Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato chiede l’introduzione di test per i viaggiatori che rientrano in Ticino da oltreconfine e il divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o andare al ristorante
Norman Gobbi: «Vogliamo evitare che quello che da noi è vietato venga fatto altrove»

La Lombardia, come quasi tutta l’Italia, è tornata a colorarsi di giallo. Dopo un mese di restrizioni, quindi, i nostri vicini di casa possono tornare a riassaporare un po’ di libertà. Una normalità che ha il sapore di un pranzo al ristorante o di un aperitivo al bar. Gli allentamenti decisi dal Governo italiano hanno però delle conseguenze anche sulla Svizzera, o perlomeno sul Ticino. Da ieri sono infatti cadute le restrizioni per chi intende attraversare il confine. Se prima si poteva sconfinare solo per «comprovate necessità» o per ragioni lavorative, ora chi vuole andare in Lombardia per turismo (compreso quello degli acquisti) o per riabbracciare un familiare può farlo liberamente, a patto di essersi sottoposto, nelle 48 ore antecedenti all’ingresso nella Penisola, a tampone (PCR o rapido) risultato negativo. Così, pagando gli 80 franchi necessari per effettuare un test rapido, niente potrà vietare a un cittadino ticinese di recarsi sabato a Como e fare due passi in centro, pranzare al ristorante e, magari, sulla strada di ritorno fermarsi al supermercato per fare la spesa. Un sabato normale, si direbbe. Perlomeno in epoca pre-COVID.

Lì si apre, qui è chiuso
Oggi, invece, le possibilità offerte dalla vicina Penisola cozzano con le misure decretate in Svizzera dal Consiglio federale. Da noi, come sappiamo, fino a fine mese non sarà possibile andare al ristorante, né al bar, e molti negozi resteranno chiusi. Proprio il disequilibrio venutosi a creare dopo le nuove regole entrate in vigore in Italia ha spinto il Consiglio di Stato ticinese a scrivere a Berna per chiedere l’introduzione di contromisure puntuali per scoraggiare il turismo degli acquisti e, più in generale, ridurre gli spostamenti dei ticinesi. Il Governo teme infatti che una maggiore circolazione delle persone lungo la frontiera possa vanificare tutti gli sforzi messi in campo finora per contenere i contagi.

Le richieste
Da Palazzo delle Orsoline è quindi partita ieri una missiva indirizzata al Consiglio federale per chiedere l’introduzione urgente di nuove misure per «limitare la mobilità non essenziale da e per l’Italia». Provvedimenti che – viene sottolineato nella lettera – sono peraltro in linea con le misure già in vigore in alcuni degli Stati limitrofi, come ad esempio l’Italia. L’Esecutivo ticinese avanza una duplice richiesta. Da un lato, il Governo sostiene che bisognerebbe prevedere l’introduzione di test rapidi alla frontiera per i viaggiatori che rientrano in Svizzera o, in alternativa, l’obbligo di presentare un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Una misura, questa, che varrebbe solo per chi si sposta oltreconfine per motivi non professionali. In aggiunta, il Consiglio di Stato chiede a Berna il ripristino del divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o per andare al ristorante, con relativa sanzione per chi trasgredisce la regola. Il provvedimento ricalcherebbe in sostanza quanto avvenuto la scorsa primavera, durante la prima ondata della pandemia, quando il Consiglio federale aveva imposto temporaneamente delle restrizioni alle condizioni di entrata in Svizzera e vietato il turismo degli acquisti. Per chi veniva pizzicato al rientro in Svizzera con la spesa o con compere fatte all’estero la multa era di 100 franchi.

