Punto della situazione sulla riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Punto della situazione sulla riforma dei rapporti fra Cantone e Comuni

Comunicato stampa

Prosegue il progetto di riforma istituzionale «Ticino 2020». Il Dipartimento delle istituzioni informa che nelle scorse settimane si è concluso il primo ciclo di seminari, durante i quali sono state analizzate le proposte di ripartizione dei compiti e i nuovi flussi finanziari. Le discussioni sui settori «anziani», «scuole comunali» e «trasporto pubblico» entreranno nel vivo all’inizio del prossimo anno. Il termine per la consegna dello studio di fattibilità rimane per ora fissato al 18 aprile 2021.

Nel mese di settembre ha preso avvio la seconda fase della riforma ed è quindi stato organizzato un primo ciclo di incontri con l’obiettivo di verificare la fattibilità della proposta di ripartizione dei compiti e dei flussi tra Cantone e Comuni.
I gruppi di lavoro, coordinati dalla Sezione degli enti locali, stanno rispettando il proprio programma di sedute, proseguite in questi ultimi mesi con la formula della videoconferenza. In particolare si sono conclusi i lavori dei settori «assicurazioni sociali», «promozione delle politiche famigliari», «assistenza sociale» «centrale di allarme del servizio autoambulanze» e «sportelli per l’erogazione delle prestazioni sociali».
Le proposte emerse a livello tecnico sono state condivise e verificate con il Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa e con alcuni Sindaci o Municipali in rappresentanza dei Comuni, i quali hanno preavvisato positivamente i risultati raccolti.
Nei primi mesi del 2021 si svolgeranno i seminari per approfondire le condizioni di fattibilità dei settori «anziani», «scuole comunali» e «trasporto pubblico».
Le soluzioni identificate confluiranno nel rapporto conclusivo che sarà consegnato al Consiglio di Stato entro il mese di aprile 2021, così che sia possibile – dopo un’ultima fase di consultazione – sottoporre la riforma al voto del Gran Consiglio nell’autunno del prossimo anno, come da programma stabilito. 

“Severi ma giusti” per chi schiaccia sul gas

“Severi ma giusti” per chi schiaccia sul gas

Revisione della legge su “Via sicura”                                                                

Questa settimana il Consiglio di Stato ha risposto alla consultazione avviata da Berna sulla revisione della legge federale sulla circolazione stradale. Oltre a prevedere modifiche per favorire la promozione delle tecnologie ecologiche, per adattare la legislazione sulla guida autonoma e sull’uso delle e-bike, la revisione introduce novità nell’ambito degli articoli che riguardano il programma di sicurezza stradale “Via sicura”. “Con questa revisione anche l’autorità federale dà ascolto finalmente alle critiche sulla sproporzione tra le severe pene per chi compie reati nell’ambito della circolazione stradale e chi infrange il codice penale in tanti altri settori”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “È giusto essere rigorosi verso chi mette in pericolo la propria vita e quella degli altri utilizzando l’auto. Ma occorre essere proporzionali. Con l’entrata in vigore delle nuove misure legate a “Via sicura” erano sorte oggettive disparità. Una severità che ha comportato molti problemi. Ora i cambiamenti rendono più eque le misure in materia di guida spericolata”. Qual è a suo giudizio il miglioramento più importante proposto dal Consiglio federale? “Soprattuto il maggior potere discrezionale dato alle autorità. I giudici possono quindi tenere maggiormente conto delle singole circostanze di ogni caso e stabilire la sanzione più idonea. Questo non vuol dire che se la revisione verrà accolta dal Parlamento federale si cancellano le sanzioni e le pene. No, ma il giudice avrà un giusto margine d’apprezzamento per non emettere pene fatte con la fotocopiatrice. Ogni caso infatti può avere delle specificità e delle criticità differenti che oggi non vengono prese in considerazione”. Quali sono le altre novità? “Per esempio – sottolinea Gobbi – viene eliminata la pena detentiva minima di un anno per chi supera un certo limite di velocità che raggiunge la soglia della “pirateria stradale”. In questi casi l’autorità potrà infliggere anche solo una pena pecuniaria, analogamente a quanto si fa con il reato di messa in pericolo della vita altrui”. Solo allentamenti delle pene dunque. Così l’effetto dissuasivo va a farsi benedire. “No, non è così. L’effetto dissuasivo rimane un cardine di questa legge. A dimostrazione di ciò, la pena massima di 4 anni viene mantenuta e con essa anche il carattere di “crimine” attribuito alla guida spericolata”, puntualizza il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che conclude: “Le camere federali hanno ora la possibilità di aggiustare un quadro legislativo che aveva provocato giustamente molte perplessità e reazioni. Per il Consigliere di Stato che investe molte risorse sul piano della prevenzione – tenuto conto dell’importanza di salvare il maggior numero di vite e quindi di ridurre gli incidenti stradali – si tratta di un passo necessario e benvenuto. 

