definito e potremo capire se adottare ulteriori nuove misure di carattere cantonale» spiega ancora il presidente del Governo. «La situazione che stiamo vivendo è molto critica, non possiamo sottovalutarla». I margini di manovra ticinesi sono comunque piuttosto limitati. Ad ogni modo, si potrebbe pensare a una chiusura dei commerci non essenziali, ad esempio. E la scuola? «Dobbiamo cercare di garantire il più possibile una corretta formazione ai nostri ragazzi» spiega ancora Gobbi. «Purtroppo qualche buco formativo, dopo la chiusura delle scuole della scorsa primavera, lo abbiamo constatato. In particolare nei soggetti più deboli. Viviamo già una crisi sanitaria ed economica: è importante quindi non creare anche una crisi formativa che poi peserà sul futuro delle nuove generazioni».

Aiuti immediati e concreti
Con buona probabilità, le proposte messe in consultazione ai Cantoni verranno approvate. Ristoranti, bar, strutture per lo sport e la cultura rimarranno chiusi fino a fine febbraio. Ma è in particolare la ristorazione che sta pagando e pagherà un prezzo elevatissimo. «Il nostro auspicio è che si possa trovare in tempi brevissimi una soluzione» dice Gobbi. «Nell’ambito degli aiuti ai casi di rigore ci sarà un adeguamento della perdita della cifra d’affari in modo da riuscire a coprire la maggior parte delle strutture della ristorazione e dell’albergheria. Capisco e condivido l’urgenza di ricevere aiuti immediati da parte di questi settori. Una chiusura di due mesi – da Natale a fine febbraio – pesa fortemente sia sulle aziende sia sui lavoratori, che non hanno la certezza di avere un posto di lavoro una volta che avverrà la riapertura». Il voto del Gran Consiglio sul messaggio da 75,6 milioni di franchi di aiuti per i casi di rigore dovrebbe cadere entro fine gennaio.

Ospedali sotto pressione
Da parte sua, anche Raffaele De Rosa abbraccia la strada del prolungamento delle misure. «In Svizzera e in Ticino la situazione epidemiologica rimane tesa» commenta. «In queste condizioni, e con le varianti più contagiose giunte anche in Svizzera, ben difficilmente potrebbe esserci un allentamento. D’altra parte non possiamo certo chiudere gli occhi di fronte ai settori più in difficoltà: per questo rinnoviamo la richiesta al Consiglio federale di potenziare gli aiuti. Aiuti che dovranno giungere rapidamente e senza troppa burocrazia. Le richieste del settore della ristorazione sono legittime e sono condivise dal Consiglio di Stato». De Rosa è poi tornato sulla situazione negli ospedali ticinesi, che si sono visti costretti ad aumentare i posti in terapia intensiva. «Già diverse settimane fa, tramite una risoluzione governativa, abbiamo previsto un dispositivo ospedaliero di prontezza» dice. «Visto il recente aumento delle ospedalizzazioni abbiamo dunque proceduto a un ulteriore rafforzamento del dispositivo sia a Moncucco sia alla Carità. Tuttavia questa situazione non può durare per troppo tempo. Non possiamo pensare di ridurre chissà per quanto le attività elettive e non urgenti».