Parità di trattamento
«In sostanza, chiediamo che venga applicato un coordinamento necessario per i territori di confine. Per noi, come cantone di frontiera e con relazioni intense con la Lombardia, è fondamentale tenere d’occhio quanto accade dall’altra parte del confine e, soprattutto, evitare che ciò che da noi non è consentito venga fatto altrove», spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. Una questione di equità, secondo Gobbi, così come «di controllo preventivo». «Per noi è essenziale tenere monitorata la situazione ed evitare una disparità di trattamento. Per fare solo un esempio, in Italia i ristoranti sono aperti, benché solo fino alle 18, mentre qui rimangono chiusi del tutto. Ai nostri concittadini chiediamo quindi prudenza e attenzione, anche per evitare il rischio di gettare alle ortiche quanto di buono fatto finora».
Uno dei rischi, evidenzia il presidente del Consiglio di Stato, è che una maggiore circolazione delle persone porti a un aumento dei contagi. «Fortunatamente – prosegue – al momento in Lombardia il numero delle infezioni è relativamente basso, ma già in passato abbiamo visto che se i contagi salgono, le conseguenze sono visibili anche sul nostro territorio». L’obbligo del tampone che l’Italia ha imposto a chi entra, secondo il consigliere di Stato, può sì essere un freno, ma d’altro canto «non ho prove di effettivi controlli da parte delle autorità italiane. Né in frontiera, né sul territorio. Questa misura, quindi, rischia di essere puramente declamatoria».
Quella inviata ieri dal Governo ticinese è la quarta lettera in pochi mesi all’indirizzo delle autorità federali, che finora non hanno mai dato seguito alle richieste. Potrebbe essere diverso questa volta? «So che sono in corso delle riflessioni a livello federale su questo fronte – sottolinea Gobbi – e bisognerà capire se e come Berna deciderà di intervenire. Da parte nostra chiediamo un segnale. Soprattutto perché sappiamo che oltreconfine i controlli sono pressoché assenti. Le multe per il turismo degli acquisti sarebbero quindi un’estrema ratio. Come autorità cantonale ci rivolgiamo alla popolazione chiedendo di essere prudenti, in attesa di capire se la Confederazione potrà trovare soluzioni puntuali, pensate per la nostra realtà».

Tutele e curatele in Ticino: spazio a giudici e specialisti

Tutele e curatele in Ticino: spazio a giudici e specialisti

Da www.laregione.ch
Il Dipartimento istituzioni presenta la riforma: preture di protezione e misure decise da più persone. La bozza di messaggio in consultazione sino a fine marzo

Il Dipartimento istituzioni svela ufficialmente le carte sulla riforma dell’importante e delicato settore delle tutele e delle curatele in Ticino. Propone il passaggio dai Comuni al Cantone delle autorità di protezione e quindi della competenza di stabilire e applicare le misure per adulti e minori previste dal Codice civile svizzero. Suggerisce inoltre di abbandonare il vigente modello amministrativo e di adottare quello giudiziario, con l’introduzione di Preture ad hoc. Ergo, addio alle Arp, alle sedici Autorità regionali di protezione, del cui funzionamento, e relativi costi, sono attualmente responsabili gli enti locali. Messa a punto da un gruppo di lavoro coordinato da Cristoforo Piattini della Divisione giustizia, la riorganizzazione è stata tradotta nella settantina di pagine di una bozza di messaggio posta oggi in consultazione sino a fine marzo: «Circa duecento» gli interpellati tra uffici pubblici, partiti e associazioni. Stando alla tabella di marcia indicata in conferenza stampa dal capo del Dipartimento Norman Gobbi, il Consiglio di Stato dovrebbe varare «entro l’estate» il messaggio all’indirizzo del Gran Consiglio. Entrata in vigore della riforma? «Nel secondo semestre del 2024», sempre che il parlamento non la tiri per le lunghe e dia luce verde e a patto che poi i cittadini approvino la modifica della Costituzione cantonale per conferire base legale alle nuove Preture e di riflesso a un sistema che mira a rimuovere «le criticità manifestate» da quello incentrato sulle Arp.