Lo slalom ticinese tra i paletti bernesi

Lo slalom ticinese tra i paletti bernesi

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 19 dicembre 2020 de La Regione

Gobbi: “Chiesti ai gestori più pattugliatori sulle piste e limitazioni della capacità di accoglienza”

«La ristorazione, fin dall’inizio della pandemia, è continuamente penalizzata. Da martedì bar e ristoranti chiuderanno per un mese, mentre altri ambiti con potenziali assembramenti – penso ai centri commerciali e ai trasporti pubblici – potranno tranquillamente continuare a lavorare. Questo lo trovo ingiusto». Massimo Suter, presidente di GastroTicino, è perentorio sul lockdown mirato al solo settore dell’intrattenimento e della cultura. Con gli esercizi pubblici, chiuderanno anche i musei, le biblioteche, le strutture e impianti sportivi, zoo e altre strutture ricreative per il tempo libero. «Sarebbe stato meglio un lockdown generalizzato come la scorsa primavera con i soli negozi alimentari e le farmacie aperti», continua Suter. «Non sono un esperto, ma se sono gli assembramenti ad aumentare il rischio dei contagi, non capisco perché dobbiamo chiudere solo noi», aggiunge il presidente di GastroTicino. Il Consiglio federale ha però promesso aiuti per i lavoratori dei settori più colpiti. «Aiuti che sono in previsione, ma non ancora deliberati. Sono stati annunciati aiuti per i lavoratori con un reddito basso, e questo va benissimo. Anche il sostegno per gli apprendisti è lodevole come pure eventuali aiuti in base alla cifra d’affari perduta». Rimane il nervo scoperto degli affitti commerciali. «Siamo dispiaciuti che la legge proposta dallo stesso parlamento sulla questione affitti sia stata bocciata. È una questione che si trascina dalla scorsa primavera. L’affitto dei locali è un costo vivo e fisso importante pari a circa il 30% della cifra d’affari. A livello nazionale l’importo in gioco è di circa 600-700 milioni di franchi al mese», precisa ancora Suter che ora chiede, a nome della categoria, sussidi pubblici a fondo perso. «Non è indebitando ulteriormente gli imprenditori che si risolvono i problemi», afferma. Sulla possibilità di riorientare momentaneamente l’attività sul cibo da asporto Suter è chiaro: «Ci saranno dei ristoratori che si ingegneranno per garantire comunque un servizio ai loro clienti, ma questo non compenserà il crollo dei ricavi». Anche Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio del Cantone Ticino, è scettico su una chiusura valida per un solo settore. «È però positivo che il resto dell’economia possa continuare a operare con tutte le accortezze e le misure igieniche richieste dalla situazione».

In Ticino si potrà continuare a sciare. In materia di comprensori sciistici ieri il Consiglio federale ha rilanciato la palla nel campo dei Cantoni, fissando per la loro apertura parametri legati alla capacità di accogliere pazienti (Covid e non Covid) negli ospedali e all’indice di trasmissione del virus. Lucerna, Svitto, Zugo, Nidvaldo e Obvaldo hanno già deciso di chiuderli. Uri comunicherà nel fine settimana, mentre il Canton Grigioni lunedì. Il Ticino fa parte del gruppo di cantoni – assieme a Vallese, Berna e Vaud – che permetterà agli impianti di risalita di riaprire. Ieri in conferenza stampa il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa, rispondendo a domanda della ‘Regione’, ha spiegato come «è necessario un approccio intercantonale. Noi nella nostra presa di posizione nell’ambito della consultazione federale (cfr. edizione del 17 dicembre) lo avevamo chiesto addirittura federale per evitare che la chiusura degli impianti in un cantone comporti il flusso e lo spostamento di persone e turisti in un altro. Se si va a sciare, ovunque, è necessaria prudenza, tanta prudenza. Ancora più rispetto al passato». Uno dei fattori che ha portato (per adesso) il Ticino a prendere questa via è spiegato dallo stesso De Rosa: «Bisogna tenere conto anche delle attività fuori pista e incontrollate, che sono molto più pericolose. Come governo abbiamo riflettuto sul fatto che una eventuale chiusura degli impianti potrebbe comportare uno spostamento di persone da un ambito più sicuro e controllato a uno che non lo è».

Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha aggiunto che «con i nostri comprensori sciistici abbiamo discusso di favorire la clientela indigena, perché non vogliamo che si muova troppa gente, e di limitare la capacità degli impianti». Per quanto riguarda la concessione delle autorizzazioni, Gobbi ha fatto presente che «sarà richiesta una maggiore presenza di pattugliatori sulle piste, per richiamare ad attenzione e prudenza perché se uno si fa male su una pista ed eventualmente ha bisogno di un ricovero gli sforzi di andare incontro al sistema sanitario si vanificano». E l’avvertimento: «Stanno camminando sulle uova». Nessuna chiusura dunque in Ticino degli impianti di risalita. «La settimana prossima decideremo sul rilascio delle autorizzazioni cantonali sulla scorta delle richieste e della documentazione allegata ricevute: abbiamo tuttavia già verificato i piani di protezione presentatici, sia sulla carta sia sul posto, e reggono praticamente tutti», dice Luca Filippini, segretario generale del Dipartimento istituzioni e presidente del gruppo di lavoro ‘Grandi manifestazioni’ designato a suo tempo dal governo. «Alcune stazioni hanno già aperto lo scorso fine settimana, nel rispetto comunque dell’ordinanza federale che prevede un regime transitorio».