Il nuovo assetto
Concretamente il Dipartimento istituzioni prospetta la creazione di quattro «Preture di protezione»: una del Distretto di Mendrisio; una di quello di Lugano; una dei distretti di Bellinzona, Riviera, Blenio e Leventina; una dei distretti di Locarno e Vallemaggia. Per rafforzare il concetto di prossimità, ovvero la vicinanza con la popolazione, il progetto contempla delle sottosedi: tre per la Pretura di protezione del Distretto di Lugano; due per quella dei distretti di Bellinzona, Riviera, Blenio e Leventina e altrettante per quella dei distretti di Locarno e Vallemaggia. Nessuna sottosede invece per la Pretura di protezione del Distretto di Mendrisio. Tirando le somme, dal profilo «logistico» le nuove autorità giudiziarie dislocate sul territorio saranno otto. In ognuna le decisioni sulle misure da adottare verranno prese da un collegio di tre membri: il pretore di protezione (o il pretore di protezione aggiunto) e due specialisti, uno con formazione in psicologia/pedagogia e uno in lavoro sociale (uno dei due specialisti potrà essere all’occorrenza un medico). «È una composizione – sottolinea la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti – che permetterà di garantire, più di ora, quella specializzazione delle autorità di protezione chiesta dalla revisione del diritto tutorio federale scattata all’inizio del 2013 ma anche di dare maggiore autorevolezza ai provvedimenti adottati per proteggere gli interessi e il bene della persona vulnerabile ». I pretori di protezione («quattro»), gli aggiunti e gli specialisti saranno nominati «dal Gran Consiglio». Le Preture di protezione e le loro sottosedi impiegheranno complessivamente, incluso il personale amministrativo, una «novantina» di persone: «Alcune giungeranno dalle Arp». L’assetto concepito dal Dipartimento comprende anche una Commissione amministrativa delle Preture di protezione, ovvero, come si spiega nella bozza di messaggio, “un gremio di coordinamento teso a rafforzare l’omogeneità tra le strutture, a beneficio dell’uniformità procedurale, di prassi e di organizzazione delle stesse”. La vigilanza sulle Preture di protezione sarà esercitata, come avviene ora con le Arp, dalla Camera di protezione del Tribunale d’appello. C’è di più. il Dipartimento intende dar vita a un “sistema Preture di famiglia”: con le Preture di protezione e quelle ‘ordinarie’ si vuole “rafforzare le sinergie fra le autorità giudiziarie nel campo del diritto di famiglia’.

Per finanziare il nuovo sistema serviranno, si stima, 13,4 milioni di franchi, che il Dipartimento conta di ricavare da un’altra riforma: la ‘Ticino 2020’ sulla ripartizione dei compiti e dei costi tra Comuni e Cantone. Se ciò non sarà possibile, «troveremo altre vie», assicura Gobbi, confidando comunque nei frutti del «dialogo instauratosi con i Comuni durante l’elaborazione del progetto di riforma sulle tutele». Una riforma, evidenzia Andreotti, «indispensabile tra l’altro affinché le decisioni ticinesi in quest’ambito siano considerate all’estero: ci sono Paesi, fra cui l’Italia, che riconosce solo delibere prese da autorità giudiziarie». Una riforma «che concerne una materia estremamente delicata. Curatele, tutele, ricovero a scopo di assistenza, collocamenti, privazione dell’autorità parentale, regolamentazione dei diritti di visita sono misure di protezione che toccano infatti i diritti e le libertà fondamentali della persona». Nel 2018 «erano in essere in Ticino circa 6’900 misure e sono in totale 11mila le decisioni che annualmente in media vengono prese dalle attuali Autorità regionali di protezione, tante quante quelle del Ministero pubblico».

Il giudice Lardelli: un grosso salto di qualità
Il giudice Franco Lardelli, presidente della Camera di protezione e membro del gruppo di lavoro che ha lavorato al progetto non ha dubbi: «Questa riforma – dice il magistrato alla ‘Regione’ – si impone perché le Arp in generale hanno delle difficoltà dovute anzitutto alla mancanza di risorse umane: non adempiono così i requisiti di specializzazione che il legislatore federale ha stabilito. Vi sono Autorità regionali di protezione che possono contare sulla presenza dello specialista un giorno o un giorno e mezzo alla settimana, cosa che non consente di approfondire i problemi. Questa riorganizzazione rappresenta un grosso salto di qualità ed è, secondo me, innovativa a livello svizzero».

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L’ARP diventerà cantonale
Presentato il messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione in Ticino

Il Dipartimento delle istituzioni ha dato avvio lunedì alla consultazione sulla riorganizzazione delle Autorità regionali di protezione (ARP). Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle ARP, che sono 16, quindi sul passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai comuni al cantone. Il messaggio prevede l’istituzione di una nuova autorità giudiziaria, specializzata nel diritto di protezione, le nuove Preture di protezione.
Una proposta – si legge nella nota – che “permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico”.  
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se approvate da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare.
La nuova autorità sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno presenti in varie sedi collocate sul territorio. L’onere supplementare a carico del cantone è stimato in 13,4 milioni di franchi. Si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/LARP-diventer%C3%A0-cantonale-13794253.html

(in foto: Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia)

Riforma della Giustizia cantonale: riorganizzazione delle Autorità di protezione – avvio della procedura di consultazione

Riforma della Giustizia cantonale: riorganizzazione delle Autorità di protezione – avvio della procedura di consultazione

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni avvierà nella giornata odierna la consultazione relativa al Messaggio sulla riorganizzazione delle Autorità di protezione, che prevede in particolare l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione: le nuove Preture di protezione. La riorganizzazione rappresenta un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni.

In Ticino vi sono attualmente 16 Autorità regionali di protezione presenti sul territorio – evoluzione delle Delegazioni tutorie comunali e delle Commissioni tutorie regionali – di natura amministrativa e con un’organizzazione comunale-intercomunale. La riorganizzazione oggetto del progetto di Messaggio governativo in consultazione dal Dipartimento delle istituzioni prevede l’istituzione di una nuova Autorità giudiziaria specializzata nel diritto di protezione, le nuove Preture di protezione.
Il nuovo modello organizzativo si basa sulla “cantonalizzazione” delle Autorità di protezione, con il passaggio delle competenze sul loro funzionamento dai Comuni al Cantone, e sulla “giudiziarizzazione” del sistema mediante una nuova Autorità giudiziaria. L’indirizzo innovativo proposto permette di meglio ossequiare il vincolo di specializzazione dell’Autorità di protezione sancito dal diritto federale, per il quale l’Autorità deve disporre di competenze interdisciplinari in altri ambiti oltre al diritto quali ad esempio il lavoro sociale, la psicologia o la pedagogia e il campo medico.  
La riorganizzazione proposta mira quindi a migliorare il funzionamento dell’Autorità chiamata a giudicare in questo settore sensibile e delicato della nostra società. Una riorganizzazione che rappresenta una priorità del Consiglio di Stato nonché un tassello essenziale nella riforma della Giustizia cantonale promossa dal Dipartimento delle istituzioni, proponendo elementi innovativi a livello organizzativo e procedurale che si intende valutare anche per altri settori della Giustizia cantonale.    
L’istituzione delle nuove Preture di protezione presenti sull’intero territorio cantonale è sancita nella Costituzione cantonale e nella Legge sull’organizzazione giudiziaria. Le modifiche costituzionali, se la riforma troverà l’approvazione da parte del Gran Consiglio, dovranno quindi essere avallate in votazione popolare. In termini di risorse umane, la nuova Autorità giudiziaria sarà composta da circa 90 unità di lavoro a tempo pieno, presenti in varie sedi e sottosedi collocate sul territorio, di modo da garantire la prossimità. Dal punto di vista finanziario, l’onere netto supplementare a carico del Cantone è stimato in 13.4 milioni di franchi. L’importo è contemplato nella riforma “Ticino 2020”, nell’ottica della sua neutralizzazione nel computo globale dell’onere finanziario tra i due livelli istituzionali.
Riguardo alle tempistiche di entrata in funzione della nuova Autorità giudiziaria, tenuto conto del superamento delle varie tappe istituzionali e dell’ampia portata della riforma, si stima che le Preture di protezione potrebbero entrare in vigore nel 2024.  
La procedura di consultazione – interamente in forma digitale – sarà aperta dal 1° febbraio al 31 marzo 2021 e coinvolgerà circa 200 attori interessati dalla riorganizzazione (Partiti, gruppi e movimenti politici presenti in Gran Consiglio, Comuni, Autorità giudiziarie, Autorità amministrative, Ordini, Associazioni ed enti, ecc.).   