Rinaldi (Airolo): ‘Introdurremo una sorta di numero chiuso’
E poi ci sono loro, i comprensori. «Quello che ci preoccupa è l’annunciata chiusura delle stazioni sciistiche lucernesi e del Canton Svitto, i cui sciatori sono nostri potenziali clienti: in questi giorni, del resto, abbiamo avuto un’importante presenza di svizzero tedeschi, che se da un lato ci fa ovviamente piacere, dall’altro ci preoccupa per il sovraffollamento e il conseguente accresciuto rischio di contagio – rileva da noi raggiunto Andrea Rinaldi, responsabile marketing della Valbianca Sa, che ha la gestione degli impianti di Airolo –. Abbiamo quindi deciso di introdurre per le vacanze una sorta di numero chiuso, con la prenotazione delle cabine in modo da non superare il numero di persone che verrà stabilito presto d’intesa con le istituzioni preposte: in questo modo riusciremo a contingentare le presenze nel comprensorio sciistico di Pesciüm. Peraltro con la ristorazione chiusa è presumibile che le persone scieranno per tre e quattro ore, non di più, il che dovrebbe ridurre comunque le presenze e di riflesso e in parte il rischio di incidenti sulle piste». Il numero chiuso varrà per tutti? O a essere favoriti nell’accesso saranno i ticinesi? «Questo ce lo dovrà dire il Cantone: so che lunedì – aggiunge Rinaldi – ci sarà un incontro, al quale parteciperà il nostro direttore Mauro Pini. Vedremo».

Frapolli (Bosco Gurin): ‘Così tenere aperto non è facile’
Da Airolo a Bosco Gurin, dove il proprietario e gestore degli impianti Giovanni Frapolli non nasconde la propria insoddisfazione per la situazione derivante dalla decisione, o meglio dalla non decisione del Consiglio federale su chiusure/aperture delle stazioni invernali. «Troppo facile lasciare la palla nel campo dei Cantoni. Senza dimenticare – continua Frapolli – che con la chiusura dei ristoranti anche sulle piste, decretata da Berna, tenere aperto un comprensorio sciistico è problematico. Perché dobbiamo comunque tenere aperti e puliti i servizi igienici. A questo punto organizzeremo all’esterno del ristorante un take away con la distribuzione di tavolini e sedie da camping per offrire, in sicurezza, quindi rispettando le distanze tra un tavolino e l’altro, un minimo di ristoro a chi lo desidera. Per noi – evidenzia Frapolli – sarà uno sforzo non indifferente e il tutto si tradurrà in costi aggiuntivi. Fino a domenica sera saremo aperti, ma dovremo riflettere se rimanerlo ancora. Domani mi sentirò anche con le altre stazioni. Se dovessi guardare solo l’aspetto finanziario, dovrei chiudere. Ma si vuole anche offrire un’alternativa – la montagna – alla chiusura di piscine, musei, di eventi culturali e ricreativi. Certo non è facile».

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Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 19 dicembre del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato conferma le misure ma lancia degli aiuti

Nel nostro cantone saranno ammessi eventi privati fino a 10 persone solamente nei giorni attorno a Natale e a Capodanno
Gobbi: «Pianificate bene la corsa agli acquisti»
Il Governo vara un nuovo pacchetto per i casi di rigore con un messaggio da 75 milioni di franchi

Il Consiglio di Stato ticinese ha salutato positivamente le nuove misure introdotte dal Consiglio federale e ha deciso di non agire ulteriormente. Vengono dunque mantenute le regole già in vigore: il limite degli assembramenti negli spazi pubblici di cinque persone, quello degli incontri privati (5 persone) e quello relativo alle funzioni religiose (30 persone, mentre il 24 e il 25 sarà concesso un massimo di 50 fedeli).

Le eccezioni
Il Governo cantonale – visto l’imminente periodo delle festività natalizie – ha comunque scelto di lasciare maggiore libertà creando delle eccezioni. Il limite degli incontri privati – valevole fino al 22 gennaio – non varrà infatti il 24, il 25, il 26, il 31 dicembre così come per il primo gennaio. In quei giorni la soglia massima consentita sarà di 10 persone. «La situazione in Ticino è sempre critica, anche se oggi (ieri per chi legge, ndr) registriamo il miglior dato del venerdì rispetto alle ultime settimane» ha commentato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Una notizia positiva che, però, non può lasciarci tranquilli. Anche se potrebbe essere un preludio a un miglioramento della situazione dopo le misure della settimana scorsa. Questo dato, però, non è sufficiente». Gobbi ha poi chiesto di mantenere un atteggiamento responsabile durante la corsa agli acquisti natalizi, di pianificarla con testa e non all’ultimo minuto. «È meglio recarsi nei negozi negli orari mattutini» ha chiosato il presidente del Governo, riferendosi in particolare alle persone a rischio. Il Cantone, infatti, ha invitato la fascia più fragile della popolazione a fare la spesa prima delle 10. Da notare comunque che le domeniche, gli altri festivi e il 6 gennaio i negozi e le strutture accessibili al pubblico rimarranno chiusi come previsto dalle disposizioni federali. Il Consiglio di Stato ha altresì chiesto alla Confederazione la chiusura di tutti i valichi secondari durante i giorni delle festività.

Ridurre le ospedalizzazioni
Raffaele De Rosa, direttore del DSS, ha da parte sua voluto fare il punto sulle misure adottate, lanciando un messaggio ai cittadini. «Occorre ridurre il numero di contagi e ospedalizzazioni al più presto. Le decisioni del Consiglio federale ci soddisfano e corrispondono a quanto auspicato anche dalla Conferenza dei direttori cantonali della Sanità. Il Cantone aveva anche preso in considerazione di attuarne di specifiche nel caso in cui Berna non avesse attuato nuove restrizioni. Si tratta ora di seguire queste misure e osservarne l’impatto. Sarà un Natale diverso ma non per questo meno sentito o solidale, anzi. Continuiamo così, uniti e solidali».