Coronavirus: ottima collaborazione con l’Esercito svizzero

Coronavirus: ottima collaborazione con l’Esercito svizzero

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato traccia un bilancio molto positivo della collaborazione avuta con l’Esercito svizzero nel corso della seconda ondata pandemica. In totale sinora sono stati prestati 90 giorni di servizio ininterrotti da parte di un distaccamento attivato dal 3 novembre con una decina di militi e che a partire dal 14 dicembre si è avvalso di 33 uomini, suddivisi tra l’Ospedale Regionale di Locarno dell’Ente Ospedaliero Cantonale e la Clinica Luganese Moncucco di Lugano. Da venerdì 29 gennaio è terminato l’impiego a Locarno, mentre presso la Clinica Luganese Moncucco verrà mantenuto un minimo distaccamento in supporto fino al 14 febbraio.

Per fronteggiare la pressione sul sistema sanitario ticinese legata alla seconda ondata di Covid-19, l’autorità cantonale ha chiesto, per la seconda volta, supporto di personale dell’Esercito. Il 3 novembre 2020 un primo distaccamento composto da una decina di militi è entrato in servizio all’Ospedale Regionale di Locarno.
Con l’aggravarsi della situazione negli ospedali è stato richiesto di rinforzare il dispositivo e il 14 dicembre l’effettivo del distaccamento è stato portato a 33 uomini, suddivisi equamente tra il nosocomio locarnese e la Clinica Luganese Moncucco.
I 33 uniformati entrati in servizio in Ticino sono tutti volontari che prima della seconda ondata avevano annunciato la loro disponibilità allo Stato Maggiore dell’Esercito e hanno svolto le loro mansioni sanitarie sotto la supervisione del personale dei due ospedali. Responsabile del comando per la parte militare è il tenente Giovanni Battista Vassalli, che sin dal primo giorno ha avuto il compito di gestire i rapporti tra gli ospedali e il comando operazioni a Berna.
I militi che hanno terminato il loro servizio rientrano quindi presso le loro famiglie, consapevoli di aver dato un contributo fondamentale in favore del nostro Cantone e della sua popolazione. A loro vanno i più vivi ringraziamenti delle Autorità cantonali e di tutta la popolazione.

(Immagine: www.mediathek.admin.ch / Corinne Glanzmann)

Elezioni comunali: “C’è bisogno di una forte partecipazione”

Elezioni comunali: “C’è bisogno di una forte partecipazione”

In una situazione straordinaria, una risposta straordinaria

Stiamo entrando nell’ultima settimana utile per l’allestimento delle liste elettorali in vista del rinnovo dei Municipi e dei Consigli comunali. “È un momento importante – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Dopo il rinvio forzato dell’appuntamento elettorale di un anno fa i Comuni hanno continuato nel loro impegno a favore dei cittadini. In questi ultimi 12 mesi segnati dalla lotta al coronavirus gli enti locali sono entrati ancora più in contatto con la popolazione, in quel lavoro di prossimità che li contraddistingue. Assicurare i servizi essenziali anche durante il lockdown è stato impegnativo, ma tutti sono riusciti nell’intento. Immaginare sostegni tangibili e agevolazioni per venire in aiuto a chi è stato messo in difficoltà dal virus ha rappresentato lo sforzo principale nella seconda parte di questa crisi. Proprio in questi mesi abbiamo compreso ancora meglio quanto sia essenziale l’attività dei Comuni, che – per rimanere nel contesto di questa crisi – adesso si manifesta nella campagna di vaccinazione che stiamo portando avanti”.

Ma che campagna elettorale sarà questa che non ci permetterà di avere i contatti personali e di gruppo ai quali eravamo abituati in passato? “Prima di tutto vorrei ringraziare tutte le candidate e tutti i candidati che hanno deciso di mettersi in lista. E a coloro che sono ancora indecisi vorrei dire che l’attività politica a livello comunale può dare grandi soddisfazioni, perché quanto viene pensato può trovare un’applicazione e conseguentemente un risultato quasi immediati. Abbiamo bisogno di persone che – attraverso nuove idee – possano far crescere il nostro Cantone. E sappiamo bene che questa crescita passa in primo luogo dai Comuni. Per ritornare alla domanda: a situazioni straordinarie occorre saper dare risposte straordinarie. Sarà così anche per le candidate e i candidati che dovranno trovare sistemi nuovi per farsi conoscere meglio. Sono sicuro che i cittadini comprendono molto bene il contesto che stiamo vivendo e che sapranno avere un occhio di riguardo per le sollecitazioni – mi auspico sempre positive – che giungeranno dai candidati. Non bisogna mai sottovalutare la capacità della gente di volersi informare per poi esprimere un voto a questo o a quel candidata/o”.

Non è ancora il momento di parlare della macchina organizzativa che caratterizzerà lo spoglio e la lettura dei risultati. Avremo modo di ritornarci. Per lei, in qualità di responsabile del Dipartimento che più da vicino si occupa dei Comuni e soprattutto quest’anno in cui è pure presidente del Governo che cosa rappresenta l’appuntamento con le urne del prossimo 18 aprile? “Per il nostro sistema istituzionale i Comuni sono linfa vitale. Sono l’organizzazione democratica su cui è retto il federalismo. La nostra storia ce lo insegna. Per questo ogni appuntamento elettorale a livello comunale è importante. Lo è ancora di più oggi proprio in considerazione di questo particolare momento. La mia speranza è che tali fattori portino tanta gente a esprimere il loro voto. Ne abbiamo bisogno, dopo aver messo in stand-by – per forza di cose – questo importante diritto democratico”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.

 

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 gennaio 2021 de La Regione

Ieri a Berna si è parlato anche di economia, soprattutto di aiuti alle aziende. «È senz’altro positivo – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – l’aumento della dotazione di risorse finanziarie per i casi di rigore, segno che anche in Consiglio federale vi è la consapevolezza delle difficoltà in cui si trovano non poche attività economiche, soprattutto quelle che sono state chiuse o che hanno subìto una forte contrazione della cifra d’affari a seguito delle chiusure. Da considerare positivamente è anche la possibilità data alle autorità cantonali di infliggere multe disciplinari, sanzioni che avranno un effetto deterrente potendo essere decise e applicate subito, una volta constatata la violazione delle disposizioni anti-Covid. Quanto ai controlli per chi entra ed esce dal nostro territorio il Consiglio federale ha invece compiuto un timido passo, che non risponde completamente alle richieste che come governo cantonale avevamo formulato a più riprese, ritenuto che un’elevata mobilità transfrontaliera è comunque uno degli elementi che contribuiscono alla diffusione del virus. Evidentemente la preoccupazione rimane». Prosegue Gobbi: «Come mi ha riferito nel pomeriggio (di ieri, ndr) il segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, l’autorità federale guarda anche come si muovono le cose a livello europeo e in particolare all’interno dello spazio Schengen: se la situazione dovesse peggiorare, potrebbero essere predisposti controlli alle frontiere come quelli attuati la scorsa primavera».