«Incertezza e paura»
Infine il Governo, tramite Christian Vitta, ha teso la mano a chi, a causa delle chiusure, si ritroverà nuovamente in grande difficoltà. «Gli sforzi chiesti sono impegnativi e toccano tutti. La situazione economica è pure difficile, per molti fatta di incertezza e paura» ha detto il direttore del DFE. «Per questo il Cantone cerca di trovare soluzioni complementari a quelle del Consiglio federale per tutelare tutti». Per quanto attiene ai casi di rigore, il Governo presenterà un messaggio la settimana prossima con aiuti previsti nell’ordine di 75 milioni di franchi, di cui una trentina a carico del Cantone. Non sono stati specificati i settori interessati, ha precisato il consigliere di Stato, il quale ha però sottolineato che le categorie di privati che potranno beneficiare degli aiuti sono state ampliate. Si tratta in particolar modo di fideiussioni (prestiti) e contributi a fondo perso. Sono quasi 600 i milioni i franchi erogati in Ticino da marzo a settembre per il lavoro ridotto, ha spiegato ancora Vitta specificando che anche questo tipo di aiuti verrà prorogato. Sul sito «Vivi il tuo Ticino», inoltre, è stata creata una nuova pagina indirizzata agli interessati dei servizi di ristorazione che effettuano consegna a domicilio e asporto. Chiunque voglia usufruirne può quindi visitare l’apposita piattaforma del Cantone.

Il Ticino proroga le sue restrizioni

Il Ticino proroga le sue restrizioni

Da www.rsi.ch/news

Festività e lotta alla seconda ondata: restano in vigore nel cantone le misure più rigide; alcune eccezioni per le giornate delle festività

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Il-Ticino-proroga-le-sue-restrizioni-13692532.html

Il Governo ticinese ha preso atto con soddisfazione del nuovo giro di vite deciso dal Consiglio federale, ma ha deciso di mantenere le misure più restrittive già in vigore nel cantone rispetto al quadro normativo nazionale.
Rimarranno quindi vietati negli spazi pubblici e in ambito privato, come indicato nella conferenza stampa tenutasi venerdì pomeriggio a Bellinzona, gli assembramenti con più di 5 persone. Eccezioni sono però previste per le date del 24, del 25, del 26, del 31 dicembre e del 1° gennaio, quando tale limite sarà esteso fino a 10 persone al massimo.
Per le celebrazioni religiose saranno ammesse fino a 30 persone, fatta eccezione per le date della vigilia di Natale e del Natale, quando, in presenza di adeguati piani di protezione, saranno autorizzati fino a 50 partecipanti.
Le disposizioni in questione entreranno in vigore martedì prossimo e dureranno fino al 22 gennaio. “La situazione in Ticino è sempre critica”, ha sottolineato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Raffaele De Rosa ha quindi messo in evidenza il fatto che nel quadro della seconda ondata si sta registrando un terzo di ospedalizzazioni in più rispetto al dato della prima ondata: “Occorre invertire la tendenza e scendere al più presto nel numero di ricoveri”, ha dichiarato il direttore del DSS. “La situazione economica è pure difficile”, ha per parte sua affermato Christian Vitta, anticipando che l’Esecutivo presenterà la prossima settimana un messaggio sui casi di rigore con aiuti previsti nella misura di 75 milioni di franchi. Due saranno le modalità di elargizione: attraverso fideiussioni e contributi a fondo perduto.

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Da www.tio.ch

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1481717/pranzi-diretta-misure-orsoline-stampa

«I grandi pranzi non si potranno fare»
Misure anti-Covid. In diretta da Palazzo delle Orsoline la conferenza stampa del Consiglio di Stato. Ecco tutte le novità
Dopo l’annuncio da Berna, il governo ticinese fa il punto della situazione. In aula Norman Gobbi, Raffaele De Rosa e Christian Vitta

Bar e ristoranti chiusi per un mese almeno. Restano aperti negozi e stazioni sciistiche. Le nuove regole annunciate oggi da Berna hanno ricadute a pioggia su tutti i Cantoni. Nel tardo pomeriggio, il governo ticinese – in diretta da Palazzo delle Orsoline – ha preso atto con favore dell’inasprimento deciso dalle autorità federali e, allineandosi alle direttive, ha però deciso di mantenere alcune misure più restrittive. In particolare:

  • Assembramenti fino a un massimo di 5 persone negli spazi pubblici.
  • Incontri privati fino a un massimo di 5 persone con eccezioni per il 24, 25, 26, 31 dicembre e il 1° gennaio dove il limite sarà di 10 persone.
  • Servizi d’asporto e consegna a domicilio permessi fino alle 22.00.
  • Celebrazioni religiose, ammesse fino a 30 persone con eccezione il 24 e 25 dicembre dove saranno autorizzate fino a 50 persone se garantiti adeguati piani di protezione.
  • Le domeniche, gli altri festivi e il 6 gennaio 2021 i negozi e le strutture accessibili al pubblico rimarranno chiusi come previsto dalle disposizioni federali

Nella sala stampa il presidente Norman Gobbi, il direttore del Dss Raffaele De Rosa e quello del Dfe Christian Vitta

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Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 18 dicembre 2020 de Il Quotidiano

“Le conseguenze delle nuove misure”

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13692844

 

I comprensori sciistici in Ticino restano aperti. “Siamo soddisfatti di quanto deciso da Berna”

I comprensori sciistici in Ticino restano aperti. “Siamo soddisfatti di quanto deciso da Berna”

Da www.liberatv.ch

In alcune giornate sarà possibile ritrovarsi in dieci, ma si invita alla prudenza.
Gobbi: “Il Governo ha tenuto il passo per tutto il periodo”.
Il Cantone era pronto a intervenire se non fosse stato d’accordo con quanto scelto da Berna

Gobbi: “Misure più strette rispetto a Berna”

“Dopo le comunicazioni del Consiglio Federale sulle misure decretate oggi e da applicare dal 22 ringrazio i colleghi che sono con me. La situazione è sempre critica, anche se al venerdì abbiamo avuto il minor dato di contagi, quando di solito era il più alto. Ma la notizia non può lasciarci tranquilli, anche se potrebbe essere un preludio degli effetti delle misure, prima cantonale con la riduzione degli orari di chiusura di bar e ristoranti e poi con l’allineamento di Berna. Purtroppo non è sufficiente e la stagnazione delle ultime settimane, con un aumento settimana scorsa, ci preoccupa e ha bisogno altre misure”.