(…)

Frontiere, Norman Gobbi deluso

Frontiere, Norman Gobbi deluso

Da www.rsi.ch/news

Il presidente del Governo ticinese commenta la decisione della Confederazione di non testare i frontalieri: “Non si propongono soluzioni”

I frontalieri non possono essere testati e di controlli non se ne è parlato. Lo ha fatto sapere il Consiglio federale nella conferenza di oggi, mercoledì. Una via non percorribile che ha un po’ lasciato l’amaro in bocca a Norman Gobbi: “Sono deluso: da un lato si riconosce il problema, ma dall’altro non si propongono soluzioni. Martedì è stata riscontrata la variante brasiliana nella provincia di Varese e sappiamo che la mobilità transfrontaliera è un elemento che contribuisce alla diffusione del virus. La preoccupazione resta”.

Il presidente del Governo cantonale ha poi commentato le nuove misure in vigore dall’8 febbraio, sottolineando di nuovo l’importanza di rilevare i focolai: “È importante poter raccogliere i dati e notificare l’arrivo da zone a rischio per poi fare il tracciamento. I casi stanno diminuendo sia a livello nazionale, sia ticinese, quindi individuare subito i focolai è fondamentale per circoscriverli”.

Il consigliere di Stato leghista appare infine scettico sui test di massa all’interno dell’amministrazione cantonale: “Valuteremo se sarà opportuno farli, abbiamo molti lavoratori in telelavoro. Sarebbe forse poco opportuno movimentarli per test di massa. Da un lato serve a depistare situazioni di asintomatici, ma una criticità è l’affidabilità dei risultati con le varianti, che è del 50%. Quindi è un po’ come fare testa o croce”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontiere-Norman-Gobbi-deluso-13783537.html

 

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi una delegazione della Cellula sanitaria cantonale, nell’ambito dello scambio continuo di informazioni sulla situazione epidemiologica in Ticino e sull’efficacia delle misure che puntano a contenere la diffusione del coronavirus in Ticino.

Il Governo ha preso atto con piacere del calo del numero di nuovi contagi e della riduzione della pressione sul sistema ospedaliero. Queste tendenze positive sono il risultato delle misure adottate prima del periodo festivo, ma soprattutto del comportamento esemplare della popolazione ticinese, che ha dimostrato un elevato rispetto delle regole e delle raccomandazioni di comportamento emanate dalle autorità.

Il Consiglio di Stato e la Cellula sanitaria hanno inoltre definito una serie di incontri regolari con l’obiettivo di prevedere l’evoluzione della pandemia nei prossimi mesi. L’attuale contesto è contrassegnato dalle incertezze legate alla diffusione sul nostro territorio della cosiddetta «variante inglese», che suscita preoccupazione a causa della sua accresciuta contagiosità. Occorrerà inoltre monitorare attentamente gli effetti della campagna di vaccinazione, che – nonostante il numero molto limitato di dosi a disposizione – ha già coinvolto quasi 17 mila persone nelle fasce più a rischio della popolazione ticinese.

Il Governo informa, inoltre, che il divieto delle attività sportive con contatto fisico e quelle svolte in spazi chiusi di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni nel distretto di Mendrisio (RG nr. 191 del 17 gennaio 2021) scadrà il 31 gennaio 2021 e non verrà prolungato. L’indagine ambientale sulla scuola media di Morbio Inferiore è ora conclusa. Non si rendono quindi più necessarie misure precauzionali specifiche.

«Lo spoglio potrebbe essere più lento»

«Lo spoglio potrebbe essere più lento»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 26 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

È quanto ha comunicato il presidente del Governo Norman Gobbi rispondendo a un’interpellanza.
Per limitare il numero di persone al lavoro vista l’emergenza coronavirus la procedura potrebbe subire dei ritardi.

Aggiunta di spazi per garantire il mantenimento della distanza, ma anche uno spoglio delle schede più lento, vista la necessità di limitare il numero di persone al lavoro. Ecco come il Consiglio di Stato si sta preparando alle prossime elezioni comunali, in agenda il prossimo 18 aprile. Come ha riferito il presidente del Governo Norman Gobbi rispondendo in aula a un’interpellanza di Tamara Merlo (Più Donne), «con la pandemia è verosimile che aumenterà la quota dei voti per corrispondenza». Questo comporterà un numero inferiore di elettori che si recheranno di persona al seggio. Ai Comuni – ha quindi chiarito Gobbi – spetterà però sorvegliare il mantenimento della distanza di sicurezza. Inoltre, è stato spiegato, «dovrà essere garantito un numero sufficiente di persone per far fronte a eventuali quarantene dei membri degli uffici elettorali o dei funzionari comunali». Ma non è tutto, perché «a dipendenza della situazione pandemica» lo spoglio potrebbe essere più lento rispetto a quello a cui siamo abituati, con i risultati degli Esecutivi comunicati già nella giornata di domenica. «Questo per la necessità di limitare il numero di persone impiegate». Preoccupa – ha ammesso Gobbi – anche la partecipazione degli elettori: «Stiamo valutando quali attività comunicative possiamo fare per stimolare l’attenzione dei cittadini su un momento istituzionalmente importante come il rinnovo delle cariche comunali».

Rispondendo all’altra parte dell’interrogazione, che chiedeva al Governo di predisporre una piattaforma su cui trovare le informazioni necessarie per gli elettori e l’invio a tutti i fuochi dei volantini delle varie liste, Gobbi ha spiegato che né l’una né l’altra cosa sono al vaglio del Governo. «Il Cantone e i Comuni si occupano delle comunicazioni verso i cittadini per le elezioni comunali, mentre non è compito delle autorità partecipare o sostenere la campagna elettorale dei candidati», è stato evidenziato. Inoltre, «le informazioni su liste e candidati figurano nel materiale di voto, mentre la propaganda elettorale è compito dei partecipanti alle elezioni». «Siamo consapevoli della particolarità della situazione – ha aggiunto Gobbi – e per permettere ai gruppi politici e ai Comuni di organizzarsi è stata fissata la data del voto con anticipo». Tuttavia, ha concluso, «rimane compito dei candidati impostare la campagna elettorale, anche tenendo conto del contesto».

“Se continua così chiederemo allentamenti”

“Se continua così chiederemo allentamenti”

Da www.ticinonews.ch
Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Il passo del montanaro sta funzionando”
 
Il Canton Ticino, si parla di quasi un anno fa, fu tra i primi a chiudere. Perché a sud delle Alpi il virus aveva colpito più duro, molto più duro. Oggi, invece, i bollettini quotidiani del Covid-19 sembrano premiare il nostro Cantone, che sta registrando meno casi, meno ricoveri e meno decessi. Numeri che anche in Consiglio di Stato sono presi in considerazione pensando alle prossime mosse. A confermarlo è il presidente del Consiglio di Stato ai microfoni di Teleticino. Norman Gobbi, ricordando che “bisogna guardare in avanti facendo attenzione”, ha spiegato come in governo si sia già messo sul tavolo il discorso: “Abbiamo discusso per capire, se questi dati rimarranno bassi anche nelle prossime settimane, se non chiedere alla Confederazione comunque degli allentamenti”.
 
“C’è un’evoluzione regionale che è differenziata”, spiega Gobbi. “Il Canton Ticino è sempre stato tra i cantoni, nella prima fase, maggiormente colpiti. In questa fase ci stiamo comportando meglio. Chi veniva premiato come Ginevra, oggi ha un tasso di riproduzione di 1,07, noi abbiamo 0,7. Significa che si sta lavorando bene e il passo del montanaro sta funzionando”. Per questo il Ticino continuerà a leggere con attenzione i bollettini: “Se l’evoluzione dovesse essere positiva e le mutazioni non dovessero avere quell’impatto che ci si poteva attendere, evidentemente degli alleggerimenti sulle misure possono essere pensabili”.