“Siamo pronti a prendere misure. Ne abbiamo discusso mercoledì, nell’ottica di decidere oggi. Stamattina abbiamo ipotizzati alcuni scenari in attesa delle scelte federali, per non avere cacofonia, decidendo magari mercoledì per dover cambiare. Abbiamo visto un disallineamento tra le comunicazioni, che non ha aiutato la comprensione delle misure: bisogna essere chiari nella comunicazione e allineati, per affrontare questo periodo decisivo, con la frenesia di chi non ha ancora finito gli acquisti di Natale e la tranquillità con un periodo che ci richiama a essere fermi e prudenti, oltre che a ricercare gli affetti”.

“Abbiamo preso atto delle decisioni di Berna, anche se alcuni punti saranno da chiarire, penso agli aiuti, per la ristorazione e l’albergheria che saranno colpiti e anche per le attività sportive e del tempo libero”.

“Ci allineiamo quanto deciso dalla Confederazione e confermiamo le misure più restrittive con delle eccezioni per i giorni delle festività natalizie”.

“Assembramenti vietati per più di 5 persone, nei luoghi pubblici, più restrittiva di quella federale, ma confermata. Le riunioni a casa possono essere di 5 persone, ancora come adesso. Ma il 24, il 25, il 26, il 31 e il 1o gennaio potranno esserci al massimo 10 persone, ci allineiamo a Berna aumentando la capacità e riconoscendo il bisogno delle famiglie di riunirsi”.

“Restano possibili le riunioni e le assemblee politiche. Le celebrazioni religiose possono avvenire con al massimo 30 persone, misura più restrittiva di Berna. Ma per le celebrazioni del 24 e 25 dicembre è consentita una partecipazione fino a 50 persone con il rispetto delle misure”.

“Anche i locali erotici e notturni devono restare chiusi, è vietato l’esercizio della prostituizione”.

“Il 6 gennaio i negozi e le strutture pubbliche devono restare chiusi”.

“Ai gestori dei negozi e centri commerciali è ribadito l’obbligo di rispettare i piani di protezione che saranno più stringenti, soprattutto a livello di numero di persone che potranno essere all’interno, come deciso da Berna”.

“Raccomandazione e obbligo di mantenere la mascherina se non ci sono le distanze”.

“Sconsigliato a chi ha patologie pregresse di frequentare luoghi con tanta gente, pensiamo per esempio ai centri commerciali. Chiediamo a chi è a rischio di andare nei negozi e anche negli alimentari nella fascia mattutina, fino alle 10, semmai di far uso degli aiuti di chi garantisce le consegne a domicilio, come comuni e associazioni. Chi vuole o deve viaggiare resta attiva l’hotline cantonale”.

“Le disposizioni entrano in vigore martedì 22 dicembre sino al 22 gennaio”.

“Chiediamo a tutti di essere prudenti su più fronti. Nell’ambito degli acquisti natalizi, pianificandoli per tempo, evitando l’ultimo momento. Anche nelle attività all’aperto, che è ammessa, ma non esente da rischi”.

“Pensando alla protezione della popolazione, con regimi di apertura e chiusura attorno a noi, come l’Italia, abbiamo deciso di chiedere all’autorità federali la chiusura dei valichi secondari per poter meglio controllare i principali. In Italia ci saranno delle limitazioni che da noi sono impensabili, numerosi cittadini italiani sono venuti da noi a godere delle nostre libertà: d’altro canto, devono garantire anche il rispetto del paese dove arrivano”.

“Sottolineo l’impegno di tutti noi Consiglieri di Stato, con le riunioni straordinarie oltre agli impegni dei dipartimenti. Lo abbiamo fatto rispettando tutte le sensibilità. Ringraziamo i nostri collaboratori e il Dottor Merlani per ringraziare tutti gli operativi al fronte. Il Governo è riuscito a tenere il passo e il gioco di squadra, è il nostro compito, ringrazio dunque i miei colleghi, abbiamo lavorato insieme e per voi per proteggere la popolazione e mantenere un equilibrio fra le varie necessità”.

“Per i comprensori sciistici avevamo chiesto criteri oggettivi per evitare mobilità. Abbiamo chiesto ai nostri comprensori di privilegiare i clienti locali e di ridurre la capacità. Vorremmo anche maggior presenza sulle piste di pattugliatori, perchè se qualcuno si fa male ha bisogno di un ricovero, per cui serve sensibilizzazione. Stanno camminando sulle uove, che rischiano di rompersi”. 

Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività

Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato saluta positivamente le misure annunciate oggi dal Consiglio federale per fronteggiare la diffusione del coronavirus in Svizzera, e ha adattato le disposizioni cantonali. Il Governo ticinese condivide la decisione di inasprire il quadro normativo per il periodo delle festività, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente il numero di nuovi contagi e di ospedalizzazioni. La decisione odierna crea un quadro normativo uniforme, chiaro e con una prospettiva temporale adeguata. Il Governo manterrà in ogni caso misure cantonali più restrittive rispetto al quadro federale. Accanto a queste disposizioni, il Consiglio di Stato auspica che a livello federale si faccia chiarezza sugli aiuti economici a sostegno dei settori colpiti. Da parte sua il Governo ticinese presenterà settimana prossima il messaggio governativo sui casi di rigore con aiuti previsti nell’ordine di 75 milioni di franchi.

Il Consiglio di Stato prende atto con favore dell’inasprimento deciso dalla Confederazione: la soluzione presentata dal Consiglio federale ha il pregio della chiarezza fornendo alla popolazione regole univoche sul territorio nazionale per tutto il periodo delle festività.

Le disposizioni a livello federale per il periodo fra il 22 dicembre e il 22 gennaio, annunciate oggi pomeriggio, comprendono in particolare:

  • Chiusura di bar e ristoranti (inclusi quelli nei comprensori sciistici), ad eccezione di mense aziendali, mense scolastiche della scuola dell’obbligo e ristoranti degli alberghi (riservati agli ospiti).
  • Chiusura degli impianti sportivi e per il benessere, mentre la pratica dello sport all’aperto è consentita in gruppi di non più di cinque persone nonché a bambini e giovani fino ai 16 anni.
  • Chiusura delle strutture per la cultura e il tempo libero, con la possibilità di svolgere attività culturali in piccoli gruppi.
  • Ulteriore riduzione della capienza nei negozi, oltre alla conferma delle chiusure obbligatorie tra le 19 e le 6, la domenica e nei giorni festivi.
  • Queste regole sono inoltre accompagnate dall’invito alla popolazione a restare a casa, riducendo il più possibile i contatti sociali e rinunciando a viaggi e spostamenti non strettamente necessari.

In Ticino rimarranno inoltre in vigore le seguenti misure più restrittive rispetto al quadro normativo federale:

  • Assembramenti fino a un massimo di 5 persone negli spazi pubblici.
  • Incontri privati fino a un massimo di 5 persone con eccezioni per il 24, 25, 26, 31 dicembre e il 1° gennaio dove il limite sarà di 10 persone.
  • Servizi d’asporto e consegna a domicilio permessi fino alle 22.00.
  • Celebrazioni religiose, ammesse fino a 30 persone con eccezione il 24 e 25 dicembre dove saranno autorizzate fino a 50 persone se garantiti adeguati piani di protezione.
  • Le domeniche, gli altri festivi e il 6 gennaio 2021 i negozi e le strutture accessibili al pubblico rimarranno chiusi come previsto dalle disposizioni federali

Accanto a queste disposizioni, il Consiglio di Stato auspica che a livello federale si faccia chiarezza sugli aiuti economici a sostegno dei settori colpiti. Da parte sua il Governo ticinese presenterà settimana prossima il messaggio governativo sui casi di rigore con aiuti previsti nell’ordine di 75 milioni di franchi.
In vista delle imminenti festività, il Consiglio di Stato rivolge alla popolazione un pensiero di gratitudine per gli sforzi dimostrati in questi mesi nell’applicare le raccomandazioni sanitarie e nel rispettare le regole emanate dalle autorità. Nell’auspicio che si tratti dell’ultima grande festività che dovremo vivere sotto restrizioni così severe, il Governo invita quindi tutti a un ultimo sforzo a favore del bene comune e dei nostri operatori sanitari.
Il Consiglio di Stato rinnova inoltre l’invito restare a casa il più possibile e a limitare i contatti sociali nel corso di tutto il periodo natalizio. Invita anche la popolazione a pianificare per tempo gli acquisti e di evitare gli orari di forte concentrazione di persone. In questo senso saluta positivamente anche le nuove limitazioni di capienza per negozi e commerci.

Sezione della circolazione: sportelli chiusi durante le festività

Sezione della circolazione: sportelli chiusi durante le festività

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Sezione della circolazione, informa gli utenti che, considerata la particolare situazione legata al coronavirus, gli sportelli di Camorino rimarranno chiusi durante le festività, più precisamente dal 24 dicembre 2020 al 6 gennaio 2021 (compresi).
Durante questo periodo verrà garantita l’evasione delle pratiche che giungeranno tramite posta o depositate nell’apposita bucalettere collocata all’esterno della sede di Camorino.
Sul sito www.ti.ch/circolazione è disponibile lo sportello online con informazioni su pratiche e formulari. Gli esami di guida e i collaudi si svolgeranno regolarmente.
Ulteriori cambiamenti dovuti a eventuali provvedimenti restrittivi decisi dalle autorità verranno puntualmente comunicate.

Altre restrizioni, il governo puntualizza

Altre restrizioni, il governo puntualizza

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 dicembre 2020 de La Regione

Bellinzona risponde al Consiglio federale e chiede controlli alle frontiere

“Ogni modifica, seguita a breve da nuovi provvedimenti, genera necessità di chiarimenti e di discussioni con le categorie professionali interessate. Nondimeno, la popolazione fa comprensibilmente fatica a rimanere aggiornata sul quadro normativo in vigore. È invece essenziale l’adesione dei cittadini alle misure, affinché queste producano effetto”. È percepibile il disappunto del governo ticinese che si può leggere nella lettera di risposta alla seconda consultazione promossa dal Consiglio federale su eventuali e ulteriori misure per combattere la diffusione del coronavirus. Misure che entrerebbero in vigore verosimilmente, stando almeno da quanto si evince dal documento, dal prossimo 28 dicembre. Solo una settimana fa, infatti, sono state adottate le disposizioni in vigore, in particolare la chiusura alle 19 di bar e ristoranti. L’evoluzione epidemiologica di allora era analoga all’odierna, ricorda il Consiglio di Stato. Che puntualizza: “È notorio che occorrono all’incirca due settimane per percepire gli effetti delle misure. Di conseguenza sarebbe stato più adeguato presentare congiuntamente le due revisioni”.

Il governo cantonale critica in particolare la proposta di Berna di “decretare la chiusura degli esercizi della ristorazione, il 28 dicembre, nell’imminenza del Capodanno e della relativa pianificazione da parte degli esercenti”. “Anche le nazioni a noi vicine, oltre ad aver adottato prescrizioni più rigorose in risposta ai maggiori contatti sociali durante le festività, hanno in ogni caso già definito un regime unitario per tutto il periodo”, prosegue la missiva. Ad ogni modo, ribadisce il Consiglio di Stato, “le prospettate nuove restrizioni, devono essere accompagnate da un incremento ulteriore delle misure di sostegno finanziario da parte della Confederazione, come durante la prima ondata, alle aziende e ai settori economici colpiti”. La Confederazione è inoltre invitata a contribuire “a limitare la diffusione del virus agendo anche negli ambiti di sua competenza: introducendo limitazioni sui trasporti pubblici, da sempre una delle situazioni più affollate e critiche, così come controlli alla frontiera”. Il Ticino, come altri Cantoni, chiede a Berna di dichiarare lo stato di situazione straordinaria. “L’accentramento della gestione della crisi presso l’autorità federale non impedisce di tener conto delle posizioni e delle differenze tra i Cantoni, ma consente una condotta lineare e unitaria’’.

‘No ai negozi chiusi il sabato’
In merito ai pacchetti di misure proposti da Berna, il Consiglio di Stato li trova nel complesso coerenti e proporzionati tra loro. In particolare – stando alla risposta fornita dal Dipartimento sanità e socialità alla consultazione indetta dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità – il primo pacchetto prospettato corrisponde alle misure già attuate nella maggior parte dei Cantoni romandi, dove la chiusura degli esercizi pubblici nonché delle strutture dello sport, la cultura e il tempo libero ha dato prova di efficacia. Sono questi, stando alla letteratura scientifica, i contesti a più alto rischio di diffusione di contagi. Il governo ticinese si distanzia però dall’ipotesi di vietare anche ai più giovani la pratica di attività sportive in locali chiusi. Ed esprime dubbi su un’ulteriore riduzione delle capacità di accoglienza dei negozi. Il rischio paventato è quello di assembramenti all’esterno degli stessi. Per questo si chiede che il contingentamento ulteriore delle entrate venga accompagnato dall’obbligo di mettere a disposizione personale di sicurezza.

Si chiede infine di soprassedere alla prospettata chiusura dei negozi e delle altre strutture accessibili il sabato. Meglio, per il Consiglio di Stato, promuovere la protezione specifica dei lavoratori vulnerabili così come le azioni informative volte a diffondere l’invito a rimanere a casa. In merito alle due varianti sulla chiusura dei negozi, la seconda proposta dal Consiglio federale “non sarebbe una chiusura salvo eccezioni, ma il contrario”. Ad ogni modo, “questa misura radicale non dovrebbe risultare necessaria per più di qualche settimana”. Difficilmente praticabile la prima alternativa, ovvero valutare le chiusure in funzione della quota di cifra d’affari realizzata sulla vendita di generi alimentari.

‘Piste sci, regole uguali per tutti’
Occhi puntati anche sulle stazioni sciistiche: il Consiglio di Stato preferisce, se del caso, direttive per l’intera Svizzera. “Per quanto concerne i comprensori sciistici, siamo dell’avviso che eventuali nuove regole e decisioni debbano essere unificate a livello federale a prescindere dall’evoluzione epidemiologica nelle singole regioni – scrive il governo ticinese –. Eventuali differenze nelle condizioni di esercizio potrebbero infatti generare spostamenti eccessivi di praticanti dello sci tra i diversi Cantoni e inopportune concentrazioni di appassionati in alcuni comprensori. Semmai, secondo il principio di proporzionalità, occorrerebbe innanzitutto limitare l’afflusso alle piste, favorendo gli abbonati stagionali, i domiciliati nel Cantone e gli ospiti che pernottano nella regione”. D’altronde, ricorda il presidente del Consiglio di Stato e capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, interpellato dalla ‘Regione’, «se bisogna limitare gli spostamenti per contrastare la diffusione del virus, non avrebbe alcun senso chiudere le stazioni invernali in un cantone e lasciarle aperte in un altro, magari quelle di un cantone limitrofo, facilmente raggiungibile».

La scorsa settimana Gobbi e il segretario generale del Dipartimento Luca Filippini, presidente del Gruppo di lavoro ‘Grandi manifestazioni’ hanno incontrato i responsabili delle stazioni sciistiche ticinesi. Una riunione, spiegava il governo, “per fare il punto della situazione sull’implementazione dei piani di protezione voluti dal Consiglio federale e vincolanti all’ottenimento dell’autorizzazione all’apertura accordata dal gruppo di lavoro ‘Grandi manifestazioni’”. Diverse stazioni a sud delle Alpi hanno intanto già aperto sabato 12. «Lo hanno fatto nel rispetto dell’ordinanza federale del 4 dicembre che prevede un regime transitorio e sono tra quelle che ci hanno trasmesso entro venerdì scorso la richiesta e i relativi piani di protezione per l’ottenimento dell’autorizzazione cantonale – spiega Filippini –. Già il giorno prima dell’apertura sono stati eseguiti controlli per la verifica della messa in atto delle misure di protezione in questa fase transitoria. Stiamo evadendo le varie richieste. Le stazioni autorizzate dovranno chiaramente impegnarsi ad applicare il piano di protezione. Se non dovesse essere il caso, l’autorizzazione potrebbe essere revocata. Ci saranno controlli». Le stazioni sciistiche restano però pronte ad accogliere i clienti: «Il nostro personale sta preparando tutte le piste», dice Giovanni Frapolli, proprietario degli impianti turistici di Bosco Gurin. «Se poi dovremo chiudere lo faremo con la consapevolezza che riceveremo degli aiuti. L’importante è riuscire a coprire i costi fissi». La stazione ha aperto il weekend scorso in forma ridotta e accoglierà un massimo di mille avventori al giorno. Apertura ‘light’ pure per Airolo: «Lo scorso weekend ha permesso ai nostri dipendenti di familiarizzarsi con altre mansioni» afferma il direttore Mauro Pini, che indica un possibile tetto massimo di mille persone e la riservazione dell’orario della cabina per gestire gli arrivi nelle prossime settimane.

Dal Ticino a Berna tre richieste sul Covid

Dal Ticino a Berna tre richieste sul Covid

Da www.ticinonews.ch

Il Consiglio di Stato si è espresso sugli scenari proposti dal Consiglio federale. Gobbi: “Sì al meccanismo, ma non basta”
È partita oggi la risposta del Consiglio di Stato ticinese agli scenari proposti da Berna per contenere i contagi. Il meccanismo proposto, ovvero un sistema graduale di pacchetti da introdurre a seconda della gravità della situazione, convince il Governo, ma alcuni aspetti vanno chiariti. Inoltre, i cinque ministri hanno formulato tre rivendicazioni: dichiarare lo stato di situazione straordinaria, porre delle limitazioni sul trasporto pubblico e introdurre un sistema di controllo alle frontiere. Rivendicazioni che sono state spiegate nel dettaglio dal presidente del Governo Norman Gobbi ai colleghi di Teleticino.

Le misure cantonali: proroga o inasprimento?
In attesa delle decisioni del Consiglio federale, restano in vigore le misure cantonali fino al 23 dicembre. Misure che potrebbero essere rinnovate o inasprite. “Il Consiglio di Stato si riserva di decidere nei prossimi giorni sulle misure da introdurre gradualmente, come fatto finora” precisa Gobbi. “In questi giorni vedremo l’effetto delle misure decise la scorsa settimana”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/dal-ticino-a-berna-tre-richieste-sul-covid-FB3571052

Il Governo risponde alla consultazione sulla revisione della Legge federale sulla circolazione stradale

Il Governo risponde alla consultazione sulla revisione della Legge federale sulla circolazione stradale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha inviato al Consiglio federale la risposta alla consultazione riguardante la revisione parziale della Legge federale sulla circolazione stradale (LCStr). Oltre a prevedere modifiche per favorire la promozione delle tecnologie ecologiche, per adattare la legislazione sulla guida autonoma e sull’uso delle e-bike, la revisione introduce novità nell’ambito degli articoli che riguardano il programma di sicurezza stradale “Via sicura”, dando seguito alle richieste formulate dal Parlamento federale.

Il Governo ticinese ha sostanzialmente accolto positivamente le novità legislative proposte dal Consiglio federale attraverso la revisione parziale della Legge federale sulla circolazione stradale. Sul programma di sicurezza stradale “Via sicura”, voluto nel 2012 per ridurre gli incidenti stradali e potenziare la sicurezza stradale, il Consiglio di Stato si è espresso favorevolmente ai principali cambiamenti finalizzati a rendere più eque le misure in materia di guida spericolata. Tra questi il maggiore potere discrezionale dato alle autorità esecutive e ai tribunali. I giudici in tal modo possono tener maggiormente conto delle circostanze del caso concreto e stabilire la sanzione più idonea, in linea con la giurisprudenza del Tribunale federale. Viene così eliminato l’automatismo attraverso il quale oggi per un eccesso di velocità che porta alla soglia della “pirateria stradale” sussiste il reato stesso. La revisione prevede che bisognerà esaminare caso per caso. Viene inoltre eliminata la pena detentiva minima di un anno: per tali casi il giudice potrà infliggere anche solo una pena pecuniaria analogamente a quanto previsto per il reato di messa in pericolo della vita altrui. Viene invece mantenuto il limite superiore della pena di quattro anni e con esso il carattere di crimine attribuito alla guida spericolata. 

Tra le misure previste per questo reato vi è poi quella – di carattere amministrativo che va a sommarsi a quella penale – riguardante il numero minimo di mesi di revoca della licenza di condurre, oggi fissato a 24. Il Consiglio federale propone di scendere a 6 mesi. Nella sua risposta il Consiglio di Stato, pur ritenendo che 24 mesi sono eccessivi, ha valutato che il passaggio ai 6 mesi significherebbe sminuire la portata del reato, nonché correre il rischio di un ridimensionamento “a cascata” delle altre infrazioni minori. In questo senso – analogamente ad altri Cantoni – il Governo propone quindi come misura minima per i “pirati della strada” 12 mesi. A mente del Consiglio di Stato tale scelta tiene conto delle finalità del progetto di sicurezza stradale “Via sicura” e nello stesso tempo attenua una misura considerata eccessivamente dura.